I TESORI DI CORNELIO A LAPIDE: Incredulità

Vita cattolica: Matrimonio, laicato...

1. Cause dell’incredulità
2. Effetti dell’incredulità:
1° l’accecamento; 2° 1’indurimento; 3° la corruzione del
cuore; 4° gli increduli sono abbandonati da Dio e giudicati fin
da questa vita; 5° la morte da reprobo.

3. Castighi dell’incredulità.

4. Grande è il numero degli
increduli.
5. Rimedi contro l’incredulità.

1. CAUSE DELL’INCREDULITÀ.
– S. Giovanni ci ha svelato fino dai suoi tempi le cause – e sono le
stesse anche oggi dì – per cui tanta parte di mondo, anche
battezzato, è incredula. «Gesù, il Verbo di Dio,
è la luce vera che illumina ogni uomo che viene in questo
mondo, dice l’apostolo; Egli era nel mondo ed il mondo è stato
fatto per mezzo di lui, ma il mondo non lo conobbe» (IOANN. I,
9-10). Il mondo si è rifiutato e tuttavia si rifiuta di
accogliere, conoscere e ascoltare Gesù Cristo. Ecco in una
parola e, diremo, in germe, le cause tutte dell’incredulità e
antica e moderna.
Gesù Cristo poi, oltre al
confermare con la sua autorità la sentenza dell’apostolo, ci
ha posti su le tracce per scoprire le ragioni di questo trattamento a
lui fatto dal mondo, in varie occorrenze nelle quali ebbe a folgorare
l’incredulità dei suoi contemporanei e connazionali. «Voi
siete increduli, diceva loro, perché non siete del numero
delle mie pecorelle. Queste odono la mia voce ed io le conosco ed
essi mi tengono dietro» (IOANN. X, 26-27)., Quasi che loro
apertamente dicesse: Voi non siete credenti, non siete dei miei,
perché non mi volete conoscere; e vi rifiutate di conoscermi,
perché non volete seguirmi. Questo poi vi pare la più
dura e insopportabile e impossibile cosa del mondo, perché
attaccati, come ostriche allo scoglio, al vostro orgoglio, alla
vostra invidia, al vostro odio, alla vostra avarizia, alla vostra
gelosia, alla vostra lascivia, amate meglio chiudere volontariamente
gli occhi su le mie opere, turarvi le orecchie alle mie parole,
anziché vedervi obbligati a cessare da quei vizi che tanto
amate.
«Sapete voi,
diceva ad essi un’altra volta, perché non intendete il mio
linguaggio? E perché non potete sopportare i miei avvisi. Ah!
voi siete figli del diavolo e volete adempire i desideri del padre
vostro» (IOANN. VIII, 43-44). «Quei disgraziati, osserva
S. Agostino, non potevano intendere, perché se avessero inteso
e creduto, si sarebbero dovuti correggere ed emendare (Homil.
in Ioann.
)»; ma questo appunto essi non
volevano fare, secondo quel detto dei salmi; «Non volle
intendere per timore di dover fare il bene» (Psalm.
XXXV, 3).
«Io sono la via, la verità
e la vita», disse anche il divin Redentore (IOANN. XIV, 6). «Io
sono la luce del mondo; chi viene dietro di me, non cammina nelle
tenebre, ma godrà la luce della vita» (IOANN. VIII, 12).
Ora molti non vogliono seguire Gesù Cristo, lo rinnegano nei
loro difetti e nelle orazioni; non vi è dunque in essi né
via, né verità, né luce; perciò che
meraviglia se l’incredulità si impossessa del loro spirito e
del loro cuore?
Oggidì, come ai tempi di
Gesù Cristo, l’incredulo vuol essere e rimanere incredulo…
Stringete pur loro i panni addosso con vigorosi argomenti, con
luminosi fatti, non verrete mai a capo di nulla. E proprio il caso di
ripetere con Gesù Cristo: «Venne Giovanni che non
mangiava e non beveva ed essi lo chiamarono un indemoniato; venne il
Figliuolo dell’uomo che mangia e beve ed essi lo accusano come
ghiottone, amico dei pubblicani e dei peccatori» (MATTH. XI,
18-19). Si persevera nell’incredulità volgendo tutto a
male, incolpando ora la legge, ora la religione, ora quelli che sono
mandati per istruire e illuminare. Si nega quello che si ignora, si
dimentica quello che si è imparato; si mette in canzone quel
po’ di bene che viene talora, senza volerlo, alla memoria. Poveri
disgraziati! Ad essi si adattano, quelle minacce del Salvatore: «Guai
a te, Corozain! Guai a te, Cafarnao! perché se in Tiro ed in
Sidone io avessi operato i prodigi che ho fatto in voi, esse già
si sarebbero convertite e avrebbero fatto penitenza nella cenere e
nel cilicio. Perciò vi dò parola che meno severa
punizione toccherà a Tiro e a Sidone, che non a voi, nel
giorno del giudizio» (MATTH. 21-22).
 
