La dottrina sociale della chiesa nella formazione sacerdotale (5)

Morale: contraccezione, dissenso...

CONGREGAZIONE PER L’EDUCAZIONE CATTOLICA, Documento In questi ultimi decenni. Orientamenti per lo studio e l’insegnamento della dottrina sociale della chiesa nella formazione sacerdotale, 30 dicembre 1988: OR 28.6.1989, inserto tabloid.
2. VALORI FONDAMENTALI La via sicura. La “sapienza” nell’impegno sociale. Valori per lo sviluppo. IV. CRITERI DI GIUDIZIO. Conoscenza della realtà. Capacità di giudicare obiettivamente. Esempi di giudizi. Pericolo dell’influsso ideologico. Discernimento delle scelte. Compiti sociali delle chiese particolari. Nuovi giudizi in nuove situazioni.

2. VALORI FONDAMENTALI
 
La via sicura
 43. I princìpi di riflessione della dottrina sociale della chiesa, in quanto leggi che regolano la vita sociale, non sono indipendenti dal riconoscimento reale dei valori fondamentali inerenti alla dignità della persona umana. Questi valori sono principalmente: la verità, la libertà, la giustizia, la solidarietà, la pace e la carità o amore cristiano. Vivere questi valori è la Via sicura non solo per il perfezionamento personale, ma anche per attuare un autentico umanesimo e una nuova convivenza sociale. Ad essi, dunque, bisogna riferirsi per operare le riforme sostanziali delle strutture economiche, politiche, culturali e tecnologiche e i necessari cambiamenti nelle istituzioni.

Verso un rinnovamento della società44. L’importanza vitale di questi valori spiega perché la chiesa li abbia sempre proposti con tanta insistenza come veri fondamenti di una nuova società più degna dell’uomo. Pur riconoscendo l’autonomia delle realtà terrene, (97) la chiesa, però, sa che le leggi scoperte ed impiegate dall’uomo nella vita sociale non garantiscono da sé, quasi meccanicamente, il bene di tutti. Esse infatti devono essere applicate sotto la guida dei valori che derivano dalla concezione della dignità della persona umana. (98) Tutti questi valori manifestano la priorità dell’etica sulla tecnica, il primato della persona sulle cose, la superiorità dello spirito sulla materia. (99)

La “sapienza” nell’impegno sociale
 45. I valori però entrano frequentemente in conflitto con le situazioni in cui sono negati apertamente o indirettamente. In tali casi, l’uomo si trova nella difficoltà di onorarli tutti in modo coerente e simultaneo. Per questa ragione diventa ancor più necessario il discernimento cristiano delle scelte da fare nelle diverse circostanze, alla luce dei valori fondamentali del cristianesimo. Questo è il modo di praticare l’autentica “sapienza” che la chiesa richiede nell’impegno sociale ai cristiani e a tutti gli uomini di buona volontà. (100)

Valori per lo sviluppo
46. Tenendo conto della grande complessità della società umana contemporanea e della necessità di promuovere determinati valori come fondamento di una nuova società, la chiesa è chiamata ad intensificare il processo di educazione con la finalità di far comprendere non solo agli individui, ma anche all’opinione pubblica, almeno nei paesi dove la sua presenza è ammessa e la sua azione permessa, la necessità vitale di difendere e di promuovere i valori fondamentali della persona umana, senza dei quali non si potrà avere un vero sviluppo umano ed integrale di ogni società.
Per questo non sarà possibile porre le basi dell’autentico sviluppo umano, richiesto dalla chiesa nel suo più recente magistero sociale, senza una permanente riaffermazione della dignità umana e delle sue esigenze etiche e trascendenti; senza un’etica di responsabilità e di solidarietà tra i popoli (101) e di giustizia sociale; senza una revisione del senso del lavoro, (102) che comporta una sua ridistribuzione più equa.

IV. CRITERI DI GIUDIZIO           

Conoscenza della realtà
47. La dottrina sociale della chiesa ha lo scopo di comunicare un sapere non solo teorico, ma anche pratico e orientativo dell’azione pastorale. Ecco perché essa, oltre ai principi permanenti di riflessione, offre anche dei criteri di giudizio sulle situazioni, le strutture, le istituzioni che organizzano la vita economica, sociale, politica, culturale, tecnologica e sugli stessi sistemi sociali (103). A questo proposito, non vi è dubbio che il pronunciarsi circa le condizioni di vita più umane o meno urna ne delle persone, circa il valore etico delle strutture e dei sistemi sociali, economia, politici e culturali, in rapporto alle esigenze della giustizia sociale, fa parte della missione evangelizzatrice della chiesa.
Per poter dare in modo corretto il suo giudizio a tale riguardo, la chiesa ha bisogno di conoscere le situazioni storielle locali, nazionali e internazionali, e l’identità culturale di ogni comunità e popolo. Anche se qui essa s’avvale di tutti i mezzi forniti dalle scienze, rimane tuttavia fermo che il suo riferimento principale all’approccio della realtà sociale sono sempre i summenzionati valori fondamentali, che forniscono ben precise “norme di giudizio” per il discernimento cristiano. Queste, che si trovano incluse, secondo le dichiarazioni ufficiali, nella dottrina sociale, sono irrinunciabili, e devono essere pertanto fatte conoscere ed apprezzare nell’insegnamento impartito nei seminali e nelle facoltà teologiche.

