I TESORI DI CORNELIO A LAPIDE: La Redenzione

Vita cattolica: Matrimonio, laicato...

 1. Desiderio della Redenzione.
 2. Gravità del peccato che ha reso necessaria la Redenzione.
 3. Bontà infinita di Gesù Cristo nella Redenzione.
 4. Eccellenza e vantaggi della Redenzione.
 5. La Redenzione è per tutti gli uomini.
 6. La Redenzione vince tutto ed è nostra vittoria.

1. DESIDERIO DELLA REDENZIONE. – Signore, diceva il Profeta Abacuc, salvate il vostro popolo nel mezzo degli anni. Nel mezzo dei nostri giorni, fate splendere la vostra potenza; nel tempo della vostra collera, ricordatevi della vostra misericordia. Il Santo è venuto; la sua gloria ha coperto i cieli, e la terra echeggia da un confine all\’altro delle sue lodi. Il sua splendore brilla come il sole; dalla nube partono raggi che velano la sua maestà. Voi siete uscito per la salute del vostro popolo. lo mi rallegrerò nel Signore, tripudierò di gioia nel Dio della mia salute. Egli è la mia forza; egli mi condurrà su le altezze, inneggiando io alla sua gloria (III).

2. GRAVITÀ DEL PECCATO CHE HA RESO NECESSARIA LA REDENZIONE. ­ «O uomo, dice S. Bernardo, riconosci quanto gravi sono le tue ferite, per guarire le quali dovette il Cristo riceverne egli medesimo delle acerbissime e profonde. Se mortali, e mortali per sempre, non fossero state le tue piaghe, il Figlio di Dio non sarebbe morto per guarirle (Serm. III In Nativ. Domini)». Il peccato mortale è di natura sua irreparabile. Quando noi commettiamo un peccato mortale, diamo talmente la morte alla nostr\’anima, che, per quanto dipende da noi, rendiamo eterni e il peccato e la morte e la dannazione nostra; perché spegniamo in noi la possibilità della vita. Chi rinunzia una volta a Dio, vi rinunzia in eterno, perché è nella natura del peccato, il fare, per quanto è da lui, una separazione eterna; e siccome l\’uomo non ha nulla in sé per potersi ricongiungere a Dio, non può per conseguenza ritornare da se stesso alla vita. Ora la redenzione fa quello che l\’uomo non può fare… Lo scopo della redenzione è di liberare l\’uomo dall\’inferno, dalla morte, dal peccato, dalla maledizione… «Voi siete stati riscattati a grande prezzo, dice l\’Apostolo Paolo, non fatevi dunque schiavi degli uomini» (1 Cor. VII, 23). «Per conoscere il prezzo dell\’uomo redento da Gesù Cristo considerate, nota a proposito S. Agostino, quello ch\’egli ha dato. Il sangue di Gesù Cristo è il nostro prezzo: qual è dunque il nostro valore? (Meditat.)».

3. BONTÀ INFINITA DI GESÙ CRISTO NELLA REDENZIONE. – La bontà di Gesù Cristo nell\’opera della redenzione splende in modo chiarissimo e ineffabile, perché 1° Gesù Cristo su la croce ci dà prove di amore infinito, per guadagnarci a sé con questo amore. Gesù non è stato costretto da alcuna necessità; non allettato da speranza di utilità sua propria; solo il suo amore di benevolenza e di compiacenza lo porta a salire la croce. Egli vi sale e con tanta sapienza dispone ogni cosa che per questa morte nulla detrae alla grandezza ed alla gloria della sua divinità e rende noi sommamente felici… 2° Su la croce riscatta l\’uomo non con la potenza della sua divinità, ma, secondo la frase di S. Agostino, con la giustizia e con l\’umiltà della sua passione (De Civit. Dei). 3° Su la croce porge l\’esempio più compiuto della più perfetta obbedienza, della costanza, della penitenza, della pazienza, della forza, della mortificazione dei vizi, in una parola l\’esempio di tutte le virtù.
«Dio ha amato il mondo, a tal punto, che per lui ha sacrificato l\’Unigenito suo» (IOANN. III, 16). «Che cosa si può immaginare di più misericordioso, esclama S. Anselmo, che Dio Padre il quale dice al peccatore condannato agli eterni tormenti, e privo di mezzi per riscattarsi: Prendi l\’Unigenito mio, e dàllo in tua vece? Che cosa di più misericordioso che il Figlio il quale a sua volta soggiunge: Prendi me, e riscàttati? (Lib. Cur Deus homo, c. IX)». S. Bernardo osserva che Gesù Cristo non si è contentato delle lagrime degli occhi, ma volle piangere e lavare le nostre colpe con le lagrime di sangue che sudarono da tutti i pori del suo corpo e che colarono a rivi dalle lacere sue membra (Serm. in Pass.). «Ah! Signore! gridiamo anche noi con S. Agostino, voi mi avete riscattato tutt\’intero, per possedermi tutto intero (In Psalm. XXXIV)».

