I TESORI DI CORNELIO A LAPIDE: Passione di Gesù Cristo (III)

Vita cattolica: Matrimonio, laicato...

 14. La flagellazione.
 15. Ecce Homo.
 16. Gesù in balia dei soldati.
 17. Gesù è caricato della croce.
 18. Il Calvario.
 19. Crocifissione.
 20. Dolcezza e pazienza di Gesù Cristo.
 21. Gesù dichiarato re su la croce.
 22. Bestemmie contro Gesù Cristo.
 23. Il buon ladrone.
 24. Maria presso la croce.
 25. Sitio.
 26. Le sette parole di Gesù Cristo su la croce.

14. LA FLAGELLAZIONE. – Continuando la sanguinosa storia della Passione del Salvatore, noi troviamo questo gran Dio legato ad una colonna per essere flagellato; siccome la flagellazione era presso i Romani il castigo degli schiavi, ecco un nuovo supplizio ed una nuova umiliazione inflitti a Gesù Cristo; era un mettere al pari di uno schiavo, e di uno schiavo rivoltoso, colui che è il re del cielo e della terra! I manigoldi battono il suo corpo con funi a nodi, con colpi raddoppiati e accanitamente. Il sangue cola da tutte le parti. Isaia, che lo aveva contemplato in quel misero stato, esclama: « Non vi è più in lui né bellezza, né figura d'uomo. Lo abbiamo veduto disprezzato come la più vile feccia degli uomini, pieno di dolori e di acciacchi. Il suo volto era quasi scomparso sotto i segni del disprezzo, e non l'abbiamo più riconosciuto» (ISAI. LIII, 2-3). E il re Profeta dice di averlo veduto ridotto a tale estremo, che i carnefici gli poterono contare tutte le ossa (Psalm. XXI, 17). In mezzo a tanti strazi, l'Agnello immacolato non diede un lamento…

15. ECCE HOMO. – Quando Gesù per le battiture fu ridotto a non avere più parte del corpo sana, Pilato tentò un ultimo sforzo presso il popolo, e glielo presentò dicendo: – Ecce Homo. – Ecco l'uomo (IOANN. XIX, 5). Giudei, crudeli, ecco lo stato a cui avete ridotto il Verbo fatto carne: ecco l'opera vostra: – Ecce homo. – Bestemmiatori, dissoluti, avari, peccatori di ogni genere, ecco il frutto della vostra condotta: – Ecce homo
Riuscito vano anche questo tentativo, Pilato finì per condannare Gesù Cristo alla morte e in ciò commise tre ingiustizie: 1° usurpava su Gesù Cristo un potere, una giurisdizione che in nessun modo gli apparteneva; 2° sconvolgeva le regole tutte di giustizia, come cedendo al tumulto dei Giudei, e condannava Gesù non perché colpevole, ma perché odiato e perseguitato dai suoi nemici; 3° violava il diritto e la legge, perché condannava un innocente, per timore di essere tenuto per nemico di Cesare.

