S. MUZIANO MARIA VIAUX (1841-1917)

Vite di Santi, Beati, Venerabili...

Fratel Muziano fu apostolo nella vita religiosa mediante la totale dipendenza dai superiori nei quali vedeva riflessa l’immagine di Dio, anche se lo avviarono agli studi più contrari al suo gusto, e gli assegnarono per tutta la vita esclusivamente i più ingrati corsi speciali. Il Santo tutto accettò senza un lamento e si sforzò di essere fedele ai disegni di Dio su di lui. Esortò un giorno un religioso a fare altrettanto scrivendogli: “Si tenga unito al suo superiore: non ascolti i detrattori di coloro che rappresentano presso di lei la maestà divina; non conosca che un partito, quello del superiore. Il Signore si trova sempre con lui”.

Fratel Muziano, figlio spirituale di San Giovanni Battista de La Salle (+1719), nacque nel paesetto di Mellet, al confine dell’Hainaut (Belgio), il 20-3-1841 da Giovanni, agiato fabbro ferraio, e fu battezzato il giorno stesso della nascita con i nomi di Luigi e Giuseppe. La mamma lo educò con gli altri 5 figli alla preghiera fatta in comune la mattina e la sera, al lavoro, all’obbedienza e alla delicatezza di coscienza. Il Santo crebbe vivace, ma senza turbolenze. A scuola fu docile e attento. Terminati i suoi doveri scolastici, trascorreva lunghe ore nella lettura delle vite dei martiri e dei santi. Luigi faceva parte ai compagni di scuola delle sue riflessioni divenendone a poco a poco l’apostolo. Egli difatti approfittò dell’ascendente che aveva ormai su di loro per condurli in gruppo, dopo il gioco, in chiesa per la recita del rosario con grande soddisfazione dei loro genitori.
Al termine della scuola primaria per volere del padre il Santo cominciò a maneggiare il mantice. le tenaglie e il martello, ma in fondo al cuore egli si senti attratto a una vita di maggior perfezione. Con l’aiuto del parroco, nel 1856 entrò nell’Istituto dei Fratelli delle Scuole Cristiane a Namur, sede del noviziato. Non dovette fare molto sforzo per abituarsi all’atteggiamento raccolto e alle lenti salmodie degli uffici divini e della preghiera voluti dall’obbedienza durante i pochi mesi di postulandato. Il 1-7-1856 vestì l’abito religioso e assunse il nome di Fratel Muziano.
Sotto la guida di Fratel Nunzio il Santo imparò presto nel noviziato a sgranare il rosario camminando lungo i viali del parco, a mangiare in silenzio con gli occhi rivolti alle povere stoviglie di stagno, a salire sulla predella del refettorio per la lettura edificante durante i pasti, a prostrarsi in mezzo al refettorio e rimanervi per qualche istante con le braccia in croce, a posare a terra il piatto e consumare in ginocchio il cibo secondo il regolamento stabilito dalle consuetudini. Non gli mancarono tentennamenti durante il noviziato, ma alla lettura dell’Esercizio di Perfezione e virtù cristiane del P. Alfonso Rodriguez (+1616) egli imparò la maniera di amare Dio sopra ogni cosa e il prossimo come se stesso.
Al termine dell’anno di noviziato Fratel Muziano fu mandato a Chimay dove fece i primi passi nella vita apostolica insegnando l’abbici ai bambini.
L’anno successivo fu trasferito a Malonne, dove, per 58 anni, visse alla perfezione la regola della propria famiglia religiosa nell’Istituto di Saint-Berthuin, uno dei più vasti del Belgio, affidato nel 1841 ai Fratelli delle Scuole Cristiane dal vescovo di Namur, Mons. Dehesselle, con l’annessa prima Scuola Normale. Al tempo di Fratel Muziano accanto alla secolare abbazia sorsero nuovi stabili, si fondarono musei, i vari gabinetti scientifici, la grande palestra e si inaugurò l’accademia letteraria. La casa di St.-Berthuin divenne così il nido ricercato e amato di 1200 alunni provenienti da tutti i paesi della Vallonia e delle Fiandre, assistiti e istruiti da 80 Fratelli e 25 professori laici.
