I TESORI DI CORNELIO A LAPIDE: Vita religiosa interiore (III)

Vita cattolica: Matrimonio, laicato...

 14. La vita di un buon religioso è vita sublime e piena di meriti.
 15. Privilegi della vita religiosa.
 16. Purità delle anime consecrate a Dio. ­
 17. Nello stato religioso c'è vera libertà, uguaglianza, fraternità.
 18. Buon esempio di chi si consacra a Dio.
 19. Un buon religioso si assicura una buona morte.
 20. Bisogna corrispondere alle grazie dello stato religioso.

14. LA VITA DI UN BUON RELIGIOSO È VITA SUBLIME E PIENA DI MERITI. ­ Il re Profeta parla nei suoi Salmi di una regina la quale sta alla de­stra del re del Cielo, in veste d'oro e vagamente ornata, così che il re è invaghito di tanta bellezza (Psalm. XLIV, 10-12). Questa regina così splendidamente vestita, così riccamente e variamente adorna, che siede alla destra del Re, è in primo luogo la Santissima Vergine, madre di Dio; poi è l'anima reli­giosa consacrata a Dio, vivente unicamente di Dio e per Iddio… «Io mi studierò, essa dice, di piacere al Signore nella terra dei viventi» (Psalm. CXIV, 9). Il buon re­ligioso è come un olivo carico di frutti nella casa del Signore (Psalm. LI, 10). Egli crescerà come la palma, si moltiplicherà come il cedro del Libano. Piantato nella casa del Signore, fiorirà negli atrii del nostro Dio; porterà frutti nella sua vecchiezza e abbonderà di grazia e di vita (Psalm. XCI, 13-15).
«Preparate i vostri cuori al Signore» – Praeparate corda vestra Domino (1 Reg. VII, 3). I buoni religiosi consacrano interamente i loro cuori al Signore, e si uniscono a Dio così strettamente, che nel linguaggio della Scrittura sono detti sposati a lui… «Se vedete un'anima, scrive S. Bernardo, la quale dopo di aver tutto abbandonato, sì abbraccia con tutto il cuore al Verbo, vive nel Verbo e per il Verbo, si regola secondo il Verbo, concepisce del Verbo per produrre frutti di virtù per mezzo del Verbo, cosicché possa dire: Gesù Cristo è la mia vita, ed il morire mi è guadagno, credete che quest'anima è maritata al Verbo, è sposa al Verbo? (Serm. XXXVIII, in Cant.)». Ora non è questa una vita altissima e ricolma di meriti? Un religioso deve, come dice Eusebio, non essere tenero del riposo, fuggire tutto ciò che sa di diletto, amare il lavoro; dev'essere paziente nell'abiezione, non sofferente degli onori, povero di denaro, ricco nella sua coscienza, umile nei meriti, severo contro i vizi (Homil. IX, ad Monach.). I religiosi, dice S. Pro­spero, i quali non si spogliano dei loro vecchi costumi, che non cambiano spirito, ma solamente abito, che non vivono di azioni vivificate, ma di abitudini; che insomma compaiono religiosi in parole, ma non in opere, tali religiosi vivono mondanamente in religione: vogliono sembrare virtuosi senza esserlo; predicano grandi cose senza praticarle; accusano i vizi, e non li abbandonano. (De Vita contempl.). Ugo da S. Vittore paragona un convento ad una città e ne distingue così le varie parti: le prime trincee di questa città degli eletti, sono il disprezzo delle cose terrene; i bastioni, la speranza; le mezzelune, la pazienza; le torri, l'umiltà; le fontane, le lagrime; la sentinella, la prudenza; il portinaio, l'obbedienza; il re, la carità; la guarnigione, la giustizia; la temperanza, la fortezza (Instit. Monast.).

15. PRIVILEGI DELLA VITA RELIGIOSA. – Gesù Cristo, quando Pietro gli domandò che cosa avrebbe dato di particolare a loro che avevano tutto abbandonato per seguire lui, gli rispose che nel giorno della rigenerazione li avrebbe fatti sedere su dodici troni e li avrebbe fatti giudici delle dodici tribù d'Israele. E, soggiunse, chiunque lascerà la casa, la parentela, i beni per amor mio, riceverà cento volte più di quello che ha lasciato, e insieme la vita eterna (MATTH. XIX, 27-29). Ecco il privilegio concesso a quelli che professano la vita religiosa! A ­loro più particolarmente convengono quegli elogi di S. Pietro: «Voi siete una casta privilegiata, un sacerdozio reale, una gente santa, un popolo scelto, affinché proclamiate le virtù di colui che dalle te­nebre vi ha chiamati all'ammirabile sua luce» (1 PETR. II, 9).
La vocazione alla vita religiosa è grazia insigne, rara e specialissima… Le anime consecrate a Dio in un ordine religioso sono la porzione più nobile, più onorevole, più pura della Chiesa di Gesù Cristo; ne formano il più vago ornamento… Stanno più che tutte le altre vicino a Dio… Costituiscono il corteo e, direi, la corona dell'Altissimo. Seguono l'Agnello dovunque vada… Avranno in cielo un seggio più elevato, un luogo distinto… Hanno più meriti per essere esaudite in quello che dimandano… Sono parafulmini che arrestano i colpi della giustizia di Dio; sono altri Mosè che s'interpongono tra la collera di Dio e i delitti dei popoli; placano il cielo e salvano la terra. Ah! Dio non ha trattato così tutte le anime (Psalm. CXL VII, 20). Voi ben potete, o anime privile­giate, dire con la Sposa dei Cantici: « La voce del mio diletto che bussa alla porta, dice: Aprimi, mia sorella, mia amica, mia colomba, mia immacolata» (Cant. V, 2). Mia sorella per la creazione e l'incarnazione, mia amica e mia sposa per la fede e per i voti, mia colomba per il battesimo e la rigenerazione, mia immacolata per la carità.

