Contro Theilard (15 di 16)

Il Magistero contestato, il dissenso...

R. Th. Calmel o. p., Realismo ed Evoluzionismo da "Nouvelles de Chrétienté". UN\’IPOTESI SENZA PROVE. Il padre Teilhard esalta l\’evoluzione come un dogma intangibile, come un postulato indiscutibile. Basandoci sull\’autorità di eminenti specialisti in paleontologia e biologia, possiamo facilmente ricondurre questa pretesa a più giuste proporzione: è semplicemente un\’ipotesi. Le ipotesi sono perfettamente legittime come base di lavoro. La scienza non riuscirebbe a progredire di un passo, se le ricerche non assumessero come punto di riferimento queste anticipazioni. Il pericolo nasce invece quando ci si illude che sia possibile trasformare una probabilità seria verificata da un certo numero di prove concordanti, in una certezza e in un dogma indiscutibile.

R. Th. Calmel o. p.
Realismo ed Evoluzionismo

da "Nouvelles de Chrétienté"

UN\’IPOTESI SENZA PROVE

Nel suo libro Le divin et l\’humain dans la Bible il Rev. P. Simon, O.M.I., affronta il problema Teilhard con un\’estrema moderazione e persino con simpatia; ma egli confessa di essere costretto a fare due gravi obiezioni. Consideriamo la prima: è di ordine scientifico.
«Il padre Teilhard esalta l\’evoluzione come un dogma intangibile, come un postulato indiscutibile. Basandoci sull\’autorità di eminenti specialisti in paleontologia e biologia, possiamo facilmente ricondurre questa pretesa a più giuste proporzione: è semplicemente un\’ipotesi.
Le ipotesi sono perfettamente legittime come base di lavoro. La scienza non riuscirebbe a progredire di un passo, se le ricerche non assumessero come punto di riferimento queste anticipazioni.
Il pericolo nasce invece quando ci si illude che sia possibile trasformare una probabilità seria verificata da un certo numero di prove concordanti, in una certezza e in un dogma indiscutibile.
In un edificio costruito troppo in fretta possono formarsi delle spaccature: esso rischia di crollare sotto la spinta di nuove scoperte; e ciò che si considera come dimostrato apparirà in seguito come una tappa transitoria.
La Chiesa osserva con interesse e con benevolenza le ipotesi di lavoro; ma con prudenza e saggezza, si rifiuta di aderirvi: per quanto tempo saranno accettate e discusse prima di scomparire nel silenzio?
Quanti sistemi giudicati definitivi sono naufragati!
L\’organismo della Chiesa ha una pulsazione lenta, non sopporta l\’impazienza febbrile, gli scatti improvvisi, le sorprese intempestive» (pp. 120-121).
E il meno che si possa dire. Prima di modificare la teologia in funzione dell\’evoluzione, è logico attendere, andare cauti. Non è un atteggiamento ostile al progresso, come giustamente ha notato Leprince-Ringuet in Des atomes ef des Hommes:
«Incoraggiare la scienza (come fa la Chiesa) e non adottare frettolosamente conclusioni che possono condurre a modificare la dottrina tradizionale sono due atteggiamenti perfettamente conciliabili».