16. GESÙ IN BALIA DEI SOLDATI. – Quando Gesù fu condannato, i soldati del Preside lo condussero nel Pretorio, raccolsero intorno a lui tutta la coorte, lo spogliarono dei suoi abiti, lo vestirono di una clamide o mantello militare, di colore scarlatto, e intrecciati rami di lunghe e dure spine, ne formarono una corona che gli calcarono sul capo e gli misero in mano una canna. Poi, piegando innanzi a lui il ginocchio, lo schernivano dicendo: Ave, o re dei Giudei. E alcuni, togliendogli di tratto in tratto la canna di mano, gli percotevano la testa (MATTH. XXVII, 29-30). Tutta la coorte si radunò per fare del Salvatore un finto re da teatro e argomento di derisione…
Quantunque i soldati romani avessero coronato Gesù Cristo per beffa, questo fu tuttavia un confessarne la sovranità. Lo proclamarono re, senza pensare che egli era tale infatti, dice S. Bernardo, il quale prende occasione da ciò per osservare che sarebbe cosa indegna che avesse membra delicate quel corpo il cui capo è coronato di spine (Serm. de Passione)… Pensiamo che Gesù Cristo fu coronato di spine, per meritare a noi la corona del cielo e che quella corona era figura dei nostri peccati.
S. Agapito, martire all'età di quindici anni, fra i molti tormenti cui lo sottopose la ferocia dei carnefici, si vide anche caricare la testa di carboni ardenti. Allora il santo giovine, ricordando la corona di spine del Salvatore, esclamò: È poca cosa che una testa la quale ha da essere coronata in cielo, sia coronata di fuoco e bruciata su la terra. Oh! che bella e ricca corona di gloria cingerà il capo che mostrerà trafitture di patimenti sofferti per Gesù Cristo! (SURIO, In Vita). Goffredo di Buglione, eletto re di Gerusalemme, ricusò di cingersi della corona reale, dicendo che non era cosa conveniente ché un re cristiano portasse corona d'oro nella città in cui Gesù Cristo era stato coronato di spine (Storia delle Crociate).
Piegando il ginocchio innanzi a lui, i soldati lo motteggiavano dicendo: Ave re dei Giudei – Ave rex Iudaeorum: – «Ogni lingua, dice S. Paolo, confessa che il Signore Gesù Cristo è nella gloria di Dio Padre» (Philipp. II, 11); «e nel nome di Gesù deve piegarsi ogni ginocchio in cielo, su la terra, negli inferni» (Id. 10): – Gesù è veramente re; egli regna in cielo con la sua gloria, su la terra con la sua croce e la sua grazia, nell'inferno con la sua giustizia. «Egli è il Re dei re, il Signore dei dominanti» (Apoc. XIX, 16).
Gesù ha sofferto gli scherni del pretorio:
1° perché conoscessimo la vanità del mondo e dei suoi onori;
2° perché imparassimo che regna con lui, chi disprezza gli onori e i piaceri e se medesimo;
3° perché le umiliazioni dovevano essere le armi della sua vittoria contro Lucifero…
E' impossibile non dico comprendere e descrivere, ma anche solo immaginarsi gli strapazzi e i tormenti con cui i soldati romani, eccitati dai demoni, malmenarono Gesù Cristo dal punto in cui Pilato lo mise nelle loro mani, fino a che lo caricarono della croce. In questo frattempo l'inferno fu scatenato tutto intero, e gli uomini che ne divennero gli strumenti, compirono alla lettera quelle profezie della Sapienza. «Mettiamoci sotto i piedi il giusto…, circondiamolo di tranelli perché a noi è inutile e contrario alle nostre opere, ci rimprovera le nostre colpe contro la legge, e volge a nostro scorno e danno i cattivi effetti delle nostre dottrine. Si vanta di avere la scienza di Dio e si chiama Figlio dell'Altissimo. Ha svelato le nostre intenzioni. Ci ripugna il vederlo, perché la sua vita è differente da quella degli altri, e i suoi costumi sono il rovescio dei nostri. Egli ci guarda come gente leggera e frivola, e si allontana da noi come da un immondezzaio; preferisce la morte dei giusti, e si vanta di avere Dio per padre. Vediamo se dice il vero, proviamo quello che gli accadrà, e sapremo quale sarà la sua fine; perché se egli è veramente Figlio di Dio, questi lo libererà dalle mani dei suoi nemici. Proviamolo con lo scherno e col supplizio, affinché conosciamo la sua dolcezza e mettiamo in opera la sua pazienza. Condanniamolo alla morte più infame» (Sap. II, 10-12).
Osserviamo qui le ragioni che dànno gli empi, del loro odio e delle persecuzioni loro contro Gesù Cristo:
1° Egli non va loro a genio, anzi li contraria;
2° combatte le loro opere;
3° rimprovera loro la violazione della legge;
4° si annunzia figlio di Dio, e sostiene ch'egli insegna la scienza e la dottrina;
5° penetra i loro perversi disegni, li palesa e condanna;
6° con la sua modestia e religione riesce a loro odioso;
7° la sua vita; non è come la loro;
8° le sue opere, i suoi portamenti sono perfetti;
9° egli li considera come persone vane, leggere e dissipate;
10° si allontana da loro come da uomini corrotti;
11° preferisce la fine del giusto alla loro;
12° si vanta di aver Dio per padre…

