Pagine cattoliche: Morale: contraccezione, dissenso...

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Leggiamo il § 305 dell’esortazione apostolica Amoris Laetitia: «A causa dei condizionamenti o dei fattori attenuanti, è possibile che, entro una situazione oggettiva di peccato – che non sia soggettivamente colpevole o che non lo sia in modo pieno – si possa vivere in grazia di Dio, si possa amare, e si possa anche crescere nella vita di grazia e di carità, ricevendo a tale scopo l’aiuto della Chiesa».

A questo punto il documento rinvia alla nota n. 351: «In certi casi, potrebbe essere anche l’aiuto dei Sacramenti. Per questo, ai sacerdoti ricordo che il confessionale non dev’essere una sala di tortura bensì il luogo della misericordia del Signore” (Esort. ap. Evangelii gaudium (24 novembre 2013), 44: AAS 105 [2013], 1038)». «Ugualmente segnalo che l’Eucaristianon è un premio per i perfetti, ma un generoso rimedio e un alimento per i deboli” (ibid., 47: 1039)».

Il paragrafo e la nota sono inserite nel capitolo VIII dedicato alle – così definite – «situazioni irregolari», cioè alla convivenze e soprattutto alle nuove unioni civili a seguito di divorzio dove il precedente matrimonio è canonicamente valido. Nel testo quindi da una parte si descrive una situazione oggettivamente disordinata (il divorziato che si è risposato civilmente) ma in cui la responsabilità soggettiva del divorziato risposato è assente oppure non è piena, e dall’altra come strumento pastorale per questa condizione particolare si indica l’accesso ai sacramenti della riconciliazione e dell’Eucarestia.

Il paragrafo 305 sembra alludere a una situazione in cui il divorziato risposato potrebbe vivere in grazia perché privo di responsabilità soggettiva della sua condizione. Potrebbe essere il caso in cui il divorziato risposato è pienamente convinto che vivere un secondo matrimonio è condizione conforme a morale. Mancando la piena avvertenza sulla materia grave, costui non sarebbe in stato di peccato mortale ergo il divorziato risposato potrebbe comunicarsi.

Tale interpretazione potrebbe essere validata dal § 302 dell’Amoris Laetitia: «non è più possibile dire che tutti coloro che si trovano in qualche situazione cosiddetta “irregolare” vivano in stato di peccato mortale, privi della grazia santificante. I limiti non dipendono semplicemente da una eventuale ignoranza della norma. Un soggetto, pur conoscendo bene la norma, può avere grande difficoltà nel comprendere «valori insiti nella norma morale» (Giovanni Paolo II, Esort. ap. Familiaris consortio – 22 novembre 1981, 33: AAS 74 (1982), 121).

Tentiamo di rispondere a questa obiezione. In primis occorrerebbe verificare caso per caso se realmente la persona versa in uno stato di errore in merito alla sua condizione. Il giudizio di liceità espresso dal divorziato risposato in merito al suo stato potrebbe essere apparente.

In secondo luogo l’ignoranza invincibile deve essere sempre provata.

In terzo luogo l’ignoranza invincibile può essere colpevole: la ripetizione di scelte malvagie compiute liberamente (vizio) può condurre la persona in questa condizione di ignoranza invincibile e dunque la buona fede è un effetto negativo degli errori colpevoli compiuti nel passato dalla persona stessa. Quindi la responsabilità sussiste e non si è in grazia di Dio.

In quarto luogo – e veniamo all’aspetto più importante che si svincola dalla casuistica e si incardina su un principio insuperabile – anche ammesso che l’ignoranza invincibile sia incolpevole (tesi più teorica che reale) è la condizione che oggettivamente – al di là dell’imputabilità morale cioè del profilo soggettivo – è inconciliabile con la comunione. Ricevere Cristo esige una condizione della vita della persona che oggettivamente sia conforme alla Santità di Cristo. Sebbene la persona non ne sia cosciente, la condizione di divorziato risposato è materia grave e tale rimane. Ricorriamo ad un esempio: un barista senza sua colpa (stato di ignoranza) dà da bere del veleno ad un avventore. Chi è a conoscenza che in quel bicchiere c’è del veleno deve impedire al barista di dare da bere perché oggettivamente – al di là della consapevolezza del barista – quell’azione è dannosa per i clienti. Deve impedirlo anche se il barista non vuole sentire ragioni ed è convintissimo che ha tutto il diritto di somministrare quel bicchiere d’acqua. E dunque occorre impedire ai conviventi e ai divorziati risposati che non vivono castamente (o che vivono castamente ma che dovrebbero interrompere la loro relazione perché su di loro non gravano particolari obblighi morali) di accostarsi alla comunione perché tali condizioni sono oggettivamente lesive di Dio, della Chiesa e degli stessi divorziati risposati.

