Le “quinte colonne” della secolarizzazione (II)

Apologetica

di Jean Ousset. (Traduzione a cura di totustuus.it del Cap. IV (La Revolución. Su Quinta columna) del volume “Para que El reine” (Affinché Egli regni), Speiro, Madrid 1972, pp. 191-237.) [Infiltrazione, non attacco frontale – II parte] Anche il comunismo si è dedicato a questo lavoro di disgregazione interna. 

Perché il comunismo non avrebbe dovuto dedicarsi a questo lavoro di disgregazione interna? Tanto più che tali modi d’agire derivano direttamente da quel che si può chiamare lo spirito dell’azione marxista.
Jean Daujat lo ha detto molto bene: dato che è un ateismo pratico e non dottrinale «il marxismo farà propaganda anti religiosa solo nel caso in cui questa sia utile all’azione rivoluzionaria». Orbene, «la vera azione anti religiosa del marxismo non consiste assolutamente nell’abbattere la religione dal di fuori con una propaganda ad essa contraria: consiste nel sopprimere la religione da dentro, svuotando negli uomini di ogni vita religiosa e da ogni concezione religiosa, prendendoli e trascinandoli interamente nell’azione materialista. Vi saranno dunque molti casi in cui, per trascinare i cristiani in questa azione puramente materialista e con ciò svuotarli dall’interno di tutto il loro cristianesimo, bisognerà “tendere loro la mano” e offrire loro collaborazione» (J. Daujat, Conoscere il comunismo, tra i libri scaricabili gratuitamente dal Portale www.totustuus.it ).

