B. GIUSEPPE GERARD (1831-1914)

Vite di Santi, Beati, Venerabili...

Nacque in Francia, a Bouxières-aux-Chênes, il 12 marzo 1831 e morì a "Roma", nell\’attuale Lesotho, Africa, il 29 maggio 1914. Sacerdote della Congregazione dei Missionari Oblati di Maria Immacolata, il beato francese Giuseppe Gérard si recò missionario nel Basotholand, in Africa, ove annunciò senza sosta il Vangelo agli indigeni. Giovanni Paolo II lo beatificò il 15 settembre 1988.

Con il Ven. Carlo Domenico Albini (+1839), apostolo della Corsica, e con il Ven. Vitale Giustino Grandin (+1902), vescovo di S. Alberto, oggi Edmonton (Canada), il B. Gerard è uno dei discepoli più illustri del B. Carlo Eugenio de Mazenod, arcivescovo di Marsiglia e fondatore dei Missionari Oblati di Maria Immacolata (1816). Egli nacque il 12-3-1831 a Bouxières-aux-Chénes, nella diocesi di Nancy (Meurthe-et-Moselle), primogenito dei cinque figli che Giovanni, modesto contadino, ebbe da Orsola Stofflet. Al fonte battesimale gli furono imposti i nomi di Carlo, Giovanni e Giuseppe.
Dai genitori di "antico stampo" il beato ricevette una buona educazione tanto che, quando, a dodici anni, fece la prima comunione, gli parve di sentire la chiamata del Signore alla vita sacerdotale. Dopo le scuole elementari il parroco lo iniziò allo studio del latino perché aveva scorto in lui una spiccata propensione alla preghiera e allo studio. Giuseppe stesso, più avanti negli anni, dalle terre di missione scriverà ai fratelli e alle sorelle facendo menzione del fervore della sua giovinezza, delle visite al SS. Sacramento e alla Vergine e delle frequenti Via Crucis fatte.
L\’anno in cui fu cresimato (1844), il Gerard fu ammesso al seminario minore di Pont-à-Mousson, in cui fu di edificazione ai compagni e di soddisfazione ai superiori. A diciott\’anni fu ammesso al seminario maggiore di Nancy, in cui si distinse più per la devozione e il buon senso che per l\’approfondimento delle sottigliezze scolastiche. L\’incontro con i Missionari Oblati di Maria Immacolata, predicatori abituali degli esercizi spirituali ai seminaristi della diocesi, destò in lui aspirazioni alla vita apostolica. Pellegrinò con la mamma al santuario di Nostra Signora di Sion, diede l\’addio al paese natio per sempre, e poi si recò a Notre-Dame de l\’Osier, nella diocesi di Grenoble, dove il 9-5-1851 cominciò il noviziato.
I progressi che, vivendo in comunità, il beato fece nell\’osservanza delle regole e nella pratica delle virtù furono molto rapidi. Il maestro dei novizi, nel darne relazione al fondatore e superiore generale, Mons. de Mazenod, lo chiamava "il modello del noviziato", "un angelo di modestia e di candore", "un piccolo santo", "avido di mortificazioni e umiliazioni", "di una carità ammirabile", che vive "quasi continuamente alla presenza di Dio". Pensando alla parola "Oblato" egli si propose di "vivere sempre nello stato di vittima che attende soltanto il coltello del sacrificatore, in isconto dei propri peccati e di quelli dei popoli che evangelizzerà". Nell\’impeto del suo amore esclamava: "Mio Dio, poiché il mondo ti perseguita, ti disprezza, riducimi in polvere affinchè ti imiti in tutte le cose, e io sia veramente Oblato!".
Il 10-5-1852 il beato fu ammesso all\’unanimità dei superiori alla professione dei voti. Con quanta convinzione l\’abbia emessa si può dedurre leggendo la previa "consacrazione" che scrisse alla vigilia e che rinnovò sovente nel corso della sua lunga vita. Cinquant\’anni dopo scriverà al P. Augier, superiore generale: "Fu quello uno dei più bei giorni della mia vita; il profumo delle mie sacre promesse non è ancora scomparso; che Dio ne sia benedetto! Che la nostra buona Madre Immacolata ne sia ringraziata!".
