I TESORI DI CORNELIO A LAPIDE: Unità

Vita cattolica: Matrimonio, laicato...

 1. Necessità dell\’Unità
 2. Eccellenza e vantaggi dell\’Unità
 3. Principio di questa unità

1. NECESSITÀ DELL\’UNITÀ. – Un gregge non ha che un solo pastore… L\’alveare ha una sola regina,.. La nave ha un solo pilota che la governa… Una sola testa a ciascun corpo… Un unico sole nel mondo… Una sola vera Chiesa… Un solo capo nella Chiesa… Un solo Dio… Una sola fede… Un solo battesimo… In Dio vi sono tre persone, ma tre persone sono un solo Dio… Vi sono nell\’anima tre facoltà, ma l\’anima è unica.
Dio è il centro del mondo, come anche del nostro cuore e del nostro amore; gli uomini sono come le linee che convergono al centro; a Dio va a riferirsi tutto l\’amore verso il prossimo… Anche nel cielo, tutti i gaudi dei beati si riducono all\’unità, perché, come osserva S. Gregorio, sebbene gli uni siano più elevati degli altri, una e la medesima è la gioia di tutti (Homil. in Evang,).
Gesù Cristo è il centro dell\’unità: In lui si abbracciano e si congiungono l\’antica e la nuova legge, i patriarchi e i profeti, il cielo e la terra, Dio e l\’uomo. La cattedra di Pietro è il centro dell\’unità cattolica. «A Pietro fu dato il primato, scrive S. Cipriano, affinché non vi sia che una Chiesa ed una Cattedra (Tract. de Unit. Eccles,). «Tra i dodici Apo­stoli, dice S. Gerolamo, uno è eletto, affinché stabilito un capo, fosse tolta ogni occasione di scisma (Lib. I, cont. Iovin.)». La stessa cosa conferma S. Leone il quale osserva che se Pietro fu scelto di mezzo a tutti gli uomini e proposto alla vocazione di tutte le genti, a tutti gli Apostoli, a tutti i Padri della Chiesa, così dispose Iddio affinché, per quanto cresca il numero dei sacerdoti e dei pastori in mezzo al popolo di Dio, Pietro tuttavia realmente governi tutti quelli che Gesù Cristo governa egli medesimo, come capo principale di tutti (Serm. III, de Assumpt. usu ad Pontif.). «Dio è uno, dice S. Ci­priano, Gesù Cristo è uno, la Chiesa è una, e una sola è la cattedra fondata dalla parola di Cristo su Pietro. Non si può costruire nessun altro sacerdozio, fuori di questo unico altare e sacerdozio. Chiunque raccoglie altrove, disperde (Lib. I, Epist. VIII, ad Plebem)». Il Venerabile Beda osserva che come vi è un solo Dio, una sola fede, un solo battesimo, un Dio padre di tutti, così vi è una sola Chiesa cattolica per tutti, in tutti i luoghi, in tutti i tempi, soggetta a un solo Dio» (In Cant. c. VI). Il Sommo Pontefice, successore di S. Pietro, governa tutto il mondo; egli è il centro dell\’unità. Chiunque non si tiene unito al Papa, cade nello scisma e si separa dalla vera Chiesa.