17. GESÙ È CARICATO DELLA CROCE. – I manigoldi finalmente caricarono su le spalle di Gesù una pesante croce… Ognuno può facilmente immaginarsi in quale stato di stanchezza e di debolezza dovesse trovarsi l'umanità del Redentore, dopo le angosce di una notte quale fu quella da lui passata nell'orto di Getsemani e nei tribunali giudaici, dopo i mille strapazzi di quel mattino, e in casa di Erode e nel Pretori o di Pilato. Or bene, dopo tutto questo tempestare di insulti, di schiaffi, di percosse, di battiture, senza dargli un momento di tregua, lo caricano della croce, obbligandolo a portarla fino al luogo del supplizio.
Secondo la tradizione, il tronco della croce misurava cinque metri di lunghezza, e le braccia tre metri, con una grossezza proporzionata; e Gesù, secondo l'uso di all'ora, per cui il condannato doveva portare egli medesimo lo strumento del suo supplizio, fu costretto a caricarsela su le lacere sue spalle. Estenuato di forze, il divin Redentore non poté reggere a tanto peso, e tre volte stramazzò al suolo, nel viaggio da Gerusalemme al Calvario, e altrettante ne fu rialzato a colpi di bastone e di sferza: camminava a piedi nudi, lasciando lungo il cammino larga traccia di sangue… Vedendo però i manigoldi, che l'estrema debolezza di Gesù avrebbe certamente ceduto al carico, e temendo i crudeli ch'egli mancasse per via prima di toccare la vetta del Calvario, non per pietà che ne sentissero, costrinsero un abitante di Cirene, per nome Simone, capitato in quel punto su la strada, a dare. di mano alla croce del Salvatore e aiutarlo nel portarla fino sul monte.
Simone è chiamato a portare la croce, affinché noi intendiamo che non a Gesù, ma all'uomo colpevole essa era dovuta e impariamo a portarla su le orme del Salvatore, secondo le parole di Gesù Cristo medesimo: « Chi non si carica della sua croce e non mi viene dietro, non è degno di me» (MATTH. X, 38). Questo ancora ci volle insegnare il divin Salvatore con quelle altre parole indirizzate a uno stuolo di pie donne che, incontratolo per fa strada dei Golgota, ruppero in pianto al vederne il miserando stato: «Non piangete sopra di me, ma sopra di voi e dei figli vostri, o figlie di Gerusalemme» (Luc. XXIII, 28). Ah! miseri peccatori che siamo, piangiamo le nostre colpe, cagione dei patimenti e della morte del Figlio di Dio.

 
18. IL CALVARIO. – Finalmente Gesù arriva sul Calvario… Tertulliano, Origene, S. Cipriano, S. Atanasio, S. Cirillo, S. Ambrogio, S. Agostino, con parecchi altri Padri, dicono che Adamo fosse sepolto sul Calvario e che questo nome era derivato al monte della crocifissione, perché vi si trovasse il teschio del primo uomo; ed è certamente frutto di questa tradizione, l'uso generale di mettere in fondo alla croce un teschio di morto. Il sangue di Gesù Cristo sarebbe così stillato su gli ultimi avanzi del padre della stirpe umana. O tu che dormi da secoli nel tuo pentimento, sorgi, o Adamo, togliti di mezzo ai morti: il tuo Dio muore per risuscitarti.
I santi Gerolamo ed Agostino, seguiti dal Venerabile Beda, insegnano che il Calvario è la montagna su la quale Dio aveva ordinato ad Abramo di immolargli Isacco. Perciò Gesù Cristo, l'Agnello immacolato, sarebbe stato sacrificato nel luogo medesimo in cui Abramo vide un capretto con le corna impigliate ed egli lo offerse vittima a Dio, invece di suo figlio. Figura mirabile e sorprendente di Gesù Cristo coronato di spine ed immolato sul Calvario… Anche Davide che sale il Calvario a piedi nudi e piangendo, per sottrarsi all'ira dei suoi nemici, raffigura il Cristo.
Il Calvario era il luogo dove si giustiziarono i più famosi malfattori; Gesù Cristo, spirando in quel luogo, espiava con una delle più profonde umiliazioni le abominevoli iniquità del mondo. Sul Golgota il Salvatore ha reso i patimenti onorevoli e meritori, ne ha fatto mezzo di santificazione, argomento di merito. Parlando del Salvatore che carico della croce ascende il Calvario, così esclama S. Agostino: « Sublime spettacolo! sul quale se getta l'occhio l'empietà, vi scorge un'immensa e crudele derisione, se vi fissa lo sguardo la pietà ci vede un profondo, ineffabile mistero. Grande spettacolo! che guardato con l’occhio dell'empio, mostra urna grande lezione d'ignominia; contemplato con la pupilla del pio, presenta un insigne monumento della fede. Grande spettacolo! se lo guarda l'empietà, si ride del re che impugna per scettro il legno del suo supplizio; se lo contempla la pietà, vi ravvisa il suo re che porta il legno sul quale ha da essere appeso, legno che farà più tardi l'ornamento dei diademi reali, la croce che gli empi disprezzano, e i santi reputano gloria» (Tract. in Ioann. CXVII).