 

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Di p. L. Taparelli d'Azeglio S.J.  1. Si riserva la libertà di acconciarsi alle occasioni. - 2. Due riguardi dell'economia sociale: ordine ed utilità. - 3. L'ordine dee conseguirsi movendo le persone. - 4. L'utilità assicurando i più deboli - 5. 1° nell'intelligenza coll'istruzione - 6. e col proteggere contro la parola prepotente, - 7. 2° nella volontà eccitando al lavoro - 8. senza danno della morale, - 9. 3° aumentando i mezzi di potenza e di capitale­ - 10. anche coll'associazione: - 11. rispettandone le proprietà nel fissare le gravezze e gli altri provvedimenti puhblici. - 12. Necessità di studiare l'utilità in economia. - 13. Perchè l'economia si riduca presso certi autori ad un trattato sopra il pauperismo.

Di p. L. Taparelli d'Azeglio S.J.  A cotesto assolutismo economico, del quale il Dunoyer censura bensì le prove, ma accetta e quasi rincalza le tesi, sembraci fare bel contrasto l'assennata temperanza del Du Mesnil; il quale vede benissimo la poca ragionevolezza di aforismi universali, introdotti sistematicamente in una scienza applicata, senza verun riguardo alle tante varietà relative della materia in cui s'introducono.

Di p. L. Taparelli d'Azeglio S.J. Dall'ordine soltanto può nascere il diritto; da quell'ordine universale, il quale altro non è che l'effetto inteso dalla Volontà creatrice, e che ella consegue o colla necessità nel mondo fisico o colla obbedienza del libero arbitrio nel mondo morale. Quando l'uomo giunge a conoscere qual è quell'ordine che da lui pretende il Creatore nel disponimento delle azioni libere, vede e sente la necessità morale ossia l'obbligazione di conformarvisi; e se non vuole violare gl'impulsi della propria ragione, della propria natura, si conforma colle sue operazioni a cotesta obbligazione, compiendo volontariamente e liberamente quell'ordine morale che il Creatore determinò per l'uomo e per la società.
 

Di p. L. Taparelli d'Azeglio S.J.  Corollarii spettanti alla materia ordinabile - 1. Due classi di Corollarii: l'ordine vero è sempre unito colla libertà vera. - 2. Coroll. I Non si chieda che il necessario. - 3. Coroll. II La ricchezza pubblica non è della persona governante. - 4. Coroll. III La legge si verifica in ogni specie di società. - 5. Coroll. IV Il suddito non ha per sé diritto a sindacare l'amministrazione. - Corollarii spettanti alle norme ordinative - 6. Coroll. I Il Governo è debitore principalmente ai più deboli, - 7. alla cui libertà non basta la pura indipendenza. - 8. Deboli sono anche le minoranze. - 9. Schiarimenti su questa proposizione. - 10. Coroll. II Necessità di concordia fra i due poteri, - 11. senza la quale la civiltà degenera in tirannia - 12. la quale sotto nome di separazione o di laicismo è vagheggiata dai liberali. - 13. Servigi gratuiti del cristianesimo alla società. - 14. Epilogo dei due primi corollarii. - 15. Coroll. III Riverenza alle relazioni ipotattiche. -16. Quali sudditi sono imponibili. - 17. Esenzione dei poveri esagerata dai rivoluzionari. - 18. Base dell'obbligo di contribuzione, il dovere di procacciare il bene comune - 19. rispettivamente voluto in ciascuna specie di società. - 20. Coordinazione di questi beni e dei doveri che ne risultano. - 21. Dovere politico. ­ 22. Dovere civile. - 23. Complicazione dei doveri di chi governa. ­- 24. Coroll. IV Rimedio al Centralismo; il pieno riconoscimento dei diritti. - 25. Epilogo.