Tenerissimo del mantenimento dell\’unità si mostra S. Paolo, e ne adombra in mille modi la necessità e la inculca a ogni passo. «Ba­date bene, scriveva per esempio agli Efesini, di mantenere l\’unità di spirito nel legame della pace». – L\’unità della fede, della carità; l\’unità di anima, di spirito, di cuore, benché disgiunti di corpo. «Siate un solo corpo ed un solo spirito, continua l\’Apostolo, come siete stati chiamati in una medesima speranza della vostra creazione. Un solo Signore, una sola fede, un solo battesimo. Un solo Dio e Padre di tutti, che è al di sopra di tutto e dappertutto e in noi tutti» (Ephes. IV, 4-6). Un solo Signore, una sola fede, un solo battesimo: ecco il fondamento della credenza ortodossa, la base della religione, il compendio del simbolo apostolico. Ai Filippesi scriveva che vivessero in modo de­gno del Vangelo, di modo che, sia ch\’egli andasse a loro e li vedesse, sia che fosse lontano da loro, sentisse a dire che continuavano a formare un solo e medesimo spirito e che combattevano unanimi per la fede del Vangelo; li animava a far sì che rendessero la sua gioia compita, restando tutti uniti e avendo un medesimo amore, una medesima anima, un medesimo intendimento (Philipp. l, 27); (Ibid. II, 2). Nello stesso intento di raccomandare l\’unione nell\’unità, ricordava a Timoteo, che vi è un solo Dio ed un solo mediatore di Dio e degli uomini, l\’uomo Cristo Gesù; (I, II, 5); e ammoniva gli Ebrei che non si lasciassero ingannare da dottrine straniere e varianti (Hebr. XIII, 9).
L\’eresia è quella che introdusse nella Chiesa di Gesù Cristo questa varietà e diversità d\’insegnamenti, contro cui ci mette in guardia l\’Apostolo; essa tiene una dottrina straniera, ossia diversa da quella della Chiesa cattolica, una dottrina che non scaturisce dalla vera sorgente, ma è manipolata da uomini curiosi, vaghi di novità, orgogliosi, insofferenti dei legami della sottomissione e dell\’unità, inspirati e spinti dal demonio. Rotta una volta l\’unità non vi è né vi può essere più freno; si cade di contraddizione in contraddizione, di errore in errore, di abisso in abisso; si toccano nella caduta tutti i gradi dell\’errore, senza mai arrestarsi in alcuno. Si spaccia oggi un\’eresia che domani sarà abbandonata per foggiarne un\’altra;e si vorrebbe che­ quivi sia la verità! e si pretende d\’insegnare il vero! Ah! dove mai trascina, lo spirito del demonio, quando si ripudia lo spirito di Dio il quale non inspira né dirige alcuno fuori della sola Chiesa che possiede l\’unità. Senz\’unità, non è possibile alcuna Chiesa; perciò senz\’unità non vi è né Dio, né cielo, né verità, né salute. Oh! se gli eretici e i scismatici che ruppero l\’unione e uscirono fuori dall\’unità, potessero aprire gli occhi e rientrare nell\’ovile dell\’unità!… Volesse Dio che intendessero finalmente quella sentenza di S. Agostino: «Solo la Chiesa cattolica è il corpo di Cristo il quale è il capo ed il Salvatore di questo corpo che è il suo. Fuori di questo corpo, lo Spirito Santo non vi­ vivifica nessuno, perché non è partecipe della divina carità, chi è ne­mico dell\’unità (Epl. L. ad Bon.)».
S. Pietro vuole che siamo tutti di un medesimo animo e di uno stesso cuore (1 PETR. III, 8). San Giovanni ci dice che gli Apostoli ci annunziano quello che videro e quello che udirono, affinché anche noi entriamo in comunione con loro e la nostra comunione sia col Padre e col Figliuolo suo, Gesù Cristo (I IOANN. I, 3). Per conseguenza 1° nessuno, come dice il Ven. Beda, può avere società, cioè essere unito con Dio, se prima non è congiunto alla società della Chiesa (In Evang.). 2° Chiun­que, abbandonando la Chiesa, si unisce ad una Chiesa adultera, non ha più parte alle promesse della Chiesa né arriverà alle ricompense di Gesù Cristo. E questo l\’insegnamento di S. Cipriano il quale così continua: «Chi lascia la Chiesa di Gesù Cristo, è uno straniero, un profano, un nemico. Nessuno può avere Dio per padre, se non ha la Chiesa per madre. Se alcuno poté scampare al diluvio fuori dell\’arca di Noè, potrà anche qualcuno scampare al naufragio, fuori della Chiesa. Di questo ci avverte il Signore quando dice: Chi non è con me, è contro di me, e chi non raccoglie con me, dissipa. Chi rompe la pace di Gesù Cristo e la concordia, opera contro Cristo; chi rac­coglie fuori della Chiesa di Gesù Cristo, scompiglia e disperde la Chiesa di Gesù Cristo. Essi non possono restare con Dio, perché non vogliono restare nell\’unità della Chiesa di Dio. Si lascino a loro talento bruciar vivi, espongano la loro vita al fuoco, alle belve, non avranno mai la corona della fede, ma piuttosto il castigo della loro perfidia; non arriveranno al premio delle pretese loro virtù, ma incontreranno la morte nella disperazione. Possono ben essere condotti al supplizio, non andranno mai al trionfo» (De Unit. Eccles.).
