S. ANDREA UBERTO FOURNET (1752-1834)

Vite di Santi, Beati, Venerabili...

Nacque a Poitiers, nel villaggio di Saint-Pierre de Maillé nel 1752. Durante la rivoluzione francese, avendo rifiutato il giuramento scismatico, fu parecchie volte sul punto di essere messo a morte. Cacciato dalla Francia si rifugiò in Spagna ma, mentre la persecuzione infieriva ancora nella sua patria, ritornò in segreto e, tenendosi nascosto, riprese a celebrare i sacramenti per i fedeli. Finita la persecuzione contro la Chiesa, tornò alla sua parrocchia. dove, per provvedere all\’educazione cristiana delle fanciulle, anche delle più povere, fondò la congregazione delle Figlie della Croce, con Elisabetta Bichier.

Il fondatore delle Figlie della Croce dette Suore di S. Andrea nacque, penultimo di 10 fratelli, il 6-12-1752 a St.-Pierre de Maillé (Vienne, Francia) da Pietro Fournet, signore di Thoiré, il quale aveva 5 fratelli sacerdoti e due sorelle religiose. Andrea crebbe molto irrequieto per natura e parecchio dissipato. Si conserva ancora uno dei suoi libri con la scritta: "Questo libro appartiene ad Andrea Uberto Fournet, buon figliolo, che non vuole essere né prete, né frate".
I suoi genitori lo posero nel collegio di Chàtellerault, con mediocri risultati, perché la ricreazione gli piaceva più dello studio. A Poitiers seguì corsi superiori nel collegio dei Lazzaristi, ma non disdegnò di prendere parte alle feste mondane, all\’equitazione e di seguire la moda. Ad un tratto si era persino deciso di abbracciare la carriera militare, ma la madre ricondusse l\’indisciplinato figliuolo in famiglia. Fu una vera provvidenza che l\’abbia affidato alle cure dello zio, parroco di Haims. A contatto dell\’austero Giovanni Fournet, Andrea rinsavì. Nel 1774 entrò nel seminario di Poitiers e fu tra i migliori allievi. Due anni dopo fu ordinato sacerdote. Esercitò il ministero prima con lo zio, ad Haims, poi a St-Phèle de Maillé e, nel 1781, fu nominato curato di St-Pierre de Maillé.
Andrea s\’interessò subito delle sue pecorelle, pur conservando i gusti e le abitudini di gentiluomo. Il colpo di grazia gli venne da un mendico penetrato fin nella sua sala da pranzo per chiedergli l\’elemosina. Egli gli offrì un pezzo di pane scusandosi col dire che non aveva altro. "Come! Non avete altro? – borbottò il poveretto – Ma la vostra tavola è coperta d\’argento!". Andrea rimase folgorato da quelle parole. Vendette l\’argenteria e i mobili di famiglia a favore degli indigenti, e prese a cibarsi di pane e legumi, a prolungare le sue orazioni e a predicare in modo più semplice. Suo zio non gli aveva detto più volte: "Se continui a predicare così andrai all\’inferno"? I buoni frutti furono immediati. Un giorno il sacrestano gli disse infatti: "Oh! signor curato, da principio predicavate così bene che nessuno vi capiva. Ora tutti comprendono quello che dite".
Quando il 12-7-1790 l\’assemblea nazionale francese votò la costituzione civile del clero, P. Andrea non prestò il giuramento prescritto. Espulso dalla parrocchia, esercitò il ministero presso amici benché continuamente braccato dagli agenti della rivoluzione. Dio lo scampò più volte da certa morte finché, per ottemperare agli ordini del vescovo, nel 1792 si rifugiò in Spagna. A Los Arcos, piccola città di Navarra, trascorse cinque anni di esilio nella preghiera, nella penitenza e nella visita ai malati a domicilio e all\’ospedale.
Verso la fine del 1797 volle ritornare in patria benché la ghigliottina fosse sempre in funzione. In mancanza di chiesa celebrava i divini misteri in case private, nei fienili, nelle grotte o in mezzo ai boschi. C\’erano tante confessioni da ascoltare, battesimi da amministrare, matrimoni da benedire, bimbi da istruire, malati da curare e poveri da soccorrere! "Un giorno, mentre si scaldava davanti al camino della fattoria di Cottés, travestito da bifolco, fu sottratto ai gendarmi che lo ricercavano dalla massaia che gli somministrò un ceffone dicendo: "Su, fannullone, fa\’ posto a questi signori e va\’ a dar da bere alle tue bestie!".
