GIORGIO MATULAITIS o MATULEWICZ (1871-1927)

Vite di Santi, Beati, Venerabili...

Giovane sacerdote, P. Giorgio fu mandato dal vescovo di Kielce a fare da coadiutore a un parroco di campagna, ma dopo due mesi, la malattia di cui era affetto lo costrinse a ritirarsi e a recarsi per rimettersi in salute, prima a Kreuznach (Germania), e poi a Friburgo nella Svizzera, dove si iscrisse all’Università Cattolica per laurearsi in teologia. Per provvedere alla sue quotidiane necessità prestò aiuto al parroco di S. Giovanni in Basseville di lingua francese, nella cura dei poveri e degli operai. Poiché era costretto ad abitare in una camera molto umida, il suo male si aggravò talmente che dovette subire un intervento chirurgico alla gamba con l’inserimento di chiodi che portò fino alla morte.

Questo sacerdote, religioso, riformatore e fondatore di istituti religiosi, vescovo e visitatore apostolico, è una figura di primaria importanza nelle ardue vicende che travagliarono la Lituania all’inizio di questo secolo. Egli nacque il 13-4-1871 a Luginé, nei pressi di Marijampolé, della diocesi di Telsiai, ultimo degli otto figli che Andrea, piccolo coltivatore diretto, ebbe da Orsola Matulyte Matulaitiené. Al fonte battesimale della parrocchia di San Michele, affidata ai P. Mariani, gli furono imposti i nomi di Giorgio e Boleslao. A soli tre anni rimase orfano di padre e a dieci anche della madre. Dai genitori aveva ricevuto una solida formazione religiosa. Difatti, aveva appreso a recitare con loro, in famiglia, il rosario e le piccole ore della B.V. Maria.
Giorgio trascorse la fanciullezza sotto la tutela del fratello maggiore tra tanti stenti e privazioni che contrasse la tubercolosi ossea, dalla quale più non guarì. Disagiata per lui fu pure la frequenza della scuola primaria a Marijainpolé perché distava alcuni chilometri dal villaggio natio. Ancora più disagiata fu la frequenza del ginnasio a causa dell’aggravarsi della malattia che lo costrinse a. interrompere gli studi. Ne soffrì riguardo al profitto nel sapere. Difatti, appena poté riprenderli, pur essendo acuto d’ingegno, si trovò a disagio. La sua educazione religiosa fu completata, fin dall’infanzia, dalle cure che per lui ebbero i P. Mariani, i quali lo prepararono alla prima comunione e coltivarono in lui il germe della vocazione religiosa.
I Mariani erano stati fondati nel 1663 a Puszcza Korabiewska (Polonia), dal sacerdote Giovanni Papczynski (1631-1701), insieme a due nobili laici, sotto il titolo dell’Immacolata Concezione della B.V. Maria, per l’istruzione e l’educazione della gioventù, il sacro ministero anche in terra di missione e la stampa. La congregazione soffrì molto in seguito alle insurrezioni polacche. Dopo quella del 1863 il governo russo, che dominava la parte orientale del paese, fece deporre i P. Mariani nel convento lituano di Marijampolé e vietò loro di ricevere novizi.