Tutti i libri della Sacra Scrittura non formano che una sola Bib­bia, perché sono tutti parola e scrittura di un solo e medesimo Spi­rito Santo. Unità nella Scrittura, unità nella Chiesa che interpreta infallibilmente la Scrittura. Avvertendo accuratamente, come dice Vincenzo Lirinese, che anche nella Chiesa cattolica ci teniamo fermi a ciò che si è creduto in ogni tempo, in ogni luogo e da tutti (Lib. Praescrip. adv. Haereses.). Un altro argomento in favore dell\’unità ricava S. Leone dall\’unità di sacrifizio: «Essendo cessata, egli dice, la varietà dei sacrifizi e delle vittime, la sola oblazione del corpo e del sangue di Gesù Cristo tiene luogo di tutti questi differenti sacrifizi; affinché come vi è un solo sacrifizio per tutte le vittime, così non vi sia che un solo regno per tutte le nazioni» (Serm. de Cruce). E questo appunto ripete la Chiesa in una delle sue orazioni: Signore, voi avete decretato l\’abolizione delle differenti ostie legali per la perfezione di un solo sacrificio. Per mezzo dell\’unità della Chiesa, tutto l\’universo cristiano forma una sola casa…
«Ascolta Israele, dice la Scrittura, il Signore nostro Dio è solo Signore» (Deuter. VI, 4). Perché vi è un solo Dio? Eccone le ragioni: 1° Dio è un essere semplicissimo, assolutissimo, perfettissimo, infinito, dun­que egli è unico. Perché se vi fossero due Dei, uno avrebbe qualche perfezione di cui sarebbe sfornito l\’altro; mancherebbe per conseguenza qualche perfezione ad ambedue; perciò né l\’uno né l\’altro sarebbe assolutamente perfetto. Dio è infinito; non può esservi che un infinito, perché l\’infinito racchiude tutto; contenendo tutto, non vi resta più altro che il nulla per tutto ciò che è fuori dell\’infinito… 2° Se vi fos­sero due Dei, vi sarebbero due volontà diverse le quali potrebbero perciò volere cose contrarie ed opposte, quindi la lotta e la guerra, il che è impossibile, anzi assurdo… 3° Se esistessero due Dei, l\’uno arresterebbe e limiterebbe la potenza e l\’impero dell\’altro. Chi dice Dio, dice un essere senza limiti e senza uguali… Dio è il monarca dell\’universo; come dall\’unità escono tutti i numeri e tutti i raggi che vanno alla circonferenza partono dal centro, così tutte le cose create escono da Dio; esse devono pertanto unirsi e terminare in un solo principio che è Dio, come in loro unico centro. Non vi può essere che un solo padrone e governatore del mondo, il quale ordini e unisca tutte le cose sì varie e differenti; altrimenti esse non si unirebbero insieme, non si assocerebbero, se non fossero regolate da uno solo. «Dio, dice Lattanzio, essendo perfetto non può essere che uno, af­finché tutte le cose siano in lui. Perché tutto ciò che è soggetto a divisione, deve soggiacere necessariamente alla distruzione (Lib. II, c. V)». L’u­nità in Dio é necessaria; necessaria è anche l\’unità nella sua Chiesa… Ora, la Chiesa cattolica apostolica romana possiede questa unità per­fetta; e la possiede essa sola esclusivamente; resta dunque evidente­mente provato che essa sola è la vera Chiesa; la vera sposa di Gesù Cristo… Come un fascio è unito da un legame, cosi l\’assemblea dei Santi è unita dalla medesima fede, dalla medesima speranza, dalla medesima carità, dal medesimo unico soccorso divino.
