Compendio di Teologia Ascetica e mistica (3)

Teologia: fondamentale, ascetica...

…CAPITOLO II. Natura della vita cristiana. III Della Parte della SS. Vergine, dei Santi e degli Angeli nella vita cristiana. Conclusione: Devozione alla SS. Vergine. Atto di consacrazione totale a Maria. Sintesi della dottrina esposta….

CAPITOLO II. Natura della vita cristiana.


 


III Della Parte della SS. Vergine, dei Santi e degli Angeli nella vita cristiana.


 


154. Non vi è certamente che un Dio solo e un solo Mediatore necessario, Gesù Cristo: “Unus enim Deus, unus et mediator Dei et hominum homo Christus Iesus [1]”.


Ma piacque alla Sapienza e alla Bontà divina di darci dei protettori, degli intercessori e dei modelli che siano o che almeno sembrino più vicini. a noi; e sono i Santi, i quali, avendo ricopiato in se stessi le perfezioni divine e le virtù di Nostro Signore, fanno parte del suo corpo mistico e si danno pensiero di noi che siamo loro fratelli. Onorandoli, onoriamo in loro Dio stesso e un riflesso delle sue perfezioni; invocandoli, a Dio in ultima analisi vanno le nostre invocazioni, perché chiediamo ai santi di essere nostri intercessori presso Dio; imitandone le virtù imitiamo Gesù, perché essi non furono santi se non in quella misura che imitarono le virtù del divino modello. Questa devozione ai santi non solo non nuoce al culto di Dio e del Verbo Incarnato, ma anzi lo conferma e lo compie. Ora poiché tra i Santi la madre di Gesù occupa un posto a parte, esporremo prima l’ufficio suo e poi quello dei Santi e degli Angeli.


 


I. Dell’ufficio di Maria nella vita cristiana


 


155. 1° Fondamento di quest’ufficio.


Quest’ufficio dipende dalla sua stretta unione con Gesù o in altri termini dal domma della divina maternità che ha per corollario la sua dignità e l’ufficio suo di madre degli uomini.


A) Nel giorno dell’Incarnazione Maria divenne madre di Gesù, madre di un Figlio‑Dio, madre di Dio. Ora, se teniamo conto del dialogo tra l’Angelo e la Vergine, Maria è madre di Gesù non solo in quanto è persona privata, ma anche in quanto è Salvatore e Redentore. “L’Angelo non parla soltanto delle grandezze personali di Gesù; ma del Salvatore‑, dell’atteso Messia, dell’eterno Re dell’umanità rigenerata viene proposto a Maria di diventar Madre… Tutta l’opera redentrice è sospesa al Fiat di Maria e Maria ne ha piena coscienza. Sa ciò che Dio le propone e a ciò che Dio le domanda acconsente senza condizioni né restrizioni; il suo Fiat risponde all’ampiezza delle proposte divine e s’estende a tutta l’opera redentrice [2]“. Maria è dunque la madre del Redentore, e, come tale, associata all’opera sua redentrice; nell’ordine della riparazione tiene il posto che tenne Eva nell’ordine della nostra spirituale rovina, come con S. Ireneo i Padri fanno rilevare.


Quale madre di Gesù, Maria avrà le più intime relazioni con le tre divine persone: sarà la Figlia prediletta del Padre, la sua associata nell’opera dell’Incarnazione; la Madre del Figlio, con diritto al suo rispetto, al suo amore, e anche, sulla terra, alla sua obbedienza, e che, per la parte che prenderà ai suoi misteri, parte secondaria ma reale, ne diviene la collaboratrice nell’opera della salvezza degli uomini e della loro santificazione; il tempio vivo, il santuario privilegiato dello Spirito Santo e, in senso analogico, la Sposa, in quanto che con lui e dipendentemente da lui lavorerà a partorire anime a Dio.


 


156. B) Nel giorno dell’Incarnazione Maria divenne pure madre degli uomini Gesù, come abbiamo detto (n. 142), è il capo dell’umanità rigenerata, è la testa d’un corpo mistico di cui noi siamo le membra. Ora Maria, madre del Salvatore, lo genera tutto intiero e quindi come capo dell’umanità e come testa del corpo mistico. Ne genera quindi anche i membri, tutti quelli che sono incorporati con lui, tutti i rigenerati o quelli che son chiamati ad esserlo. Così, diventando madre di Gesù secondo la carne, Maria ne diviene nello stesso tempo madre dei membri secondo lo spirito. La scena del Calvario non farà che confermare questa verità; nel momento stesso in cui la nostra redenzione sta per ricevere l’ultimo suo compimento con la morte del Salvatore, Gesù dice a Maria mostrandole S. Giovanni e in lui tutti i suoi discepoli presenti o futuri: “Ecco tuo Figlio“; e a S. Giovanni: “Ecco tua madre “; era questo un dichiarare, secondo una tradizione che risale ad Origene, che tutti i rigenerati sono figli spirituali di Maria.


Da questo doppio titolo di madre di Dio e madre degli uomini deriva l’ufficio di Maria nella nostra vita spirituale.


 


157. 2° Maria causa meritoria della grazia.


