I TESORI DI CORNELIO A LAPIDE: Vocazione

Vita cattolica: Matrimonio, laicato...

   1. La vocazione viene da Dio.
   2. Come e perché Dio ci chiama.
   3. Dio ci aiuta a corrispondere alla nostra vocazione.
   4. Non tocca a noi scegliere la nostra vocazione. Grazie abbondanti che riceve chi vi corrisponde.
   5. Eccellenza della vocazione religiosa.
   6. Privilegi e felicità della vocazione religiosa.
   7. La vocazione al sacerdozio si deve provare.
   8. Ostacoli alla vocazione reli­giosa.
   9. Bisogna studiare la propria vocazione e corrispondervi.
 10. Mezzi per conoscere e seguire la propria vocazione.

1. LA VOCAZIONE VIENE DA DIO. – Vi è una doppia vocazione ed ele­zione; l\’una per la fede e la grazia, l\’altra per la felicità e la gloria; l\’una per vivere di Dio e per Iddio quaggiù, l\’altra per godere Dio in cielo… La vocazione è la conseguenza dell\’elezione… Dio elegge, poi chiama… «Dio ci previene per chiamarci, scrive S. Agostino, ci se­gue per glorificarci (De Grat. et Lib. arb.)».
Vi è inoltre una vocazione speciale per la perfezione e per il mi­nistero evangelico… Da Dio fu chiamato Abramo e costituito padre del popolo del Signore, affinché dalla sua stirpe nascesse il Messia…Dio sceglie e chiama Mosè perché sia il capo del suo popolo e lo li­beri dalla schiavitù d\’Egitto… Dio elegge e manda i profeti… Dio sceglie i sacerdoti, i religiosi, le vergini… Dio dà a ciascuno la propria vocazione.. .
Narra S. Luca, che Gesù Cristo «chiamati a sé i discepoli, ne scelse dodici fra di loro, i quali chiamò Apostoli», ed ai quali poi diceva: «Non voi avete eletto me, ma io ho scelto voi, e vi ho dato per missione di andare e portare frutti» (IOANN. XV, 16).
S. Paolo dice di se stesso, che Dio lo aveva separato e riservato a sé fin dal seno di sua madre, e lo aveva chiamato per sua grazia (Gal. I, 15).

2. COME E PERCHÈ DIO CI CHIAMA. – Dio ci chiama in due modi: 1° esteriormente, per mezzo degli esempi…, delle prediche…, delle let­ture…, delle croci…; 2° interiormente, per mezzo della grazia preve­niente…, eccitante…
Per qual fine Dio ci chiami, ce lo insegna S. Paolo dove scrive ai Tessalonicesi: Dio vi ha scelti dal principio per la salute nella santificazione dello Spirito e nella fede della verità; alla quale salute vi ha chiamati mediante il nostro Vangelo, affinché acquistiate la gloria del nostro Signore Gesù Cristo (II Thess. II, 12-13); ce lo accenna il divin Maestro nelle citate parole dette agli Apostoli: «Io vi ho scelto e costituiti a questo fine ché andiate, e portiate frutto, e il frutto vostro rimanga» (IOANN. XV, 16). «Iddio ci ha scelti per sua eredità e per luogo di suo domicilio», dice il re Profeta (Psalm. XL VI, 5), (Psalm. CXXXI, 13). «Il Signore vi ha scelti, annunzia Mosè agli Ebrei, affinché siate suo popolo tra tutti i popoli che sono su la terra» (Deuter. VII, 6). Da queste testimonianze risulta che il fine per cui Dio ci chiama, è che noi ci applichiamo a conoscerlo, ad amarlo, a servirlo, per arrivare alla vita eterna.

3. DIO CI AIUTA A CORRISPONDERE ALLA NOSTRA VOCAZIONE. – Non solamente Iddio ci chiama, ma ci dà inoltre la forza di corrispondere alla sua chiamata, secondo quel detto dell\’Apostolo: «Colui che vi chiama è fedele, e si farà egli medesimo aiuto nell\’adempimento dei doveri della vostra vocazione» (I Thess. V, 24). «Iddio, scrive in altro luogo il medesimo Apostolo, ci ha liberati e chiamati per mezzo della sua santa vocazione, non già in riguardo delle opere nostre, ma secondo il suo de­creto e la grazia che ci è stata data da Ges;ù Cristo prima dei tempi» (II Tim. I, 9). «Perciò, chiamati a parte della vocazione celeste, consideriamo l\’Apostolo e pontefice della nostra fede, Gesù Cristo; e rendiamo grazie a Dio pa­dre che ci ha fatti degni di avere parte all\’eredità dei Santi nella luce; che ci ha strappati alla potestà delle tenebre e trasferiti nel regno del Figliuol suo diletto» (Hebr. III, 1), (Coloss. I, 12-13).