Capacità di giudicare obiettivamente
48. Il diritto-dovere della chiesa di emettere giudizi morali richiede la capacità di tutti gli operatori pastorali, ecclesiastici e laici, di giudicare oggettivamente le diverse situazioni e strutture e i diversi sistemi economico-sociali. Già la conoscenza dei problemi sociali e la loro interpretazione etica alla luce del messaggio evangelico, come viene espresso nella dottrina sociale della chiesa, offrono orientamenti per questo giudizio, da cui devono essere guidati i comportamenti e le scelte cristiane. Però il passaggio dal dottrinale al pratico suppone mediazioni di natura culturale, sociale, economica e politica, per le quali sono competenti particolarmente, anche se non esclusivamente, i laici, ai quali spetta di sviluppare le attività temporali di propria iniziativa e sotto la propria responsabilità.

Esempi di giudizi
49. Di fatto l’esame dei documenti fa rilevare che la dottrina sociale della chiesa contiene numerosi giudizi sulle situazioni concrete, le strutture, i sistemi sociali e le ideologie. Si possono citare alcuni casi a modo di esempio: la Rerum novarum parla delle cause del malessere degli operai, riferendosi al “giogo” imposto ad essi da “un piccolissimo numero di straricchi”; (104) la Quadragesimo anno giudica che lo stato della società umana del tempo è tale da favorire violenza e lotte;(105) il concilio Vaticano II, descrivendo gli squilibri del mondo moderno, termina con l’affermazione che essi conducono a sfiducie, conflitti e disgrazie dirette contro l’uomo; (106) la Populorum progressio non dubita di denunciare come ingiuste le relazioni tra i paesi sviluppati e quelli in via di sviluppo; (107) la Laborem exercens dice che anche oggi diversi sistemi ideologici sono causa di flagranti ingiustizie; (108) la Sollicitudo rei socialis critica la divisione del mondo in due blocchi (est-ovest) e le conseguenze negative che ne derivano per le nazioni in via di sviluppo. (109)
È ovvio che la formulazione di giudizi morali su situazioni, strutture e sistemi sociali non riveste lo stesso grado di autorità che è proprio del magistero della chiesa quando si pronuncia in merito ai principi fondamentali. Tuttavia, tra i vari giudizi, quelli riguardanti le prevaricazioni contro la dignità umana hanno grande autorità, perché legati a princìpi e valori fondati sulla stessa legge divina.

Pericolo dell’influsso ideologico
50. Ai fini di un dialogo più realistico con gli uomini, di una giusta apertura alle differenti circostanze della convivenza sociale e di una conoscenza oggettiva delle situazioni, delle strutture e dei sistemi, la chiesa, quando emette un giudizio, può avvalersi di tutti “gli aiuti che possono offrire le scienze”, (110) per esempio dei dati empirici criticamente avvalorati, sapendo bene tuttavia che non è suo compito analizzare scientificamente la realtà e le possibili conseguenze dei cambiamenti sociali. (111) Ciò vale sia per la chiesa universale come per le chiese particolari.                                              
Un criterio importante per l’uso dei mezzi che offrono le scienze sociali è il ricordare che l’analisi sociologica non sempre offre un’elaborazione oggettiva dei dati e dei fatti, in quanto essa, già in partenza può trovarsi soggetta ad una determinata visione ideologica e ad una ben precisa strategia politica, come si verifica nell’analisi marxista. Com’è noto, il magistero non ha mancato di pronunciarsi ufficialmente circa il pericolo che da questo tipo di analisi può venire per la fede cristiana e per la vita della chiesa. (112).
Questo pericolo dell’influsso ideologico sull’analisi sociologica esiste anche nell’ideologia liberale che ispira il sistema capitalistico; in esso i dati empirici sono spesso sottomessi per principio a una visione individualistica del rapporto economico-sociale, in contrasto con la concezione cristiana. (113).
Non si può certo rinchiudere il destino dell’uomo tra questi due progetti storici contrapposti, perché ciò sarebbe contrario alla libertà e alla creatività dell’uomo. E infatti la storia degli uomini, dei popoli e delle comunità si è rivelata sempre ricca e articolata e i progetti dei modelli sociali sono stati sempre molteplici nelle diverse epoche. A questo proposito, è importante precisare che molte variazioni del principio del liberismo economico, come sono rappresentate dai partiti cristiano-democratici o socialdemocratici, possono essere considerate non più come espressione di “liberalismo” in senso stretto, ma come nuove alternative di organizzazione sociale.

