Pagine cattoliche: Morale: contraccezione, dissenso...

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Redazione Segnala "Congregazione per la Dottrina della fede. Alcune considerazioni concernenti la risposta a proposte di legge sulla non-discriminazione delle persone omosessuali"
Redazione Segnala "Il complesso problema dell'omosessualita' viene affrontato confrontandosi con l'ipotesi che essa sia conseguenza di un fenomeno "naturale": si tratta di un'ipotesi che va esclusa sulla scorta di numerosi controfatti
[Tratto da: http://www.alleanzacattolica.org/indici/articoli/brutibm243_244.htm ]"
Redazione Segnala "Fin dall'inizio, nel presentare l'insegnamento della Chiesa sull'omosessualita', Padre Nugent e Suor Gramick ne hanno ripetutamente messo in discussione elementi essenziali perdendo di vista sia Dio che l'esercizio della retta ragione"
Redazione Segnala "La Dottrina della Chiesa, il racconto ispirato della creazione, l'origine della differenza e la complementarieta' tra uomo e donna "
Redazione Segnala "

Presentazione

Uno dei fenomeni oggi più diffusi e che interpellano fortemente la coscienza della comunità cristiana, è il numero crescente delle unioni di fatto nell’insieme della società, con la conseguente disaffezione per la stabilità del matrimonio che ne deriva. Nel suo discernimento dei “segni dei tempi”, la Chiesa non poteva dunque mancare di prestare attenzione a questa realtà.

Consapevole delle gravi ripercussioni sociali e pastorali di questa situazione, il Pontificio Consiglio per la Famiglia ha organizzato, nel corso del 1999 e nei primi mesi del 2000, una serie di riunioni di studio cui hanno partecipato eminenti personalità e prestigiosi esperti di tutto il mondo, al fine di analizzare adeguatamente questo delicato problema, di così vasta portata per la Chiesa e per il mondo.

Il presente documento è frutto di questo lavoro. Esso affronta una problematica attuale e difficile, che tocca da vicino il nucleo centrale delle relazioni umane, la questione più delicata dell’intima unione tra famiglia e vita, le zone più sensibili del cuore umano. Allo stesso tempo, di fronte all’innegabile portata pubblica dell’attuale congiuntura politica internazionale, si rende necessaria e urgente una parola di orientamento, diretta soprattutto a quanti hanno responsabilità in questa materia. Sono loro, in effetti, che, nelle loro attività legislative, possono dare consistenza giuridica all’istituzione matrimoniale o, al contrario, diminuire la consistenza del bene comune che questa istituzione naturale protegge, partendo da una visione dei problemi personali che non corrisponde alla realtà.

Queste riflessioni sono dirette altresì ai pastori d’anime, che devono accogliere e guidare tanti cristiani d'oggi, e accompagnarli in un itinerario di apprezzamento del valore naturale, protetto dall’istituto matrimoniale e confermato dal sacramento cristiano. La famiglia fondata sul matrimonio corrisponde al disegno del Creatore “fin da principio” (Mt 19,4). Nel Regno di Dio non può essere seminato altro seme di quello della verità già iscritta nel cuore umano, l’unica capace di “produrre frutto con la perseveranza” (Lc 8,15); una verità che si fa misericordia, comprensione e invito a riconoscere in Gesù la “luce del mondo” (Gv 8,12) e la forza che libera dai vincoli del male.

Questo documento intende inoltre contribuire in modo positivo al dialogo al fine di mettere in luce la verità delle cose e le esigenze che procedono dallo stesso ordine naturale, partecipando al dibattito socio-politico e alla responsabilità verso il bene comune.

Voglia Dio che queste considerazioni, serene e responsabili, condivise da tanti uomini di buona volontà, siano di beneficio per quella comunità di vita, necessaria per la Chiesa e per il mondo, che è la famiglia.

 

Città del Vaticano, 26 luglio 2000
Festa di San Gioacchino e Sant’Anna, Genitori della S.ma Vergine Maria

 

Card. Alfonso López Trujillo
Presidente

S.E.Mons. Francisco Gil Hellín
Segretario

"

Nota:

Il matrimonio, istituzione dell’amore coniugale di fronte ad altri tipi d’unione 

(33) La realtà naturale del matrimonio è contemplata dalle leggi canoniche della Chiesa[80]. La legge canonica descrive in sostanza lo stato matrimoniale dei battezzati, tanto in fieri – al momento del patto coniugale - quanto come stato permanente in cui si iscrivono le relazioni coniugali e familiari. A questo proposito, la giurisdizione ecclesiastica sul matrimonio è decisiva, e rappresenta un’autentica salvaguardia dei valori familiari. Ma i principi fondamentali dello stato matrimoniale relativi all’amore coniugale e alla sua natura sacramentale non sono sempre pienamente compresi e rispettati. 

(34) Per quanto riguarda il primo punto, si dice spesso che l'amore è il fondamento del matrimonio, e che questo è una comunità di vita e d'amore, ma non si afferma sempre con chiarezza che esso è istituto coniugale, trascurando in questo modo la dimensione di giustizia propria al consenso. Il matrimonio è un'istituzione. Il non tener conto di ciò è spesso origine di una grave confusione tra il matrimonio cristiano e le unioni di fatto: quanti convivono in un'unione di fatto possono affermare che la loro relazione è fondata sull' "amore" (ma si tratta di un amore che il Concilio Vaticano II qualifica come sic dicto libero), e che formano una comunità di vita e d'amore, ma questa comunità si distingue sostanzialmente dalla communitas vitae et amoris coniugalis che è il matrimonio[81]

(35) Per ciò che riguarda i principi fondamentali relativi alla natura sacramentale del matrimonio, la questione è più complessa. I pastori della Chiesa devono in effetti tener conto dell'immensa ricchezza di grazia che emana dalla natura sacramentale del matrimonio cristiano, e dell'influenza che essa esercita sui rapporti familiari fondati sul matrimonio. Dio ha voluto che il patto coniugale originario, il matrimonio della Creazione, fosse un segno permanente dell'unione di Cristo con la Chiesa, diventando così un sacramento della Nuova Alleanza. Il problema sta nel comprendere adeguatamente che questo carattere sacramentale non va ad aggiungersi o è estrinseco alla natura del matrimonio. Al contrario, il matrimonio stesso, che il Creatore ha voluto indissolubile, è elevato al rango di sacramento dall'azione redentrice di Cristo, senza che ciò comporti la minima "snaturalizzazione" della sua realtà. Il non conoscere la peculiarità di questo sacramento in rapporto agli altri, dà spesso luogo a malintesi che oscurano la nozione di matrimonio sacramentale. Questa nozione acquista un'importanza particolare nella preparazione al matrimonio: i lodevoli sforzi per preparare i nubendi alla celebrazione di questo sacramento sarebbero inutili se essi non comprendessero chiaramente la natura assolutamente indissolubile del matrimonio che si apprestano a contrarre. I battezzati non si presentano davanti alla Chiesa soltanto per celebrare una festa secondo riti speciali, ma per contrarre un matrimonio per tutta la vita, sacramento della Nuova Alleanza. Mediante questo sacramento, essi partecipano al mistero dell'unione di Cristo con la Chiesa e esprimono la loro unione intima e indissolubile[82].

   

VI - Linee di orientamento cristiane 

Enunciato di base del problema "al principio non fu così" 

(36) La comunità cristiana si sente interpellata dal fenomeno delle unioni di fatto. Le unioni sprovviste di ogni vincolo istituzionale legale - tanto civile quanto religioso -, costituiscono un fenomeno sempre più frequente al quale la Chiesa deve accordare la sua attenzione pastorale[83]. Il credente, non soltanto mediante la ragione, ma anche e soprattutto per mezzo dello "splendore della verità" che gli viene dalla fede, è in grado di chiamare le cose con il loro nome; il bene, bene, e il male, male. Nel contesto attuale impregnato di relativismo e portato a smussare ogni differenza - anche essenziale - tra il matrimonio e le unioni di fatto, bisogna far prova di una grande saggezza e di una libertà coraggiosa per evitare di prestarsi agli equivoci o ai compromessi, sapendo che "la crisi più pericolosa che può affliggere l'uomo" è “la confusione del bene e del male, che rende impossibile costruire e conservare l’ordine morale dei singoli e delle comunità”[84]. In vista di una riflessione propriamente cristiana sui segni dei tempi, e di fronte all'apparente oscumento della verità profonda dell'amore umano nel cuore di molti nostri contemporanei, è opportuno tornare alle acque pure del Vangelo. 

(37) "Gli si avvicinarono alcuni farisei per metterlo alla prova e gli chiesero: 'È lecito ad un uomo ripudiare la propria moglie per qualsiasi motivo?'. Ed egli rispose: 'Non avete letto che il Creatore da principio li creò maschio e femmina e disse: 'Per questo l'uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due saranno una carne sola? Così che non sono più due, ma una carne sola'. Quello dunque che Dio ha congiunto, l'uomo non lo separi!'. Gli obiettarono: 'Perché allora Mosè ha ordinato di darle l'atto di ripudio e di mandarla via?' Rispose loro Gesù: 'Per la durezza del vostro cuore Mosè vi ha permesso di ripudiare le vostre mogli, ma da principio non fu così. Perciò io vi dico: chiunque ripudia la propria moglie, se non in caso di concubinato, e ne sposa un'altra, commette adulterio" (Mt 19,3-9). Queste parole del Signore sono note, come pure la reazione dei discepoli: "Se questa è la condizione dell'uomo rispetto alla donna, non conviene sposarsi" (Mt 19,10). Tale reazione si iscrive visibilmente nella mentalità dominante dell'epoca, una mentalità che aveva voltato le spalle al progetto originale del Creatore[85]. La concessione fatta da Mosè traduce la presenza del peccato, che riveste la forma della duritia cordis. Oggi, forse, più ancora che in altri tempi, bisogna tener conto di questo ostacolo dell'intelligenza, sclerosi della volontà, fissazione delle passioni, radice nascosta di molti fattori di fragilità che contribuiscono all'attuale diffusione delle unioni di fatto.

 

Unioni di fatto, fattori di fragilità e grazia sacramentale 

(38) Grazie alla presenza della Chiesa e del matrimonio cristiano, la società civile ha riconosciuto nel corso dei secoli il matrimonio nella sua condizione originaria, quella a cui allude Cristo nella sua risposta[86]. La condizione originaria del matrimonio è sempre d'attualità, come lo è anche la difficoltà di riconoscerla e di viverla, come intima verità nella profondità del proprio essere, propter duritiam cordis. Il matrimonio è un'istituzione naturale le cui caratteristiche essenziali possono essere riconosciute dall'intelligenza, al di là delle culture[87]. Questo riconoscimento della verità sul matrimonio è anche d'ordine morale[88]. Ma non bisogna dimenticare che la natura umana, ferita dal peccato e redenta da Cristo, non arriva sempre a distinguere chiaramente le verità che Dio ha iscritto nel suo cuore. Il messaggio cristiano della Chiesa e del suo Magistero devono essere un insegnamento e una testimonianza vivente nel mondo[89]. A questo proposito, occorre mettere l'accento sull'importanza della grazia, che dona alla vita matrimoniale la sua autentica pienezza[90]. Nel discernimento pastorale della problematica delle unioni di fatto, bisogna tener conto anche della fragilità umana e dell'importanza di una esperienza e di una catechesi veramente ecclesiali, che orientino verso una vita di grazia, verso la preghiera e i sacramenti, in particolare quello della Riconciliazione. 

(39) Bisogna distinguere diversi elementi tra i fattori di fragilità che sono all'origine delle unioni di fatto, caratterizzate dall'amore cosiddetto "libero" che omette o esclude il legame proprio e caratteristico dell'amore coniugale. Bisogna inoltre distinguere, come abbiamo visto in precedenza, tra le unioni di fatto alle quali alcuni si ritengono come obbligati a causa di situazioni difficili, e quelle che sono volute per se stesse, in “un atteggiamento di disprezzo, di contestazione o di rigetto della società, dell’istituto familiare, dell’ordinamento socio-politico, o di sola ricerca del piacere”[91]. Bisogna infine considerare il caso di coloro che sono spinti a un'unione di fatto “dall’estrema ignoranza e povertà, talvolta da condizionamenti dovuti a situazioni di vera ingiustizia, o anche da una certa immaturità psicologica, che li rende incerti e timorosi di contrarre un vincolo stabile e definitivo”[92]

Di conseguenza, il discernimento etico, l'azione pastorale e l'impegno cristiano nella realtà politica devono tener conto della molteplicità delle situazioni che ricopre il termine generale di "unioni di fatto", descritte prima[93]. Qualunque siano le cause, tali unioni comportano “ardui problemi pastorali, per le gravi conseguenze che ne derivano, sia religiose e morali (perdita del senso religioso del matrimonio, visto alla luce dell’Alleanza di Dio con il suo popolo; privazione della grazia del sacramento; grave scandalo), sia anche sociali (distruzione del concetto di famiglia; indebolimento del senso di fedeltà anche verso la società; possibili traumi psicologici nei figli; affermazione dell’egoismo)”[94]. Per questo la Chiesa è particolarmente sensibile al proliferare di questi fenomeni delle unioni non matrimoniali, data la dimensione morale e pastorale del problema.