Di p. L. Taparelli d'Azeglio S.J.   1. Necessità di stabilirne per principio l'autorità - 2. Quanto male essa sia compresa - 3. Suo fine è l'esternare l'ordine morale - 4. coordinando l'opere dei cittadini - 5. Se risponde del fine, dee regolare i mezzi - 6. Mezzi propri, mezzi comuni - 7. Assurdi di chi negasse il dritto di regolarli - 8. Norme di tal direzione, la giustizia - 9. e la benevolenza o convenevolezza - 10. La seconda cede alla prima - 11. Il governante dunque non comanda arbitrariamente ma coordina l'adempimento dei doveri - 12. Ordina le persone non usa le cose - 13. Ordina persone e società reali e presenti, non ideali e futuribili. - 14. Giusto riguardo ai nascituri - 15. Son necessari anche mezzi pecuniari - 16. Li regola il mallevadore del fine - 17. Il popolo quando è sovrano, i ministri quando sono responsabili - 18. Varie maniere di coordinare la cooperazione economica - Importanza delle dottrine spiegate - 20. Loro epilogo - 21. I. Fine: II. mezzi propri e comuni: III. libertà dell'opera regolata: IV. secondo giustizia: V. dritto coercitivo: VI. insinuazioni persuasive - 22. Questi termini possono violarsi, ma non confondersi o negarsi.

Di p. L. Taparelli d'Azeglio S.J.  - 13. Doppio centralismo: il violento. - 14. L'unità naturale - 15. Il vizioso mira al bene proprio e sacrifica gli amministrati. - 16. Se ne trae una regola di giusta libertà. - 17. Il centralismo belgico nella abolizione degli Octrois. - 18. Modello di unità sincera il governo della Chiesa. - 19. Influsso di questo governo in favore della libertà Comunale. - 20. Facilità di fallire a questa regola. - 21. Danni che ne consieguono in favore della rivoluzione. - 22. Centralismo politico, larghezza amministrativa. - 23. Riserve in favore del diritto censorio. - 24. Conclusione. - 25. Spiriti diversi dell'unità cattolica e del centralismo eterodosso.

Di p. L. Taparelli d'Azeglio S.J. -  1. La Società è composta di parti organiche: famiglia, - 2. Comune, Provincia, Stato, - 3. Confederazione. - 4. Le parti non debbono perdere il loro essere specifico. - 5. Rispetto del Governo Pontificio verso la libertà municipale. - 6. Caratteri della Provincia. - 7. Diritto delle società inferiori al fine e ai mezzi. - 8. Questo diritto è vantaggioso allo Stato 1° perché gli fornisce mezzi di buon governo. - 9. Osservazioni intorno al Dupont White. - 10. 2° Perché ne conserva le parti integranti. -11. Lo stesso può dirsi a proporzione rispetto alle Società volontarie. - 12. Specialmente poi rispetto alle religiose.

Di p. L. Taparelli d'Azeglio. S.J.  - 1. Proposizione del tema - 2. Sua importanza ed opportunità - 3. Confusione delle idee in tal materia - 4. Si chiede libertà e s'introduce schiavitù - 5. per mania di tiranneggiare - 6. In economia come altrove la libertà debb'essere pel bene - 7. Data una falsa idea della libertà, l'economista utilitario ne addita una via falsa - 8. La libertà dee fondarsi sul diritto non sull'interesse - 9. L'interesse produce solo la libertà del dispotismo - 10. Epilogo di questo paragrafo.

Di p. L. Taparelli d'Azeglio. S.J.  - 1. Proposizione del tema - 2. Sua importanza ed opportunità - 3. Confusione delle idee in tal materia - 4. Si chiede libertà e s'introduce schiavitù - 5. per mania di tiranneggiare - 6. In economia come altrove la libertà debb'essere pel bene - 7. Data una falsa idea della libertà, l'economista utilitario ne addita una via falsa - 8. La libertà dee fondarsi sul diritto non sull'interesse - 9. L'interesse produce solo la libertà del dispotismo - 10. Epilogo di questo paragrafo.

Di p. L. Taparelli d'Azeglio S.J.  1. Proposizione del tema - 2. Sua importanza ed opportunità - 3. Confusione delle idee in tal materia - 4. Si chiede libertà e s'introduce schiavitù - 5. per mania di tiranneggiare - 6. In economia come altrove la libertà debb'essere pel bene - 7. Data una falsa idea della libertà, l'economista utilitario ne addita una via falsa - 8. La libertà dee fondarsi sul diritto non sull'interesse - 9. L'interesse produce solo la libertà del dispotismo - 10. Epilogo di questo paragrafo.

