BIBBIA, SANGUE, MEDICINA

Evangelizzazione: convertiti, lassi...

NICOLA  TORNESE


BIBBIA SANGUE MEDICINA


 OPUSCOLO   N° 6 della PICCOLA COLLANA “I TESTIMONI DI GEOVA”

La strage degli innocenti


Se mia figlia fosse morta, non avrei avuto alcun rimorso.


Queste parole sono di una testimone di Geova, che alla sua bambina di quattordici mesi aveva negato la trasfusione del sangue. A suo dire, la Bibbia proibirebbe le trasfusioni.


Fortunatamente per la piccina, i medici chiesero e ottennero dal magistrato la facoltà a procedere, e la bambina fu salva.


Commentò un cronista: “E’, mai possibile che in pieno secolo ventesimo si rifiuti ostinatamente la trasfusione del sangue e si preferisca la morte di una creaturina innocente? E’, mai possibile che una donna legga la Bibbia e la intenda a modo suo, e pretenda di metterla in pratica o piuttosto d’imporla con conseguenze mortali a danno di chi non ha ancora l’uso di ragione e la facoltà di scelta”.


Fatti e commenti di questo genere non sono rari nella cronaca dei giornali in vari paesi del mondo. Vittime innocenti sono quasi sempre bambini, ma anche adulti, specie donne, costrette da una pressione settaria a sacrificare le loro vite o quelle delle loro creature. Una vera strage degli innocenti!


La trasfusione dei sangue come cura medica


La trasfusione del sangue come cura medica è una conquista della scienza moderna.


E’ una terapia sicura ed efficace, che ha al suo attivo la salvezza di decine di milioni di vite umane. Nella maggior parte dei casi non vi è altro rimedio. Senza la trasfusione un numero indefinito di creature umane – uomini e donne, padri e madri di famiglia, persone utili alla società, impegnate nel bene comune, bambini e nascituri – sarebbero certamente morte.


L’uomo moderno – cristiano o non cristiano – è fermamente convinto che dare parte del proprio sangue a beneficio di chi ne ha estremamente bisogno sia un atto di vero amore del prossimo e anche un dovere. In tempi di emergenza come terremoti, infortuni, guerre ecc., ogni persona coscienziosa corre in aiuto dei sofferenti in pericolo di vita ed offre il proprio sangue. E’, una gara di bontà umana e cristiana, che edifica e commuove i ben pensanti.


Unici tra gli esseri umani esistenti sulla terra, i testimoni di Geova (tdG) si oppongono alla cura medica delle trasfusioni A loro avviso, è volontà di Geova – il loro dio – lasciar morire una persona, sia pure la propria bambina o la madre o il padre, piuttosto che somministrare una sola goccia di sangue. Essi rifiutano la trasfusione per sé e per gli altri, malgrado la garanzia di assoluto successo data dai medici e l’assoluta necessità da parte degli infermi.


Giustificazione che non giustifica


Come giustificano i tdG questo loro rifiuto?


1 – Soprattutto per motivi religiosi. Essi pretendono di leggere nella Bibbia una formale proibizione delle trasfusioni del sangue. Hanno scritto: “La posizione assunta dai testimoni di Geova è soprattutto religiosa; è un atteggiamento che si basa su ciò che dice la Bibbia”.


2 – Tuttavia, contrariamente a questa loro dichiarazione, preferiscono attardarsi nel vano tentativo di convincere che la scienza medica sarebbe piuttosto contraria alla trasfusione del sangue e che le trasfusioni siano di per sé nocive. Dimenticano la loro professione di sacerdoti di Geova per esercitare quella di sacerdoti di Esculapio .


Sono valide le loro ragioni?


No, non lo sono!


In una Prima Parte di quest’opuscolo vedremo come la Bibbia non proibisce la cura medica delle trasfusioni del sangue. Semmai la giustifica! (1 Giovanni 3, .16) .


In una Seconda Parte sentiremo il parere dei medici in un settore di loro specifica competenza e prenderemo in esame i principali cavilli che i capi della setta geovista oggi come oggi (domani possono cambiare! ) ammanniscono ai loro creduli seguaci per indurli all’inutile strage.


 


PARTE  PRIMA


BIBBIA E SANGUE


Ciò che dice la Bibbia


In un numero considerevole di testi la Bibbia parla di proibizione divina dell’uso del sangue. Per comodità del lettore riportiamo alcuni di questi testi.


 


A) Antico Testamento


I.  – Genesi 9, 3-5: “Quanto si muove ed ha vita vi servirà di cibo:  vi dò tutto questo, come già le verdi erbe. Soltanto non mangerete la carne con la vita. Del sangue vostro anzi, ossia della vostra vita, vi domanderò conto; ne domanderò conto ad ogni essere vivente e domanderò conto della vita dell’uomo all’uomo, a ognuno di suo fratello”.


2. – Nel libro del Levitico leggiamo: “E’ una prescrizione rituale perenne per le vostre generazioni in ogni dimora: non dovrete mangiare né grasso né sangue” (3, 17).


3. – “Non mangerete alcun grasso né di bue né di pecora né di capra… E non mangerete affatto sangue né di uccelli né di animali domestici, dovunque abitiate. Chiunque mangerà sangue di qualsiasi specie sarà eliminato dal suo popolo” (7, 23-27).


4. – “Ogni uomo (…) che mangi qualsiasi specie di sangue, contro di lui che ha mangiato il sangue io volgerò la mia faccia e lo éliminerò dal suo popolo. Poiché la vita della carne è nel sangue. Perciò vi ho concesso di porlo sull’altare in espiazione per le vostre colpe; poiché il sangue espia in quanto vita. Perciò ho detto agli Israeliti: Nessuno tra voi mangerà sangue, neppure lo straniero che soggiorna tra voi, mangerà sangue…” (17, 10-12).