 

Testimonianza del matrimonio cristiano 

(40) Le iniziative lanciate in molti paesi di tradizione cristiana per ottenere una legislazione favorevole alle unioni di fatto, fanno nascere non poche preoccupazioni tra i pastori e i fedeli. Sembrerebbe che, spesso, non si sappia quale risposta dare a questo fenomeno, e che la reazione sia puramente difensiva, rischiando così di dare l'impressione che la Chiesa voglia semplicemente mantenere lo status quo, come se la famiglia fondata sul matrimonio fosse il modello culturale (un modello "tradizionale") della Chiesa, che si vuole conservare malgrado le grandi mutazioni della nostra epoca. 

Per far fronte a questa situazione, occorre approfondire gli aspetti positivi dell'amore coniugale, per poter inculturare ancora una volta la verità del Vangelo, alla maniera dei cristiani dei primi secoli della nostra era. Il soggetto privilegiato di questa nuova evangelizzazione della famiglia sono le famiglie cristiane perché esse, soggetto di evangelizzazione, sono anche le prime evangelizzatrici, apportando la "buona novella" del "bell'amore"[95] non soltanto con le parole, ma anche e soprattutto con la loro testimonianza personale. È urgente riscoprire il valore sociale di questa meraviglia che è l'amore coniugale, poiché il fenomeno delle unioni di fatto non è indipendente dai fattori ideologici che lo oscurano e che nascono da una concezione errata della sessualità umana e del rapporto uomo-donna. Di qui l'importanza primordiale della vita di grazia in Cristo dei matrimoni cristiani: “Anche la famiglia cristiana è inserita nella Chiesa, popolo sacerdotale: mediante il sacramento del matrimonio, nel quale è radicata e da cui trae alimento, essa viene continuamente vivificata dal Signore Gesù, e da Lui chiamata e impegnata al dialogo con Dio mediante la vita sacramentale, l’offerta della propria esistenza e la preghiera. È questo il compito sacerdotale che la famiglia cristiana può e deve esercitare in intima comunione con tutta la Chiesa, attraverso le realtà quotidiana della vita coniugale e familiare: in tal modo la famiglia cristiana è chiamata a santificarsi ed a santificare la comunità ecclesiale e il mondo”[96]

(41) Mediante la loro presenza nei diversi ambiti della società, i matrimoni cristiani costituiscono un mezzo privilegiato per mostrare concretamente all'uomo contemporaneo (in parte distrutto nella sua soggettività, sfinito dalla ricerca vana di un amore "libero", opposto al vero amore coniugale, mediante una serie di esperienze frammentarie) che esiste una possibilità che l'essere umano ritrovi se stesso, e per aiutarlo a comprendere la realtà di una soggettività pienamente realizzata nel matrimonio in Gesù Cristo. Questa specie di choc con la realtà è l'unico modo possibile per far emergere nel cuore la nostalgia di una patria di cui ogni persona custodisce un ricordo incancellabile. Agli uomini e alle donne delusi, che si chiedono con cinismo: "Può venire qualcosa di buono dal cuore umano?" bisognerà poter rispondere: "Venite a vedere il nostro matrimonio, la nostra famiglia". Ciò può rappresentare un punto di partenza decisivo, la testimonianza reale con la quale la comunità cristiana, con la grazia di Dio, manifesta la misericordia di Dio verso gli uomini. In molti ambienti, si constata quanto possa essere altamente positiva la considerevole influenza dei fedeli cristiani. Con la loro scelta cosciente di fede e di vita, essi sono, tra i loro contemporanei, come il lievito nella pasta, come la luce che brilla nelle tenebre. L'attenzione pastorale nella preparazione al matrimonio e alla famiglia, e l'accompagnamento nella vita coniugale e familiare, sono dunque essenziali alla vita della Chiesa e del mondo[97].

 

Una preparazione adeguata al matrimonio 

(42) Il Magistero della Chiesa ha ripetutamente insistito, soprattutto dopo il Concilio Vaticano II, sull'importanza e il carattere insostituibile della preparazione al matrimonio nella pastorale ordinaria. Tale preparazione non dovrebbe limitarsi a una semplice informazione su ciò che è il matrimonio per la Chiesa, ma essere un vero cammino di formazione delle persone, basato sull'educazione alla fede e alle virtù. Il Pontificio Consiglio per la Famiglia ha trattato questo importante aspetto della pastorale della Chiesa nei documenti Sessualità umana: verità e significato, dell'8 dicembre 1995, e Preparazione al sacramento del matrimonio, del 13 maggio 1996, mettendo l'accento sul carattere fondamentale della preparazione al matrimonio e sul contenuto di questa preparazione. 

(43) “La preparazione al matrimonio, alla vita coniugale e familiare, è di rilevante importanza per il bene della Chiesa. Di fatto il sacramento del Matrimonio ha un grande valore per l’intera comunità cristiana e, in primo luogo, per gli sposi, la cui decisione è tale che non potrebbe essere soggetta all’improvvisazione o a scelte affrettate. In altre epoche tale preparazione poteva contare sull’appoggio della società, la quale riconosceva i valori e i benefici del matrimonio. La Chiesa, senza intoppi o dubbi, tutelava la sua santità, consapevole del fatto che il sacramento del matrimonio rappresentava una garanzia ecclesiale, quale cellula vitale del Popolo di Dio. L’appoggio ecclesiale era, almeno nelle comunità realmente evangelizzate, fermo, unitario, compatto. Erano rare, in genere, le separazioni e i fallimenti dei matrimoni e il divorzio veniva considerato come una ‘piaga’ sociale (cf GS 47). Oggi, al contrario, in non pochi casi, si assiste ad un accentuato deterioramento della famiglia e ad una certa corrosione dei valori del matrimonio. In numerose nazioni, soprattutto economicamente sviluppate, l’indice di nuzialità si è ridotto. Si suole contrarre matrimonio in un’età più avanzata e aumenta il numero dei divorzi e delle separazioni, anche nei primi anni di tale vita coniugale. Tutto ciò porta inevitabilmente ad una inquietudine pastorale, mille volte ribadita: chi contrae matrimonio, è realmente preparato a questo? Il problema della preparazione al sacramento del Matrimonio, e alla vita che ne segue, emerge come una grande necessità pastorale innanzitutto per il bene degli sposi, per tutta la comunità cristiana e per la società. Perciò crescono dovunque l’interesse e le iniziative per fornire risposte adeguate e opportune alla preparazione al sacramento del Matrimonio”[98]

(44) Ai nostri giorni, il problema non consiste più tanto, come in altre epoche, nel fatto che i giovani arrivino al matrimonio non sufficientemente preparati. A causa in parte di una visione antropologica pessimistica, destrutturante, che annulla la soggettività, molti di loro dubitano perfino che possa esistere nel matrimonio un dono reale che crea un vincolo fedele, fecondo e indissolubile. Frutto di questa visione è, in alcuni casi, il rifiuto dell’istituzione matrimoniale, considerata come una realtà illusoria a cui potrebbero accedere solo persone con una preparazione molto speciale. Di qui l’importanza dell’educazione cristiana a una nozione giusta e realistica della libertà in rapporto al matrimonio, come capacità di scoprire il bene del dono coniugale e di orientarsi verso di esso.

 

La catechesi familiare 

(45) In questo senso, l’azione di prevenzione mediante la catechesi familiare è importante. La testimonianza delle famiglie cristiane è insostituibile, tanto nei confronti dei figli quanto in seno alla società in cui vivono. I pastori non devono essere i soli a difendere la famiglia, ma le famiglie stesse devono esigere il rispetto dei loro diritti e della loro identità. Va sottolineato che oggi le catechesi familiari occupano un posto di primo piano nella pastorale familiare. Vi si affrontano le realtà familiari in modo organico, completo e sistematico, sottoponendole al criterio della fede, alla luce della Parola di Dio interpretata ecclesialmente nella fedeltà al Magistero della Chiesa da pastori legittimi e competenti che contribuiscono veramente, in tale processo catechetico, ad approfondire la verità salvifica sull’uomo. Bisogna sforzarsi di mostrare la razionalità e la credibilità del Vangelo in rapporto al matrimonio e alla famiglia, riorganizzando il sistema educativo della Chiesa[99]. La spiegazione del matrimonio e della famiglia a partire da una visione antropologica corretta continua a destare sorpresa, anche tra gli stessi cristiani, che scoprono che non è soltanto una questione di fede e che vi trovano le ragioni per affermarsi nella loro fede e per agire, proponendo una testimonianza personale di vita e svolgendo una missione apostolica specificatamente laicale.

 

I mezzi di comunicazione 

(46) Ai giorni nostri, la crisi dei valori familiari e della nozione di famiglia nell’ordinamento degli Stati e nei mezzi di trasmissione della cultura – stampa, televisione, internet, cinema, ecc. – richiedono uno sforzo particolare per assicurare la presenza dei valori familiari nei mezzi di comunicazione. Si consideri, ad esempio, la forte influenza che hanno avuto i media nella perdita di sensibilità sociale di fronte a situazioni quali l’adulterio, il divorzio o anche le unioni di fatto, o ancora la deformazione perniciosa dei “valori” (o meglio dei ”contro-valori”) che essi a volte presentano come proposte normali di vita. Bisogna anche tener conto del fatto che in alcune occasioni e malgrado il contributo meritorio dei cristiani impegnati che collaborano a questi mezzi di comunicazione, alcuni programmi e serie televisive, ad esempio, non soltanto non contribuiscono alla formazione religiosa, ma favoriscono la disinformazione e la diffusione dell’ignoranza religiosa. Anche se questi fattori non sono elementi fondamentali della conformazione di una cultura, rientrano in misura non trascurabile tra i fattori sociologici di cui tener conto in una pastorale ispirata a criteri realistici.

 

L’impegno sociale 

(47) Per molti nostri contemporanei, la cui soggettività è stata per così dire “demolita” dalle ideologie, il matrimonio è quasi impensabile; la realtà coniugale non ha alcun significato per queste persone. Come può la pastorale della Chiesa diventare, anche per loro, un avvenimento di salvezza? A questo proposito, l’impegno politico e legislativo dei cattolici che hanno responsabilità in questi campi è decisivo. Le legislazioni conformano, in larga misura, l’ethos di un popolo. A tale proposito, è particolarmente importante chiamare a vincere la tentazione di indifferenza negli ambienti politici e legislativi, insistendo sulla necessità di rendere pubblicamente testimonianza della dignità della persona. L’equiparazione delle unioni di fatto alla famiglia implica, come abbiamo visto, un’alterazione dell’ordinamento orientato verso il bene comune della società, e comporta una svalutazione dell’istituzione matrimoniale fondata sul matrimonio. Essa costituisce dunque un male per le persone, le famiglie e la società. Il “politicamente possibile” e la sua evoluzione nel tempo non può fare astrazione dei principi fondamentali della verità sulla persona umana, che devono ispirare gli atteggiamenti, le iniziative concrete e i programmi per l’avvenire[100]. Risulta ugualmente utile rimettere in discussione il “dogma” del vincolo indissociabile tra democrazia e relativismo etico, sul quale si fondano numerose iniziative legislative tendenti ad equiparare le unioni di fatto alla famiglia. 

(48) Il problema delle unioni di fatto rappresenta una grande sfida per i cristiani, che devono essere capaci di mostrare l’aspetto razionale della fede, la razionalità profonda del Vangelo del matrimonio e della famiglia. Ogni annuncio di questo Vangelo che non sia in grado di rispondere a tale sfida alla razionalità (intesa come intima corrispondenza tra desiderium naturale dell’uomo e Vangelo annunciato dalla Chiesa) sarebbe inefficace. Per questo è necessario, oggi più che mai, mostrare la credibilità interiore della verità sull’uomo che è alla base dell’istituzione dell’amore coniugale. A differenza degli altri sacramenti, il matrimonio appartiene anche all’economia della Creazione, iscrivendosi in una dinamica naturale nel genere umano. È necessario, in secondo luogo, intraprendere uno sforzo di riflessione sulle basi fondamentali, sui principi essenziali che ispirano le attività educative nei diversi ambiti e istituzioni. Quale è la filosofia delle istituzioni educative oggi nella Chiesa, e come tradurre questi principi in un’educazione appropriata al matrimonio e alla famiglia, come strutture fondamentali e necessarie alla società?

