S. JOSEMARIA ESCRIVA de BALAGUER (1902-1975)

Vite di Santi, Beati, Venerabili...

Josemaría Escrivá nacque a Barbastro (Spagna) il 9 gennaio 1902. Fu ordinato sacerdote nel 1925. Il 2 ottobre del 1928 ricevette una speciale illuminazione divina e fondò l\’Opus Dei, un\’istituzione della Chiesa che promuove fra cristiani di tutte le condizioni sociali una vita coerente con la fede in mezzo al mondo attraverso la santificazione delle opere quotidiane: il lavoro, la cultura, la vita familiare. Il 6 ottobre 2002 è stato canonizzato dal Santo Padre Giovanni Paolo II.

"Nella proclamazione della vocazione di tutti i battezzati alla santità, in cui è stato riconosciuto "l\’elemento più caratteristico dell\’intero Magistero conciliare e, per così dire, il suo fine ultimo" (Paolo VI, Motu pr. Sanctitas clarior, 19 – III – 1969), brilla la coscienza che la Chiesa possiede di sé stessa come mistero della comunione degli uomini con Dio.
Contemplando tale mistero, la Sposa di Cristo vede confermarsi anche l\’inesauribile testimonianza di quegli araldi della santità che lo Spirito Vivificatore suscita in ogni tempo per attrarre gli uomini all\’accoglimento del disegno salvifico.
Al numero di questi testimoni appartiene il B. Josemaria Escrivà de Balaguer secondogenito di José Escrivà y Corazón e di Dolores Albàs Blanc, nato a Barbastro, un piccolo paese aragonese, nel nord della Spagna, il 9 gennaio 1902. Quattro giorni dopo venne battezzato con i nomi di José, Maria, Juliàn e Mariano, che egli stesso fonderà poi in Josemaria per non separare neanche nel nome il suo amore a Maria e a Giuseppe.
All\’età di due anni contrae una grave malattia per cui i medici si dicono certi dell\’imminente decesso. Non sono dello stesso parere i due genitori che si rivolgono fiduciosi alla Madonna, promettendole uno scomodo pellegrinaggio alla sua immagine che si venera a Torreciudad in cambio della guarigione del piccolo, che subito si rimette in salute. I due Escrivà col bambino percorrono le strette mulattiere della valle del fiume Cinca mantenendo così la promessa.
Gli anni successivi sono gli anni della prima formazione sorretta dall\’esempio dei genitori. A sei o sette anni si accosta al sacramento della Riconciliazione e Josemaria ricorderà sempre la serenità e la gioia provati. Il 23 aprile 1912 riceve la Prima Comunione tanto desiderata e cercata anche attraverso quella formula della "Comunione spirituale" che avrebbe poi insegnato a migliaia di anime: "Vorrei, Signore, riceverti con la purezza, l\’umiltà e la devozione con cui ti ricevette la tua santissima Madre; con lo spirito e il fervore dei santi".
Intanto il dolore ha fatto il suo ingresso nella famiglia Escrivà: tra il 1912 e il 1915 muoiono le tre sorelline più piccole di Josemaria: Rosaria, Maria Dolores e Maria Asunción; subito dopo, tra il 1915 e il 1917, fallisce l\’impresa commerciale paterna.
La fortezza e la signorilità cristiana con cui i suoi genitori sosterranno queste prove rimasero indelebilmente scolpite nell\’anima di Josemaria.
L\’inverno 1917-18 è particolarmente freddo e nevoso a Logrono, dove la famiglia si è stabilita. In un giorno vicino al suo sedicesimo compleanno, Josemaria vede sulla neve intonsa le impronte lasciate dai piedi nudi di un Carmelitano Scalzo. La sola percezione di quale amore di Dio alberghi nell\’anima di quel religioso è, per il giovane Escrivà, una folgorazione che gli fa presagire quello che egli stesso avrebbe definito "l\’Amore con la A maiuscola", che gli fa presentire la chiamata a una missione che ancora non conosce, ma per cui da subito si rende pienamente disponibile. Da quel momento la sua vita di pietà si intensifica e, pur non conoscendo ciò che Dio gli chiederà, per essere libero e più disponibile ancora nel compiere la sua volontà, decide di diventare sacerdote. Col permesso del padre, viene ammesso come alunno esterno al Seminario di Logrono.
Nel 1920 si trasferisce a Saragozza dove proseguirà e terminerà gli studi ecclesiastici, senza tralasciare quelli civili che lo condurranno alla laurea in Giurisprudenza.
Gli anni del Seminario, sono anni di studio, ma anche e specialmente anni di orazione e di mortificazioni e di ore trascorse davanti al tabernacolo, di giorno e di notte, chiedendo al Signore che gli manifestasse la sua volontà.
