Evoluzionismo nel dogma

Il Magistero contestato, il dissenso...

P. Ernesto Balducci: esposizione delle prospettive dottrinali – dogmatiche e morali – e operative di chi ostacola positivamente l’opera evangelizzatrice sia all’interno che fuori della Chiesa cattolica.
Il “dissenso” teologico “aggiornato”
(C) GIOVANNI CANTONI, Cristianità n. 204 (1992)

1. Nella dichiarazione Siamo testimoni di Cristo che ci ha liberato, i presuli partecipanti all’Assemblea Speciale per l’Europa del Sinodo dei Vescovi — svoltasi in Vaticano dal 28 novembre al 14 dicembre 1991 — affermano che, “mentre […] una teologia radicata nella parola di Dio e aderente al magistero della Chiesa è sommamente utile per il compito dell’evangelizzazione, si deve riconoscere che il “dissenso” teologico costituisce un ostacolo per l’opera evangelizzatrice, in primo luogo per quella che si deve attuare continuamente all’interno della Chiesa stessa” (1).


2. A chi ha ritenuto il monito espressione di routine ecclesiastica e come tale lo ha accolto, offre prova certa della sua puntualità un’intervista allo scolopio toscano padre Ernesto Balducci, raccolta a metà febbraio del 1992 da Carlo Formenti per il supplemento settimanale del Corriere della Sera (2). Le affermazioni in essa contenute contrastano in modo tanto evidente con l’ortodossia e con l’ortoprassi cattoliche da non necessitare di commento; ma è di qualche importanza conoscerle sia per il loro carattere esplicito, sia perché il “pulpito” messo a disposizione da chi le pronuncia le qualifica in modo inequivoco come funzionali al progetto di secolarizzazione, […] cioè di estromissione della motivazione e della finalità religiosa da ogni atto della vita umana” (3), quindi come autentico ostacolo all’evangelizzazione.


3. Dunque, secondo padre Ernesto Balducci “il cristianesimo in quanto religione è in crisi irreversibile”, […] è attraversato da una scissione: in quanto profezia messianica, esso predice l’avvento di un uomo che non è mai stato, un uomo futuro che realizzerà quelle possibilità che non hanno ancora trovato attuazione[…]. In questo senso la fede cristiana non è una “religione”. Essa si è trasformata in religione in quanto ha assunto delle forme culturali particolaristiche, che coincidono con la storia dell’Occidente. Giovanni Paolo II è interno a questo cristianesimo storico che ha avuto la sua formulazione più rigorosa nel Concilio di Trento, e che è vissuto condannando tutte le conquiste politiche e scientifiche dell’umanità”; egli è […] un vir catholicus nel senso tridentino-polacco, [quindi] torna ora ad affermare che la Chiesa è l’anima dell’Europa. Un Iuogo comune ormai privo di senso, che legittima una cultura che ha anche espresso i roghi contro gli eretici”.


4. Ma la situazione attuale è ancipite, nota lo scolopio: infatti, “oggi viviamo nell’evento della dissociazione fra la forma culturale, relativa, e la potenzialità messianico-profetica del cristianesimo”. “Già nel 1871 Darwin diceva che, di fronte alla scoperta che la Terra è l’unico ambiente vitale comune a tutta la specie, i vincoli di “simpatia” che nel passato legavano fra loro i membri di una stessa tribù, città o nazione avrebbero dovuto abbracciare tutti gli abitanti del pianeta. Oggi siamo arrivati a questa soglia”; “ma per affrontare la sfida dell’età planetaria […] bisogna capire qual è l’attuale fase evolutiva della nostra specie. La prima fase è stata quella dell’ominazione: uscendo dalla lotta per la vita basata sulla selezione naturale, l’homo sapiens entrò nella fase culturale, in cui l’evoluzione non è più il risultato della selezione ma di un “progetto” evolutivo. Un progetto, tuttavia, sempre dominato dalle strutture psichiche e sociali dell’antagonismo, dalla legge della “guerra madre di tutte le cose” di cui parlava Eraclito. Io però — tiene a precisare l’intervistato — non sono d’accordo con chi vede nel passato solo conflitti: oltre alle pulsioni aggressive, l’uomo ha sempre avvertito l’impulso opposto all’amicizia; per dirla con Freud: non c’è solo Thanatos, c’è anche Eros. Così come non sono d’accordo con chi ritiene che la natura umana sia immutabile, segnata dal “peccato originale”: la nostra storia evolutiva dimostra al contrario che l’uomo è un essere plastico, modificabile”.