4. NON TOCCA A NOI SCEGLIERE LA NOSTRA VOCAZIONE. GRAZIE ABBONDANTI CHE RICEVE CHI VI CORRISPONDE. – Nessuno, dice S. Paolo, deve confe­rire a se stesso un onore qualunque, ma colui che è chiamato da Dio (Hebr. V, 4). Ora quante volontà sostituite alla volontà di Dio! quante persone fanno a se stesse una vocazione senza consultare né Iddio, né i suoi rappresentanti, né i parenti, né gli amici! Donde poi tante pene, tante difficoltà, tante traversie nella vita, tanti scandali, tante cause di dannazione… Essere volontariamente infedele alla vocazione divina è un mettersi fuori della via di salute… In quello stato la per­sona si trova come un pesce fuori di acqua, come un soldato sen­z\’armi nella mischia, come una pecora sbandata… O giovani incauti e imprudenti, che volete seguire i capricci di una volontà illusa dalle nascenti passioni, che volete abbracciare uno stato di vita al quale Dio non vi chiama, o quanto siete da compiangere, o qual triste avvenire vi preparate!
Al contrario chi cerca di conoscere la vocazione di Dio, e cono­sciutala si adopera ad eseguirla fedelmente, diviene, come già San Paolo, un vaso di elezione, destinato ad essere riempito delle più speciali di elette grazie di Dio, e si assicura la gloria eterna. Dalla corrispondenza alla grazia della vocazione, dipendono molte altre grazie; questa grazia è la base, la radice, la sorgente delle grazie seguenti. Non c\’è pertanto da stupire, se mancando alla grazia della vocazione, ci troviamo privi delle altre grazie particolari. Chi fallisce volontariamente alla propria vocazione, mette volontariamente un osta­colo all\’effusione delle grazie; il cuore non è più che un arido ru­scello; di qui una vita dissipata, inutile, sterile; egli è un ramo reciso dal tronco, non buono ad altro che ad ardere… Chi corrisponde alla propria vocazione, 1° la rende sicura; 2° si rafferma nella grazia e schiva facilmente il peccato; 3° si assicura l\’entrata nel regno dei cieli; 4° si prepara una corona di valore infinito, come si raccoglie da quelle parole di S. Pietro (II PETR. I, 10-11).

