I TESORI DI CORNELIO A LAPIDE: Scandalo

Vita cattolica: Matrimonio, laicato...

 1. Lo scandalo e lo scandaloso.
 2. Malizia dello scandalo
 3. Corruzione dello scandaloso.
 4. Stragi che cagionano gli scandalosi.
 5. Gli scandalosi sono gli agenti del diavolo.
 6. Responsabilità degli scandalosi.
 7. In quanti modi si dà scandalo.
 8. Doveri del cristiano riguardo lo scandalo.
 9. Castighi degli scandalosi.

1. LO SCANDALO E LO SCANDALOSO. – «Lo scandalo è definito da San Tommaso una parola od un fatto meno retto, che dà occasione di ruina al prossimo» (De Peccat.). Lo scandaloso è dipinto dallo Spirito Santo, come uomo gonfio di vanità, il cui occhio scintilla, il piede brucia, la mano squarcia; ha su la bocca parole perfide, nel cuore la tempesta; medita il male e semina l\’iniquità (Prov. VI, 12-14). Lo scandaloso, dice S. Efrem, perde la fede, cade nei vizi, disprezza i Sacramenti, si ride dell\’inferno, non pensa mai al cielo (Serm. IV).

2. MALIZIA DELLO SCANDALO. – Il divin Salvatore disse un giorno, parlando dello scandalo: «Se alcuno avrà scandalizzato uno di questi piccoli che credono in me, sarebbe stato meglio per lui appendersi una macina al collo e gettarsi in mare. Guai al mondo a cagione degli scandali! guai a quel tale da cui viene lo scandalo!» (MATTH. XVIII, 6-7). Bastano queste parole del Divin Maestro, per farci intendere qual giudizio egli facesse della gravità dello scandalo. La Sacra Scrittura usa queste espressioni solo quando si tratta di peccati veramente enormi.
Agli scandalosi in modo particolare si riferiscono quelle parole di San Paolo: «I malvagi, i seduttori, affogano ogni giorno più nel male; traviano essi e fanno traviare gli altri» (II Tim. III, 13). Di loro si può asserire che «si sono venduti per fare il male» (III Reg. XXI, 20); o, come dice l\’Apostolo: «Sono venduti ed abbandonati alla schiavitù del peccato» (Rom. VII, 14). Lo scandaloso è per gli altri un principio di rovina, mangia e beve l\’iniquità; e talmente si spinge innanzi per la via del peccato, che ne tocca gli estremi confini, di modo che il suo. nome è «termine d\’iniquità» (MALACH. I, 4).
Lo scandalo è un peccato mostruoso che assale Iddio, il prossimo e lo scandaloso medesimo. A Dio toglie la gloria, al prossimo l\’anima, allo scandaloso il cielo. È un delitto enorme; infatti si può dare misfatto più atroce dell\’uccisione di un\’anima?… Delitto diabolico: Satana fu omicida fin da principio (IOANN. VIII, 14); tale è lo scandaloso. Delitto contro lo Spirito Santo, perché si oppone direttamente alla carità: e lo Spirito Santo è la carità in persona… Delitto essenzialmente opposto alla redenzione; Gesù Cristo è morto per salvare le anime, lo scandaloso vive per ucciderle… Quindi lo scandalo è un peccato contro Gesù Cristo medesimo, come. appunto asserisce S. Paolo: «Peccando contro i vostri fratelli e ferendo la loro coscienza, voi peccate contro il Cristo» (I Cor VIII, 12).
Si può rivolgere allo scandaloso quell\’invettiva scagliata già da S. Paolo contro il mago Elima: «O uomo pieno di malizia e di frode, figlio del diavolo, nemico di ogni giustizia, non cesserai tu mai di attraversare le rette vie del Signore?» (Act. XIII, 10). Lo scandaloso è il serpente antico che seduce con fallaci promesse; è il serpente appiattato nell\’erba, è il leone che agguanta la preda. Degli scandalosi parla il Salmista, dove dice che gli empi congiurarono contro di lui, e convennero di carpirgli l\’anima (Psalm. XXX, 14); che per far cadere gli altri, passano tutta la loro vita meditando l\’iniquità, stendendo nascosti tranelli per la strada che battono i loro fratelli
(Psalm. LXIII, 7; CXLI, 4).