Il 27 novembre 1924 muore a Logrono José Escrivà, e il 28 marzo successivo Josemaria riceve l\’ordinazione sacerdotale da mons. Diaz Gómara nella chiesa del Seminario di Saragozza. Due giorni dopo celebra la prima Messa nella Santa Cappella della Basilica del Filar.
Inizia così a svolgere il suo ministero sacerdotale, prima come Reggente Ausiliare della parrocchia rurale di Perdiguera, poi a Saragozza dove, nei ritagli di tempo, prosegue gli studi giuridici e svolge un intenso lavoro apostolico tra gli studenti e i professori di quella e di altre facoltà; riesce anche a mantenere la madre, la sorella Carmen e il fratello Santiago dando lezioni private e insegnando Diritto.
Un\’attività intensa che gli permette di ampliare il raggio della sua azione apostolica senza distrarlo dalla ricerca continua di quella che sarà la volontà divina per lui.
Sempre più insistentemente si rivolge a Gesù e a Maria con le suppliche che già da anni scandiscono il ritmo della sua vita interiore: "Domine, ut videam!; Domine, ut sit!; Domina, ut videam!; Domina, ut sit!; Signore, che veda!; Signore, che sia!; Madonna mia, che veda!; Madonna mia, che sia!" E il Signore risponde alle sue richieste disponendo a uno a uno i tasselli di quel mosaico che andava via via preparando per lui. Ottenuta la licenza in Diritto civile il 19 aprile 1927 si trasferisce a Madrid, con il permesso dell\’arcivescovo, per ottenere il dottorato e, oltre che nella propria preghiera, quella che sarà la volontà di Dio trova le radici anche nella preghiera e nella sofferenza dei tantissimi poveri e malati che don Josemaria visita nei sobborghi della capitale spagnuola.
Il 2 ottobre 1928, durante alcuni giorni di ritiro spirituale nella Casa dei Missionari di San Vincenzo de\’ Paoli a Madrid, don Josemaria, da solo, si mise a pregare nella sua stanza e il Signore gli mostrò con una luminosità tutta divina quel disegno che da dieci anni stava cercando di intuire. E la fondazione dell\’Opus Dei, è l\’apertura, nella Chiesa, di un cammino di santità e apostolato aperto a tutti, giovani e vecchi, celibi e sposati, vedovi, sani e malati. Un cammino di santità e apostolato che, mediante la santificazione del lavoro e un apostolato senza sponde, perché composto dall\’apostolato delle singole persone, è venuto ad aprire i cammini divini della terra.
Nasce così la spiritualità che anticipa quelli che saranno i grandi temi del Concilio Vaticano II, riproponendo la radicalità della vocazione battesimale per cui tutti i battezzati, in quanto tali, sono chiamati a essere santi, a essere apostoli. Quel 2 ottobre 1928 don Josemaria "vide" l\’Opus Dei nella sua pienezza, come sarebbe stato dopo anni di sviluppo, nella prospettiva dei secoli futuri: cristiani, uomini e donne di tutte le condizioni, che svolgono un apostolato costante e personale, a tu per tu con i loro parenti, conoscenti, colleghi, santificando il lavoro, santificando sé stessi con il lavoro, santificando gli altri con il lavoro, riportando così le realtà temporali a Cristo. Finalità che possono essere condensate nel motto: "Regnare Christum volumus!". Vogliamo che Cristo regni, che realmente Cristo regni in tutte le anime e in cima a tutte le realtà umane che possono essere santificate. Ecco dunque l\’importanza del lavoro, qualunque esso sia, purché onesto, non visto come castigo, ma come strumento di corredenzione. Dal 2 ottobre 1928 la vita del Beato Josemaria si identifica con la nascita e lo sviluppo dell\’Opus Dei. Subito intensifica la sua azione pastorale con i giovani di tutti i ceti sociali per trovare qualcuno in cui possa germogliare il seme appena gettato.
Il 14 febbraio 1930 il Signore gli fa capire che nell\’Opus Dei c\’è posto anche per le donne, idea che non aveva neanche preso in considerazione due anni prima; ancora una volta è la conferma di come la sua azione sia obbedienza alla volontà di Dio. Arrivano le prime vocazioni e, anche sel\’Opus Dei esternamente non è ancora nulla, quando don Josemaria ne parla è come se parlasse di un lavoro già compiuto, tanta è la fede che lo anima.
