Sì, c’importa la famiglia

Morale: contraccezione, dissenso...

Le recenti modifiche del Codice civile in tema dì diritto matrimoniale, approvate il 29 (divorzio anche dopo tre mesi) e 30 giugno (matrimonio di coppie omosessuali) dal Parlamento spagnolo, hanno suscitato opposizione nelle Chiese e comunità religiose del paese, e un’ondata di proteste culminate nella manifestazione del 18 giugno promossa dall’associazione Forum per la famiglia.

PRESENTAZIONE. «Qualsiasi modifica dell’istituzione matrimoniale richiede una profonda riflessione e un ampio dialogo e consenso sociale» (Chiese e confessioni religiose in Spagna). «Ci troviamo di fronte a una questione di grande emergenza morale e sociale che esige dai cittadini, in particolare dai cattolici, una risposta chiara e incisiva attraverso tutti i mezzi legittimi» (Comitato esecutivo).
Le recenti modifiche del Codice civile in tema dì diritto matrimoniale, approvate il 29 (divorzio anche dopo tre mesi) e 30 giugno (matrimonio di coppie omosessuali) dal Parlamento spagnolo, hanno suscitato opposizione nelle Chiese e comunità religiose del paese, e un’ondata di proteste culminate nella manifestazione del 18 giugno promossa dall’associazione Forum per la famiglia.
A documentazione del dibattito tenutosi nel paese pubblichiamo:
I. il comunicato stampa Le principali confessioni religiose di Spagna si uniscono per chiedere al Parlamento che non si modifichi la regolamentazione giuridica del matrimonio (20.4.2005);
II. la nota del Comitato esecutivo della Conferenza episcopale spagnola Sull’obiezione di coscienza di fronte a una legge radicalmente ingiusta che corrompe l’istituzione matrimoniale (5.5.2005);
III. il testo dell’intervento radiofonico settimanale dell’arcivescovo di Madrid card. A.M. Rouco Varela sulla rete COPE, Sì, c’importa la famiglia, nell’ora più critica della sua storia (12.6.2005);
IV. la nota del Comitato esecutivo della Conferenza episcopale spagnola Sì, c’importa la famiglia! (9.6.2005);
V. il comunicato dell’Ufficio stampa della Conferenza episcopale Di fronte all’eliminazione del matrimonio dal Codice civile, in quanto unione di un uomo e di una donna, e alla sua riduzione a mero contratto rescindibile unilateralmente (30.6.2005).
[Originali: stampe (4.7.2005) da sito internet www.conferenciaepiscopal.es, Traduzioni a cura de Il Regno]


I. Le religioni sul matrimonio
In occasione del dibattilo parlamentare sul progetto di legge di modifica del Codice civile in materia di diritto matrimoniale, con cui si pretende modificare l’istituzione del matrimonio per far sì che possa essere contratto da persone dello stesso sesso, le Chiese cristiane e confessioni religiose firmatarie di questo comunicato intendono affermare:
1) che il matrimonio monogamo eterosessuale appartiene alla tradizione giudaico-cristiana e di altre confessioni religiose e nella sua struttura fondamentale è stato ed è un’istituzione fondamentale nella storia delle società del nostro ambiente culturale.
2) Che qualsiasi modifica dell’istituzione matrimoniale richiede una profonda riflessione e un ampio dialogo e consenso sociale, analogamente a quanto succede con importanti istituzioni dello stato. Le Chiese e confessioni religiose firmatarie chiedono che non si modifichi la struttura del matrimonio.
3) Che i diritti che si vogliano o debbano riconoscere ad altri tipi di unioni differenti da quella matrimoniale non devono pregiudicare l’essenza e l’identità del matrimonio. Nel caso specifico, si dovrebbe fare riferimento al diritto comune per ottenere la tutela di situazioni giuridiche di interesse reciproco.

Madrid, 20 aprile 2005.