 

Attenzione e avvicinamento pastorale 

(49) Un atteggiamento di comprensione nei confronti della problematica esistenziale e delle scelte delle persone che vivono un’unione di fatto è legittimo, e in alcune circostanze un dovere. Alcune di queste situazioni devono perfino suscitare vera e propria compassione. Il rispetto della dignità delle persone non è messo in discussione. Tuttavia, la comprensione delle circostanze e il rispetto delle persone non equivalgono a una giustificazione. In tali circostanze, conviene piuttosto sottolineare che la verità è un bene essenziale delle persone e un fattore d’autentica libertà. L’affermazione della verità non costituisce un’offesa, ma è al contrario una forma di carità, di modo che il “non sminuire in nulla la salutare dottrina di Cristo” sia “eminente forma di carità verso le anime”[101], a condizone che questa sia accompagnata “con la pazienza e la bontà di cui il Signore stesso ha dato l’esempio nel trattare con gli uomini”[102]. I cristiani devono pertanto cercare di comprendere le cause individuali, sociali, culturali e ideologiche della diffusione delle unioni di fatto. Bisogna ricordare che una pastorale intelligente e discreta può, in certi casi, contribuire alla riabilitazione “istituzionale” di queste unioni. Le persone che si trovano in questa situazione devono essere prese in considerazione, caso per caso e in maniera prudente, nel quadro della pastorale ordinaria della comunità ecclesiale, mediante un’attenzione ai loro problemi e alle difficoltà che ne derivano, un dialogo paziente e un aiuto concreto, specialmente nei confronti dei figli. Anche in questo aspetto della pastorale, la prevenzione è un atteggiamento prioritario.

 

 

Conclusione

 

(50) Nel corso dei secoli, la saggezza delle nazioni ha riconosciuto sostanzialmente, malgrado alcune limitazioni, l’esistenza e la missione fondamentale e insostituibile della famiglia fondata sul matrimonio. La famiglia è un bene necessario e insostituibile per tutta la società. Essa ha un vero e proprio diritto, in giustizia, a essere riconosciuta, protetta e promossa dall’insieme della società. È tutta la società che subisce un pregiudizio quando si attenta, in un modo o nell’altro, a questo bene prezioso e necessario per l’umanità. La società non può restare indifferente di fronte al fenomeno sociale delle unioni di fatto, e al declassamento dell’amore coniugale che implica. La soppressione pura e semplice del problema mediante la falsa soluzione del riconoscimento delle unioni di fatto, collocandole pubblicamente a un livello simile e perfino equiparandole alle famiglie fondate sul matrimonio, non costituisce soltanto un pregiudizio comparativo per il matrimonio (danneggiando, ancor più, la famiglia, questa necessaria istituzione naturale che oggi avrebbe tanto bisogno, al contrario, di politiche familiari vere). Essa denota ugualmente un profondo disconoscimento della verità antropologica dell’amore umano tra l’uomo e la donna e dell’aspetto che le è indissociabilmente legato, quello di essere un’unità stabile e aperta alla vita. Tale disconoscimento diventa ancora più grave quando si ignora la differenza essenziale e molto profonda esistente tra l’amore coniugale derivante dall’istituto matrimoniale e i rapporti omosessuali. L’ “indifferenza” delle amministrazioni pubbliche su questo punto rassomiglia molto all’apatia di fronte alla vita o alla morte della società, a una indifferenza di fronte alla sua proiezione nell’avvenire o al suo degrado. In assenza di misure opportune, questa “neutralità” rischia di sfociare in un grave deterioramento del tessuto sociale e della pedagogia delle generazioni a venire.

La valorizzazione insufficiente dell’amore coniugale e della sua apertura intrinseca alla vita, con l’instabilità che ne deriva nella vita familiare, è un fenomeno sociale che richiede un discernimento appropriato da parte di tutti coloro che si sentono riguardati dal bene della famiglia, e in particolare dei cristiani. Si tratta anzitutto di riconoscere le vere cause (ideologiche ed economiche) di un tale stato di cose, e di non cedere alle rivendicazioni demogogiche di gruppi di pressione che non tengono conto del bene comune della società. Per la Chiesa Cattolica, nella sua sequela di Gesù Cristo, la famiglia e l’amore coniugale sono un dono di comunione del Dio della Misericordia con l’umanità, un tesoro prezioso di santità e di grazia che risplende in mezzo al mondo. Per questo essa invita tutti coloro che lottano per la causa dell’uomo a unire i loro sforzi in vista della promozione della famiglia e della sua intima fonte di vita che è l’unione coniugale.

 