Questa unità della sua Chiesa Dio l\’aveva già predetta per mezzo dei profeti: «Io ne farò un solo popolo, dice Ezechiele, e un solo capo comanderà a tutti» (EZECH. XXXVII, 22). «I figli di Giuda, leggiamo in Osea, e i figli d\’Israele si riuniranno e si daranno un solo capo» (OSEAE, I, 11). Tutto è riunito, tutto è ricondotto all\’unità di Gesù Cristo, re dei re; tutta la Chiesa è una sotto il suo re, il romano Pontefice, Vicario di Gesù Cristo. I Giudei e i Greci, i Romani e i barbari, i pagani e gli idolatri, i padroni e gli schiavi, tutti avranno per loro capo Gesù Cristo e il Papa suo vicereggente in terra… La Chiesa è una nel suo capo invisibile, Gesù Cristo…; una nel suo capo visibile, il romano Pontefice…; una nel suo insegnamento, nel suo simbolo…; una nella sua morale…; una nei suoi sacramenti!…

2. ECCELLENZA E VANTAGGI DELL\’UNITÀ. – «In verità vi dico, io sono la porta dell\’ovile. Chiunque entra per me, sarà salvo; egli entrerà ed uscirà e troverà dove pascolare. Ho altre pecore che non appartengono a quest\’ovile, e bisogna che ve le conduca; esse ascolteranno la mia voce e non vi sarà più che un solo ovile ed un solo pastore» (IOANN. X, 6). Per mezzo dell\’unità si trova Gesù Cristo che è la porta; si trova la salute, l\’entrata al cielo, i pingui pascoli della grazia e della gloria. Per l\’unità si va a Dio, s\’intende la voce di DIo, si lascia l\’errore, si entra nel vero ovile. E non vi è più che un solo pastore. Volgendosi poi il divin Maestro al Padre, così lo pre­gava: «Padre santo, conservate nel vostro nome quelli che mi avete dati, affinché siano una cosa sola come noi… lo vi prego per coloro che crederanno in me, affinché siano tutti una sola cosa, come voi siete in me, o Padre, ed io in voi, che siano anch\’essi una sola cosa in noi, affinché creda il mondo che voi mi avete mandato. E la gloria che avete dato a me, io l\’ho data ad essi; affinché siano una sola cosa, come una sola cosa siamo noi. Io in essi e voi in me; affinché siano consumati nell\’unità» (IOANN. XVII, 11, 21, 23). Poteva Gesù Cristo dichiarare meglio la sublimità e i vantaggi dell\’unità? Che eccellenza, fare una cosa sola con Gesù Cristo!
In altro luogo ripete: «Io sono nel mio Padre, e voi siete in me, ed io in voi» (IOANN. XIV, 20). Che ricca e divina unità! lo sono nel Padre per l\’unità dell\’essenza divina; voi siete in me per l\’amore, per l\’unione di sostanza, in virtù dell\’incarnazione; io sono in voi per la grazia, per il vostro titolo di figli di Dio, di eredi di Dio;..
Perché S. Ilario di Poitiers dice: «Gesù Cristo è nel suo Padre per la natura della sua divinità; noi siamo in lui per la sua natività corporale; ed egli è in noi per il sacramento dell\’altare, avendo egli detto: Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue, dimora in me ed io in lui (Lib. in Ioann.)». Lo Spirito Santo, dice S. Agostino, è l\’amore ed il legame del Padre e del Figlio; a lui appartiene la società per la quale noi diventiamo una sola cosa. Di molte membra è composto il corpo dell\’uomo, ed una sola anima vivifica tutto, facendosi vedere per mezzo dell\’occhio, udire per mezzo dell\’orecchio, e così degli altri sensi. Così pure lo Spirito Santo unisce, collega, contiene, vivifica, i membri del corpo di Gesù, ossia la Chiesa (De Doctr.).