4. ECCELLENZA E VANTAGGI DELLA REDENZIONE. – «Non quale il delitto, tale il dono», dice S. Paolo (Rom. V, 15). Il dono della redenzione sopravanza infinitamente la gravità del peccato. Infatti, 1° Adamo era un uomo, Gesù Cristo è Dio… 2° Gesù ha riscattato non solamente Adamo, ma tutta l\’umanità… 3° Adamo non ha commesso che un peccato, Gesù ha espiato tutti i peccati, anche attuali… 4° Il misfatto di Adamo non è infinito, la morte di Gesù è di un valore infinito. Gesù Cristo ci ha portato, per mezzo della redenzione, le più eccellenti grazie, i sacramenti, la salute, il paradiso. Ci ha fatti suoi fratelli, ci ha costituiti suoi figli, eredi e coeredi suoi… Ci ha trasformati in dèi, rendendo ci partecipi della natura divina.
l° Adamo ha perduto tutti gli uomini. Gesù Cristo li ha redenti tutti… 2° Un solo peccato Adamo trasmise ai suoi posteri, Gesù Cristo libera da tutti i peccati… 3° Adamo non ha macchiato la terra che di un sol peccato, Gesù Cristo ha sparso tutte le grazie, e grazie molto più grandi e potenti di quello che non era stata la colpa grave; come appunto dice l\’Apostolo ai Romani: «Dove abbondò il delitto, sovrabbondò la grazia» (Rom. V, 20). 4° Per Adamo venne la concupiscenza; per Gesù Cristo questa concupiscenza diventò materia di glorioso combattimento, di ricca vittoria, di splendido trionfo; ed è annichilita per sempre nel cielo. 5° Per Adamo la grazia fu perduta; per Gesù Cristo ci fu data una grazia più frequente, più abbondante, più efficace. 6° La grazia di Gesù Cristo si è sparsa su Maria e su gli. Angeli i quali non erano stati infetti dal peccato di Adamo. 7° Per Adamo, la morte temporale; per Gesù Cristo, la risurrezione immortale. 8° Per Adamo, noi siamo stati in certo qual modo ridotti allo stato di pura natura; per Gesù Cristo, veniamo innalzati ad uno stato più spirituale e più sublime di quello in cui fu creato Adamo e destinati ad una vita affatto celeste. 9°. Per Adamo siamo divenuti simili alle bestie, per Gesù Cristo diveniamo simili agli Angeli. Che anzi in Gesù Cristo e nella B. Vergine Maria, la nostra natura si trova elevata al disopra degli angelici cori. 10° Adamo ci ha privati dell\’albero della vita, Gesù Cristo ci ha dato il pane che è disceso dal cielo e che dà la vita eterna; si dà a noi tutto quanto. 11° Adamo ci ha spogliati della grazia della giustizia originale; Gesù Cristo ci arricchisce dell\’abbondanza delle grazie e delle virtù; perché in primo luogo egli ci dà virtù che non sarebbero state nella condizione della primitiva innocenza, quali la pazienza, la penitenza, il martirio, la verginità, l\’apostolato, la elemosina, ecc.; in secondo luogo conferisce a queste e a tutte le altre virtù una più grande abbondanza, una perfezione, un continuo aumento che non avrebbero potuto avere nello stato d\’innocenza. Con tutta ragione dunque S. Paolo asserisce che «dove era abbondato il peccato, ivi sovrabbondò la grazia» (Rom. V, 20); e a buon diritto la Chiesa canta nell\’Exultet: «O colpa beata, che ci ha meritato un tanto e così grande Redentore!»
Come abbiamo tutti peccato in Adamo, così siamo tutti giustificati in Gesù Cristo; cioè noi abbiamo giustamente soddisfatto per i nostri peccati e meritato la giustizia. Ma siccome per contrarre il peccato originale, è necessario che nasciamo naturalmente da Adamo, così per avere parte alla giustizia di Gesù Cristo, è necessario che nasciamo da lui spiritualmente, per mezzo del battesimo. Pratichiamo dunque ciò che l\’Apostolo raccomandava ai Romani: «Nessuno di noi vive per sé, e nessuno muore per sé; ma sia che viviamo, sia che moriamo, noi viviamo e moriamo per il Signore. Per ciò il Cristo è morto ed è risuscitato, perché abbia imperio sui vivi e sui morti» (XIV, 7-9). Ai Colossesi poi scriveva: «Quando voi giacevate morti nel peccato, Gesù Cristo vi ha fatto rivivere con sé, col rimettervi tutte le vostre colpe, e scancellando la sentenza di condanna lanciata contro di voi; egli l\’ha abolita configgendola alla croce; e spogliando i principati e le potestà, li ha condotti prigionieri, trionfandone visibilmente nella sua persona» (Coloss. II, 13-15). Questo testo di S. Paolo così è commentato da Origene: «Questo scritto fa la cauzione dei nostri peccati; perché ciascuno di noi in ciò in che manca, diviene debitore, e segna delle scritture che constatano il suo peccato, e il debito del medesimo (Homil. in haec verba Apost.)».