[1] Concilio Vaticano II, Cost. Gaudium et spes, n. 47
[2]Concilio Vaticano II, Cost. Lumen gentium n. 11, Decr. Apostolicam actuositatem, n. 11.
[3]Catechismo della Chiesa Cattolica, nn. 2331-2400, 2514-2533; Pontificio Consiglio per la Famiglia, Sessualità umana: verità e significato, 8-2-1995.
[4]Giovanni Paolo II, Es. Ap. Familiaris consortio, n. 80.
[5]In questi paesi, l’azione umanizzatrice e pastorale della Chiesa, nella sua opzione preferenziale per i poveri, è stata orientata, in generale, verso la “regolarizzazione” di queste unioni, mediante la celebrazione del matrimonio (o mediante la convalida o sanatoria, a seconda dei casi) in conformità all’atteggiamento ecclesiale di impegno a favore della santificazione delle famiglie cristiane.
[6]Diverse teorie costruzioniste sostengono oggi concezioni differenti sul modo in cui la società dovrebbe - secondo quanto sostengono - cambiare adattandosi ai diversi "generi" (ad esempio nell'educazione, la sanità, ecc.). Alcuni sostengono l’esistenza di tre generi, altri cinque, altri sette, altri ancora un numero che può variare in funzione di diverse considerazioni.
[7]Tanto il marxismo quanto lo strutturalismo hanno contribuito in misura differente al consolidamento di questa ideologia di "gender", che ha subito diversi influssi, quali la "rivoluzione sessuale", con postulati come quelli rappresentati da W. Reich (1897-1957) che appella alla "liberazione" da qualunque disciplina sessuale, o Herbert Marcuse (1898-1979) che invita a sperimentare ogni tipo di situazione sessuale (intesa a partire da un polimorfismo sessuale di orientamento indifferentemente "eterosessuale" - cioè l'orientamento sessuale naturale - o omosessuale), slegata dalla famiglia e da qualsiasi finalismo naturale di differenziazione tra i sessi, così come da qualsiasi ostacolo derivante dalla responsabilità procreativa. Un certo femminismo radicalizzato ed estremista, rappresentato da Margaret Sanger (1879-1966) e da Simone de Beauvoir (1908-1986) non può essere collocato al margine di questo processo storico di consolidamento di una ideologia. In questo modo, "eterosessualità" e monogamia sarebbero solo casi possibili di pratica sessuale.
[8]Questo atteggiamento ha incontrato, purtroppo, un'accoglienza favorevole presso numerose istituzioni internazionali importanti, e si è tradotto nel conseguente deterioramento del concetto stesso di famiglia, il cui fondamento è, necessariamente, il matrimonio. Tra queste istituzioni, alcuni Organismi della stessa Organizzazione delle Nazioni Unite, sembrano aver aderito recentemente ad alcune di queste teorie, ignorando con ciò l’autentico significato dell'articolo 16 della Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo del 1948, che qualifica la famiglia come "nucleo naturale e fondamentale della società". Cfr. Pontificio Consiglio per la Famiglia, Famiglia e Diritti umani, 1999, n. 16.
[9]Aristotele, Politica, I, 9-10 (Bk 1253a)
[10]Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 2207
[11]Giovanni Paolo II, Es. Ap. Familiaris consortio, n. 18
[12]Giovanni Paolo II, Allocuzione durante l'Udienza generale del 1-12-1999
[13]Concilio vaticano II, Cost. Gaudium et spes, n. 47
[14]"… a prescindere dalle correnti di pensiero, esiste un insieme di conoscenze in cui è possibile ravvisare una sorta di patrimonio spirituale dell’umanità. È come se ci trovassimo dinanzi a una filosofia implicita per cui ciascuno sente di possedere questi principi, anche se in forma generica e non riflessa. Queste conoscenze, proprio perché condivise in qualche misura da tutti, dovrebbero costituire come un punto di riferimento delle diverse scuole filosofiche. Quando la ragione riesce a intuire e a formulare i principi primi e universali dell’essere e a far correttamente scaturire da questi conclusioni coerenti di ordine logico e deontologico, allora può dirsi una ragione retta o, come la chiamavano gli antichi, orthòs logos, recta ratio". Giovanni Paolo II, Enc. Fides et ratio, n. 4.
[15]Concilio Vaticano II, Cost. Dei Verbum, n. 10.
[16]“Il rapporto fede e filosofia trova nella predicazione di Cristo crocifisso e risorto lo scoglio contro il quale può naufragare, ma oltre il quale può sfociare nell’oceano sconfinato della verità. Qui si mostra evidente il confine tra la ragione e la fede, ma diventa anche chiaro lo spazio in cui ambedue si possono incontrare”. Giovanni Paolo II, Enc. Fides et ratio, n. 23. “Il vangelo della vita non è esclusivamente per i credenti: è per tutti. La questione della vita e della sua difesa e promozione non è prerogativa dei soli cristiani …” Giovanni Paolo II, Enc. Evangelium Vitae, n. 101.
[17]Giovanni Paolo II, Allocuzione al Forum delle Associazioni Cattoliche d'Italia, 27-6-1998.
[18]Pontificio Consiglio per la Famiglia, Dichiarazione sulla Risoluzione del Parlamento Europeo che equipara la famiglia alle 'unioni di fatto', comprese quelle omosessuali, 17-3-2000
[19]Sant'Agostino, De libero arbitrio, I, 5, 11
[20]“La vita sociale e il suo apparato giuridico esige un fondamento ultimo. Se non esiste altra legge oltre la legge civile, dobbiamo ammettere allora che qualsiasi valore, perfino quelli per i quali gli uomini hanno lottato e considerato passi avanti cruciali nella lunga marcia verso la libertà, possono essere cancellati da una semplice maggioranza di voti. Quelli che criticano la legge naturale non debbono chiudere gli occhi di fronte a questa possibilità, e quando promuovono leggi - in contrasto con il bene comune nelle sue esigenze fondamentali - debbono tener conto di tutte le conseguenze delle proprie azioni perché possono sospingere la società verso una direzione pericolosa”. Discorso del Card. A. Sodano al Secondo Incontro di politici e legislatori d’Europa, organizzato dal Pontificio Consiglio per la Famiglia, 22-24 ottobre 1998.
[21]In Europa, ad esempio, nella Costituzione della Germania: "Il matrimonio e la famiglia trovano particolare protezione nell'ordinamento dello Stato" (Art. 6); Spagna: "I pubblici poteri assicurano la protezione sociale, economica e giuridica della famiglia" (Art. 39); Irlanda: "Lo Stato riconosce la famiglia come il gruppo naturale primario e fondamentale della società e come istituzione morale dotata di diritti inalienabili e imprescrittibili, anteriori e superiori a ogni diritto positivo. Per questo lo Stato si impegna a proteggere la costituzione e l'autorità della famiglia come fondamento necessario dell'ordine sociale e come elemento indispensabile per il benessere della Nazione e dello Stato" (Art. 41); Italia: "La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio" (Art. 29); Polonia: "Il matrimonio, cioè l'unione di un uomo e di una donna, così come la famiglia, la paternità e la maternità, devono trovare protezione e cura nella Repubblica di Polonia" (Art. 18); Portogallo: "La famiglia, come elemento fondamentale della società, ha diritto alla protezione della società e dello Stato e alla realizzazione di tutte le condizioni che permettano la realizzazione personale dei loro membri" (Art.67). 
Anche nelle Costituzioni del resto del mondo: Argentina: "… la legge stabilirà … la protezione integrale della famiglia" (Art. 14); Brasile: "La famiglia, base della società, è oggetto di speciale protezione da parte dello Stato" (Art. 226); Cile: "La famiglia è il nucleo fondamentale della società … E' dovere dello Stato … assicurare protezione alla popolazione e alla famiglia …" (Art.1); Repubblica Popolare di Cina: "Lo Stato protegge il matrimonio, la famiglia, la maternità e l'infanzia" (Art. 49); Colombia: "Lo Stato riconosce, senza alcuna discriminazione, la primazia dei diritti inalienabili della persona e protegge la famiglia come istituzione fondamentale della società" (Art. 5); Corea del Sud: "Il matrimonio e la vita familiare si fondano sulla dignità individuale e l'uguaglianza tra i sessi; lo Stato metterà in atto tutti i mezzi a sua disposizione per raggiungere questo scopo" (Art. 36); Filippine: "Lo Stato riconosce la famiglia filippina come fondamento della Nazione. Di conseguenza deve essere intensamente favorita la solidarietà, la sua attiva promozione e il suo totale sviluppo. Il matrimonio è un'istituzione sociale inviolabile, è fondamento della famiglia e deve essere protetto dallo Stato" (Art. 15); Messico: " … la Legge … proteggerà l'organizzazione e lo sviluppo della famiglia" (Art. 4); Perù: "La comunità e lo Stato … proteggono anche la famiglia e promuovono il matrimonio; li riconoscono come istituzioni naturali e fondamentali della società" (Art. 4); Ruanda: "La famiglia, in quanto base naturale del popolo ruandese, sarà protetta dallo Stato" (Art. 24).
[22]“Ogni legge posta dagli uomini in tanto ha valore di legge, in quanto è derivata dalla legge naturale. Se poi in qualche cosa contrasta con la legge naturale non è più legge, ma corruzione della legge”. San Tommaso d’Aquino, Summa Teologica, I-II, q.95, a.2.
[23]Giovanni Paolo II, Discorso al Secondo Incontro di Politici e Legislatori d’Europa organizzato dal Pontificio Consiglio per la Famiglia, 23-10-1998.
[24]Giovanni Paolo II, Enc. Centesimus annus, n. 46
[25]“In quanto responsabili politici e legislatori che intendono essere fedeli alla Dichiarazione Universale, ci impegniamo a promuovere e a difendere i diritti della famiglia fondata sul matrimonio fra un uomo e una donna. Ciò deve essere fatto a tutti i livelli: locale, regionale, nazionale e internazionale. Solo così potremo essere veramente al servizio del bene comune, a livello sia nazionale che internazionale”, Conclusioni del Secondo Incontro di politici e legislatori d’Europa, 4.1.
[26]“La famiglia è il nucleo centrale della società civile. Ha certamente un ruolo economico importante, che non può essere dimenticato, in quanto costituisce il più grande capitale umano, ma la sua missione include molti altri compiti. È prima di tutto una comunità naturale di vita, una comunità fondata sul matrimonio e che quindi presenta una coesione superiore a quella di qualsiasi altra comunità sociale”, Dichiarazione finale del III Incontro di politici e legislatori d’America, Buenos Aires, 3-5 agosto 1999, 7.
[27]Cfr. Carta dei Diritti della Famiglia, Preambolo.
[28]Giovanni Paolo II, Gratissimam sane (Lettera alle Famiglie), n. 8
[29]Cfr. Catechismo della Chiesa Catotlica, n. 2333; Gratissimam sane (Lettera alle Famiglie), n. 8.
[30]Concilio Vaticano II, Cost. Gaudium et spes, n. 49.
[31]Cfr. Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 2332; Giovanni Paolo II, Discorso al Tribunale della Rota Romana, 21-1-1999.
[32]Giovanni Paolo II, Gratissimam sane (Lettera alle Famiglie), nn. 7-8.
[33]Giovanni Paolo II, Discorso al Tribunale della Rota Romana, 21-1-1999.
[34]Ibid.
[35]Ibid.
[36]Ibid.
[37]“Il matrimonio determina il quadro giuridico che favorisce la stabilità della famiglia. Permette il rinnovamento delle generazioni. Non è un semplice contratto o un affare privato, bensì costituisce una delle strutture fondamentali della società, di cui mantiene la coerenza”. Dichiarazione del Consiglio Permanente della Conferenza Episcopale Francese, a proposito della proposta di legge di “patto civile di solidarietà”, 17-9-1998. 
[38]Giovanni Paolo II, Es. Ap. Familiaris consortio, n. 19.
[39]Giovanni Paolo II, Discorso al Tribunale della Rota Romana, 21-1-1999
[40]“Non c’è equivalenza tra la relazione di due persone dello stesso sesso e quella formata da un uomo e una donna. Solo quest’ultima può essere qualificata di coppia, perché implica la differenza sessuale, la dimensione coniugale, la capacità di esercizio della paternità e della maternità. L’omosessualità, evidentemente, non può rappresentare questo insieme simbolico”. Dichiarazione del Consiglio Permanente della Conferenza Episcopale Francese, a proposito della proposta di legge di “patto civile di solidarietà”, 17-9-1998.
[41]Riguardo al grave disordine morale intrinseco, contrario alla legge naturale, degli atti omosessuali cfr. Catechismo della Chiesa Cattolica, nn. 2357-2359; Congregazione per la Dottrina della Fede, Ist. Persona humana, 29-12-1975; Pontificio Consiglio per la Famiglia, Sessualità umana: verità e significato, 8-12-1995, n. 104.
[42]Giovani Paolo II, Discorso ai partecipanti della XIV Assemblea Plenaria del Pontificio Consiglio per la Famiglia. Cfr. Giovanni Paolo II, parole pronunciate durante l’Angelus del 19-6-1994.
[43]Pontificio Consiglio per la Famiglia, Dichiarazione sulla Risoluzione del Parlamento Europeo che equipara la famiglia alle 'unioni di fatto', comprese quelle omosessuali, 17-3-2000.
[44]“Non possiamo ignorare che, come riconoscono alcuni dei suoi promotori, una tale legislazione costituisce un primo passo, ad esempio, verso l’adozione di bambini da parte di persone che vivono un rapporto omosessuale. Abbiamo paura per il futuro, mentre deploriamo quanto successo nel passato”. Dichiarazione del Presidente della Conferenza Episcopale Francese, dopo la promulgazione del “patto civile di solidarietà”, 13-10-1999.
[45]Giovanni Paolo II, parole pronunciate durante l’Angelus del 20-2-1994.
[46]Cfr. Nota della Commissione Permanente della Conferenza Episcopale Spagnola (24-6-1994), in occasione della Risoluzione dell’8 febbraio 1994 del Parlamento Europeo su uguaglianza di diritti di omosessuali e lesbiche.
[47]Giovanni Paolo II, Gratissimam sane (Lettera alle Famiglie), n. 11.
[48]Ibid., n. 14.
[49]Ibid., n. 17 in fine
[50]Carta dei diritti della famiglia, Preambolo, D
[51]Ibid., Preambolo (passim) e art. 6.
[52]Ibid., Preambolo B e I.
[53]Ibid., Preambolo C e G.
[54]Giovanni Paolo II, Gratissimam sane (Lettera alle Famiglie), nn. 9-11.
[55]Giovanni Paolo II, Allocuzione del 26-12-1999
[56]Cfr. Giovanni Paolo II, Es. Ap. Familiaris consortio, n. 21; cfr. Giovanni Paolo II, Gratissimam sane (Lettera alle Famiglie), nn. 13-15.
[57]Carta dei Diritti della Famiglia, Preambolo, F; cfr. Giovanni Paolo II, Es. Ap. Familiaris consortio, n. 21.
[58]Giovanni Paolo II, Enc. Evangelium vitae, n. 91 e 94.
[59]Carta dei Diritti della Famiglia, Preambolo, E.
[60]Giovanni Paolo II, Enc. Evangelium vitae, n. 92.
[61]Carta dei Diritti della Famiglia, Preambolo, H-I.
[62]Cfr. Giovanni Paolo II, Es. Ap. Familiaris consortio, nn. 23-24.
[63]Ibid. n. 25.
[64]Ibid., nn. 28-35; Carta dei Diritti della Famiglia, art. 3.
[65]Cfr. Giovanni Paolo II, Es. Ap. Familiaris consortio, n. 20; Carta dei Diritti della Famiglia, art. 6.
[66]Carta dei Diritti della Famiglia, art. 2, b e c; art. 7.
[67]Cfr. Giovanni Paolo II, Es. Ap. Familiaris consortio, nn. 36-41; Carta dei Diritti della Famiglia, art. 5; Gratissimam sane (Lettera alle Famiglie), n. 16.l
[68]Cfr. Giovanni Paolo II, Es. Ap. Familiaris consortio, nn. 42-48; Carta dei Diritti della Famiglia, art. 8-12;
[69]Carta dei Diritti della Famiglia, art. 1, c.
[70]Giovanni Paolo II, Enc. Veritatis splendor, n. 4.
[71]Giovanni Paolo II, Enc. Evangelium vitae, n. 20; cfr. ibid., n. 19.
[72]Giovanni Paolo II, Es. Ap. Familiaris consortio, n. 6; cfr. Giovanni Paolo II, Gratissimam sane (Lettere alle Famiglie), n. 13.
[73]Concilio di Trento, Sessioni VII e XXIV.
[74]Giovanni Paolo II, Es. Ap. Familiaris consortio, n. 68.
[75]Codice di Diritto Canonico, c. 1055 § 1; Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 1601.
[76]Cfr. Concilio Vaticano II, Cost. Gaudium et spes, n.. 48-49.
[77]Cfr. Giovanni Paolo II, Discorso alla Rota Romana, 21-1-2000.
[78]Concilio vaticano II, Cost. Gaudium et spes, n. 48
[79]Ibid.
[80]Cfr. Codice di Diritto Canonico e Codice dei Canoni delle Chiese Orientali, rispettivamente del 1983 e del 1990.
[81]Concilio Vaticano II, Cost. Past. Gaudium et spes, n. 49.
[82]Cfr. Giovanni Paolo II, Es. Ap. Familiaris consortio, n. 68.
[83]Ibid., n. 81.
[84]Giovanni Paolo II, Enc. Veritatis splendor, n. 93.
[85]Giovanni Paolo II, Allocuzione durante l'Udienza generale del 5-9-1979. Con questa Allocuzione inizia il Ciclo di catechesi conosciuto come "Catechesi sull'amore umano".
[86]"Cristo non accetta di entrare nella discussione al livello in cui i suoi interlocutori volevano introdurla. In un senso, egli non approva la dimensione che vogliono dare al problema. Evita di lasciarsi implicare in controversie giuridico-casuistiche, e al contrario si riferisce, in due occasioni, al 'principio' ". Giovanni Paolo II, Allocuzione all'Udienza generale del 5-9-1979.
[87]“Non si può negare che l’uomo si dà sempre in una cultura particolare, ma pure non si può negare che l’uomo non si esaurisce in questa stessa cultura. Del resto, il progresso stesso delle culture dimostra che nell’uomo esiste qualcosa che trascende le culture. Questo ‘qualcosa’ è precisamente la natura dell’uomo: proprio questa natura è la misura della cultura ed è la condizione perché l’uomo non sia prigioniero di nessuna delle sue culture, ma affermi la sua dignità personale nel vivere conformemente alla verità profonda del suo essere”. Giovanni Paolo II, Enc. Veritatis splendor, n. 53.
[88]La legge naturale "non è altro che la luce dell'intelligenza infusa in noi da Dio. Grazie ad essa conosciamo ciò che si deve fare e ciò che si deve evitare. Dio ha donato questa luce e questa legge nella Creazione". San Tommaso d'Aquino, Summa Theologiae, I-II p. 93, a.3, ad 2um. Cfr. Giovanni Paolo II, Enc. Veritatis splendor, nn. 35-53.
[89]Giovanni Paolo II, Enc. Veritatis splendor nn. 62-64.
[90]Per mezzo della grazia matrimoniale i coniugi "si aiutano a vicenda per raggiungere la santità nella vita coniugale e nell’accettazione ed educazione della prole" Concilio Vaticano II, Cost. Lumen Gentium, n. 11. Cfr. Catechismo della Chiesa Cattolica nn. 1641-1642.
[91]Giovanni Paolo II, Es. Ap. Familiaris consortio, n. 81.
[92]Ibid., infra.
[93]Cfr. prima, numeri 4-8
[94]Giovanni Paolo II,Es. Ap. Familiaris consortio, n. 81
[95]Giovanni Paolo II, Gratissimam sane (Lettera alle Famiglie). N. 29.
[96]Giovanni Paolo II, Es. Ap. Familiaris consortio, n. 55.
[97]Cfr. Giovanni Paolo II, Es. Ap. Familiaris consortio, n. 66.
[98]Pontificio Consiglio per la Famiglia, Preparazione al Sacramento del Matrimonio, n. 1.
[99]Giovanni Paolo II, Enc. Fides et ratio, n. 97.
[100]Giovanni Paolo II, Enc. Evangelium vitae, n. 73.
[101]Paolo VI, Enc. Humanae vitae, n. 29.
[102]Ibid.

 

 

Redazione Segnala "di Bruto Maria Bruti. Elementi per una definizione. Fra natura e vizio. Condizione umana e omosessualità: il problema della felicità. Omosessualità, alienazione e natura. Fra morale e terapia. Implicazioni sociali. Chiesa cattolica e omosessuali. L'omosessualità nell'antichità classica"

Nota:

 

21. Non riconoscere legalmente l'unione fra omosessuali è una discriminazione?

Non riconoscere legalmente l'unione fra omosessuali non è una discriminazione.

