SACRAMENTI (istituzione dei)

Teologia: fondamentale, ascetica...

"Cardinale Pietro Parente; Mons. Antonio Piolanti; Mons. Salvatore Garofano: Voci selezionate dal Dizionario di Teologia Dogmatica". SACRAMENTI (istituzione dei): istituire un sacramento (v. questa voce) vuol dire annettere a un rito sensibile la virtù di produrre la grazia che significa.

Cristo che come Dio aveva il potere assoluto e indipendente (potestas auctoritatis) di unire a poveri elementi materiali la forza di causare la grazia, come uomo, in vista dei meriti acquistati nella Passione, ottenne dal Padre un così grande dominio sulla grazia da essere costituito il dispensatore di tutti i beni soprannaturali. Rivestito di tale potere (potestas excellentiae) il Redentore era libero di trasmettere la grazia immediatamente o per mezzo di riti sensibili. La rivelazione ci assicura che Egli, pur conservando il potere di influire sulle anime in modi straordinari e corrispondenti alla sua insondabile sapienza («non enim alligavit gratiam suam sacramentis»), scelse la seconda via. Infatti la Scrittura e la Tradizione ci descrivono l'intervento diretto di Gesù Cristo nell'ordinare nella sua Chiesa l'uso di diversi riti comunicatori della grazia: battesimo (Giov. 3, 5; Mt. 28, 19); cresima (Atti 8. 14; 19, 6), Eucaristia (Giov. 6, 1-72; Mt. 26, 26-29; Mc. 14,22-25; Lc. 22. 15-20; I Cor 11, 23-25), penitenza (Giov. 20, 21-23), estrema unzione (S. Giac. 5. 13-15). ordine (Lc. 22, 19; I Cor. 11. 26), matrimonio (Mt. 19, 4-9; Ef. 5. 20-32).
  Tali testimonianze criticamente accertate, cui fanno da contrafforte le affermazioni dei più antichi scrittori ecclesiastici, non solo mostrano ingiustificato il ripudio di cinque sacramenti da parte dei Riformatori del sec. XVI, ma mettono pure a nudo il pregiudizio di quei Protestanti liberali che sottoscrivono alle seguenti affermazioni dello Harnack: «Non c'è per noi spettacolo più triste di queste trasformazioni della religione cristiana. che da ciò che era in origine. ossia l'adorazione di Dio in spirito e verità, diviene il culto dei segni. Per distruggere questa forma di religione Gesù Cristo si fece crocifiggere ed eccola risuscitata sotto l'ammanto del suo nome e della sua autorità». (Essenza del cristianesimo, Torino. 1903, p. 238).
  Il Vangelo invece ci assicura che Cristo, ben lontano dallo spirito iconoclasta di distruggere i riti e i segni religiosi, si è volentieri sottoposto alla morte per trasformarli da «infirrna et egena elementa» in principi fecondi di resurrezione e di vita.
  Appoggiata ai documenti del N. T. e dei Padri, la Chiesa pur lasciando libertà di discutere sul modo ha solennemente definito nel Concilio di Trento il fatto secondo il quale Gesù Cristo ha istituito tutti i Sacramenti attualmente in uso (DB. 844).