I TESORI DI CORNELIO A LAPIDE: Paolo (San)

Vita cattolica: Matrimonio, laicato...

Prerogative di S. Paolo:  
1. Il suo carattere.  
2. La sua vocazione.  
3. La sua sapienza e scienza.  
4. Le sue virtù.  
5. Efficacia e frutti del suo apostolato.  
6. I suoi miracoli.  
7. Il suo martirio.  
8 La sua gloria e la sua fama.

1. IL SUO CARATTERE. – S. Paolo era giudeo e di famiglia nobile. La prima sua ricchezza e prerogativa sta nel suo carattere… «Perché Paolo è chiamato vaso di elezione? domanda S. Gerolamo; perché era un'arca preziosa della legge e delle sacre Scritture (Ad Paulin.)».
S. Paolo aveva carattere nobile, magnanimo, eroico; chi l'ha uguagliato? Chi ha lavorato più di lui? chi è stato così sovente incarcerato? chi ha sofferto tanti e così gravi patimenti? chi si dimostrò più intrepido nei pericoli? Chi fu più di lui risoluto e perseverante nelle sue imprese? chi fece più stupende meraviglie? In ogni incontro il suo carattere si è mantenuto sempre lo stesso, dolce, amoroso, fermo, generoso, sublime, costante, irremovibile.

2. LA SUA VOCAZIONE. – La vocazione di Paolo ha questo di notevole, che egli fu chiamato e scelto dall'alto dei cieli da Gesù Cristo immortale e glorioso, mentre gli altri apostoli furono eletti da Gesù vivente su la terra. In questo poi è ancora straordinaria la sua vocazione, perché essa avvenne nel momento medesimo in cui il suo accanimento contro i cristiani toccava i limiti del furore. «Spirando minacce di morte e di distruzione contro i discepoli del Signore, dicono gli Atti Apostolici, si portò dal principe dei sacerdoti, e lo richiese di lettere commendatizie per le sinagoghe di Damasco, affinché se vi trovasse uomini o donne professanti il Cristianesimo, avesse facoltà di tradurli incatenati in Gerusalemme» (Act. IX, 1-2). Mentre era in viaggio e già vicino a Damasco, a un tratto fu investito da una luce vivissima e cadendo al suolo udì una voce che gli diceva: « Saulo, Saulo, perché mi perseguiti?» – Ed egli: «Chi sei, o Signore?» – E la voce gli rispose: «Io sono quel Gesù che tu perseguiti; ma dura cosa è per te contrastare al pungolo». – Sbalordito e tremante, Paolo domandò: «Che volete ch'io faccia, o Signore?» (Ibid. 3-6).
Che vocazione miracolosa! e che grazia efficace! Esse cambiano in un istante un persecutore: di un lupo rabbioso e di un leone ruggente per furore ne fanno un agnello, di un grande peccatore ne fanno il più ammirabile dei penitenti, uno dei primi apostoli e dei più gloriosi Santi! Che buona volontà, che pronta corrispondenza alla grazia! «Per la virtù dell'Agnello che diede la sua vita per le pecorelle, Paolo fu trasformato di lupo in agnello», dice S. Agostino (Serm. XIV de Sanct.)… Ora dov'è il penitente, che dispererebbe del perdono, vedendo la istantanea conversione di S. Paolo, frutto dell'infinita bontà divina? Come grande fu la grazia per cui Gesù Cristo fece di Saulo il dottore delle genti, il maestro dell'universo! Ma per altra parte, come prontamente e meravigliosamente corrispose Saulo alla grazia!… Simile ai demoni non ambiva che alle persecuzioni, non aveva sete che del sangue dei cristiani; cambiato in apostolo, divenne il modello di tutte le virtù, e non cercò più altro che la gloria di Dio e la salute del prossimo.
Colui che poco fa combatteva Gesù Cristo e sterminava i cristiani, desidera di morire per loro, e a loro sacrifica tutta la sua vita; non cessa di avventurarsi a faticosi viaggi, sobbarcarsi a penosi lavori, affrontare pericoli, sfidare persecuzioni, prigionie, naufragi, minacce, tollerare fame, sete, tormenti e mille morti, per far conoscere il nome di Gesù Cristo, e conquistare figli alla Chiesa, tanto che egli era tutto a tutti, e poteva dire: «La mia vita è Cristo» (Philipp. I, 21): «Non sono io che vivo, ma è Gesù che vive in me» (Gal. II, 20).
Chi siete voi, Signore? esclama questo apostolo appena convertito; e udito ch'era Gesù, subito domanda: che volete ch'io faccia? «Già si prepara ad obbedire, osserva qui S. Agostino, quegli che poco prima inferociva con tutti i rigori della persecuzione. Il persecutore è cambiato in apostolo, il lupo in agnello, il nemico dichiarato in intrepido soldato (Serm. XIV de Sanct.)». Ed eccolo: «Un vaso scelto da Gesù Cristo» (Act. IX, 15); eccolo colmo di gioia in mezzo alle tribolazioni (II Cor. VII, 4); eccolo rapito fino al terzo cielo (II Cor. XII, 2). S. Agostino e S. Tommaso insegnano che in questo rapimento S. Paolo vide l'essenza di Dio.

