I TESORI DI CORNELIO A LAPIDE: Purgatorio

Vita cattolica: Matrimonio, laicato...

 1. Esistenza del purgatorio.
 2. Le pene del purgatorio.
 3. Come possiamo sollevare chi sta in purgatorio.

1. ESISTENZA DEL PURGATORIO. – È articolo di fede, costantemente professato in tutti i tempi e in tutti i luoghi della Chiesa cattolica, che esiste un purgatorio… Se alcuno osa asserire, dice il Concilio di Trento, sessione VI, can. XXX, che per la grazia della giustificazione, la colpa e la pena eterna vengono così pienamente rimesse al penitente che nessuna parte più gli resta a soffrire della pena temporale, o in questo mondo, o nel purgatorio, prima di entrare nel regno dei cieli, sia anatema.
La Sacra Scrittura insegna che bisogna pregare per i morti. E siccome, per sentenza della medesima Scrittura, non si dà perdono per quelli che sono nell\’inferno, e nessun bisogno di preghiere hanno gli eletti nel cielo, necessariamente ne segue che vi è un terzo luogo in cui vanno le anime che non muoiono in peccato mortale, ma partono di questa vita senza avere pienamente soddisfatto alla giustizia divina. Il purgatorio è un luogo di pene, dove le anime, uscite di questa vita prima che abbiano sufficientemente soddisfatto alla giustizia divina per le loro colpe, finiscono di espiarle prima di essere ammesse alla felicità eterna.

2. LE PENE DEL PURGATORIO. – Non è di fede che nel purgatorio vi sia del fuoco vero e reale. Ciascuno può su questo punto credere come gli pare meglio, essendovi tra i Dottori ed i cattolici chi sostiene l\’esistenza del fuoco, e chi l\’impugna. Fra, le due sentenze però, sebbene la Chiesa non si sia pronunziata, pare che il senso comune, universale del popolo cattolico propenda più alla prima che alla seconda. Ad ogni modo tutti convengono nel credere ed insegnare che gravissime sono le pene che si soffrono nel Purgatorio.
«Il fuoco del Purgatorio (o i patimenti che là si soffrono), dice S. Agostino, è più cocente di ogni pena che si possa soffrire in questa vita (In Psalm. XXXVII)». Così dev\’essere se è vero quello che afferma S. Bernardo, che cioè dovremo pagare al centuplo nel purgatorio quello che avremo trascurato qui su la terra (De Obitu Umb.). Ora, se noi per evitare i castighi ci adattiamo ad obbedire al re, dirò con S. Anselmo, facciamoci tanta più premura di obbedire a Dio, per scampare ai patimenti del purgatorio ben più acerbi e terribili che tutti i tormenti di questa vita (De poena purgat)… Facciamo penitenza, spargiamo lagrime di compunzione e di emendamento… Ah! è certamente più dolce cosa essere lavato nell\’acqua, che nel fuoco; mette più conto passare la vita intera nel purgatorio della penitenza, che rimanere anche un anno solo nel purgatorio dell\’altro mondo.
Oltre alla pena del senso vi è ancora nel purgatorio la pena del danno, che sta nella privazione della vista di Dio; e questa pena riesce acerbissima alle anime colà racchiuse: 1° perché esse molto più chiaramente di noi conoscono le perfezioni di Dio; 2° per il desiderio immenso che le spinge ad andare a Dio; 3° per il grande amore che portano a Dio; 4° perché non sono, come noi, mai distratte dal pensiero di Dio…

3. COME POSSIAMO SOLLEVARE CHI STA IN PURGATORIO. – Vi può forse essere in quelle pene da anni e anni un padre, una madre, un figlio diletto, una sposa, un marito, un amico, un vicino, e via dicendo, qualche persona che a noi in terra fu carissima, ed alla quale ci legano mille titoli di dovere, di gratitudine, di riconoscenza, di affetto… E quel che è più, può darsi che là gemano da lungo tempo martoriate per causa nostra… Da quel tenebroso, orrendo carcere chiedono, implorano con lagrime e gemiti il soccorso delle nostre preghiere e delle nostre buone opere… Deh! non fate i sordi ai lamenti di quelle misere che vanno gridando: «Noi sventurate! ahi quanto il nostro esilio si prolunga!» (Psalm. CXIX, 5); e con Giobbe si stancano a supplicare: «Abbiate pietà di noi, pietà almeno voi, o amici nostri; perché la mano di Dio si è aggravata sopra di noi» (XIX, 21).
«Stendi la tua liberalità fino ai defunti», dice lo Spirito Santo (Eccli. VII, 37). Questo noi adempiamo sollevando le anime purganti: 1° col santo sacrifizio della Messa; 2° con le preghiere; 3° coi digiuni; 4° con la elemosina; 5° con ogni altra maniera di opere buone… O quali utili e preziosi amici noi ci procuriamo sollevando quelle sante anime, abbreviando il tempo dei loro patimenti, affrettando l\’ora del loro ingresso nel cielo!