Intanto, la situazione politica spagnola non è tranquilla: il 15 aprile 1931 il regime repubblicano soppianta la monarchia, si scatena un vero e proprio odio antireligioso, divampa la violenza e hanno inizio quei processi degenerativi che porteranno alla guerra civile del 1936. Don Josemaria non si perde d\’animo, ma vede anzi con maggiore chiarezza la necessità di diffondere in tutti gli ambienti gli insegnamenti della dottrina cristiana. Amplia il suo ministero moltiplicando la sua azione nei confronti dei poveri e malati; in questo si fa aiutare dai giovani che lo circondano dando inizio alla consuetudine delle visite ai poveri della Vergine, consuetudine ben radicata in tutti i centri dell\’Opus Dei sparsi per il mondo. L\’attività che svolge assume un\’intensità tale che i suoi alunni, increduli, giungono a seguirlo di nascosto per essere certi che ciò che sentono di lui sia vero. Il 21 gennaio 1933 don Josemaria realizza il desiderio di fornire un adeguato e continuativo impulso dottrinale agli studenti che lo seguono. Secondo lo spirito che Dio gli ha affidato, da così inizio a una attività di formazione settimanale che a tutt\’oggi si svolge nella medesima forma nei cinque continenti. Il commento a un brano del Vangelo precede una lezione che di settimana in settimana tocca i punti centrali della lotta ascetica, che il fondatore dell\’Opus Dei proporrà sempre in termini agili e mai pesantemente statici.
Quel 21 gennaio erano più di dieci le persone attese, ma si presentarono all\’appuntamento solo tre studenti di medicina. Terminato l\’incontro, don Josemaria, che aveva chiesto ospitalità a una scuola tenuta da religiose, impartì loro la benedizione eucaristica e, con gli occhi della fede, dietro i tre giovani vide le altre migliaia di persone di tutte le razze e condizioni che ora usufruiscono della stessa formazione. Dal dicembre dello stesso anno gli incontri potranno svolgersi all\’Accademia DYA: è questo il primo centro dell\’Opus Dei, la prima opera apostolica. Nata, come sarebbero nate tutte le altre, in ristrettezze economiche, l\’Accademia era particolarmente frequentata da studenti di Diritto e Architettura; da qui il nome: Derecho Y Arquitectura, DYA, tre lettere che però, nell\’anima di don Josemaria significavano specialmente Dios Y Audacia, Dio e audacia, caratteristica, questa, che accompagnerà sempre il suo lavoro apostolico.
Il 1934 è l\’anno della pubblicazione di Consideraciones espirituales che, ampliato, uscirà nel 1939, col titolo di Cammino, libro poi diffuso in tutto il mondo, e che ha ormai superato la tiratura di tre milioni e mezzo di copie. Nato dalla vita inferiore e dall\’esperienza apostolica diretta dello stesso autore, Cammino presenta 999 punti di meditazione. Dice il punto n. 1: "Che la tua vita non sia una vita sterile. – Sii utile. – Lascia traccia. – Illumina con la fiamma della tua fede e del tuo amore". "Cancella con la tua vita d\’apostolo, l\’impronta viscida e sudicia che i seminatori impuri dell\’odio hanno lasciato. – E incendia tutti i cammini della terra con il fuoco di Cristo che porti nel cuore". E così, in questo incendio di amore, il lettore viene portato per mano lungo i cammini di una profonda vita inferiore in cui a camminare deve però sempre essere lui in prima persona. Nel 1934 viene pubblicato anche Il Santo Rosario; una contemplazione viva e fervente, scritta di getto, dei quindici misteri del Rosario. Dopo la sua morte, postumi, vedranno la luce anche Solco, Forgia e Via Crucis.
Dal 1936 al 1939 infuria la guerra civile spagnuola: il paese è spaccato nella zona repubblicana e in quella nazionale; mesi, anni duri per tutti, ma ancora di più per un sacerdote. Rischiando la vita don Josemaria cerca di mantenere i contatti con i suoi figli sparsi: alcuni moriranno al fronte, di altri le notizie sono frammentarie se non nulle. Dopo aver trovato rifugio, prima in una clinica psichiatrica fingendosi pazzo e poi nel Consolato dell\’Honduras, trascorsi mesi di stenti, don Josemaria, spinto dai suoi figli, può fuggire, con una marcia estenuante, dalla Spagna repubblicana: è la traversata dei Pirenei. Il freddo, la fame, la fatica, il continuo pericolo di imboscate, misero a dura prova il fisico dei componenti il gruppo, ma era uno sforzo che si doveva fare per lo stesso bene di quell\’Opera che Dio aveva loro affidato; lo fecero, soffrendo e con fede. L\’esito positivo della spedizione viene sigillato da una sosta di ringraziamento effettuata a Lourdes. Il 28 marzo 1939 torna a Madrid: la guerra è finita e, benedetto da tante sofferenze, il lavoro apostolico del fondatore dell\’Opus Dei inizia la sua espansione all\’interno della Spagna. Con l\’aumento delle attività aumentano però le incomprensioni. Alcuni non capiscono questo ideale nuovo e rivoluzionario che già i primi cristiani vivevano con naturalezza. Il vescovo di Madrid, allora, che ha subito preso l\’opera sotto la sua protezione, desidera arginare le maldicenze con una prima approvazione ufficiale: il 19 marzo 