La vita di Fratel Muziano si svolse senza strepiti o emozioni rilevanti. I suoi stessi doveri professionali erano i più adatti a tenerlo al riparo da ogni forma di vanità. A Malonne difatti fu incaricato di fare la quarta elementare, ma fallì nel compito perché non aveva ancora appreso l’uso degli strumenti pedagogici. Fratel Muziano, di animo dolce e delicato, ne soffrì atrocemente perché vide pendere sul suo capo la minaccia di una dimissione dall’Istituto pur essendo un modello di vita religiosa. Chi salvò la sua vocazione fu Fratel Maixantis (+1917), buon architetto e abile disegnatore e musico. Ai componenti il gran consiglio egli disse: “Ma date a me Fratel Muziano! Egli si farà”. Per obbedienza il Santo divenne un discreto disegnatore. In quest’arte egli rimarrà occupato 50 anni felice soltanto di lavorare nell’ombra per amore di Dio e di tanta gioventù.
Oltre che professore di disegno Fratel Muziano divenne anche per oltre 57 anni maestro di “armonium”. Questo strumento lo portò pure allo studio dell’organo ma, siccome non possedeva l’agilità richiesta, fu esortato a lasciare le lezioni che andava a prendere regolarmente a Namur. Ancora una volta egli obbedì senza perdere la sua abituale serenità, ma al posto dell’organo fu invitato a imparare a suonare il flauto, il pianoforte, il corno e il contrabbasso.
Fu incaricato del corso del pianoforte agli allievi più giovani, per molti anni prestò l’opera sua nelle varie feste scolastiche, e durante almeno un quarto di secolo sostenne in orchestra la parte del contrabbasso.
Al tempo di Fratel Muziano il disegno rivestiva ancora una grande importanza per le esigenze sociali delle famiglie alle quali appartenevano gli studenti. Il Santo cominciò le sue lezioni nel 1860, e le continuò fino a quando, nel 1914, le truppe germaniche invasero il Belgio. Fin dal primo giorno egli non si fece mai attendere nell’aula di disegno. Vi giungeva prima degli alunni. D’ordinario li aspettava a testa bassa, con le braccia ripiegate sul petto e la corona del rosario tra le dita. Durante le lezioni non permetteva scherzi o chiacchiere inutili. Con lui bisognava lavorare sodo traendo ispirazione dai paesaggi e dalle figure che distribuiva secondo le preferenze di ognuno. Durante le esercitazioni era capace di ripassare una decina di volte accanto a ciascuno dei suoi 80 apprendisti per suggerire ritocchi o stimolare con paziente, ma energica bontà. Perseverò in questo compito monotono, scandito soltanto dai visi nuovi delle varie generazioni, con grande serenità di spirito.
Al termine della scuola Fratel Muziano riprendeva tra le mani la corona del rosario e si rifugiava in cappella per preparare la seguente lezione di musica.
Dal 1860 fino alla morte egli fu maestro di piano ai più piccini. Nonostante la noia che gli procuravano i sempre uguali esercizi della tastiera, con i fanciulli seppe farsi piccolo, condiscendente e quasi materno e dare prova di una pazienza senza limiti. Ai numerosi allievi normalisti egli insegnò il suono dell’armonium. Con loro trascorse migliaia di ore particolarmente meritorie. Un alunno attestò di lui: “Non ho mai veduto Fratel Muziano una sola volta leggermente alterato. In quel suo regno simpaticamente leggendario tutto obbediva a una parola grandiosa: l’ordine”.