5. ECCELLENZA DELLA VOCAZIONE RELIGIOSA. – La vocazione ad uno stato di maggior perfezione, qual è lo stato sacerdotale e il religioso, è l\’indizio più certo della predestinazione alla gloria, come formal­mente dice S. Paolo: «Quelli che Dio ha predestinato, ha anche chiamato; e quelli che ha chiamato, ha giustificato; e quelli che ha giustificato, ha glorificato» (Rom. VIII, 30). Che eccellenza! che preziosità di favore!
La vocazione allo stato chiericale è una distinzione e un\’elevazione tutta speciale di cui parla il Signore quando dice per bocca del Salmista: «Ho innalzato il mio eletto in mezzo al mio popolo» – «l\’ho consacrato con l\’unzione della mia santità. La mia mano gli servirà di sostegno, e il mio braccio di appoggio. Il nemico non l\’ingannerà, l\’iniquo non gli darà disturbo; io sterminerò tutti i suoi nemici sotto gli occhi sudi medesimi. La mia misericordia e la mia verità cammineranno con lui ed egli si farà grande del mio nome. Esso mi dirà: Tu sei mio Padre, mio Dio, l\’a­silo della mia salute; ed io gli conserverò per sempre la mia benevolenza, e la mia alleanza si manterrà con lui eterna» (Psalm. LXXXVIII, 20-29). Gli altri saranno con gli uomini, il mio eletto sarà con me… Gli altri si uniranno tra di loro, il mio eletto si unirà a me. Gli altri avranno il niente per loro sposo, ma il mio diletto lo sposerò a me per tutta l\’eternità (OSEAE, II, 19). Gli altri saranno poveri, il mio eletto sarà re… Gli altri saranno fiacchi ed infermi, il mio eletto sarà robusto e forte; attingerà la vita alle sorgenti celesti… Gli altri saranno posti in oblio, il mio eletto avrà una fama eterna… Gli altri morranno, il mio eletto vivrà eternamente…
«Il Signore fa conoscere quelli che a lui appartengono, dice la Scrittura, e chiama i suoi santi: e quelli ch\’esso sceglie, si avvicineranno a lui» (Num. XVI, 5). «Dio conduce coloro che chiama, li conduce per la via diretta, verso la città del loro domicilio» (Psalm. CVI, 7). «Io ho scelto quest\’a­nima, dice Iddio, l\’ho scelta per mia dimora: in essa io riposerò eternamente» (Psalm. CXXXI, 13-14). E l\’anima dice anch\’essa a sua volta: Io ho scelto Dio per mia porzione, in lui mi riposerò fino all\’ultimo sospiro e per tutta l\’eternità… Ah sì, dite pure, voi che siete stati chiamati allo stato religioso, dite pure con gioia: «Il Signore è la parte della mia eredità e del mio calice. Siete voi, o mio Dio, che mi restituirete la mia eredità » (Psalm. XV, 5).
L\’anima che segue la sua vocazione. allo stato sacerdotale o religioso, vede in sé effettuati, nel dominio spirituale e divino, che è infinitamente più desiderabile e prezioso del terreno e temporale, tutti i vantaggi, tutte le ricchezze promesse da Dio nel senso materiale al popolo ebreo, quando gli diceva che lo avrebbe introdotto in una terra di latte e miele (Deut. XXXI, 20), che gli avrebbe dato il dominio di un paese fertilissimo e abbondante di vigne, di frumento, di fichi, di olio, in­somma di ogni bene terreno (Id. XVIII, 7-10). E come per togliere gli Ebrei dall\’Egitto, Dio spiegò la sua potenza (Exod. XIV, 8), così per chiamare fuori dalle tenebre del mondo, per liberare dalla schiavitù e dal mare tempestoso del secolo queste anime di cui parliamo, per stabilirle sul monte santo, nel santuario della sua dimora, egli fa opere meravigliose di potenza e di forza (Exod. XV, 17, 13). Si può dire loro quello che disse Mosè ad Israele: «Perché il Signore vi ha amati, perciò vi trasse dall\’Egitto, nella potenza del suo braccio, vi ha strappati alla schiavitù ed al potere di Faraone» (Deut. VII, 8-9).
«Io vi prenderò, annunzia il Signore, e vi guarderò come un anello con sigillo, perché vi ho scelti» (AGG. II, 24). Con ciò Dio vuol dire: 1° che i suoi eletti, i chiamati allo stato chiericale, sono da lui guardati e conservati con quella cura con cui si guarda e si conserva un anello nuziale…; 2° che essi sono a lui di onore e di gloria, come è, per chi lo possiede, un anello prezioso…; 3° che gli sono cari come un diamante e se li tiene sempre sotto gli occhi e non li depone, mai, appunto come si fa di un anello. Perciò con ragione S. Cipriano asseriva che chi rinunzia al secolo per seguire Dio che lo chiama allo stato religioso, è molto più grande che tutti gli onori e i regni del secolo (Serm. in Orat. Domin.), e S. Agostino esclama:
«Scelgano pure gli altri le cose terrene, e temporali; quanto a me, il Signore è la mia porzione (Medit.)».
S. Giovanni Crisostomo, per farei intendere l\’eccellenza dello stato religioso, fa questo paragone: Come colui che da una vetta altissima, guardando nel piano sottoposto, vede le cose tutte piccolissime, e non solamente gli uomini e gli alberi, ma perfino le città e gli eserciti gli sembrano non più che formiche; così colui che con mente ele­vata, abita nelle regioni celesti, vede così piccole, spregevoli e vili le cose umane, la potenza, la gloria, le ricchezze, che non le stima de­gne di applicarvi nemmeno per un istante la nobiltà del suo spirito (Homil. XV ad pop.). Ah sì! l\’anima che sta fissa nel cielo, guarda il mondo con occhio di indifferente, anzi lo disprezza, e va santamente orgogliosa dell\’eccellenza della sua vocazione… Di questa vocazione parlava Gesù, quando diceva della Maddalena seduta ai suoi piedi: «Maria ha scelto la parte migliore la quale non le sarà più tolta» (LUC. X, 42).