Per la Conferenza episcopale spagnola
+ ADOLFO CJONZÀLES MONTESpresidente della Commissione episcopale
per i rapporti interconfesssionali
Per la Federazione delle comunità ebraiche di Spagna
JACOBO ISRAEL GARZONpresidente
Per la Commissione permanente della Federazione di entità religiose evangeliche di Spagna
JOSE’ MARIA BAENA ACEBAL,presidente
arciprete DIMITRI TSIAMPARLIS,vicario generale, decano della cattedrale ortodossa greca di Madrid


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II. Sull’obiezione di coscienza
(Comitato esecutivo)
Il governo ha annunciato un anno fa la sua intenzione di regolare  civilmente il matrimonio in un modo sconosciute finora all’umanità. Non importa se a sposarsi saranno due persone dello stesso sesso. Nella legislazione spagnola il matrimonio smetterebbe in tal modo di essere l’indissolubile unione di vita e di amore di un uomo e di una donna, aperta alla procreazione, per trasformarsi in un contratto senza riferimento alcuno alla differenza dei sessi e incapace, pertanto, di prestare alla società l’incomparabile servizio di realizzare la complementarietà coniugale, di procreare e di educare i figli.Ora, sembra che il Parlamento si mostri disposto ad approvare questa nuova definizione legale del matrimonio che, com’è ovvio, supporrebbe una flagrante negazione di dati antropologici fondamentali e un autentico sconvolgimento dei principi morali basilari dell’ordine sociale.
Il 15 luglio 2004 abbiamo pubblicato una nota dal Titolo In favore del vero matrimonio [Regno-doc. 21,2004,701 ss). Lì spiegavamo le ragioni che ci obbligano a pronunciarci contro questo progetto di legge, dato che a noi spetta dì annunciare il Vangelo della famiglia e della vita, vale a dire la buona notizia che l’uomo e la donna, unendosi in matrimonio, rispondono alla loro vocazione di collaborare con il Creatore donando la vita ai figli e realizzando in questo modo la propria chiamata all’amore e alla felicità terrena ed eterna.
Oggi, davanti all’eventuale imminente approvazione di una legge tanto ingiusta, dobbiamo tornare a parlare delle conseguenze che questo nuovo passo comporterebbe. Non è vero che questa normativa amplii alcun diritto, perché l’unione di persone dello stesso sesso non può essere matrimonio. Ciò che si ottiene è di corrompere l’istituzione matrimoniale. Quest’unione e in realtà una falsificazione legale del matrimonio, tanto dannosa per il bene comune come lo e la moneta falsa per l’economia di un paese.
Pensiamo con dolore al danno che verrà causato ai bambini dati in adozione a questi falsi matrimoni e ai giovani per cui sarà difficile o a cui s’impedirà d’avere un’educazione adeguata verso il vero matrimonio. Pensiamo anche alle scuole e agli educatori i quali, in un modo o nell’altro, saranno obbligati a spiegare agli alunni che, in Spagna, il matrimonio non sarà più l’unione di un uomo e di una donna.
Davanti a questa triste situazione, ricordiamo, poi, due cose. Primo: la legge che si pretende di approvare mancherebbe propriamente del carattere di vera legge, dal momento che si troverebbe in contraddizione con la retta ragione e con la norma morale. La funzione della legge civile è certamente più limitata rispetto a quella della legge morale, ma non può entrare in contraddizione con la retta ragione senza perdere la forza di obbligo di coscienza.
In secondo luogo, e come conseguenza di quanto sopra affermato, ricordiamo che i cattolici, come tutte le persone di retta formazione morale, non possono mostrarsi indecisi né compiacenti nei confronti di questa normativa, ma devono opporsi a essa in forma chiara e incisiva. In concreto, non potranno votare a favore di questa norma; inoltre, nell’applicazione di una legge che non ha potere di obbligare moralmente, ognuno potrà rivendicare il diritto all’obiezione di coscienza. L’ordinamento democratico dovrà rispettare questo diritto fondamentale della libertà di coscienza e garantirne l’esercizio.
È nostro dovere parlare chiaramente, in un momento in cui in Spagna si pretende d’imporre un passo indietro nel cammino della civiltà con una disposizione legislativa senza precedenti e gravemente lesiva dei diritti fondamentali del matrimonio e della famiglia, dei giovani e degli educatori. Opporsi a disposizioni immorali, contrarie alla ragione, non significa porsi contro alcuno, ma essere a favore dell’amore per la verità e del bene di ogni persona.

Madrid. 5 maggio 2005.