Abbiamo visto (n. 133) che Gesù è causa meritoria principale e in senso proprio di tutte le grazie che riceviamo. Maria, sua associata nell’opera della nostra santificazione, meritò secondariamente e solo di congruo [3], con merito di convenienza, tutte queste stesse grazie. Non meritò che secondariamente, vale a dire in dipendenza dal Figlio e perché Gesù le conferì il potere di meritare per noi.


Le meritò prima, nel giorno dell’Incarnazione, nel momento in cui pronunziò il Fiat. Perchè l’Incarnazione è la redenzione incominciata; quindi cooperare all’Incarnazione è cooperare alla redenzione e alle grazie che ne saranno il frutto e per conseguenza alla nostra salute e alla nostra santificazione.


 


158. Del resto Maria, la cui volontà è in tutto conforme a quella di Dio come a quella del Figlio, in tutta la vita s’ associa all’opera riparatrice. È Lei che alleva Gesù, che nutre e prepara per l’immolazione la vittima del Calvario; associata alle sue gioie come alle sue prove, alle umili sue fatiche nella casa di Nazaret e alle sue virtù, si unirà con generosissima compassione alla passione e alla morte del Figlio, ripetendo il Fiat al piede della Croce e acconsentendo all’immolazione di colui che amava assai più di se stessa, mentre l’amante suo cuore veniva trafitto da dolorossissima spada: “tuam ipsius animam gladius pertransibi” [4]. Quanti meriti acquistò Maria con questa perfetta immolazione!


E continuò ad acquistarne nel lungo martirio sostenuto dopo il ritorno del Figlio al cielo: priva della presenza di Colui che formava la sua felicità, sospirando ardentemente il momento d’essergli unita per sempre e accettando amorosamente quella prova per fare la volontà di Dio e contribuire a edificare la Chiesa nascente, Maria accumula per noi meriti innumerevoli. I suoi atti sono tanto più meritori in quanto che sono fatti con la più perfetta purità d’intenzione Il “Magnificat anima mea Dominum”, con fervore intensissimo compiendo in tutta la sua interezza la volontà di Dio “Ecce ancilla Domini, fiat mihi secundum verbum tuum” e in unione strettissima con Gesù, sorgente di ogni merito.


E’ vero che questi meriti erano anzitutto per lei stessa e ne aumentavano il capitale di grazia e i diritti alla gloria; ma, in virtù della parte che prendeva all’opera redentrice, meritava pure de congruo per tutti; ed essendo per sé piena di grazia, lascia che questa grazia ridondi su noi, secondo la parola di S. Bernardo [5] Plena sibi, nobis superplena et supereffluens.


 


159. 3° Maria causa esemplare.


Dopo Gesù, Maria è il più bel modello che si possa da noi imitare; lo Spirito Santo che, in virtù dei meriti del suo Figlio, viveva in lei ne fece una copia vivente delle virtù di questo Figlio: “Haec est imago Christi perfectissima quam ad vivum depinxit Spiritus Sanctus“. Mai ella commise la minima colpa o la minima resistenza alla grazia, adempiendo alla lettera il fiat mihi secundum verbum tuum. Perciò i Padri, specialmente S. Ambrogio e il Papa S. Liberio, la presentano come modello perfetto di tutte le virtù, “caritatevole e premurosa verso tutte le compagne, sempre pronta a rendere servizio, nulla dicendo o facendo che potesse causar la minima pena, piena d’ amore per tutte e da tutte riamata” [6].


Ci basti rammentare le virtù additate nello stesso Vangelo: 1) la fede profonda che le fa credere senza esitazione alcuna le meraviglie che l’Angelo le annunzia da parte di Dio, fede di cui Elisabetta, ispirata dallo Spirito Santo, si congratula con lei, “Beata te che credesti! Beata quae credidisti, quoniam perficientur ea quae dicta sunt tibi a Domino” [7]; 2) la verginità che appare nella risposta data all’Angelo: “Quomodo fiet istud, quoniam virum non cognosco? onde si vede la ferma volontà di rimanere vergine, quand’anche occorresse per questo di sacrificare la dignità di madre del Messia; 3) l’umiltà che risplende nel turbamento sorto in lei per gli elogi dell’Angelo, nella dichiarazione di essere sempre la serva del Signore nel momento stesso in cui è proclamata madre di Dio in quel Magnificat anima mea Dominum che venne chiamato l’estasi della umiltà, nell’amore che dimostra alla vita nascosta mentre come madre di Dio aveva diritto a tutti gli onori; 4) nell’interno raccoglimento, che le fa raccogliere e silenziosamente meditare tutto ciò che si riferiva al divino suo Figlio: “Conservabat omnia verba haec conferens in corde suo”; 5) l’amore per Dio e per gli uomini, che le fa generosamente accettare tutte le prove d’una lunga vita e principalmente Il immolazione del Figlio sul Calvario e la lunga separazione da questo Figlio prediletto che va dall’Ascensione al momento della morte.


 


160. Questo modello così perfetto è nello stesso tempo pieno d’attrattiva: Maria è una semplice creatura come noi, è una sorella, è una madre che ci sentiamo tratti ad imitarere se non altro per attestarle la nostra riconoscenza, la nostra venerazione, il nostro amore.