Sette cose eccellenti facevano bello e caro lo stato d\’innocenza: e sono la saviezza; la grazia e l\’amicizia di Dio; la giustizia originale; l\’immortalità e l\’impassibilità dell\’anima e del corpo; l\’abitazione nel paradiso terrestre e l\’uso del frutto dell\’albero della vita; là cura speciale che Dio si prendeva dell\’uomo; dalla quale nasceva la settima che consisteva, al dire di S. Tommaso, in ciò che l\’uomo non avrebbe avuto la concupiscenza, che non avrebbe peccato nemmeno venialmente, che non avrebbe errato, essendo sostenuto e protetto da Dio (De Peccat.). Tuttavia una grazia più eccellente ancora, più grande di quella concessa ad Adamo, fu resa a noi da Gesù Cristo; per cui possediamo sette virtù ammirabili che non avremmo avuto nello stato d\’innocenza. La prima di esse è la verginità; perché nello stato d\’innocenza la generazione avrebbe avuto luogo come dopo la caduta, ma senza concupiscenza. Da ciò ne segue che la verginità non avrebbe avuto luogo, perché in questa condizione non ci sarebbe stata virtù. Oggidì la verginità è virtù sublime e di grandissimo merito, perché mette freno alla concupiscenza della voluttà; ma allora non ci sarebbe stata né concupiscenza, né passione da frenare. La seconda virtù è la pazienza… La terza, la penitenza… La quarta, il martirio… La quinta, il digiuno, l\’astinenza ed ogni sorta di mortificazione corporale… La sesta, la povertà e l\’obbedienza volontaria e religiosa… La settima, la misericordia e la elemosina; perché nello stato dell\’innocenza non ci sarebbero stati né infelici da compatire, né poveri da soccorrere e quindi sarebbe mancato il soggetto verso cui esercitare la preziosa virtù della misericordia e della carità… Finalmente Dio concede all\’uomo decaduto una grazia molto più insigne e più efficace di quella di cui munì Adamo, come si vede nei martiri e negli altri santi illustri, perciò l\’uomo nello stato presente ha maggiori mezzi d\’acquistare merito, sia per riguardo di una più grande grazia, sia avuto riguardo alla difficoltà di praticare la virtù. Questa è l\’idea che della redenzione dà l\’Apostolo delle genti nelle sue Epistole, ogni volta che ne parla: «Il Cristo Gesù, scriveva, per esempio, a Timoteo, è venuto in questo mondo per salvare i peccatori, il primo dei quali sono io; e diede se medesimo per la redenzione di tutti» (I Tim. I, 15), (Ib. II, 6). A Tito ripete che Gesù Cristo si è dato egli medesimo in cambio nostro, per riscattarci da ogni iniquità, e formarsi un popolo puro, a lui accetto e autore di buone opere; conchiude ordinandogli d\’insegnare tali meraviglie agli uomini, e di esortarli ad approfittare di tante grazie (Tit. II, 14-15). Agli Ebrei fa rilevare che noi siamo santificati per l\’oblazione del corpo di Gesù Cristo fatta una volta; con la quale sola oblazione ha consumato la nostra santificazione per l\’eternità (Hebr. 10-14).
S. Agostino dice che un grande medico venne dal cielo, perché steso su tutta la faccia del globo giaceva un grande infermo (De Civit.). Altrove osserva che siccome \’la luce in creata non poteva essere compresa dalle tenebre, la luce ha preso essa medesima la mortalità delle tenebre; e per mezzo della carne del peccato, comunicò la vera luce (Homil.). «Gesù Cristo, scrive S. Ambrogio, viene al mondo e ci riscatta, per spuntare il pungolo della morte, per chiuderne l\’abisso divorato re e dare ai viventi l\’eternità della grazia, ai morti la risurrezione. Perciò Gesù Cristo viene sospeso alla croce tra il cielo e la terra, come mediatore per riconciliare l\’uomo a Dio: per ricevere in sé le frecce della collera divina, scoccate dal Signore contro gli uomini, per tenerne preservati questi, affinché egli solo sconti sul proprio corpo i misfatti di tutti gli uomini, ed a sua volta, stendendo a guisa d\’arco su la croce le sue braccia, dal fondo dell\’amoroso suo cuore lanci verso Dio, suo Padre, le saette della sua preghiera e della sua carità, con le quali ferire il cuore del Padre suo e farne sgorgare la grazia ed il perdono, ed inondare l\’uomo di un torrente di benedizioni e di felicità (Serm. III)».