Agli scandalosi si adattano quelle frasi d\’Isaia: «La loro malizia ha colmato la misura; vegliano per commettere il male e trarre gli uomini al peccato» (ISAI. XL, 2), (Id. XXIX, 20-21); e quelle altre del Savio: «Godono di mal fare, e gioiscono in mezzo ai peggiori delitti» (Prov. II, 14). Lo scandaloso sta appostato sui crocicchi delle strade, aspettando come ladro e malandrino i vi andanti, per derubarli e ucciderli… Tratta fraudolentemente e non pensa che a soppiantare (IEREM. III, 2; IX, 4). A imitazione del serpente che ingannò Eva, lo scandaloso ne adopera con satanica scaltrezza il medesimo linguaggio. Perché non assaggi tu di questo piacere? dice il perfido. È proibito; se ne mangio morrò. Sta certo che non morrai, diventerai anzi felice (Gen. III, 1-5).

3. CORRUZIONE DELLO SCANDALOSO. – Lo scandaloso, osserva S. Agostino, arrossisce del pudore e si vanta di non avere vergogna (In Psalm.); appartiene veramente al numero di coloro che si sono pervertiti, e si abbandonano a disegni abominevoli (Psalm. XIII, 1). Il loro cuore è un abisso di corruzione, una sentina di immondezze, un albergo di rettili schifosi (Psalm. CIII, 25). Gli scandalosi somigliano a quelle vigne di Sodoma e di Gomorra, la cui uva è di fiele e gli acini sono amarissimi. Il loro vino è bava di dragoni, veleno mortifero come vipera (Deuter. XXXII, 32-33). La vita degli scandalosi è dissoluta; depravati sono i loro costumi e le azioni loro; noli pensano che al male, non vogliono che il male, non fanno che il male, per sé e per gli altri. Sono vasi avvelenati e riboccanti di putridume, immonde fogne dove cola tutto ciò che vi è di più infetto e schifoso. Gli occhi, gli orecchi, la lingua, le mani, i piedi, lo spirito, l\’anima, il cuore, la memoria, la volontà, l\’intelletto, tutto insomma è in loro pervertito e corrotto. Sono un cadavere in putrefazione, che infetta ogni cosa e sparge dovunque miasmi di sicura morte…

4. STRAGI CHE CAGIONANO GLI SCANDALOSI. – La Sacra Scrittura con frasi terribili parla delle stragi e dei danni che recano gli scandalosi. Essi patteggiarono colla morte e strinsero alleanza con l\’inferno per nuocere (ISAI. XXVIII, 15); meditano il delitto e studiano sempre nuovi assalti e battaglie contro le anime dei loro fratelli. Aguzzano la lingua come serpenti e nel parlare schizzano veleno di vipere (Psalm. CXXXIX, 4). Non vi sia nessuno, essi vanno dicendo, intorno a noi, il quale non resti insozzato dalla bava delle nostre iniquità; lasciamo dappertutto tracce delle nostre orge; è questo il compito nostro. Calpestiamo il giusto miserabile, non risparmiamo la vedova, facciamo onta al vecchio canuto. Tendiamo lacci ai semplici, proviamoli con l\’oltraggio (Sap. II). Gli scandalosi intingono le loro saette nel sangue innocente; si abbeverano del sangue di coloro che hanno ucciso (Deuter. XXXII, 42). I loro piedi si affrettano a correre dove c\’è da spargere sangue, e sui loro passi lasciano il saccheggio e la desolazione (ISAI. LIX, 7); crescono leoni e imparano ad appostare la preda e sbranare gli uomini (EZECH. XIX, 3); che anzi, sono di tormento ad anime innumerevoli con la sola loro presenza (IOEL. II, 6).
Ora ci stupiremo noi se il Papa S. Gregorio li chiama lupi che sbranano ogni giorno non corpi, ma anime (Homil.)? se il Crisostomo li chiama belve feroci e divoratrici (Homil. ad pop.) e ce li presenta, come altrettanti Erodi, intenti ad aggiungere omicidi ad omicidi, ad accumulare rovine, precipitandosi da furiosi e come indemoniati in tutti gli eccessi; sbuffanti collera, invidia e rabbia, che poi sfogano a danno degli innocenti? (Homil. IX, in Matth.). Anche S. Leone paragona gli scandalosi ad Erode il quale non si contenta di uccidere qualche bambino, ma ne ordina una generale carneficina (Serm. I, in Epiph.). A loro si adatta molto bene quell\’invettiva del Profeta: «E fino a quando, o peccatori scandalosi, vi avventate su gli uomini, e ne fate macello, uccidendo non i corpi, ma le anime?» (Psalm. LXI, 4).
