B. GIOVANNA JUGAN (1792-1879)

Vite di Santi, Beati, Venerabili...

La beata Giovanna Maria della Croce, fondatrice delle Piccole suore dei poveri, era nata come Giovanna Jugan a Cancale, in Francia, nel 1792. La sua vocazione era di aiutare gli anziani soli. Aderì al Terz'ordine della Madre Ammirabile, fondato da san Giovanni Eudes e con l'amica Francesca Aubert affittò una casa e cominciò ad accogliervi vecchi soli e malati. Per delle incomprensioni venne destituita dal ruolo di superiora e passò gli ultimi anni come questuante. Morì nel 1879. È beata dal 1982.

Fondatrice e prima Superiora delle Piccole Suore dei Poveri, la beata Jugan nacque a Cancale, in Bretagna (Francia), il 25-10-1792, quinta dei sette figli che Giuseppe, pescatore e bracciante agricolo, ebbe da Maria Horel. Fu battezzata il giorno stesso in cui nacque con il nome di Giovanna. Suoi educatori alla fede furono soltanto i genitori perché, a causa della rivoluzione in corso, i sacerdoti vivevano nascosti e celebravano la messa di notte nelle soffitte e nei granai. La chiesa parrocchiale del paese era diventata un deposito di fieno e di paglia per i bisogni degli ussari, accantonati nella città di Port-Malo.
Quando la persecuzione cessò per opera di Napoleone, la Jugan aveva dieci anni. Fu ammessa alla prima comunione dal parroco che il vescovo di Rennes, nel 1803, aveva mandato a Cancale, e quindi alla cresima dopo una preparazione molto sommaria. Da quel giorno Giovanna fu di maggiore aiuto e consolazione alla mamma nelle faccende di casa e nei lavori dei campi e, soprattutto, fu più assidua alla preghiera e alle funzioni sacre in chiesa. A diciotto anni spiccava non soltanto per l'alta statura, ma anche per l'amabilità e la modestia, motivo per cui le mamme nei casolari l'additavano alle loro figlio come modello.
Dopo aver rifiutato una proposta di matrimonio, la Jugan lavorò per cinque o sei anni come aiuto-cuoca nella vicina tenuta della viscontessa della Chouè. Nel 1816 a Cancale per tre settimane fu predicata una missione allo scopo di ridare nuovo slancio ai credenti. La beata vi prese parte. Un giorno mentre pregava sentì improvviso il desiderio di consacrarsi al bene degli altri senza ricompensa umana. Il missionario al quale si confidò le suggerì di aggregarsi dopo i venticinque anni alla Società della Madre Ammirabile, ideata da S. Giovanni Eudes (+1680), come Terz'Ordine degli Istituti da lui fondati con una regola di vita abbastanza stretta, basata specialmente sull'esercizio della carità e la devozione ai Cuori di Gesù e di Maria. La mamma avrebbe voluto che si maritasse, ma la figlia le rispose: "Dio mi vuole per sé e per un'opera che non è ancora fondata".
In quel tempo la Jugan trovò impiego come semplice aiutante nella farmacia dell'ospedale del Rosais, a Saint-Servan, tenuto dalle suore della Sapienza. Vi restò per circa sei anni. La Provvidenza la preparava alla sua missione di carità iniziandola alla conoscenza dei medicamenti più comuni e mettendola a contatto dei sofferenti, specialmente di un sacerdote malato di cui si occupava insieme all'anziana signorina Maria Lecoq. Mentre pensava al suo avvenire, la beata cadde malata. Che ne sarebbe stato di lei? La Lecoq la tolse dall'imbarazzo prendendola al suo servizio, decisa però a trattarla più da amica che da domestica.
In casa della Lecoq la beata non tardò a ricuperare la salute e a moltiplicare le sue pratiche di devozione specialmente dopo che si era associata al gruppo delle Figlio di Maria. A Saint-Servan in quel tempo infieriva il pauperismo. Persino i vecchi infermi non disponevano di un ospizio. Giovanna si associò ben presto a Maria Lecoq non solo per la sorveglianza dei bambini della prima comunione, ma anche per la visita ai bisognosi del quartiere. Per soccorrerli non esitò a chiedere di porta in porta l'elemosina. Invidiava la felice sorte dei Fatebenefratelli che si occupavano degli invalidi nel convento-ospedale di Lehon, alle porte di Dinan (Cótes-du-Nord). e si spingevano fino a Saint-Servan per fare la questua.