«Noi siamo un solo pane, un solo corpo, scrive l\’Apostolo; perché
partecipiamo tutti a un solo pane». Noi partecipiamo a un solo pane, al pane della fede, della parola di Dio, dell\’Eucaristia, che costituisce in noi l\’unità (1 Cor X, 17). Come di molti grani non si forma che un pane, così di tutti i fedeli non si forma che un pane sacro e vivente, cioè un corpo unico, che è la Chiesa, corpo mistico di Gesù Cristo; poiché si uniscono tutti realmente al corpo di Gesù Cristo e non fanno che una sola cosa con lui per mezzo dell\’unità nella fede e nell\’Eucaristia, come il cibo forma una cosa sola con chi lo prende.
S. Paolo dice ancora: «Come il corpo è uno e consta di molte membra; e tutte queste membra, ancorché molte, formano un solo corpo; così è di Gesù Cristo. Poiché noi siamo stati tutti battezzati in un solo Spirito, e giudei e gentili, e schiavi e liberi, e siamo stati abbeverati tutti in un solo spirito… Molti sono i membri, ma uno solo è il corpo; affinché non vi siano scissure, ma tutti i membri si aiutino vicendevolmente, e se un membro soffre, tutti gli altri soffrano; se un membro è glorificato, tutti gli altri se ne rallegrino. Ora voi siete i membri di Cristo, e membri gli uni degli altri» (1 Cor. XII, 12-13, 20, 25, 27). Nell\’uomo vi è 1° unione dell\’anima e del corpo; 2° differenza di mem­bra; 3° diversi uffizi in ciascun membro; 4° attitudine e facoltà di cia­scun membro per il suo uffizio; 5° comunione delle funzioni, in virtù della quale ciascun membro deve lavorare non per sé solo, ma per gli altri, perché sono tutte membra di un solo corpo; 6° amore e conservazione dell\’ordine, per il quale ciascun membro è contento della sua condizione e del suo offizio, non ambisce quello degli altri, non porta invidia al più nobile; dal che risulta tra di loro unione, concordia, comunanza di gioie e di patimenti; 7° mirabile disposi­zione di ogni membro; ciascuno è al luogo che gli tocca e il tutto non forma che una sola cosa, unità perfetta di ciascuna parte al tutto e del tutto a ciascuna parte.
Tal è l\’ammirabile unità che esiste nella Chiesa di Gesù Cristo! Vi si vede la medesima unione, la stessa concordia, la medesima comunanza di gioie e di dolori. Per questa unità fra i membri di Gesù Cristo, ciascuno di loro si tiene caro, come l\’anima propria, il suo dovere, il suo uffizio, la sua capacità, il suo stato, il suo grado, il suo impiego; ciascuno si adopera per il bene di tutti e tutti la­vorano per il bene di ciascuno. Formano fra tutti un cuore solo ed un\’anima sola, come si esprime l\’Evangelista parlando della pri­mitiva comunità cristiana (Act. IV, 32). «Voi siete tutti figli di Dio per la fede che è in Gesù Cristo», scriveva l\’Apostolo ai Galati (III, 26). Ecco il prezioso tesoro dell\’unità nella medesimezza della fede! e volete saperne i vantaggi? Ecco­veli: «Non vi è più distinzione di Giudeo e di Greco; di schiavo e di libero; di uomo e di donna; perché voi siete tutti una sola cosa in Gesù Cristo. Non più servi, ma figli: e se figli, anche eredi di Dio, per Gesù Cristo» (Galat. III, 28), (Ibid. IV, 7).
