La dottrina sociale della chiesa nella formazione sacerdotale (7)

Morale: contraccezione, dissenso...

CONGREGAZIONE PER L’EDUCAZIONE CATTOLICA, Documento In questi ultimi decenni. Orientamenti per lo studio e l’insegnamento della dottrina sociale della chiesa nella formazione sacerdotale, 30 dicembre 1988: OR 28.6.1989, inserto tabloid.
VI. LA FORMAZIONE Finalità del documento. 1. LA FORMAZIONE DEI PROFESSORI. Formazione teologica, scientifica e pastorale. Funzione delle scienze sociali. Formazione permanente. Esperienza pastorale. 2. LA FORMAZIONE DEGLI ALUNNI. Istruzione pastorale. Corso di dottrina sociale. Fondamento filosofico-teologico. Il messaggio autentico e integrale di Cristo. Le prime esperienze pastorali. Compito del sacerdote riguardo ai laici. Conclusione.

VI. LA FORMAZIONE

Finalità del documento
66. Gli orientamenti dati nell’esposizione precedente sono destinati a coloro che hanno il compito e la responsabilità della formazione dei candidati al sacerdozio e degli studenti dei vari istituti teologici. Essi sono stati preparati nell’intento di facilitare e di stimolare l’opera formativa nel campo della dottrina sociale; non v’è pertanto alcun dubbio che i docenti sapranno trarne profitto per una buona impostazione dei contenuti e dei metodi dell’insegnamento. Lo scopo del documento è infatti quello di mettere in evidenza i punti che nello studio di questa disciplina sono fondamentali e quindi indispensabili per una solida formazione teologica e pastorale dei futuri sacerdoti.
Si ritiene pertanto opportuno dedicare il presente capitolo ad indicazioni concrete che promuovano la preparazione specifica dei professori e strutturino meglio la formazione degli alunni.

1. LA FORMAZIONE DEI PROFESSORI
 
Formazione teologica, scientifica e pastorale
 67. Non è necessario insistere sul tatto che la buona accoglienza della dottrina sociale della chiesa da parte degli studenti dipende in grande misura dalla competenza e dal metodo di insegnamento dei professori. L’acquisizione di queste qualità richiede da parte loro una grande preparazione, che non può essere garantita solo da qualche corso di dottrina sociale fatto nell’ambito degli studi filosofici e teologici.
Per questo, i vescovi e i superiori dei centri di formazione ecclesiastica hanno la grave responsabilità d’inviare qualche allievo, capace e interessato, alle facoltà di scienze sociali e ad altri istituti superiori affini, approvati dall’autorità ecclesiastica, per poter così disporre di docenti dotati di una formazione scientifica adeguata.
La chiesa desidera che tali docenti, cui viene affidata la formazione del clero, siano scelti tra i migliori e posseggano una solida dottrina e una conveniente esperienza pastorale, unite ad una buona formazione spirituale e pedagogica. (143).
Si deve inoltre tenere presente che per insegnare la dottrina sociale non basta la pura conoscenza dei relativi documenti del magistero. È necessario che i professori posseggano un’ampia e profonda formazione teologica, siano competenti nella morale sociale e conoscano almeno gli elementi fondamentali delle scienze sociali moderne. Inoltre, occorre promuovere la loro stretta collaborazione con i professori di morale, di dogmatica e di pastorale per garantire la coerenza, l’unità, la solidità dell’insegnamento e alla fine, permettere agli alunni di avere una visione sintetica della teologia e della pastorale. Bisogna altresì cercare che la formazione dottrinale e la formazione pastorale siano strettamente congiunte a quella spirituale. (144).

Funzione delle scienze sociali
68. Come è già stato accennato sopra (nn. 10 e 50), la dottrina sociale della chiesa non può fare a meno delle scienze sociali, se vuole mantenersi a contatto con la vita della società ed incidere effettivamente sulla realtà pastorale. Per questa ragione si raccomanda vivamente ai professori di dottrina sociale di interessarsi della buona riuscita della preparazione pastorale dei candidati al sacerdozio, tenendo presente che nell’insegnamento non possono limitarsi “semplicemente a ricordare princìpi generali”, ma che devono preoccuparsi di svilupparli “mediante una riflessione maturata al contatto con le situazioni mutevoli nel mondo, sotto l’impulso del Vangelo come fonte di rinnovamento”. (145) Ne consegue che è loro compito iniziare gli alunni anche all’uso dei mezzi che offrono le scienze umane, secondo le norme della chiesa. (146)
Le scienze umane, infatti, sono uno strumento importante per valutare le situazioni che cambiano e stabilire un dialogo con il mondo e con gli uomini d’ogni opinione. (147) Esse offrono all’insegnamento sociale il contesto empirico, nel quale i princìpi fondamentali possono e debbono essere applicati; mettono a disposizione un abbondante materiale d’analisi per la valutazione e il giudizio circa le situazioni e le strutture sociali; aiutano a orientarsi nelle scelte concrete da fare. Senza dubbio, nello studio e nell’interesse per le scienze sociali, si dovrà evitare il pericolo di cadere nei tranelli delle ideologie che manipolano l’interpretazione dei dati, o nel positivismo che sopravvaluta i dati empirici a scapito della comprensione globale dell’uomo e del mondo.