1941 l\’Opera è approvata come Pia Unione. È l\’inizio, questo, del lungo itinerario giuridico dell\’Opus Dei. "La grazia del Signore non ti mancherà: inter medium montium pertransibunt aquae! – Valicherai le montagne!", così aveva scritto al punto n. 12 di Cammino, e così, con questa fede, intraprese la strada che avrebbe portato, nel 1982, all\’erezione dell\’Opus Dei a Prelatura personale, una figura giuridica sorta durante il Concilio Vaticano II rispondente in tutto e per tutto alle caratteristiche di ciò che Dio aveva mostrato al suo servo il 2 ottobre 1928. La fisionomia canonica dell\’Opera corrisponde alla sua realtà: una struttura giurisdizionale secolare, personale, cioè formata da persone e non vincolata alla territorialità, eretta dalla Santa Sede per la realizzazione di specifici lavori pastorali da compiersi nel mondo intero. La stessa Santa Sede ha definito la finalità della Prelatura doppiamente pastorale: "In effetti il Prelato ed il suo presbiterio svolgono un peculiare lavoro pastorale al servizio del laicato – peraltro ben circoscritto – della Prelatura; e tutta la Prelatura – presbiterio e laicato insieme – realizza un apostolato specifico al servizio della Chiesa universale e delle Chiese locali. Sono dunque due gli aspetti fondamentali della finalità e della struttura della Prelatura, che spiegano la sua ragione di essere ed il suo naturale inserimento nell\’insieme delle attività pastorali ed evangelizzatrici della Chiesa:
a) da una parte, il peculiare lavoro pastorale del Prelato con il suo presbiterio per la cura ed il sostegno dei fedeli laici incorporati all\’Opus Dei nel compimento degli impegni ascetici, formativi ed apostolici che hanno assunto e che sono particolarmente esigenti;
b) dall\’altra, l\’apostolato che il presbiterio ed il laicato della Prelatura portano avanti inseparabilmente uniti al fine di diffondere in tutti gli ambienti della società una profonda presa di coscienza della chiamata universale alla santità ed all\’apostolato e, più concretamente, del valore santificante del lavoro professionale ordinario".
Considerato dapprima un sognatore, o addirittura un eretico, il Beato Josemaria continuò a pregare, fare, a lavorare, lasciando che la vita stessa forgiasse il diritto. L\’itinerario giuridico, durato più di cinquant\’anni, ha di volta in volta messo in risalto l\’unità alla Chiesa, l\’affetto e la reale sottomissione al Papa e alla gerarchia del Beato Josemaria, che in nulla contrastavano la sua paziente fermezza sui punti capitali dello spirito dell\’Opus Dei, quale la laicità dei suoi membri e la loro piena libertà nell\’ordine temporale delle cose, per quanto riguarda scelte professionali, politiche, etc. Il nome definitivo sarà: Prelatura della Santa Croce e Opus Dei, o abbreviato più semplicemente, Opus Dei. Se, come abbiamo visto, si diffondevano le incomprensioni, si diffuse però anche la fama di santità del Beato Josemaria, che venne chiamato da molti vescovi a predicare gli esercizi spirituali nelle loro diocesi. Proprio mentre sta predicando a Lérida muore improvvisamente sua madre che, insieme alla figlia Carmen, aveva speso tutte le sue energie nell\’impostazione e nella cura domestica dei primi centri dell\’Opus Dei. Anni dopo il fondatore dell\’Opus Dei poteva affermare: "Era veramente bello per noi che mia madre e mia sorella Carmen, spontaneamente, si prendessero cura delle faccende domestiche nei nostri primi Centri. Se non fosse stato così, non avremmo potuto avere una vera casa: saremmo dovuti vivere in una specie di caserma".
Cresce il numero delle vocazioni e cresce così la necessità di sacerdoti che conoscendo e vivendo lo stesso spirito possano dare una adeguata direzione spirituale a queste anime. Nel 1943 don Josemaria, grazie a un\’altra illuminazione divina, fonda la Società Sacerdotale della Santa Croce, che, inseparabilmente unita all\’Opus Dei, ne consente l\’ordinazione sacerdotale dei mèmbri laici; il fondatore stabilisce anche che prima dell\’ordinazione i suoi figli devono pur sempre svolgere una professione civile, oltre ad aver terminato gli studi teologici. Il 25 giugno 1944 don Alvaro del Portillo, don José Maria Hernàndez de Gamica e don José Luis Mùzquiz vengono ordinati dall\’arcivescovo di Madrid, mons. Eijo y Garay. Da quel momento don Alvaro resterà sempre al fianco del Beato Josemaria per succedergli poi dopo la morte, nel 1975; in quel momento, saranno più di 1200 i sacerdoti incardinati nell\’Opus Dei.
"Cattolico, Apostolico, Romano! – Mi piace che tu sia molto romano. E che abbia desiderio di fare il tuo pellegrinaggio a Roma, videre Petrum, per vedere Pietro", aveva scritto al punto n. 520 di Cammino, e il desiderio di "romanizzare" l\’Opus Dei trova presto la sua realizzazione. Presso la Santa Sede, la novità del fenomeno teologico e pastorale rende infatti necessaria la presenza del fondatore che, malgrado un pessimo stato di salute e contro il parere dei medici, intraprende il viaggio per Roma, dove giunge il 23 giugno 1946.