Un\’altra volta, a La Puye, la padrona che l\’ospitava, lo fece coricare in un letto, poi gli buttò un lenzuolo in testa, accese un cero e si pose a pregare accanto a lui come se si trovasse alla presenza d\’un morto. Lo stratagemma riuscì. Iddio era con P. Andrea perché voleva che, con Elisabetta Bichier des Ages, fondasse una congregazione di suore. La santa accorreva difatti ad ascoltarlo nel granaio di Marsillys, titolo feudale di Renato Fournet, zio di P. Andrea, e centro della sua chiesa perseguitata.
Dopo il colpo di stato del 9-11-1799 perpetrato da Napoleone, il santo non esitò più a esercitare pubblicamente il suo ministero a Maillé. Il nuovo governo aveva assicurato alla Francia la libertà di culto, e nel 1801 aveva concluso un concordato con Pio VII. La predicazione fu la più cara occupazione di P. Andrea. Prima di salire il pulpito era solito prostrarsi tre volte per terra e battersi il petto. A chi l\’esortava a moderarsi a cagione della sua debolezza di stomaco rispondeva: "Che importa se muoio? Dio troverà altri petti migliori del mio". Nelle missioni che faceva nelle parrocchie circonvicine alla sua, coadiuvato da S. Elisabetta Bichier, trascorreva quasi tutta la giornata in confessionale. Al suo solo apparire sul pulpito, faceva una profonda impressione sui peccatori più ostinati. Per riposarsi del lavoro diurno passava buona parte della notte in preghiera. Alle due del mattino era sovente già in chiesa, prostrato col viso a terra e le braccia in croce.
Sebbene i risultati da lui ottenuti fossero considerevoli, il Fournet era ben lungi dall\’esserne soddisfatto. Pensando ai fanciulli che crescevano nell\’ignoranza religiosa, ai poveri e ai malati senza assistenza, con l\’aiuto di S. Elisabetta Bichier fondò nel 1807, nel castello di Molante, le Figlie della Croce. Il santo per cinque anni vi salì tre volte la settimana per celebrare la Messa, formare alla vita religiosa le aspiranti e sorvegliare il loro primo collegio, orfanotrofio e ospizio per i vecchi. Sotto la sua direzione conducevano una vita molto penitente. Infatti, digiunavano tre volte la settimana, dormivano sulla nuda terra, si nutrivano di pane di segala, non facevano uso né di carne né di vino. Ciononostante la nuova famiglia crebbe tanto che i due fondatori, nel 1820, decisero di trasferirla a La Puye, a otto chilometri da Maillé, in un antico monastero di religiose Fontevriste.
Il vescovo di Poitiers, Mons. de Bouillé, aveva accettato le dimissioni di P. Andrea da curato e gli aveva permesso di seguire la sua famiglia spirituale perché potesse confessarla e formarla alla cura dei malati e all\’educazione della gioventù. Gli ultimi quattordici anni di vita saranno impiegati da lui nella santificazione delle suore. Infatti, quasi ogni giorno faceva ad esse la lettura e la conferenza spirituale, predicava ritiri annuali e scriveva lettere di direzione ogni volta che si allontanava da casa madre per altre fondazioni. Nelle sue istruzioni trattava quasi sempre di Gesù al Calvario e di Maria ai piedi della croce, della necessità della vita inferiore e della comunione frequente. Ad una religiosa scrisse: "Il silenzio, l\’unione, l\’ordine, l\’edificazione devono regnare nella vostra casa… Non dimenticate l\’orazione, le letture, l\’esame; fate osservare la regola. Bisogna soprattutto insegnare a salvarsi; il resto non conta affatto". "La comunione, scrisse ad un\’altra, dev\’essere frequente. Senza la comunione voi diverreste tutta umana, sensuale, dissipata; non avreste zelo per l\’istruzione e la santificazione dei fanciulli".
