EDUCARE LA COSCIENZA

Vita cattolica: Matrimonio, laicato...

Non esiste vera educazione se non là dove vi è educazione della libertà, e quindi educazione della coscienza.

* Non esiste vera educazione se non là dove vi è educazione della libertà, e quindi educazione della coscienza.

* Per i piccoli, bene e male sono ciò che i genitori chiamano così. Ci si renda conto del pericolo che rappresenta un arbitrario apprezzamento o una erronea stima.

* Finché i figli non giungono ad avere una concezione personale della vita morale e delle sue esigenze, i genitori sono la loro coscienza vivente. In questo senso tengono veramente il posto di Dio. Grandezza e responsabilità, giacché ogni scambio errato o qualsiasi falsa manovra provocheranno in seguito dei deragliamenti nel meccanismo della coscienza e saranno causa latente di molte sregolatezze.

* Ogni apprezzamento pronunciato dai genitori, specie se ripetuto con frequenza e confermato da esempi e da sanzioni, s’imprime in bene o in male nella profondità della coscienza del fanciullo e perfino nei suoi muscoli.

* Al fanciullo bisogna dare non solo la conoscenza del bene, ma il gusto del bene. La virtù che agghiaccia per la sua freddezza, rischia di stancare con la sua austerità; quando si adorna di bellezza, riempie l’anima di gioia che stimola, trascina e migliora. Non dite dunque soltanto: “È bene”, “È male”, ma: “È bello”, “È brutto”.
L’occasione di formare dei giudizi retti, assai sovente, viene offerta non tanto dalle “esplicite” lezioni di morale, ma dalle minuzie della vita quotidiana. La coscienza si forma e si sveglia a causa di tutto e di nulla. Il miglior modo per poggiare su basi solide la vita religiosa del fanciullo è di abituarlo a giudicare secondo sani principi.

* Prima che la legge morale si manifesti al fanciullo come distinta dall’autorità, occorrerà del tempo. Condurrà più facilmente a questa scoperta il notare che i genitori stessi si sottomettono alle prescrizioni di tale legge morale. Il giorno in cui il fanciullo ha compreso ciò, l’autorità non sarà ai suoi occhi la ragione determinante del bene e del male e la sua coscienza morale avrà realizzato una grande conquista.

* II fanciullo è portato spontaneamente a giudicare il valore morale di un atto dal suo aspetto esterno e dal suo risultato morale. Per formare la sua coscienza, bisogna condurlo a salire fino all’intenzione, perché è in essa, più che nell’atto e nelle conseguenze, che risiede la moralità di un atto. “Hai rotto questa tazza? perché? per inettitudine, storditezza, collera, vendetta?… — Hai denunziato questo compagno che copiava in classe, perché? Per malvagità, per il gusto di vederlo punito, perché non è tuo amico, per amore della giustizia, onde non siano falsati i componimenti, perché non continui?… — Hai mentito, perché? per scherzo? per scusarti, per evitare una punizione, per farri valere?… — Hai disubbidito, perché? perché non hai sentito, perché non hai capito ciò che ti si comandava, perché ti credi più furbo degli altri, perché ti credi troppo grande per ubbidire, perché ti si domanda qualcosa di troppo difficile? ecc… “.

* Non conviene mai dare al fanciullo come motivo di un’azione il “fammi il piacere“. Sa già il fanciullo se accontenta o meno coloro che ama, i quali sono in diritto di mostrare se sono soddisfatti di lui oppure no. Vi è però un pericolo da evitare: lasciar credere che l’unico principio morale consista nell’ingenerare negli altri una buona opinione. Si rischierebbe, in questo modo, di farne uno schiavo. Bisogna, al contrario, che il fanciullo acquisti una coscienza precisa per non confondere ciò che è bene con ciò che è approvato.

* L’educatore intervenga in modo tale da svegliare sempre nel fanciullo il senso della responsabilità e della coscienza personale. Verrà infatti il momento in cui l’influenza dell’educatore dovrà essere sostituita dal sentimento del dovere. Bisognerà che la legge morale che era, in certo senso, esteriore al fanciullo, perché imposta dalla volontà del precettore, divenga interna ed abbia soltanto la sanzione della coscienza.

* Onde formare a poco a poco la coscienza del bambino, bisogna giudicare dinanzi a lui e con lui dei fatti di cui si è testimoni o che si incontrano per caso nella lettura: “Ha fatto bene o male questo giovane che si è bisticciato con un suo compagno?“. “Perché? Cosa avresti fatto al suo posto?“, Suggerirgli la sera l’esame di coscienza ed evitare, aiutandolo, di vedere soltanto il lato negativo della giornata. Non mancare di fargli prendere una risoluzione per l’indomani. La sera è un tempo assai favorevole in cui l’anima più volentieri si presta all’esame di se stessa.

* Via via che il fanciullo diventa grandicello, è necessario aiutarlo a formarsi un ideale, a trovare un motto, a scegliere un piano d’azione, a prendere coscienza delle sue responsabilità.

* Lasciarlo a poco a poco libero di decidere da se stesso, e aiutarlo, suggerendogli delle frasi come questa: “Se fossi al tuo posto, forse agirei così…“.

* Non illudiamoci. I nostri bimbi vivono in un mondo impregnato di idee false e di massime dubbie. Non bisogna aver paura quindi di dimostrare la fallacia di espressioni come queste; “Bisogna che la giovinezza sia goduta — Occhio per occhio, dente per dente — È assai meglio essere ladro che derubato — II successo è dei furbi — Si è lavorato abbastanza, ora bisogna che si goda“.

* È indiscusso che i genitori debbano evitare ogni contraddizione tra i consigli che danno e i comandi che impongono.

* Per formare uomini coscienziosi è opportuno fare appello alla coscienza del fanciullo, prendendola seriamente.

* È possibile spezzare una volontà come si spezza una molla: è ugualmente possibile produrre un oscuramento di coscienza o anche spegnere per sempre la sua luce benefica sostituendo alla coscienza personale del fanciullo una coscienza completamente esteriore. Si rischia di giungere a questo doloroso risultato con una sorveglianza troppo pesante, che, esigendo di sapere e vedere tutto, finisce col sostituire la coscienza personale del fanciullo: ora, una facoltà inutilizzata non tarda ad atrofizzarsi. È quindi, infine, un’azione nociva perché la psicologia più elementare ci insegna che il fanciullo trascurerà a poco a poco la propria coscienza se si accorgerà che i suoi genitori ed educatori non ne fanno alcun caso; non si curerà affatto di essere coscienzioso quando si accorgerà che la sua coscienza è considerata come una entità trascurabile.