Nel 1947 ottiene l\’approvazione pontificia dell\’Opera, mentre l\’approvazione definitiva da parte della Santa Sede è del 16 giugno 1950. Grazie a questa approvazione, possono essere ammesse all\’Opus Dei anche le persone coniugate, con lo stesso impegno vocazionale di chi è chiamato a vivere il celibato apostolico. Inoltre la Società Sacerdotale della Santa Croce permette anche ai sacerdoti incardinati nelle diocesi di condividere la spiritualità e l\’ascetica dell\’Opus Dei, cercando la santità nell\’esercizio delle incombenze ministeriali e in esclusiva dipendenza dal rispettivo Ordinario.
Nascondersi e scomparire, affinchè solo Gesù brilli: questo è stato il motto che ha ispirato tutta la vita di Josemaria Escrivà, un motto incarnato fino alle sue estreme conseguenze. Da Roma, malgrado la totale mancanza di risorse economiche, stimolerà infatti la diffusione dell\’Opus Dei in tutto il mondo e ne seguirà personalmente l\’itinerario per raggiungere la configurazione giuridica più adeguata, assecondando sempre ciò che la volontà divina andava mostrandogli.
Il 1949 è l\’anno in cui inizia il lavoro apostolico negli Stati Uniti e in Messico, mentre già l\’espansione aveva raggiunto Italia, Portogallo, Francia, Inghilterra e Irlanda. Nel 1950 l\’Opera raggiunse l\’Argentina e il Cile, sempre incoraggiata dalla orazione, dalla mortificazione e dalla spinta del Beato Josemaria che, con la sua benedizione, spargeva per il mondo i suoi figli.
Nel 1951 nascono nuove incomprensioni, forse più violente delle precedenti, per cui la stessa integrità istituzionale dell\’Opera si vede minacciata. Il Beato Josemaria, informato di ciò che stava accadendo, consacra prima tutte le famiglie dei membri dell\’Opus Dei alla Sacra Famiglia e poi, il 15 agosto, compie un pellegrinaggio a Loreto dove consacra tutta l\’Opera al Cuore Dolcissimo di Maria, affidandole il difficile momento. La risposta di Dio e della Madonna non si fece attendere; l\’intervento dello stesso Pio XII fece svanire le incomprensioni.
La gratitudine del fondatore stabilì che le consacrazioni si rinnovassero ogni anno nei Centri dell\’Opera. Nel 1952, con il suo impulso, nasce lo Studium generale di Navarra, in Spagna, che poi, con sede a Pamplona, diverrà l\’Università di Navarra. L\’incoraggiamento educativo del Beato Josemaria non si rivolgerà solo agli ambiti universitari. Saranno molte le scuole famigliari (dai licei alle scuole agrarie), che hanno seguito il suo incoraggiamento nel responsabilizzare i genitori in tutto ciò che riguarda l\’educazione dei figli. I membri dell\’Opus Dei promuovono così in tutto il mondo iniziative di natura civile che coinvolgono anche non cattolici o non battezzati, che, insieme a un fine eminentemente apostolico, offrono un valido contributo alla promozione umana e sociale, alla formazione professionale e all\’educazione, in definitiva, alla soluzione dei problemi del mondo contemporaneo. Sono di natura molto varia e si sviluppano secondo le leggi e i costumi del paese in cui sorgono. Per esempio, a San Vincente de Canete, in Perù, è sorto l\’Instituto Rural Valle Grande che fornisce assistenza nel settore agricolo e zootecnico per i contadini della zona. Similmente, in Cile, c\’è la Escuela agricola Las Garzas, e in Spagna, a Gerona, l\’Instituto tècnico agrario Bell-Lloc del Pla. Nel 1961 a Nairobi si è aperto il Kianda Secretarial College, primo centro educativo femminile a carattere integrazionista. Innumerevoli sono le residenze universitarie sorte in tutto il mondo, tra cui, in Italia, le residenze Torrescalla e Viscontea, a Milano, la RUI e Villa delle Palme a Roma, la Rume e la Segesta a Palermo.
Pur trascorrendo la maggior parte del suo tempo a Roma e malgrado la salute minata per dieci anni da un forte diabete da cui guarì prodigiosamente nel 1954, il Beato Josemaria intraprende con una frequenza sempre maggiore viaggi apostolici che lo porteranno a percorrere tutto il continente europeo. "Abbiamo riempito le strade d\’Europa con la recita di tante avemarie e con tante canzoni", affermerà anni più tardi. Così visita l\’Italia settentrionale, la Svizzera, l\’Austria, il Belgio, l\’Olanda e la Germania. Conosce vescovi, incontra persone, viaggia "per imparare" e per preparare l\’inizio del lavoro in quegli stati. Più che degli aspetti organizzativi il Beato Josemaria si occupa della formazione di coloro che poi avranno a loro volta responsabilità formative. E la cura non si rivolge tanto ad aspetti esterni quanto alla vita inferiore delle singole persone, che trova poi la manifestazione nella attenzione ai dettagli quotidiani vissuti per amore di Dio.