2. EFFETTI
DELL’INCREDULITÀ: 1° l’accecamento.
– Il primo effetto dell’incredulità è l’accecamento
spirituale. Come i ciechi non vedono nemmeno la luce del sole, così
gli increduli non vedono né Dio, né i loro doveri, né
l’infelice stato della loro anima. Ciò non di meno la
luce di Dio splende in mezzo alle tenebre stesse dell’incredulità,
per mezzo della luce della ragione…, della voce delle creature
animate, intelligenti e brute…, della legge antica…, della legge
nuova…, dei dottori… , dei predicatori…, dei miracoli…, dei
monumenti…, della Chiesa…, delle sante ispirazioni…, dei
rimorsi…, della bellezza della virtù…, delle laidezze del
vizio…, delle vite dei santi…, ecc.
O increduli, volete voi vedere e
conoscere? credete. La luce non sta e non può stare con le
tenebre; ora essendo l’incredulità fitta tenebra, come ci
vedrete voi, rimanendo in essa? Solo Gesù Cristo, e nessun
altro fuori di lui, è la vera luce, la luce incerata. – Luce
per la sua dottrina, luce per la sua grazia la quale illumina più
chiaramente l’anima che non il sole la terra; luce per la verità
del suo essere, del suo spirito, delle sue parole, delle sue opere;
luce universale che rischiara ogni persona che viene su questa terra,
per quanto è in sé, e tanto quanto basta perché
il cieco incredulo sia senza scusa. Se gl’increduli non sono
illuminati, la colpa è tutta loro; essi non sentono e non
intendono nulla, ma è forse Iddio l’autore di questa terribile
disgrazia? No: essi medesimi ne sono la causa, perché non
vogliono né vedere, né udire, né comprendere.
La condizione degli increduli
odierni è, rispetto a Gesù Cristo ed alla religione,
quella medesima in cui erano e rimasero gli Ebrei. Ora furono essi e
sono innocenti di questa loro incredulità? No, ma furono e
sono colpevolissimi; infatti è fuori di ogni dubbio che
potevano e dovevano chiaramente conoscere e assolutamente credere che
Gesù era il Messia: 1° per i suoi miracoli, facendoli esso
a questo scopo… 2° Egli ha fatto tutti i miracoli predetti dai
profeti… 3° Benché parecchi profeti e molti santi
abbiano fatto dei miracoli, nessuno però uguagliò in
numero ed in rilevanza quelli di Gesù Cristo. Inoltre i
profeti e i santi non facevano miracoli per virtù loro
propria, ma per l’invocazione e la virtù di Dio; mentre Gesù
li faceva in nome e virtù e autorità propria, per quel
potere che a lui competeva come a Signore di tutte le cose. I suoi
miracoli erano pubblici, evidenti, strepitosi, numerosissimi; per
operarli, gli bastava una parola, un cenno; ne operava dappertutto ed
in ogni genere. Questa potenza assoluta, questa virtù perpetua
appartengono esclusivamente a Gesù Cristo, non meno che la sua
divina morale… Dunque i Giudei dovevano riconoscerlo. La loro
incredulità è pertanto un enorme delitto e un delitto
d’accecamento tutto volontario ed ostinato. E non è questa la
condotta degli increduli di tutti i tempi? Non hanno essi da
rimproverarsi il medesimo volontario accecamento?
I Giudei potevano e
dovevano sapere e credere che Gesù era il Messia promesso,
perché tutto quello che era stato predetto del Messia, si
vedeva realmente adempito in Gesù. Io sono il Messia
vaticinato, aveva egli tutta ragione di dire; io fo tutto quello che
di lui fu predetto, dunque io sono il Messia. Sono il Messia, per il
compiersi in me di tutte le Scrittore; sono il Messia per la mia
dottrina, la mia morale, la mia vita, le mie opere, i miei miracoli,
la voce del mio Padre, la conversione dei gentili, ecc. Io provo la
mia divinità, la mia missione; consultate le Scritture ed esse
vi renderanno testimonianza di me (IOANN. V, 39). Quello che diceva
Gesù, lo ripeteva S. Pietro, predicando che di lui fanno
testimonianza tutti quanti i profeti (Act.
X, 43); lo ripeteva S. Paolo, asserendo che Gesù è il
fine, il termine, il compimento, lo scopo di tutta quanta la legge
(Rom. X, 4).
Chiunque legge e
medita la sacra Scrittura, trova Gesù Cristo dappertutto,
chiaramente e velatamente sotto le ombre e le figure; resta dunque
che chi si ostina a non credere, sia o ignorante o uomo di mala fede.
«E perché, scrive l’Apostolo, non hanno voluto ricevere
l’amore della verità per essere salvi, Dio li abbandonerà
alla potenza dell’errore; sicché credano alla menzogna;
affinché siano condannati tutti coloro che non credettero alla
verità e si acquietarono all’iniquità» (II Thess.
II, 10-11).. Accade ancora degli increduli quello che di loro già
notava il Salmista: «Essi vanno dicendo a se medesimi: Il
Signore non ci vede e non saprà quello che noi facciamo»
(Psalm. XCIII, 7); e
su questo errore dormono tranquilli per tutta la vita.
«Le tenebre non
hanno compreso la luce» (IOANN. I, 5), dice il Vangelo. Per
l’incredulo tutto è tenebre e notte, Gesù Cristo, la
rivelazione, la Chiesa, i sacramenti, la legge, il dogma, il culto,
la morale, la preghiera, il giudizio, il paradiso, l’inferno, la
santità, la sapienza, la virtù, la grazia, la salute,
ecc. Qui si adattano quelle parole di Seneca: «A che illuderci?
non è fuori di noi il male che ci rode, ma è dentro di
noi, nelle nostre viscere; difficilmente guariamo, perché non
sappiamo di essere malati (De Remed.
fortuit.)».
Perciò l’incredulità è follia a un tempo e
malattia quasi incurabile; come il pazzo vede e giudica ben
altrimenti dell’uomo assennato e sempre dà in fallo, così
fa l’incredulo rispetto al credente. E questo appunto il rimprovero
che Gesù Cristo fece ai discepoli di Emmaus: «O stolti,
voi che andate così a rilento nel credere a quello che dissero
i profeti!» (Luc.
XIV, 25).
Ateniesi, disse S.
Paolo, io mi sono abbattuto, passando per questa vostra città,
in un altare su cui sta scritto: «Al Dio ignoto» (Act.
XVII, 23). Ciechi increduli, non meritate anche voi il medesimo
rimprovero? Non è forse Dio una cosa a voi affatto
sconosciuta? Ve ne date pensiero? Ma come conoscerete Iddio, mentre
respingete volontariamente la fede?…
L’indurimento.
– L’incredulo pensa e parla come Faraone: «Chi è il
Signore, perché io deva ascoltarne la voce? Io non conosco
alcun Signore» (Exod.
V, 2). Ma ricordino gl’increduli che quanto più Faraone
chiudeva gli occhi, tanto più s’induriva il suo cuore.
Per gli increduli che
cercano di mascherare la loro incredulità con l’istruzione,
dicendosi pronti a credere quando fossero persuasi con argomenti
irrefutabili, si adatta quella risposta che diede Abramo al ricco
dannato il quale lo pregava di mandare Lazzaro ad avvertire i suoi
fratelli affinché mutassero vita, che cioè se non
credevano a Mosè e ai profeti, non avrebbero nemmeno creduto
ad un morto venuto dall’altro mondo (Luc.
XVI, 29-31). L’incredulo che si acceca volontariamente,
necessariamente s’indurisce.
Chi è
l’indurito? chiede S. Bernardo, e risponde: l’indurito è colui
il cui cuore non si commuove per nulla, che non si sente attratto
dalla virtù, che non si lascia scuotere dalle preghiere, che
si ride delle minacce, che resiste sotto i castighi, che dimentica i
benefizi, che si burla dei pericoli, che non teme né Dio né
gli uomini. Questo è il vero carattere dell’uomo indurito
(Lib. I de Consider.).
Ed è questo, soggiungiamo noi, il vero ritratto
dell’incredulo.
La
corruzione del cuore
. – Questo terzo frutto
dell’incredulità, così fu descritto dal Salmista:
«Disse l’insensato in cuor suo: Dio non esiste. Ma ecco che
questi tali si sono corrotti e divenuti abominevoli nei loro affetti;
non si trova più tra loro nemmeno uno che faccia il bene…
Tutti si sono gittati fuori di strada e caddero in dissoluzione; la
loro gola è un sepolcro spalancato, con la loro lingua
ingannano, dalle labbra schizzano veleno di vipere. La loro bocca è
piena di maledizione e di fiele, i loro piedi corrono allo
spargimento del sangue. Nelle loro vie è afflizione e
calamità, non conoscono la strada della pace, non è
dinanzi ai loro occhi il timor di Dio» (Psalm.
XIII, 1-3).
L’incredulo ben può
dire di se stesso: «Le mie piaghe si sono incancrenite a
cagione dei miei traviamenti» (Psalm.
XXXVII, 5). Gli increduli sono corrotti e carichi di delitti e sono
increduli appunto perché carichi di peccati e di corruzione.
La corruzione dello spirito e del cuore genera la incredulità
e l’incredulità accresce la corruzione della mente e del
cuore… Mondate, o increduli, il vostro cuore dall’impurità,
cacciate dal vostro spirito la bestemmia e voi cesserete d essere
increduli, avrete la fede…
4° Gli increduli
sono abbandonati da Dio e giudicati fin da questa vita. – «I
rami, cioè i Giudei, furono recisi a cagione della loro
incredulità» dice S. Paolo (Rom.
XI, 20). Per la loro incredulità cessarono di essere il popolo
di Dio; sono divenuti pagani; Dio li ha rigettati e maledetti… Così
ugualmente tratta gli animi increduli quel Dio che vuole che si creda
in lui, che si ami e si adori… Gli increduli corrono la sorte dei
reprobi, con questa differenza, che i reprobi sono essi costretti ad
allontanarsi da Dio, gli increduli costringono Dio ad allontanarsi da
loro. Ed essere abbandonato da Dio è la somma delle
disgrazie…
Del resto,
l’incredulo non ha da aspettare la sua sentenza in fin di vita; egli
è già giudicato mentre ancora vive, poiché è
chiarissima e perentoria la parola di Gesù Cristo: «Chi
disprezza me, e non dà orecchio alle mie parole, ha chi lo
giudica: anzi egli non credendo è già giudicato»
(IOANN. XII, 18) – Qui non
credit, iam iudicatus est (IOANN. III,
18). E quello che qui Gesù Cristo dice di se stesso, lo aveva
già detto Dio, nell’antica legge, di ogni uomo che parlasse in
suo nome: «Chi non vorrà intendere quello che il mio
profeta parlerà in vece mia mi troverà pronto a
vendicarlo» (Deut.
XVIII. 19).
La
morte da reprobo
. – L’incredulo vive da
reprobo; ora come non morirà tale, senza un grande miracolo
della grazia, miracolo che Dio non è tenuto a dare, anzi, per
quanto si ricava dalla Scrittura, si protesta di non dare?
Nel Deuteronomio
infatti leggiamo: «Chi si insuperbisce e non vuole ubbidire al
comando del sacerdote, morrà» (XVII. 12). E ai Giudei
Gesù diceva: « Se voi non crederete in me, morrete nei
vostri peccati» (IOANN. VIII. ?4). «Quale sarà,
domanda S. Pietro, la sorte di quelli che non vogliono credere al
Vangelo di Dio? Se appena il giusto troverà salvezza, che cosa
toccherà all’empio ed all’incredulo» (1 PETR. IV,
17-18).