5. Passando dalla dottrina, e dalla cultura in cui si incarna, alla morale, lo stesso scolopio afferma che, mentre “il problema demografico è la più grande sfida epocale […] il messaggio che arriva alla gente comune è solo questo: la Chiesa è contraria ai metodi contraccettivi, e cioè un messaggio che non tiene conto della responsabilità nei confronti dell’umanità intera. Su questi temi il cristianesimo storico sarà sbaragliato. […] Così come il cattolicesimo è la fede cristiana incarnata nella filosofia platonica, spesso fino a identificarsi con essa, dovrà incarnarsi nelle idee della nuova scienza”.


6. Rebus sic stantibus, emerge finalmente il problema del “che fare”, anche a fronte di chi, come Hans Küng, ritiene che il dissenso sia in regresso e la “restaurazione” avanzi. In proposito, padre Ernesto Balducci afferma che “Küng è rimasto troppo “cattolico”: interpreta il fatto che sono diminuiti i fenomeni di contestazione della Chiesa dall’alto come una restaurazione del potere gerarchico”; quindi periodizza significativamente: “Nella fase dell’integrismo preconciliare chi dissentiva diventava spretato, eretico, reietto; poi è venuta la fase dell’antagonismo fra Chiesa conciliare e Chiesa apparato; oggi stiamo vivendo una terza fase: c’è la Chiesa apparato e poi c’è una forma comunitaria che progredisce autonomamente senza confrontarsi con la prima, che non ne tiene semplicemente conto. Facciamo l’esempio dell’America Latina: è vero che la teologia della liberazione è vessata, che Roma impone vescovi allineati all’Opus Dei, ma poi succede che, quando si insediano, non dispongono di strutture su cui far presa, di preti che condividono le loro idee. C’è una “Chiesa duale”, c’è un dimorfismo evolutivo per cui mi viene a volte di dire provocatoriamente che il Vaticano rischia di diventare un gruppo del dissenso”.


7. Dunque, secondo l’esponente del dissenso, […] è giunta l’ora di un nuovo adattamento della specie al suo ambiente […]. [I nuovi scienziati] ci hanno fatto capire la necessità di costruire una “comunità creaturale”: noi abbiamo sempre parlato di una comunità fra gli uomini, ma la nuova comunità dev’essere quella fra tutte le creature. La nuova etica si rivela come una “religione naturale” con cui dovranno misurarsi le religioni positive, la cui origine è nella comunione fra tutte le creature che si rivela alla coscienza che ha preso atto delle interconnessioni che legano l’uomo all’uomo e gli uomini alle cose. Nel coincidere con questo substrato materiale e biologico la necessità etica non muore: ritrova il suo senso profondo che è, a dispetto di tutti gli spiritualismi, la custodia del fuoco della vita su questo pianeta”.


8. Quanto alla politica, […] più grave dell’inaffidabilità morale dei partiti è la loro impotenza — che coincide con l’impotenza del moderno Stato-nazione — ad affrontare le sfide dell’età planetaria, i problemi che io definisco “assoluti”, come quelli dell’ecologia, dell’immigrazione, della droga”. Per esempio, relativamente alla droga, “la legge del ’91 ha trasformato nuovamente il tossicodipendente in un criminale. Le carceri sono piene di detenuti condannati per questo tipo di reati, e i sieropositivi aumentano continuamente perché una siringa costa mezzo milione al mercato nero e, ovviamente, la usano in decine di persone. È il punto d’arrivo di una catena causale mondiale che mobilita enormi interessi contro i quali solo quella che io chiamo la “cosmopoli”, il nucleo costitutivo di una comunità politica mondiale, può prevalere. O arriveremo a creare questa autorità politica mondiale o andremo sempre di più verso la disgregazione e la crisi”.