Ed è del resto modello facile ad essere imitato, nel senso almeno che Maria si santificò nella vita comune, nell’adempimento dei doveri di giovinetta e di madre, nelle umili cure della famiglia, nella vita nascosta, nelle gioie come nelle tristezze, nell’esaltazione come nelle più profonde umiliazioni. Siamo quindi certi d’essere in via molto sicura quando imitiamo la SS. Vergine; è questo il mezzo migliore d’imitare Gesù e d’ottenerne la potente mediazione.


 


161. 4° Maria mediatrice universale di grazia. ù


Sono già parecchi secoli che S. Bernardo[8] formulò questa dottrina in quel notissimo testo «Sic est voluntas eius qui totum nos habere voluit per Mariam». E’ bene determinarne il senso [9]. E’ certo che Maria ci diede in modo mediato tutte le grazie col darci Gesù autore e causa meritoria della grazia. Ma inoltre, secondo l’insegnamento sempre più unanime, non vi è una sola grazia concessa agli uomini che non venga immediatamente da Maria, vale a dire senza il suo intervento. Si tratta quindi qui d’una mediazione immediata, universale, ma subordinata a quella di Gesù.


 


162. Per maggiormente determinare questa dottrina, diciamo col P. de la Broise [10] che «l’ordine presente dei decreti divini vuole che ogni beneficio soprannaturale sia concesso al mondo col concorso di tre volontà e che non se ne conceda mai altrimenti. Anzitutto la volontà di Dio che conferisce tutte le grazie; poi la volontà di Nostro Signore, mediatore che le merita e le ottiene in tutta giustizia di per sè stesso; infine la volontà di Maria, mediatrice secondaria, che le merita e le ottiene in tutta convenienza per mezzo di Nostro Signore ». Questa mediazione è immediata, nel senso che per ogni grazia concessa da Dio Maria interviene con i suoi meriti passati o con le sue preghiere presenti; il che però non inchiude necessariamente che la persona che riceve queste grazie debba pregare Maria, potendo Maria intervenire anche senza esserne pregata. E’ universale, estendendosi a tutte le grazie concesse agli uomini dopo la caduta di Adamo. Ma resta subordinata alla mediazione di Gesù, nel senso che Maria non può meritare od ottenere grazie se non per mezzo del suo divin Figlio; e così la mediazione di Maria serve a far sempre meglio spiccare il valore e la fecondità della mediazione di Gesù.


Questa dottrina venne testè confermata dall’ufficio e dalla messa propri in onore di Maria mediatrice concessi dal Papa Benedetto XV alle chiese del Belgio e a tutte quelle che ne faranno domanda [11]. A quindi una dottrina sicura di cui possiamo in pratica giovarci, valendo ad ispirarci grande confidenza in Maria.


 


CONCLUSIONE: DEVOZIONE ALLA SS. VERGINE.


 


163. Avendo Maria una parte così importante nella nostra vita spirituale, dobbiamo avere verso di lei una grande devozione. Questa parola significa dedizione e dedizione è dono di sé. Saremo quindi devoti di Maria se ci diamo intieramente a lei e, per lei, a Dio. In ciò non faremo che imitare Dio stesso che dà sé e suo Figlio a noi per mezzo di Maria. Le daremo la intelligenza con la venerazione più profonda, la volontà con una confidenza assoluta, il cuore col più filiale amore, tutto il nostro essere con l’imitazione più perfetta possibile delle sue virtù.


 


164. A) Venerazione profonda. Questa venerazione si fonda sulla dignità di Madre di Dio e sulle conseguenze che ne derivano. Non potremo infatti stimare mai troppo colei che il Verbo Incarnato riverisce come madre, che il Padre amorosamente contempla come figlia prediletta e che lo Spirito Santo riguarda come tempio di predilezione. Il Padre la tratta col più grande rispetto, inviandole un Angelo che la saluta piena di grazia e le chiede il consenso all’opera dell’Incarnazione, in cui se la vuole così intimamente associare; il Figlio la venera e l’ama come madre e le ubbidisce; lo Spirito Santo viene in lei e vi prende le sue compiacenze Venerando Maria, non facciamo quindi altro che associarci alle tre divine persone e stimare ciò che esse stimano.


E’ vero che bisogna badare a evitare gli eccessi, specialmente tutto ciò che tenderebbe ad uguagliarla a Dio e farne la sorgente della grazia. Ma finché la consideriamo come creatura, che non ha di grandezza, di santità e di potenza se non quel tanto che Dio le conferisce, non vi sono eccessi da temere: in lei veneriamo Dio.


Questa venerazione dev’essere maggiore di quella che abbiamo per gli Angeli e per i Santi, appunto perché per la dignità di madre di Dio, per l’ufficio di mediatrice, per la santità supera tutte le creature. Ecco perché il suo culto, pur essendo culto di dulia e non di latria, viene a ragione detto culto d’iperdulia, essendo superiore a quello che si rende agli Angeli ed ai Santi.