3. CASTIGHI DELL’INCREDULITÀ.
– Dio ha in ogni tempo puniti gli increduli: Noè, nei cento
anni che impiegò a fabbricare l’arca, non cessò mai di
ammonire il mondo del castigo terribilissimo di un diluvio universale
che stava per sommergerlo; gli uomini lo canzonano, rimangono
increduli e il diluvio si avvera.
Chi travolse nella
rovina di Sodoma coloro che Lot cercava di salvare? l’incredulità
di quei cittadini che s’immaginavano ch’egli celiasse (Gen.
XIX. 14). E le piaghe di Egitto non furono causate dall’incredulità?
Perché Faraone annegò con seicento mila Egiziani nel
Mar Rosso? perché furono increduli alla parola divina
annunziata da Mosè.
Portatevi nel deserto
e là vi dirà il Salmista, che tutta la nazione ebrea
corse pericolo di totale sterminio, in punizione di non aver creduto
alla parola del Signore, di non aver dato ascolto alla sua voce
(Psalm. CV, 25-26).
«L’ira di Dio piombò sopra di essi e prostrò il
fiore d’Israele perché non avevano prestato fede alle sue
meraviglie» (Psalm.
LXXVII. 30-32).
Zaccaria esita a
credere quello che gli annunzia Dio e in pena della sua incredulità
perde la favella (Luc.
I, 20). Simili ai padri loro, gli ebrei contemporanei di Gesù
Cristo non vollero ascoltare le sue chiamate: ma la distruzione di
Gerosolima, le inaudite calamità chi sottostette la nazione
giudea e la sua dispersione tra le genti, mostrano il frutto della
loro incredulità.
«Quando gli
increduli, esclama la Sapienza,
dichiararono, o Signore, di non volervi conoscere, si aggravò
sopra di loro il peso del vostro braccio, furono inondati da nuove
acque, flagellati da grandini, battuti da tempeste, consumati dal
fuoco» (Sap.
XVI, 16).
Qual è stata la fine degli
increduli in tutti i secoli? La loro morte somiglia alla loro vita;
vivono senza fede, muoiono nell’incredulità… Gli increduli
sono nemici di Dio e degli uomini. I loro fatti, i loro scritti, la
loro vita, la loro morte, il loro nome sono esecrati dal cielo e
dalla terra…
 