«Non conviene – dice Galperine – presentarci alla gioventù cristiana con argomenti di lotta anti religiosa; ciò sarebbe un grave errore psicologico. Tuttavia è facile trascinarla dietro ad altro: la lotta per il pane quotidiano, la libertà, la pace, la società ideale … Nella misura in cui attrarremo i giovani cristiani in queste lotte, con obiettivi precisi, li strapperemo alla Chiesa» . In effetti, un metodo simile era già raccomandato dall’Alta Vendita, quando diceva: «Non si deve combattere (la religione) con frasi, perché equivarrebbe a farle propaganda, ma bisognerebbe ucciderla con i fatti».
Non dobbiamo dunque meravigliarci di quanto si può leggere, ad esempio, su Le Monde del 1-2 novembre del 1953, sotto il titolo «Due spie stanno per essere giudicate a Lucerna»: «Due svizzeri , Xavier Schieper (cinquantasei anni) e Rudolf Roessler (quarantatre anni), fermati nel marzo del 1953 per aver trasmesso informazioni militari alla Cecoslovacchia … compariranno lunedì 2 novembre davanti al tribunale di Lucerna … Uno degli accusati era già stato incarcerato nel 1944 per aver operato a favore di una rete di spionaggio sovietica durante la guerra. L’altro è membro del partito comunista svizzero e rappresentava a Praga l’istituzione cattolica Caritas».
E’ una tattica dimostrata chiaramente nel documento Li Wei Han, edito nel 1959 dalle «Stampe di lingua straniera di Pechino», ad uso della sezione latino-americana del Dipartimento di Relazioni del Partito Comunista Cinese (testo diffuso dal DUD, in vendita nel CLC, Rue des Renades 49, Parigi). Un documento che, con le sue stesse parole, definisce «La linea d’azione da seguire contro la Chiesa … linea d’azione che consiste nell’istruire, educare, persuadere, convincere e, un po’ alla volta, risvegliare e sviluppare completamente la coscienza politica dei cattolici per ottenere la loro partecipazione nei circolo di studio e nelle attività politiche. Dobbiamo intraprendere la lotta dialettica in seno alla religione per mezzo di attivisti (militanti comunisti). Sostituiremo progressivamente l’elemento religioso con l’elemento marxista; trasformeremo gradualmente la falsa coscienza in vera, in modo che i cattolici eventualmente giungano a distruggere di propria iniziativa e autonomamente le immagini divine che essi stessi hanno creato. Questa è la nostra linea d’azione nella lotta per la vittoria contro la Chiesa Cattolica Controrivoluzionaria».
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Questi sono alcuni esempi tra i tanti, scelti da epoche diverse dell’era rivoluzionaria per meglio evidenziare la costanza e continuità dell’operazione di infiltrazione.
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Del resto c’è una frase, nel Vangelo, alla fine del dialogo tra Nostro Signore e Pilato, sulla quale ci siamo fermati in un capitolo precedente: « Tu non avresti nessun potere su di me, se non ti fosse stato dato dall\’alto. Per questo chi mi ha consegnato nelle tue mani ha una colpa più grande» (Gv. 19, 11).
Più colpevole, dunque, è il Sinedrio; son più colpevoli gli scribi, i dottori della legge, i principi dei sacerdoti, dato che furono costoro i quali consegnarono, effettivamente, il Signore al potere politico. In questo c’è un grande mistero.
Certamente, Gesù fu consegnato al potere civile nel momento preciso della storia dai rappresentanti di un potere spirituale deviato: ma il fatto è che Gesù, nella Chiesa,Gesù, pietra angolare di tutto l’ordine cristiano, continua, nel corso dei secoli, ad essere consegnato nello stesso modo alla persecuzione di Cesari diversi, attraverso il tradimento spirituale, intellettuale, di un certo reparto di scribi, pretesi dottori della legge, chierici passati all’eresia.
Infatti, son sempre gli eresiarchi che hanno consegnato Gesù alle persecuzioni dei vari Pilato. E’ sempre a seguito delle eresie che la società cristiana è stata più perturbata, la Chiesa perseguitata, la regalità sociale di Gesù Cristo negata. In quasi tutte le circostanze è l’eresia che apre la marcia, fornendo all’orgoglio o all’ambizione del potere politico la parte di dottrina utile a dare una parvenza di ragionevolezza ai suoi attacchi contro la Chiesa. D’altra parte, l’eresia in quanto tale, risulta essere sempre una disgregazione interna, un tradimento di Gesù da parte di qualcuno dei suoi. Sardà non ebbe timore di scrivere: «E’ storicamente certo che le eresie iniziate senza chierici a loro servizio in nessun secolo han destato preoccupazione, né sono cresciute. Il chierico apostata è il primo fattore che il diavolo cerca per questa sua opera di ribellione. Egli deve presentarla in qualche modo autorizzata agli occhi degli incauti e, perciò, nulla niente gli è più utile della referenza di qualche ministro della Chiesa» (El liberalismo es pecado, p. 19).
Sarebbe facile mostrare l’ordine sociale cristiano smantellato dal previo tradimento di un certo numero di rappresentanti delle autorità intellettuali o spirituali: da Novaziano ad Ario, da Lutero a Giansenio, vale a dire dai principi barbari ai signori tedeschi sollevati dalla voce del monaco ribelle, senza dimenticare il giuseppinismo.
Fu un tradimento di alcuni chierici proprio nel momento in cui avevano quasi il monopolio del pensiero. Successivo tradimento fu quello di un maggior numero di laici, quando, sotto l’impulso della “filosofia separata”, la vita intellettuale del mondo non ha smesso di staccarsi ogni giorno di più dall’insegnamento della Chiesa.
E’ una lezione sia del Vangelo che della storia.
E’ stato per il tradimento dei maestri del pensiero che Gesù fu consegnato ai suoi nemici. E’ quasi sempre un piccolo gruppo di falsi dottori, scriba e intellettuali pervertiti che ispira al poter politico gli argomenti da impugnare perché il Signore venga crocifisso.
Quando regna la Verità, quando l’autentica dottrina della Chiesa resta chiaramente conosciuta e fedelmente diffusa, come potrà lo Stato inquietarsi di fronte ad un’unanimità intellettuale che, lungi dal minacciarlo, favorirà la sua opera, aumenterà il suo potere e porrà una sorta di aureola alla sua autorità?
Tuttavia, non appena il sofisma e l’errore giungono a rompere l’unità del pensiero cristiano, lo Stato non tarderà nel cedere alla tentazione di teorie ingannevoli che tendono, come quasi tutte le eresie, a separare, quando non ad opporre, il naturale e il soprannaturale, il potere civile e quello spirituale …