16. PURITÀ DELLE ANIME CONSECRATE A DIO. – Queste anime elette da Dio sono il fiore dei campi e il giglio delle convalli; sono gigli fra le spine; sono il parco, il paradiso di delizie di Gesù Cristo il quale dimora in loro come in suo giardino, per coglierne i fiori e mangiarne i frutti (Cant. VI, 1). Queste anime religiose, sorelle e spose del Verbo, sono un giardino chiuso, una fonte sigillata (Cant. IV, 12). Ad imitazione della Immacolata Vergine Maria, ciascuna vergine è un orto chiuso, una fontana sigillata col sigillo di Dio; sigillata per la grazia della verginità, della purità, per la custodia degli oc­chi e delle orecchie, per il pudore verginale, il silenzio, il ritiro, la fuga del mondo.
Una vergine, scrive S. Ambrogio, è come un giardino inaccessibile ai ladri; somiglia alla vite in fiore, spande largamente intorno l'olezzo delle sue virtù, è bella come la rosa; per il metodo di vita, è la re­ligione messa in pratica; è la pace, la modestia. O vergini fortunate, voi siete un giardino cintato; conservate i vostri frutti, maturate le vostre uve; non vi tocchino i rovi, né mano imprudente vi strappi la siepe del pudore; poiché sta scritto: Il serpente morderà chi schianta la siepe. Voi siete fonti sigillate, o vergini di Gesù Cristo; nessuno in­torbidi questa acqua limpida e fresca, affinché possa sempre l'anima vostra specchiarsi nel cristallo di questa purissima onda (Exortat. ad Virgin.).

17. NELLO STATO RELIGIOSO C'È VERA LIBERTÀ, UGUAGLIANZA, FRATER­NITÀ. – Delle anime religiose si può dire come di Gesù: « Siete sa­lite in alto, avete incatenato la schiavitù» (Psalm. LXVII, 19). «Voi siete libere tra i morti» (Psalm. LXXXVII, 5); perché secondo la parola dell'Apostolo: «Dov'è lo spirito del Signore, ivi è libertà» ­(II Cor III, 17). Un'anima consecrata a Dio è libera dal mondo, dalle menzogne, dai capricci, dai costumi del mondo…; libera dai beni, dagli onori, dai piaceri, dalle vanità della terra…; sciolta dalle cure, dagli imbrogli della fami­glia, della casa, del servidorame…; libera di attendere alla preghiera, alla meditazione, alla messa, alla confessione, alla comunione frequente…
La pretesa libertà del mondo non è che una dura schiavitù… In religione è dato trovare i tre grandi beni che il mondo cerca da lungo tempo e che di tanto in tanto proclama di aver trovato, ma che in verità non giunse, né giungerà mai a scoprire, perché, nel suo in­ concepibile accecamento, non li cerca dove si trovano. Questi tre grandi beni di cui il mondo tanto schiamazza senza averli, e che la vita religiosa veramente possiede, sono la libertà, l'uguaglianza, la fraternità. La vera libertà consiste nell'osservanza del Vangelo, nella fuga dal peccato, nella pratica della virtù… Non vi è persona veramente libera, se non il servo di Dio… Dio è la libertà per essenza; chi lo segue, lo serve, e si unisce a lui, è libero, è il solo veramente libero… Nella vita di religione si trova l'uguaglianza e la fratellanza sincera, perché vi è l'unione perfetta dei cuori, nella più tenera carità… Sono tutti fratelli; vestono tutti il medesimo abito, mangiano tutti del medesimo cibo, vivono tutti a un medesimo modo, senza preferenze, e senza distinzioni…