19. CROCIFISSIONE. – Giunti su la cima del monte, gli sgherri spogliarono Gesù Cristo della sua tunica, e la giuocarono a sorte. E' facile immaginare che, strappandogli senza riguardo la veste, gli si riaprirono tutte le piaghe, e il sangue riprese a sgorgare da quel lacero corpo. Poi lo distesero sulla croce e s'accinsero ad immolarlo. O Dio onnipotente, che tratteneste il braccio di Abramo pronto ad uccidere Isacco, lascerete voi mettere a morte il vostro Unigenito, Dio uguale a voi? Fermate, Padre celeste, fermate il braccio dei carnefici! Ma no; infinitamente oltraggiato dagli uomini, che non possono espiare i loro misfatti, Dio vuole per vittima un Dio che cancelli i delitti degli uomini. Il sangue d'Isacco non avrebbe lavato la terra, il diluvio medesimo non l'ha potuta mondare; solo il sangue di Gesù la renderà monda e pura.
Agnello divino, lasciatevi dunque alzare in croce; morite, Gesù, morite per redimere l'universo colpevole. Poiché in questo modo dovete placare la collera del Padre, soddisfare alla sua giustizia, lacerare il decreto di morte promulgato contro l'uomo, aprire il cielo, chiudere l'inferno, abbattere la morte, vincere e legare Satana, morite! Vedete come i manigoldi, mostri senza viscere, stendono il Salvatore su la croce! Osservateli all'opera, mentre con grossi chiodi ne forano e affiggono al legno le mani e i piedi! Considerate con quale rabbia si affannano, e sudano e trafelano per sospenderlo tra cielo e terra!
Dieci tormenti principalmente sofferse Gesù Cristo in croce:
1° le mani e i piedi trapassati dai chiodi…;
2° tutto il peso del corpo gravitante sui piedi e su le mani inchiodate…;
3° stette sospeso in croce tre ore…;
4° le sue membra erano talmente slogate che potevano contarsi tutte le ossa…;
5° si vide collocato in mezzo a due ladroni…;
6° era spogliato di ogni suo vesti mento… ;
7° fu divorato da una sete ardente…;
8° non ebbe che fiele per attutirla…;
9° udiva scagliarglisi contro da ogni lato, orrende bestemmie…;
10° i suoi sguardi cadevano su la sua santa madre che soffriva ai suoi piedi… « O voi tutti che passate per la strada, guardate e vedete se vi è dolore uguale al mio» – (Lament. I, 12).