Narra il sacro testo che Giuda Maccabeo, vestita la corazza e coperto della sua armatura, si levò in difesa del suo popolo e, aiutato dai suoi fratelli che combattevano con gioia per la causa d\’Israele, proteggeva tutto il campo con la sua spada. Fatto simile ad un leone che rugge alla vista della sua preda, perseguitò gli empi, cercandoli da tutte le parti, e condannò alle fiamme i perturbatori del popolo. Il terrore del suo nome mise in fuga i suoi nemici, gettò lo sgomento tra i partigiani dell\’iniquità e fu la salvezza della nazione. Corse le città di Giuda, liberandole dagli empi, e stornò la collera di Dio da Israele. Rallegrava Giacobbe con le sue gesta e la sua memoria sarà benedetta in eterno (I Mach. III). Quello che Giuda Maccabeo fece per il bene, lo scandaloso lo fa per il male. Egli, vedendo e non potendo soffrire la pietà e la divozione del popolo cristiano, si leva e con altri suoi pari veste la corazza del delitto, brandisce le armi fornitegli dall\’inferno, armi aguzzate e temprate nel sangue dei fratelli, poi assale con forza, che è piuttosto furore misto a satanica gioia, il campo del Signore per metterlo a ferro e fuoco. Simile a leone nelle sue opere di morte, rugge cercando anime da divorare. Perseguita i buoni, e con lo spavento del suo nome mette in fuga le anime pie. La morte è nelle sue mani; sparge la tristezza e la desolazione. Il rumore dei suoi scandali rimbomba lontano e il suo nome pesa come una maledizione sul paese che abita. «Passate e percuotete (o scandalosi), grida Ezechiele: il vostro sguardo non la perdoni a nessuno, il vostro cuore non senta pietà. Ferite il vecchio, il giovane, la fanciulla, i bambini e le madri, feriteli di morte. Ahi! ah!! ahi! manderete voi in perdizione tutte le anime!» (EZECH. IX, 5-8).
Si racconta del crudele Antioco, che fece un\’orribile strage, diede alle fiamme la città; profanò il tempio; spogliò il Santo dei Santi; pose un idolo in luogo del vero Dio; condusse via torme di schiavi e surrogò il popolo di Dio con bande di uomini perversi (I Mach. I). Ecco l\’immagine di ciò che fa lo scandaloso! Non è forse un nuovo Caino che uccide il suo fratello Abele? Ma anche a lui si fa sentire la voce che grida: Misero! dov\’è l\’innocente tuo fratello? Ecco che il suo sangue da te versato, la sua anima da te tradita, grida vendetta (Gen. IV, 8-10).
Si legge che l\’imperatore Costante, dopo l\’assassinio di suo fratello Teodosio, se lo vide sempre dinanzi nei suoi sogni, in atto di porgergli una coppa piena di sangue, mentre udiva una voce che gli gridava: Bevi, bevi il sangue di tuo fratello! (Storia Eccles.). O scandaloso, vedi questo sangue innocente da te versato! La coppa è piena; bevi il sangue di questo fratello che tu hai assassinato con i tuoi infami esempi!
Il boia, dato il lugubre segnale, va su la pubblica piazza gremita di una folla taciturna e palpitante: abbraccia la sua vittima, la stende e la lega su lo strumento del supplizio; alza il braccio e in quel punto in mezzo ad un generale spaventoso silenzio, si ode lo scricchiolio delle ossa sul patibolo ed il rantolo della vittima. Egli ha finito, il cuore gli palpita, ma di gioia e, applaudendo alla sua perizia, dice a se stesso: Valente che io sono nell’impiccare! nessuno mi vince. Non, vedete voi in questo quadro del carnefice corporale i tratti dello scandaloso, vero carnefice delle anime? Un lugubre segnale è dato allo scandaloso dall\’inferno; il suo cuore corrotto e crudele intende questo segnale, e parte per sedurre ed assassinare. Incontra un innocente e ne fa un facinoroso; trova un figlio docIle, e lo cambia in parricida. Come il boia, afferra e lega la sua vittima sul palco del suo scandalo, alza il braccio a scannarla, e non si ode più altro che le grida e i disperati urli della vittima e di una famiglia disonorata. Egli ha finito di uccidere quest\’anima, le ha tolto l\’innocenza, la salute, il cielo, la corona, la gloria, Iddio; il cuore gli batte in petto, non già di rammarico o di rimorso, ma di gioia, della gioia maligna dei demoni; applaude a se stesso e dice anche talora pubblicamente: nessuno può gareggiare con me nell\’accalappiare i semplici, e nell\’assassinare le anime.