Nel 1957, mentre si stanno aprendo nuovi Centri in Brasile, Austria e Canada, muore il 20 giugno la sorella Carmen. Inizia presto il lavoro dell\’Opus Dei in Estremo Oriente, in Giappone, in Africa, in Kenia e in Australia. Lo zelo di mons. Escrivà è impressionante, ed è quella caratteristica che seppe trasmettere ad altre tantissime anime e che molti anni prima aveva così definito: "Lo zelo è una divina pazzia d\’apostolo, che io desidero per te, e ha i seguenti sintomi: fame di stare con il Maestro; preoccupazione costante per le anime; perseveranza che nulla fa venir meno" (Cammino, n. 934).
Intanto non sono pochi i membri dell\’Opus Dei che il Signore chiama a sé, con un carico di anni maggiore o minore sulle spalle, ma sempre giovani dentro. Nel 1959, per esempio, a Barcellona muore Montserrat Grases Garcia, di appena diciassette anni, il cui Processo cognizionale per la causa di beatificazione avrà inizio nella stessa Barcellona tre anni dopo.
L\’11 ottobre 1962 ha inizio il Concilio Vaticano II che il Beato Josemaria seguirà con la sua preghiera, con la sua mortificazione e incoraggiando tutti i suoi figli a fare altrettanto. Incontra molti Padri conciliari che desiderano conoscerlo e tutti, dopo anni, ne ricordano la fede, la speranza, la fedeltà al Magistero e l\’amore incondizionato alla Chiesa.
In quegli anni inizia il pontificato di Paolo VI che fin dall\’arrivo di mons. Escrivà a Roma aveva avuto un atteggiamento di vivo incoraggiamento verso l\’Opera. E un periodo di consolidamento e contemporaneamente di espansione che il Beato Josemaria definirà come storia della misericordia divina. Il 21 novembre 1965, a Roma, lo stesso Paolo VI inaugurerà il centro ELIS, un centro di formazione professionale che fu affidato dalla Santa Sede all\’Opus Dei. L\’8 dicembre successivo, solennità dell\’Immacolata, si conclude il Concilio e il fondatore dell\’Opus Dei vede confermare ciò che lui ha sempre predicato.
Uno dei decreti del Concilio, il Presbyterorum ordinis, sancisce la possibilità che si creino delle Prelature personali che, come già si è detto, mettano in atto peculiari iniziative pastorali, e il "Motu proprio" Ecclesiae Sanctae, ne da l\’interpretazione autentica e lo rende esecutivo.
Dal 1970 la vita del Beato Josemaria è segnata, oltre che dal sempre intenso lavoro, da molti viaggi apostolici e da innumerevoli pellegrinaggi ai principali santuari mariani. Dal 14 maggio al 22 giugno 1970 è in Messico, dove trascorre ore di preghiera davanti alla Madonna di Guadalupe pregando per il bene della Chiesa. Questi viaggi sono anche l\’occasione per incontrare tutte le sue figlio e i suoi figli con i loro amici e conoscenti, in incontri che non perdono in intimità familiare pur essendo frequentati da migliaia di persone. Ogni viaggio è, insomma, una intensa catechesi.
Nel 1972 compie un lungo viaggio in Spagna e Portogallo. Incontra altre migliaia di persone e, rispondendo alle domande più varie, rispiega loro le verità fondamentali della dottrina cristiana, incoraggiando alla frequenza ai sacramenti, in particolare al sacramento della Riconciliazione, e a spendersi in un apostolato continuo ed efficace. Durante questi suoi viaggi sono tante le conversioni e tante le persone che si impegnano a vivere con più profondità la vita cristiana, incoraggiate dal suo zelo a rispondere di sì a Dio che chiama tutti alla santità.
In questi anni viene pubblicato Colloqui con Monsignor Escrivà che raccoglie varie interviste concesse a giornali e riviste: da allora ne sono state stampate più di trecentomila copie. Nel 1973 vede la luce una raccolta di sue omelie col titolo E\’ Gesù che passa, a cui seguirà qualche anno dopo, postumo, un secondo volume: Amici di Dio. Scritte in un linguaggio semplice e comprensibile da tutti, queste omelie ripropongono il messaggio del Beato Josemaria introducendo a un vero cammino di santità nella normalità, non poche volte eroica, di tutti i giorni; anche questi due libri hanno ormai raggiunto e superato la tiratura di trecentomila copie.