Di p. L. Taparelli d'Azeglio S.J. - 1. Partizione e schiarimento - 2. Producono sostanze e moto - 3. Nella prima produzione sono principali, nella seconda sussidiarii - 4. Divario fra i varii agenti di produzione - 5. Si giustificano i canonisti - 6. Meraviglie dell'intelligenza umana e della bontà divina - 7. Quistioni che si connettono con questa trattazione - 8. L'uomo può impossessarsi delle cose materiali, - 9. secondo il bisogno e la limitazione di quelle - 10. Reità della limitazione fattizia: - 11. ossia monopolio - 12. Comunione negativa - 13. Ingiustizia dei violatori - 14. Diritto degli occupatori - 15. In qual senso le forze naturali lavorino gratuitamente - 16. Epilogo.

P. L. Taparelli d'Azeglio S.J. Giudichiamo necessario ridurre le trattazioni economiche sin qui svolte in un ragionato compendio per coloro principalmente che, entrati ora appunto nel numero dei nostri associati non hanno fra le mani i volumi passati, ai quali molte volte potranno riferirsi le venture nostre trattazioni.

Di P. L. Taparelli d'Azeglio. S.J.,  1. Concetto economico di materia diverso dal filosofico. - 2. Nel produrre è economicamente passiva, - 3. benché ritenga incorporato il lavoro. - 4. Obbiezione: Se opera è agente. - 5. Risposta: Cotesta azione è già pagata. - 6. Importanza giuridica di tal teoria. - 7. Materia prima o produzione sostanziale, - 8. diversa dalla trasformazione o produzione accidentale.

P. L. Taparelli d'Azeglio S.J.,  1. Significato della voce - 2. presso gli economisti - 3. Triplice suo termine - 4. Difficoltà opposte - 5. Produzione immateriale - 6. Indecenza di tale appellazione - 7. esemplificata - 8. Sue conseguenze pratiche - 9. Importanza pratica della diversità di produzione - 10. L'agricoltura vien preferita - 11. Principii della produzione intrinseci ed estrinseci - 12. Confusione presso molti economisti - 13. specialmente nel vocabolo Capitale - 14. Rettificazione dei primi concetti spettanti alla produzione.

Di p. L. Taparelli d'Azeglio. S.J. . Il pauperismo è una piaga ignota in quei paesi appunto, ove la Chiesa prevale, ove l'eterodossia mai non ebbe il sopravvento, L'Italia nostra non sa qual ceffo egli abbia cotesto mostro, che l'articolista deve aver veduto con orrore in faccia, poiché ce ne descrive una si terribile ipotiposi. Attribuire alla Chiesa di volere il pauperismo che non osa mostrarlesi innanzi, ed aspettarne la medicina da quella filantropia, la quale quanto più chiacchiera, tanto più lo diffonde, egli è proprio un negar la verità conosciuta per trovare un argomento da calunniare il Cattolicismo.

Di p. L. Taparelli d'Azeglio S.J., -  1. Vantaggi dei banchi pubblici: solvibilità - 2. Prontezza - 3. Efficacia - 4. Estensione di relazioni - 5. Grandezza delle imprese - 6. Varii ufficii dei Banchi - 7. Raccolgono capitali per via di deposito: - 8. per via di azioni - 9. Banco dello Stato - 10. Banchi di società diverse - 11. Base della fiducia. - 12. Credito personale e reale - 13. Credito fondiario - 14. Credito industriale o popolare - 15. Credito mobiliare - 16. Epilogo. La fiducia sostituita alla moneta - 17. Attinenze del Credito col Cattolicismo - 18. Il credito non si rassoda se nella società non regna l'onestà del disinteresse - 19. Il Credito fra gli eterodossi - 20. Suoi esordii nel Medio evo - 21. Causa dei suoi progressi. - 22. Imprudenza del progresso fanatico.