Della bestia dell\’Apocalisse si legge che le usciva dalle fauci una spada a due tagli (Apoc. I, 16). Questa bestia assomiglia allo scandaloso, dalla cui bocca esce una lingua che è spada a doppio taglio, per uccidere sé e gli altri, secondo quello che di lui anche dice il Salmista: «Mena a tondo la sua spada, tiene l\’arco teso e preparato, ha il turcasso fornito di saette, scaglia dardi infuocati. Ha concepito l\’ingiustizia, porta il dolore, partorisce l\’iniquità. Apre e scava un abisso, e precipita egli per il primo nel baratro che ha fatto» (Psalm. VII, 13-16).
S. Giovanni vide ancora certi cavalli con teste da leoni dalla cui bocca usciva fuoco, fumo e zolfo; e la terza parte degli uomini perì infetta da queste tre piaghe (Apoc. IX, 18). Ecco un altro simbolo degli scandalosi che si possono ancora assomigliare a quei mostri di genere non mai veduto, di cui fa cenno la Scrittura, pieni d\’ira, spiranti fiamme dagli occhi, fumo dalle narici; che appestano col fiato e non solo uccidono con la morsicatura, ma fanno rabbrividire di spavento al solo vederli (Sap. XI, 19-20). Essi sono quegli operai d\’iniquità, di cui dice il Signore per bocca del Salmista, che si divorano il popolo suo come un boccone di pane (Psalm. XIII, 4). «Guai a voi, grida Isaia, che alimentate il fuoco delle passioni e del disordine: attorniati di fiamme, voi camminerete al chiarore dell\’incendio da voi medesimi suscitato» (ISAI. LI, 11). Ecco l\’incendio che tutto incenerisce: voi ne siete gli autori… Da tutte le parti voi spargete scintille che cadono su la paglia e formano un vasto incendio in cui perdete voi e gli altri eternamente.
Lo scandalo è la più funesta guerra che si possa fare agli uomini; è la peste più terribile e più spaventosa; peste che si appiglia alla virtù, alla grazia, alla salute, alla gloria. È la più orrida carestia che priva di ogni avere… Lo scandaloso è quel fetore di morte che, come dice S. Paolo, dà morte (II Cor. Il, 16). Gli scandalosi, dice Plutarco, non spremono il veleno in un bicchiere, ma nella pubblica fontana a cui tutto il paese attinge (In Morib.). Gli scandalosi, come osserva S. Bernardo, fanno, coi loro mali esempi, quello che fanno gli eretici con le loro perverse dottrine; anzi, tanto è più grave il male cagionato dagli scandalosi, quanto maggiore è la forza e l\’attrattiva che hanno le azioni su le parole (De Considerat.). «Gli scandalosi, dice San Giovanni Crisostomo, fanno bestemmiare il vero Dio, perché i pagani, vedendo le loro opere, vanno dicendo: Ora qual è il Dio di questi tali che così vivono? Potrebbe sostenere tali furfanti, se non tenesse mano ai fatti loro? (Homil. ad pop.)».
O cielo! che delitto perdere un\’anima fatta a immagine di Dio, creata per l\’immortalità beata, riscattata col sangue di un Dio! Eppure è questa l\’opera, o almeno una parte dell\’opera dello scandaloso!… Avendo Gesù Cristo dato il proprio sangue in prezzo della redenzione degli uomini, non vi pare evidente, esclama S. Bernardo, che più grave ingiuria e maggior pena soffre da colui che con maligni suggerimenti, con nocivi esempi, con fatti scandalosi, gli ruba le anime da lui redente, che non dai Giudei che ne versarono il sangue? Lo scandalo è un sacrilegio orrendo che sembra vincere in malizia il misfatto di quelli che portarono le loro mani sacrileghe sul Signore della maestà (Serm. de Converso S. Pauli).
Lo scandaloso dice, come già Caino: «Sono io forse il custode di mio fratello?» (Gen. IV, 9). Sì, o sciagurato, tu sei il custode di tuo fratello, tu lo sei per mandato di Dio il quale ne fece stretto dovere ad ogni uomo (Eccli. XVII, 12). Il quinto comandamento porta scritto: «Non ucciderai (Exod. XX, 13). Ma se è delitto meritevole di morte l\’uccidere il corpo, che in fine dei conti è mortale, quale sarà l\’enormità della colpa di chi uccide l\’anima immortale, e come terribile ne dovrà essere il castigo!