Formazione permanente
69. E un fatto evidente che la realtà sociale e le scienze che la interpretano sono soggette ad un continuo e rapido cambiamento. Per questa ragione, è particolarmente necessaria la formazione permanente dei professori, che garantisca il loro continuo aggiornamento. La mancanza di uno stretto contatto con le nuove problematiche e i nuovi orientamenti a livello nazionale, internazionale e mondiale, come pure con i nuovi sviluppi della dottrina sociale della chiesa, può privare d’interesse e di capacità formativa il loro insegnamento.

Esperienza pastorale
70. Perché i professori possano insegnare la dottrina sociale non come una teoria astratta, ma come una disciplina orientata all’azione concreta, sarà loro utilissima l’esperienza pastorale diretta. Sarà un’esperienza diversificata secondo i luoghi, le situazioni, le capacità e le propensioni di ciascuno, ma scelta ed impostata sempre in maniera tale da favorire la concretezza, la validità e l’incisività dell’insegnamento.

2. LA FORMAZIONE DEGLI ALUNNI
 
Istruzione pastorale
71. Nello spirito del concilio Vaticano II e del Codice di diritto canonico, l’idoneità al ministero pastorale dei candidati al presbiterato si raggiunge mediante una formazione integrale, che sia attenta a far crescere tutti gli aspetti della personalità sacerdotale: umani, spirituali, teologici e pastorali. Analogo discorso si può fare per la preparazione dei laici all’apostolato.
A questo proposito, si deve ricordare che pur essendo vero che tutta la formazione ha una finalità pastorale, tuttavia è necessario prevedere per tutti un’istruzione specificamente pastorale, (148) che tenga conto anche della dottrina sociale della chiesa.
72. Nell’ambito di questa formazione, che senza dubbio richiede e include, come si è detto, una preparazione teologica adeguata per l’annuncio della Parola secondo le esigenze delle persone, dei luoghi e dei tempi e per il dialogo della chiesa con il mondo, occorre suscitare negli alunni l’interesse e la sensibilità per la dottrina e la pastorale sociale della chiesa. In questo senso il codice parla della necessità di educare i futuri presbiteri al “dialogo con le persone” e di sensibilizzarli ai “compiti sociali” che spettano alla chiesa. (149)

Corso di dottrina sociale
73. Quanto allo spazio da riservare alla dottrina sociale all’interno del programma degli studi nei centri di formazione ecclesiastica, appare chiaro che, in conformità a quanto si è detto, non basta trattarne in alcune lezioni facoltative nei corsi di filosofia e di teologia, ma che è indispensabile programmare dei corsi obbligatori e a sé stanti per questa disciplina.
Quale sia il momento più opportuno per questo studio, dipende dall’ordinamento scolastico dei diversi centri e istituti di formazione. Forse può essere utile collocare i corsi durante tutto l’arco della formazione degli alunni. Questa soluzione assicurerebbe la necessaria continuità e gradualità dell’apprendimento, e permetterebbe di comprendere meglio le nozioni di filosofia sociale e di teologia presenti nei vari documenti. In ogni caso è indispensabile che durante la formazione sia garantita la conoscenza delle grandi encicliche sociali.
Queste devono essere materia di corsi speciali e rappresentare una lettura obbligatoria per gli studenti. Il loro accostamento dovrà tener conto del contesto socio-culturale nel quale furono scritte, dei presupposti teologici e filosofici su cui si basano, della loro relazione con le scienze sociali e del loro significato per l’attuale situazione. Inoltre, in connessione con i documenti della chiesa universale, si dovranno studiare anche le problematiche sociali delle chiese particolari e locali.

Fondamento filosofico-teologico
74. Oltre alla sensibilizzazione pastorale per i problemi sociali, è necessario offrire agli alunni un solido fondamento fìlosofico-teologico sui princìpi della dottrina sociale e sulle sue relazioni interdisciplinari. Questo fondamento è di particolare importanza nell’attuale situazione di “dialogo con il mondo”, che la chiesa vive mettendo in pratica gli orientamenti del concilio Vaticano II. Infatti sia i sacerdoti sia i laici impegnati nell’apostolato sociale sono frequentemente interpellati da ideologie radicali e totalitarie, tanto collettivistiche che individualistiche, da tendenze secolarizzanti, quando non addirittura da un secolarismo estraneo allo spirito cristiano.