9. Dunque, il vecchio progressismo catto-comunista si “aggiorna”, si rivela anche catto-mondialista e, se non propone più di “battezzare” Karl Marx razionalista, richiama Karl Marx romantico, “letto” da Ernst Bloch (4) e all’interno di una filière che da Charles Robert Darwin passa attraverso Sigmund Freud: “La qualifica di cristiano — afferma esplicitamente padre Ernesto Balducci —, in quanto mi differenzia dagli altri, mi pesa. Il termine è nato ad Antiochia, nel 43 d. C., coniato da burocrati romani per “schedare” quelle comunità poco conformi alle regole sociali.[…] È vicino il giorno in cui capiremo che Gesù non intese dar vita a una nuova “religione”, ma abbattere tutte le barriere che impediscono all’uomo di essere fratello all’uomo. Se voglio sapere se uno è cristiano non gli chiedo se crede, ma come assume la responsabilità del prossimo. Bloch diceva che solo un ateo può essere un vero cristiano, e solo un vero cristiano può essere ateo nel senso che nega il “dio della tribù””.


Quanto all’azione, il new look del dissenso pratica la disattenzione organizzata nei confronti della Chiesa gerarchica, cioè la trasformazione del dissenso dottrinale in dissenso sociologico, inteso a ridurre lo stesso “Vaticano”, in una prospettiva appunto sociologica e quantitativa, a un “gruppo del dissenso”.


Mentre devo registrare con dispiacere il fatto che padre Ernesto Balducci possa esternare quanto riportato senza incorrere in nessuna censura ecclesiastica, utile in tesi anche a lui, ma, in tesi e in ipotesi, certamente profittevole al popolo di Dio che lo incontra sui mass media, medito e propongo di meditare le parole del Signore Gesù relativamente al “piccolo gregge” (5) e una tesi di san Bonaventura secondo cui “il Sommo […] Pontefice […] è vicario di Cristo sulla terra; perciò, anche se fosse solo, e tutto nella Chiesa fosse distrutto, potrebbe restaurare tutto” (6).


Giovanni Cantoni


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(1) Sinodo dei Vescovi. Assemblea Speciale per l’Europa, Dichiarazione Siamo testimoni di Cristo che ci ha liberato, n. 5; a esposizione e a commento cfr. il mio Per la “nuova evangelizzazione” dell’Europa, in Cristianità, anno XIX, n. 200, dicembre 1991.


(2) Cfr. Ernesto Balducci S.P., Dalla crisi delle religioni alla rinascita della fede, intervista a cura di Carlo Formenti, in 7 Supplemento del Corriere della Sera, n. 7, s.i.d. ma 15-2-1992, pp. 23-30. Tutte le citazioni senza rimando sono tratte da questo testo, che si presenta implicitamente come esposizione sintetica delle tesi dell’opera dello stesso padre scolopio La terra del tramonto. Saggio sulla transizione, Edizioni Cultura della Pace, San Domenico di Fiesole (FI) 1992.


(3) Giovanni Paolo II, Annunciare il valore religioso della vita umana. Discorso “Sono lieto”, del 1°-3-1991, n. 1, Cristianità, Piacenza 1991, p. 5.


(4) Cfr. il mio Fra crisi e “ristrutturazione”: ipotesi sul futuro dell’impero socialcomunista, in Cristianità, anno XVIII, n. 187-188, novembre-dicembre 1990.


(5) Cfr. Lc. 12, 32.


(6) San Bonaventura, Quaestiones disputatae de perfectione evangelica, q. 4, a. 3, ad 15, in Obras de San Buenaventura, ed. bilingue, vol. VI, Biblioteca de Autores Cristianos, Madrid 1972, p. 330.