S. Paolo ammoniva i Romani che non si lasciassero trarre dalla necessità di mangiare a distruggere l\’opera di Dio: tutto è puro, ma chi mangiando scandalizza suo fratello, fa male. E meglio non mangiare carne né assaggiare vino e non toccare nulla di ciò che possa essere motivo di scandalo, di caduta o di debolezza per i fratelli (Rom. XIV, 20-21). «In quanto a me, scriveva poi ai Corinzi, se quello di cui mi cibo scandalizza qualche mio fratello, non mangerò mai più carne, per non dargli scandalo» (I Cor VIII, 13). Se S. Paolo tanto procedeva cauto per non dare ombra di scandalo, guardiamo in che cosa dobbiamo imitarlo; ciascuno di noi vi è obbligato in qualche punto.

5. GLI SCANDALOSI SONO GLI AGENTI DEL DIAVOLO. – «Io conosco le tue opere, dice il Signore nell\’Apocalisse al peccatore scandaloso, e so dove dimori; abiti dove vi è il trono di Satana» (Apoc. II, 13). La bestia veduta da S. Giovanni nell\’Apocalisse assomigliava ad un leopardo e la sua bocca sembrava la bocca di un leone: e il dragone le diede la sua forza, il suo trono, ed una grande potenza (Ibid. XIII, 2). Chi non ravvisa in questa belva orribile, lo scandaloso il quale forma una sola cosa col dragone e riceve dal demonio medesimo il potere di fare il male, di uccidere le anime? in che cosa s\’impiegano i demoni? nel guerreggiare Iddio, nel devastare e distruggere il regno di Gesù Cristo che è la sua Chiesa; nel sedurre le anime e trarle a perdizione; nel girare loro attorno, come leone in cerca di prèda (PETR. V, 8). Non è questa forse l\’occupazione di certe persone no.1oriamente dedite al peccato e all\’irreligione? Non sono essi i nemici acerrimi di Dio, della Chiesa, delle anime, della virtù, della salute? Lo scandaloso è dunque un demonio in carne e fa le opere dei demoni. A lui convengono le parole di Gesù, rivolte ai Farisei: «Voi avete il diavolo per padre, e volete adempire i desideri del padre vostro» (IOANN. VIII, 44).

6. RESPONSABILITÀ DEGLI SCANDALOSI. – Lo scandaloso si fa reo, dinanzi a Dio ed agli uomini, non solamente del peccato particolare che commette scandalizzando, ma generalmente di tutti i peccati che commette e commetterà colui ch\’egli scandalizza… Ora chi potrà misurare la profondità di questo abisso di colpe?… O Dio, che giudizio per lo
scandaloso!… Ma i peccati sono personali, eccetto il peccato di scandalo… Ma si dovrà rispondere di tali peccati quando non si sa nemmeno che siano stati commessi? – Conosciuti o no, risponde S. Gerolamo, poiché il vostro misfatto ne fu l\’origine, le colpe degli altri divennero vostre proprie. Mettiamo pure che voi non le abbiate sapute, ma dovevate saperle, temerle e prevenirle; ed è ciò appunto che avete trascurato di fare (Epist.). Basta questa vostra colpevole negligenza perché ve ne si dia carico e ne portiate tutta la pena… Uno può dare scandalo senza avere l\’intenzione di scandalizzare, ed essere realmente colpevole; infatti non è necessario, per scandalizzare le anime, volere formalmente la loro dannazione; solo il demonio, forse, è capace di tanta malizia; basta che voi teniate tale condotta che conduca di per se stessa il vostro fratello alla rovina. Ma io non vorrei che perisse. Sia pure che non lo vogliate; ma volere che non perisca, e volere ad un tempo ciò che lo trae a perdizione, sono due volontà contraddittorie; la prima non è che una velleità, la seconda è una volontà assoluta ed efficace… Così, per esempio, una femmina vanitosa e mondana che va dietro alle mode indecenti, non si propone di perdere le anime; ma intanto le perde, perché presenta loro un\’occasione prossima di seduzione, ch\’ella sa, o deve sapere quanto sia efficace a indurre al peccato.