 Un comportamento disordinato e sbagliato non può avere l'approvazione e l'aiuto della legge. Il malato che vuole guarire deve essere aiutato a curarsi, ma la malattia non può essere aiutata.

La persona malata possiede gli stessi diritti di ogni altra persona, compreso il diritto di esser curata; la malattia, invece, non ha diritti.

Se ogni comportamento disordinato dovesse avere l'approvazione e l'aiuto della legge, come impedire, per esempio, il matrimonio, fra uomini e animali nei casi di grave disordine del comportamento, per cui l'uomo ha rapporti sessuali con gli animali, perversione indicata come zoofilia o bestialità?

Questa possibilità non è lontana dalla realtà, sia considerando l’esistenza di queste forme di deviazione, sia considerando il fatto che alcuni gruppi di animalisti sostengono la necessità dell’uguaglianza giuridica fra l’uomo e l’animale.

 Nelle sale cinematografiche, per esempio, è già stato messo in circolazione un film che rappresenta, in maniera del tutto seria, la storia di una donna che abbandona il marito perché innamorata di uno scimpanzé (cfr. Corriere della Sera, 5-4- 87).

Ogni disordine morale, quando è accettato e tutelato, non solo tende a perpetuare e a diffondere se stesso, ma apre la porta ad altri comportamenti distorti e irrazionali. (17)

 

22. I bambini adottati da una coppia omosessuale possono essere educati in modo naturale?

Innanzi tutto occorre aprire una breve parentesi sul problema delle cosiddette coppie omosessuali. Il censimento della popolazione americana del 1990 rivela che le cosiddette coppie omosessuali — 88.200 coppie di uomini omosessuali e 69.200 di donne — costituiscono meno di 1/20 delle coppie di fatto eterosessuali, pari a 3,1 milioni, e meno dello 0,0016% dei matrimoni.

Questi soggetti non vanno considerati e trattati diversamente dai pazienti che soffrono di anoressia nervosa, di nevrosi ossessiva o di una qualsiasi forma di dipendenza. Hanno diritto alla compassione e a essere incoraggiati a lottare contro le loro tendenze disordinate. L’instabilità e la promiscuità sono la caratteristica delle coppie omosessuali: il 28% dei maschi omosessuali aveva avuto più di 1000 partner, il 10% delle femmine omosessuali aveva avuto 24 partner e la metà degli omosessuali parlava d’infedeltà solo oltre i 20 partner.

La percentuale dei suicidi di gay e lesbiche è superiore alla media (A. P. Bell e M. S. Weinberg, 1978; P. Cameron e altri, 1994) ed essi risultano causati soprattutto da frustrazioni nella vita di coppia (H. Hendin, 1995).

I figli di coppie di omosessuali sono privi dell’esempio di relazioni normali uomo-donna e mancano di un’importante premessa per lo sviluppo di legami etero-sessuali. I primi dati del 1996 sono allarmanti e le statistiche (P. Cameron e K. Cameron), effettuate su campioni della popolazione urbana degli Stati Uniti d’America, dicono che più della metà di quanti hanno un genitore omosessuale è pure diventata omosessuale.

Non va, poi, sottovalutato il fatto che i figli adottati da omosessuali potrebbero subire attenzioni di tipo sessuale da parte dei loro genitori adottivi, perché le statistiche dicono che il 23% dei maschi omosessuali e il 6% delle lesbiche avrebbero avuto contatti sessuali con minorenni al di sotto dei 17 anni; e questo secondo il Gay Report del 1979, che sicuramente non nutre prevenzioni contro gli omosessuali. Si tratta di una statistica confermata dallo studio di A. P. Bell e M.S. Weinberg; inoltre l’internazionale gay non può negare gli stretti rapporti con le associazioni dei pedofili, dato che l’associazione americana di pedofili NAMBLA, North American Man-Boy Lovers Association, fa parte della ILGA, International Lesbian and Gay Association, e nei Paesi Bassi le associazioni omosessuali, COC, hanno voluto e ottenuto, nel 1990, la depenalizzazione dei rapporti sessuali con minorenni al di sopra dei 12 anni.

Nel 1993 la ILGA, che è associata ai pedofili americani, è stata riconosciuta come organo consultivo dall’ECSOC, Economic and Social Council, dell’Organizzazione delle Nazioni Unite: l’emancipazione dell’omosessualità e della stessa pedofilia, dunque, sembra avere notevoli gruppi di pressione alle proprie spalle e sembra essere manovrata molto in alto. Provoca meraviglia e preoccupazione il fatto che, nel 1994, il consiglio direttivo dell’APA ha ordinato la rimozione della pedofilia dal settore delle patologie da rubricare nel Manual dell’associazione.

Tornando alla domanda iniziale: se una coppia è omosessuale è prevedibile che educherà — anche con il comportamento palesemente omosessuale — il bambino adottato a considerare normali gli atteggiamenti e lo stile di vita omosessuali impedendogli, in questo modo, di poter realizzare i naturali processi di identificazione psicologica riguardanti la differenza sessuale e la complementarietà fra i sessi, e questo non potrà che determinare, nel bambino, le premesse del comportamento omosessuale. (18)

 

23. Gli omosessuali sono soggetti a contrarre l'AIDS?

L'AIDS, Sindrome da Immunodeficienza acquisita, è una malattia infettiva che si trasmette soprattutto attraverso i rapporti sessuali: la promiscuità sessuale — rapporti con più partner — favorisce la diffusione della malattia.

Luc Montagnier, lo scienziato che ha scoperto e studiato il virus che provoca l'AIDS — afferma che i rapporti omosessuali sono più efficaci per la trasmissione del virus: infatti sono i rapporti ano-genitali a costituire il fattore di rischio più importante.

Il genetista Jerome Lejeune — scopritore della trisomia 21, il difetto cromosomico responsabile della sindrome di Down — spiega che la mucosa intestinale non ha difese contro i virus trasmessi tramite rapporti sessuali: se un uomo non usa adeguatamente il suo corpo la natura punisce il trasgressore.

L’uomo è costruiti in una certa maniera, come un'automobile — per usare una metafora di tipo meccanico — e, se non segue le regole fissate dal costruttore, arrivano i guasti.

L'uso del preservativo riduce il rischio di contrarre la malattia, ma non lo elimina: oltre tutto bisognerebbe anche munirsi di mascherina, di guanti chirurgici e di occhiali protettivi!

Alcuni ricercatori inglesi hanno reso noti i risultati di una loro indagine condotta sull’uso del preservativo fra gli omosessuali (cfr. Journal of Immune Deficiency Syndromes, n. 4, New York 1989, pp. 404-409). Anzitutto il preservativo risulta inefficace nel 7% dei casi, anche quando è stato escluso un suo uso non appropriato. Inoltre, il 30% degli omosessuali ha constatato la rottura del preservativo nel corso del rapporto: questo vuol dire che il 30% degli omosessuali che utilizza il preservativo è esposto alla possibilità del contagio. (19)

 

24. I bambini che hanno un insegnante «dichiaratamente» omosessuale possono essere educati in modo naturale?

Se essere omosessuale «dichiarato» significa fare pubblica ostentazione e pubblica apologia dell'omosessualità, se significa fare dell'omosessualità una proposta educativa e presentarla come un bene, in questo caso il diritto del minore — a essere educato secondo i valori dei genitori — e il diritto dei genitori — a orientare il figlio verso i propri valori educativi — vengono prima del diritto della persona a vivere liberamente le proprie scelte sessuali.

I genitori devono essere liberi di poter scegliere i valori educativi che vogliono trasmettere ai propri figli. Se la «tolleranza» è il rispetto di tutte le diversità, bisogna rispettare anche il diritto dei genitori che vogliono per i propri figli un'educazione sessuale rispettosa dell'ordine e delle finalità della natura e conforme ai propri modelli familiari.

Se la scuola pubblica, in una situazione di diffuso relativismo, vuole proporre, in tema di educazione sessuale, un comportamento moralmente disordinato com’è quello omosessuale, i genitori hanno il diritto di richiedere, per rispetto di un pluralismo educativo che non può essere negato, un'informazione sessuale rispettosa della natura e delle finalità dell’amore umano e conforme ai propri modelli familiari: un'informazione che spieghi ai figli che l'omosessualità è un comportamento sessuale disordinato, frutto di abitudini sbagliate e di problemi psicologici irrisolti.

Considerazioni analoghe possono esser svolte per il mondo dello sport e per quello militare, cioè ovunque chi dirige ha un ascendente oggettivo su chi dipende. (20)

 

Capitolo VI

Chiesa cattolica e omosessuali

25. Secondo la Chiesa cattolica che cosa dovrebbe fare un omosessuale?

La Chiesa cattolica insegna che qualsiasi persona vivente sulla faccia della terra ha problemi e difficoltà personali, ma anche opportunità di crescita.

Anche nelle persone omosessuali deve essere riconosciuta la libertà fondamentale che caratterizza la persona umana. Grazie a questa libertà lo sforzo umano, illuminato e sostenuto dalla grazia di Dio, potrà consentire a queste persone di liberarsi progressivamente dal comportamento omosessuale anche con l’aiuto di uno psicoterapeuta.

G. J. M. van den Aardweg ha potuto constatare il caso di alcune persone — delle quali ha accuratamente analizzato le sensazioni e gli atteggiamenti —, la cui guarigione si è progressivamente realizzata senza psicoterapia, ma mediante una profonda conversione religiosa attraverso la quale il soggetto, sottomettendo la propria volontà alla legge di Dio, è stato liberato dal suo egocentrismo, è stato ri-orientato e liberato da sé stesso, dal suo «io» infantile, emotivamente indirizzato in senso omosessuale. (21)

Per la dottrina della Chiesa cattolica, le persone omosessuali sono chiamate, come tutte le persone che hanno problemi e difficoltà, a offrire e a unire ogni difficoltà e sofferenza al sacrificio della Croce del Signore. Ogni rinnegamento di sé, vissuto nell'abbandono alla volontà di Dio, costituisce una fonte di autodonazione e di pace.

Il cristiano, che vive con vera pazienza la fede e si lascia plasmare da essa, conserva la consapevolezza del progetto di Dio, mantiene vivo l'amore per le verità indicate nei comandamenti, persevera nello sforzo di combattere contro le illusioni del peccato — che letteralmente significa «sbagliare strada» — e, attraverso molte sconfitte e debolezze, viene purificato e diventa migliore.

Lo psicologo olandese G. J. M. van den Aardweg ha notato che, durante il trattamento psicoterapico, i pazienti omosessuali che vivono la loro fede religiosa in modo positivo hanno maggiori possibilità di un cambiamento radicale perché la pratica dei sacramenti, in particolare la confessione, la speranza, l'umiltà e l'amore del prossimo hanno un effetto antinevrotico.

La psicoterapia è per la psiche ciò che la fisioterapia è per l'apparato locomotore. Per guarire da un handicap fisico, però, non basta la fisioterapia ma occorre la volontà di guarire: la volontà di guarire è un elemento determinante per il buon esito della cura, ma per voler guarire è indispensabile sentirsi amati e, fra l’altro, amare la guarigione.

Secondo lo psichiatra William Glasser — iniziatore di un indirizzo psicoterapeutico definito «terapia della realtà» — uno dei bisogni fondamentali dell'essere umano è quello di sentirsi amato. Glasser dice che un uomo abbandonato su un'isola deserta o in una cella solitaria di una prigione, un uomo privato del bene della salute e degli affetti dei suoi cari è destinato a perdere il contatto con la realtà e può anche diventare pazzo, a meno che egli non riesca a mantenere la convinzione che qualcuno ancora lo ama. (22) Le persone che hanno fede, attraverso la preghiera — la vita di preghiera è la ricerca dell'unione con Dio nei pensieri e nelle azioni — e il cattolico, anche attraverso l'aiuto particolare dei sacramenti, sentono nella loro vita l'amore di Dio che li sostiene, li illumina e li incoraggia anche nelle difficoltà più gravi.

Le terapie psicolgiche, da sole, spesso non sono sufficienti per guarire un individuo da una nevrosi. Secondo Albert Gorres — professore di psicologia, psicosomatica e psicoterapia, che dirige l'istituto clinico di psicoterapia dell'università di Monaco di Baviera —, uno dei principali ostacoli che si oppone al superamento del male sta nella mancanza di una motivazione che illumini e incoraggi. (23)

Quale motivazione può essere così forte da poter superare le stesse forze umane, da poter superare l'angoscia della perdita che nasce da profondi condizionamenti nei confronti di cose, persone e idee a cui l'individuo si è fisicamente e psicologicamente attaccato? Certamente l'amore di Dio rappresenta la più grande forza in grado di motivare la persona.