Per lo studio della teologia il Gerard fu mandato a Marsiglia. Il suo moderatore, il P. Marchal, ne rimase tanto soddisfatto che non esitò a dichiarare: "Io non dubito che diventerà un apostolo generoso e capace dei più grandi sacrifici". Mons. de Mazenod ne approfittò per mandarlo nel Vicariato Apostolico di Natal, che nel 1850 era stato affidato dalla S. Congregazione di Propaganda Fide alla sua famiglia religiosa, benché fosse giunto soltanto al diaconato (1853). S\’imbarcò a Telone il 10-5-1853, primo anniversario della sua oblazione, e sbarcò a Durban (Africa Australe) il 21-1-1854, cioè dopo una diuturna navigazione di otto mesi, piena di pericolose vicissitudini. Durante il suo forzato soggiorno nell\’isola Maurizio ebbe modo di studiare il metodo di apostolato che aveva instaurato tra i negri il B. Giacomo Desiderato Laval (+1854), religioso della Congregazione dello Spirito Santo.
Giunto a Pieter Marizburg, sede di Mons. Francesco Allard, vicario apostolico, il Gerard fu ordinato sacerdote il 18-2-1854. Nei quattro mesi che vi rimase si perfezionò nella lingua inglese, ed ebbe cura degli irlandesi sparsi, senza sacerdoti, sopra un vasto territorio. Nel mese di luglio di quello stesso anno ricevette l\’ordine di stabilirsi presso una tribù di Cafri che non era mai stata a contatto con un prete cattolico. Ne studiò la lingua zulù senza grammatica e senza dizionario, poi costruì una capanna-cappella sotto la protezione di S. Michele arcangelo (1855), visitò i pagani nei loro villaggi, li catechizzò sommariamente e li invitò alle riunioni domenicali. Molti accorsero alla cappella per curiosità, ma per otto mesi il P. Giuseppe si affaticò invano a causa di insormontabili ostacoli; la poligamia, la fierezza beffarda dei Cafri, i riti immorali e superstiziosi praticati dagli stregoni, il nefasto influsso esercitato dai pastori protestanti. Il vicario apostolico lo richiamò allora a Pieter Maritsburg, dove, per due anni, continuò a occuparsi dei cattolici irlandesi e a coltivare la sua personale perfezione.
All\’inizio del 1858 il governo offrì ai Padri Oblati un terreno per l\’erezione di una nuova missione tra i Cafri. Il P. Gerard vi fu inviato perché costruisse una cappella ( 1859), ma anche questa volta, a causa dei vizi ai quali i negri si abbandonavano, l\’insuccesso fu totale. Senza perdersi d\’animo, a cinque giorni di marcia il beato costruì e inaugurò il 14-10-1860 un\’altra povera cappella sotto la protezione dell\’Addolorata, ma le sue fatiche furono di nuovo rese inefficaci dai soliti ostacoli. Scrisse allora al fondatore a Marsiglia: "Tutto sembra perduto per sempre in questa località. I Cafri si induriscono sempre di più… ma io non mi scoraggio. Sono contento del posto in cui mi ha collocato e, se dovessi ricominciare, la povera regione dei Cafri sarebbe ancora da me preferita\’\’. Mons. de Mazenod gli rispose: "Dopo tanti anni neppure una conversione! E\’ spaventoso!". Ma aggiunse con un intuito profetico: "Verrà il momento in cui la grazia misericordiosa di Dio cagionerà una specie di esplosione… occorrerà per questo penetrare un po\’ più addentro nella regione".
Nel gennaio del 1862 Mons. Allard e il P. Gerard attraversarono le montagne del Drakensberg, e si diressero verso l\’altipiano centrale sudafricano in cerca di anime meno refrattarie. Mentre nello stato libero di Grange si prendevano cura dei coloni privi di sacerdoti, appresero che a oriente, presso i Basuto, regnava un famoso re, Mosheshoe, soprannominato "il leone della montagna" il quale, ventinove anni prima, aveva permesso ai calvinisti francesi di stabilirsi nel suo regno.
A piedi, tra mille difficoltà, i due missionari raggiunsero Thaba-Bosiù, famosa montagna su cui il sovrano aveva stabilito la sua residenza. Gli chiesero udienza e la ottennero. La loro presenza nel paese non gli riuscì sgradita. Anzi, dopo una fervente novena di preghiere e di mortificazione, essi ottennero in dono dal lui il 18-2-1862 un terreno perché vi stabilissero la loro missione. Il beato, pieno di zelo, si mise subito a studiare il "seSotho" percorrendo i villaggi in compagnia di un interprete che conosceva lo zulù e di cui si era precedentemente servito tra i Cafri. Il 1-11-1863 fu solennemente benedetta la cappella della missione, che in un primo momento fu chiamata Villaggio della Madre di Gesù, e poi Roma, nell\’intento di accentuare la differenza che esisteva tra i cattolici e i protestanti.