 


165. B) Confidenza assoluta, che è fondata sulla potenza e sulla bontà di Maria. a) Questa potenza viene non da lei ma dal suo potere d’intercessione, non volendo Dio rifiutar nulla di legittimo a colei che venera ed ama più di tutte le creature. Ed è cosa pienamente equa; avendo infatti Maria somministrato a Gesù quell’umanità con cui poté meritare, e avendo coi suoi atti e coi suoi patimenti collaborato con lui all’opera redentrice, è pur conveniente che abbia parte nella distribuzione dei frutti della redenzione; nulla quindi di legittimo ci potrà rifiutare alle sue domande, e così potrà dirsi che Maria è onnipotente con le sue suppliche, omnipotentia supplex. b) Quanto alla bontà, è quella d’una madre che riversa su noi, membri di Gesù Cristo, l’affetto che porta al Figlio; d’una madre che, avendoci partoriti nel dolore, tra le angosce del Calvario, ha tanto maggior amore per noi quanto più le siamo costati.


La nostra confidenza in lei sarà quindi incrollabile ed universale.


1) Incrollabile non ostante le nostre miserie e le nostre colpe; è infatti madre di misericordia, mater misericordiae, che non ha da occuparsi di giustizia, ma che fu scelta per esercitare anzitutto la compassione, la bontà, la condiscendenza: sapendo che siamo esposti agli assalti della concupiscenza, del mondo e del demonio, ha pietà di noi che non cessiamo d’essere suoi figli anche quando cadiamo in peccato. Appena quindi manifestiamo la minima buona volontà, il desiderio di tornare a Dio, ella ci accoglie con bontà; anzi spesso è lei che, prevenendo questi movimenti, ci ottiene le grazie che ce li eccitano nell’anima. La Chiesa ha così bene inteso questa, verità, che per alcune diocesi istituì una festa sotto un titolo che a prima vista pare un poco strano ma che in fondo è perfettamente giustificato, la festa del Cuore immacolato di Maria rifugio dei peccatori; appunto perchè è immacolata e non commise mal la minima colpa, tanto maggior compassione sente pei poveri suoi figli che non hanno come lei il privilegio dell’esenzione dalla concupiscenza.


2) Universale, vale a dire che s’estende a tutte le grazie di cui abbiamo bisogno, grazie di conversione, di progresso spirituale, di perseveranza finale, grazie di preservazione in mezzo ai pericoli, alle angosce, alle più gravi difficoltà che possano presentarsi. Una tal confidenza raccomanda instantemente San Bernardo [12]: “Se sorgono le tempeste delle tentazioni, se ti trovi in mezzo agli scogli delle tribolazioni, leva lo sguardo alla stella del mare, invoca Maria in tuo soccorso; se sei sbattuto dai flutti della superbia, dell’ambizione, della maldicenza, della gelosia, guarda la stella, invoca Maria. Se l’ira, l’avarizia, i diletti del senso ti agitano la navicella dell’anima, guarda Maria. Se turbato dell’enormità dei tuoi delitti, confuso dello stato miserando della tua coscienza, compreso d’orrore al pensiero del giudizio, ti senti affondare nell’abisso della tristezza e della disperazione, pensa a Maria. In mezzo ai pericoli, alle angoscie, alle incertezze, pensa a Maria, invoca Maria. La sua invocazione, il suo pensiero non abbandonino mai né il tuo cuore né il tuo labbro, e, per ottenere più sicuramente l’aiuto delle sue preghiere, non trascurare d’ imitarne gli esempi. Seguendola non ti puoi smarrire, supplicandola non ti puoi disperare, pensando a lei non puoi traviare. Se ella ti tiene per mano, non puoi cadere; sotto la sua protezione non hai nulla da temere; sotto la sua guida, nessuna stanchezza, e col suo favore si arriva sicuramente al termine”. Avendo noi costantemente bisogno di grazie per vincere i nostri nemici e progredire, dobbiamo rivolgerci spesso a colei che a così buon diritto viene detta la Madonna del perpetuo soccorso.


 


166. C) Alla confidenza aggiungeremo l’amore, amore filiale, pieno di candore, di semplicità, di tenerezza e di generosità. Maria è certamente la più amabile delle madri, perché, avendola Dio destinata a madre del suo figlio, le diede tutte le qualità che rendono amabile una persona, la delicatezza, la finezza, la bontà, l’abnegazione d’ una madre. A la più amante, perché il suo cuore fu creato espressamente per amare un Figlio‑Dio e amarlo quanto più perfettamente fosse possibile. Ora l’amore che aveva per lì Figlio, Maria lo riversa su noi che siamo i membri, viventi di questo Figlio divino, la sua estensione e il suo complemento. Quest’ amore risplende pure nel mistero della Visitazione, in cui Maria s’affretta di portare alla cugina Elisabetta quel Gesù che ricevette nel seno e che con la sola sua presenza santifica tutta la casa; nelle nozze di Cana in cui, attenta a tutto ciò che succede, interviene presso il Figlio, per risparmiare ai giovani sposi una penosa umiliazione; sul Calvario, ove consente a sacrificare per la nostra salute ciò che ha di più caro; nel Cenacolo, ove esercita il potere d’intercessione per ottenere agli Apostoli maggior copia dei doni dello Spirito Santo.


 


167. Se Maria è la più amabile e la più amante delle madri, dev’essere pure la più amata. E questo infatti uno dei suoi privilegi più gloriosi: dovunque Gesù è conosciuto ed amato, lo è anche Maria; non si separa la madre dal Figlio e, pur tenendo conto della differenza che passa tra l’uno e l’altra, sono entrambi circondati dello stesso affetto benché in grado diverso: al Figlio si rende L’amore che è dovuto a Dio, a Maria quello che è dovuto alla madre d’un Dio, amor tenero, generoso, devoto ma subordinato all’amor di Dio.


