La dottrina sociale della Chiesa nella formazione sacerdotale (4)

Morale: contraccezione, dissenso...

CONGREGAZIONE PER L’EDUCAZIONE CATTOLICA, Documento In questi ultimi decenni. Orientamenti per lo studio e l’insegnamento della dottrina sociale della chiesa nella formazione sacerdotale, 30 dicembre 1988: OR 28.6.1989, inserto tabloid.
1. PRINCIPI PERMANENTI DI RIFLESSIONE Premessa. La persona umana. I diritti umani. Gli apporti del magistero pontificio ai diritti umani. Il rapporto persona-società. Il bene comune. Solidarietà e sussidiarietà. Concezione organica della vita sociale. Strutture umane e comunità di persone. Destinazione universale dei beni.

1. PRINCIPI PERMANENTI DI RIFLESSIONE
 
Premessa
30. Questi princìpi sono stati formulati dalla chiesa non organicamente in un solo documento, ma lungo tutto l’arco dell’evoluzione storica della dottrina sociale. Essi si colgono dall’insieme dei vari documenti che il magistero della chiesa, con la collaborazione di vescovi, di sacerdoti e laici illuminati, (70) ha elaborato nell’affrontare i vari problemi sociali che via via emergevano.
È ovvio che il presente documento non è e non vuole essere né una nuova sintesi né un manuale di tali princìpi, ma un insieme di semplici orientamenti ritenuti opportuni per l’insegnamento.
Esso non costituisce neppure una loro presentazione completa, ma semplicemente un’indicazione di quelli che sono da ritenersi più importanti e quindi meritano un’attenzione particolare nella formazione dei futuri presbiteri.
Tra di essi, sono da considerarsi fondamentali i princìpi riguardanti la persona, il bene comune, la solidarietà e la partecipazione. Gli altri sono intimamente connessi e derivanti da questi.

La persona umana
31. La dignità della persona si fonda sul fatto che essa è creata ad immagine e somiglianza di Dio ed elevata ad un fine soprannaturale trascendente la vita terrena. L’uomo quindi, come essere intelligente e libero, soggetto di diritti e di doveri è il primo principio e, si può dire, il cuore e l’anima dell’insegnamento sociale della chiesa.(71) “Credenti e non credenti sono pressoché concordi nel ritenere che tutto quanto esiste sulla terra deve essere riferito all’uomo come a suo centro e a suo vertice”. (72) È un principio che nella sua portata antropologica costituisce la fonte degli altri princìpi che fanno parte del corpo della dottrina sociale. L’uomo-persona è il soggetto e il centro della società, la quale con le sue strutture, organizzazioni e funzioni ha come scopo la creazione e il continuo adeguamento di condizioni economiche, culturali che permettano al maggior numero possibile di persone lo sviluppo delle loro capacità e il soddisfacimento delle loro legittime esigenze di perfezione e di felicità. Per questa ragione la chiesa non si stancherà mai d’insistere sulla dignità della persona, contro tutte le schiavitù, gli sfruttamenti e le manipolazioni perpetrati a danno degli uomini, non solo nel campo politico ed economico, ma anche culturale, ideologico e medico.(73)