Fra tutti gli scandalosi però, quelli ai quali sarà domandato più stretto conto dei loro scandali sono i ricchi, i potenti, quelli che esercitano qualche magistratura, o uffizio, o carica pubblica, perché i loro scandali sono più colpevoli e più pericolosi. «Su l\’esempio del Re si modellano tutti i sudditi», dice Claudiano; «Il regno degli empi è la rovina del mondo», dice il Savio (Prov. XXVIII, 12). I cattivi esempi dei grandi eccitano ed incoraggiano al male le plebi, le quali allora si figurano d\’avere un certo diritto o licenza di commetterlo… Guai alle persone preposte al governo degli altri, se dànno scandalo! I magistrati, i giudici, i pastori, i padri, le madri, i padroni, le padrone, gli istitutori, i capi di officina, devono in modo speciale guardarsi da tutto ciò che è scandaloso, sotto pena di rispondere delle anime da loro dipendenti… I superiori scandalosi renderanno conto di tutti i misfatti commessi dai loro inferiori…

7. IN QUANTI MODI SI DÀ SCANDALO. – Vi sono due sorta di scandali: lo scandalo dato e lo scandalo ricevuto. Chi riceve lo scandalo, gli fa buon viso, vi si associa, vi coopera approvandolo, spalleggiandolo, ecc., si rende colpevolissimo… Egli fa l\’ufficio del ricettatore…; senza ricettatori non vi sarebbero ladri…
Si dà poi scandalo con parole, sguardi, scritti, azioni ed omissioni.
1° Scandalo di parole. Come un vaso d\’immondizie spande attorno fetore, così l\’anima corrotta spira con i suoi discorsi la corruzione che è nel suo interno; insozza chi le sta vicino e le porge orecchio: «La loro bocca è un sepolcro scoperchiato!» – Sepulcrum patens est guttur eorum (Psalm. V, 11); «la loro lingua è una saetta che ferisce!»
(IER. IX, 8). «Veleno di vipera stilla dalle loro labbra!» (Psalm. CXXXIX, 4).
2° Scandalo di sguardi. Tutte le passioni si dipingono negli occhi e si comunicano per mezzo loro… Milioni di anime bruciano nell\’inferno per i loro colpevoli sguardi che furono causa di caduta per quelli che li videro…
3° Scandalo di scritti e di stampe. I libri cattivi, sia contro la religione, sia contro i costumi; le canzoni oscene, i fogli immorali, bestemmiatori, mentitori, calunniatori; le statue indecenti, le pitture disoneste, ecc.; ecco tanti deplorevoli scandali.
4° Scandalo di fatti. Cattivi esempi dati con atti di collera, di ubriachezza, di furto, di gola, di vendetta, e andate dicendo.
5° Scandalo di omissione. Preghiere trascurate, funzioni religiose trasandate, sacramenti dimenticati, e simili negligenze nell\’adempimento dei propri doveri religiosi, civili, morali, aprono un\’altra larga sorgente di scandali. Vi è scandalo d\’indifferenza, di accidia, ecc.
Di qui si vede che non piccolo né ristretto è il numero degli scandalosi; che anzi tanto ne è pieno il mondo, che si può dire con S. Giovanni (II, 7)… Grandi scandali le persecuzioni contro la religione… I bestemmiatori, i profanatori della domenica, i genitori indolenti, i vendicativi, i dissoluti, i maledici, i calunniatori, gli avari, i collerici, gli ubriaconi, gli accidiosi in generale sono tutti scandalosi… E chi dirà che non ve ne sia un gran numero?… I teatri licenziosi, le letture cattive, la maniera con cui si celebrano le feste, i crocchi nei quali si parla del prossimo, la troppa assiduità tra le persone di diverso sesso, ecco una moltitudine di scandali, e talora gravissimi e perniciosissimi.

8. DOVERI DEL CRISTIANO RIGUARDO LO SCANDALO. – «Non date mai a nessuno occasione d\’inciampo», diceva il grande Apostolo (II Cor. VI, 3). E scrivendo agli Efesini, li avverte che badino a non lasciarsi uscire di bocca nessun discorso meno che buono; ma tutti i ragionamenti siano tali che giovino ad accrescere la fede e a dare la grazia a chi li ascolta (Eph. IV, 29). Bisogna regolarsi in modo che tutta la nostra condotta divenga per gli altri un continuo esempio… Per ciò che riguarda il trattare con gli altri, ricordiamoci che basta un po\’ di lievito a mettere in fermento una grande massa di farina (I Cor. V, 6); che l\’aria appestata infetta la moltitudine; che una malattia contagiosa si apprende senza che ce ne accorgiamo; quindi teniamoci cauti contro gli scandali, e schiviamo gli scandalosi. La scandalo è una puzza che si spande lontano.