Così parla un grande scienziato che non è assolutamente ostile al P. Teilhard de Chardin, anzi lo studia con simpatia.
Action-Fatima-France (Ermitage Notre Dame de Fatima, Seignosse, Lande) va ancora più avanti del R. P. Simon; ha pubblicato un\’opera con l\’imprimatur episcopale, intitolata Science of the day and the problem of Genesis (1959) in cui il R. P. O\’ Connel, dopo aver citato la testimonianza di parecchi scienziati contro le scoperte sinantropiche, conclude:
«La sua pretesa di essere considerato come un\’autorità sull\’argomento degli antichi fossili umani è fondata quasi unicamente sui rapporti riguardanti i casi dell\’uomo di Piltdown e dell\’uomo di Pechino. Ma in tutti e due i casi non ha mostrato nemmeno un briciolo di senso critico o di giudizio spassionato. Egli non è stato che un ragazzo mai giunto alla maturità. Aveva una conoscenza enciclopedica di tutti i termini tecnici utilizzati dai geologi e dai paleontologi: niente di più. Ma è veramente tragico che le opinioni di un tale uomo che non hanno nessun valore abbiano potuto influenzare l\’insegnamento di eminenti professori cattolici».
Qui ci troviamo agli antipodi di ciò che pensano o dicono non solo i discepoli di P. Teilhard ma anche la maggior parte dei critici.
Il giudizio del R. P. O\’ Connel è analogo a quello del Prof. Rabaud (Transformisme ef adaptation, Paris, 1942). «Oggi ormai si considerano gli ultimi evoluzionisti come persone che indugiano ancora su teorie sorpassate». Il meno che si possa dire è che, a tale proposito, il Magistero della Chiesa non sembra certo sorpassato: «Nessuna discordanza reale può esserci fra la teologia e la scienza, purchè l\’una e l\’altra operino nei loro limiti» (Leone XIII).
Le inquietudini di Roma quando la scienza affronta con i suoi strumenti molto limitati dei problemi che riguardano l\’intervento speciale di Dio nella creazione dell\’uomo, la distinzione fra spirito e materia, la dottrina tradizionale del peccato di Adamo padre di tutti noi, non risalgono certo a Pio XII.
Sotto Leone XIII, nel 1895, il Sant\’Uffizio condannò l\’opera del R. P. Leroy intitolata L\’evoluzione limitata alle specie organiche.
Le stesse misure furono prese nei confronti di Evolution and Dogma del R. P. Zahm.
Il vescovo di Cremona, per essersi spinto su questo terreno con un\’impostazione evoluzionista, dovette ritrattarsi con una lettera del 22 ottobre 1898.
Sappiamo come la Chiesa accolse L\’Evoluzione creatrice di Bergson e mise all\’indice le due opere di E. Le Roy, L\’origine idéaliste et le fait de l\’évolution, e Les origines humaines ef le fait de l\’évolution.
Le tre grandi encicliche bibliche di Leone XIII, Benedetto XV e Pio XII hanno ribadito il carattere storico dei tre primi capitoli della Genesi, benché l\’ultima abbia ammesso la teoria dei generi letterari e l\’abbia anche incoraggiata.
Bisogna ricordare anche la condanna più antica, di Gunter (+ 1863), il quale pensava che la comprensione della Rivelazione ricevesse dal progresso della filosofia e delle scienze un continuo apporto.
E’ facile ritrovare questa mentalità nell\’evoluzionismo cristiano.
Dunque, dobbiamo riconoscerlo, c\’è da parte della Chiesa una ammirevole costanza che ha sempre condannato l\’evoluzionismo. Questo si è presentato all\’inizio con un\’impostazione materialista, molto pericolosa; poi si è attenuato notevolmente. Nel P. Teilhard de Chardin ha assunto un aspetto spiritualista. Ma la Chiesa non ha modificato il suo insegnamento. E\’ sempre convinta del gran principio formulato da Leone XIII nell\’enciclica Providentissimus: «Nessuna discordanza reale può esserci fra la teologia e la scienza, purché l\’una e l\’altra operino nei loro limiti» (Leone XIII).
Essendo depositaria di un tesoro sacro, la Chiesa non può assolutamente lasciarlo alla mercé d\’una scienza che, per quanto brillante possa essere, è però di origine umana e soggetta a revisioni continue. I due campi della fede e della scienza non sono dei compartimenti stagni, ma hanno ciascuno le proprie leggi, i propri metodi, i propri limiti. Può succedere che uno scienziato cattolico sia evoluzionista; ma egli non può modificare le verità, difese severamente dalla Chiesa, per armonizzarle con le sue teorie a scapito dell\’insegnamento tradizionale. Gli evoluzionisti sono portati a pensare che la Chiesa segua in qualche modo il progresso scientifico e che bene o male accetterà domani ciò che oggi non è ancora disposta ad accettare. Si credono degli esploratori che indicano la via del futuro. Ma questo atteggiamento non porta alcun vantaggio e allontana dalla vera strada: «Magni passus extra viam». Infatti la vera strada non è né di accordare la scienza alle verità tradizionali, perché bisogna lasciarle la libertà nelle sue ipotesi di lavoro, né però di adattare le verità teologiche o filosofiche a quelle ipotesi.
Pio XII ha definito miopi i modernisti; gli evoluzionisti lo sono allo stesso modo. Essi sono spinti a fare dei collegamenti che non servono né alla vera scienza, che non accetta le ipotesi trasformate in dogmi, né all\’integrità del messaggio cristiano che, nella sua sfera, possiede la sicurezza della verità e può permettersi tranquillamente il lusso di accogliere le certezze scientifiche e di offrire loro, grazie a una verità conservata integralmente, un coronamento che solo essa è capace di dare sul piano della filosofia e della teologia.
Dunque, se la Chiesa non condanna l\’ipotesi dell\’evoluzione, questa resta però solo un\’ipotesi e anche un\’ipotesi che non riesce più a spiegare, agli occhi degli scienziati autentici, tutta la realtà. Molti pensano come il Prof. Lemoine del Museum, vecchio evoluzionista, che era costretto, sin dal 1937, dopo aver letto il V volume dell\’enciclopedia francese, Les etres vivants, a dichiarare con una franchezza molto rara (p. 82 e seguenti):