5. – “lo sono il Signore vostro Dio. Non mangerete carne con il sangue. Non praticate alcuna sorta di divinazione o di magia. Non taglierete in tondo i capelli ai lati del capo… lo sono il Signore” (19, 25-28).


6. – Nel Deuteronomio sta scritto: “Ogni volta che sentirai desiderio, potrai uccidere animali e mangiarne la carne (…); ma non ne mangerete il sangue;  lo  spargerai  per  terra  come  acqua  (… ). Quanto alle cose che avrai consacrate o promesse in voto, le prenderai e andrai al luogo che il Signore avrà scelto e offriraí i tuoi olocaùsti la carne e il sangue, sull’altare del Signore tuo Dio; il sangue delle altre tue vittime dovrà essere sparso sull’altare del Signore tuo Dio e tu ne mangerai la carne” (12, 15-27).


7.   E in Ezechiele: “Così dice il Signore: Voi mangiate la carne col sangue, sollevate gli occhi ai vostri idoli, versate il sangue e vorreste avere in possesso il paese?” (33, 25).


 


B) Nuovo Testamento


Anche nei libri del Nuovo Testamento ricorrono testi analoghi. Per esempio, nel libro degli Atti leggiamo:


I.   “Abbiamo deciso, lo Spirito Santo e noi, di non imporvi nessun altro obbligo al di fuori di queste cose necessarie: astenervi dalle carni offerte agli idoli, dal sangue, dagli animali soffocati e dall’impudicizia” (15, 28-29; cf. 21, 25).


2.   In Apocatisse 2, 14  l’angelo della chiesa di Pergamo è rimproverato perché “ha alcuni che tengono la dottrina di Balaam, il quale insegnava a Balac a gettare scandalo davanti ai figli d’Israele, inducendoli a mangiare carni sacrificate agli idoli e a fornicare”.


Alcune norme per capire la Bibbia


Prima di spiegare i testi biblici riguardanti l’uso del sangue giova ricordare alcune norme indispensabili per leggere correttamente la Bibbia e coglierne il vero significato. Questo non vuol dire affatto migliorare la Parola di Dio, come ignorantemente ha osservato’ un testimone di Geova. Signífica solo accostarsi al Sacro Libro con serietà e rispetto, non con superficialità e spirito settario, come fanno i tdG.


I. – La Bibbia è stata scritta millenni prima di noi. Gli uomini che l’hanno scritta – nel rivelare la volontà di Dio – si sono dovuti esprimere nel modo adatto alla gente del loro tempo. Essi scrivevano per gli uomini di ogni epoca, è vero. Ma è naturale che la forma concreta e letteraria dei loro scritti non poteva essere quella di altri tempi, anzi di ogni tempo. Doveva essere necessariamente quella legata al loro tempo.


2. – Per spiegare correttamente il Libro Sacro è perciò indispensabile conoscere la forza delle parole e delle immagini, di cui si sono serviti gli autori ispirati. Ogni lingua ha le parole adatte e ogni popolo ha le sue immagini per esprimere meglio ciò che pensa.


3. – Non è perciò possibile cogliere l’insegnamento della Bibbia se ci fermiamo alla lettera del Sacro Testo. La lettera uccide (2 Corinzi 3, 6). Nel caso che qui c’interessa, uccide non solo il vero significato della Parola di Dio, ma uccide realmente, causando la morte di quelle persone alle quali – per ignoranza – vien negata la trasfusione del sangue, basandosi erroneamente su ciò che la Bibbia non dice.


4. – Non bisogna inoltre dimenticare che la Bibbia si capisce e si spiega con la Bibbia. In altre parole, non si possono staccare dal contesto testi e parole, darne una spiegazione arbitraria. Con tale me si può far dire alla Bibbia ciò che si vuole, non, ciò che Dio ha voluto.


Purtroppo questo è il peccato abituale dei testimoni di Geova. Essi staccano dal contesto testi e parole, e li spiegano come a loro piace. E’ un metodo antiscientifico e ingannevole. Bisogna abbandonarlo per conoscere la verità.


 


I – Sangue come simbolo della vita


Testimonianze bibliche


Tenendo presenti queste norme, noi possiamo arrivare a sapere perché nella Bibbia è proibito l’uso del sangue. La prima conclusione cui si arriva, al di là d’ogni possibile dubbio, è perché presso gli antichi Ebrei il sangue era simbolo della vita. Dire sangue era lo stesso che dire vita. In altri termini, l’immagine del sangue suscitava in chi leggeva o ascoltava l’idea della vita.


Ciò è comprensibile. L’esperienza diretta diceva loro che senza sangue è impossibile vivere. La perdita totale o di una grande quantità di sangue significava la perdita della vita. Dunque nel sangue risiede la vita. Sangue equivale a vita. Questa era la mentalità degli antichi Ebrei.


Come prova basta citare e analizzare brevemente alcuni testi biblici.


a) In Genesi 4, 10 Dio dice a Caino: “Che hai fatto? Sento il sangue di tuo fratello gridare a me dalla terra!”. E’, lo stesso che dire: la vita dell’ucciso è presente nel suo sangue sparso sulla terra. Da lì egli chiede giustizia. Il sangue di Abele era la sua vita parlante dalla terra.


b) Dopo il diluvio Dio permette a Noè di cibarsi di carne, ma non di sangue. “Soltanto non mangerete la carne con la sua vita, cioè il sangue. Del sangue vostro anzi, ossia della vostra vita, io domanderò conto” (Genesi 9, 4-5). Perché il divieto divino di non mangiar carne con il sangue? Perché, secondo la mentalità del tempo, mangiare il sangue equivaleva a mangiare, ossia a distruggere la vita. Tra sangue e vita vi è equivalenza.


c) Nel Levitico si legge: “Poiché la vita della carne è nel sangue (17, 11-14). E nel Deuteronomio. “Però sii forte, non mangiare il sangue perché il sangue è la vita e con la carne tu non devi mangiate la vita” (12, 23).