Nel 1974 compie un altro lungo ed estenuante viaggio in Brasile, Argentina, Cile, Perù, Ecuador e Venezuela; qui tornerà all\’inizio del 1975 per raggiungere anche i suoi figli del Guatemala.
Il 28 marzo 1975, venerdì santo, il Beato Josemaria celebra le nozze d\’oro sacerdotali nell\’intimità che caratterizzò tutta la sua vita, e verso la fine di maggio corona un suo grande desiderio, compiendo così anche il suo ultimo viaggio. La sua devozione per la Madonna di Torreciudad, a cui i genitori lo avevano portato all\’età di due anni per ringraziare della miracolosa guarigione, lo spinse a compiere un capolavoro d\’amore. Restaurata l\’antica statua della Madonna, il fondatore dell\’Opus Dei promosse la costruzione di un nuovo, grande santuario, che è oggi mèta di migliaia e migliaia di pellegrini ogni anno e che, con la Madonna del Pilar e Lourdes, costituisce la Ruta mariana.
Il 26 giugno, a mezzogiorno, dopo aver parlato in un incontro con le sue figlio di amore al Papa, alla Chiesa, alle anime, muore nella sua stanza di lavoro, a Roma, come aveva sempre desiderato morire: in silenzio, lavorando, e dopo aver rivolto l\’ultimo sguardo all\’immagine della Madonna di Guadalupe che presiedeva il suo studio.
Don Alvaro del Portillo gli impartisce l\’assoluzione e l\’Unzione degli infermi. Il suo corpo verrà poi sepolto, il giorno dopo, nella cripta della chiesa prelatizia di Santa Maria della Pace, presso la Sede Centrale dell\’Opus Dei, in viale Bruno Buozzi, 75, a Roma, e diverrà presto mèta di continue visite di persone provenienti da ogni parte del mondo.
Le circa seimila lettere postulatorie inviate alla Santa Sede da oltre cento Paesi, comprendenti quelle di 69 cardinali, 241 arcivescovi e 987 vescovi, nonché di 41 superiori generali di ordini e congregazioni religiose, oltre che di Capi di Stato e di governo, di ministri, etc., testimoniano la fama di santità di cui godeva il Beato Josemaria. Il 19 febbraio 1981 fu introdotta la causa di beatificazione. La fase istruttoria, durata sei anni e mezzo per 980 sessioni processuali complessive, si è svolta con due processi sulla vita e le virtù, uno a Roma, l\’altro a Madrid, iniziati entrambi nel maggio 1981. Le deposizioni dei due processi occupano 22 volumi per un totale di circa 11.000 pagine, mentre i documenti presentati dalla Postulazione ammontano ali volumi, mentre sono 5 i volumi di documenti utilizzati per la parte storico-biografica della Positio super vita et virtutibus. Gli scritti di mons. Escrivà, inoltre, costituiscono 71 volumi di 13.000 pagine. È interessante mettere in evidenza alcuni giudizi espressi dai Consultori Teologici sul rigore della Positio: "L\’apparato probativo di questa Causa è di tale ricchezza che di più non si potrebbe desiderare"; e poi: "La rigorosa e dettagliata documentazione di ogni minimo particolare non lascia nessuna zona d\’ombra, e l\’aver accolto qualche voce discorde conferisce solidità e credibilità all\’intera esposizione". La fase di studio del processo ha messo in risalto ancora maggiore la ricchezza della personalità e delle virtù del Beato Josemaria, per cui un Consultore ha così potuto affermare: "Questa causa ci pone di fronte ad una delle personalità di maggior spicco nella vita della Chiesa in questo secolo: basti pensare, oltre che alla sua opera di fondatore, all\’incidenza del suo messaggio spirituale". E un altro: "Un modello compiuto ed attraente della santità di cui ha più bisogno il mondo contemporaneo". Similmente si è espressa anche la Congregazione ordinaria dei Cardinali e dei Vescovi il 20 marzo 1990, e il Santo Padre Giovanni Paolo II, il 9 aprile successivo, ha promulgato il decreto sull\’eroicità delle virtù. Lo stesso decreto riconosce nella diffusione della devozione privata al servo di Dio, "un vero fenomeno di pietà popolare", dimostrato anche dalla raccolta di ottantamila relazioni firmate di grazie ricevute per mezzo dell\’intercessione di mons. Escrivà. Il 6 luglio 1991 ha avuto luogo la lettura del decreto sul miracolo che sancisce la conclusione del processo di beatificazione. Il miracolo si è verificato a un anno circa dalla morte del Beato Josemaria e corrisponde alla perfetta, repentina e durevole guarigione di Suor Concepción Boullón Rubio. La diagnosi della malattia è stata così definita dalla Consulta Medica della Congregazione delle Cause dei Santi: "Lipocalcinogranulomatosi tumorale con localizzazioni multiple dolenti e invalidanti, con volume massimo di un\’arancia a livello della spalla sinistra; stato cachettico in paziente con ulcera gastrica ed ernia iatale complicata da grave ipocromia". Suor Concepción ne guarì in modo scientificamente inspiegabile. Mons. Escrivà è proclamato Beato dal Santo Padre Giovanni Paolo II il 17 maggio 1992 con una solenne cerimonia in piazza San Pietro a Roma.