20. DOLCEZZA E PAZIENZA DI GESÙ CRISTO. – «Egli è stato sacrificato perché ha voluto, dice Isaia parlando del Messia, e non ha aperto bocca; sarà condotto a morte come una pecora, starà muto come agnello dinanzi al tosatore» (ISAI. LIII, 7). Non un po' di lana si toglie a questo agnello divino, ma gli si lacera il corpo, gli si cava il sangue, gli si toglie la vita; egli non fa resistenza, non dà un belato, a tutto si adatta e sopporta tutto con intera, dolcissima pazienza, secondo quello che aveva predetto di se stesso, per bocca di Isaia: «Io sono come agnello mansueto che è portato all'ara» (IEREM. XI, 19).
Alle citate parole d'Isaia alludeva S. Giovanni Battista, quando diceva ai Giudei, mostrando loro a dito il Salvatore: «Ecco l'Agnello di Dio» – Ecce Agnus Dei (IOANN. I, 36); come per dire: Ecco l'Agnello predetto da Isaia, figurato nell'agnello pasquale e nel capretto impigliato con le corna tra le spine e immolato da Abramo… Come l'agnello che si tosa perde la lana, ma conserva la vita; così, dice S. Gerolamo, Gesù Cristo ha dato il suo corpo ed ha conservato la sua divinità (De Iudaeis).
Ai tempi di Noè, Dio si è mostrato come un leone, ed ha preso vendetta dei peccati che coprivano la terra, seppellendo il genere umano sotto le onde del diluvio; ma Gesù venne ad espiarli con la dolcezza di un agnello; le acque del diluvio uccisero gli uomini, non i peccati; il sangue dell'agnello uccide i peccati e risuscita gli uomini.

21. GESÙ DICHIARATO RE SU LA CROCE. – Pilato dettò un'iscrizione, in ebraico, in greco ed in latino, da mettersi in alto su la croce, la quale diceva così: «Questi è Gesù re dei Giudei» (MATTH. XXVII, 37). Avendola letta, i principi dei sacerdoti ne fecero le rimostranze a Pilato, e volevano che cambiasse la formola, scrivendo: Questi è Gesù che ha detto: Io sono il re dei Giudei; ma Pilato non ne volle sapere di correzione e rispose asciutto e reciso: Quello che ho scritto, ho scritto (IOANN. XIX, 20-22). Giudei deicidi, voi non volete Gesù Cristo per vostro re, sarà re delle nazioni.
Gesù Cristo è il re e il principe dei dolori; egli trionfa realmente di tutti con la sua pazienza e con la sua carità divina. Regnate dunque, o Gesù, nel palazzo del Calvario, sul trono della croce, sotto la porpora del vostro sangue, con lo scettro dei vostri chiodi e col diadema di spine. Voi portate per titolo: – Re dei Giudei – cioè degli uomini più ingiusti, dei nemici più crudeli. Per cortigiani avete accusatori, per guardie d'onore, ladroni; invece di un esercite pronto a difendervi, carnefici accaniti nel tormentarvi. Sul Calvario voi siete nel vostro impero, in tutta la pompa e la magnificenza della sovranità, voi trionfate. O re dei dolori, la vostra mensa è servita di fiele e di aceto; avete per profumi il fetore dei delitti; per fuochi di gioia, tenebre caliginose; per sinfonia, bestemmie e terremoto; per tappeto, ossa di giustiziati; per monile d'oro e braccialetti, la piaga del cuore. Faccia Dio che da noi si comprenda che cosa dobbiamo essere sotto un tale re, e in un tale regno!… Ma non senza motivo Gesù è dichiarato re su la croce; in virtù della sovranità della croce, diventa re di tutti i cuori; trionfa del peccato, della morte, dell'inferno.

 
22. BESTEMMIE CONTRO GESÙ CRISTO. – I circostanti, vedendo Gesù su la croce, lo maledivano e crollando il capo dicevano in tono di scherno: O tu che distruggi il tempio di Dio e in tre giorni lo rifabbrichi, perché non salvi te stesso? Se veramente sei il Figlia di Dio, discendi dalla croce. Anche i Principi dei sacerdoti, gli scribi e i farisei lo schernivano dicendo: Ha salvato gli altri e non può fare nulla per se stesso; s'egli è il re d'Israele, discenda ora dalla croce, e noi siamo pronti a credergli. Egli confida in Dio; ora Dio lo liberi, se veramente lo ama, perché ha detto: Io sono il figlio di Dio. Perfino uno dei ladri che stava crocefisso accanto a lui, lo vituperava e scherniva (MATTH. XXVII, 39-44).
O bestemmiatori! egli discenderebbe se volesse, ma il mondo non sarebbe salvo; egli non lascerà il trono sul quale l'avete collocato, se non quando avrà compiuto l'opera sua… E come indizio del desiderio che lo arde di compierla, ecco che, confitto in croce, dice che ha sete ­ Sitio; – ma, figura della corrispondenza degli uomini a questo desiderio ch'egli ha della loro salute, è il fiele e l'aceto che gli venne offerto dai soldati (IOANN. XIX, 29).

