Le “quinte colonne” della secolarizzazione (I)

Apologetica

di Jean Ousset. (Traduzione a cura di totustuus.it del Cap. IV (La Revolución. Su Quinta columna) del volume “Para que El reine” (Affinché Egli regni), Speiro, Madrid 1972, pp. 191-237.) [Infiltrazione, non attacco frontale] Esaminando il processo rivoluzionario è necessario mettere in guardia dall’azione di una sua “quinta colonna”, tanto più temibile in quanto i suoi adepti continuano a chiamarsi cattolici.

[Infiltrazione, non attacco frontale]
Dopo l’azione delle “truppe regolari” della Rivoluzione, è necessario mettere in guardia dall’azione di una sua “quinta colonna”.
In altre parole, dopo l’azione di quanti operano come nemici dichiarati dell’ordine cristiano, non bisogna dimenticare quanti si comportano come agenti del nemico, tanto più temibili in quanto continuano a chiamarsi cattolici.
La Chiesa sarà esposta a germi interni dello spirito d’eresia fino alla consumazione dei secoli e l’esperienza dimostra che in ogni guerra una quinta colonna supera in efficacia gli armamenti più terribili.
Essendosi formato un tumore nello schieramento cattolico, le forze si dividono, le energie che dovrebbero essere utilizzate totalmente nella lotta contro il nemico esteriore si indeboliscono nelle discussioni tra fratelli.
Se, per evitare tali discussioni, i moderati fanno cessare l’opposizione, il trionfo dell’inferno sarà ancora maggiore. Infatti potrà piantare il suo stendardo all’interno stesso della Città di Dio e sviluppare le sue conquiste.
Se in una determinata epoca l’inferno smettesse di svolgere un’azione così fruttuosa, il diavolo avrebbe cessato di esistere.
Su questo punto, una totale unanimità delle fonti impone che ci dichiariamo d’accordo: quanto la Chiesa ha denunciato è effettivamente confessato, annunciato e raccomandato da parte della Rivoluzione.