5. LA REDENZIONE È PER TUTTI GLI UOMINI. – Gesù Cristo è nato e morto per tutti gli uomini, nessuno escluso; egli vuole la salvezza di tutti; è la propiziazione per i peccati di tutto il mondo; ecco quello che risulta chiaro da tutti gli atti del Redentore, da tutti gli scritti apostolici. «Gesù Cristo, dice S. Paolo, si è immolato una volta per scancellare i peccati di molti (cioè di tutti)» (Hebr. IX, 28). «È sua volontà che tutti gli uomini siano salvi e giungano alla conoscenza del vero» (I Timoth. II, 4). «Egli è morto per tutti, affinché tutti quelli che vivono, non vivano più per se stessi, ma per colui che morì e risuscitò per essi» (II Cor V, 15). «Il sangue di Gesù Cristo, scrive l\’Apostolo S. Giovanni, ci purifica da ogni colpa» (I, I, 7); «ed egli è propiziazione per i nostri peccati, né per i nostri solamente, ma per quelli di tutto il mondo» (I, II, 2). Perciò quelli che non si salvano, sono essi che non vogliono salvarsi… Ah! diciamo col Salmista: «Presso il Signore è la misericordia e abbondante redenzione» (Psalm. CXXIX, 7).

6. LA REDENZIONE VINCE TUTTO ED È NOSTRA VITTORIA. – Sappiamo da S. Paolo che Gesù Cristo con la sua morte spogliò i principati e le potestà (infernali), e se le è condotte dietro prigioniere, trionfandone visibilmente nella sua persona (Coloss. II, 15). Esso li ha annegati, come già gli Egizi, nel mare rosso del suo sangue adorabile (Sap. X, 19). Alludendo al Redentore, il Profeta Isaia aveva predetto che nell\’ora del suo trionfo avrebbe precipitato ed annegato in sempiterno la morte (ISAI. XXV, 8); ed ecco l\’Apostolo, parlando di Gesù Cristo, affermare che «la morte non avrà più su di lui nessun impero» (Rom. VI, 9); e poi gridare in un impeto di gioia: «O morte, o morte, dov\’è la tua vittoria? dov\’è, o morte, il tuo pungolo?» (I Cor XV, 59).
«Per mezzo della redenzione, la morte fu uccisa, dice S. Giovanni Crisostomo, i demoni furono incatenati, i cieli furono aperti, lo Spirito Santo fu mandato, gli schiavi divennero liberi, i nemici furono cambiati in figli, gli uomini divennero Angeli; più, Dio si è fatto uomo e l\’uomo è divenuto Dio (Homil.)». Per la redenzione, il demonio è stato vinto e crocefisso, dice Origene, ma solo per quelli che sono crocefissi con Gesù Cristo (In Cantic.).
A gloria poi dei redenti, dice l\’Apocalisse, che «essi vinsero in virtù del Sangue dell\’Agnello» (XII, 11), e furono uditi cantare un cantico nuovo che diceva: «Voi siete degno, o Signore, di prendere il libro e di romperne i sette sigilli, perché voi siete morto, e ci avete riscattati, o Dio, nel vostro sangue; e ci avete fatti re e sacerdoti per il nostro Dio; e regneremo» (Ib. V, 9-10).