«Per Gesù Cristo, scrive il medesimo Apostolo agli Efesini, noi abbiamo accesso a Dio Padre in un medesimo spirito» (Eph. II, 18). In un medesimo spirito, cioè nell\’unità di fede, di religione, di volontà, di ca­rità cristiana, affinché non vi sia in tutti noi che un\’anima ed un cuore solo. E in virtù di quest\’unità noi non siamo più forestieri, né pellegrini, ma concittadini dei Santi nella casa di Dio, edificati sul fondamento degli Apostoli e dei Profeti i quali posano essi medesimi su Gesù Cristo, pietra angolare dell\’edifizio. Poiché in lui deve pog­giare ogni edifizio che dev\’essere tempio santo del Signore, se anche noi siamo coedificati sopra di lui per essere la casa di Dio in ispirito (Ibid. 19-22). Infatti, ogni cosa creata è nostra, sia Paolo, sia Apollo, sia Cefa, sia il mondo, sia la vita, sia la morte, sia le cose presenti, sia le future; tutte le cose insomma sono nostre, noi siamo del Cri­sto, il Cristo è di Dio (1 Cor III, 22-24). Ecco i meravigliosi effetti dell\’unità! Parliamo dunque la medesima parola, e non vi siano tra di noi scissure né divisioni; teniamoci tutti fermi nella medesima credenza e nel medesimo sentimento (Ibid. I, 10).
L\’Apostolo delle genti ci dichiara ancora che Gesù Cristo alcuni fece apostoli, altri profeti, altri evangelisti, altri pastori e dottori, per la consumazione dei Santi nell\’opera del ministero, e l\’edificazione del corpo di Cristo; fino a tanto che arriviamo tutti a formare, per l\’unità della fede e la cognizione del Figlio di Dio, un solo uomo perfetto, alla misura dell\’età e della pienezza di Gesù Cristo; affinché non siamo più come fanciulli sbattuti qua e colà da ogni vento di dottrina, ludibrio di uomini la cui astuzia conduce coperta­mente e destramente invischia nell\’errore, ma praticando la verità per l\’amore, cresciamo in ogni cosa in colui che è il capo, cioè il Cristo; dal quale tutto il corpo disposto con armonia, e legato pel con­corso di tutte le funzioni, secondo la misura dell\’operazione propria di ciascun membro, riceve il suo accrescimento, per essere edificato nell\’amore (Eph. IV, 11-16). La Chiesa è un solo corpo la cui anima è la fede e la carità. Per mezzo di questa unione ed unità, noi siamo tutti membri gli uni degli altri (Eph. IV,25); nutriamo tutti i medesimi sentimenti (Rom. XII, 16); e ci sopportiamo con pazienza vicendevolmente (Eph. IV, 2). Mentre l\’Apostolo si rallegrava con i Colossesi dell\’ordine che vedeva regnare in mezzo a loro e della saldezza della loro fede in Cristo, li esortava a vivere sempre secondo i dettami ricevuti dal Signore Gesù Cristo, stando radicati in lui, edificati su di lui e fermi nella fede, quale era stata loro insegnata, ed a guardarsi che nessuno li ingannasse con filosofia vana, con discorsi fallaci, con argomenti basati su le ciance degli uomini, su le fiabe del secolo, non sul Cristo (Coloss. II, 5-8).
Come in un esercito l\’ordine e l\’unità formano una massa forte e compatta, così nella Chiesa l\’ordine e l\’unità dànno fermezza e stabilità incrollabile… I beni, i vantaggi dell\’unità si scorgono l° in ogni governo e stato; 2° nella gerarchia degli spiriti celesti; 3° nel moto dei cieli, degli astri, delle stagioni, di tutto l\’universo; 4° nella società; 5° nella famiglia; 6° nelle membra e nelle funzioni del corpo umano… Una fabbrica non si sostiene se non in forza dell\’unità e delle chiavi che ne collegano insieme le mura… L\’unità dà al firmamento l\’ordine che vi si ammira; all\’anima la santità; al corpo la sanità; alle case ed alle città la pace; mantiene la concordia tra i cittadini; tutta la virtù, la forza, la prosperità di un popolo, di una nazione consistono nell\’unità e dipendono dall\’unità. L\’unità è vita… Quale unità più grande di quella che regna in cielo? Essa forma la felicità degli eletti. «Là non si trova invidia, né differenza di amore, dove regna l\’unità dell\’amore, dice S. Agostino (De coelest. Vita)». «E questa unità di amore, dice S. Gregorio, collega talmente gli eletti fra di loro, che ciascuno di essi si rallegra del bene che egli non ha e che vede in un altro eletto, come se lo avesse egli medesimo (De Beatitud.)».