18. BUON ESEMPIO DI CHI SI CONSACRA A DIO. – Le benedizioni di Dio sparse su quelle anime privilegiate che entrano in religione, l'ammirabile esempio che dànno di rinunzia a se stesse e al mondo, sono il motivo per cui i conventi e i monasteri si tengono in fiore… Il loro esempio ne conduce altre; di modo che possiamo dire col Salmista: «Dio le ha benedette e si sono moltiplicate» (Psalm. CVI, 38). E ancora: «Al seguito di chi sceglie Dio per suo sposo, comparirà una turba di vergini che saranno presentate al re celeste» (Psalm. XLIV, 15-16).
Agli occhi del mondo, tu, o vergine di Gesù Cristo, comparisci come un essere inutile e sterile… Sì, tu sei sterile, ma per il peccato: tu non concepisci, non generi le opere del mondo, il vizio, lo scandalo, la morte. Beata sterilità! che è pure quella di Gesù Cristo, tuo sposo, della Beata Vergine Maria, degli Apostoli, degli eletti della Chiesa. Una vergine sterile in questo modo è fortunata; essa si mantiene senza macchia, dice la Sapienza, e ne riceverà la mercede, quando Dio visiterà le anime sante; un dono sceltissimo sarà dato alla sua fedeltà, ed un seggio splendidissimo nella casa di Dio (Sap. III, 13-14). Ma se le vergini di Gesù Cristo sono sterili secondo il mondo, quale miracolosa fecondità non è la loro, se­condo Dio? Queste vergini avranno per famiglia la fede, la spe­ranza, la carità, l'obbedienza, la castità, l'umiltà, la pietà, tutte le virtù in una parola: ecco una famiglia divina, una fecondità celeste… Inoltre sono famiglia non di carne ma di spirito, tutti i cristiani che queste anime consecrate a Dio attirano coi loro discorsi e coi loro esempi alla sequela di Gesù Cristo, alla pratica della­ religione. In loro si avvera quella promessa del Signore: Io darò a queste anime, sterili secondo il mondo, sterili per il male, ma feconde per il bene, io darò nella mia casa un nome ed un posto di onore; io darò loro un nome che non morrà (ISAI. LVI, 5). Io as­segnerò loro il primo posto nel mio cuore, nella mia grazia, nella mia gloria… Io darò loro un miglior nome, cioè una fama, una ri­cordanza, una gloria più grande, più estesa che agli altri; una famiglia più illustre ed immortale…

19. UN BUON RELIGIOSO SI ASSICURA UNA BUONA MORTE. – Insegna S. Agostino, che per l'ordinario una buona morte suggella una buona vita, ed una mala morte è conseguenza di una cattiva vita (Enchirid.). Chi vive in Dio, muore in Dio, e chi vive da peccatore ostinato, muore da reprobo. Ora siccome non vi è nessuno che più del religioso abbia mezzi di vivere bene, così non vi è nessuno che, vivendo da buon religioso, abbia più sicuro argomento di finir bene. A lui sono in modo speciale dirette quelle con­solanti parole del Signore: Lévati, alzati, véstiti della tua forza, o Sionne (o anima santa)! prendi le vestimenta della tua gloria. Sorgi dalla polvere, e siedi, o Gerusalemme; rompi i ferri della tua prigionia, figlia di Sion, monta sul trono. Il Signore ti darà un riposo eterno e ti cingerà del suo splendore (ISAI. LII, 1-2 – LXVIII, 11). O Gerusalemme, deponi l'abito del lutto e della mestizia, e vé­stiti di chiarezza e di onore, e della gloria eterna che ti viene da Dio (BARUCH. V, l).

Vedi MORTE DEL GIUSTO.

20. BISOGNA CORRISPONDERE ALLE GRAZIE DELLO STATO RELIGIOSO. – Essendo lo stato religioso, fra tutti gli altri stati, il più nobile, il più grande, il più perfetto, il più ricco, il più felice, è necessario corri­spondere alle grazie che Dio annette a questo stato.. E uno stato che porta con sé la confidenza, la serenità dell'anima, la tranquil­lità del cuore, la libertà, la luce, la scienza di Gesù Cristo, del cielo, dell'eternità, la sapienza, i consigli di Dio, la conversazione intima con Gesù Cristo, la vigilanza, l'adorazione, l'unione con Dio, la partecipazione alla divinità. In esso si vive solo per Dio e in Dio; l'uomo conosce se stesso e conosce tutto il rimanente; nascosto in Dio altro non vede che Dio solo. Che grazie immense! ma quale stretto dovere di corrispondervi e di far sì che fruttifichino!… «Io so per esperienza, dice S. Agostino, che è raro trovare altrove anime più perfette di quelle che adempiono esattamente i loro doveri nei conventi; ma non mi accadde mai di incontrarne di più cattive di quelle che divengono infedeli nei monasteri. Perciò io credo che appositamente per tali anime lo Spirito Santo abbia dettato quella sentenza: Chi è giusto si giustifichi di più; chi è macchiato, si macchi di

più (Epist. CXXXVII)». S. Antonio soleva ripetere che l'acqua è l'elemento dei pesci, e che la solitudine è l'ornamento e la vita dei monaci; e che siccome il pesce muore se è gettato su la terra, così avviene al re­ligioso che ama di uscire dal ritiro del monastero (In Vit. Patr.).