La recente tendenza a difendere gli orientamenti e gli atti omosessuali, che trova echi anche nel mondo scientifico, deriva da un atteggiamento culturale che privilegia l'importanza della gratificazione sessuale momentanea e la libertà dell'individuo, intesa in senso soggettivo e relativistico. Questo cambiamento culturale coinvolge anche altre questioni come l'aborto, la castità prematrimoniale, il divorzio, la fedeltà coniugale: su tutti questi punti la dottrina tradizionale della Chiesa cattolica è contestata.

In questo clima culturale di diffuso relativismo, difendere la dottrina tradizionale della Chiesa cattolica significa difendere le famiglie del futuro e tutte le persone che non vogliono arrendersi alle loro tendenze disordinate. (24)

Capitolo VII

L’omosessualità nell’antichità classica

 

26. Alcuni intellettuali, favorevoli al vizio omosessuale, sostengono questa tesi: il comportamento omosessuale era considerato normale nell’antichità classica e sarebbero stati i cristiani ad aver introdotto il concetto di comportamento sessualmente disordinato per l’omosessualità

La storia dei costumi sessuali, in realtà, non è così semplice. Nella Grecia antica, per esempio, non era ammessa l’omosessualità fra adulti ma solo la pederastia cioè il rapporto fra l’adulto e l’adolescente: il ragazzo dai 12 ai 16 anni.

 Non erano ammesse relazioni con i giovani più piccoli o con gli adulti. Solone aveva imposto la pena di morte da applicare a qualsiasi maschio adulto sorpreso, senza autorizzazione, nei locali di una scuola dove i ragazzi erano al di sotto dell’età pubere.

 L’omosessualità fra adulti era considerata depravazione e comportamento depravato era considerato l’atteggiamento sessualmente – passivo – dell’adulto: il ruolo – passivo – era considerato normale solo per le donne e gli adolescenti.

 La – pederastia – era tollerata solo se non si protraeva oltre i limiti di età previsti: il giovane, poi, una volta superata l’adolescenza doveva assumere un atteggiamento sessualmente – attivo -: inoltre, come afferma Aristofane  Simposio, 191 e 192 b- tale giudizio positivo sulla pederastia non era condiviso da tutta la società ateniese, una parte di essa, anzi, la considerava negativamente come manifestazione di – spudoratezza -; probabilmente la pederastia era circoscritta agli ambienti intellettuali.

 Alla base del giudizio favorevole sulla pederastia, c’era l’idea che tale relazione preparasse l’adolescente alla maturità intellettuale e psicologica – pederastia pedagogica -

 Una tale convinzione si trova anche presso alcuni selvaggi: si tratta di una convinzione dovuta, probabilmente, ad un pensiero di tipo magico nato da meccanismi mentali di pura e semplice associazione di idee.

 Come nella magia contagiosa – associazione per contatto - si finisce per credere che è possibile uccidere il nemico compiendo atti ostili sull’immagine di lui o sui ritagli dei suoi capelli, così, per contatto sessuale con l’adulto, si pensa che il giovane possa assorbire la virilità dell’adulto stesso: inoltre, i tratti delicati e non ancora virili dell’adolescente, facilitano questa associazione e facilitano l’instaurarsi verso di lui di meccanismi attrattivi.

 In molte tribù la – pederastia pedagogica – viene praticata nei rituali d’iniziazione, mentre è vietata nella vita di tutti i giorni.: in Australia, nella Polinesia, nelle isole Ebridi, nelle tribù dei Marind-Anim e dei Keraki in Nuova Guinea. Casi analoghi sono registrati in Marocco, in Siberia, in America Settentrionale. Sempre da un pensiero di tipo magico nasce, ad esempio, in alcune società il - sulamitismo -, ovvero la credenza che attraverso il congiungimento con un fanciullo si possa allungare la propria vita, assorbendo l’essenza vitale del giovane. In Marocco, per esempio, è stata registrata l’esistenza di una credenza secondo cui le relazioni omosessuali con un uomo conosciuto per la sua – baraka – ( fortuna, potere ) permettono al soggetto sessualmente passivo di ricevere la fortuna di lui.

 Nella Grecia antica, dunque, l’omosessualità fra adulti e il ruolo sessualmente passivo del maschio erano proibiti, ugualmente proibito era il cosiddetto matrimonio omosessuale.

 Nel mondo romano classico il padrone poteva abusare sessualmente dello schiavo o della schiava, ma tra uomini liberi la legge proibiva la pederastia anche se gli adolescenti erano consenzienti – stuprum cum puero –.

 Tra gli uomini liberi, inoltre, la legge puniva anche la passività sessuale del maschio – lex Scatinia -.(25)

 

Capitolo VIII  

Appendice sul problema degli istinti e dei bisogni umani

Gli istinti dell’uomo non sono, in se stessi, né buoni né cattivi: essi sono componenti naturali dello psichismo umano che devono essere integrati e coordinati con la volontà e la ragione e posti al servizio di ciò che è buono.

 In ogni esperienza specificamente umana dell’istinto in quanto tale, accanto a forme – inferiori – e biologiche di bisogni, coesistono sempre forme – superiori – di bisogni e l’essere umano può spostare, mediante l’intervento della volontà e della ragione, la spinta ad agire ( energia ), determinata da un bisogno, verso altre forme di bisogno. Questo lavoro della volontà e della ragione, quando è coscientemente finalizzato, provoca, nel tempo, una progressiva integrazione e sottomissione delle forme inferiori di bisogno a quelle superiori e può anche determinare la volontaria diminuzione di alcune forme d’interesse verso realtà ritenute d’importanza secondaria.

 Questa diminuzione lascia via libera all’azione di altri – dinamismi – , quali la grazia e l’ispirazione divina e promuove la crescita dell’interesse verso attività superiori e più nobili, attività superiori verso cui diventa progressivamente più facile spostare l’energia determinata dai bisogni – inferiori -: questa è la nozione corretta della – mortificazione – nell’ascetismo cristiano. Non si tratta, come sostiene la psicoanalisi freudiana, della conversione dell’inferiore al superiore ma della sottomissione - dell’inferiore – al – superiore - , dello spostamento volontario dell’energia – dall’inferiore – al – superiore -, della liberazione e dello sviluppo di interessi più alti, di disposizioni interiori superiori; lo sviluppo di motivazioni superiori determina - l’atrofia – degli interessi verso realtà considerate di importanza secondaria. Abbiamo parlato di lavoro della volontà e della ragione che devono intervenire nella gestione degli istinti, degli interessi e dei bisogni – umani -.

 Infatti, la pura e semplice – repressione – di un istinto, di un’idea o di un interesse finisce per ossessionare e tormentare colui che li reprime. La repressione può essere solo la fase iniziale di un processo che porta l’uomo a costruire e a sviluppare la sua personalità altrimenti non si ha una vera - mortificazione – nel senso cristiano ma una pseudo –mortificazione che è un surrogato, una contraffazione di quella vera. Per distinguere una mortificazione vera da una pseudo-mortificazione un buon metro di misura è la pace del cuore e l’umiltà con l’assenza delle manie di perfezionismo.

 Il perfezionismo nasce dalla confusione che viene fatta fra il modello ideale verso cui camminare con l’impeccabilità, cioè con il proprio io idealizzato. Nel perfezionismo c’è la continua preoccupazione che nasce dal pensiero dei propri difetti, c’è il rifiuto di se stessi e il desidero di essere un altro; il perfezionista non sa accettare la crescita progressiva che, in quanto progressiva, non sarà mai perfettamente compiuta in questo mondo, per questo il perfezionista si rattrista spesso ma la tristezza non nasce mai dall’amore di Dio ma dall’amor proprio che agisce camuffandosi dietro le apparenze dell’umiltà. Un maestro di spiritualità come sant’Ignazio di Loyola ricorda che, nella via dello spirito, la tristezza, i tormenti di coscienza, i dubbi, lo scoraggiamento ed ogni atteggiamento che toglie la pace non provengono mai da Dio che è pace, gioia, certezza, serenità, ma provengono dall’amor proprio o dall’azione demoniaca.

 Abbiamo detto che la repressione può essere solo la fase iniziale di un processo che porta l’uomo a costruire e a sviluppare la sua personalità

 Quando si è alla guida di un automobile, per esempio, non è sufficiente il non andare in una certa direzione ma occorre girare e imboccare un’altra strada che bisogna percorrere e amare in quanto all’obbiettivo da raggiungere. Non fare qualcosa di negativo è soltanto la condizione indispensabile e iniziale per poter fare qualcosa di positivo.

 Per esempio, non si può soltanto rinunciare a un piacere ritenuto sbagliato perché il desiderio per questo piacere aumenterebbe e finirebbe per ossessionarci.

 Dopo aver detto di no, bisogna cercare di diventare sempre più consapevoli dei motivi per cui l’oggetto del desiderio a cui abbiamo rinunciato è sbagliato, sempre più consapevoli della sua illusorietà, del fatto che rappresenta soltanto un soddisfacimento momentaneo che non risolve i problemi più profondi della persona e che alla lunga impedisce la propria realizzazione e felicità, in modo analogo a quanto succede, per esempio, con il fenomeno della tossicodipendenza.

 Questo itinerario di progressiva consapevolezza presuppone - insieme con l’aiuto della grazia, che, ordinariamente, svolge un’azione sussidiaria che illumina e incoraggia, facendoci amare la strada da percorrere, ma senza sostituirsi al cammino che dobbiamo fare, alle opere che dobbiamo svolgere- non solo il fuggire le cattive occasioni, non solo il non fare il male, ma richiede di fare il bene prima di tutto all’interno del proprio cuore. Queste opere buone da svolgere all’interno del proprio cuore consistono nel ragionamento, nell’osservazione oggettiva, nella contemplazione del reale, nel dissolvimento critico delle illusioni.

 Nostro Signore Gesù Cristo afferma, come riferito in Matteo 15,19, che la sorgente del male che affligge l’uomo sta dentro la sua personalità:- dal cuore, infatti, provengono i propositi malvagi, gli omicidi, gli adulteri, le prostituzioni, i furti, le false testimonianze, le bestemmie.

 L’ebreo concepisce il cuore come l’interno dell’uomo in un senso molto ampio. Oltre ai sentimenti il cuore comprende anche i ricordi, le idee, i progetti e le decisioni: il cuore è il centro dell’essere dove l’uomo dialoga con se stesso e si assume le proprie responsabilità. (26)

 All’interno dell’uomo avviene il conflitto fra le passioni, la volontà e la ragione, all’interno nascono i tentativi di riportare ordine fra queste potenze dell’anima e sempre da questo cuore hanno origine i dialoghi che l’uomo intraprende con se stesso: dialoghi interiori che lo portano, prima ad interpretare i – messaggi – interni ed esterni, e poi a decidere e ad agire.

 Solo dopo un corretto lavoro svolto nel proprio cuore, cioè dopo un continuo e perseverante dialogo interiore finalizzato a dissolvere in maniera critica le illusioni e a prendere consapevolezza della realtà, la rinuncia a un piacere disordinato si trasforma nella – preferenza – verso un altro piacere, un piacere ordinato che non contrasta con la verità e la giustizia; solo allora la rinuncia si trasforma nella scelta di un altro obbiettivo e di un’altra direzione di marcia.

 In questo modo la persona progredisce dirigendo, regolando, mettendo in equilibrio e utilizzando costruttivamente tutte le sue energie: si tratta di un’opera simile a quella che l’essere umano svolge nei confronti delle forze della natura, come quando incanala verso una centrale di energia le acque torrenziali.

 Nessuno può progredire senza conservare l’indicazione di una direzione valida in cui muoversi. La ragione, dopo il peccato originale, può sbagliarsi nei suoi giudizi sia per difetto di conoscenza e sia perché il conflitto fra le passioni e la volontà può ostacolare e confondere l’itinerario della ragione, con il rischio continuo e reale che le nostre debolezze diventino la misura del bene e del male in modo da farci ritenere falso ciò che non vorremmo fosse vero. Il cattolico, attraverso la guida e il sostegno della fede, può conservare l’indicazione valida delle strade in cui inserire la ricerca razionale. Il razionalismo – ragione senza fede – che non riconosce l’importanza della fede come guida e sostegno, finisce per dimenticare che la ragione non è una facoltà dotata di infallibilità ma che essa, al pari delle altre facoltà umane, è soggetta all’imperfezione e al limite e pertanto, nella sua ricerca, non riesce a rimanere per molto tempo lungo la giusta direzione senza incontrare degli ostacoli che possono gradualmente portarla fuori strada.