Leggiamo nei Proverbi, che i fratelli i quali sono uniti fra di loro, sono saldi come una cittadella (Prov. XVIII, 19); l\’Ecclesiaste osserva che una cordicella a tre fili difficilmente si rompe (Eccle. IV, 12). «Tante sono le anime e tanti sono i cuori, scrive S. Agostino, quante sono le persone, ma appena che per l\’amore e la fede si uniscono a Dio, non formano più che un\’anima e un cuore solo (Sent. CCCXLVIII)». Tale era la condizione dei primi cristiani: 1° vi era tra loro perfetta amicizia ed un mutuo amore. 2° Gesù Cristo abitava in ciascuno di loro e li animava. 3° Vi era in tutti ed in ciascuno una medesima volontà rivolta a Dio, una medesima obbedienza, una stessa adorazione. 4° Erano tutti governati da un medesimo spirito, sotto il cui impulso tutti operavano. 5° Vi era in tutti la medesima sommissione, il medesimo rispetto a S. Pietro. Ecco l\’unità della Chiesa e i preziosi frutti de1l\’unità religiosa. La parola religione deriva secondo S. Agostino, dal verbo religare, per­ché per mezzo di lei, aiutandoci gli Angeli, noi tendiamo a un solo Dio e a lui solo ci uniamo (De Civit. Dei). Perciò, la vera religione richiede l\’unità e non può farne senza; ella deve averla, altrimenti sarebbe falsa. Quindi ella è anche dappertutto la stessa, in tutti i tempi, in tutti i luoghi, nella sua fede, nei suoi misteri, nel suo insegnamento, nei suoi sacramenti.
S. Bernardo così parla dei vantaggi dell\’unità: L\’unità dei Santi quaggiù giustifica, nel cielo glorifica; l\’una dà il merito, l\’altra la ricompensa. L\’unità che ha luogo in questa vita, è l\’ornamento della pace, di lei sta scritto: Come dolce e piacevole cosa è per fratelli l\’abitare insieme! Il Profeta, dopo di aver descritto la bellezza dell\’unità, ne proclama l\’utilità dicendo: Il Signore annette all\’unità la benedizione e la vita. La benedizione in questo mondo, la vita nell\’altro (Serm. De Assumpt. Virg.). Questa unità con Gesù Cristo, sia come uomo, sia come Dio, somiglia a quella del padrone col servo fedele, del padre col figlio adottivo, di colui che illumina con colui che è illuminato, di colui che giustifica con colui che è giustificato, di chi governa, con chi obbedisce, di chi dà, con chi riceve, di chi invoca con chi esaudisce, di chi fa entrare nella beatitudine con chi vi entra. Finalmente, congiungendoci a Dio per l\’unità, diventiamo un medesimo spirito con lui, e come egli cammina nella luce, così anche noi camminiamo nella luce… Questa unità è il tabernacolo di Dio in mezzo agli uomini; egli abita con loro; essi sono il suo popolo ed egli è loro Dio (Apoc. XXI, 3). Per questa unità noi siamo figli di Dio e della Chiesa, i fratelli degli Angeli e dei beati… Per questa unità noi partecipiamo a tutte le grazie della Chiesa, a tutte le preghiere, a tutte le buone opere di tutti i Santi… È questa unità che forma la comunione dei Santi, di cui parla il Simbolo..
Per mezzo dell\’unità noi teniamo con la natura umana di Gesù Cristo quella relazione che passa tra un discepolo e il suo maestro, tra il gregge ed il pastore; siamo con colui che prega e che soffre il sacrifizio per tutti, come con chi sconta un debito per un altro. Quest\’unità, questa società trova il suo emblema e la sua spiegazione nelle parabole del pastore e delle pecore, della vite e del sarmento; nei paragoni del capo e delle membra, del cibo e di chi lo prende… Per questa unità, Gesù Cristo ci chiama suoi amici, suoi fratelli, sue sorelle; sua madre; chiama il suo Dio nostro Dio, il suo Padre, nostro Padre (IOANN. XX, 17).