Discernimento delle scelte
51. Speciale attenzione merita il dialogo della chiesa con i movimenti storici che hanno cercato di superare il dilemma acuto esistente tra il capitalismo e il socialismo. Tuttavia, la chiesa, con il suo insegnamento sociale, non pretende di incoraggiare un sistema socio-economico e politico alternativo, né formulare un suo progetto ben definito di società, in quanto questo compito spetta ai gruppi e alle comunità a cui sono assegnati ruoli sociali e politici. In essi comunque i cristiani sono chiamati ad esercitare un discernimento permanente. Inoltre il dialogo e l’eventuale impegno dei cristiani nei movimenti “che sono nati da diverse ideologie ma che, d’altra parte, sono differenti da esse”, dovranno sempre svolgersi con l’attenzione e con il discernimento critico dovuti, e sempre con il riferimento al giudizio morale pronunciato dal magistero della chiesa. (114).
La missione salvifica della chiesa scaturita dagli insegnamenti, dalla testimonianza e dalla vita stessa di Gesù Cristo, il salvatore, implica due scelte ineludibili: una per l’uomo secondo il Vangelo e l’altra per l’immagine evangelica della società. Senza ipotizzare una “terza via” (115) di fronte all’“utopia liberale” e all’“utopia socialista”, i credenti devono optare sempre per un modello umanizzante delle relazioni socio-economiche, che sia conforme alla scala dei valori menzionata più sopra. In questa prospettiva, i pilastri di ogni modello veramente umano, cioè conforme alla dignità della persona, sono la verità, la libertà, la giustizia, l’amore, la responsabilità, la solidarietà e la pace. La realizzazione di questi valori nelle strutture della società comporta il primato dell’uomo sulle cose, la priorità del lavoro sul capitale, il superamento dell’antinomia lavoro-capitale. (116).
Queste scelte in se stesse non sono politiche, però toccano la sfera politica, e particolarmente il rapporto chiesa-politica; non sono neppure socio-economiche, ma interessano anche questa dimensione nel rapporto uomo-società e chiesa-società. Così è chiaro che non si può fare a meno del giudizio etico della chiesa circa i fondamenti del sistema sociale che si vuole costruire, e circa i progetti e i programmi concreti della convivenza, in cui deve confluire anche l’immagine dell’uomo e della società offerta dal Vangelo.

Compiti sociali delle chiese particolari
52. Le chiese particolari sono, nei rispettivi territori, centri di pensiero, di riflessione morale e di azione pastorale anche nel campo sociale. Esse infatti non possono prescindere dalle particolari problematiche locali, che richiedono opportuni adattamenti, come dimostrano numerose lettere dei vescovi e delle conferenze episcopali. Per valutare però giustamente le situazioni e le realtà socio-economiche, politiche e culturali nelle quali si trovano, come anche per contribuire efficacemente al loro progresso e, se è necessario, alla loro trasformazione, molto importa che esse attingano i princìpi ed i criteri di giudizio dalle fonti dell’insegnamento sociale che sono validi per la chiesa universale. (117)

Nuovi giudizi in nuove situazioni
53. Può darsi che il cambiamento delle situazioni postuli la modifica di un precedente giudizio, espresso in una situazione diversa. Ciò spiega perché realmente nella dottrina sociale della chiesa si abbiano oggi giudizi differenti da quelli di un tempo, pur nella continuità di una linea imposta dai princìpi. Ad ogni modo, è evidente che un giudizio maturo sulle nuove situazioni, sui nuovi modelli della società e sui nuovi programmi, non dipende solo dalla dottrina sociale, ma anche dalla formazione filosofico-teologica, dal senso politico e dal discernimento delle mutazioni del mondo. Tutto ciò richiede preparazione remota e prossima, studio e riflessione, come viene raccomandato in questi “Orientamenti”.

97  GS 36: EV 1/1431.
98  PT: EV 2/3.
99 RH 16: EV 6/1219ss.
100  PT: EV 2/16s; GIOVANNI PAOLO II, Lett. Enc. Dives in misericordia (30.11.1980). n. 12: EV 7/924ss; LC 3.4.26.57: EV 10/199-201.227s.269s,
101  LC 89-91: EV 10/324-326.PONTIFICIACOMMISSIONE JUSTITIA ET PAX”, Un approccio etico al debito internazionale: EV 10/1045-1128.
102  LE 3.6.12.14: EV 7/1397,1409ss.l439ss.l450ss; LC 81-87: EV 10/311-322,
103 LC 74: EV 10/298s.
104 RN: Acta Leonis XIII 11(1891), 99.
105 QA: AAS 23(1931). 219ss.
106 GS 8: LV 1/1345,
107 PP 48-49: EV 2/1093s.
108 LE 8: EV 7/1422.
109 SRS 21: EV 10/2567-2569.
110  OT 20: EV 1/815.
111  LE 1: EV 7/1392.
112  OA 34: EV 4/757; LN VII, n. 6: EV 9/923
113  OA 26: EV 4/749.
114  PT: EV 2/57; Documento di Puebla, nn. 554-557,
115  SRS 41: EV 10/2669.
116   LE 12,14ss: EV7/1439ss.l450ss.
117   OA 36: EV 4/759.