Regolamento di vita. Del Ven. prof. Giuseppe Toniolo.

Vita cattolica: Matrimonio, laicato...

Avvicinandosi la data della beatificazione del professor Giuseppe Toniolo (cfr. http://www.oggitreviso.it/node/5033 ), totustuus.net ritiene utile iniziare a svolgere un’opera di contro-informazione su questa eminente figura di laico cattolico: Toniolo fu, infatti, oltre che padre esemplare, docente amoroso, campione nella lotta contro il socialismo e il modernismo – anche politico – un gigante della vita interiore.

Regolamento di vita
(Tratto da “Opera Omnia Di Giuseppe Toniolo”, Volume I, Città del Vaticano 1952, pagg. 16-23)

Nell\’ordine spirituale interiore
l. Le mie orazioni mattina e sera: colla lettura in famiglia (quando è opportuno e non tarda ora) di un libro spirituale per pochi minuti – la recita del rosario vivente. La terza parte del rosario intera, ogni sabato e ogni vigilia delle feste di Maria.
2. Ogni giorno (possibilmente) ascoltare la ss. messa. 3. Frequentare il più possibile la ss. comunione, anche più volte la settimana, giusta il consiglio del mio confessore. La confessione ogni settimana.
4. Ogni dì venti minuti al più (compresa la preparazione e il ringraziamento) di meditazione, quest\’ultima possibilmente dopo la comunione e prima di cominciare lo studio, affine di raccogliere i frutti della visita di Gesù e rinnovare i buoni propositi. Trascorsa però l\’ora consueta a tal fine, e toccata l\’ora delle ordinarie occupazioni, rinunziare alla meditazione, supplendo ad essa in quel dì, con più frequenti aspirazioni e giaculatorie.
5. In ogni settimana consacrare la comunione e le azioni della giornata in unione a qualche speciale mortificazione il mercoledì a s. Giuseppe, il venerdì al sacro Cuore di Gesù, il sabato alla Madonna.
6. Ogni mese un dì di riforma, e sarà una domenica di maggior raccoglimento e più frequenti preghiere, in cui si faccia le proprie devozioni (confessione e comunione) quasi in articulo mortis, rinnovando le proprie promesse di servire il Signore, come si ricominciasse la vita.
7. Ogni anno, possibilmente nella settimana santa, almeno tre giorni di esercizi o da solo, o meglio riunito con altri, giusta l\’avviso del confessore, avvertendo di variare e non prolungare soverchiamente gli atti di pietà, perché il fisico e quindi il morale non ne soffrano. In questa circostanza si rinnoveranno solennemente le promesse battesimali.
8. Comunione il più possibile alla presenza di Dio con grande umiltà e confidenza. L\’umiltà da esercitarsi verso Dio soprattutto coll\’obbedienza ai suoi divini voleri, pronta, generosa, cieca, lieta; verso se stessi colla diffidenza di sé e colla mortificazione (questa mortificazione da esercitarsi specialmente spiritualmente, col fare atti di negazione della propria volontà e col silenzio verso gli altri); verso il prossimo col nascondere e compatire i difetti e trattare con esso mitemente.
La confidenza in Dio, mediante la conservazione della serenità di spirito, anzi allegria, sempre e a qualunque costo; mediante il riprender lena immediatamente dopo essersi umiliato e aver brevemente ma fervorosamente pregato il Signore, in seguito a qualche caduta; mediante l\’operosità nell\’ordine interiore ed esteriore con ogni purezza d\’intenzione facendo a tal uopo la mattina e rinnovando fra il dì la consacrazione di tutto te al Signore.
9. Non angustiarmi se non posso fare maggiori pratiche; anzi non assumerne di nuove senza il permesso del confessore.