Fratel Muziano coltivò la musica senza preferenze per nessuno, per dovere, non per istinto naturale, finché essa divenne a poco a poco una prova dolorosa per i suoi nervi stanchi. 1 6 armonium della scuola facevano vibrare ogni giorno per lunghe ore la loro voce lacerante e discordante sul cervello del maestro. Nonostante ciò neppure allora si notò scontrosità nelle sue correzioni o gesti d’impazienza nel suo tratto. Dalla sua persona emanava un fluido misterioso che soggiogava coloro che lo avvicinavano. È per questo che tanti studenti accorrevano a lui nella stessa aula degli armonium per prendere parte anche alle lezioni di flauto che egli dava in determinate ore, benché fosse già oberato di tanto lavoro. I suoi alunni, giungendo nella sala degli armonium, tante volte lo trovavano proteso a terra con le braccia in croce, e allora non potevano fare altro che dire tra sé: “Quello è un santo”.
Fratel Muziano fu apostolo nella vita religiosa mediante la totale dipendenza dai superiori nei quali vedeva riflessa l’immagine di Dio, anche se lo avviarono agli studi più contrari al suo gusto, e gli assegnarono per tutta la vita esclusivamente i più ingrati corsi speciali. Il Santo tutto accettò senza un lamento e si sforzò di essere fedele ai disegni di Dio su di lui. Esortò un giorno un religioso a fare altrettanto scrivendogli: “Si tenga unito al suo superiore: non ascolti i detrattori di coloro die rappresentano presso di lei la maestà divina; non conosca che un partito, quello del superiore. Il Signore si trova sempre con lui”.
Nella sua laboriosa giornata Fratel Muziano da principio aveva trovato qualche istante libero da consacrare al perfezionamento della sua vita intellettuale, ma le necessità dell’organizzazione gli tolsero presto anche queste gioie dello spirito. Fu infatti incaricato nel 1875 della sorveglianza degli studenti durante la ricreazione e del suono della campana. Da quel momento non fu più possibile concepire dati luoghi ne dati momenti della giornata senza l’angelica presenza del santo Fratello con il rosario tra le mani anche quando soffiava tramontana, pioveva o nevicava, a salvaguardia della disciplina e della moralità di tutti. Affermò un insegnante di Malonne: “Il bene che Fratel Muziano ha attuato al Saint-Berthuin con le sue sorveglianze fedeli e ricche di silenzio è incalcolabile!”. Fu esentato da quella gravosa incombenza soltanto nel 1906 a causa di un’asma insistente che gliela rendeva particolarmente penosa. Il pensiero della salvezza delle anime lo rendeva tetragono a qualsiasi disagio, fedele sempre al suo motto: “Tutto per Gesù con Maria”.
Nel corso della sua esistenza grama e ignorata, Fratel Muziano visse principalmente di preghiera. Molto tempo prima del decreto di S. Pio X (+1914) sulla comunione frequente (1905), egli si accostava quotidianamente al banchetto eucaristico. In chiesa se ne stava con lo sguardo fisso al tabernacolo o raccolto nella contemplazione interiore. Le sue labbra lasciavano sfuggire sovente il dolcissimo nome di Gesù o espressioni come questa: “Perdono, Signore, io ti amo”, con grande edificazione dei confratelli. La regola dei Lassalliani determina con precisione le preghiere vocali, le meditazioni, le letture spirituali e gli studi religiosi che ogni professo deve compiere ogni giorno per lo spazio di quattro ore. Tutti i testimoni della vita del nostro Santo sono concordi nell’affermare che egli fu di una indefettibile esattezza nel compimento degli esercizi spirituali di comunità. Gli allievi dell’Istituto lo chiamavano “il Fratello che prega sempre” e gli impiegati di Fratello orante!-” Verso la fine della vita egli trascorse dinanzi all’altare, alla grotta di Lourdes o alle scene dolorose della Via Crucis con un carico delle più svariate intenzioni il tempo di cui poteva disporre. Anche di notte scendeva sovente in cappella a pregare a mezza voce presso l’altare della Madonna per tutte le necessità dell’Istituto, della Chiesa e del mondo.
Secondo la testimonianza di chi lo conobbe bene, si sarebbe potuto definire con una frase: “Nacque, pregò e morì”.