23. IL BUON LADRONE. – Uno dei malfattori sospesi in croce, bestemmiava Gesù, dicendo: Se tu sei il Cristo, salva te stesso e noi. Ma l'altro lo rimproverava: E come? nemmeno tu temi Dio, nemmeno tu che sei nella stessa sorte disgraziata? In quanto a noi, con tutta giustizia riceviamo questo trattamento, ma costui non ha fatto nulla di male (Luc. XXIII, 39-41). Tra la folla degl'ignoranti, dei ciechi, dei bestemmiatori che coprivano la vetta del Calvario, questo ladro si sente preso ad un tratto dal pentimento dei suoi delitti; confessa la innocenza e la divinità di Gesù Cristo, volge gli occhi verso di lui, molli di pianto, e così prega: Ricordatevi di me, o Signore, giunto che sarete nel vostro regno. E Gesù a lui: Ti dò mia parola, che oggi sarai con me in paradiso (Id. 42-43).
Riflettete, dice S. Ambrogio, e vedrete che la croce è un tribunale. Sospeso alle sue braccia sta il giudice; il ladro che crede, è salvo; quello che lo insulta, è condannato. Già in quel punto mostrava Gesù quello che farà nel giorno dei vivi e dei morti, quando metterà gli uni alla sua destra, e gli altri a sinistra (Com. in Luc. XXIII). «Che dite mai, o Gesù, esclama il Crisostomo. Voi siete appeso alla croce con chiodi, e promettete il paradiso! Sì, io lo prometto, affinché tu possa conoscere la virtù della mia croce» (Homil. de Cruce).