Non vi può essere dubbio alcuno: secondo la mentalità degli antichi Istraeliti – sia di chi scriveva sia di chi leggeva – sangue equivaleva a vita.


Il sangue nei sacrifici


Una chiara conferma dell’equivalenza tra sangue e vita nello stile biblico si ha in quei testi della Bibbia dove si parla di sacrifici


a) Come quasi tutti i popoli dell’antichità, anche gli Ebrei facevano largo uso di sacrifici con spargimento di sangue (Esodo 24, 8; Deuteronomio 12, 26-27). I popoli pagani – come i cananei, i fenici ed altri – immolavano anche vittime umane. Agli Israeliti tali aberrazioni erano severamente proibite (Levitico 18, 21; Deuteronomio 12, 29-31). Dio comunque aveva concesso agli Ebrei di sacrificargli animali (Levitico cc. 1 6 e 1 7).


L’offerta o sacrificio veniva fatta per differenti scopi. Uno di questi era l’espiazione della colpa e la conseguente purificazione del peccatore. Ricordando questi riti sacrificali antichi l’autore della Lettera agli Ebrei scriveva: “E quasi tutto viene purificato col sangue, secondo la Legge; e senza spargimento di sangue non si dà remissione” (9, 22).


b) Ci domandiamo: perché e in che modo il sacrificio degli animali aveva una virtù espiatoria e purificatrice?


Perché rappresentava e sostituiva l’offerta della vita umana. Infatti il dono migliore che l’uomo possa fare a Dio per espiare la colpa e ottenerne il perdono sarebbe l’offerta della propria vita. Ma Dio non vuole che gli siano immolate vite umane. Solo in Gesù Cristo – l’Agnello di Dio – Jahve ha permesso il sacrificio umano in espiazione del peccato del mondo (Giovanni 1, 29; Romani 8, 32 ecc.). In attesa e in figura del sacrificio di Cristo, Dio accetta l’immolazione degli ani- mali, in sostituzione della vita umana.


In che modo o piuttosto a quale condizione?


L’offerente deve riservare a Dio il sangue della vittima. Può mangiare le carni, ma non il sangue. “Il sangue delle vittime dovrà essere sparso sull’altare del Signore” (Deuteronomio 12, 26-27).


Perché questa riserva?


“Poiché la vita della carne è nel sangue. Perciò vi ho concesso di porlo sull’altare in espiazione per le vostre vite; perché il sangue espia, in quanto è la vita. Perciò ho detto agli Israeliti: Nessuno tra voi mangerà carne…” (Levitico 17, 11-12).


L’equivalenza è chiaramente affermata. Dio vuole riservato a sé il sangue perché il sangue espia in quanto è vita. E accetta il sangue degli animali in sostituzione della vita del peccatore.


Questa era la mentalità dell’uomo biblico e il suo modo di esprimersi.


Carattere sacro dei sangue – vita


Alla luce di queste spiegazioni appare chiaro come per gli antichi Ebrei il sangue avesse un carattere sacro. Appunto perché sinonimo o equivalente di vita umana, il sangue era considerato come qualcosa di sacro. La vita è sacra. Dunque anche il sangue in quanto vita, è sacro. Esso come la vita è intangibile da parte dell’uomo.


Dio è la fonte della vita (Salmo 36, 10). Egli la dà ed egli la toglie. E ne è pure il custode geloso: “Del sangue vostro, ossia della vostra vita, io domanderò conto (Genesi 9, 5)”. La vita è un diritto inalienabile di Dio. Egli punirà severamente chiunque osa invadere questo sacro terreno: “Chi sparge il sangue dell’uomo, dall’uomo il suo sangue sarà sparso” (Genesi 9, 6).


Non vi è nessun altro libro in cui sia inculcato con maggior forza il rispetto per la vita umana come nella Bibbia. Gli scrittori sacri, sotto la guida dello Spirito Santo, sono stati quanto mai espliciti e chiari nell’inculcare questa volontà divina.


Non uccidere!


Come esprimere in modo adatto, incisivo questa volontà di Dio?


Mediante il linguaggio proprio del tempo, con le immagini abituali del popolo, a cui bisognava inculcare il comando di Dio. Possiamo anche dire: secondo la cultura del tempo.


Il sangue è simbolo della vita. Dio esige dall’uomo il massimo rispetto per la vita. Dunque l’uomo deve astenersi dall’uso del sangue. Usarne è come abusare della vita. Dio non vuole questo. Perciò non vuole l’uso del sangue, di qualsiasi sangue.


Quando dunque la Bibbia dice: “Non mangiare il sangue! Riserva a Dio il sangue!” è come se dicesse: “Rispetta la vita; solo Dio è padrone della vita!”. Questo modo di esprimersi è più concreto, più chiaro, più efficace della formulazione giuridica.


Anche questa c’è nella Bibbia: Non uccidere! (Esodo 20,13; Deuteronomio 5,17; Matteo 5,21). Ma affinché sia meglio capita e osservata nella vita d’ogni giorno lo scrittore sacro la rende più concreta con l’espressione: Non fare uso del sangue! Il significato non cambia. Le due espressioni si equivalgono.


Nessuno può perciò avere dubbi sul vero significato delle proibizioni bibliche contro l’uso del sangue. Esse equivalgono sostanzialmente al comando divino: Non uccidere!