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III. Ne va del nostro futuro
(card. A.M. Rouco Varela)

Carissimi fratelli e amici,
     Sì, c’importa la famiglia. Importa tanto, che dalla sua stabilità e prosperità dipendono in maniera decisiva il bene e la salvezza della persona e dell’intera società. La verità di quest’affermazione, che risiede al centro stesso della visione cristiana dell’uomo e del suo destino, si può comprovare in ogni momento attraverso l’esperienza della vita.
Non esiste nell’intera storia dell’umanità alcun popolo e alcuna cultura pensati e costruiti socialmente prescindendo dalla famiglia, nata e strutturata attorno all’unione salda e stabile dell’uomo e della donna. E non esiste neppure una possibilità reale di vivere la propria condizione personale dì essere umano (nascere, crescere, essere educato dignitosamente) senza un padre e una madre e senza questo ambiente primario e fondante di relazione e comunità che si stabilisce tra loro e con loro. Tutti ne siamo consapevoli grazie alle esperienze più intime e profonde che hanno configurato la parte più forte, irrinunciabile e determinante della nostra personale esistenza. I nostri genitori ci hanno dato la vita in un senso che va molto oltre quello puramente biologico; ci hanno insegnalo le prime lezioni di amore gratuito… di amore vero! Ci hanno accolto in questa formula originaria e fondamentale di società e di comunione che è intessuta di relazioni di paternità e maternità, di figliolanza e fraternità, assolutamente imprescindibile perché la società e la comunità politica possano a loro volta costituirsi e svilupparsi in giustizia, solidarietà e pace.
E quando per alcuni motivi, addebitabili o meno alla responsabilità dei genitori e/o dei figli, la situazione normale della famiglia viene colpita in modo più o meno grave, e nonostante siano grandi il dolore e le sofferenze che da queste rotture familiari o dalle crisi matrimoniali possono derivare, nessuno pensa che esistano alternative per indirizzare di nuovo il cammino della vita sui sentieri del vero bene della persona e dei suoi cari, che non il recupero di una sana relazione familiare.
Non ci si deve meravigliare che sia così. Il matrimonio e la famiglia sono realtà radicale nella natura stessa dell’uomo: appartengono all’essenza e alla struttura fondamentale del suo essere. Non possono, pertanto, essere modificate, cambiate secondo il proprio arbitrio o manipolate da alcun potere umano. Ancora, esse hanno Dio come autore. Il concilio Vaticano II esprimeva questa verità con rinnovata e illuminante chiarezza: «È Dio stesso l’autore del matrimonio, dotato di molteplici beni e fini; tutto ciò è di somma importanza per la continuazione del genere umano, per la perfezione personale e il destino eterno di ciascuno dei mèmbri della famiglia e di tutta la società umana. Per la sua indole naturale l’istituto stesso del matrimonio e l’amore coniugale sono ordinati alla procreazione e alla educazione della prole e in queste trovano il loro coronamento» (Gaudium et spes, n. 48; EV 1/1471).
Certamente la realizzazione della forma propria del matrimonio e della famiglia così come è stata stabilita dal principio e nel principio del suo essere e della sua storia da Dio ora è colpita dalla ferita del peccato e dalla fragilità che consegue alla libertà umana. Il Vangelo mostra inequivocabilmente come il Signore ristabilisca la pienezza del vigore delta legge di Dio sul matrimonio e la famiglia, accogliendola sacramentalmente nel mistero ineffabile del suo amore sponsale per la Chiesa.
In ogni caso, si sia varcata o meno la soglia della fede, ciò che non si può accettare è la pretesa di ridurre il matrimonio e la famiglia a un mero «prodotto culturale», suscettibile di essere vissuto e regolato come piace a ciascuno o alle correnti e poteri più influenti della società, prescindendo e persino andando contro ciò che è stabilito dalla struttura fondamentale dell’essere umano.
Se è l’autorità pubblica stessa, lo stato, che si dispone a stabilire nell’ordinamento giuridico una formula che nega l’essenza stessa del matrimonio, il danno che ne verrebbe al bene della vera famiglia, ai figli e a tutta la società sarebbe incalcolabile: il bene comune nella sua parte più essenziale rimarrebbe gravissimamente ferito! Come la coscienza cristiana e quella di qualsiasi persona di retto giudizio non dovrebbero reagire con i metodi propri di una società libera e democratica, davanti a propositi legislativi di natura simile a quelli che si stanno realizzando attualmente in Spagna? Si tratta in fondo di assumersi il dovere della partecipazione cittadina responsabile nella formazione dell’opinione pubblica e dell’assunzione di decisioni che interessano e compromettono gravemente il bene di tutti.
Sì, c’importa la famiglia… e molto. In essa, nel suo bene e nella sua prosperità materiale e spirituale ne va del nostro Futuro: il futuro della società spagnola e dell’intera Europa. O non si vogliono ammettere i danni già provocati negli ultimi decenni nel tessuto sociale – soprattutto nel mondo giovanile – delle società europee a causa delle legislazioni divorziste, abortiste e antifamiliariste?
Alla proiezione materna della vergine santissima, nostra signora dell’Almudena, raccomandiamo tutte le famiglie di Madrid e della Spagna, specialmente le giovani coppie. La nostra preghiera e il nostro appoggio accompagnino anche tutti quei gruppi e istituzioni impegnati lucidamente e generosamente nella difesa e promozione pubblica del vero matrimonio e della famiglia in Spagna in queste circostanze così critiche e decisive per il suo futuro. I loro sforzi e sacrifici non saranno vani.
Con tutto il mio affetto e la mia benedizione,