È amore di compiacenza, che gioisce delle grandezze, delle virtù e dei privilegi di Maria, riandandoli spesso nella mente, ammirandoli, compiacendosene e congratulandosi con lei che sia così perfetta. Ma è pure amore di benevolenza che brama sinceramente che il nome di Maria sia meglio conosciuto e meglio amato, che prega perché se ne allarghi l’influsso sulle anime e che alla preghiera aggiunge la parola e l’azione. A amore filiale, pieno d’abbandono e di semplicità, di tenerezza e di premura, che va sino a quella rispettosa intimità che una madre permette al figlio. finalmente e principalmente amore di conformità, che si sforza di conformare in ogni cosa la propria volontà a quella di Maria e quindi a quella di Dio, essendo l’unione delle volontà il segno più autentico dell’amicizia. Il che ci conduce all’imitazione della SS. Vergine.


 


168. D) L’imitazione è infatti l’omaggio più delicato che le si possa rendere; è un proclamare non solo a parole ma a fatti che è un modello perfetto che siamo lieti d’imitare. Abbiamo già detto (n. 159) come Maria, essendo un ritratto vivente di suo Figlio, ci dà l’esempio di tutte le virtù. Accostarci a lei è accostarci a Gesù; non possiamo quindi far di meglio che studiarne le virtù, meditarle spesso, sforzarci di imitarle.


Per riuscirvi, non possiamo far di meglio che compiere tutte ed ognuna delle nostre azionì per Maria, con Maria e in Maria; per ipsam, et cum ipsa et in ipsa [13]. Per Maria, cioè domandando per mezzo suo le grazie che ci occorrono ad imitarla, passando per lei per andare a Gesù, ad Jesum per Mariam.


Con Maria cioè considerandola come modello e collaboratrice, chiedendoci spesso: Che cosa farebbe Maria se fosse al mio posto? e umilmente pregandola di aiutarci a conformare le nostre azioni ai suoi desideri.


In Maria, in dipendenza da questa buona Madre, assecondandone i pensieri e le intenzioni, e facendo, come lei, le nostre azioni per glorificar Dio: Magnificat anima mea Dominum.


 


169. Reciteremo con questo spirito le preghiere in onore di Maria: l’Ave Maria e l’Angelus che le ricordano la scena dell’Annunziazione e il titolo di Madre di Dio; il Sub tuum praesidium, che è l’atto di confidenza in colei che ci protegge in mezzo a tutti i pericoli; 1’O Domina mea, l’atto d’intiero abbandono nelle sue mani, con cui le affidiamo la nostra persona, le opere nostre, i nostri meriti e specialmente la Corona o il Rosario o che, unendoci ai suoi misteri gaudiosi, dolorosi e gloriosi, ci fa santificare con lei e con Gesù le nostre gioie, le nostre tristezze e le nostre glorie. Il Piccolo Ufficio della SS. Vergine è, per le persone che lo possono recitare, il riscontro del Breviario, che rammenta loro più volte al giorno le grandezze, la santità e l’ufficio santificatore di questa Buona Madre.


 


ATTO DI CONSACRAZIONE TOTALE A MARIA [14].


 


170. Natura ed estensione di quest’atto.


Un atto di divozione che contiene tutti gli altri. Quale è esposto dal B. Grignion di Montfort, consiste nel darsi interamente a Gesù per mezzo di Maria e abbraccia due elementi: un alto di consacrazione che si rinnova ogni tanto, e uno stato abituale che ci fa vivere ed operare sotto la dipendenza di Maria. L’atto di consacrazione, dice il B. Grignion, l’consiste nel darsi intieramente, come schiavo, a Maria e per suo mezzo a Gesù “. Nessuno si scandalizzi di questa parola schiavo, a cui bisogna togliere ogni senso peggiorativo, vale a dire ogni idea di costrizione: non solo quest’atto non inchiude costrizione alcuna ma è l’espressione del più puro amore; se ne conservi quindi il solo elemento positivo quale è spiegato dal Beato: Un semplice servo riceve salario, resta libero di lasciare il padrone e non dà che il suo lavoro ma non la sua persona, i suoi diritti personali, i suoi beni; uno schiavo invece acconsente liberamente a lavorare senza stipendio, fiducioso nel padrone che gli dà vitto e vestito, e si dà per sempre, con tutte le sue energie, la sua persona, i suoi diritti, per vivere in piena dipendenza da lui.