Comando divino…


Dio vuole il massimo rispetto per la vita umana. Egli ha creato l’uomo perché viva (Genesi 2,7). L’uomo riceve la vita, ma di essa non può disporre a suo capriccio. Solo chi danneggia la vita propria e quella del prossimo viola il comando divino.


Questo è l’essenziale. E’, una prescrizione perenne. (Levitico 3,1 7).


Nella Bibbia questo comando divino è stato espresso in modo adatto al tempo con immagini e parole corrispondenti alla mentalità dell’uomo biblico, cioè alla sua conoscenza dei fenomeni vitali. E’ un rivestimento esteriore che può cambiare senza che cambi l’essenziale. Il rivestimento esteriore non è oggetto del comando divino.


I tempi e le conoscenze scientifiche hanno mutato la mentalità degli antichi Israeliti. Oggi ogni uomo può distinguere tra volontà di Dio e modo con cui è stata espressa. Tutti possiamo capire che il comando di Dio riguarda il sangue come simbolo della vita e non il sangue preso nella sua materialità. Il coniando divino è di natura morale, non dietetica. Per violare il comando divino bisogna versare colpevolmente tutto il sangue o almeno in tale quantità da causare la morte. L’omicidio (e il suicidio) è l’oggetto della proibizione divina.


Questa netta distinzione tra sostanza e forma appare chiara in alcuni modi di dire ancora in uso presso i vari popoli. Anche oggi si dice: Basta col sangue! Non versate più sangue! Nessuno si sogna che con tali modi di dire si voglia proibire qualsiasi uso del sangue. Sono espressioni che equivalgono a: Basta con gli omicidi, con le vendette, con le guerre ecc.!


…e trasfusioni


Basato su queste cognizioni anche l’uomo della strada privo d’una profonda cultura biblica comprende assai bene che dare parte del proprio sangue per salvare una vita umana non è una violazione del comando divino. Questa umana e cristiana percezione dell’uomo comune è confermata da chi conosce bene la Bibbia. No, dare parte del proprio sangue a scopo terapeutico non è una violazione di una prescrizione perenne di Jahve! Tutt’altro!


Qui si verifica un fenomeno strano, raccapricciante:  le parti si capovolgono a danno della Parola di Dio. In effetti, proibendo l’uso del sangue Dio intendeva salvaguardare la vita umana. Curando migliaia e milioni di sofferenti, donatori generosi e medici coscienziosi hanno salvato e salvano migliaia e milioni di vite umane.


Al contrario, rifiutando l’uso del sangue anche a scopo terapeutico i tdG si rendono responsabili della morte eh centinaia e migliaia di creature umane.


E’ lecito domandarsi: da che parte si trova la reale osservanza della volontà di Dio? Certamente non dalla parte dei tdG. Chi conosce meglio e mette in pratica l’insegnamento della Bibbia? Non certamente i geovisti, ma tutti coloro che con intelligenza ed amore rifiutano le loro aberranti spiegazioni della Sacra Scrittura.


 


II    Pericolo di idolatria


Testimonianze bibliche


Noi arriveremo alla stessa conclusione studiando alcuni testi biblici sempre a riguardo della proibizione dell’uso del sangue. Si tratta d’una esatta conoscenza del Libro Sacro alla luce della storia antica. Già l’abbiamo detto: la conoscenza del contesto storico, in cui la Bibbia è stata scritta, è indispensabile per cogliere il vero significato dei singoli testi biblici. Anche nella questione dell’uso del sangue la storia ci aiuta a capire meglio le cose, ossia la volontà di Dio.


E’  risaputo che presso i popoli pagani dell’antichità vi era la pratica idolatrica di bere il sangue delle vittime offerte agli idoli. Nella Bibbia abbiamo alcune testimonianze di questa pratica pagana.


1 –  Nel libro del Levitico leggiamo:


 “Non mangiate nulla con sangue; non praticate la divinazione né l’incantesimo” (19, 26).


Qui l’autore sacro accenna ad alcune pratiche idolatriche condannate da Jabve. Oltre alla divinazione e alla magia, esplicitamente proibite (Deuteronomio 18, 10), si fa riferimento al cibarsi col sangue, ossia col sangue delle vittime offerte agli dèi pagani. Il popolo eletto doveva aborrire tali pratiche. Da ciò la proibizione dell’uso del sangue.


2 – In Ezechiele è detto:


“Così dice il Signore Dio: Voi mangiate la carne con il sangue, sollevate gli occhi ai vostri idoli, versate il sangue, e vorreste avere in possesso il paese?” (Ezechiele 33, 25; cf. 18, 6).


Queste parole sono rivolte agli Ebrei rimasti in patria dopo la grande sconfitta e deportazione per opera dei babilonesi nell’anno 587 avanti Cristo. Per bocca del profeta, Jahve rimprovera questi Ebrei di seguire pratiche pagane. Tra queste sono ricordate il levare gli occhi, ossia l’invocare gli dèi pagani, e il mangiare col sangue, ossia bere il sangue delle vittime. Era un rito pagano e perciò Dio lo proibiva.


Si tratta ovviamente d’una proibizione di carattere morale. Jahve non condannava il mangiare col sangue in quanto il sangue poteva nuocere o meno alla salute del corpo, ma in quanto comportava il peccato di idolatria.


3 – Ai tempi degli Apostoli questa pratica idolatrica era ancora diffusa nel mondo pagano e lo sarà ancora per secoli. Al riguardo abbiamo un classico testo di san Paolo. Egli sapeva bene come nei templi di Roma e di Grecia si beveva il sangue delle vittime offerte agli idoli. Lo stesso facevano i pagani del vicino Oriente, nell’illusione di entrare in comunione con la divinità.