Se alla sua morte i sacerdoti incardinati all\’Opus Dei erano circa 1.200, oggi hanno superato i 1.500, mentre il numero dei membri ha superato le 75.000 unità. Dopo la morte del fondatore dell\’Opus Dei il lavoro apostolico ha proseguito ad espandersi con sempre maggiore impulso. Si sono aperti nuovi Centri nei paesi dell\’Est europeo, in Polonia, e in Cecoslovacchia; anche in Africa il lavoro ha raggiunto altri stati. In tutto il mondo le iniziative apostoliche che erano già ben radicate sono andate moltiplicandosi: sono innumerevoli le persone che ricevono formazione cristiana grazie alle iniziative promosse da membri dell\’Opera.
"Devi comunicare ad altri Amore di Dio e zelo per le anime, affinchè essi a loro volta accendano molti altri ancora che si trovano in una terza fila, e ciascuno di questi faccia altrettanto con i propri compagni di professione".
"Di quante calorie spirituali hai bisogno!"
"E che responsabilità grande se ti raffreddi! E – non lo voglio pensare – che orribile crimine se dovessi dare cattivo esempio!" (Cammino, n. 944).
Tutti coloro che hanno seguito il fondatore dell\’Opus Dei fin da quei primi anni trenta, sia che facessero parte dell\’Opera, sia che partecipassero più semplicemente alle attività di formazione spirituale, lo chiamavano Padre, e così avrebbero fatto quelli che vennero in seguito con lui e con il suo successore. Lui è stato ed è di fatto Padre per tutte le sue figlie per tutti i suoi figli, ma questa paternità spirituale si è estesa a milioni di persone sparse per il mondo che attraverso gli apostolati dell\’Opus Dei si sentono suoi figli.
E una spiegazione conclusiva della figura del Beato Escrivà e della sua paternità la fornisce padre Ambrogio Eszer, Relatore generale della Congregazione per le cause dei santi, colui che ha rappresentato la Santa Sede nella Causa di beatificazione di Escrivà: "Escrivà vive e trasmette a tutti i cristiani l\’esperienza dell\’incontro trasformante con Cristo. Non c\’è in lui nessun impaccio intellettuale, ne la preoccupazione di risolvere complicate questioni teologiche; c\’è invece l\’anelito pastorale di parlare a tutti, colti e semplici, ricchi e poveri, menti esimie o uomini poco istruiti, per consegnare a tutti il messaggio nuovo e antico. E il messaggio di Cristo, nel cui mistero salvifico ciascun battezzato si trova vitalmente inserito. "La vastità delle realizzazioni apostoliche promosse da Josemaria Escrivà nei cinque continenti, e la loro rispondenza alle esigenze di una pastorale in sintonia con le necessità dei tempi, possono far pensare che egli sia stato soprattutto un uomo d\’azione. Gli studi elaborati nell\’ambito della Causa di canonizzazione ci rivelano invece che la vera cifra della sua personalità sta nell\’interiorità, ove si tocca il mistero dell\’elezione divina, da cui la creatura è segnata fin nelle fibre più nascoste del proprio essere. Se una definizione si può dare di lui è quella del servo fedele:
fedeltà esemplare nella risposta quotidiana all\’intensa azione della grazia nella sua anima e, di conseguenza, nell\’adempimento del compito ricevuto. Solo lasciandosi internamente e interamente plasmare dall\’amore di Dio, egli poteva divenire l\’umile araldo del radicale messaggio di santità che costituisce il nucleo dell\’Opus Dei. Il carisma che lo guidò appare costitutivamente finalizzato all\’edificazione della Chiesa.
L\’esperienza unitiva personale vi ha il ruolo di sostrato necessario e di alimento nativo del magistero spirituale. La teologia ha analizzato quest\’esperienza, che va nota sotto il nome di "carisma del fondatore", e ha evidenziato che la sua immediata connotazione apostolica non si traduce solo nel valore di testimonianza o di esemplarità che arricchisce la sua vicenda interiore, ma in una paternità misteriosa e reale, canale attivo del fluire della grazia da Cristo alle sue membra".
Dai frutti si riconosce la pianta. I frutti del lavoro apostolico di mons. Escrivà sono sparsi per i cinque continenti e dureranno finché durerà il mondo perché sempre ci sarà qualche uomo o donna che lavora e che potrà trasformare il suo lavoro in lavoro di Dio, opera di Dio, Opus Dei.
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Sac. Guido Pettinati SSP,
I Santi canonizzati del giorno, vol. 6, Udine: ed. Segno, 1991, pp. 274-288
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