La conversione dei negri del Basutoland si mostrò meno difficile grazie alle simpatie del re e alla differente mentalità del suo popolo. Il 25-12-1864 il beato potè aprire un catecumenato. L\’anno successivo, nella solennità dell\’Assunta, alla presenza del re Mosheshoe (+1870), Mons. Allard consacrò il Basutoland alla SS. Vergine per sottrarlo alle rovine che potevano provenirgli dalla guerra scoppiata tra inglesi e boeri, e nella festa della Madonna del Rosario per la prima volta amministrò solennemente il battesimo a sette adulti. Nel 1866, nella stessa festa, dodici neofiti furono ammessi alla prima comunione. Dopo d\’allora il missionario vide moltiplicarsi i frutti dei suoi sudori, grazie anche alla generosa collaborazione delle Suore della S. Famiglia di Bordeaux, giunte il 26-4-1865 nel Basutoland per l\’istruzione e l\’educazione della gioventù. Il P. Gerard fondò ancora due altri piccoli centri missionari a San Giuseppe di Korokoro nel 1866, e a San Michele due anni dopo, applicando ovunque il principio al quale faceva allusione nella sua corrispondenza: "Non vogliamo della paccottiglia".
Con l\’arrivo nel Basutoland del nuovo vicario apostolico, Mons. Jolivet, gli Oblati decisero di fondare nella parte settentrionale della regione la missione di Santa Monica (1876). Il beato la governò per vent\’anni cercando di formarvi una fervente cristianità con scuole e conventi. Dal 1897 al 1907 egli fu di nuovo messo alla testa dell\’importante missione di Roma, dove continuò a risiedere e a lavorare anche dopo che i superiori, data l\’età, si decisero a dargli un successore come aveva ripetutamente richiesto.
Compito del beato finché visse fu quello di predicare, fare il catechismo, amministrare i sacramenti, visitare gli ammalati e i vecchi nelle loro misere capanne piene di fumo, di insetti e di nauseobondi odori. Nell\’adempimento di questi doveri pastorali fu di uno zelo eroico benché di temperamento molto timido, incline alle austerità, amante dell\’ordine fino allo scrupolo e pronto a imporsi nei ritiri spirituali continui regolamenti.
Agli occhi dei superiori e dei confratelli il P. Gerard apparve sempre e ovunque un religioso modello, benché amasse qualificarsi come "verme della terra" e "il più scellerato degli uomini". Egli non ricercava la comodità, ma soltanto i beni del cielo. Non leggeva giornali, non prendeva parte a ricreazioni in cui non si parlava di Dio o di problemi missionari, e non amava le ricreazioni troppo rumorose. Difatti non fu mai veduto ridere a crepapelle. La sua occupazione abituale era la preghiera che raccomandava sempre a tutti, anche agli indigeni. Essa costituiva tutta la sua vita. Quando non era in viaggio, trascorreva quasi tutto il tempo di cui poteva disporre davanti al SS. Sacramento a capo chino e in ginocchio, recitando la Liturgia delle Ore o il rosario per la conversione dei non credenti, il ritorno alla fede degli apostati, le necessità di tutta la Chiesa militante e purgante.
Quando portava la comunione nelle capanne del villaggio voleva che i bambini delle scuole, accompagnati dalle suore, lo seguissero cantando inni. Dopo le preghiere della sera, tutti i venerdì dell\’anno, con essi faceva pure molto lentamente la Via Crucis.
Nei lunghi viaggi a cavallo P. Gerard portava con sé immancabilmente la corona del rosario, il breviario e i libri occorrenti per la lettura spirituale e la meditazione. Quando per strada incontrava un indigeno, gli si faceva incontro con la corona del rosario in mano, e lo esortava a farsi cattolico se ancora non aveva ricevuto il battesimo.
Per la conversione dei pagani il beato non badava a sacrifici, e per la salvezza delle anime non confidava nei mezzi materiali e nelle ricchezze.