Dopo i trent'anni Giovanna si era praticamente trasformata in "religiosa in casa," dando il suo nome alla Società del Cuore della Madre Ammirabile. Ne osservava le regole fino nelle minuzie. Era particolarmente entusiasta di quella che stabiliva: "Le terziarie staranno in casa e andranno soltanto in chiesa, dai malati e dai poveri". Con il consenso del confessore emise anche privatamente il voto perpetuo di castità. Rimasta sola dopo quindici anni di permanenza con la Lecoq, per vivere continuò a prestare servizio finché una delle sue confidenti, Francesca Aubert, detta Fanchon, decise di fare vita comune con lei prendendo in affitto un modesto appartamento vicino alla chiesa. Si sarebbero fatte buona compagnia e si sarebbero mantenute filando, lavorando a giornata e assistendo i malati.
Il parroco di Saint-Servan, coadiuvato da cinque sacerdoti, ogni tanto riceveva in canonica il P. Felice Massot (+1862), Provinciale dei Fatebenefratelli, il quale non disdegnava di esortare le Figlie di Maria nelle conferenze che faceva per loro all'esercizio generoso delle opere di misericordia. Nel 1838 la beata era stata pregata di ospitare con sé una fanciulla orfana, Virginia Trédaniel, perché la educasse e la preservasse dal male. Non seppe dire di no. All'inizio dell'inverno dell'anno successivo aveva trovato in un tugurio Anna Chauvin, ved. Harraux (+1845), vecchia, cieca, semiparalitica e sola. Come non prendere anche lei con sé a costo di moltiplicare le proprie fatiche? Finché avrà vita la chiamerà: "Mia cara piccola madre". Poche sere dopo, alla sua porta era andata a bussare Isabella Quéru (+1844), una vecchia signorina che aveva servito senza stipendio dei signori decaduti. La beata, da vera madre dei poveri, capì che le era stata mandata da Dio. Ammise anche lei nella sua famiglia, felice di esser "gli occhi per il cieco e i piedi per lo zoppo" (Gb. 29,15). Stava sorgendo in lei senza che se ne accorgesse "il genio della carità" e "l'intelligenza del povero". E poiché si abbandonava ad occhi chiusi alla divina Provvidenza, non tardò a giungerle l'aiuto nella persona di Maria Jamet, amica di Virginia e come lei Figlia di Maria.
A Giovanna Jugan non mancarono crisi di scoraggiamento e di stanchezza per gli apprezzamenti contraddittori dei concittadini nei suoi riguardi, e anche perché da venticinque anni sognava il convento e da cinquanta si trovava ancora nel mondo. Un viceparroco, Don Sauvage, suo confessore, ogni tanto la incoraggiava dicendo: "Stia tranquilla, figlia mia, il suo convento è la sua casa". E per metterla alla prova nell'inverno seguente le mandò una terza malata. Maddalena Bourges, che appena guarita riservò a sé il duro compito del bucato. Il parroco visitò l'incipiente ospizio e parlò con la direttrice. Rimase bene impressionato dei propositi di lei, ma siccome non poteva prendersene cura per mancanza di salute, l'affidò alla direzione del suo quinto viceparroco, Don Augusto Le Pailleur (+1895), già confessore della Jamet e della Trédaniel. Il 15-10-1840 costui raccolse Giovanna e le sue compagne attorno a una statua della Madonna e diede loro un sommario regolamento di vita comune con l'impegno del reciproco aiuto. Sarà forse per questo che in seguito presumerà di considerarsi come il seminatore di quel granello di senapa che cominciava faticosamente a spuntare da terra.
Per soddisfare le aumentate richieste di ospitalizzazione che le giungevano da ogni parte, la serva dei poveri si vide costretta ad affittare un appartamento a pian terreno in cui il 1-10-1841 si stabilì con altre dodici vecchiette. Però, dopo l'entusiasmo delle prime settimane, perla scarsezza degli aiuti divenne esorbitante per lei l'onere del loro sostentamento. Un giorno confiderà alle novizie: "Agli inizi non avevamo carbone per riscaldarci, né legna, né altro; mancavamo di tutto, mie povere figliuole; abbiamo sofferto molto freddo e molta fame". Alcune vecchiette sarebbero tornate volentieri a mendicare alle porte degli antichi benefattori, ma la fondatrice vi si oppose. Lei sola si sarebbe avventurata per le vie della città e dei dintorni per chiedere l'elemosina al loro posto con un paniere nel quale aveva collocato una statuina di S. Giuseppe. Avendo in orrore l'ozio si procurò lana, conocchie, filatoi, aspi e arcolai, e li mise in mano alle donne più abili. Il lavoro e la preghiera sarebbero serviti anche a lenire dolori e a sedare litigi.