Nel 1889 capitò a Luginé il prof. Giovanni Matuléwicz, cugino di Giorgio. Avendo notato che era un “modello di giovanotto”, e avendo saputo che desiderava ardentemente di farsi sacerdote, lo cundusse con sé a Kielce, in Polonia, dove. per due anni, gli insegnò il latino e il polacco e poi lo fece entrare nel seminario diocesano. Da quel giorno il Beato, non sappiamo perché, si fece chiamare Matuléwicz, non più Matulaitis. Nel 1893 il governo russo chiuse il seminario e disperse qua e là i seminaristi. Fino al 1895 Giorgio trovò rifugio nel seminario di Varsavia in cui si distinse tanto per il profitto negli studi e il progresso nelle virtù, che fu scelto dai superiori per essere inviato agli studi superiori, nell’Accademia Romana-Cattolica di Pietroburgo. Vi studiò con impegno per quattro anni, circondato dalla stima e dall’ammirazione di tutti per il suo amore verso Dio e verso la Chiesa. Fu nominato prefetto di tutti gli alunni quando ricevette il suddiaconato.. Mons. Niedziaikowski, rettore dell’Accademia, il 28-11-1898 lo ordinò sacerdote, e il corpo accademico, nel 1899, gli conferì il titolo di maestro in Sacra Teologia con il massimo dei voti. Pur essendo stato dichiarato primo tra i suoi 26 compagni di corso, egli continuò a comportarsi in mezzo a loro con molta semplicità, amabilità e umiltà.
Giovane sacerdote, P. Giorgio fu mandato dal vescovo di Kielce a fare da coadiutore a un parroco di campagna, ma dopo due mesi, la malattia di cui era affetto lo costrinse a ritirarsi e a recarsi per rimettersi in salute, prima a Kreuznach (Germania), e poi a Friburgo nella Svizzera, dove si iscrisse all’Università Cattolica per laurearsi in teologia. Per provvedere alla sue quotidiane necessità prestò aiuto al parroco di S. Giovanni in Basseville di lingua francese, nella cura dei poveri e degli operai. Poiché era costretto ad abitare in una camera molto umida, il suo male si aggravò talmente che dovette subire un intervento chirurgico alla gamba con l’inserimento di chiodi che portò fino alla morte. Durante la convalescenza scrisse l’opera Doctrina Russorum de statu iustitiae originalis, che nel 1902 presentò come tesi di laurea in teologia. Gli esaminatori ne rimasero tanto entusiasti che gli decretarono la nota di “preclarissimo”.
Dopo una breve permanenza nella parrocchia rurale di Imielno come coadiutore, il vescovo incaricò il Beato di fare scuola di Diritto Canonico e di latino nel seminario diocesano e lo nominò canonico della cattedrale. Il male, però, in lui si riacutizzò, motivo per cui dovette recarsi presso l’ospedale dei poveri di Varsavia. Fu scampato da sicura morte per le amorevoli cure delle Ancelle del S. Cuore che vivevano colà nella clandestinità, e per l’interessamento del dott. Savicki che gli ridonò la salute nella clinica Cecilia Plaster. Alle suore mostrò tutta la sua riconoscenza facendo le veci di cappellano nel loro Istituto, curandone la riforma, il riordinamento, e insegnando nella scuola che gli era annessa. Ebbe così modo di rinnovare la vita spirituale delle alunne, molte delle quali professavano l’ateismo e nutrivano sentimenti rivoluzionari e di redigere nuove costituzioni per le suore.
Durante la sua permanenza a Varsavia (1904-1907), il P. Matulewicz svolse un intenso apostolato a favore della classe operaia. Istituì, difatti, un’associazione cattolica per i lavoratori per poterli istruire nella dottrina cattolica ed educare nello spirito della Chiesa; fondò il periodico Amicus Laboris per volgarizzare i principi sociali dell’enciclica Rerum Novarum di Leone XIII; indisse nella capitale polacca la prima settimana di studi sociali; fondò per gli universitari la società Rinascita secondo lo spirito e i metodi dell’Azione Cattolica; promosse l’Unione Apostolica del Clero; dettò corsi di esercizi spirituali a persone di vari ceti sociali; aiutò i parroci nella cura pastorale delle anime, soprattutto dei 5.000 lituani che risiedevano a Varsavia; partecipò pure, in qualità di Presidente, al congresso degli insegnanti di religione, d’intesa con l’arcivescovo; ridusse a migliore consiglio 400 sacerdoti che avevano preso le armi al seguito dei nazionalisti, per un eccessivo amore di patria.