Il messaggio autentico e integrale di Cristo
 75. Come già è stato detto, la formazione teologico-pastorale e spirituale di tutti quelli che vogliono dedicarsi all’azione sociale comporta la sensibilizzazione ai diversi problemi della società, la consuetudine a valutare con i criteri della dottrina della chiesa le situazioni, le strutture e i sistemi economici, sociali e politici. Comporta, inoltre, una specifica preparazione per poter operare adeguatamente ai vari livelli e nei differenti settori dell’attività umana.
Ma al di sopra di tutto, tale formazione richiede che laici e candidati al presbiterato prendano coscienza di dover, con la loro opera, rendere testimonianza di Cristo in mezzo al mondo. In particolare, i vescovi e i sacerdoti sono chiamati a predicare il messaggio di Cristo, in modo tale che tutta l’attività temporale degli uomini rimanga permeata della luce del Vangelo. (150). Senza dubbio, il contributo essenziale della chiesa nel campo sociale è sempre l’annuncio integrale del Vangelo; annuncio che peraltro riserva grande attenzione ai problemi sociali. L’interpretazione e l’applicazione del Vangelo alla realtà sociale dell’uomo d’oggi è dunque essenziale nella formazione teologica e interdisciplinare degli alunni e ha un valore determinante per l’efficacia della pastorale. In questa formazione la testimonianza della vita, la predicazione e l’azione non si possono separare, poiché stanno unite nella persona stessa di Gesù, nel Vangelo e nella tradizione della chiesa.

Le prime esperienze pastorali
76. Durante il periodo della formazione, si consiglia di avviare gli studenti ad esperienze di carattere pastorale e sociale, che li mettano a contatto diretto con i problemi studiati, come si sta già facendo in alcuni paesi con risultati positivi. In questa formazione molto importa che gli alunni siano pienamente consapevoli del ruolo specificamente sacerdotale nell’azione sociale, sottolineato specialmente in questi ultimi tempi in varie occasioni dal magistero sia della chiesa universale che delle chiese particolari. Molto consigliati sono le visite e i dialoghi degli studenti, accompagnati dai professori, con il mondo del lavoro – imprenditori, operai, sindacati -, con le organizzazioni sociali e con i settori emarginati.

Compito del sacerdote riguardo ai laici
77. Fa parte della formazione alla pastorale sociale istruire gli alunni sul compito e sul metodo da seguire per far prendere ai laici una coscienza sempre più viva della loro missione e della loro responsabilità nel campo sociale. In questa prospettiva, il compito del sacerdote è di aiutare i laici a prendere coscienza del loro dovere, di formarli sia spiritualmente che dottrinalmente, di accompagnarli nell’azione sociale, di partecipare alle loro fatiche e alle loro sofferenze, di riconoscere l’importante funzione che hanno le loro organizzazioni tanto sul piano apostolico che su quello dell’impegno sociale, di dar loro la testimonianza di una profonda sensibilità sociale. L’efficacia del messaggio cristiano dipende pure, oltre che dall’azione dello Spirito santo, dallo stile di vita e dalla testimonianza pastorale del sacerdote che, servendo evangelicamente gli uomini, rivela il volto autentico della chiesa. (151)

Conclusione
78. Infine, la Congregazione per l’educazione cattolica, affidando il presente documento agli ecc.mi vescovi e ai vari istituti di studi teologici, sì augura che esso possa offrire loro un valido aiuto e un sicuro orientamento per l’insegnamento della dottrina sociale della chiesa. Tale insegnamento, se impartito correttamente, saprà senz’altro infondere nuovo slancio apostolico ai futuri presbiteri e agli altri operatori pastorali, indicando loro la strada sicura per un’azione pastorale efficace. In considerazione delle molteplici necessità spirituali e materiali dell’odierna società, segnalate in tante occasioni dal sommo pontefice Giovanni Paolo II, non v’è da desiderare altro che ogni candidato al sacerdozio diventi messaggero illuminato e responsabile di questa moderna espressione della predicazione evangelica, che è l’unica in grado di proporre efficaci rimedi ai mali della nostra epoca e di contribuire così alla salvezza del mondo.
Sarà compito degli ecc.mi vescovi e dei responsabili degli istituti di formazione sacerdotale provvedere con tutti i mezzi affinché questi “Orientamenti”, debitamente illustrati ed integrati nei programmi formativi, possano produrre quel rinvigorimento della preparazione dottrinale e pastorale, che è oggi dovunque atteso e risponde ai nostri comuni desideri.

Roma, dal palazzo della congregazione, il 30 dicembre 1988.

WILLIAM card. BAUM, prefetto
+ JOSÉ SARAIVA MARTINS
arciv. tit. di Tuburnica, segretario

143   OT 5: EV 1/782.
144  OT 8: EV 1/788.
145  OA 42; EV 4/766; OT 20;
146  GS 62: EV 1/1532; EV 1/815,
147 GS 43: EV 1/1458; EV 1/814.
148  CIC can. 255; EV 8C/255,
149 CIC can. 256: EV 8C/256.
150  GS 43: EV 1/1458.
151  GS 43: EV 1/145S.