Vediamo in primo luogo, da parte cattolica, l’osservazione del Card. Saliege (Conférence aux retraits ecclésiastiques, 1953): «Tutto si svolge come se vi fosse un’azione orchestrata da certa stampa, più o meno periodica, da certe riunioni più o meno segrete, che tendono a preparare, in seno al cattolicesimo, un movimento di benvenuto al comunismo. Esistono dei capi che istigano e conoscono bene il loro obiettivo e dei gregari che li seguono incoscientemente”.
Anche Monsignor Fulton Sheen, vescovo ausiliare di New York, in un discorso pronunciato a Santa Susanna in Roma denunciò come, nel 1936, i comunisti americani ricevessero istruzioni segrete per infiltrarsi «nel seno delle comunità religiose per distruggerle dall’interno. Fu lanciato un appello perché entrassero negli Ordini religiosi e a studiare nei seminari, anche a prezzo di grandi sacrifici; lo stesso monsignore dichiarò anche che un agente rivoluzionario aveva tentato di insediarsi nel suo stesso ufficio» (Cfr. L’ancre des jeunes, n° 9, Rue de Verneuil 49, Paris VIII).
«Secondo Radio Vaticana, si può leggere da giornali che esiste una sezione specializzata del Kominform la quale attualmente inonda l’Europa occidentale di falsi sacerdoti incaricati di seminare la discordia tra i cattolici in esilio provenienti dall’Europa orientale. Muniti di falsi passaporti e ancor più falsi curriculum vitae, precisa Radio Vaticana, questi falsi sacerdoti hanno imparato a dir Messa e sono in grado di sostenere discussioni teologiche di alto livello, essendo stati formati con un’intensa preparazione in centri specializzati costituiti a questo scopo in Unione Sovietica. Attualmente il numero di questi sacerdoti presenti in Occidente sarebbe di un migliaio» (Citato in Paternité).
Alla luce di queste diverse dichiarazioni, ci si spaventa un po’ meno della defezione del Padre gesuita Tondi, docente della Pontificia Università Gregoriana di Roma, il quale, in due giornali rivoluzionari, L’Unità e Paese sera, dichiarò di aver aderito al comunismo da molto tempo. Solo a seguito delle sue dichiarazione si scoprì che aveva avuto frequenti contatti con Togliatti (1).
Diamo ora spazio alle confessioni dei rivoluzionari.
Dal 1720, il deista inglese Toland, nel suo Pantheisticon, scriveva che «molti membri delle solidarietà socratiche si ritrovano a Parigi, altri a Vienna, in tutte le città olandesi, principalmente ad Amsterdam e, persino, alla corte di Roma».
«Minare sordamente e senza rumore l’edificio – scriverà più tardi Federico II a Voltaire (Lettera del 29-7-1775) – è costringerlo a cadere da se medesimo».
«La Rivoluzione nella Chiesa è la Rivoluzione permanente»,
proclamerà Piccolo Tigre, membro dell’Alta Vendita italiana, che pertanto è l’autore della formula che verrà usata da Trotsky centodieci anni dopo per esprimere il suo ideale marxista di Rivoluzione. Si sa molto bene che l’Alta Vendita, nella lotta contro al Chiesa di Roma, si specializzò nel tentare di abbatterla dal di dentro. «L’Italia è piena di confraternite religiose e di penitenti di diversi colori – diceva Piccolo Tigre –; non abbiate timore d’introdurre qualcuno dei nostri in quei greggi pieni di stupida devozione: che i nostri studino con attenzione le persone di tali confraternite e vedrete che, a poco a poco, non mancherà il raccolto … Riunite i vostri gruppi, anche quelli ignoranti, in un posto o in un altro, persino nelle cappelle o sacrestie, ponetele sotto la guida di un sacerdote virtuoso, accreditato, ma credulone e facile da ingannare; infiltrate il veleno nei cuori scelti, infiltratelo a piccole dosi e poi, come per caso, lasciate alla riflessione il resto; vi spaventerete del vostro successo» (Lettera di Piccolo Tigre ai membri della Vendita di Torino del 18-1-1822, citata da Crétineau-Joly, L\’ Eglise romaine en face de la Revolution, T. II, p. 120).
Le consegne dell’Istruzione permanente della Vendita Suprema invitavano persino a puntare più in alto. «Il nostro obiettivo finale – si può leggere in essa – è quello di Voltaire e della Rivoluzione francese: l’annientamento definitivo del cristianesimo e anche dell’idea cristiana. Il Papa, chiunque sia, non entrerà mai nelle società segrete; alle società segrete spetta fare il primo passo verso la chiesa, al fine di vincere entrambi. Il lavoro che andiamo ad iniziare non è cosa di un giorno, di un mese o di un anno: può durare molti anni, forse un secolo, ma nelle nostre fila il soldato cade ma la lotta continua.
Noi non cerchiamo di guadagnare i papi alla nostra causa, farli neofiti dei nostri principi, propagandisti delle nostre idee. Ciò sarebbe un sogno ridicolo … Quel che dobbiamo chiedere, dobbiamo cercare e sperare, come gli ebrei aspettano il Messia, è un Papa secondo i nostri bisogni. Alessandro VI, pur con tutti i suoi crimini, non ci sarebbe convenuto, perché non errò mai in materia religiosa: un Clemente XIV, al contrario, sarebbe il nostro uomo dalle testa ai piedi …
Non dubitiamo di giungere a questa suprema conclusione dei nostri sforzi, ma quando? E come?
Orbene, per assicurarci un Papa con le caratteristiche richieste, è innanzi tutto necessario preparargli una generazione degna del sogno cui aneliamo. Mettete da parte la vecchiaia e l’età matura e rivolgetevi alla gioventù e, se possibile, all’infanzia. Non usate mai con essa parole d’empietà o d’impurità. Dovete presentarvi con tutte le apparenze dell’uomo grave e morale. Quando la vostra reputazione sarà sicura nei collegi, nelle scuole, nelle università e nei seminari; una volte che avrete ottenuto la fiducia dei professori e degli studenti fate in modo che, principalmente coloro che si arruolano nella milizia clericale, cerchino la vostra conversazione. In pochi anni questo giovane clero, avrà occupato posti di responsabilità: governerà, amministrerà, giudicherà, farà parte del consiglio del re … Che il clero marci sotto il vostro stendardo credendo sempre di stare sotto la bandiera dei Capi Apostolici. Volete far sparire le ultime vestigia dei tiranni e degli oppressori: tendete le vostre reti come Simone Barjona
[Vale a dire, Simone, figlio di Giovanni: San Pietro]; tendetele nel fondo delle sacrestie, dei seminari e dei conventi invece che in fondo al mare: se opererete senza precipitazione, noi vi assicuriamo una pesca più miracolosa della sua. Il pescatore di pesci riuscì ad essere pescatore di uomini; voi porterete amici attorno alla Cattedra apostolica. Voi avrete predicato una rivoluzione con tiara e cappa pluviale, marciando con la croce e la bandiera; una rivoluzione che non avrà bisogno d’altro che di un piccolissimo fiammifero per accendere il fuoco nei punti cardinali del mondo».
«Solo il cattolicesimo – scriveva Charles Dollfus alla contessa d’Agoult – può divorare il cattolicesimo; una volta schiacciata la testa, i membri si disperderanno … ; il mostro si smembrerà per divorare se stesso. Dobbiamo saper attendere e non cantar vittoria prima del tempo: essa arriverà … » (lettera dell’11-8-1875, citata da Jacques Viet in Daniel Stern: Lettres républicaines du Second Empire. Documents inédites; Edit. Du Cedre, rue Mazarine 13, Parigi).
Si trovano molte tracce di questa speranza in un’azione occulta che giunga ad ottenere di cambiare lo spirito della Chiesa dall’interno; sono in migliaia di scritti del XIX secolo. Un pastore protestante di Ginevra, il professor Bouvier, lo spiegava chiaramente nel gennaio 1870 ne La Chiesa libera, giornale “riformato” di Nizza: «Nella nostra lotta contro il cattolicesimo, interviene il cattolicesimo liberale, che è armato sia dell’antichità delle dottrine che dello spirito nuovo … , solo il cattolicesimo liberale può realizzare l’opera della Riforma, l’edificazione viva nell’ambiente in cui il cristianesimo è nato. Quando il puro vangelo è portato alle masse cattoliche da mani protestanti viene, per ciò stesso, compromesso: è sospetto. Il cattolicesimo liberale ha la possibilità di trovare un miglior modo d’accesso e di penetrare talvolta più velocemente e più direttamente al cuore stesso del vaticano».
Si vede: è sempre la stessa idea; è il sogno di tutti coloro che ignorano su quali profonde basi poggia la Santa Chiesa. Tuttavia, è un sogno la cui cornice appare in certe lettere di Gambetta dell’epoca in cui fu eletto Leone XIII (2): un’illusione che più tardi susciterà il sarcasmo di Anatole France e del rinnegato Charbonnel (3).
L’intenzione di distruggere la Chiesa dall’interno non sarà mai abbandonata. La celebre rivista massonica L’Acacia, nel suo numero del marzo 1908 a pagina 235, lo dichiara in un modo tanto manifesto quanto insperato: «Quando il periodico La Croix avrà ottenuto il monopolio indiscusso nell’orientamento dei cattolici, perché non impossessarcene comprandone le azioni con l’aiuto degli ebrei, dei protestanti e del Governo? Cancelleremo allora tutta la sua redazione clericale per sostituirla con un’altra di liberi pensatori che all’inizio conserveranno il tono della casa per poi cambiarlo poco a poco. Fare evolvere un giornale senza che i lettori se ne accorgano, come un produttore di cioccolata cambia il suo cacao, è la cosa più semplice».
Di fatto, sembra che simili concezioni non siano sempre state platoniche, come dimostra un celebre affare di La France Catolique, riferito da Copin-Albancelli (La conjuration contre le monde chrétien, p. 169, Vitte-Lion), nel quale si apprese di un sacerdote che pubblicò un giornale con tale titolo grazie ai soldi fornitigli dal Presidente del Consiglio Clemenceau. «Qual’era l’obiettivo di costui? Ingannare i cattolici, cercare di impadronirsi della direzione delle loro idee politiche creando, attraverso la questione dei Cultuelles, una corrente che aveva a capo, in apparenza, gli uomini più onorabili, i cattolici più qualificati, gli accademici, ma un vice presidente de L’Action Liberale. In realtà, le dichiarazioni del sacerdote Toiton davanti al tribunale, hanno provato che questo movimento era organizzato e diretto non dal capo della Chiesa, come si voleva far credere, ma da un potere occulto che operava – in quel caso e, come abbiamo visto, in altre circostanze – attraverso influenze individuali accuratamente dissimulate».
«Non ve lo perdete! – diceva Clemenceau nell’inviare i primi diecimila franchi al sacerdote Toiton –, sarà un episodio pittoresco!». Conclude Copin-Albancelli: «L’episodio non si verificò, ma abbiamo al suo posto qualcosa che vale di più: la visione, in sintesi, di tutta l’azione massonica e del procedimento-tipo delle forze occulte».