Nelle anime che dirigeva cercava di trasfondere una viva fede col ricordo dei principali misteri del cristianesimo, e specialmente con la devozione alla SS. Trinità. La sua preghiera più familiare era il Gloria Patri. Gli fioriva sul labbro e sotto la penna ad ogni istante. Diceva sovente alle suore: "Quando abbassate gli occhi, pensate proprio al divino crocifisso che portate sul petto? Ad ogni respiro dovreste dire: Gloria al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo. Noi siamo sulla terra per glorificare la SS. Trinità". Quando alla sua presenza venivano riferite notizie del mondo o si parlava di cose indifferenti, ammoniva: "Lasciamo ad altri queste bagattelle; parliamo di Gesù Cristo e del cielo".
Le intense cure spirituali prodigate alle Figlio della Croce non impedivano al santo di visitare sovente il loro orfanotrofio, il collegio e l\’ospedale e persino di aiutare il parroco di Maillé, e i numerosi sacerdoti che si rivolgevano a lui per le confessioni, la direzione spirituale e il consiglio. Per provvedere alla scarsità del clero avviò al seminario, a sue spese, molti giovanetti. Sono oltre trentadue i sacerdoti che P. Andrea donò alla Chiesa e di cui fu maestro con l\’esortazione e la santità della vita. Durante il corso degli studi scrisse ad uno di loro: "Mentre gli altri vanno a giocare, tu va in chiesa. Invece di amare i begli abiti, le belle cotte, ama la povertà, la semplicità, l\’umiltà di nostro Signore Gesù. Invece di porre il tuo piacere nel mangiare, ponilo nella preghiera e nella comunione".
Egli stesso praticava fino all\’eroismo quanto insegnava agli altri. La sua preghiera giunse sovente all\’estasi. Più volte le Figlie della Croce lo videro sollevato alcuni palmi da terra. Almeno due volte moltiplicò il grano necessario alla comunità. Per ottenere grazie speciali per sé o per gli altri faceva ogni giorno la Via Crucis inginocchiato per terra, con le braccia in croce. La sua Messa durava non meno di quaranta minuti. Alle suore che se ne lamentavano rispondeva: "Bisogna che io preghi per tutte voi, figlie mie, e voi siete numerose!". Devotissimo del SS. Sacramento non cedeva a nessuno, nonostante l\’età avanzata, l\’onore di portarlo nelle processioni del Corpus Domini. Al pensiero della grandezza di Dio si riteneva un peccatore, indegno del sacerdozio. Quando notava tra le religiose insoliti segni di venerazione esclamava: "Vecchio sacrilego! Se i miei superiori mi conoscessero, da quanto tempo mi avrebbero interdetto!".
Fin che visse, il suo cibo fu simile a quello dei poveri ai quali donava senza misura quanto possedeva, fossero pure i pantaloni e la camicia. Quando non aveva più nulla, strappava le tende delle finestre per farne fazzoletti da naso per i miseri. Di notte dormiva sulla paglia e d\’inverno non voleva che la sua camera fosse riscaldata. Indossava una veste logora e rattoppata per espiare le ricercatezze di gioventù. D\’estate le mosche si posavano a nugoli su un suo occhio arrossato e lacrimante, ed egli ne sopportava la molestia per suffragare le anime del purgatorio. Non voleva che le suore si dessero ad aspre penitenze, ma egli faceva abbondante uso di cinture di ferro, di cilici e flagelli. Di quaresima consumava ordinariamente, in ginocchio, un solo pasto al giorno a pane e acqua.
Consunto da tante penitenze e fatiche morì il 13-5-1834 a La Puye dopo breve malattia. Gli furono chiusi gli occhi da S. Elisabetta Bichier, Nello stesso momento in cui spirò a Maillé una suora udì battere tre colpi distinti su una parete di legno mentre una voce diceva: "Me ne vado al cielo". Al momento dell\’inumazione le suore di Ancy-le-Franc scorsero per mezz\’ora, in aria, una croce luminosa simile a quella di S, Andrea, sormontata da una stella. Il Fournet fu beatificato il 16-5-1926 e canonizzato il 4-6-1933 da Pio XI. Il suo corpo è venerato nella cappella delle Figlie della Croce di La Puye (Vienne), Francia, accanto a quello di S. Giovanna Elisabetta Bichier des Ages.
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Sac. Guido Pettinati SSP,
I Santi canonizzati del giorno, vol. 5, Udine: ed. Segno, 1991, pp. 184-189.
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