L'opera della Jugan con la nomina del nuovo parroco Don Giusepue Hay de Bonteville divenne parrocchiale. Fu perciò possibile con l'aiuto del clero di Saint-Servan e degli amici dei poveri acquistare nel 1842 per 20.000 franchi la maggior parte dell'antico convento delle Figlie della Croce in possesso di privati cittadini, trasferirvi le povere vecchie abbandonate e accogliervi anche i vecchi. Da allora la fondatrice dell'asilo prese il nome di Suor Maria della Croce in riconoscenza a Dio. Non mancarono gli invidiosi del bene che la beata stava facendo. Difatti ottennero dallo "ufficio di carità" la soppressione dei buoni di pane e di abiti che ella aveva chiesto per le prime dodici vecchiette da lei ospitate gratuitamente, con il pretesto che il nuovo asilo poteva ormai bastare a se stesso. Tra gli avversari della madre dei poveri c'era anche chi attendeva il crollo della sua opera ospitaliera, invece, il 29-5-1842, con l'aiuto del P. Massot, fu migliorata la regola e, alla presenza del Rev. Le Pailleur, Madre Maria della Croce fu eletta superiora. Pochi mesi dopo Fra Benedetto Verno, Priore generale dell'Ordine Ospedaliere di S. Giovanni di Dio, le faceva pervenire un "diploma di unione di preghiere, meriti e opere buone" tra le due istituzioni, e il vescovo di Rennes, Mons. Godefroy Brossais Saint-Marc, l'onorava di una visita.
Chi aveva messo la fondatrice in possesso di quel convento l'aveva avvertita che, se il numero dei poveri fosse aumentato, avrebbe dovuto pensare da sé al loro vitto e mantenimento. Suor Maria della Croce si era limitata a rispondere: "Date la casa, intanto. Se Dio la riempie, Dio certamente non l'abbandonerà". Verso la fine del 1843 i poveri da sfamare erano già quaranta. Per essi la fondatrice continuò ad estendere ovunque il raggio della sua questua a costo di inaudite fatiche e anche di brucianti umiliazioni.
L'8-12-1844, dopo la rinnovazione dei voti privati, la beata fu rieletta superiora per un altro anno. Quindici giorni dopo il Rev. Le Pailleur la sostituì arbitrariamente con la ventitreenne Maria Jamet, in religione le Suor Maria Agostina dell'Addolorata. Alla fondatrice, ormai cinquantunenne, riservò soltanto il compito più gravoso, quello della questua. La beata guardò il crocifisso appeso alla parete, la Madonnina di terracotta davanti alla quale amava pregare, e promise obbedienza a colei che era stata sua consigliera, senza un lamento. Anzi, quando si trattò di ampliare l'ospizio per le crescenti richieste dei poveri, ella moltiplicò le questue che faceva quasi sempre a piedi, con il rosario in mano, vestita di nero, e con in testa cuffia e fazzoletto bianchi. La Provvidenza nella quale aveva posto la sua fiducia le fece trovare sempre il denaro che occorreva per pagare i muratori alle volte nelle maniere più impensate.
Il 1-1-1845 il parroco e il sindaco di Saint-Servan (Ille-et-Vilaine) proposero Suor Maria della Croce all'Accademia Francese per ottenere uno dei premi che il barone de Montyon aveva istituiti per le azioni più virtuose. Nell'autunno dello stesso anno al comune di Saint-Servan giunse un plico dell'Istituto di Francia per annunciare che alla "signorina Giovanna Jugan" l'Accademia Francese aveva assegnato il primo premio Montyon di 3.000 franchi. Persino la massoneria francese alla Jugan, qualificata "donna mirabile", assegnò una medaglia d'oro.
Nonostante tanti onori, per tutta la vita la beata continuerà a comportarsi come la serva delle Serve dei Poveri, preoccupata soltanto di piacere a Dio facendo la sua volontà. Di mano in mano che altri Asili saranno aperti, ella vi accorrerà con sollecitudine per organizzare la questua e suscitare vocazioni tra la gioventù. Nel 1846 si recò a chiedere elemosine a Rennes. Il clero la supplicò di fare per i vecchi abbandonati delle loro città quello che aveva fatto per quelli di Saint-Servan. La sua risposta fu immediata. In quel secondo asilo delle Piccole Suore fu felice di accogliere per prima una vecchia cieca e paralitica. Il terzo asilo lo aprì a Dinan. Il quarto fu fondato a Tours (Indre-et-Loire) nel 1847 da Maria Jamet, con l'aiuto del "santo" Leone Dupont (+1876), grande devoto dell'Eucaristia e benefattore dei poveri. L'anima però di questi nuovi Asili, come di quelli fondati in seguito a Nantes, Parigi, Angers, fu sempre Suor Maria della Croce, che la gente chiamava "la prigioniera della carità" e nella quale vedeva "il dono della questua". Di lei scrisse il Dupont: "Da due giorni abbiamo l'onore di possedere la madre di tutte le Piccole Suore. Che meravigliosa fiducia in Dio! Che amore per il suo santo Nome! Ci farà del bene a Tours. La gente superficiale del mondo crede che questa 'povera cercatrice di pane' come essa stessa si chiama, chieda loro l'elemosina; ma se i loro occhi si aprissero, comprenderebbero che ne ricevono essi una immensa nel sentirla parlare con tanto amore e semplicità della Provvidenza di Dio!".