 Non è forse vero che tanti sistemi di pensiero, nati con l’intenzione di aiutare l’uomo, hanno finito per costruire strutture oppressive per l’uomo stesso e tanti itinerari della ragione sono giunti a negare valore alla ragione stessa ? (27)

 Non basta conservare la fede, la fede deve essere pienamente vissuta, deve svilupparsi insieme a tutte le facoltà dell’uomo, deve accompagnare tutte le fasi e le vicende della sua vita.

 Se la fede viene separata dalla vita e dalla cultura dell’uomo diventa inutile e viene persa. Per sviluppare il dono della fede il credente deve meditare sulla Sacra Scrittura e sul magistero della Chiesa e deve inserire costantemente la ricerca della ragione lungo l’orizzonte fornito dalla fede, in modo da amare Dio con l’intelletto, con la volontà, con le azioni. Questo lavoro ha bisogno di essere sostenuto dal continuo dialogo con Dio che il cattolico incontra attraverso la preghiera e, in modo speciale, attraverso i sacramenti: i sacramenti sono forze vive che escono dal corpo di Cristo per nutrire l’anima e per curarla. Tornando al problema degli istinti, giova ripetere che la loro corretta gestione è fondamentale per la costruzione della personalità.

 L’istinto di aggressività, per esempio, non solo è fondamentale per difendersi ma l’energia da esso determinata, può essere utilizzata, grazie al controllo e all’orientamento della volontà e della ragione, per – aggredire -, nel senso più vasto, un compito o un problema e può essere messa al servizio della giustizia e dei diritti degli altri: il bisogno sociale e il bisogno di giustizia sono forme superiori di bisogni che sempre accompagnano nell’uomo l’istinto puramente biologico di aggressività. L’istinto sessuale non solo è fondamentale per unire l’uomo e la donna fisicamente, ma l’energia da esso determinata può essere utilizzata, grazie al controllo, all’orientamento e alla consapevolezza della volontà e della ragione, per integrare l’impulso copulativo con il bisogno di tenerezza e di affetto, in modo che l’unione genitale diventi segno e strumento di reciproca donazione fra due persone di sesso complementare e possa soddisfare il bisogno d’amore.

 L’energia generata dall’istinto copulativo può anche essere messa a disposizione per un servizio d’amore verso i fratelli e la verità. Lo sviluppo di una forma superiore e spirituale di bisogno, come quella che spinge verso i significati più alti della stessa sessualità umana - cioè l’amore per gli altri e la donazione di se stessi agli altri – fa diminuire l’interesse verso la relazione coniugale e in questo caso è più facile spostare l’energia determinata dall’istinto copulativo su di un piano più alto.

 Insegna Giovanni Paolo II che - nella verginità e nel celibato la castità mantiene il suo significato originario, quello cioè di una sessualità umana vissuta come autentica manifestazione e prezioso servizio all’amore di comunione e di donazione interpersonale-: il bisogno di affetto, di amore e di donazione sono forme superiori di bisogni che sempre accompagnano nell’uomo l’istinto puramente biologico della sessualità. (28)

 Significative di questo bisogno di amore sono le parole che escono dalla penna di un poeta che aveva fatto della lussuria la sua ragione di vita. Scrive Gabriele D’Annunzio in una sua poesia:

Tristezza atroce de la carne immonda

quando la fiamma del desìo nel gelo

del disgusto si spegne e nessun velo

d’amor l’inerte nudità circonda!

 

( E tu sorgi ne l’anima profonda,

pura Immagine. Come su lo stelo

èsile piega un funebre asfodelo,

su’lcollo inclini la tua testa bionda ).

 

Tristezza immensa de la carne bruta

quando nel petto il cor fievole batte

lontano e solo come in una tomba!

 

( E tu guardi, tu sempre guardi, o muta

Imagine, tu pura come il latte,

con i tuoi teneri occhi di colomba ). (29)

 

Joseph Nuttin, direttore del laboratorio di psicologia sperimentale e del centro di ricerche sulla motivazione presso l’Università di Lovanio, dice che ogni bisogno dà origine a un’energia di tipo generico, a uno stato di generica tensione energetica dell’organismo che può essere momentaneamente dissolta attraverso una qualsiasi soddisfazione o attività organica: questo anche nei confronti di bisogni vitali.

Certo, esistono dei meccanismi riflessi automatici, per esempio l’istinto di evacuare e di respirare, che non possono essere repressi oltre una certa soglia critica. Ma l’uomo dimostra una grande possibilità di scelta anche nei confronti degli istinti di necessità vitale individuale, come quello della fame e della sete: l’essere umano può riuscire ad esercitare verso questi istinti anche una repressione totale, fino a giungere alla morte e questo senza bisogno di ricorrere all’uso di mezzi coercitivi esterni alla sua persona.

 Nell’uomo, a differenza dell’animale, attraverso il controllo della volontà e della ragione, l’energia originata da un bisogno inferiore può anche essere messa a disposizione di una finalità superiore: tale finalità nasce da motivazioni intellettuali e spirituali che, nell’essere umano, sempre si trovano mescolate con bisogni di natura inferiore.

 Questo provoca la graduale integrazione e sottomissione dei bisogni inferiori a quelli superiori e anche, se necessario, l’atrofia di certe forme di interesse verso realtà secondarie, atrofia che provoca la liberazione e lo sviluppo di altre disposizioni interiori più elevate e più nobili. Il concetto di sublimazione, nel senso della psicoanalisi freudiana, è erroneo perché non esiste un’energia specifica di tipo sessuale che si converte in attività di altro genere ma esiste il fenomeno della trasposizione cioè dello spostamento dell’energia insita in un bisogno, la sottomissione dei bisogni inferiori ai superiori e anche l’atrofia di interessi secondari e la conseguente liberazione e crescita di forme superiori d’interesse e di motivazione. (30)

 Joseph Nuttin dice che in una stessa attività umana forme – inferiori – di bisogni si trovano sempre mescolate a forme – superiori -, si tratta di manifestazioni di uno stesso dinamismo trapassante i diversi piani della vita psichica: gli elementi spirituali costituiscono delle vere – componenti – di un’esperienza specificamente umana dell’istinto in quanto tale. A tale proposito scrive Nuttin: ”- recentemente uno psicologo ci ha detto, descrivendo la sua esperienza personale:- Ho costatato spesso che la soddisfazione e il piacere, provati nel corso delle relazioni coniugali, sono infinitamente più intensi e più“ricchi” ogni volta che realizzo i legami umani e spirituali che mi uniscono alla moglie, e cioè quando mi rendo conto di ciò che “significa “ per me la “persona “ con cui mi unisco.

 Tutte le volte, invece, che tali relazioni si svolgono su un piano più esclusivamente sessuale e istintivo, il piacere è meno intenso e duraturo”-. (31)

 Lo psichiatra Giambattista Torellò dice che lo studio del comportamento umano “-(…) ha permesso alla psicologia più recente di riconoscere, nella repressione e nella soddisfazione dei cosiddetti istinti, fenomeni ugualmente propri e confacenti alla natura dell’essere umano, che solo in rapporto ad un’altra serie di valori umani sono in grado di causare salute o malattia, serenità o tensione, piacere o disagio. Ciò che decide la loro positività o negatività, la loro sanità o azione patogena è il quadro d’insieme in cui s’inseriscono, l’atteggiamento fondamentale dell’esistente, le motivazioni libere dello spirito.

  Per quanto si riferisce concretamente al cosiddetto “istinto” sessuale, decisivo sarà il ruolo dell’ “amore “: continenza per amore è rasserenante e soddisfacente, così come rasserenante e soddisfacente è il rapporto sessuale per amore-“. (32)

 

Bruto Maria Bruti

Bibliografia:

1.  Cfr Gerard J. M. van den Aardweg, Matrimonio omosessuale e affidamento a omosessuali, in Studi Cattolici, anno XLII, n. 449/50, luglio-agosto 1998, p.500.

2. Cfr Bruto Maria Bruti, Omosessualità: vizio o programmazione biologica?, in Cristianità anno XXIII, n.243- 244, Piacenza luglio-agosto 1995, pp. 5-7; cfr Simon LeVay e Dean H. Hamer, Le componenti biologiche dell’omosessualità maschile, in Le Scienze, ed. italiana di Scientific American, anno XXVII, vol. LIII, n. 311, luglio 1994, pp.18-23; cfr William Byne, I limiti dei modelli biologici dell’omosessualità, ibidem, pp.24-30; cfr John Horgan, L’eugenetica rivisitata, in Le Scienze, ed. italiana di Scientific American, anno XXVI, vol.LII, n.300, agosto 1993, p.88.

3. G.J.M. van den Aardweg, Omosessualità e speranza, terapia e guarigione nell'esperienza di uno psicologo, trad. it., Ares, Milano 1995; Idem, L'omosessualità si può curare?, in 30 Giorni nella Chiesa e nel mondo, anno IV, n. 11, dicembre 1986, pp. 40-43; idem, Omosessualità: verso la liberazione, in Studi Cattolici, anno XXXVII, n.394, dicembre 1993, pp. 809-812; cfr Giuseppe Cesari, Aspetti psicologici dell’educazione della sessualità, in Giuseppe Cesari e Maria Luisa Di Pietro, L'educazione della sessualità, La Scuola, Brescia 1996; cfr Bartholomew Kiely S.J., La cura pastorale delle persone omosessuali. Nota psicologica, in Congregazione per la dottrina della fede, Cura Pastorale delle Persone Omosessuali, lettera e commenti, Libreria editrice Vaticana 1995, pp. 50-60.

4. Irenaus Eibl-Eibesfeldt, Amore e odio, trad. it., Adelphi, Milano 1996, pp. 43, 46 e 123; Idem, I fondamenti dell’etologia, il comportamento degli animali e dell’uomo, trad. it., Adelphi, Milano 1995, pp. 230-247 e 614; cfr. Isabella Lattes Coifmann, L’amore? Gli animali lo fanno così, Rizzoli, Milano 1995, pp. 8 e 236; cfr Konrad Lorenz, Lorenz allo specchio, prefazione di Vittorio Somenzi, trad. it., Armando, Roma 1977, pp. 61-62, 63-64 ( intervista di Richard I. Evans ) e pp.183-184 ( articolo di K Lorenz, L’ostilità tra generazioni e le sue probabili cause etologiche ) ; cfr AA.VV., Dizionario di etologia, diretto da Danilo Mainardi, voce omosessualità di F. Le Moli, edizioni Giulio Einaudi, Torino 1992, pp.528-530. Cfr G.J.M. van den Aardweg, Omosessualità e speranza, terapia e guarigione nell’esperienza di uno psicologo, cit., pp.55-116; idem, Omosessualità: verso la liberazione, cit., pp.810-811; idem, L’omosessualità si può curare?, cit., pp.41-42; idem, Matrimonio omosessuale e affidamento a omosessuali, cit., p.508; cfr Giuseppe Cesari, cit., pp.44-52; cfr Bartholomew Kiely, cit., n. 2, 3, 4 pp.52-55 e n.6 pp.56-57; cfr Joseph Nicolosi, Reparative Therapy of Male Homosexuality, A. New Clinical Approach, Jason Aronson, Northvale ( New Jersey )- London, 1991; cfr una sintesi dello studio di Nicolosi in Roberta Dabbene, La terapia riparativa dell’omosessualità maschile, in Studi Cattolici, anno XLIII, n.463, settembre 1999, pp.626-627; cfr Congregazione per la Dottrina della Fede, Lettera ai vescovi della Chiesa Cattolica sulla cura pastorale delle persone omosessuali del 1-10-1986, in Cura pastorale delle persone omosessuali, lettera e commenti, cit., n.7.  cfr Attilio Mordini, Verità del linguaggio, Giovanni Volpe editore, Roma 1974.

7. cfr Giuseppe Cesari, cit., pp. 46-50, pp.27-38.

8. cfr Bartholomew Kiely S.J., cit., pp.50-52, n.1; cfr G.J.M. van den Aardweg, Matrimonio omosessuale e affidamento a omosessuali, cit., p.507

9. cfr Rollo May, L’arte del counseling, il consiglio, la guida, la supervisione, trad. it., casa editrice Astrolabio-Ubaldini, Roma 1991, pp. 98-102.

10. cfr Jack Morin, Il piacere negato, Fisiologia del rapporto anale, trad. it., Editori Riuniti, Roma 1994, pp. 111-112.

11. cfr Congregazione per la Dottrina della Fede, lettera ai Vescovi della Chiesa Cattolica sulla cura pastorale delle persone omosessuali, cit., n.3 e 11.

12. cfr Joseph Nicolosi cit.; cfr Roberta Dabbene, cit., pp. 628- 629; cfr G.J.M. van den Aardweg, L’Omosessualità si può curare ?, cit., p.43.

