S. BONONIO DI LUCEDIO (1026)

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Nasce a Bologna nella seconda metà del X secolo. Parte per l'oriente per fare l'eremita. E a Il Cairo Bononio si dedica a opere di carità a sostegno delle popolazione, con cui costruisce anche alcune chiese. Contribuisce alla liberazione del vescovo di Vercelli, Pietro, fatto prigioniero dagli arabi dopo la sconfitta subita da Ottone II a Stilo. Ritornato in patria il vescovo nomina Bononio abate del monastero di Lucedio dove, forte della sua profonda spiritualità, il santo ripristina la disciplina dei religiosi e si adopera per aiutare la popolazione locale. Bononio muore il 30 agosto del 1026.

Questo santo abate nacque a Bologna verso la metà del secolo X. Ancora giovane entrò nel monastero benedettino di Santo Stefano. Attratto dalla vita eremitica, andò in Egitto e si stabilì presso Il Cairo. Con il favore dei grandi riuscì a restaurare diverse chiese cristiane e a fondare un monastero di osservanza benedettina. Fu grande quindi l'opera di evangelizzazione da lui svolta tra quelle popolazioni. Il suo nome divenne famoso anche in Alessandria grazie ad un miracolo da lui operato.
 Nel secolo X le coste dell'Italia meridionale languivano sotto la dominazione bizantina. Gli arabi ne approfittavano per fare delle scorrerie sulle rive. L'imperatore Ottone II, bramoso di risolvere una buona volta il problema del meridione, incorporandolo al regno italico, raccolse un forte esercito a Tarante e poi mosse contro l'emiro di Sicilia che, passato lo stretto di Messina, stazionava in Calabria. Nella battaglia di Stilo, presso Crotone (Catanzaro), gli italo-tedeschi furono disfatti (982). I soldati cristiani fatti prigionieri furono venduti schiavi sui mercati egiziani. Bononio si adoperò per assisterli. Usufruì anzi delle conoscenze che aveva nel paese per ottenere la liberazione di Pietro, vescovo di Vercelli, e dei suoi compagni venduti come lui sui mercati musulmani. Li accompagnò anzi fino a Gerusalemme e poi a Costantinopoli. Nel viaggio di ritorno si fermò sul Monte Sinai. Là gli giunse la notizia che Pietro lo aveva nominato abate di Lucedio di Trino, presso Vercelli.
 Bononio accettò l'incombenza di mala voglia. Un giorno fu costretto a fuggire dal convento, non sappiamo bene per quale motivo. Si recò in Toscana dove fondò un monastero. In seguito ritornò a Lucedio e vi morì il 30-8-1026, dopo una vita penitente e pia. Lo stesso anno il papa Giovanni XIX permise al vescovo di Vercelli di fare l'elevazione del suo corpo e di dedicargli un altare.
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 Sac. Guido Pettinati SSP,
 I Santi canonizzati del giorno, vol. 8, Udine: ed. Segno, 1991, pp. 360-361.
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