Alla fine del 1850 l'opera della Jugan contava un centinaio di suore, undici Asili e seicento vecchi da nutrire. Le dirigenti comprarono allora a Rennes una vasta proprietà detta la Piletière, e vi si stabilirono con la casa madre e il noviziato. Il 29-5-1852 il vescovo approvò le costituzioni che il P. Massot aveva aggiornato erigendo così in congregazione religiosa l'istituzione uscita dal cuore della "grande Giovanna". Il Rev. Le Pailleur fu dichiarato di essa il superiore generale. Egli ne approfittò per mettere definitivamente a riposo la fondatrice, la quale, per ventisette anni, vivrà nel nascondimento e in una apparente inutilità. Stabilita in noviziato, sarà destinata a lavori subalterni nel guardaroba e nella cucina. Senza avvedersene manterrà vive tra le novizie le tradizioni e le virtù delle origini, specialmente quelle della povertà, dell'umiltà e della carità. Tra tante amarezze trovò conforto alla notizia che il 9-7-1854 Pio IX aveva concesso il decreto di lode alle Piccole Suore dei Poveri.
Nel 1856 la casa madre e il noviziato della congregazione furono trasferiti definitivamente a nord-ovest di Rennes, nella proprietà detta La Tour St.-Joseph. La sistemazione dei locali e dei giardini annessi richiese molto lavoro. La beata fu felice di mettere a profitto della nuova sede il vigore delle sue braccia. In noviziato, però, non ebbe mai ufficialmente alcuna specie di autorità né sulle postulanti, né sulle novizie. Tuttavia non mancherà di correggerle con fermezza delle inadempienze alla regola e alla disciplina, e di animarle alla pratica delle virtù. Talora le costringerà a rifare un lavoro mal fatto dicendo "che la Madonna non avrebbe fatto così". Un giorno parlò così a un'aspirante alla vita religiosa: "Profitti bene del noviziato. Non rifiuti nulla al buon Dio. Si lasci formare; e quando sarà accanto al povero, si doni con tutto il cuore".
Centro della vita spirituale di Suor Maria della Croce erano la messa, la comunione, la meditazione, il rosario e le frequenti visite a Gesù sacramentato. Durante il giorno passava molte ore in cappella, nella penombra della tribuna, suo posto preferito, e là supplicava Dio per tutte le necessità degli uomini, della Chiesa, dei peccatori, della Francia, specialmente dopo il disastro di Sédan (1870) e delle anime del purgatorio. Al minimo servizio che le era reso diceva: "Dirò una Ave Maria per lei". Amava fare la Via Crucis. Alla seconda stazione sospirava: "Tu mi fai partecipare alla tua Croce, mio dolce Salvatore! Voglio portarla con gioia fino alla morte".
Nessuno ha mai conosciuto le intime sofferenze della beata perché dal suo volto traspariva una gioia infantile. Niente la turbava. Suo motto abituale era: "Dio sia benedetto, Dio sia benedetto!". Più di una volta disse umilmente al Rev. Le Pailleur: "Ah, buon padre, mi ha rubato l'opera mia!". E si vendicava dell'affronto patito scusando, perdonando, tacendo. Se riceveva qualche attestato di stima mormorava: "Non sono che uno zero sulla terra". L'8-5-1866 la municipalità di Saint-Servan decretò che fosse dedicata a Giovanna Jugan la via in cui sorgeva l'Asilo da lei fondato. L'unica a disapprovare quel gesto fu l'interessata. Dopo un po' di tempo una giovane professa vi fu trasferita. Suor Maria della Croce le si avvicinò e le sussurrò all'orecchio: "Laggiù vi parleranno di me. Lasci cadere il discorso. Il buon Dio sa tutto".
Dopo gli ottant'anni le forze della beata cominciarono poco per volta a declinare. Conservò tuttavia la lucidità di mente. Nonostante gli acciacchi della vecchiaia non ebbe mai un momento di impazienza. Morì dimenticata dagli uomini il 29-8-1879 dopo avere bisbigliato tra ansie e timori molte giaculatorie. Il 1-3-1879 Leone XIII aveva approvato definitivamente le costituzioni della sua famiglia religiosa che contava 2400 suore, 177 asili, e 25000 poveri vecchi da assistere.
Le reliquie di Suor Maria della Croce sono venerate a La Tour St. Joseph, nella cripta della cappella del noviziato. Giovanni Paolo II ne riconobbe l'eroicità delle virtù il 13-7-1979 e la beatificò il 3-10-1982.
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Sac. Guido Pettinati SSP,
I Santi canonizzati del giorno, vol. 8, Udine: ed. Segno, 1991, pp. 354-360
http://www.edizionisegno.it/