L’Apostolo dovette ammonire i cristiani venuti dal paganesimo ad astenersi da questa pratica. L’uso del sangue poteva contaminare la purezza della fede. Scrisse ai Corinzi:


“Non voglio che voi siate in comunione coi demoni. Non potete bere al calice del Signore e al calice dei demoni; non potete prendere parte alla mensa del Signore e alla mensa dei demoni” (1 Corinzi 10, 20-21)


Bere al calice dei demoni equivaleva a bere il sangue delle vittime nei sacrifici dei pagani. Era un atto formale di idolatria, che provocava la collera divina. L’Apostolo  non vuole questo assolutamente. Fuggite l’idolatria! (1 Corinzi 10, 14).


4 – Niente di tutto questo nell’odierna cura medica mediante le trasfusioni. E’ semplicemente assurdo pensare che il paziente beneficiario del sangue voglia compiere un rito idolatrico e che il donatore possa paragonarsi alla vittima offerta agli idoli!


Il comando divino di non mangiare col sangue non ha nulla a che vedere con la trasfusione. Siamo in due campi completamente diversi.


Il Decreto di Gerusalemme


Le spiegazioni date finora gettano piena luce su ciò che è detto nel libro degli Atti degli Apostoli a proposito del sangue.


Leggiamo:


“Abbiamo deciso, lo Spirito Santo e noi, di non imporvi nessun altro obbligo all’infuori di queste cose necessarie: astenervi dalle carni offerte   agli idoli, dal sangue, dagli animali soffocati (= non dissanguati) e dall’impudicizia” (15, 28-29).


Qual è il vero significato di questo testo bíblico?


Autorizza la Parola di Dio una donna sbandata a far morire la  propria bambina? Proibisce il decreto di Gerusalemme l’odierna trasfusione di sangue a scopo terapeutico? E’ legittima la spiegazione geovista, che ha causato la morte di tante creature umane?


No!


Perché il divieto di cibarsi di sangue stabilito a Gerusalemme deve essere spiegato secondo la mente degli Apostoli e dei primi cristiani, anzi dei veri cristiani di ogni tempo. I tdG dimenticano questa norma nel leggere e spiegare la Bibbia e si rendono responsabili di tante tragedie.


Origine dei Decreto


Verso l’anno 50, gli Apostoli e altri responsabili della Chiesa si riunirono a Gerusalemme per trovare la soluzione di alcuni problemi sorti dalla conversione dei pagani al Vangelo. La questione di fondo era se i convertiti dalla gentilità dovessero osservare tutta la Legge mosaica, come volevano alcuni, oppure no, come ritenevano altri.


A favore della tesi liberativa parlò Pietro (Atti 15, 6-1 1) e a lui si associarono Barnaba e Saulo, ritornati da poco dal primo viaggio missionario in terre pagane (Atti 15, 12). Ma alcuni giudeo-cristiani erano del parere contrario e volevano che i discepoli di Cristo fossero in tutto e per tutto anche discepoli di Mosè.


Tra le due opposte sentenze, Giacomo capo della chiesa locale, propose una soluzione intermedia rispettare e conservare ciò che nella Legge mosaica era essenziale, ma lasciar liberi i convertiti dal paganesimo in ciò che doveva dirsi ormai superato e non necessario alla salvezza.


La proibizione dell’uso del sangue fu considerata essenziale e ritenuta valida anche nel nuovo ordine di cose.


Perché?


Perché il comando divino Non ammazzare! non era stato affatto abolito. Tutt’altro! (Matteo 5, 21-24). Il .rispetto assoluto per la vita umana era parte essenziale della Legge mosaica. Era uno statuto valevole per tutti i tempi. E poiché ancora ai tempi degli Apostoli era diffusa la concezione del sangue come sede della vita, il comando divino fu espresso con le parole adatte e comprensibili: Astenersi dal sangue!


Nel Decreto di Gerusalemme bisogna, perciò, distinguere la sostanza dalla forma, la volontà di Dio dal modo com’è espressa. La sostanza è il comando divino di Non ammazzare ! La forma o modo con cui è espresso, è conforme alla mentalità del tempo quando sangue equivaleva a vita.


Così hanno interpretato le parole di Atti 15, 28-29 gli antichi scrittori cristiani e i grandi studiosi moderni della Bibbia.


Alcune testimonianze degli antichi


Gli antichi scrittori cristiani sapevano assai meglio dei tdG come e perché fosse osservato il Decreto di Gerusalemme. Tre testimonianze:


1 – La prima è quella di una donna debole e paurosa, la martire Biblide di Lione, in Francia, nel 177 dopo Cristo. La donna, durante il primo interrogatorio, aveva rinnegata la fede. Dopo lo strazio della tortura “ritornò in se stessa e, quasi risvegliandosi da un profondo sonno, riprese i sensi. La pena temporanea le fece ricordare la punizione eterna della Geenna.  Quindi contraddicendo, a quei bestemmiatori, rispose: ” Come potrebbero mai costoro divorate i bambini, mentre non è loro permesso di cibarsi di sangue di animali irragionevoli?” .


Le parole della martire hanno un chiaro riferimento al decreto di Gerusalemme. Per difendere i cristiani e se stessa dall’accusa d’infanticidio, la martire cita la legge apostolica dell’astensione dal sangue. Dunque quella legge altro non era che un comando di non uccidere.