Se la vostra mano a il vostro piede vi scandalizza, dice Gesù, recidetelo e gettatela lontano da voi; perché è meglio andare in cielo zoppi a mutilati, anziché essere gettati al fuoco eterno con ambo le mani e i piedi. Di più, dovete strapparvi anche l’occhio, quando vi sia occasione di scandalo, perché è meglio andare in cielo con un occhio solo, che essere sprofondati, con tutti e due gli occhi, nel baratro del fuoco (MATTH. XVIII, 8-9). Questo vuol dire: scostatevi da un amico, da chiunque insomma vi scandalizzi; rompete ogni legame ed ogni commercio con loro, quando anche quelle persone fossero a voi come l’occhio, la mano o il piede…
Se qualcuno dicesse che essendo, per detto di Gesù, Cristo medesimo, necessaria che avvengano scandali (MATTH. XVIII, 7), non c\’è moda di evitare la scandalo, così che talvolta o non si dia o non si riceva, gli risponderò che gli scandali di cui parla Gesù sono le persecuzioni, le derisioni, le calunnie contro i giusti… Inoltre lo scandalo non è necessario assolutamente in sé, ma per supposizione, in quanto che, avuto riguardo alla moltitudine degli esseri corrotti, riesce impossibile che non vi siano dei cattivi esempi…
Bisogna riprendere e svergognare lo scandaloso col fuggirla…, mostrargli la nostra disapprovazione almeno col tratto.., col dargli buon esempio…, con lo sgridarlo quando si presenta l\’occasione…; e principalmente col non andare più con lui, non appena se ne è conosciuta l\’indole malvagia… «Beato l\’uomo, esclama il Salmista, che non pose piede nelle combriccole degli empi, che non si è fermato per la strada dei peccatori!» (Psalm. I, 1).
Leggiamo nel IV libro dei Re, che Eliseo avendo veduto Azaele, serva di Benadad re di Siria, si turbò così che il suo turbamento gli si dipinse sul volto e dai suoi occhi sgorgarono lagrime. Interrogato da Azaele: Perché, o Signore, tu piangi? – Perché, rispose il Profeta, io vedo i mali che tu farai ai figli d\’Israele: darai alle fiamme le loro fortezze, passerai a fil di spada i loro giovani, schiaccerai i loro ragazzi e ucciderai persino i bambini nel seno delle loro madri (VIII, 10-12). Azaele fu re di Siria. Bisogna imitare Eliseo, versare lagrime e pregare, perché oggi il mondo è pieno d\’imitatori di Azaele. Bisogna piangere amaramente la disgrazia degli scandalosi, il male che fanno a sé e quello che cagionano agli altri… Bisogna pregare per la conversione degli scandalosi, per la cessazione o la riparazione degli scandali.. .

9. CASTIGHI DEGLI SCANDALOSI. – «Maledette le labbra scellerate,
maledette le mani malfattrici!», esclama l\’Ecclesiastico (Eccli. II, 14). «Guai al mondo a cagione degli scandali, esclama Gesù Cristo; disgraziato colui dal quale proviene la scandalo!» (MATTH. XVIII, 7).
Primo castigo dello scandaloso: il rimorso. La coscienza dello scandaloso alza la voce e grida a lui come già il Signore a Caino: Dov\’è il tuo fratello Abele? dov\’è quell\’anima che hai perduto con i tuoi scandali? Che cosa ne hai tu fatto? La voce del sangue di quest\’anima si fa sentire a me dalla terra; tu sarai maledetto (Gen. IV, 9-11). Non è la voce di Abele che accusa Caino, nota S. Ambrogio, non è la sua anima; ma è la voce del sangue da lui versato; è il suo delitto quello che l\’accusa. Se Abele gli perdona, non gli perdona la terra; se suo fratello tace, la terra lo condanna (Offic. 1. III). Bevi, bevi il sangue di tuo fratello da te assassinato con i tuoi scandali! dice il rimorso… O scandalosi! che cosa vi dice la vostra coscienza. alla vista dei mali orrendi e sovente irreparabili che avete fatto? La vostra coscienza è in voi vostro testimonio, e accusatore, e giudice, ed esecutore, e carnefice…
Secondo castigo dello scandaloso: nessuna pace. A loro particolarmente conviene quel detto d\’Isaia: «Non vi è pace per l\’empio» (ISAI. XLVIII, 22). Sì, l\’esperienza ci assicura che gli scandalosi non conoscono il cammino della pace e quelli che si accoppiano con loro ne perdono le tracce (ISAI. LIX, 8).