 


171. Facendone applicazione alle cose spirituali il perfetto servo di Maria dà a lei e per suo mezzo a Gesù:


a) Il corpo, con tutti i suoi sensi, non conservandone che l’uso, e obbligandosi a non servirsene che secondo il beneplacito della SS. Vergine o del suo Figlio; e accetta anticipatamente tutte le disposizioni della Provvidenza riguardanti la salute, la malattia, la vita e la morte.


b) Tutti i beni di fortuna, non usandone che sotto la sua dipendenza per la gloria sua e per quella di Dio.


c) L’anima con tutte le sue facoltà, consacrandole al servizio di Dio e delle anime, sotto la guida di Maria, e rinunziando a tutto ciò che può compromettere la nostra salvezza e santificazione.


d) Tutti i beni interiori e spirituali, i meriti, le sodisfazionì e il valore impetratorio delle buone opere, in quella misura in cui questi beni sono alienabili. Spieghiamo questo ultimo punto:


1) I meriti propriamente detti (de condigno) per mezzo dei quali meritiamo per noi un aumento di grazia e di gloria, sono inalienabili; se quindi li diamo a Maria, è perché li conservi e li aumenti Quanto ai meriti non perché li applichi altrui. Quanto ai meriti di semplice convenienza (de congruo), potendo questi essere offerti per gli altri, ne lasciamo la libera disposizione a Maria.


2) Il valore sodisfattorio dei nostri atti, comprese le indulgenze, è alienabile, e ne lasciamo l’applicazione alla SS. Vergine[15].


3) Il valore impetratorio, vale a dire le nostre preghiere e le nostre opere buone in quanto godono di tal valore, possono esserle abbandonate e in fatto lo sono con quest’atto di consacrazione.


 


172. Una volta dunque fatto quest’atto non si può più disporre di questi beni senza il permesso della SS. Vergine; possiamo però e talora dobbiamo pregarla che si degni, in quella misura che le piacerà, disporne a favore delle persone verso le quali abbiamo speciali obbligazioni. Il mezzo di conciliar tutto è d’ offrirle nello stesso tempo non solo la nostra persona e i nostri beni, ma anche tutte le persone che ci sono care “Tuus totus sum, omnia mea tua sunt, et omnes mei tui sunt”; così la SS. Vergine attingerà dai nostri beni e specialmente dai tesori suoi e da quelli di suo Figlio per venire in aiuto di queste persone; ed esse non vi perderanno nulla.


 


173. Eccellenza di quest’atto.


E’ un atto di santo abbandono, ottimo già per questo verso, ma che inoltre contiene gli atti delle più belle virtù.


1) Un atto di religione profonda verso Dio, verso Gesù e verso Maria: con ciò infatti riconosciamo il sovrano dominio di Dio e il nostro nulla, e proclamiamo di gran cuore i diritti che Dio diede a Maria su noi.


2) Un atto di umiltà, con cui riconoscendo il nostro nulla e la nostra impotenza, ci priviamo del possesso di tutto ciò che il Signore ci diede, restituendoglielo per le mani di Maria, da cui, dopo Lui, e per Lui, abbiamo ricevuto ogni cosa.


3) Un atto d’amore confidente, perché l’amore è il dono di sé, e per donarsi occorre una confidenza perfetta, una fede viva.


Si può dunque dire che quest’atto di consacrazione, se è ben fatto, spesso rinnovato di cuore e messo in pratica, è più eccellente ancora dell’atto eroico, con cui non si rinunzia che il valore sodisfattorio dei propri atti e le indulgenze che si guadagnano.


 


174. Frutti di questa devozione.


Derivano dalla sua natura. 1) Con essa glorifichiamo Dio e Maria nel modo più perfetto, perché gli diamo tutto ciò che siamo e tutto ciò che abbiamo senza riserva e per sempre; e ciò nel modo a Lui più gradito, seguendo l’ordine stabilito dalla sua sapienza, ritornando a Lui per la via da Lui tenuta per venire a noi.


 


175. 2) Assicuriamo pure in questo modo la nostra santificazione. Maria infatti, vedendo che cediamo a lei la nostra persona e i nostri beni, si sente vivamente mossa ad aiutare a santificarsi coloro che sono, per così dire, sua proprietà. Ci otterrà quindi copiosissime grazie, che aumenteranno i nostri piccoli tesori spirituali che sono suoi, ce li conserveranno e ce li faranno fruttificare sino al punto della morte. Porrà per questo in opera l’autorità del suo credito sul cuore di Dio e la sovrabbondanza dei suoi meriti e delle sue sodisfazioni.


3) Finalmente anche la santificazione del prossimo, e specialmente delle anime a noi affidate, verrà a guadagnarci; lasciando che Maria distribuisca i nostri meriti e le nostre sodisfazioni secondo il suo beneplacito, sappiamo che tutto sarà applicato nel modo più sapiente, perché è più prudente, più previdente, più premurosa di noi; i nostri parenti ed amici non potranno quindi che guadagnarci.


 


176. Si potrà, è vero, obiettare che a questo modo noi alieniamo tutto il nostro patrimonio spirituale, specialmente le nostre sodisfazioni, le indulgenze e i suffragi che si potessero offrire per noi, e che così potrebbe accadere che restassimo poi i lunghi anni in purgatorio. Per sé questo è vero, ma si tratta di confidenza: abbiamo, si o no, più confidenza in Maria che in noi stessi e nei nostri amici? Se si, non temiamo nulla; saprà ella prendersi cura dell’anima nostra e dei nostri interessi meglio che non. potremmo far noi; se no, è meglio che non facciamo quest’atto di consacrazione totale di cui più tardi potremmo pentirci.


In ogni caso non deve farsi che dopo matura riflessione e d’accordo col proprio direttore.