Fin dall’alba della sua vita religiosa Fratel Muziano aveva desiderato di diventare santo. Raggiunse la meta immolando ora per ora la propria volontà a quella del Signore che gli si manifestava attraverso i superiori e la regola. Nessuno lo vide mai violarne la minima parte. I numerosi confratelli che gli passarono accanto concordarono nel dire: “Se le nostre costituzioni dovessero perdersi, per ricostituirle basterebbe seguire dalle quattro del mattino alle nove di sera Fratel Muziano nella sua vita di ogni giorno”. “Nulla senza permesso”, è l’adagio fondamentale della vita religiosa. Fratel Muziano fu fedele al detto sine glossa anche quando aveva bisogno di un semplice foglio di carta da lettera. Assaporava così la gioia di essere povero. Fratel Muziano si santificò pure mediante l’esercizio dell’amore del prossimo.
In comunità appariva come uno straordinario elemento di gioia e di pace perché ignorava le aspre condanne, tutelava gelosamente la reputazione altrui e aveva proposto di stare sempre dalla parte degli assenti. Non era capace di dire di no a coloro che ricorrevano al suo aiuto, anzi, sapeva prevenire con grande semplicità i desideri di tutti. Nelle ore di distensione era in grado di animare le conversazioni con i confratelli sapendo a memoria Le Glorie di Maria, avendo sulla punta delle dita I Piccoli Bollandisti e conoscendo bene La Storia della Chiesa.
Per tenere a freno l’uomo vecchio il Santo non esitò a fare uso dei flagelli, a rigettare il superfluo, a vivere nel nascondimento. Tuttavia, quando era costretto dalle circostanze a uscire dal suo silenzio, chiudeva gli occhi alle vanità della terra e le orecchie alle maldicenze dei malevoli, e badava a non mancare a quelle convenienze che la vita civile impone e che rendono simpatico anche un religioso educatore.
Quando le truppe tedesche si installarono con i loro feriti in una parte dell’Istituto di Saint-Berthuin (24-08-1914), Fratel Muziano aveva 73 anni. Nel gran trambusto della guerra egli non mutò nulla nelle sue ordinarie abitudini di pietà, di raccoglimento e di esatta osservanza regolare benché cominciasse a incurvarsi, a tossire, a camminare barcollando a causa dei reumatismi, a dormire poco a causa dell’asma. Il 21-11-1916 il dottore della comunità gli riscontrò una accentuata debolezza cardiaca, motivo per cui il cappellano gli amministrò subito gli ultimi sacramenti. Il Santo a poco a poco si riprese tanto che poté continuare la vita comune con i Fratelli, ma il freddo intenso e la mancanza di alimenti lo ridussero ben presto in penose condizioni. Benché tormentato dalla sonnolenza non chiese nulla per sé, contento di conformarsi alla volontà di Dio.
Fratel Muziano rimase a letto nell’infermeria soltanto gli ultimi due giorni della sua vita, ma li trascorse pregando in continuazione quando non era vinto dalla sonnolenza. Poche ore prima di morire disse a chi lo assisteva: “Quale dolce conforto pensare sull’orlo della tomba alla Madre di Dio che io ho amato per tutta la vita!”. Morì all’alba del 30-01-1917 mentre l’infermiere gli mormorava all’orecchio: “Viva Gesù nei nostri cuori'”.
Le reliquie di Fratel Muziano dal 1925 sono venerate, accanto alla chiesa abbaziale, in un monumento sovrastato da un grande crocifisso con ai piedi le pregevoli statue della Vergine, di S. Giovanni l’evangelista e di S. Maria Maddalena. Paolo VI ne riconobbe l’eroicità delle virtù il 4-05-1970, Giovanni Paolo II lo beatificò il 30-10-1976 e lo canonizzò il 10-12-1989.
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Sac. Guido Pettinati SSP,
I Santi canonizzati del giorno, vol. 1, Udine: ed. Segno, 1991, pp. 391-394.
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