3. LA SUA SAPIENZA E SCIENZA. – Nessuno trattò cose più astruse e più sublimi di quelle trattate da S. Paolo e nessuno parlò più chiaramente e più nobilmente di lui; la sua parola è divina… Mosè ricevette comunicazione della legge di Dio sul monte Sinai, Paolo andò ad attingerla negli abissi misteriosi dell'Eterno: «Io so, dice parlando di se medesimo, che questo uomo fu rapito in paradiso e intese arcane parole che l'uomo non può proferire» (II Cor. XII, 4). «No, egli dice, occhio d'uomo non mai vide, né orecchio udì, né mente umana comprese quello che Dio tiene in serbo per coloro che lo amano» (I Cor II, 9).
S. Dionigi Areopagita chiama S. Paolo il sole delle intelligenze (De S. Paulo). «Paolo, scrive S. Gerolamo, è vaso di elezione, tromba del Vangelo, ruggito del leone, fiume di eloquenza cristiana (Epl. LXI ad Pauli)». «San Paolo, secondo il Crisostomo, è cielo in cui splende il sole di giustizia; è oceano chiarissimo e profondissimo di sapienza… E’ l'abisso senza fondo della scienza divina, e l'archetipo di tutti i beni. A lui Dio ha confidato tutta la predicazione, gli interessi dell'universo, tutti i misteri e la dispensazione universale di tutti i lumi e di tutte le grazie (Hom. IV de laud. S. Pauli)».

4. LE SUE VIRTÙ. – S. Paolo è modello di tutte le virtù. Egli ammaestrò le nazioni con le parole e con le opere… Di lui si può dire, come di S. Giovanni Battista, «ch'era lucerna ardente e lucente» (IOANN. V, 35). La sua vita era folgore; la sua parola tuono; così che poteva scrivere ai Corinzi: «Noi siamo l'olezzo di Cristo» (II Cor. II, 15). «Paolo è vaso eletto, dice S. Bernardo; infatti egli racchiude i più odoriferi aromi, i più deliziosi profumi (De S. paulo)».
Simili alle piante aromatiche le quali esalano più profumo, quanto più sono premute, Gesù Cristo, gli apostoli, i martiri e tutti i santi, tanto più copioso tramandarono il soave odore delle più sublimi virtù, quanto più furono battuti e pesti dalle persecuzioni e dalle tribolazioni. Ora, chi metterà in forse che le prove cui soggiacque S. Paolo furono più dure e più numerose di quelle sopportate dagli altri santi?.. Paolo porge in sé il più compiuto modello di fede, di speranza, di amore, di umiltà, di obbedienza, di zelo, di abnegazione, di pazienza.
«Come il ferro sepolto nella brage diventa fuoco, così, dice S. Giovanni Crisostomo, S. Paolo tutto infiammato di carità, diventa tutto amore. Perciò ora con lettere, ora con esortazioni, ora con preghiere, ora con minacce, ora per se stesso, ora per mezzo dei suoi, cercava con ogni mezzo d'incoraggiare quelli che lavoravano, di raffermare quelli che perseveravano, di rialzare i caduti, di medicare i feriti, di scuotere i sonnolenti, di respingere i nemici. Come ottimo capitano, guida e medico, compiva da solo diversi uffici (De laud. Pauli, Hom. III)». E più innanzi: «Paolo è un abitante del cielo, la colonna delle Chiese, angelo terrestre, uomo celeste (De laud. Pauli, Hom. I)». S. Agostino dice che Paolo fu stabilito dottore delle genti, modello dei martiri, terrore dei demoni, giudice indulgente dei colpevoli, fonte di tutte le virtù (Serm. I, de apost. Petro et Paulo).
«Quando vedeva, continua il Crisostomo, le tentazioni e le prove cadergli sopra ogni giorno e seppellirlo come sotto mucchi di neve, godeva e si rallegrava come se fosse vissuto in mezzo al paradiso (Hom. I, in 2.a ad Corinth.)».
«Io sovrabbondo di gioia in mezzo a tutte le mie tribolazioni», scriveva ai Corinzi. (II, VII, 4); e ai Galati: «Quanto a me, tolga Dio che di altra cosa mi glorii se non della croce del Nostro Signore Gesù Cristo, per il quale il mondo è crocefisso a me, ed io al mondo» (Gal. VI, 13).
Le sue virtù appariscono da quello che scrive ai Corinzi: « Ogni giorno io muoio per la vostra gloria, fratelli, la quale ho in Gesù Cristo» (I, XV, 31). «Io vivo in mezzo ai travagli ed alle cure, tra molte veglie e frequenti digiuni, patisco fame, sete, freddo e nudità; oltre gli altri affari esteriori e le quotidiane provvidenze e la sollecitudine di tutte le Chiese. Chi si ammala, che anch'io non mi ammali? Chi si scandalizza, ed io non ardo?» (II, XI, 27-23). Il suo zelo lo spinge ad attestare ai Romani ch'egli desiderava di essere privato di tanti doni e meriti provenienti da Gesù Cristo, anziché veder perso uno dei suoi fratelli (Rom. IX, 3).