6. PRIVILEGI E FELICITÀ DELLA VOCAZIONE RELIGIOSA. – Trattandosi della vocazione di Paolo e Barnaba al ministero sacerdotale, lo Spi­rito Santo disse: «Separatemi Saulo e Barnaba per l\’opera alla quale io li ho chiamati » (Act. XII, 2). «Io ho esaltato quello che ho scelto», dice il Signore (Psalm. LXXXVIII, 20). E S. Pietro chiama gli eletti al chiericato «stirpe scelta, sacerdozio regale, gente sana, popolo d\’acquisto; affinché proclami le virtù di co­lui che l\’ha chiamato dalle tenebre al chiarore della sua fiammeg­giante luce» (I PETR. II, 9). Qui è il caso di esclamare col Salmista: «Il Signore non ha trattato così con tutti gli uomini» (Psalm. CXLVII, 20).
Chi venne favorito di tale vocazione, ha tutta ragione di dire: «Si­gnore, voi mi avete tenuto per mano e mi avete guidato secondo i vostri disegni, e ricevuto nella vostra gloria» (Psalm. LXXII, 24,). «Beato o Signore, quegli che voi avete eletto e chiamato ad abitare il vostro santuario! Noi saremo saziati dei beni della vostra casa, nel tempio in cui risiede la Vostra Maestà» (Psalm. LXIV, 5).
Il Signore conduce queste anime elette in mezzo alla gioia e all\’allegrezza (Psalm. CIV, 43). Veglierà su la loro entrata e su la loro uscita, oggi e sempre (Psalm. XXX, 8). Il Signore veglierà su la loro entrata nella loro sublime vocazione; veglierà su la loro uscita dal mondo alla morte, facendole morire della beata morte dei giusti; veglierà su la loro entrata nell\’eternità, per aprire loro il cielo e coronarIe di gloria. Perciò quando uno si sente chiamato allo stato ecclesiastico, deve dire: «Io mi sono rallegrato per ciò che mi fu annunziato: Andiamo nella casa del Signore» (Psalm. CXXI, 1). Dire addio a un mondo vile, spregevole, perverso, corrotto; dire addio a questa regione dei morti, a questa terra di ma­ledizione; separarsi dal niente; scegliere in cambio della terra il cielo, invece del mondo il paradiso, in luogo della creatura Iddio, invece del tempo l\’eternità; non vivere che in Gesù, per Gesù, di Gesù, che sapienza! che felicità inesprimibile per il tempo e per l\’eternità!

7. LA VOCAZIONE AL SACERDOZIO SI DEVE PROVARE. – È necessario che la vocazione sia provata, dice l\’Apostolo (I Tim. III, 10); e quindi raccomanda a Timoteo che non sia corrivo nell\’imporre le mani a nessuno (I Tim. V, 22). Quando gli Apostoli vollero ordinare dei diaconi, cercarono persone di cui il popolo potesse fare testimonianza che go­devano buon nome, e che fossero pieni di Spirito Santo e di sapienza (Act. VI, 3)… Occorrono prove dalla parte di Dio; incer­tezze, dubbi, aridità…, prove per parte dei parenti…; dei superiori…; prove per parte del demonio…
S. Giovanni Crisostomo delinea in tre fasi la regola da tenersi nell\’ammissione degli ordinandi allo stato ecclesiastico (In Moral.). Si ammetta colui al quale si deve fare violenza perché entri; chi è pregato di en­trare, si schivi; chi è solamente invitato fugga… Ecco, o superiori, la vostra norma…; ecco, o aspiranti, il vostro dovere…