Falsificazione.


a) L’inganno. A proposito di questa testimonianza i tdG hanno scritto:


“Commentando Atti 15.- 29, l’erudito biblico cattolico Giuseppe Ricciotti (1890-1964) si riferisce all’incidente avvenuto a Lione (descritto in precedenza) come prova che i primi ‘cristiani non potevano mangiar sangue’. Quindi aggiunge: ” Ma anche nei secoli successivi fino al Medio Evo, incontriamo l’inattesa eco di questo antico ‘abominío’ (del sangue) dovuto senza dubbio al de- creto “”.


b) La verità. Consultando direttamente il commento che l’erudito biblico cattolico Giuseppe Ricciotti fa di Atti 15, 29, abbiamo constatato che i tdG travisano completamente il suo pensiero. E’ vero che il Ricciotti afferma che


“non solo nell’anno 177 i martiri di Lione dichiarano che essi essendo cristiani non possono mangiar sangue, ma pure nei secoli seguenti e perfino nel Medioevo s’incontrano inaspettate avversioni per quei cibi (sangue)”.


Tuttavia il Ricciotti poco prima, commentando appunto Atti 15, 29, aveva scritto:


“Quanto alla proibizione del sangue, fu interpretata come proibizione di versare sangue umano, ossia la proibizione dell’omicidio”.


E’ chiaro che nel suo pensiero i martiri di Lìone come pure alcuni cristiani dei secoli seguenti si astenevano dal sangue perché interpretavano le parole di Atti 15, 29 come la proibizione dell’omicidio. Ma questo i geovisti non lo dicono, anzi tentano di nasconderlo. Si tratta evidentemente d’un inganno. Bisogna dubitare sempre di ciò che dicono i tdG e consultare direttamente le fonti sia la Bibbia che gli scrittori da essi citati.


2 – La seconda testimonianza ci è data da Minucio Felice, un avvocato, nato pagano e convertitosi al cristianesimo. Visse intorno all’anno 200. Nel suo libro Octavius, chiamato dal Renan “la perla della letteratura apologetica”, Minucio confuta la stessa accusa contro i cristiani – quella dell’infanticidio. Questi ed altri terribili delitti egli li rinfaccia ai pagani. In quanto ai cristiani:


“Per noi invece – dichiara Minucio – non è lecito né assistere a un omicidio, né sentirne parlare; aborriamo tanto dal sangue umano, che non comprendiamo nel numero dei nostri cibi neppure’ il sangue degli animali mangerecci”.


L’avvocato Minucio sapeva bene quel che scriveva. Per lui l’astenersi dal sangue anche degli animali, in conformità della legge apostolica, equivaleva ad aborrire dall’idea dell’omicidio. Non usare sangue era lo stesso che non uccidere.


Falsificazione: I tdG riportano la testimonianza di Mínucio Felice nel modo seguente:


“Mínucio Felice (III secolo E.V.): ” Tale è il nostro orrore del sangue umano, che neppure vorremmo assaggiare il sangue nei cibi degli animali commestibili “”.


I geovisti hanno omesso volutamente le parole che precedono la dichiarazione di Minucio Felice e cioè:


“Per noi invece non è lecito né assistere a un omicidio, né sentirne parlare”.


Queste parole fanno capire meglio che l’astenersi dal sangue anche degli animali è strettamente connesso con l’omicidio. Ma i geovisti tentano di diluire il pensiero di Minucio Felice per convincere gli ignoranti del loro deprecabile errore.


3 – La terza testimonianza, infine, la ricaviamo dagli scritti di un altro avvocato, contemporaneo di Minucio, passato anche lui dal paganesimo alla fede cristiana.


E’ questi il ben noto Quinto Tertulliano, il più grande e il più originale degli scrittori latini cristiani prima di sant’Agostino. Egli studiò a fondo il decreto di Gerusalemme e asserì ripetutamente che gli Apostoli avevano voluto inculcare il comando divino di non uccidere. Due riferimenti:


a) Nell’Apologetico, Tertulliano risponde ai pagani che accusavano i cristiani di omicidio così come aveva fatto Minucio. Scrive:


“Arrossisca il vostro comportamento di fronte ai cristiani. Nemmeno il sangue degli animali noi abbiamo a tavola tra le vivande in uso, e ci asteniamo anche dagli animali soffocati per non venire in qualche modo contaminati dal sangue rimasto nei loro organi. Infine, tra le provocazioni da voi adoperate con i cristiani, voi offrite loro delle salsicce gonfie di sangue, sapendo bene che a loro non è lecito mangiarle. Or dunque come mai potete voi credere che siano bramose di sangue umano proprio quelle persone che – come voi ben sapete aborriscono anche il sangue degli animali?”.


b) Nel libro intitolato: La Pudicizia,  Tertulliano si sofferma ad esaminare la gravità dei peccati di idolatria, di fornícazione (e adulterio) e di omicidio. Con esplicito riferimento al decreto apostolico egli dichiara:


“Il divieto del sangue vuoi farci intendere essere proibito con maggior ragione l’omicidio, ossia lo spargimento del sangue umano”.


Tenendo presente il contesto di tutte queste testimonianze non vi può essere dubbio che gli antichi scrittori cristiani, anzi tutti i cristiani dell’antichità, hanno considerato il decreto di Gerusalemme come l’equivalente del comando divino di non ammazzare .


Alcune testimonianze moderne


Della stessa convinzione sono i grandi studiosi moderni della Bibbia, quelli più quotati e più aggiornati.


1 – Citiamo, anzitutto, il Grande Lessico del Nuovo Testamento, iniziato da Gerbard Kittel, con la collaborazione dei migliori maestri in scienze bibliche. E’ una opera classica, nota in tutto il mondo, indispensabile per la conoscenza del Nuovo Testamento. Una vera miniera che contiene i risultati più recenti e più attendi- bili in questioni scritturistiche. Ecco quanto è detto a proposito di Atti 15, 28-29:


“Il divieto di cibarsi di sangue, stabilito dalla risoluzione del concilio apostolico, è fondato sulla concezione vetero-testamentaria e giudaica del carattere sacro del sangue… Versare il sangue significa distruggere il veicolo della vita e quindi la vita stessa. li divieto di uccidere fissato dalla risoluzione dei concilio apostolico esprime uno dei cardini della morale cristiana primitiva” .