24. MARIA PRESSO LA CROCE. – Mentre Gesù Cristo versava il suo sangue per la salute del mondo, Maria stava presso la croce (IOANN. XIX, 25); e là si compiva in tutta la sua crudele espressione la profezia del vecchio Simeone che, prendendo nel tempio dalle braccia di Maria il bambino Gesù, a lei predisse che «una spada di dolore le avrebbe trapassato l'anima» (Luc. II, 35). La Vergine Santissima sofferse:
1° dei dolori acerbissimi, degli spasimi orribili patiti dall'adorabile suo Figlio. L'amore di Maria ci dà la misura del suo dolore; siccome non vi fu mai madre che abbia tanto amato il figlia, così nessuna madre sofferse mai ambascia simile all'ambascia di Maria. Nei martiri e nei santi, l'amore dava un sollievo ai loro patimenti, un balsamo divino; più amano e meno sentono il dolore dei supplizi che loro si fanno provare. In Maria avviene il contrario; più ama, e più soffre… Inoltre le pene di Maria aumentano quelle dell'adorabile suo Figlio… O cielo! che spettacolo per la più tenera delle madri, vedere il suo unigenito, il suo diletto, il suo Dio lordo di sangue, coperto di piaghe, le carni lacere, le ossa slogate, le membra peste, i piedi e le mani forate, sospeso ad una croce, rattristato da bestemmie, abbandonato da Dio e dagli uomini, sul punto di spirare! Che spettacolo per Gesù, mirare ai suoi piedi, bagnata del suo sangue, la madre sua santissima ch'egli amava di amore divino, e infinitamente al di sopra di tutti gli angeli!…
2° Maria patì per compassione; tutti i dolori di suo Figlio si riflettevano e ripercuotevano nell'intima dell'anima sua…
3° Patì in proporzione della dignità di suo Figlio e della sua propria…
4° Patì in ragione della lunghezza e acerbità dei tormenti del Figlio…
5° Patì per sollecitudine; essa vedeva Gesù soffrire da solo, abbandonato dagli apostoli, da quelli che aveva o guarito, o confortato, o beneficato, dagli uomini, dagli angeli, dal Padre medesimo; avrebbe voluto portargli aiuto e non poteva!…
6° Patì delle orrende calunnie, delle bestemmie, delle imprecazioni, delle maledizioni con cui si insultava suo Figlio…
7° Patì dell’averlo continuamente sotto gli occhi, e di essere testimone di ciascuno dei suoi dolori… Non fa meraviglia se i Santi Padri e i Dottori insegnano che la Beata Vergine madre di Dio, fu martire e più che martire, perché la spada del dolore che nei martiri ha solamente straziato il corpo, in Gesù ed in Maria ha straziato l'anima. – Come Gesù ha sofferto infinitamente di più che non tutti i martiri insieme, così anche Maria, la quale ha conosciuto tutti i dolori del crocefisso, provò tutte le torture alle quali soggiacque il Salvatore… Indicibili furono le sue pene, come indicibile è il suo amore; essa ha fatto della morte di Gesù la sua propria morte.
«Ah non si provi, dice S. Bernardo, né penna a scrivere, né mente ad immaginare i dolori che straziarono le pie viscere di Maria (Serm. XIX in Cantic.) », Essa pagò allora con sovrabbondanza il tributo dei patimenti che le aveva risparmiato la natura il giorno del suo parto. E come mai creatura del mondo potrebbe farsi una giusta idea dei patimenti di Maria, se è vera la sentenza di S. Bernardino da Siena, che «tanto grande fu il dolore della Vergine, che diviso tra gli uomini, basterebbe a dare loro la morte su l'istante (Serm. LXI)»? Immersa in un oceano di pene, secondo l'espressione del Crisostomo (De Cruce), poteva la Santissima Vergine appropriarsi quelle parole di Geremia: «O voi tutti che passate per la strada, guardate, e dite se vedeste mai dolore come il mio» (I, 12)
In mezzo a tanto crudele prova e barbaro scempio, la Beata Vergine non fa un lamento; divide con le pene anche la dolcezza, la pazienza, l'intera rassegnazione alla volontà di Dio, che si ammira nel suo Figliuolo crocefisso.
Quanto crebbe il dolore di Maria, quando Gesù le lasciò, in vece sua, S. Giovanni per figlio! (IOANN. XIX, 26). O Figliuol mio, che cambio! avrebbe potuto dire: forse che un figliuolo degli uomini può risarcirmi della perdita che io faccio?

25. SITIO. – Dal sommo della croce, Gesù disse: «Io ho sete» ­ Sitio (IOANN. XIX, 28). I lunghi e crudeli dolori del Redentore avevano in lui acceso una tale sete, che poteva dire col Salmista: «La lingua mia mi si è attaccata al palato» (Psalm. XXI, 15). Ma con questa parola Sitio, voleva intendere altra sete ben più pungente di quella che tormenta il corpo; egli accennava alla sete della salute degli uomini, alla brama di essere amato dagli uomini… E il suo amore verso di noi, è il desiderio del nostro amore verso di lui che lo divorava, come appunto rileviamo da S. Paolo in quelle sue parole ai Romani: «Dio ci ha dimostrato l'amore che ci porta, perché in quel tempo medesimo in cui eravamo peccatori, il Cristo è morto per noi» (Rom. V, 8-9): e in quelle altre ai Galati: «Per testimoniare a Dio il mio amore e la mia riconoscenza, io mi sono inchiodato alla croce di Cristo; talmente che io non vivo, ma vive in me quel Cristo il quale mi ha amato e ha dato se stesso per me» (Gal. II, 19-20). Poi queste due cose unisce insieme scrivendo agli Efesini: «Camminate nell’amore imitando Gesù Cristo il quale ci ha amati, e si è sacrificato egli medesimo in oblazione a Dio ed in ostia di soave profumo» (Epist. V, 2).
Sitio; Gesù Cristo ci ha amati teneramente ed efficacemente, non a parole ma a fatti; poiché per amor nostro, ha volontariamente e liberissimamente dato, non i suoi tesori, non i fratelli e gli amici, non i suoi angeli, ma se stesso tutto quanto. Per noi peccatori e suoi nemici, per l'espiazione delle nostre colpe, egli si è dato non in offerta verbale e poco costosa, ma in oblazione sanguinosa e vivificante… «Egli ha veramente portato, come si esprime Isaia, le nostre infermità, si è caricato dei nostri dolori» (LIII, 4). Il profeta dice le nostre infermità e i nostri dolori, perché la macchia del peccato era opera nostra e la pena ne doveva per conseguenza ricadere in noi.
Gravi castighi ci erano riserbati; 1'obbligo di soffrire pesava su di noi; noi avevamo meritato i dolori del tempo e dell'eternità. Nella sete ardente del suo amore per noi, Gesù ha preso sopra di sé tutti i nostri debiti. «Egli ha portato, dice S. Pietro, i nostri peccati nel suo corpo, sul legno, affinché morti al peccato, viviamo alla, giustizia: è lui che con le sue piaghe ci ha guariti» (I Petr. II, 24). E S. Paolo ai Colossesi assicura «che Gesù cancellando la scrittura da noi sottoscritta e che era contro di noi, l'ha presa e inchiodata alla croce» (Coloss. II, 14).