Note
1) Tra tutte le denunce di questa manovra occulta, non ce ne è una più commovente di quella di monsignor Thibault, vescovo di Montpellier, che fu sia agente che vittima. Napoleone III gli aveva strappato la promessa di lavorare per la rinascita dello scisma gallicano. E’ noto che egli, pentito da questa acquiescenza criminale, corse immediatamente a confessare la sua debolezza e il suo pentimento ai piedi del Cardinal Morlot, arcivescovo di Parigi, morendo un minuto dopo la sua confessione.
Nel febbraio del 1894, tale don Andrés Gòmez Somorrostro fece nella Cattedrale di Segovia la sua abiura solenne della massoneria. Presidente per trenta anni della loggia di tale città, fu contemporaneamente arciprete e confessore della Regina Isabel.
Mistero d’iniquità, che già Pio IX e San Pio X – soprattutto quest’ultimo – denunciarono al tempo della crisi modernista. Cfr. Pascendi, paragrafo n. 2: «… i fautori dell\’errore già non sono ormai da ricercarsi fra i nemici dichiarati; ma, ciò che dà somma pena e timore, si celano nel seno stesso della Chiesa, tanto più perniciosi quanto meno sono in vista …»; e paragrafo 82: «E così continuano il lor cammino, continuano benché ripresi e condannati, celando un\’incredibile audacia col velo di un\’apparente umiltà. Piegano fintamente il capo: ma la mano e la mente proseguono con più ardimento il loro lavoro. E così essi operano scientemente e volentemente; sì perché è loro regola che l\’autorità debba essere spinta, non rovesciata; si perché hanno bisogno di non uscire dalla cerchia della Chiesa per poter cangiare a poco a poco la coscienza collettiva».