2 – E l’autorevole Bibbia di Gerusalemme commenta Atti 15, 28-29:


“Il sangue è l’espressione della vita, che appartiene solo a Dio, e il divieto della legge in proposito era così grave da spiegare molto bene la ripugnanza dei giudei a dispensarne i pagani”.


Nella mentalità giudaica fare uso del sangue equivale dunque a violare il diritto assoluto di Dio sulla vita umana. Oggetto del decreto era la violazione di questo diritto divino, ossia il comando di non ammazzare, non qualsiasi uso dei sangue.


3 – Dizionario dei concetti biblici del Nuovo Testamento:


“Il sangue dell’uomo come pure quello degli animali è inteso come sede della vita. E’ logico quindi che diventi un’immagine della distruzione della vita. Ma Dio è l’unico signore della vita, solo lui può disporre della vita e del sangue. Il decreto apostolico di Atti 15, 20-29 va. inteso con riferimento all’ordinamento di Levitico 17, 1-16”.


In Levitico 17, 1-16 Dio proibisce il sangue in quanto è vita.


La conclusione è chiara. Sotto la guida dello Spirito Santo, il concilio apostolico decretò che i veri cristiani devono avere massimo rispetto per la vita umana ,a differenza dei pagani, che spesso ne facevano scempio. Jahve è Dio della vita non della morte. L’astenersi dal sangue equivale ad astenersi dal nuocere alla vita altrui e alla propria.


Dio non proibisce l’uso del sangue nella sua materialità, ma nel suo simbolismo in quanto equivalente della vita. I tdG si, basano su una lettura della Bibbia superficiale ed errata. La loro interpretazione è contro il pensiero degli antichi scrittori, dei cristiani di ogni tempo e dei grandi studiosi della Bibbia dei nostri tempi. Il loro errore causa purtroppo una vera strage degli innocenti.


San Paolo e il Decreto dì Gerusalemme


Se dovessimo accettare la spiegazione superficiale che del Decreto di Gerusalemme danno i tdG, dovremmo dire che il primo a violare quel Decreto sia stato proprio san Paolo. Scrivendo ai Corinzi l’Apo- stolo si esprime nel modo seguente:


“Tutto ciò che è in venduta sul mercato, mangiatelo pure senza indagare per motivo di coscienza, perché del Signore è la terra e tutto ciò che essa contiene (Salmo 24, 1). Se qualcuno non credente vi invita e volete andare, mangiate tutto quello che vi viene posto davanti, senza far questioni per motivo di coscienza” (1 Corinzi 10, 25-27; cf. Romani 14, 1-9).


Abbiamo il diritto di domandarci: Che cosa era in vendita sul mercato di Corinto, città ancora pagana? Che cosa era servito a mensa nelle case dei non credenti?


a) La risposta da dare, senza il minimo dubbio, è che sul mercato di Corinto erano in vendita, oltre alle carni immolate agli idoli, anche la carne di animali non dissanguati e il sangue. Paolo rivendica alla libertà del cristiano il diritto di mangiate anche questi cibi, benché il Decreto di Gerusalemme ne proibisca l’uso.


Perché?


Perché l’apostolo sapeva ben distinguere tra la lettera e lo spirito del comando del Signore (cf – 2 Corinzi 3, 6; 1 Corinzi 10, 19), tra la forma e la sostanza del Decreto.


Il sangue è simbolo di un’idea. E’ l’idea che conta. non il sangue in se stesso e l’uso che se ne fa.


b) Paolo aveva direttamente in mente l’uso delle carni immolate agli idoli o degli animali non dissanguati. Cibandosene, il cristiano – non intendeva commettere un atto di idolatria, ossia violare la legge di adorare solo il vero Dio.  Ma la stessa norma o distinzione si può sicuramente applicare all’uso del sangue. Cibandosene, il cristiano non intendeva commettere un omicidio o un suicidio. Questo era l’essenziale. Questo intendeva il Decreto proibendo l’uso del sangue.


Nessuna violazione dunque di Atti 15, 28-29 vi può essere nella terapia delle trasfusioni perché tale uso del sangue non comporta né idolatria né omicidio o suicidio come capisce chiunque abbia il sano discernímento o la vera scienza, di cui parla proprio san Paolo nell’applicazione di quel Decreto (cf. i Corinzi 8, 7).


 


 


PARTE SECONDA


IL PARERE DEI MEDICI


 


I


Il Dr. Vittorio Calvano, specialista in ematologia, Ordinario negli Ospedali Riuniti di Napoli, ha esaminato accuratamente l’opuscolo Sangue, Medicina e la Legge di Dio, che è un compendio di tutto ciò che i tdG sanno dire in materia di trasfusione di sangue. Abbiamo già detto che i tdG, per diffondere i loro funesti errori, hanno invaso il campo medico, che non è eli loro competenza. Le osservazioni del Dr. V. Calvano, specialista in materia, che qui riportiamo, sono incomparabilmente più attendibili dell’abusiva propaganda geovista.


Testimoni: La regola divina del modo di usare il sangue risale. alla dichiarazione che Dio fece a Noè (Gen. 9: 3, 4): “Non dovete mangiare la carne con la sua anima, col suo sangue” (pp. 3-4) “.


Medico:  In ogni carne c’è sempre una benché minima parte di sangue; pertanto non si dovrebbe mangiare alcun cibo di carne.


Testimoni: Non possiamo togliere dal nostro corpo parte del sangue, che rappresenta la vita e ancora amare Dio con tutta la nostra anima (p. 8).