I diritti umani
32. I diritti umani derivano per una logica intrinseca dalla stessa dignità della persona umana. La chiesa ha preso coscienza dell’urgenza di tutelare e di difendere questi diritti, considerando ciò come parte della sua stessa missione salvifica, sull’esempio di Gesù, che si è dimostrato sempre attento ai bisogni degli uomini, particolarmente dei più poveri.
L’affermazione dei diritti umani è sorta nella chiesa, prima che come un sistema teorico, organico e completo, come un servizio concreto all’umanità. Riflettendo su di essi, la chiesa ne ha comunque riconosciuto i fondamenti filosofici e teologici e le implicazioni giuridiche, sociali, politiche ed etiche, come appare dai documenti del suo insegnamento sociale. Lo ha fatto però non nel contesto di un’opposizione rivoluzionaria dei diritti della persona contro le autorità tradizionali, ma sullo sfondo del diritto iscritto dal Creatore nella natura umana.
L’insistenza con cui la chiesa, specialmente nel nostro tempo, si fa promotrice del rispetto e della difesa dei diritti dell’uomo, siano essi personali o sociali, si spiega non solo con il fatto che il suo intervento oggi come ieri è dettato dal Vangelo, (74) ma anche perché dalla riflessione su di essi si sviluppa una nuova sapienza teologica e morale per affrontare i problemi del mondo contemporaneo. (75) In particolare, il diritto alla libertà religiosa, in quanto attinge alla sfera più intima dello spirito, “si rivela punto di riferimento e, in certo modo, diviene misura degli altri diritti fondamentali”. (76) Oggi, esso è affermato e difeso da varie organizzazioni pubbliche e private, nazionali ed internazionali. Da parte sua, la chiesa cattolica si mostra in special modo solidale con quanti sono discriminati o perseguitati a causa della fede, e opera con impegno e tenacia perché tali ingiuste situazioni siano superate.

Gli apporti del magistero pontificio ai diritti umani
 33. Assieme al magistero conciliare, il magistero pontificio ha ampiamente trattato e sviluppato il tema dei diritti della persona umana. Già Pio XII aveva enunciato i princìpi, fondati sul diritto naturale, di un ordine sociale conforme alla dignità dell’uomo, concretato in una sana democrazia, capace di meglio rispettare il diritto alla libertà, alla pace, ai beni materiali. Successivamente l’enciclica Pacem in terris di Giovanni XXIII fu il primo testo pontificio ufficiale esplicitamente dedicato ai diritti dell’uomo. Infatti, scrutando i “segni dei tempi”, la chiesa percepiva la necessità di proclamare i diritti “universali, inviolabili e inalienabili” di tutti gli uomini, contro ogni discriminazione e ogni concezione particolaristica. Per questo la Pacem in terris, oltre che fondare i diritti dell’uomo sulla legge naturale inerente alla creazione e ordinata alla redenzione, corregge un certo aspetto individualìstico della tradizionale concezione della reciprocità dei diritti-doveri, inserendo i diritti in un contesto di solidarietà e sottolineando le esigenze di ordine comunitario che essa comporta.
A sua volta Paolo VI, nell’enciclica Populorum progressio, senza separare i diritti umani dal campo della ragione, procedendo nell’ottica seguita soprattutto dal concilio Vaticano II, mette in evidenza il loro fondamento cristiano e mostra come la fede ne trasformi la stessa dinamica interna. Si deve inoltre osservare che, se la Pacem in terris è la carta dei diritti dell’uomo, la Populorum progressio costituisce la carta dei diritti dei popoli poveri allo sviluppo. Più tardi, Giovanni Paolo II, approfondendo questa riflessione, fonda i diritti umani simultaneamente nelle tre dimensioni della verità completa sull’uomo: nella dignità dell’uomo in quanto tale, nell’uomo creato ad immagine e somiglianza di Dio, nell’uomo inserito nel mistero di Cristo, Su questa dignità dell’uomo, vista alla luce dell’opera redentrice di Cristo, si fonda la missione salvifica della chiesa; è per questo che essa non può tacere quando sono lesi o sono in pericolo i diritti inviolabili dell’uomo e dei popoli. Dal punto di vista cristiano, infatti, le nazioni e le patrie sono una realtà umana di valore positivo e irrinunciabile, che fonda dei diritti inviolabili in seno ai vari popoli, e in particolare il diritto dei popoli alla propria identità e al proprio sviluppo. (77)