26. LE SETTE PAROLE DI GESÙ CRISTO SULLA CROCE. – Gesù su la croce disse sette parole, piene di sapienza, di bontà, di amore, di misericordia e di potenza.
1.a «Padre mio, perdonate loro, perché non sanno quello che si facciano» (Luc. XXIII, 34). Dice S. Bernardo: «Gesù è stato flagellato, forato da chiodi, coronato di spine, abbeverato di obbrobri, appeso al patibolo; perdonando tanti oltraggi e tanti dolori: Perdonate loro, dice al Padre, perché non sanno quello che si fanno. O quanto siete ricco in misericordia, o Signore! Come abbonda la dolcezza vostra! Come superiori ai nostri sono i pensieri vostri! Come si spinge lontano la clemenza vostra riguardo ai peccatori e agli empi! Che meraviglia! questo Dio di amore esclama: Padre mio, perdonate loro; e i Giudei: Crocifiggilo. Di qual torrente di delizie non inebriate voi coloro che vi desiderano, se con tanta profusione versate l'olio della misericordia su quelli che vi crocifiggono!» (Serm. de Passione). Chi si sente tentato di odio e di vendetta, deve ricordare questa preghiera e l'amore che il Salvatore ha dimostrato ai suoi nemici.
La 2.a parola fu rivolta al buon ladrone, che implorava perdono da Gesù Cristo: «Oggi sarai con me in paradiso» (Luc. XXIII, 45). Egli parlò, e fu per promettere la gloria. Non moriva egli infatti, per aprire il cielo ai peccatori?
La 3.a parola venne indirizzata a sua madre, quando indicandole Giovanni, le disse: «Donna, ecco tuo figlio; e al discepolo: Ecco tua madre» (IOANN. XIX, 26-27). Nuova testimonianza di amore: il Salvatore dava sua madre per madre a tutti gli uomini, nella persona di S. Giovanni.
La 4.a parola fu un appello di Gesù Cristo al Padre: Dio, Dio mio, perché mi hai tu abbandonato?» (MATTH. XXVII, 46). Preso nel senso della croce e della morte, questo lamento non significa punto che Gesù fosse abbandonato, ma che suo Padre voleva che egli morisse. A più forte ragione esclude ogni moto di disperazione in Gesù Cristo, come pretende l'infame bestemmiatore Calvino…
La 5.a parola fu: – Sitio – «Ho sete» (IOANN. XIX, 28).
La 6.a dichiara che tutto è finito, chiuso, consumato: – Consummatum est (Id. 30).
La 7.a fu la parola suprema del morente: «Padre, nelle tue mani raccomando l’anima mia» (LUC. XXIII, 46). «E chinato il capo, rese lo spirito» (IOANN. XIX, 5O). Tutto è compiuto; il nostro Dio è morto, immolato dai nostri peccati.