4. GRANDE È IL
NUMERO DEGLI INCREDULI. – Già dai suoi tempi si lagnava Isaia
che molti non porgevano orecchio alle parole dei profeti e vivevano
da increduli (ISAI. LIII, 1). E a lui fa eco, dopo vari secoli, S.
Paolo, lamentando che non tutti obbediscono al Vangelo (Rom.
X, 16); prenunziando che sarebbe venuto un giorno, in cui gli uomini
non avrebbero più dato ascolto all’annunzio della sana
dottrina; ma disprezzando la verità, si sarebbero volti alle
favole (II Tim. IV,
3-4). Questo vuol dire che in tutti i tempi vi sarebbero stati degli
increduli, allora e oggi e sempre.
«Quando verrà il
Figliuolo dell’uomo, stimate voi che troverà molti credenti
sulla terra?», diceva il Salvatore (LUC. XVIII, 8). Ora se
venisse oggidì, quanti increduli vi troverebbe!… Infatti non
vivono, forse da increduli tutti coloro che abbandonano la legge di
Dio, la religione, i sacramenti? Invano diranno che credono, poiché
la fede senza le opere è morta, risponde loro S. Giacomo (II,
26). Come sono poche e rare le virtù cristiane, perché
la fede manca.
«Chi è incredulo,
opera sempre infedelmente», dice Isaia (ISAI. XXI, 2). Ora un
gran numero di persone si regolano male, vivono infedeli a Dio, alla
sua legge, alla coscienza; ecco altrettanti increduli. Se poi è
incredulo chi non ha un anima retta, come dice Abacuc (HABAC. II,
4), quanti non somigliano all’incredulo in questo punto!