In cielo, scrive S. Anselmo, vi è una così grande carità e stretta unione di Dio con gli eletti, e di questi tra di loro, che tutti si amano come ognuno ama se stesso, e tutti amano Dio più che se stessi. In virtù di questa unità di amore, nessuno vuole altro se non quello che Dio vuole, e ciò che vuole un eletto, lo vogliono tutti gli eletti e lo vuole Dio medesimo. E così sono tutti re, perché fanno tutti ciò che vogliono; e tutti insieme con Dio non formano che un re, perché vogliono tutti la medesima cosa; e questa cosa che vogliono, che è di amare Dio eternamente, la posseggono (In Monolog.). L\’unità della Chiesa somiglia a quella del cielo, ne è la via e l’anticipazione. Infatti Dio alludeva alla società della Chiesa cattolica, quando diceva: «Io darò loro un cuore solo, li avvierò tutti per una sola strada, affinché temano me per tutta la vita loro ed abbiano bene. Stringerò con loro un\’alleanza eterna e non cesserò di fare loro del bene, e mi rallegrerò in loro del bene che avrò fatto ad essi» (IEREM. XXXII, 39-41).
S. Giovanni Crisostomo fa qui una bella osservazione. L\’unione e l\’unità di dieci persone fa che una sola di esse vale per dieci, perché le dieci ne fanno una sola e ciascuna è nelle dieci. Perciò ciascuna ha venti mani, venti occhi, respira ed opera per dieci anime, perché ciascuna ha tanta cura delle altre quanto di se stessa. Perciò gli occhi, le mani, i piedi, l\’ingegno, ecc., di dieci, servono a cia­scuna; ognuna si occupa delle altre come di se stessa. In questo modo, uno solo può molto, perché può tutto ciò che possono dieci. Supponete ora che siano cento, mille, milioni di persone così unIte, e fate il conto del loro potere (Homil. LXXVII, in Ioann.). Perché noi ci chiamiamo fratelli? Non è forse perché Dio è nostro padre, perché partecipiamo alla medesima fede, alla medesima redenzione, alla medesima mensa, e siamo tutti coeredi delle medesime promesse?
Infinitamente grandi e preziosi sono dunque i vantaggi dell\’unità, sia nel cielo, sia nella Chiesa, sia nella famiglia, sia nell\’ordine fisico, sia nel morale… Togliete l\’unità, voi annientate l\’universo e perfino il cielo. Stabilite l\’unità, voi avete dappertutto la vita… La perfetta unità cambierebbe la terra in un paradiso… Non ci sarebbero più vizi, non disordini, non delitti, non miserie; non vi si vedrebbero che virtù, carità, pace e felicità… Distruggete l\’unità, voi scacciate Dio, la virtù, la felicità; conducete i misfatti, le guerre, le rivoluzioni, la dissoluzione, sguinzagliate il diavolo su la terra e del mondo ne fate un inferno.

3. PRINCIPIO DI QUESTA UNITÀ. – Il principio, la radice di questa unità sta nella fede, nella speranza, nella carità nell\’obbedienza e nell\’attaccamento alla Chiesa, soprattutto e innanzi tutto al sommo Pontefice, capo supremo e infallibile della Chiesa universale. Ecco che cosa costituisce la vera unità… Dove vi è il peccato, vi è la divisione… Dove c\’è la virtù, vi è l\’unità… il dualismo è l\’origine di ogni discordia… L\’amore è la vita… La divisione è la morte… L\’u­nità è Dio, è il cielo… Il dualismo è il demonio, è l\’inferno… L\’unità consiste e risulta dalla uguaglianza dei sentimenti. «Riguardo alle cose che conosciamo, dice S. Paolo, abbiamo i medesimi sentimenti e teniamoci alla medesima regola» (Philipp. III, 16). E la regola che dobbiamo seguire per costituire e mantenere l\’unità, ci è suggerita da Vincenzo Lirinese in queste parole: «Teniamo quello che è sempre stato creduto dovunque, e da tutti» (Praescrip. adv, Haer. c. XII).