5. EFFICACIA E FRUTTI DEL SUO APOSTOLATO. – Pieno di zelo, di scienza, di carità, S. Paolo percorse il mondo intero e lo convertì. Ma udiamo i prodigi del suo apostolato, la descrizione dei meravigliosi frutti della sua predicazione dall'aurea bocca del Crisostomo, il quale meritò questo nome appunto perché leggeva e meditava spesso le parole di S. Paolo: «Come al levar del sole le tenebre si dileguano, le belve si rintanano, i ladri si nascondono, cosi al comparire di Paolo che annunziava il Vangelo, l'errore era cacciato in fuga, la verità ritornava; l'idolatria, l'ubriachezza, la crapula, le dissolutezze, gli adulteri, gli stupri ed altre nefandità innominabili cessarono e scomparvero come cera al calore del fuoco, come paglia investita dalle fiamme. Schiantando le spine e seminando dappertutto la parola della verità, Paolo dissipa gli errori, riconduce la verità, trasforma gli uomini in angeli; dirò meglio, converte in ispiriti celesti, uomini che erano demoni… Egli percorreva tutta la terra e raccoglieva tutti pel regno di Dio con !'insegnare, col promettere, col meditare, col pregare, col supplicare, con l'atterrire, con lo scacciare i demoni corruttori delle anime; ora per lettera, ora di presenza, ora con discorsi, ora con opere (De laud. S. Pauli, Homil. IV)». E in altro luogo: « Incatenate, se potete, i raggi del sole, o il sole medesimo, fermate il suo corso; allora potrete anche mettere limiti all'azione di Paolo che, a somiglianza del sole, abita il cielo e spande su la terra i luminosi raggi della sua dottrina (Homil. X)».
Impedito da ostacoli di ogni sorta, Paolo tutti li abbatte e supera, dice S. Cipriano; prigioniero, si mostra più libero di coloro che lo tenevano in carcere; prostrato a terra, fu più grande di quelli che stavano in piedi; carico di catene, comparve più ardito di quelli che l'avevano legato; citato in giudizio, fa impallidire col suo contegno i giudici suoi (Epistola ad Martyr.).
Ma torniamo ancora una volta a S. Giovanni Crisostomo: «Paolo fu un vaso di elezione, il tempio di Dio, la bocca del Cristo, la lira dello Spirito Santo, il dottore dell'universo; egli perlustrò terre e mari, schiantò le spine dei peccati, sparse la semente della vera religione. Udite e stupite: colui che fu più ricco dei ricchi, più potente dei re, più filosofo dei filosofi, più eloquente degli oratori; colui che non aveva nulla e possedeva tutto; la cui ombra risuscitava i morti, le cui vesti guarivano le malattie; colui che eresse trofei su le onde, che fu trasportato al terzo cielo ed entrò nel paradiso, che fu l'Apostolo per eccellenza della divinità di Gesù Cristo, diceva: Benché io non abbia rimprovero da farmi, non per questo mi tengo giustificato (Cor. IV, 4). Vivente in terra, si regolava in tutto come se avesse goduto della società degli angeli; poiché, ancora prigioniero di un corpo soggetto ai patimenti e alla morte, aveva la perfezione degli spiriti angelici; sottoposto a infermità e debolezze, sforzavasi di non mostrarsi in nessuna cosa inferiore alle virtù celesti. Come portato su ali, percorse il mondo intero spargendo dovunque i suoi insegnamenti; come se non avesse avuto corpo, affrontò pericoli e fatiche di ogni maniera; come se già avesse posseduto la felicità celeste, calpestò tutte le cose terrene; come se fosse vissuto tra pure intelligenze, ebbe la vigilanza di un'anima padrona di se stessa per l'intenzione. E’ vero che la cura delle diverse nazioni fu confidata agli angeli; ma nessuno di loro esercitò sul popolo commesso alla sua tutela un governo uguale a quello che Paolo esercitò sul mondo intero. La nazione giudea fu posta sotto la salvaguardia dell'arcangelo Michele; ma le terre e i mari ed ogni angolo abitato del globo, fu affidato a S. Paolo. Come non meravigliare e stupire, vedendo una parola uscita da labbro mortale mettere in fuga la morte, distruggere i peccati, dissipare le tenebre dell'accecamento e cambiare miracolosamente la terra in cielo? (Hom. XVIII). Come il fuoco appresosi tra le spine, poco per volta le consuma e riduce in cenere, così alla voce di Paolo, che rimbombò e si dilatò per il mondo con più veemenza che un incendio, tutto s'inchinava; il culto dei demoni messo in fuga cedeva il campo; i costumi patrii, i furori popolari, le minacce dei tiranni, le insidie domestiche, i maligni raggiri dei falsi apostoli, tutto scompariva; e come al levare del sole tutto diviene visibile e la terra, e il mare, e le montagne, e le città, e la vasta estensione delle campagne; così all'arrivo di Paolo tutto si rischiara, s'illumina, ecc. (De Laud. S. Pauli)».