13. G.J.M. van den Aardweg, ibidem, p.43; idem, Omosessualità e speranza, terapia e guarigione nell’esperienza di uno psicologo, cit., pp. 129-133

14. cfr Vittorino Andreoli, E vivremo per sempre liberi dall'ansia, intervista di Marina Terragni, Rizzoli, Milano 1997, pp. 85-90 e 98.

15. cfr Simona Argentieri, La sessualità, in Dieci psicanalisti spiegano i temi centrali della vita, a cura di Stefania Rossini, Rizzoli, terza edizione Milano 1987, pp. 113-123; cfr Marc Bourgeois, Psicologia sessuale dell'adolescente, in Dizionario di sessuologia, diretto da Robert Volcher, Cittadella editrice, Assisi (Perugia) 1975, pp. 272-286; C. Jamont, I problemi sessuali dell’adolescenza, in Enciclopedia della sessualità, a cura di A. Willy e C. Jamont, terza edizione riveduta e aggiornata Borla, Bologna 1974, pp. 218-226; cfr E. Thompson, La sessualità del bambino, ibidem, pp. 165-170; cfr G.J.M. van den Aardweg, Omosessualità e speranza, terapia e guarigione nell’esperienza di uno psicologo, cit., pp. 49-51.

16. cfr G.J.M. van den Aardweg, Omosessualità: verso la liberazione, cit., p.812; cfr Catechismo della Chiesa Cattolica n.2358; cfr Congregazione per la Dottrina della Fede, Alcune considerazioni concernenti la risposta a proposte di legge sulla non discriminazione delle persone omosessuali, in Cura Pastorale delle Persone Omosessuali, Lettera e commenti, cit., trad. it., pp.83-88, riferimenti n.7, 9, 10, 11, 12, 13, 14, 15, 16; cfr Gino Concetti O.F.M., Diritti degli Omosessuali, Edizioni Piemme, Casale Monferrato ( AL ) 1997, p.42

17. cfr Congregazione per la Dottrina della Fede, Alcune considerazioni concernenti la risposta a proposte di legge sulla non discriminazione delle persone omosessuali, ibidem, n. 6, 7, 9, 14, 15, 16 ; cfr Gino Concetti, ibidem, p.50 e 73.

18. cfr G.J.M. van den Aardweg, Matrimonio Omosessuale e affidamento a omosessuali,

Redazione Segnala "Il parere della Congregazione per il culto divino sull'ordinazione delle persone omosessuali, del 16 maggio 2002"
Redazione Segnala "Pio XI, enciclica Quas primas: la regalita' di Cristo sui cuori e sulle nazioni e' il fondamento della dottrina sociale cristiana. La peste del laicismo, separazione tra potere spirituale e potere temporale. "
Redazione Segnala "Estanislao Cantero Nunez, La concezione dei diritti umani in Giovanni Paolo II
[Tratto da: http://utenti.lycos.it/armeria/CANTEROD_00.html ]"
Redazione Segnala "di S.E. Angelo Scola. «... perseguire affari buoni non è solo compatibile con i buoni affari, ma li può addirittura favorire»...."
Redazione Segnala "Luciano Orabona, nell'accurato "Cristianesimo e proprietà", saggio sulle fonti antiche (dal Nuovo Testamento ai Padri Apostolici), esamina tutte le prime fonti del cristianesimo alla ricerca dell'autentico significato da attribuire al passo degli Atti tanto utilizzato dai dissenzienti di ogni epoca e, più recentemente, dai cosiddetti «Teologi della liberazione»"
Redazione Segnala "Se qualcuno non vuole conservare l'istituto matrimoniale indissolubile, garanzia della educazione dei frutti della sua capacità generativa, troverà altri che li educherà. Un giorno o l'altro, però, chi li alleva e chi li educa - sia esso persona o ente -, diventato padre al suo posto, almeno per la parte per cui gli ha ceduto la sua paternità, non potrà non intervenire a regolare anche l'altra parte, cioè la sua frequenza nel procreare"
Redazione Segnala "..."La debolezza dei cattolici - ha scritto Augusto Del Noce - sta proprio nel non aver coscienza della forza della concezione generale della storia, inscindibilmente filosofica e politica, che essi avevano avanzato e che, dopo lunga incubazione, trovò espressione nella rinascita cattolica promossa dal Pontefice Leone XIII (...). Quanto poco i cattolici siano consapevoli di questa loro forza lo ha mostrato Gilson nel suo bellissimo libro Le philosophe et la thèologie del 1960, osservando che se si leggono le principali encicliche di Leone XIII (...) ci si accorge che Leone XIII prende posto nella storia della Chiesa come il più grande filosofo cristiano del secolo XIX e uno dei più grandi di tutti i tempi"...."
Redazione Segnala "La Chiesa "opera immortale di Dio" è per natura sua ordinata alla salvezza delle anime; ma il suo influsso reca grandissimi vantaggi anche nell'ordine temporale. Da sempre i suoi nemici la accusano invece di essere "nemica degli interessi civili": questo fu già il pretesto delle persecuzioni antiche; a questa accusa - più tardi - rispose S. Agostino che "massimamente nella Città di Dio pose in tanta luce l'efficacia della cristiana dottrina anche sotto l'aspetto sociale"."
Redazione Segnala "Quella lunga guerra che il laicismo ha mosso alla Chiesa, ha condotto alla dissoluzione della società e alla crisi sociale: terrorismo, rivolte, sedizioni imperversano per l'Europa. La religione forniva "alla cosa pubblica solidi fondamenti di stabilità e di ordine"; combattuta la religione, si è compromessa la pace sociale"
Redazione Segnala "La società moderna, nota Leone XIII, registra un costante progresso dal punto di vista materiale. Ma il progresso materiale, da solo, non è sufficiente, perché scopo della società è aiutare l'uomo a perfezionare se stesso nella prospettiva della sua salvezza eterna. Una società che miri solo al progresso materiale "devia brutalmente dal suo scopo"...."
Redazione Segnala "E' una "verità notoria, ammessa da tutti gli uomini di buon senso e altamente proclamata dalla storia di tutti i popoli" che "la religione, e la religione soltanto può creare il vincolo sociale". I singoli e le famiglie si uniscono nella società civile non solo per meglio provvedere al proprio benessere materiale, ma soprattutto per "attingervi il beneficio del loro perfezionamento morale"...."
Redazione Segnala "Esiste una fondamentale "eguaglianza dei vari membri sociali" che devono essere riconosciuti nella loro uguale dignità di figli di Dio, redenti da Gesù Cristo e soggetti alla Sua legge; ma da questa uguale dignità di natura non segue affatto l'uguaglianza di funzioni come ideale. Anzi è da natura che fra gli uomini ci siano funzioni e uffici diversi : ci sia chi comanda e chi ubbidisce, governanti e governati, e ci siano diversità anche nel ruolo economico e sociale...."
Redazione Segnala "Dal punto di vista organizzativo i laici, impegnati sul terreno politico e sociale, godono di un'autonomia affidata alla loro responsabilità; non godono, invece, di alcuna autonomia dal punto di vista dottrinale, tanto più se propongono le loro dottrine in nome e come conseguenza del Vangelo. Non possono, quindi, essere autonomi dalla dottrina né sottrarsi al controllo di carattere dottrinale della autorità...."
Redazione Segnala "Alla regalità sociale di Gesù Cristo proclamata nella Quas primas fa da pendant la riparazione sociale: il diritto di Gesù Cristo a regnare fra gli uomini viene infatti negato e disprezzato, e da questa negazione nasce il dovere della riparazione con le preghiere e con le opere. L'enciclica Miserentissimus Redemptor si collega esplicitamente alla Quas primas che "alcuni - nota Pio XI - forse ignorano, altri trascurano" ma la cui importanza deve invece essere ricordata a tutta la Chiesa."
Redazione Segnala "Perché scoppiano le guerre? Dietro le guerre fra le nazioni, risponde il Pontefice, "vi è un'altra furibonda guerra, che rode le viscere dell'odierna società": è l'insieme dei disordini sociali, dove va cercata "la vera origine della presente luttuosissima lotta". Da quando "si è lasciato di osservare nell'ordinamento statale le norme e le pratiche della cristiana saggezza" "gli Stati hanno cominciato necessariamente a vacillare nelle loro basi" fino al rischio dello "sfacelo dell'umano consorzio"."
Redazione Segnala "La prima crisi, internazionale, si ripercuote in una seconda ancora "più deplorevole" che è la crisi interna di ciascuna società. Due soprattutto sono le manifestazioni di questa seconda crisi: "la lotta di classe, diventata ormai il morbo più inveterato e mortale della società, quasi verme roditore che ne insidia tutte le forze vitali" e "le lotte dei partiti", "non sempre ingaggiate per una serena divergenza di opinioni circa il pubblico bene" ma spesso solo "per bramosia di prevalere e in servizio di particolari interessi"."
Redazione Segnala "Sul matrimonio, nota Pio XI, circolano numerosi errori in versioni apertamente anticristiane o anche in versioni "moderate", ma non meno pericolose. La radice di questi errori è la negazione della vera natura del matrimonio, istituzione divina, ritenendolo invenzione degli uomini che gli uomini quindi possono cambiare, o di cui possono creare nuove forme (come il matrimonio "temporaneo" o "ad esperimento"). Errori specifici attaccano poi i tre beni del matrimonio; la prole, la fedeltà e il sacramento."
Redazione Segnala "II Concilio Vaticano II nel delineare i compiti dei laici nella Chiesa così li esorta: "imparino soprattutto i principi della dottrina sociale e le sue applicazioni, affinché si rendano, capaci sia di collaborare, per quanto loro spetta, al progresso della dottrina stessa, sia di applicarla debitamente nei singoli casi"..."
Redazione Segnala "Dal punto di vista teorico l'avversione alle associazioni di apostolato rivela la tesi secondo cui "la Chiesa, il Papa devono limitarsi alle pratiche esterne di religione (Messa e Sacramenti) e il resto dell'educazione appartiene totalmente allo Stato". La Chiesa non si accontenta della libertà di celebrare i Sacramenti; i diritti inviolabili delle anime comprendono non solo quello di pregare, ma anche quello di "partecipare i tesori della Redenzione ad altre anime, collaborando alla attività dell'Apostolato Gerarchico"."
Redazione Segnala "Pio XII ricorda i quarant'anni dalla consacrazione del mondo al Sacro Cuore da parte di Leone XIII, e - accennando anche al pontificato di Pio XI, che aveva tanto ribadito la dottrina della regalità sociale di Gesù Cristo - nota che nell'ultimo quarantennio si sono viste "aumentare sempre più le schiere dei nemici di Cristo" e anche di quei "cristiani più di nome che di fatto" che nell'ora della prova vengono meno...."
Redazione Segnala "Tutta la dottrina sociale, da Leone XIII al Concilio Vaticano II, ribadisce che la Chiesa non impone alcuna forma di governo, ma si riserva di giudicarle tutte e di enunciare per ognuna le condizioni di legittimità. Pio XII distingue la "vera" democrazia, conforme alla dottrina sociale della Chiesa, dalla democrazia falsa e illegittima che purtroppo ha spesso prevalso nel mondo moderno."
Redazione Segnala "L'ordine che la Chiesa tutela, e che l'organizzazione degli Stati deve rispettare, è "l'ordine normale e organico che regge i rapporti particolari degli uomini e dei diversi popoli". "Nessuna organizzazione del mondo sarebbe vitale se non si. armonizzasse con 1'insieme delle relazioni naturali", cioè con questo ordine organico, che deriva dalla natura delle cose, dalla storia e dalle tradizioni dei singoli popoli, che rispetta le differenze e le diversità tra i singoli, i gruppi, le etnie, le classi, sociali. Alla nozione di ordine organico si contrappone "l'ingranaggio di un unitarismo meccanico"."
Redazione Segnala "La "Chiesa, "madre e maestra di tutte le genti", ha sulla terra un duplice compito: in primo luogo "santificare le anime", ma anche - in secondo luogo - "preoccuparsi delle esigenze terrene dei popoli" mostrando, con la sua dottrina sociale, quali siano gli ordinamenti più conformi alla dignità della persona umana e al suo destino eterno."
Redazione Segnala "Lo sviluppo "non si riduce alla semplice crescita economica" e anzi "verrebbe compromesso ove si deteriorasse la vera scala dei valori" che comprende certo anche la crescita del benessere materiale, ma che ha al suo vertice i valori morali e spirituali. La tentazione di rovesciare la scala dei valori, che ha al suo vertice "Dio, che ne è la sorgente e il termine", mettendo al primo posto gli interessi economici e materiali, non è purtroppo monopolio delle persone e dei popoli più ricchi."

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