 


II. Della parte dei Santi nella vita cristiana.


 


177. I Santi, che possedono Dio nel cielo, si prendono cura della nostra santificazione e ci aiutano a progredire nella pratica delle virtù con la loro potente intercessione e coi nobili esempi che ci lasciarono, dobbiamo quindi venerarli; sono potenti intercessori, dobbiamo quindi invocarli; sono i nostri modelli, dobbiamo quindi imitarli.


 


178. 1° Dobbiamo venerarli, e con ciò veneriamo in loro lo stesso Dio e lo stesso Gesù Cristo. Infatti quanto in loro è di buono è opera di Dio e del suo divin Figlio. Il loro essere naturale non è che un riflesso delle divine perfezioni; le loro doti soprannaturali sono l’opera della grazia divina meritata da Gesù Cristo, compresi gli atti meritori, che, pur essendo un bene loro nel senso che col libero consenso vi hanno collaborato con Dio, sono anche e principalmente dono di Colui che ne resta causa prima ed efficace: “coronando merita nostra coronas et dona tua”.


Onoriamo quindi nei Santi: a) i santuari viventi della SS. Trinità, che si degnò di abitare in loro, di ornarne l’anima colle virtù e coi doni, di operare sulle loro facoltà per farne produrre atti meritori, e concedere loro la grazia insigne della perseveranza; b) i figli adottivi del Padre, da lui singolarmente amati, circondati della sua sollecitudine paterna, a cui seppero corrispondere avvicinandosi a poco a poco alla sua santità e alle sue perfezioni; c) i fratelli di Gesù Cristo, suoi membri fedeli, che, incorporati al suo corpo mistico, ricevettero da lui la vita spirituale e la coltivarono con amore e costanza; d) i tempii e i docili strumenti dello Spirito Santo, che da lui si lasciarono guidare e dalle sue ispirazioni anziché seguir ciecamente le tendenze della guasta natura.


Tali sono i pensieri espressi molto bene dal Sig. Olier[16]: “Potrete adorare con profonda venerazione questa vita di Dio diffusa in tutti i Santi; onorerete Gesù Cristo che li anima tutti e tutti li perfeziona col divino suo Spirito per non farne che una cosa sola in lui… Gesù è in tutti il cantore delle divine lodi; Gesù mette loro in bocca tutti i loro cantici; per Gesù tutti i Santi lo lodano e lo loderanno per tutta l’eternità”.


 


179. 2° Dobbiamo invocarli, per ottenere più facilmente, con la possente loro intercessione, le grazie di cui abbiamo bisogno. E’ vero che la sola mediazione necessaria è quella di Gesù, che basta pienamente in sé stessa; ma appunto perché membri di Gesù risuscitato, i Santi uniscono le loro preghiere alle sue; è quindi tutto il corpo mistico del Salvatore che prega e che fa dolce violenza al cuore di Dio Pregare coi Santi è quindi un unire le nostre preghiere a quelle dell’intiero corpo mistico ed assicurarne così l’efficacia. I Santi del resto sono lieti d’intercedere per noi: “Amano in noi i fratelli nati dallo stesso Padre; hanno compassione di noi; rammentando, al vedere il nostro stato, quello in cui furono essi stessi, riconoscono in noi anime che devono, come loro, contribuire alla gloria di Gesù Cristo. Quale gioia non provano quando possono trovare associati che li aiutino a rendere i loro omaggi a Dio e a soddisfarne il desiderio di magnificarlo con mille e mille bocche, se l’avessero!”[17]. La loro potenza e la loro bontà ci devono dunque ispirare piena confidenza.


E li invocheremo specialmente nel celebrarne le feste; entreremo così nella corrente liturgica della Chiesa e parteciperemo alle virtù particolari praticate da questo o quel Santo.


 


180. 3° Dobbiamo infatti imitarne pure e principalmente le virtù. Tutti si studiarono di imitare gli esempi del modello divino e tutti ci possono ripetere la parola di S. Paolo: “Siate imitatori miei come io di Cristo: Imitatores mei estote sicut et ego Christi[18]. Essi però coltivarono per lo più una virtù speciale che ne è, a così dire, la virtù caratteristica: gli uni l’integrità della fede, gli altri la confidenza e l’amore, questi lo spirito di sacrifizio, l’umiltà, la povertà; quelli la prudenza, la fortezza, la temperanza, la castità. Chiederemo a ciascuno più specialmente la virtù che ha praticato, convinti che ha grazia particolare per ottenercela.


 


181. Ecco perché la nostra devozione si volgerà specialmente a quei Santi che vissero nelle stesse nostre condizioni, che occuparono uffici simili ai nostri e praticarono la virtù che ci è più necessaria.


Considerando le cose sotto un altro aspetto, avremo pure devozione particolare ai nostri santi patroni, vedendo nella scelta che se ne fece un’indicazione provvidenziale di cui dobbiamo giovarci.


Ma, se per ragioni speciali, le attrattive della grazia ci portano verso questo o quel Santo le cui virtù consuonano meglio coi bisogni dell’anima nostra, nulla vieta che ci diamo alla loro imitazione, consigliandocene prima da un savio direttore.