Nel 1907 l’Accademia Ecclesiastica di Pietroburgo affidò al P. Giorgio, per due anni, la cattedra di sociologia. Questa scienza divenne la nota più caratteristica di tutta la sua vita. Presso i superiori e gli alunni si guadagnò tanta stima e affetto che, nel 1908, fu eletto anche direttore spirituale degli studenti e, l’anno successivo, vice-direttore della stessa Accademia. Fondava. la sua dottrina ascetica sulla parola di Dio, sull’etica naturale, sulla. psicologia, sulla pedagogia e non su fantasie e opinioni personali benché non fosse sprovvisto di particolari doni mistici. Nel Diario che ci lasciò egli ringrazia Dio per la grazia speciale che un giorno gli concesse durante la celebrazione della Messa, mentre all’organo venivano modulate le note del Gloria in excelsis Deo. “Tremiti santi e meravigliosi percorsero tutto il mio essere; gli occhi mi si offuscarono, il corpo mi si irrigidì come se mi fossero venute a mancare le forze, mentre l’anima mia traboccava di una dolcezza ineffabile”.
Venerato e amato dagli alunni, dopo il corso di sociologia il P. Giorgio meritò di essere incaricato di insegnare, per due anni, anche la. teologia dogmatica presso la stessa Accademia. Di lui un suo discepolo attestò: “Custodiva e voleva l’osservanza delle regole, ma non con le grida e i rimproveri, bensì con la dolcezza e il sorriso”.
Tutto faceva prevedere nel Beato, brillante professore, una lusinghiera carriera ecclesiastica. Invece, improvvisamente egli la interruppe per farsi religioso Mariano, convinto com’era che, per restaurare la vita cattolica tra i fedeli, bisognava riportare la vita claustrale all’antico fervore. L’impresa era ardua perché i Padri Mariani, disponendo soltanto del convento di Marijampolé, sotto la guida del P. Vincenzo Senkus, erano prossimi all’estinzione per mancanza di nuovi membri.
In Polonia erano numerose le congregazioni cosiddette occulte, che svolgevano il loro specifico apostolato senza distintivi religiosi esterni. Il B. Onorato da Biala (+1916), cappuccino, è rimasto famoso per aver dato origine a numerose congregazioni di tale genere. Il P. Giorgio fin dal 1907 era rimasto infiammato da questa idea. Con l’aiuto di due fidati sacerdoti, il Bucys e il Totoraitis, nel 1909 decise di restaurare l’Ordine dei Marianiti. A Roma, da Pio X ottenne l’approvazione del suo progetto; a Varsavia, nella casa parrocchiale di Santa Croce, gli fu concesso di essere ammesso dal superiore generale, P. Vincenzo Senkus, alla professione dei voti senza noviziato; a Friburgo della Svizzera gli fu resa possibile l’erezione del noviziato dei Marianiti nel vecchio convitto Canisiamum. Per seguirlo personalmente, rinunciò alla carica di vice-direttore dell’Accademia Ecclesiastica di Pietroburgo, senza tuttavia cessare di fare ricerca tra gli studenti che la frequentavano di operai per la sua vigna.
Nel 1911, alla morte del P. Senkus, il P. Matulaitis a Marijampolé fu eletto superiore generale dei Chierici Regolari Mariani, carica che egli eserciterà fino alla morte, in seguito a successive rivelazioni, con molta prudenza, per impedire che le autorità russe venissero in possesso dei nomi dei religiosi della riformata congregazione. Adattò difatti alle necessità dei tempi le costituzioni cambiando il vestito bianco in scuro, mutando i voti solenni in semplici e stabilendo che i sodali in spirito di cristiana socialità, si dedicassero in modo particolare all’istruzione e all’educazione della gioventù in modo da essere di aiuto al clero. Con le sue istruzioni sulle costituzioni ne migliorò lo spirito religioso e ne accrebbe la stima presso il popolo. I Marianiti, con l’approvazione da parte della S. Congregazione dei Religiosi in data 26-11-1910 prosperarono pur dovendo vivere nella clandestinità fino al 1918 quando la Lituania e la Polonia riacquistarono la sospirata libertà. La tristezza dei tempi non impedì al Beato di compiere un viaggio nell’America settentrionale e di aprire una casa di noviziato a Chicago.
