MARTIRIO

Teologia: fondamentale, ascetica...

"Cardinale Pietro Parente; Mons. Antonio Piolanti; Mons. Salvatore Garofalo: Voci selezionate dal Dizionario di Teologia Dogmatica". MARTIRIO (gr. da = testimone): è la testimonianza che un fedele rende a Cristo e alla sua dottrina affrontando volontariamente la morte o almeno le sofferenze inflittegli appunto in odio a Cristo e alla sua religione.

 Questo concetto è già nell'Evangelo: Gesù medesimo profeticamente esorta i suoi discepoli ad essere testimoni della sua vita e delle sue parole (Giov. 15,27; Lc. 24,26) Anzi Egli predice fino al dettaglio la loro sorte: saranno scacciati dalla Sinagoga. traditi dai consanguinei, accusati e tradotti davanti a re e governatori. messi a morte per il suo nome (Mt. 10,17 e 24; Lc. 21.12). Gli Apostoli protestano in faccia al mondo di essere i martiri, i testimoni di Cristo e affrontano sereni la morte (Atti Ap. 2,32; 1.a Petr. 5, 1).
  Il martirio degli Apostoli e di quelli più immediatamente vicini a loro è un cruento suggello della realtà storica dell'Evangelo, come fatto, e della verità come dottrina di Nostro Signore. Quei Martiri attestano col sangue ciò che hanno visto e ciò che hanno udito e che credono. Più morale che storico invece è il valore del martirio di quelli morti nei secoli successivi, perché hanno creduto.
  Il Martirio, nel suo complesso, costituisce un motivo apologetico per la verità della fede cristiana. Il nome sacro di Martire non compete se non a chi rende testimonianza alla verità divina, che è soltanto in Cristo e nella sua Chiesa: questa generosa testimonianza di Sangue fondata sulla fede, è tale, secondo la dottrina cristiana, da sostituire il Battesimo e da rendere l'anima del Martire degna dell'ingresso immediato in Paradiso. La Chiesa prega i Martiri, ma non ha mai permesso che si pregasse per loro.
  Fuori della Chiesa non c'è vero e proprio martirio: un eretico in buona fede, che muore per Cristo, forse può mettersi tra i Martiri; ma non è Martire un eretico contumace che muore per la sua setta, perché la sua non è testimonianza della verità divina ma di dottrina umana.