Il rapporto persona-società
34. La persona umana è un essere sociale per sua natura: ossia per la sua innata indigenza e per la sua connaturale tendenza a comunicare con gli altri. Questa socialità umana è il fondamento di ogni forma di società e delle esigenze etiche che vi sono iscritte. L’uomo non può bastare a se stesso per raggiungere il suo pieno sviluppo, ma ha bisogno degli altri e della società.
Questo principio dell’interdipendenza persona-società, congiunto essenzialmente a quello della dignità della persona umana, si riferisce al complesso tessuto della vita sociale dell’uomo, che si regola secondo leggi proprie ed adeguate, perfezionate mediante la riflessione cristiana. (78) La comprensione dei vari aspetti della vita sodale oggi non è sempre facile, visti i rapidi e profondi cambiamenti che si verificano in tutti i campi, grazie all’intelligenza e all’attività creativa dell’uomo. I cambiamenti, per parte loro, provocano delle crisi, che si riflettono sia negli squilibri interni dell’uomo, che aumenta sempre più il suo potere, senza riuscire sempre a incanalarlo a giusti fini; sia nelle relazioni sociali, in quanto non sempre si perviene ad un’esatta applicazione delle leggi che regolano la vita sociale. (79)
35. La società umana è quindi oggetto dell’insegnamento sociale della chiesa, dal momento che essa non si trova né al di fuori né al di sopra degli uomini socialmente uniti, ma esiste esclusivamente in essi e, quindi, per essi. La chiesa insiste sulla “natura intrmsecamente sociale” degli esseri umani. (80) Va però osservato che qui il “sociale” non coincide con il “collettivo”, per il quale la persona è soltanto un mero prodotto. La forza e il dinamismo di questa condizione sodale della persona si sviluppa pienamente nella società, che vede così crescere le relazioni di convivenza sia a livello nazionale che internazionale. (81)
36. Dalla dignità della persona umana, dai suoi diritti e dalla sua socialità derivano gli altri princìpi permanenti di riflessione che orientano e regolano la vita sociale. Tra di essi, approfonditi dalla riflessione del magistero, sono da menzionare quelli che riguardano il bene comune, la solidarietà, la sussidiarietà, la partecipazione, la concezione organica della vita sociale e la destinazione universale dei beni.

Il bene comune
37. Nel parlare delle leggi o dei princìpi che regolano la vita sociale, bisogna tenere presente in primo luogo il “bene comune”. Esso, anche se “nei suoi aspetti essenziali e più profondi non può essere concepito in termini dottrinali e meno ancora determinato nei suoi contenuti storici”, (82) tuttavia può essere descritto come “l’insieme di quelle condizioni sociali che consentono e favoriscono negli esseri umani lo sviluppo integrale della loro persona”. (83) Esso dunque, anche se è superiore all’interesse privato, è inseparabile dal bene della persona umana, impegnando i poteri pubblici a riconoscere, rispettare, comporre, tutelare e promuovere i diritti umani e a rendere più facile l’adempimento dei rispettivi doveri. Di conseguenza, l’attuazione del bene comune può considerarsi la stessa ragione di essere dei poteri pubblici, i quali sono tenuti a realizzarlo a vantaggio di tutti i cittadini e di tutto l’uomo – considerato nella sua dimensione terrena-temporale e trascendente – rispettando una giusta gerarchia dei valori ed i postulati delle circostanze storiche. (84)
Considerato quindi il bene comune dalla chiesa come un valore di servizio e di organizzazione della vita sociale e del nuovo ordine della convivenza umana, essa ne mette in rilievo il senso umano e l’idoneità ad animare le strutture sociali nella loro totalità e nei loro settori particolari, stimolando le trasformazioni in profondità, secondo il criterio della giustizia sociale.

Solidarietà e sussidiarietà
38. La solidarietà e la sussidiarietà sono altri due importanti principi che regolano la vita sociale. Secondo il principio della solidarietà ogni persona, come membro della società, è indissolubilmente legata al destino della società stessa e, in forza del Vangelo, al destino di salvezza di tutti gli uomini. Nella recente enciclica Sollicitudo rei socialis, il papa ha particolarmente sottolineato l’importanza di questo principio, qualificandolo come una virtù umana e cristiana. (83) Le esigenze etiche della solidarietà richiedono che tutti gli uomini, i gruppi e le comunità locali, le associazioni e le organizzazioni, le nazioni e i continenti, partecipino alla gestione di tutte le attività della vita economica, politica e culturale, superando ogni concezione puramente individualistica. (86)
Come complemento della solidarietà è da considerarsi la sussidiarietà, che protegge la persona umana, le comunità locali e i “corpi intermedi” dal pericolo di perdere la loro legittima autonomia. La chiesa è attenta all’applicazione di questo principio a motivo della dignità stessa della persona, del rispetto di ciò che vi è di più umano nell’organizzazione della vita sociale (87) e della salvaguardia dei diritti dei popoli nelle relazioni tra società particolari e società universale.