5. RIMEDI CONTRO
L’INCREDULITÀ. – 1° Bisogna spesso rivolgere a Dio questa
preghiera del profeta: «Illuminate, o Signore, le mie tenebre,
rischiarate i miei occhi, affinché non mi addormenti un giorno
nella morte; perché il mio nemico non dica: l’ho
soverchiato e vinto» (Psalm.
XVII, 28), (Psalm.
XII, 4-5).
2° Avere gran
timore di perseverare nell’incredulità. «Se oggi udite
la voce del Signore, grida il Salmista, non indurite i vostri cuori»
(Psalm, XCIV, 8).
Pensate alla misericordia di Dio, che vi cerca e vi trae non ostante
l’incredulità vostra; udite che vi dice per bocca
d’Isaia: «Io sto tutto il giorno con le braccia tese per
istringere al mio seno un popolo incredulo che cammina per una strada
non buona» (ISAI. LXV, 2). Principalmente su la croce questo
gran Dio stese le braccia per stringersi al petto il mondo intero…
3° Bisogna fuggire gli increduli: è
questo l’avviso di S. Paolo: «Se qualcheduno fa il riottoso
alla nostra parola, non abbiate seco lui alleanza veruna» (II
Thess. III, 14).
4° Obbedite per prima cosa
alla legge naturale, alla voce della coscienza, poi schivate il
peccato e voi crederete senza pena…