2) Cfr. Le coeur de Gambetta, p. 244. Lettres a M.lle Léonie Léon, del 20-2-1878: «Oggi sarà un grande giorno. La pace giunta da Berlino e forse la conciliazione con il Vaticano. E’ stato eletto il nuovo Papa. Questi è l’elegante e raffinato cardinale Pecci, vescovo di Perugia, cui Pio IX aveva tentato di strappare la tiara nominandolo camerlengo. Questo italiano, più diplomatico che sacerdote, è passato attraverso tutti gli intrighi dei gesuiti e dei chierici più esotici. E’ Papa, e che abbia preso il nome di Leone XIII mi sembra il migliore augurio. Saluto questo avvenimento pieno di promesse. Non romperà apertamente con le tradizioni e le dichiarazioni dei suoi predecessori, ma la sua condotta, i suoi atti, le sue relazioni varranno più dei discorsi e, se non muore troppo presto, possiamo sperare in un matrimonio di convenienza con la Chiesa». Due mesi dopo, Gambettà scriveva di nuovo: «Devo riconoscenza infinita al nuovo Papa per il nome che ha osato prendere: è un sacro opportunista. Potremo noi trattare con lui? Chi lo sa? come dicono gli italiani». Bisogna notare che queste lettere sono dello stesso anno del famoso discorso di Romans, nel quale Gambettà dichiarava guerra al clericalismo.

3) «La disillusione è giunta molteplice e crudele. Leone XIII ha condannato il neocattolicesimo. Leone XIII ha condannato il Congresso delle religioni. Leone XIII ha condannato la Democrazia cristiana (il sacerdote Daens in Belgio) e ridotta l’altra (quella del sacerdote Garnier) a nulla più che una “tartuferia” di democrazia. Leone XIII ha condannato senza riserve l’americanismo. Leone XIII, “papa liberale”, è il sovrano Pontefice degli anatemi. Mai nessun altro Papa ha lanciato tanti anatemi nella sua vita».