«Devo ammetterlo: geologo al di sopra della mischia e portato a esaminare le cose con quel distacco proprio di chi studia le ere geologiche, ho finito questa lettura con una certa delusione. Ve la spiego in poche parole, riferendomi alla conclusione di questo libro: è facile vedere come, a mio parere, questo volume dell\’enciclopedia, che mi pareva fatto in modo da dimostrare pienamente le teorie evoluzioniste, mi sembra oggi, metterle in crisi…
Ai nostri giorni la teoria evoluzionista, sotto forme differenti, è alla base di tutti gli insegnamenti. Per questa ragione le è stato dato un grande spazio in questo volume, e la redazione dei vari capitoli… è stata affidata agli specialisti più eminenti delle varie discipline. Ma nessuna prova biologica è stata portata in favore della teoria evoluzionista. Le teorie evoluzioniste che hanno diretto i nostri studi di gioventù, sono oggi un dogma che tutti continuano ad insegnare; ma ognuno, nel suo campo, comincia a notare che nessuna spiegazione accettata precedentemente può essere considerata ancora valida… Ne deriva quindi che la teoria dell\’evoluzione è insostenibile. In fondo, malgrado le apparenze, nessuno ci crede più; in genere si dice, senza dare molta importanza, evoluzione invece di concatenamento… perché si tratta di un linguaggio convenzionale, ormai riconosciuto e quasi obbligatorio nell\’ambiente scientifico. L\’evoluzione è una specie di dogma cui gli stessi suoi sacerdoti non credono più, ma che conservano per il loro popolo.
Bisogna avere il coraggio di dire tutto ciò affinché gli uomini della generazione futura indirizzino in un altro senso le loro aspirazioni». <
Due studiosi, Salet e Lafond, ebbero questo coraggio fin dal 1943, pubblicando un\’opera, L\’Evolution régressive, dove giungevano persino a sostituire la teoria dell\’evoluzione progressiva con quella dell\’evoluzione regressiva, che è addirittura il contrario.
Ma tutte e due le teorie sono di per se stesse inaccettabili. Sarebbe stato meglio dire: l\’evoluzione progressiva non spiega tutti i fatti perché esiste anche un\’evoluzione regressiva.
Il P. Sertillanges, che si considerava a torto come un seguace di P. Teilhard, accolse a suo tempo con vivo interesse la parte negativa di quest\’opera, quella che metteva in dubbio la generalizzazione dell\’evoluzione progressiva (cfr. Voix française, 11 febbraio 1944). Ma nello stesso mese di febbraio apparve una recensione del R. P. Fessard s. j. che attaccava a fondo l\’opera di Salet e Lafond. I due autori erano accusati di concordismo, di un concordismo ispirato a una grande fede, ma a una fede male illuminata; non erano dei competenti, degli specialisti negli argomenti che trattavano.
Però c\’era un campo in cui la loro critica dell\’evoluzione era pienamente valida, il campo scientifico: essi avevano avuto la precauzione, come sottolineava Monsignor Lusseau, «di far controllare minuziosamente il testo, prima di pubblicarlo, da insigni specialisti degni del massimo rispetto per la lealtà e serietà professionale». E avevano ricevuto dopo la pubblicazione, «l\’approvazione di altri specialisti in paleontologia e in biologia». Così Monsignor Lusseau si stupì dell\’attacco del R. P. Fessard, e della poca correttezza (cfr. Etudes, Dicembre 1945) con cui aveva fatto conoscere le rettifiche degli autori criticati e le aveva confutate senza minimamente riconoscere la parte vera della loro opera.
Il padre Fessard era, come molti suoi confratelli, più o meno ammiratore di P. Teilhard? Non lo possiamo sapere con precisione. Noi sappiamo solo che egli apprezza molto la metodologia hegeliana.
Non vogliamo criticare i numerosi difensori gesuiti di Teilhard, né desideriamo che un nuovo Pascal scriva delle nuove Provinciali; infatti proprio un gesuita, il R. P. Descoqs, disgraziatamente scomparso, ha chiarito, a proposito dell\’evoluzionismo, molte questioni in un\’opera straordinariamente attuale, Autour de la crise du transformisme (Beauchesne, 1944). Invitiamo i nostri lettori a consultarla. Essa esprime, a parer nostro, la vera posizione della teologia cattolica di fronte all\’evoluzionismo. Alcuni evoluzionisti non credenti hanno parlato di questo libro con rispetto; molto diverso è stato il tono degli evoluzionisti cristiani. Tutto ciò non fa loro onore (La Pensée Catholique, n. 4). Questa posizione rispetta la scienza e i suoi metodi, ma nello stesso tempo rimane fedele alla teologia tradizionale.
Dio voglia che gli evoluzionisti, ai quali il miraggio di un progresso indefinito impedisce di vedere una stabilità e una continuità molto più rilevanti, riconoscano nell\’atteggiamento costante della Chiesa, che non possono negare, una sana apertura nei confronti del progresso scientifico; apertura che può aiutare e anticipare a suo modo le scoperte nel campo delle scienze naturali. Ma l\’unica maniera per attuare tutto ciò è di serbare intatte le verità di cui è depositaria, proteggendole anche da una nuova presentazione che non si armonizzi con i dati tradizionali o che confonda arbitrariamente dei campi distinti, o che faccia prevalere l\’aspetto dinamico del sentimento religioso. A noi sembra, malgrado il parere contrario di P. Daniélou, che non è certo una lode constatare che Padre Teilhard traspone «le categorie scientifiche in categorie metafisiche» o, come ha scritto un non-credente, M. J. F. Revel, osservare con stupore «le cavalcate deliranti della biologia in groppa alla fisica».
Quindi non dobbiamo stupirei se il R. Padre, inoltrandosi in tali vicoli, riesce a non impantanarsi solo sorvolando l\’umile realtà, appollaiato sulle nuvole di decine di neologismi.