 


182. così intesa la devozione ai Santi riesce molto utile: gli esempi di coloro che ebbero le stesse nostre passioni, che subirono le stesse tentazioni, e ciò non ostante, sorretti dalle stesse grazie, riportarono vittoria, sono stimolo potente per farci arrossire della nostra codardia, prendere energiche risoluzioni e indurci a sforzi costanti per metterle in pratica, sopratutto rammentandoci delle parole d’ Agostino: “Tu non poteris quod isti et istae ?”[19] Le loro preghiere poi compiranno l’opera e ci aiuteranno a batterne le orme.


 


III. Della parte degli Angeli nella vita cristiana.


 


Questo ufficio deriva dalle loro relazioni con Dio e con Gesù Cristo.


 


183. 1° Gli Angeli rappresentano anzitutto la grandezza e gli attributi di Dio: “Ognuno in particolare porge un qualche grado di quest’Essere infinito e gli è specialmente consacrato. Negli uni se ne ammira la forza, negli altri l’amore, in altri la fermezza. Ognuno è imitazione d’una bellezza del divino originale; ognuno l’adora e lo loda nella perfezione di cui è l’immagine” [20]. Dio stesso adunque onoriamo nei suoi Angeli: sono “fulgidi specchi, sono puri cristalli, sono brillanti spere, che rappresentano le fattezze e le perfezioni di questo infinito Tutto” [21]. Elevati all’ordine soprannaturale, partecipano della vita divina, e usciti vittoriosi dalla prova, godono della visione beatifica: “Gli angeli di questi fanciulli, dice Nostro Signore, vedono costantemente la faccia del Padre mio che è nei cieli: “Angeli eorum in caelis semper vident faciem Patris mei qui in caelis est”[22].


 


184. 2° Considerando le loro relazioni con Gesù Cristo, non è certo, è vero, che ne abbiano ricevuto la grazia, è però certo che in cielo si uniscono a questo mediatore di religione per lodare, adorare e glorificare la maestà divina, lieti di poter dare così maggior valore alle loro adorazioni: “Per quem maiestatem tuam laudant Angeli, adorant Dominationes, tremunt Potestates”. Quando dunque ci uniamo a Gesù per adorar Dio, ci uniamo pure agli Angeli e ai Santi, armonioso concerto che non può che glorificare più perfettamente la divinità. Possiamo quindi ripetere col già citato autore. “Che tutti i custodi dei cieli, tutte queste possenti virtù che li muovono, suppliscano mai sempre, in Gesù Cristo, alle nostre lodi; vi ringrazino essi per i benefici che riceviamo dalla vostra bontà così nell’ordine di natura come in quello della grazia”[23].


 


185. 3° Si deduce da queste due considerazioni che gli Angeli, essendoci fratelli nell’ordine della grazia, poiché partecipiamo, come loro, alla vita divina e siamo, come loro, in Gesù Cristo i religiosi di Dio, si prendono grande cura della nostra salute, bramosi di averci presto in cielo a glorificar Dio e partecipare alla stessa visione beatifica. a) Accettano quindi con gioia le missioni che Dio loro affida in servizio della nostra santificazione: “Dio, dice il Salmista, affidò loro il giusto, perchè lo custodiscano in tutte le sue vie: “Angelis suis mandavit de te ut custodiant te in omnibus viis tuis[24]. ‑ E San Paolo aggiunge che sono tutti subordinati spiriti, mandati in servigio per quelli che hanno da ereditare la salute: “Nonne omnes sunt administratorii spiritus, in ministerium missi propter eos qui haereditatem capient salutis?” [25]. Nulla infatti tanto bramano quanto radunare eletti per riempire i posti resi vacanti dalla caduta degli angeli ribelli, e adoratori per glorificar Dio in loro vece. Avendo trionfato dei demoni, altro non chiedono che di proteggerci contro questi perfidi nemici; è quindi specialmente opportuno invocarli per vincere le tentazioni diaboliche.


b) Offrono le nostre preghiere a Dio [26]: il che significa che le avvalorano aggiungendovi le loro suppliche. È dunque utile per noi l’invocarli, principalmente nei momenti difficili e sopratutto in punto di morte, perché ci proteggano contro gli ultimi assalti del nemico e portino l’anima nostra in paradiso [27].


 


186. Gli Angeli custodi. Tra gli angeli ve ne sono di quelli incaricati di ogni anima in particolare; sono gli Angeli custodi. Istituendo una festa in loro onore, la Chiesa consacrò la dottrina tradizionale dei Padri, fondata del resto sui testi della Sacra Scrittura e appoggiata su buone ragioni. Queste ragioni nascono dalle nostre relazioni con Dio: siamo i suoi figli, i membri di Gesù Cristo e i tempii dello Spirito Santo. “Essendo suoi figli, dice l’Olier [28], ci da per precettori i principi della sua corte, che si stimano molto onorati di tal carica, avendo noi l’onore di appartenergli così da vicino. Essendo suoi membri vuole che quegli stessi spiriti che servono lui siano sempre al nostro fianco per renderci mille buoni servizi. Essendo suoi tempii ed abitando in noi, vuole che abbiamo degli angeli che siano pieni di venerazione verso di lui, come lo sono nelle nostre chiese; vuole che vi stiano in continuo ossequio alla sua grandezza, supplendo a ciò che dovremmo far noi e spesso gemendo per le irriverenze che commettiamo verso di lui”. Vuole pure in questo modo, egli a