Terzo castigo dello scandaloso: vita sterile. Non più buoni pensieri, ma tutti sozzi e malvagi…; non più desideri pii, ma tutti corrotti e nefandi…; non più azioni sante, ma tutte perverse…; non più virtù, non più meriti; non si vive che di peccati…
Quarto castigo: non vi è più per lo scandaloso alcuna vera soddisfazione su la terra. «Chi semina l\’iniquità, sentenzia il Savio, mieterà dei mali, e sarà consumato dalla verga del suo furore» (Prov. XXII, 8).
Quinto castigo: accecamento. «O uomo, sentina di ogni malizia e di ogni frode, tu non cessi di mettere inciampo agli altri, dice S. Paolo ad Elima. Or bene, ecco che la mano del Signore ti tocca su l\’istante e tu sarai cieco: e in questo dire caligine e tenebre gli oscurarono la vista» (Act. XIII, 10-11). Elima perdette soltanto gli occhi del corpo e solo per qualche tempo; ma lo scandaloso perde gli occhi dell\’anima, e, oh quante volte!, per sempre.
Sesto castigo : cade nella fossa, cioè nel fango e nella mota. «Scavarono sotto i piedi miei un precipizio, dice il Salmista, e vi rotolarono dentro essi i primi» (Psalm. LVI, 7). Qui è tutto il caso di dire col Savio: «Chi scava una fossa, vi cadrà» (Eccli. X, 8); la scava per gli altri, ma serve per seppellire lui il primo.
Settimo castigo: si perde. Chi maneggia un serpente ne è morso; chi porta fuoco nelle mani brucia sé prima di danneggiare e di assassinare il prossimo. È l\’ape che si uccide, volendo pungere. «Gli empi, dice il Salmista, sguainarono la spada, tesero l\’arco per stendere al suolo il povero e il miserabile e scannare quelli dal cuore retto. Il loro arco si spezzi, e la loro spada trapassi a lor medesimi il cuore» (Psalm. XXXVI, 14-15). « Gli scandalosi che non risparmiano gli altri, scrive S. Bernardo, non la perdonano a se stessi; uccidono e si uccidono: e sono meritevoli di tante morti, quanti sono i cattivi esempi che dànno (In Psalm.)».
Ottavo castigo: l\’obbrobrio dinanzi a Dio e dinanzi agli uomini… Sì, o scandaloso, l\’ignominia, la degradazione ti segue, ti circonda, ti riempie. Prendi questa bevanda, bevila, inebriatene e dormi (HABACUC. II, 16). Tutte le vostre infamie, tutte le vostre turpitudini vi saranno rinfacciate e voi cadrete sotto il peso di un sommo universale disprezzo. «Vi abbandonerò ad un obbrobrio eterno, dice il Signore per bocca di Geremia, e ad una ignominia che più non sarà cancellata da oblio» (IEREM. XXIII, 40).
Nono castigo: una morte spaventosa aspetta lo scandaloso. « Chi inganna i semplici mentre vive, finirà di mala morte » (Prov. XXVIII, 10). Perché, dice allo scandaloso il profeta Abacuc, tu hai spogliato con i tuoi scandali delle loro virtù gli altri, tutti si getteranno a spogliare te e metterti a nudo (II, 8). Gli scandalosi, come è provato da mille spaventosi esempi, muoiono per l\’ordinario disperati e impenitenti.
Decimo castigo: un giudizio terribile. «Chi mette il turbamento in mezzo a voi, ne porterà la pena, scriveva S. Paolo ai Galati, sarà veramente giudicato» (Gal. V, 10). «Chi fa il male, continui, dice il Signore nell\’Apocalisse, e chi è macchiato, si macchi di più: ecco che io già arrivo; e porto con me la mercede per dare a ciascuno secondo i fatti suoi» (Apoc. XXII, 11-12).
Undecimo castigo: l\’inferno, ed un inferno tutto speciale per lo scandaloso. «Gli scandalosi, dice il Profeta, ordirono contro di me nascoste insidie, tesero ai miei piedi lacci nascosti, scavarono su la mia strada tranelli mascherati; or bene, cadranno loro in capo carboni ardenti; tu, o Signore, li seppellirai nelle fiamme, li condannerai a incredibili ed eterne miserie» (Psalm. CXXXIX, 6-11). Nell\’inferno gli scandalosi soffriranno tante volte i tormenti di quel luogo di disperazione, quante sono le anime là sprofondate per colpa dei loro scandali… Eternamente queste anime tormenteranno lo scandaloso, che le ha tratte a perdizione.