Durante la prima guerra mondiale il P. Giorgio rimase a Bielany, nei pressi di Varsavia, dove aprì un noviziato per i Marianiti e un orfanatrofio con circa duecento ragazzi, per il mantenimento dei quali non si vergognò di andare a mendicare cibo, vestiti e persino carbone di porta in porta. Al termine del conflitto, nel marzo del 1918, fece ritorno a Marijampolé per riordinare la sede dei Marianiti, istituire un noviziato e fondare la congregazione delle Sorelle dei Poveri, da lui già ideata fin dal 1911-1914 a Friburgo, riformare l’Istituto delle Ancelle di Gesù Eucaristico, e adattare le costituzioni di una quindicina di famiglie religiose alle disposizioni del nuovo codice di diritto canonico.
Resasi vacante la diocesi di Vilna, il 23-11-1918 Benedetto XV volle che il P. Giorgio ne fosse eletto vescovo. Egli accettò l’incarico solamente per ubbidienza al papa che venerava come Cristo in terra. Consacrato vescovo nella cattedrale di Kaunas, 1’8-12-1918 prese possesso della sua diocesi. Nella sua prima lettera pastorale invitò i fedeli alla concordia, alla carità fraterna, all’amore della Chiesa, e si proclamò pastore e padre di tutti i diocesani, senza distinzione di lingua e di nazionalità. Questa sua cattolicità urtò i componenti il capitolo della cattedrale, che erano quasi tutti aderenti alla cosiddetta fazione politica dei democratici nazionalisti polacchi. Fino al 1925 essi crearono al vescovo mille difficoltà, ma egli seppe mirabilmente superarle con il continuo esercizio di eroiche virtù. Non mancò chi gli suggerì di andarsene in luoghi più sicuri per evitare le avversità; ci fu persino chi gli suggerì di rinunciare alla diocesi, ma egli restò al suo posto dicendo che il buon pastore, invece di abbandonare le pecore, deve sapere dare la vita per esse.
Per sette anni Mons. Matulaitis visitò frequentemente le parrocchie della sua immensa diocesi, nella quale confluivano popoli di varie religioni in continue contese tra loro, sottoposti ai tedeschi tra il 1918 e il 1920, ai lituani fino al 1922, ai polacchi fino al 1939 e, quindi, ai comunisti russi. Metteva in guardia parroci e fedeli da ogni insano nazionalismo, dalle varie fazioni politiche e dai movimenti ultranazionalisti che contavano fanatici esponenti anche tra il clero, promuoveva la concordia tra tutti i cittadini e difendeva la Chiesa Cattolica e la sua dottrina dagli attacchi dei malvagi con impavido e accorto coraggio, con serenità di spirito e illimitata fiducia in Dio.
Per essere veramente padre a maestro di verità per tutti, il Beato imparò anche la lingua dei bianco-ruteni, Essi, con i lituani, costituivano la parte più povera e più indifesa della diocesi. Per questo li predilesse e li visitò nelle loro umili borgate. Nei primi quattro anni di episcopato egli riuscì a convertire 7123 tra scismatici e protestanti, 52 non cristiani e moltissimi pseudocattolici. Corona di questo suo amore ardente per le anime fu la conversione dell’archimandrita Filippo Morozov, rettore del seminario ortodosso di Vilna.