Medico: Se ciò fosse vero, nessuno potrebbe amare Dio quando per ragioni trascurabili anche di lieve entità si fosse persa una parte anche minima di sangue. Basterebbe la puntura d’un ago con fuoriuscita d’una goccia di sangue per non poter amare più Dio.


Testimoni: In questo ventesimo secolo i cristiani trovano pratiche che implicano l’uso dei sangue per nulla dissimili da quelle prevalenti ai giorni degli Apostoli. In molti luoghi gli uomini fanno la fila per bere il sangue caldo degli animali uccisi nei mattatoi. Budini di sangue e salsicce di sangue si vendono dappertutto. In alcuni paesi orientali il sangue è comunemente usato nelle minestre e nel sugo… (p. 11).


Medico: L’equiparare queste pratiche di oggi (e di sempre) all’uso del sangue di cui erano interessati gli Apostoli e i primi cristiani è una palese alterazione della storia. L’uso del sangue proibito ai primi cristiani era sempre connesso coi sacrifici pagani non con regimi dietetici. E’ perciò ridicolo e fuor di luogo e non merita commento l’insistenza su regimi dietetici, degni più d’un libro di cucina che di uno scritto che ha la pretesa di trattare cose dello spirito.


Testimoni: Non ha nessuna importanza il fatto che il sangue non sia immesso nel corpo per via orale ma per via endovenosa. Resta che esso provvede al corpo il nutrimento che ne sostiene la vita (p. 14).


Medico: Si ammette che il sangue è utile a soste nere la vita. La vita è un dono di Dio, e noi abbiamo il dovere di difenderla. Un testimone di Geova che si dichiarava convinto della sua fede, rifiutò una sigaretta perché il fumo, egli asseriva, danneggia la salute; la salute è un dono di Dio; fumando perciò si contravviene alla legge di Dio. Noi aggiungiamo che è ancora più doveroso difendere la vita intera come dono di Dio. E com’è possibile pensare di violare la legge di Dio quando con il sangue trasfuso, in caso di necessità, difendiamo questo dono nella vita dei nostro prossimo?


Testimoni: Bisogna mettere in risalto che il punto di vista dei testimoni di Geova sulla questione è interamente religioso, si basa sulla legge di Dio e non sulle scoperte mediche (pp. 16-17).


Medico. E allora – si domanda – con quale coerenza vogliono i testimoni convincere i medici che la cura delle trasfusioni è pericolosa dal punto di vista medico e che bisogna influire sui medici in senso dissuasivo per ragioni mediche? E’ il caso di dire: sutor, ne ultra crepidam!


Testimoni: Le trasfusioni di sangue sono amministrate secondo la teoria che non possono mai fare danno e che potrebbero recare beneficio al paziente. Quest’idea è sbagliata perché ci sono pericoli connessi con la trasfusione (p. 18).


Medico: Eventuali pericoli, peraltro ridotti al minimo, connessi con la trasfusione del sangue, non escludono che questa si debba fare in particolari condizioni e che sia necessaria e insostituibile. Sarebbe come se non si aiutasse un moribondo con l’iniezione d’un medicinale sicuramente efficace per timore d’una possibile suppurazione.


Testimoni:  Il direttore medico del Centro del Sangue di Milwaukee,  nel Wisconsin, mette in rilievo i rischi della trasfusione. Egli dice: “La richiesta di trasfusione di sangue non richiede maggiore sforzo che l’ordinazione di una aspirina” (p. 19).


Medico: Il concetto più volte ribadito dai direttori dei vari Centri Trasfusionali sui rischi della trasfusione è che eventuali pericoli non debbono escludere la trasfusione in caso di necessità assoluta. Anzi diciamo di più, che la stessa aspirina (tanto per stare all’esempio) non è scevra di pericoli, e una sola (dico una) compressa della menzionata aspirina può dare fenomeni di intolleranza a volte anche gravi; ciò non pertanto si continua a somministrare aspirina per i suoi effetti benefici in varie malattie. E così potremmo citare innumerevoli esempi in ogni campo della medicina.


Testimoni:  William H. Crosby, capo del reparto di ematologia nell’Istituto Walter Rced dell’Esercíto, duramente accusa che il modo in cui oggi si somministra il sangue vuol dire “giocare alla roulette russa” con le bottiglie di sangue anziché con la rivoltella (p. 20).


Medico – William H. Crosby può avere in mente persone che egli solo conosce. Per quanto riguarda la classe dei medici in generale l’accostamento alla roulette russa è fuor di luogo perché i medici non giocano coi loro pazienti in quanto ogni flacone di sangue destinato alla trasfusione è scrupolosamente selezionato.


Testimoni: Per apprezzare i problemi che comporta, è necessario prestare attenzione ai gruppi sanguigni, i quali sono determinati dallo studio dei fattori presenti nei corpuscoli dei sangue e del plasma (pp. 20-21).


Medico: La complessa natura del sangue non rappresenta un impedimento alla pratica trasfusionale in quanto esistono precise precauzioni per evitare le reazioni trasfusionali, e cioè:


1)   Corretta determinazione del gruppo sanguigno del donatore e del ricevente, che devono essere isogruppi sia riguardo al sistema A B C sia a quello Rh.


2)   Prova crociata pretrasfusionale (Ferrata e Storti Le malattie del sangue).


3) Il Test di Coombs e la prova biologica sono altri mezzi idonei a dare un giudizio sicuro di compatibilità (Mollison, Mollison & Cuthesh, Discombe, Wiener, Pelagi & Righini, Frick, Storti & Vaccari, Vaccari & Baldini).


Testimoni: C’è il pericolo del sovraccarico circolatorio, quello di mettere troppo sangue nel corpo, costringendo così il sistema circolatorio a fermarsi (p. 23).