8. OSTACOLI ALLA VOCAZIONE RELIGIOSA. – Quando Mosè ed Aronne intimarono, per parte di Dio, a Faraone, che lasciasse in libertà il popolo ebreo, quel re rispose: E chi è il Signore, perché io debba,
ascoltarne la voce e mettere in libertà Israele? (Exod. V, 1-2). Oh! quante volte Dio chiama, la grazia sollecita, e intanto il demonio, il mondo, la carne, talvolta i parenti, mettono ostacoli, frappongono difficoltà affinché non si obbedisca alla chiamata divina! Quante vo­cazioni allo stato ecclesiastico o religioso non restano impedite dai Faraoni ribelli a Dio!… Ma se Dio, dice S. Bernardo, fa del vostro figlio un suo figlio e ministro che cosa ci perdete voi? che cosa ci perde vostro figlio? se è ricco, diventa più ricco; se è onorevole, di­venta più nobile; se è rinomato, diventa più illustre; e quel che è più, se peccatore, diventa un santo. E voi, genitori, voi non solo non ci perdete, ma vi guadagnate: poiché acquistate tanti figli quanti sono i religiosi che ricevono il vostro figliuolo come fratello (Epist. XC),
Nella sua terza lettera, il santo Dottore severamente riprende i genitori di un certo Elia, perché lo distoglievano dalla sua vocazione. O padre duro! Esclama, o madre crudele! – O parenti barbari ed empi! – O, dirò meglio, parenti che non siete parenti, ma assas­sini, perché la salute di un vostro figlio vi rende infelici, la sua felicità vi rende infelici, la sua felicità vi affligge. Voi preferite ch\’egli si danni con voi, anzi che vederlo regnare senza di voi. Spaventosa illusione! La casa è in fiamme, il fuoco l\’ha investita, e voi proibite l\’uscita a chi vuol fuggire! o, scampato che n\’è, obbligarlo a rien­trarvi! E questo da parte di coloro che si trovano in mezzo all\’in­cendio e che per un\’ostinata follia, per una caparbietà che ha del frenetico, non vogliono fuggire un pericolo imminente! Ora, perché, non curandovi voi della vostra morte eterna, volete ancora trascinarvi dietro vostro figlio? Se voi trascurate la vostra salvezza, che pro vi fa la perdita della sua?
Dio punisce terribilmente quelli che cercano di distornare i gio­vani dal seguire la loro vocazione, e perciò di far loro perdere l\’anima, Iddio, la salute eterna. Infatti costoro scacciano Iddio da quell\’anima ch\’egli sceglie per sua dimora; la strappano a Gesù Cristo che la chiama per sposarla a sé con santo nodo; anzi la uccidono, perché la svelgono da colui che è la vita. Questi tali si rendono colpevoli verso Dio, verso Gesù Cristo, verso il prossimo, e si perdono perdendo colui che ritengono nel mondo e per il mondo. Se, come dice Geremia, «colui che separa il vile dal prezioso, cioè, come spiega S. Anselmo, l\’anima sua dal secolo, sarà come la bocca di Dio» (IEREM. XV, 19), che cosa sarà, e che cosa avrà da aspettarsi colui che impedisce, che rimuove dal suo proposito chi vuol fare questa separazione?.. Il Signore dice: «Questo giovane ch\’io chiamo allo stato religioso, sarà mio figlio ed io gli sarò padre» (II Reg. VII, 14). E quelli che si oppongono alla sua vocazione, rispondono: Signore non sarà così come voi dite: voi vo­lete che sia per il cielo, noi vogliamo che sia per la terra; voi volete che sia felice, noi lo vogliamo sventurato; voi volete essergli pa­dre, noi preferiamo che abbia per padre Satana; voi volete dargli la vita della grazia e della gloria, noi vogliamo dargli la morte del pec­cato, la morte nell\’inferno.