Nell\’ordine spirituale esteriore
1. Voglio dirigere le mie azioni all\’adempimento del dovere della carità verso il prossimo, secondo l\’ordine voluto dalla ragione e dalla religione. E quindi:
2. porgere a mia moglie tutti quei conforti, consigli, aiuti, esempi che meglio conferiscano al suo spirituale avanzamento, e al comune adempimento dei doveri di coniugi e di genitori. E nell\’adempimento di tale proposito dimostrare zelo, accoppiato a discrezione, a uniformità di carattere, mitezza di forme, giovialità, disinvoltura.
3. Occuparmi massimamente dell\’educazione morale­religiosa dei miei figli, nel tempo stesso che la riuscita degli stessi io affidi interamente al Cuore del mio Gesù, a cui commetto la mia famiglia, insieme a Maria e a s. Giuseppe.
4. Usare carità coll\’opera e coi consigli verso il prossimo, cominciando massimamente verso la mamma e sorella mia e avendo cura del loro benessere morale e religioso e dell\’educazione dei miei nipotini, quasi come fossero figli miei. Poi via via avere a cuore e assistere (senza offendere altri doveri preponderanti) gli altri miei parenti ed affini, senza rallentare nel proposito, qualunque fosse la corrispondenza o il risultato da parte loro.
5. Dopo di queste persone, aver massima sollecitudine dei miei discepoli, trattandoli come sacro deposito, come amici del mio cuore, da dirigere nelle vie del Signore. Non lasciarmi guidare nelle mie azioni o nel mio contegno verso di loro da alcun motivo di amor proprio, ma solo dalla carità e dalla gloria di Dio.
6. Amare e servire la Chiesa, operando nei modi che ci vengono dal sommo pontefice massimamente indicati. E a tal fine: ogni domenica dedicarmi alquanto allo studio del catechismo, e poi di studi filosofici giusta la dottrina tomistica. Della fede e della legge cristiana cattolica fare poi professione aperta ed intera. E perciò delle questioni meno conformi o peggio opposte a quei doveri, serbare un serio e non equivoco silenzio, evitare di promuoverle, e quando mi trovassi impigliato o comunque fosse necessario ed utile l\’esporre il proprio pensiero, farlo decisamente, senza reticenze, e prendendo piuttosto il tratto innanzi che rimanere sulla difesa. E ciò coi parenti, cogli affini, cogli amici, coi superiori stessi. Poi aiutare il movimento cattolico in quelle forme e in quel grado che nella mia posizione sarà possibile ed utile, giusta l\’avviso del mio confessore. Intanto coadiuvare la buona stampa, coll\’acquisto e diffusione di giornali sacri, e scrivere talora qualche articolo, dedicandovi la domenica o qualche giorno eccezionale di vacanza.

Nell\’ordine dei miei studi
I. Voglio colla grazia del Signore sacrificare in essi i miei gusti, la mia curiosità, le mie idee, per non cercare e adempiere in essi che la volontà del mio Signore, e dirigere tutte le mie fatiche al bene dell\’anima mia e degli altri ed alla gloria del Signore.
2. Mi dedicherò pertanto in particolare alla preparazione dei miei corsi generali di economia; a tutto il resto (e agli stessi studi speciali economici) in via secondaria, in quanto sia soddisfatto a quelli.
In essi avrò riguardo come raccomanda il pontefice, massimamente ai primi principi filosofici, e questi farò di illustrare temperatamente con fatti storico-statistici e attinenti ad altre scienze, e con una erudizione bibliografica.
3. Subordinatamente attenderò a quegli studi economici speciali che il maggior bene dell\’istruzione, il consiglio del confessore, e le circostanze di fatto, mi addimostreranno come conformi alla volontà e alla gloria di Dio.
4. Fatta questa scelta mi concentrerò in questi temi, rinunziando a tutto il resto, non divagando, correndo diritto e speditamente al fine.
5. Riguardo al modo. Userò temperanza nella scelta delle fonti: alcune ottime e principali, da studiarsi a fondo. Se me ne venissero prescritte molte, prima le primarie, poi le secondarie, da consultarsi in via completiva. Senza trascurare i particolari, raccolti sobriamente ma con esattezza, avere in vista soprattutto la sintesi. In ogni modo, pur prefiggendomi tale moderazione, non angustiarmi per la paura del far troppo, per poi finire col far poco o nulla.
6. Anzi in questo riguardo (come in quello della vita spirituale) operare senza angustia, ma fare molto, fare sempre, continuamente, senza guardare indietro o troppo innanzi, fare coraggiosamente, purificando cotale operosità colle intenzioni suddette, e con quella speciale che tale occupazione non interrotta sia un mezzo di guarigione delle malattie dell\’anima mia.
7. E studiare con semplicità di intelletto e di cuore alla presenza di Dio, sperando in lui che è fonte di ogni scienza, e sopra del crocifisso in tutte le difficoltà e gravità del compito, assai più che contare sopra i propri sforzi e la scienza dei libri.
8. Premettere al cominciare dello studio una preghiera al Signore e a Maria, sede della sapienza, e a s. Tommaso d\’Aquino, perché la mia mente non sia tratta ad accogliere alcunché di contrario alla fede e alla dottrina morale cristiana, le intenzioni rimangano rettificate, l\’orgoglio non si gonfi.
Così al finire un ringraziamento, umiliandomi vieppiù davanti al buon profitto e al felice successo, rassegnandomi e umiliandomi, senza però scoraggirmi dinanzi all\’insuccesso, e attribuendo tutta la gloria al Signore.
9. Dei miei studi compiuti e da compiersi serbare il maggior possibile silenzio. Delle cognizioni apprese fare la minor pompa possibile.
10. In tutto questo lavoro mentale serbare la maggiore serenità di spirito e il maggior ordine possibile ad imitazione di s. Tommaso d\’Aquino.

