INCORAGGIARE

Vita cattolica: Matrimonio, laicato...

  

I fanciulli hanno più bisogno di incoraggiamenti che di punizioni.

* I fanciulli hanno più bisogno di incoraggiamenti che di punizioni.

* È necessario creare e aumentare le buone disposizioni piuttosto che credere alla loro realtà.

* Quanto il fanciullo crede che gli altri pensino di lui ha un’importanza fondamentale, perché è in base a tale idea che egli costruisce quel canovaccio psicologico su cui ricama, giorno per giorno con i pensieri e con le azioni, un po’ della sua vita.

* Chiunque sia convinto di essere inabile a qualche cosa, ne diventa veramente incapace.

* Non è male che un fanciullo abbia confidenza in se stesso. È meglio che ne abbia troppa che poca, perché una certa presunzione di sé è un vero stimolo, mentre è molto più tragica la situazione di coloro che passano il giorno a sospirare: “Io non sono buono a nulla, non combinerò mai nulla“.

* II fanciullo è per sua natura suggestionabile. Se gli si ripete continuamente che è sgarbato, egoista, bugiardo… lo si getta nella melma dello scoraggiamento, donde non potrà più uscire.

* Quanto è più utile la suggestione opposta, che consiste appunto nel ripetere incessantemente al fanciullo, caduto in qualche difetto, che non deve scoraggiarsi, perché, a parte spiegabilissime manifestazioni negative, egli dimostra chiaramente che è sulla via di un costante miglioramento.

* Nulla scoraggia tanto il fanciullo quanto il dimostrarsi indifferenti nei suoi riguardi, con frasi più o meno simili a queste: “Dopo tutto, tu non compi che il tuo dovere; per il fatto che non ti dico niente vuol dire che tutto va bene“. Il fanciullo ha bisogno di qualcosa di più: la sua felicità consiste nel sentirsi ammirato e approvato da coloro che stima e ama!

* La confidenza facilita l’azione; la diffidenza invece suscita il desiderio di fare male.

* Non bisogna temere di mostrare ai bambini la nostra fiducia nelle loro possibilità, e a volte sarà anche il mezzo migliore per scuotere certe facoltà ancora intorpidite. Ricordiamo l’osservazione valevole per i bambini come per gli uomini: “Se noi prendiamo gli uomini come sono, li facciamo diventare più cattivi; se li trattiamo come dovrebbero essere, li condurremo là dove devono essere condotti”.

* Nei complimenti e nei rimproveri, nelle ricompense e nelle punizioni, essere sempre misurati, logici e giusti. Moderazione, perché l’eccesso sconcerta e fa dubitare perfino del giudizio di chi comanda. Logica, perché si rischia di lodare oggi un’azione rimproverata ieri! Giustizia, perché una ricompensa immeritata perde forza e interesse.

* Occorre incoraggiare il fanciullo più per lo sforzo fatto che per il risultato ottenuto. Bisogna giungere al punto che l’approvazione dei genitori abbia più attrattiva di un pezzo di zucchero o altra leccornia.

* Vi sono dei casi in cui è opportuno far leva sull’amor proprio: “Tenta; lo so che è difficile, ma sono convinto che riuscirai“.

* Si eviti però di fare dei complimenti che conducano il fanciullo a credersi superiore agli altri. La miglior cosa è di fargli costatare il progresso che ha fatto su se stesso convincendolo che può fare ancora meglio.

* Un mezzo per stimolare il fanciullo è di cooperare con lui alla realizzazione di qualche progetto soprattutto quando questo progetto comporta, per la sua riuscita, un segreto da conservare, ad esempio la preparazione della festa della mamma.

* II fanciullo prende gusto a quello sforzo che gli ottenga la nostra approvazione. Vi sono slanci che sono piuttosto timidi desideri e che rimarranno sempre tali se non sono sostenuti dall’incoraggiamento. Un compiacimento opportuno da coraggio e confidenza a colui i cui passi sono incerti. Nulla incoraggerà tanto un fanciullo quanto il dirgli, quando esprime un parere giusto: “Ma sì, tu hai ragione“, e di ricordarlo abilmente all’occasione: “Come tu hai detto poco fa“, o: “Come hai sempre detto“.

* Far costatare a un fanciullo i suoi progressi significa incoraggiarlo a farne dei nuovi.

* Se il fanciullo ha sbagliato, non rimproverarlo quando ha fatto tutto lo sforzo possibile.

* Evitare di fargli delle lodi senza riserva. Il “bemolle” a volte è necessario. Testimoniamo pure la nostra stima: “Ti ho sempre creduto capace di questo e di altro ancora“; siamo incoraggianti, ma non trattiamo il fanciullo come se fosse una perfezione confermata in grazia. Il fanciullo a cui si è espresso tutto il bene che si pensa di lui senza alcuna riserva rischia di gonfiarsene immediatamente e di diventare un pavoncino.

* A volte l’incoraggiamento può consistere in una ricompensa materiale: una leccornia, un giocattolo, dei soldini. Non abusiamone però: è una soluzione di facilità; uno dei pericoli di questo metodo è di tariffare e rendere venale lo sforzo morale che deve essenzialmente trovare la sua ricompensa nell’approvazione affettiva dell’educatore e nella soddisfazione della coscienza. Vi è poi un altro pericolo: man mano che il fanciullo diventerà grande, saranno necessario ricompense maggiori. Non si sono visti genitori che avevano imprudentemente promesso una bicicletta o una pelliccia, rischiare di compromettere il bilancio familiare?

* Può accadere, a volte, che i risultati non siano proporzionati alla buona volontà e agli sforzi sinceri del fanciullo. Evitiamo di scoraggiarlo e anche allora curiamo che non rimanga sotto l’impressione deprimente dell’errore, tentando di porre in risalto gli elementi positivi.

* Annetta, di quattro anni, e Bernardo, di cinque e mezzo, rientrano da passeggio. Le pantofole della piccola sono rimaste nella stanza del primo piano. Bernardo gentilmente si presta ad andarle a cercare. Corre per la scala e ritorna trionfante, portando un paio di pantofole che, ohimè! non sono quelle di Annetta. Invece di rimproverare Bernardo e dirgli: “Quanto sei distratto! non fai mai attenzione, non sei capace di far altro!“, è meglio dire: “Sei stato gentile a pensare alla sorellina, ma sei stato tratto in inganno dalla somiglianza delle pantofole; va’ dunque a completare la tua gentilezza…“. Il fanciullo comprenderà subito e risalirà con gioia, raddoppiando così il valore del suo gesto fraterno.