Dopo la conclusione del concordato tra la Santa Sede e la Polonia (25-2-1925), la diocesi di Vilna fu elevata alla dignità di sede arcivescovile. Per evitare nuove perturbazioni da parte dei nazionalisti e facilitare a Pio XI la designazione del nuovo metropolita, Mons. Matulaitis il 27-6-1925 presentò le dimissioni da vescovo di Vilna, che il papa accettò a malincuore nel mese successivo.
Libero dalla cura di anime, il Beato si trasferì immediatamente a Roma per aprire un collegio per i Padri Marianiti, di cui era rimasto superiore generale, ma il 7-12-1925 fu inviato da Pio XI in Lituania come Visitatore Apostolico. Nel paese, a causa del concordato tra la Santa Sede e la Polonia e alcune clausole relative alla diocesi di Vilna, erano state interrotte le relazioni diplomatiche con il Vaticano. Giunto in Lituania all’inizio del 1926, Mons. Matulaitis si mise senza indugio al lavoro affrontando le questioni più importanti: la creazione della provincia ecclesiastica lituana; la reintegrazione di buone relazioni con la Santa Sede; la conclusione di un concordato. Con peregrinazioni continue per tutto il territorio nazionale, con discorsi, conferenze e conversazioni con le persone più ragguardevoli, cercò di rilanciare e ottenere l’unione tra i cattolici illuminando il popolo, dissipando i malintesi, unendo a questa mirabile e prudente azione il fervore della preghiera e il sacrificio del digiuno. La provincia ecclesiastica lituana fu eretta da Pio XI il 4-4-1926 con la costituzione apostolica Lituanorum gente. Lo stesso Beato fu delegato a porla in esecuzione. Sotto la sua sagace guida fu così possibile rinnovare e migliorare le relazioni tra la Santa Sede e la Lituania.
Verso la metà del 1926 Mons. Matulaitis volle prendere parte al congresso eucaristico che si teneva a Chicago. Ne approfittò per visitare in tre mesi oltre novanta parrocchie lituane, sparse su tutto il territorio dell’America settentrionale, tenere missioni per la conversione dei russi scismatici, e riorganizzare l’apostolato del Padri Mariani già fiorenti negli Stati Uniti. In settembre dello stesso anno rientrò in Lituania per ottenere che il governo socialista riconoscesse alla Chiesa Cattolica la giusta libertà nello svolgimento del suo ministero. Tracciò pure uno schema di concordato tra la Santa Sede e la Lituania, con l’approvazione dei vescovi locali ma non lo vide realizzato perché fu quasi subito sorpreso dalla morte.
Il 21-1-1927 dopo che ebbe spedito a Roma l’abbozzo del concordato, egli fu colpito da atrocissimi dolori di stomaco. In principio non vi diede importanza, in seguito, poiché continuavano senza remissione, si fece trasportare in una clinica di Kaunas, dove fu sottoposto d’urgenza a intervento chirurgico per diagnosticata appendicite, complicatasi in peritonite. L’intervento si rivelò subito inutile. Il malato morì, difatti, il 27-1-1927, dopo aver chiesto e ricevuto tutti i sacramenti, sereno di spirito e perfettamente conformato alla volontà di Dio, e dopo aver raccomandato ai Marianiti, che lasciava in numero di 319, di stare uniti nel lavoro e di essere forti nel sacrificio.
Ai funerali del defunto presule prese parte una folla imponente di popolo, di studenti e di giovani. Da tutti era considerato un vescovo di grandi meriti e, soprattutto, un santo. Fu tumulato nella cripta della cattedrale di Kaunas. Nel 1934 fu riesumato e trovato intatto. Ebbe definitiva sepoltura nella chiesa parrocchiale di Marijampolé alla presenza, ancora una volta, di una enorme folla di popolo. Giovanni Paolo II ne riconobbe l’eroicità delle virtù 141-5-1982 e lo beatificò il 28-6-1987.
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 Sac. Guido Pettinati SSP,
I Santi canonizzati del giorno, vol. 1, Udine: ed. Segno, 1991, pp. 348-355.
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