Nell\’ordine della vita fisica
I. Avuto riguardo al nesso che (in me particolarmente per la debolezza del mio organismo) intercede fra il benessere fisico e quello spirituale, mi propongo di usare attenzione, non soverchia e angustiosa, ma ragionevole e accurata al mio stesso regime corporale.
2. E in particolare: di evitare sforzi fisici e mentali straordinari (senza una necessità), affinché non ne consegua una reazione eccessiva, ricercando il profitto degli studi più che da una eccezionale intensità o prolungazione, dall\’ordine e continuità.
3. Non prolungare soverchiamente alcuna occupazione, comprese le stesse preci. Piuttosto interrompere brevemente, variare e ripigliare le diverse specie di lavori.
4. Dedicare al sonno almeno ore sette o sette e mezzo la notte, riposare alquanto dopo la colazione e il pranzo. Anticipare il riposo la sera ed essere poi mattiniero.
5. Del cibo fare uso regolarmente, piuttosto poco e spesso; altrettanto per le bevande. Del resto non mangiare fuor di metodo, evitare le ghiottonerie, le ricercatezze e nel modo del mangiare mantenere tutte le forme della sobrietà. In ogni caso però non pensare né prima, né poi se mai abbia fallito in qualche guisa a questo programma, tenendo fisso invece di voler all\’atto pratico (e senza preoccupazione) trarre dal cibo il miglior sostentamento pel mio benessere fisico connesso coll\’adempimento del dovere.
6. Ogni dì, tre ore almeno fra passeggio e distrazione, specialmente la sera. Ogni quindici giorni circa, una passeggiata e distrazione particolare. In generale mantenermi lieto e scherzoso.
7. L\’estate evitare lavori di studio intenso. L\’autunno dedicare quindici giorni continuati all\’assoluto riposo dallo studio, occupandoli il più possibile in passeggiate, distrazioni, conversazioni, lavori di mano e letture gradevoli all\’intelletto e allo spirito. Oltre a ciò qualche altro dì di parziale sospensione di studi secondo le circostanze.
8. Formarmi perciò sia per la vita ordinaria, che per le distrazioni autunnali (ma in ispecie per la prima) un programma e corrispondente orario. E poi essere fedelissimo nell\’eseguirlo (salvo impedimenti non apparentemente, ma assolutamente necessari, nei quali io mi comporterò con rassegnazione e serenità), senza riguardi sociali o familiari, senza soverchia accondiscendenza al mio gusto o disgusto, alla buona o mala voglia, ai piccoli incomodi dello spirito e del fisico.
9. Ogni dì prima di rimettermi alle occupazioni ordinarie esaminarmi insieme ai progressi o difetti spirituali del dì anteriore, ancora dell\’adempimento più o meno esatto del programma ed orario, e rinnovare il proponimento, coll\’aiuto di Dio.

In generale
Nell\’adempiere i miei doveri sia dell\’ordine spirituale interiore ed esteriore, sia del mio stato, sia della stessa mia vita fisica, debbo e voglio seguire queste norme generali:
I. diffidare di continuo di me e rimetterne l\’esatto adempimento al Signore, dedicando la mia vita e le mie operazioni ogni mattina e ripetutamente fra il giorno al sacro Cuore di Gesù, a Maria immacolata, a s. Giuseppe.
2. Seguire la norma age quod agis, raccogliendomi interamente nell\’ordine di operazioni che di volta in volta eseguisco.
Rimoverò pertanto tutto ciò che attenua codesto concentramento di facoltà: le agitazioni di spirito, le angustie, i dubbi. In mezzo a queste, pregherò brevemente ma fervorosamente Iddio, senza guardare di fronte a quelli incitamenti alla distrazione, mi offrirò al Signore con tutti i miei pensieri ed affetti, dispostissimo a fare la sua volontà, li disprezzerò e riprenderò il lavoro.
3. Sarò pronto nel deliberare, pronto, lesto, fervente nell\’eseguire, correndo diritto allo scopo, senza ritornare indietro, senza pentimenti, ripetizioni di atti.
4. Oh! Il Signore dee essere servito con grande zelo, con grande coraggio, con perseveranza, con fiducia e con letizia; ma prima nell\’adempimento dei doveri ordinari e comuni (secondo del proprio stato) il più compiuto ed esatto; e poi, soltanto poi, in tutto il resto dietro il giudizio e giusta l\’ordine consigliato dal confessore.