Ai catecumeni, ai neofiti, ai religiosi e alle suore predicava con molta convinzione le verità della fede. I cristiani ne erano molto soddisfatti. Dicevano infatti: "Tutti i sacerdoti della missione sono buoni, ma il P. Giuseppe li sorpassa tutti; non vi furono mai e non ci saranno più preti come lui". Da nessuno fu mai visto in collera, anche quando alzava la voce contro le calunnie dei protestanti, la poligamia, le licenziose feste dell\’iniziazione e le stregonerie. Detestava il male sotto tutte le forme fino al punto da piangerne dal dispiacere mentre ascoltava le confessioni o predicava. Volle pure farne ammenda con dure mortificazioni e rudi discipline.
Fino alla morte il P. Gerard ebbe soprattutto molta cura dei malati e dei vecchi abbandonati. Si può dire che li amò fino alla follia. Di giorno ad essi portava con l\’Eucaristia cibarie, biancheria e medicine; di notte li assisteva sovente coricato per terra sopra luride coperte. Quando nel 1907 fu esonerato dal compito di superiore, nel suo taccuino scrisse: "Sarei contento di avere la mia piccola occupazione. Se me ne devo restare tranquillo, senza fare nulla, sono ugualmente contento. Ho il mio rosario, la S. Messa, la S. Comunione. Se occorresse, catechizzerei qualche vecchio o qualche vecchia, farei una esortazione alle Suore indigene. Se occorresse. Parola d\’ordine: Contro Dio, mai! Per Dio, sempre!" sull\’esempio di Gesù, Maria e Giuseppe".
Pienamente conformato alla volontà di Dio e disposto sempre a prestare ai confratelli quella collaborazione di cui era ancora capace in qualità di vicario, il P. Gerard si preparò alla morte moltiplicando soprattutto le orazioni e le giaculatorie. Nella vecchiaia prima perse tutti i denti, e poi cominciò ad accusare gonfiore e debolezza alle gambe. Il 14-4-1914 celebrò il suo giubileo di diamante sacerdotale, montò ancora qualche volta a cavallo per andare a visitare i suoi malati e i suoi vecchi, poi dovette mettersi a letto consunto dalle fatiche, ma confortato dal pensiero che, in cinquant\’anni di apostolato, tra i basuto lasciava 15.000 cattolici e 4.000 catecumeni.
Il 24 maggio dello stesso anno il vegliardo ricevette gli ultimi sacramenti e poi, dopo aver chiesto perdono ai confratelli delle proprie mancanze, li esortò ad essere molto generosi verso il Signore. Durante la sua breve agonia numerosi basuto andarono a rendergli l\’estremo saluto. Accanto al suo capezzale accorse anche Maama, il capo del distretto in cui sorgeva la missione. Appena lo vide con tutte le forze che gli rimanevano non temette di riprenderlo perché, contrariamente ai suoi figli, aveva rifiutato il battesimo. E concluse: "Vedi, Maama, io sto per morire! Oh, se tu sapessi che cosa significa avere la fede quando si sta per morire!". Il capo nel dire addio all\’amico non riuscì a frenare le lacrime e a resistere ancora al suo buon consiglio.
Il P. Gerard morì il 29-5-1914 dopo avere ripetutamente detto ai confratelli che lo andavano a trovare: "Non avrei mai creduto che fosse così dolce morire!". I suoi funerali riuscirono imponenti. Essi si svolsero alla presenza del re cattolico del Basutoland, Griffith, del rappresentante del governo inglese da cui dipendeva la colonia, e di una immensa folla la quale, invece di intonare canti funebri, intonò canti di gioia giacché considerava il defunto "un santo". Al cimitero Maama prese la parola per ricordare la carità del P. Gerard verso tutti, ma specialmente verso i poveri malati e i vecchi, e l\’aiuto che portò a Mosheshoe, nonno di Griffith, quando nella reggia di Thaba-Bosiù era stato assediato dai Boeri.
Giovanni Paolo II riconobbe le virtù eroiche del P. Gerard il 13-11-1976 e lo beatificò il 15-9-1988 durante il suo quarto viaggio pastorale in Africa, le sue reliquie sono venerate nella cattedrale di Maseru, capitale del Lesotho dal 1966, quando il Basutoland divenne nazione indipendente con tale nome.
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Sac. Guido Pettinati SSP,
I Santi canonizzati del giorno, vol. 5, Udine: ed. Segno, 1991, pp. 335-341
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