9. BISOGNA STUDIARE LA PROPRIA VOCAZIONE E CORRISPONDERVI. – Se i parenti, se gli estranei non possono in coscienza frapporre ostacoli alla vostra vocazione, a più forte ragione non dovete metterne voi medesimi. « Vedete, esaminate la vostra vocazione… Esaminate, con­siderate la vostra elezione, dice il grande Apostolo (I Cor I, 26), (1 Thess. I, 4). «Che cosa temete? dice S. Bernardo, perché esitate? Colui che vi chiama è l\’Angelo del gran consiglio, di cui non vi è nessuno né più sapiente, né più forte, né più felice (In Declamat.)».
Ascoltate e imparate da S. Paolo: «Quando piacque (chiamarmi) a colui che mi ha scelto dal seno di mia madre, e mi chiamò per sua grazia, io subito (ne ascoltai la voce), e non diedi retta ai consigli della carne e del sangue» (Gal. I, 15-16). « E poi dimenticando ciò che lascio dietro di me, e spingendomi a quello che mi sta dinanzi, io tendo allo scopo, al quale Dio mi ha chiamato in Gesù Cristo» ­ (Philipp. III, 13-14). Perciò anche noi dimandiamo sovente a noi medesimi il perché siamo stati chiamati allo stato chiericale, o religioso; ripetiamo con S. Bernardo: – Bernarde, ad quid veniti? (Serm. in Psalm.).
A quelli che entrarono nello stato sacerdotale o religioso, sono rivolte in modo specialissimo quelle parole di S. Paolo agli Efesini: «Vi scongiuro che vi portiate in modo degno della vocazione alla quale foste chiamati (Eph. IV, 1); e quelle altre ai Tessalonicesi: «Vi supplico di tenere una condotta degna di Dio, che vi ha chiamati al suo regno ed alla sua gloria» (1 Thess. II, 12); cioè che viviate in modo degno di Gesù Cristo, degno della Chiesa, degno degli Angeli, degno della gloria celeste: poiché voi siete chiamati a tutte queste sublimi e divine cose. La stessa esor­tazione ripete S. Pietro quando dice: «Studiatevi di assicurare sem­pre meglio la vostra vocazione ed elezione, per mezzo delle buone opere» (II PETR. I, 10).
Ricordatevi che chiunque il Signore eleggerà, sarà santo (Num. XVI, 7); quindi ascoltate l\’av­viso dell\’Ecclesiastico: «Entrando nella casa del Signore, veglia sopra i tuoi passi, e avvicinati per ascoltare; poiché l\’obbedienza vale più che i sacrifizi» (Eccli. IV, 17). Abbiate i sentimenti del Salmista che diceva: «Ho preferito essere l\’ultimo nella casa del Signore, anziché abitare nei padiglioni dei peccatori» (Psalm. LXXXIII, 11). Apritemi, o Signore, le porte della giustizia, io vi entrerò e darò lode a voi, o Signore (Psalm. CXVII, 19-21).
A voi è detto come già ad Elia: «Esci e sta sul monte dinanzi al Signore» (III Reg. XIX, 11); e come ad Abramo: «Parti dal tuo paese, lascia la parentela, abbandona la casa di tuo padre, e vieni nella terra che sono per mostrarti» (Gen. XII, 1). Cassiano applica questo triplice comando a una triplice rinunzia. La prima è il nessun conto che si deve fare delle ricchezze e dei vantaggi che offre il mondo. – La se­conda importa il distacco dai vizi, dalle inclinazioni, dalle affezioni dell\’anima e della carne. – La terza consiste nell\’allontanamento dello spirito da tutte le cose presenti e visibili, nel desiderio e nella contemplazione delle future e invisibili (Collat. III). Per queste tre separazioni, dalla patria, dalla parentela, dalla casa paterna, ci viene insegnato, dice Alcuino, che dobbiamo uscire dall\’uomo terreno e carnale, dall\’attacco ai nostri vizi, dal mondo che è la casa del demonio (Quaest. CLIV, in Genes.).

10. MEZZI PER CONOSCERE E SEGUIRE LA PROPRIA VOCAZIONE. – La pre­ghiera è indispensabile a chi vuole conoscere e seguire la propria vocazione; con essa otteniamo dal cielo i lumi, la forza, le grazie di cui abbisogniamo in un affare così importante come quello della scelta di uno stato di vita… Dopo che Giuda morì appeso al capestro, gli Apostoli e la comunità dei primi fedeli si misero a pre­gare così: «Signore, voi che conoscete i cuori di tutti, mostrateci quale di questi due avete scelto a succedere nel luogo e nel ministero dell\’apostolato cui rinunziò Giuda, per andarsene al suo luogo. Quindi gettarono le sorti, ed essendo cadute favorevoli a Mattia, questi fu noverato tra i dodici Apostoli» (Act. I. 24-26).
Quello poi che assicura la vocazione presso Dio, è 1° il desiderio di salvare l\’anima propria. Quando uno è penetrato dal pensiero, che non vi è di necessario altra cosa che il salvare l\’anima, si ap­piglia a tutti i mezzi più efficaci ad assicurarne la salvezza; ora il migliore di tutti i mezzi è di seguire la voce di Dio che ci chiama. 2° I buoni costumi, una vita santa,formano ed assicurano la vocazione alla gloria. Quante persone perdono la loro vocazione per le sregola­tezze del loro vivere! Nel tumulto delle passioni del cuore non s\’in­tende più la voce di Dio, non si vede più la volontà di Dio, e l\’uomo si getta ciecamente in uno stato al quale Dio non lo chiama… Di qui una vita misera e peccaminosa, la perdita della grazia, della salute, della gloria.