6. I SUOI MIRACOLI. – S. Paolo splende per innumerevoli e strepitosi miracoli. «Dio, leggiamo negli Atti apostolici, operava, per mezzo di Paolo, virtù, prodigi non ordinari; di modo che applicandosi ai malati i pannolini o le vestimenta di lui, restavano guariti dei loro malori ed uscivano da loro gli spiriti immondi» (Act. XIX, 11-12). S. Giovanni Crisostomo attesta che l'ombra di S. Paolo, come quella di S. Pietro, non solamente guariva i malati, ma risuscitava i morti (Homil. X). San Paolo ebbe in grado perfetto il dono delle lingue e della profezia… Fu rapito al terzo cielo… Non cessò dal fare miracoli ed anche solo la sua vita era un continuo grandissimo prodigio. La sua conversione fu unica nei fasti della Chiesa ed egli convertì milioni d'infedeli!… La sua morte fu bellissima tra le morti, perché di martirio… Finalmente dopo la testimonianza da lui resa a Gesù, Cristo a prezzo del suo sangue, operò ed opera tuttavia grandi, strepitosi miracoli.

7. IL SUO MARTIRIO. – Gloriosissimo sotto molti aspetti fu il martirio di S. Paolo. Egli fu messo a morte sotto Nerone, crudelissimo fra i tiranni, in Roma, capitale del mondo. Racconta una tradizione che dal suo capo reciso non uscì sangue, ma latte, simbolo d'innocenza e di carità; che convertì i suoi carnefici e la sua testa caduta a terra, diede tre balzi, e ne zampillarono tre fontane: celebre è a Roma la basilica di S. Paolo alle tre fontane. Alla sua tomba accorre un'immensa moltitudine di divoti e nel luogo in cui fu martirizzato, e molti santi pregarono per ottenere il martirio e furono esauditi.
Gesù Cristo aveva detto ad Anania: «Io gli mostrerò quanto gli tocchi patire per il mio nome» (Act. IX, 16). Colui che si era proposto di scancellare il nome di Gesù Cristo dalla faccia della terra, dovette soffrire per divulgare e rendere glorioso questo Nome. O misericordioso rigore! esclama Sant'Agostino (Serm. XIV de Sanct.). La vita intera di S. Paolo, dopo la sua conversione miracolosa, altro non fu che un lungo e prezioso martirio, consumato col lasciare la vita per Gesù Cristo sotto la spada, come era vissuto per Gesù Cristo su la croce.

8. LA SUA GLORIA E LA SUA FAMA. – Potremo farci un'idea della fama e della gloria di S. Paolo, se penseremo: l° a tutte le lodi che gli furono tributate…; 2° che, al pari di Mosè, fu chiamato legislatore e guida di tutte le nazioni…; 3° che fu sempre considerato dalle nazioni cattoliche, in compagnia di S. Pietro, come uno dei due principi della Chiesa…; 4° che in tutti i secoli e da tutti i punti del globo le genti accorsero a Roma per onorare le reliquie e il sepolcro di questo apostolo…; 5° che l'imperatore Costantino gli edificò una celebre basilica e che sorsero in mille luoghi templi e altari dedicati al suo nome… S. Paolo ha lasciato morendo la sua anima al cielo, la sua gloria all'eternità, il suo corpo e il suo sangue a Roma, alla Chiesa dei credenti, la sua fede all'universo…