+ ANTONIO MARIA Card. Rouco VAREI.A, arcivescovo di Madrid ***


IV. Manifestare pubblicamente


(Comitato esecutivo)
La Conferenza episcopale spagnola, attraverso il suo Comitato esecutivo, ha manifestato in due occasioni il suo giudizio chiaramente negativo a proposito della legislazione che si sta preparando in questo momento e che supporrebbe nelle nostre leggi una corruzione del matrimonio tale, che quest’istituzione vitale e insostituibile per le persone e la società smetterebbe di essere l’unione di un uomo e di una donna. A questo proposito i vescovi, nelle loro diocesi, hanno anche espresso più volte la dottrina cattolica in modo nitido.
La società, attraverso le diverse istanze, ha manifestato in ugual modo il suo rifiuto a una legislazione tanto ingiusta e contraria alla ragione, Tra le iniziative sociali proposte in difesa dei diritti del matrimonio, della famiglia e dei figli, un’organizzazione civile ha invitato i cittadini a esprimere il loro appoggio a questi diritti con una manifestazione convocata per il giorno 18 giugno a Madrid, sotto lo slogan «Sì, c’importa la famiglia».
La causa è giusta. Ci troviamo di fronte a una questione di grande emergenza morale e sociale che esige dai cittadini, in particolare dai cattolici, una risposta chiara e incisiva attraverso tutti i mezzi legittimi. I fedeli laici rispondono adeguatamente alla sfida lanciata quando fanno uso dei propri diritti democratici per esprimere il disaccordo, manifestando pacificamente. E’ un modo legittimo di compiere il proprio dovere al servizio del bene comune.
Madrid, 9 giugno 2005.
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V. Ormai un contratto inconsistente
(Ufficio stampa)
La Camera dei deputati ha infine approvato due riforme del Codice civile molto negative per il matrimonio. Oggi sono state eliminate sistematicamente dal Codice le parole «marito» e «moglie», in modo tale che il matrimonio, in quanto unione di un uomo e di una donna, non è più contemplato nelle nostre leggi. Ieri l’istituzione matrimoniale ha perso la sua caratteristica propria di stabilità legale ed è stata ridotta a un contratto inconsistente che una qualsiasi delle due parti può rescindere meramente in virtù della propria volontà solo tre mesi dopo averlo stipulato.
In questo modo, le leggi spagnole che regolano il matrimonio sono diventate radicalmente ingiuste. Esse non riconoscono la realtà antropologica e sociale dell’unione dell’uomo e della donna nella sua specificità e nel suo insostituibile valore per il bene comune, per la realizzazione personale dei coniugi e per la procreazione ed educazione dei figli. Le nostre leggi hanno smesso, quindi, di tutelare adeguatamente i diritti dei genitori, dei figli e degli educatori. Dall’altro lato, il delegare praticamente all’arbitrio della libertà individuale la continuità del patto coniugale lascia anche indifeso il vincolo matrimoniale e aperto il cammino legale alla violazione dei diritti dell’altro coniuge e dei figli.
Davanti a questa situazione penosa e grave, è necessario confidare nel fatto che la società spagnola saprà intervenire in difesa del matrimonio, della famiglia e dei bambini. È necessario opporsi a queste leggi ingiuste con lutti i mezzi legittimi che lo stato di diritto mette a disposizione dei cittadini. Bisogna impegnarsi perché i diritti non protetti e violati siano di nuovo riconosciuti e tutelati. Bisognerà collaborare per il ristabilimento della giustizia e astenersi da qualsiasi complicità con l’ingiustizia. Contiamo per tutto questo sull’aiuto della grazia di Dio che da forza alla nostra speranza.

Madrid, 30 giugno 2005