Concezione organica della vita sociale
39. Come risulta da quanto si è detto, un’ordinata società non si comprende adeguatamente senza una concezione organica della vita sociale. Questo principio esige che la società sia fondata, da una parte, sul dinamismo interiore dei suoi membri – che ha origine nell’intelligenza e nella volontà libera delle persone che cercano solidaristicamente il bene comune – e, dall’altra, sulla struttura e sull’organizzazione della società, costituita non solo da singole persone libere, ma anche da società intermedie, che vanno integrandosi in unità superiori, a partire dalla famiglia per arrivare, attraverso le comunità locali, le associazioni professionali, le regioni e gli stati nazionali agli organismi sovrannazionali e alla società universale di tutti i popoli e nazioni. (88)
Partecipazione
40. La partecipazione occupa un posto predominante nei recenti sviluppi dell’insegnamento sociale della chiesa. La sua forza sta nel fatto che assicura la realizzazione delle esigenze etiche della giustizia sociale. La giusta, proporzionata e responsabile partecipazione di tutti i membri e settori della società nello sviluppo della vita socio-economica, politica e culturale, è la via sicura per raggiungere una nuova convivenza umana. La chiesa non solo non tralascia di ricordare questo principio, (85) ma trova in esso una motivazione permanente per favorire il progresso della qualità della vita degli individui e della società come tale. Si tratta di una aspirazione profonda dell’uomo, che esprime la sua dignità e libertà nel progresso scientifico e tecnico, nel mondo del lavoro e nella vita pubblica. (90)

Strutture umane e comunità di persone
41. La chiesa ha cercato ripetutamente di prevenire il pericolo reale che minaccia la dignità della persona, la libertà individuale e le libertà sociali, e che deriva dalla concezione tecnicistica e meccanicistica della vita e della struttura sociale che non lascia spazio sufficiente allo sviluppo di un vero umanesimo. In non poche nazioni lo stato moderno si trasforma in una gigantesca macchina amministrativa che invade tutti i settori della vita, trascinando l’uomo in uno stato di paura e di angustia che ne determina la spersonalizzazione. (91)
La chiesa ha pertanto ritenuto necessari gli organismi e le molteplici associazioni private che riservano il dovuto spazio alla persona e stimolano la crescita delle relazioni di collaborazione nella subordinazione al bene comune; tuttavia, perché questi organismi siano delle autentiche comunità, i loro membri devono essere considerati e rispettati come persone e chiamati a partecipare attivamente nei compiti comuni. (92) Secondo la chiesa, pertanto, un cammino sicuro per raggiungere questa meta consiste nell’associare il lavoro e il capitale e nel dare vita a corpi intermedi. (93)
L’attuazione di questi princìpi, che regolano la vita sociale ai diversi livelli dell’organizzazione sociale e nei vari settori dell’attività umana, permette di superare ogni tensione tra socializzazione e personalizzazione. L’odierno fenomeno della moltiplicazione delle relazioni e delle strutture sociali a tutti i livelli, derivate da libere decisioni ed avviate a migliorare la qualità della vita umana, non può essere accolto se non positivamente, dato che esso rende manifesta la realizzazione della solidarietà umana e favorisce l’ampliamento della sfera dell’attività materiale e spirituale della persona.

Destinazione universale dei beni
42. Con questo “principio tipico della dottrina sociale della chiesa” (94) si afferma che i beni della terra sono destinati all’uso di tutti gli uomini per soddisfare il loro diritto alla vita in modo consono alla dignità della persona e alle esigenze della famiglia. Infatti, “Dio ha destinato la terra e tutto quello che essa contiene all’uso di tutti gli uomini e popoli, e pertanto i beni creati debbono secondo un equo criterio essere partecipati a tutti, avendo come guida la giustizia e compagna la carità”. (95) Ne consegue che il diritto alla proprietà privata, in sé valido e necessario, deve essere circoscritto entro i limiti imposti dalla sua funzione sociale. Come si esprime a tale proposito il magistero nell’enciclica Laborem exercens, “la tradizione cristiana non ha mai sostenuto questo diritto come un qualcosa di assoluto ed intoccabile. Al contrario, essa l’ha sempre inteso nel più vasto contesto del comune diritto di tutti ad usare i beni dell’intera creazione: il diritto della proprietà privata come subordinato al diritto dell’uso comune, alla destinazione universale dei beni”. (96)

70  MM: AAS 53(1961). 453,
71  GS 17: EV 1/1370.
72 GS 12: EV 1/1355, Questa affermazione della Gaudium et spes va compresa tenendo conto che l’ordinazione della terra nei confronti dell’uomo, per la fede cristiana, vale soliamo nel presupposto della subordinazione dell’uomo a Dio, così che l’uomo edifica la terra in obbedienza alla norma di Dio e non la distrugge in nome del suo egoismo.
73 LC 73: EV 1U/296S,
74 GS 41: EV l/1447s.
75 GS 26.73.76: EV 1/1399ss.l562ss,1579ss.
76 GIOVANNI PAOLO II, Messaggio per la XXI cornata della pace (8.12.1987), n. 1: Insegnamenti di Giovanni Paolo II, X/3, p. 1334.
77  RH 17: Ev 6/1230ss; GIOVANNI PAOLO II, Messaggio L’Église catholique alle autorità civili firmatarie dell’Accordo di Helsinki (1975) sulla libertà di coscienza e di religione (1.9.1980): EV7/556ss; Allocuzione I desire ai rappresentanti delle Nazioni Unite (2.10.1979), n. 6: EV 6/1722ss; Allocuzione A minha saudaçao agli indios dell’Amazzonia (10,7.1980); AAS 72(1980), 960ss.
78  GS 25: EV l/1396ss.
79  GS 4: EV 1/1326.
80  MM: AAS 53(1961), 453.
81  MM: AAS 53(1961), 415s.
82  GIOVANNI XXIII, Lett. enc. Pacem in terris [PT], (11.4.1963): EV2/23,
83  MM: AAS 53(1961), 417; cf. Pio XII. Radiomessaggio natalizio Con sempre nuova (24.12.1942): AAS 35(1943), 13.
84 PT. EV 2/23.
85 SRS 39-40: EV 10/2652-2663.
86  GS 30-32: EV 1/1413ss; LC 73. EV 10/297; GIOVANNI PAOLO II, Discorso Je désire alla 68’ sessione della Conferenza internazionale del lavoro (15.6.1982): AAS 74(1982), 992ss.
87  QA: AAS 23(1931). 203; PT: EV2/49; LE: EV7/1456; LC73: EV 10/297.
88 Q.A: AAS 23(1931), 203; MM: AAS 53(1961), 409-410.413; PP 33: EV
2/1078; OA 46-47; F.V 4/771ss; G.T 30-31; F.V l/1413ss,
89  PT: F.V 2/30; GS 9.68: EV 1/1347.1548ss; SRS 44: EV 10/2684-2687.
90  MM:AAS 53(1961), 423; OA 22: EV 4/744, LE 15: EV 7/1457s; LC 86: EV 10/321.
91 PIO XII, Radiomessaggio natalizio Levate capita vestra (24.12.1952):AAS 45(1953). 37.
92 MM: AAS 53(1961). 416.
93 LE 14: EV 7/1456.
94 SRS 42: EV 10/2675.
95 GS 69; F.V 1/1551.
96  LE 14: EV 7/1451.