Di p. L. Taparelli d'Azeglio S.J., - 1. Filologia della voce - 2. Radice naturale del Credito, fiducia nella probità - 3. Partizione - 4. Definizione. - 5. Preterizione degli antichi - 6. Origine delle cambiali - 7. Ostracismo degli Ebrei - 8. Guelfi e Ghibellini - 9. La fiducia nelle cambiali - 10. La fiducia accumula danaro in deposito - 11. Lo rende fruttifero nel lavoro col prestito: - 12. ne agevola i trasporti nel banco di giro: - 13. ne anticipa la scadenza nei banchi di sconto: - 14. diviene merce nominale ella stessa, biglietto al latore - 15. Guadagno del tempo e sua preziosità - 16. Utilità dei banchieri.

Di p. L. Taparelli d'A. S.J. , 1. Preterizione di materie adiafore. - 2. Nostra investigazione è la funzione della moneta. - 3. Sua definizione. - 4. La moneta agevola le permutazioni, - 5. con permutazione intermedia. - 6. Non è veicolo propriamente, - 7. ma metaforicamente - 8. Ragioni di tal metafora. - 9. È stromento per metonimia. - 10. Non è lavoro accumulato ma cumulo di mercedi. - 11. Epilogo. - 12. Ne siegue che la moneta è materia pel banchiere. - 13. Sua necessità sociale. - 14. Competenza dell'autorità nel regolarla. - 15. Si tocca per preterizione di succedanei della Moneta. - 16. Applicazione della teoria all'usura.

P. L. Taparelli d'A. S.J., 1. L'equivalenza è natural presupposto della permutazione - 2. e non dipende dai contraenti. - 3. È applicazione dell'idea Valore,- 4. risultante dal desiderio subbiettivo e da proprietà obbiettive - 5. e chiarito dalla stima sociale. - 6. Influenze della società nel modificarlo.- 7. Nei contratti si patteggia di valore pubblico. - 8: Vantaggi economici del progresso. - 9. Competenza delle autorità in tali materie. - 10. Assurdità necessarie in chi vuol negarla. - 11. Epilogo degli elementi di valore. - 12. Presuppongono il desiderio o domanda. -13. Considerazioni sulla legge economica di domanda-offerta, - 14. la quale dee modificarsi con la giustizia e benevolenza; 15.  come avviene nelle società cattoliche -16. benché imperfette. -17. Epilogo intorno al soggetto materiale dell'economia.
 

Di P. L. Taparelli d'A. S. J., 1. Soggetto economico delle potenze.- 2. è la ricchezza nazionale. - 3. In qual senso è nazionale? - 4. Gli averi non sono l'essere, - 5. ma sono le cose e le opere - 6. da produrre, consumare, distribuire. - 7. Schiarimenti intorno alla ricchezza, - 8. specialmente alla materiale, - 9. negata da molti - 10. e ragionevolmente. - 11. Classificazione delle opere - 12. materiali, - 13. morali. - 14. miste. - 15. Giustezza della definizione del Say. - 16. Che cosa sia permutabile, - 17. e permutazione; -.18. Si specificano le cose permutabili, escludendo l'uomo e gli atti morali, -19. benché utili anche materialmente. - 20. Producono in fondo alieno. - 21. Si distinguono dal loro involucro materiale. - 22. Esclusione dei beni ed opere soprannaturali. - 23. Epilogo delle cose permutabili e impermutabili.

Di P. L. Taparelli d'A. S.J., 1. Tre forze - 2. Tendenze di egoismo nel senso, - 3. di giustizia nella ragione, - 4. di generosità nella religione - 5. Come entrino nella scienza economica, - 6. reluttanti indarno gli economisti, - 7. per vizio di naturalismo. - 8. Se non si ammettono, l'assunto della scienza è impossibile, -9. e contraddittorio. - 10. È un'utopia negata dal fatto -11. Non basta la giustizia,- 12. come insegna la pratica, - 13. e lo confessano gli economisti - 14. Ragione fondamentale di questa insufficienza - 15. L'economista non è teologo, ma accetta la religione -16. Proposta di una tripartizione della scienza - 17. Chiarezza che vi spargerebbe.

Di P. L. Taparelli d'A. S.J. In Economia politica le chiare e recise sentenze della Chiesa scarseggiano, come scarseggiano le immediate attinenze dei fatti materiali con la verità morale. Qui dunque guidati molte volte dal solo lume di ragione, noi dobbiamo al parere dei dotti quella riverenza, dalla quale ci dispensano essi medesimi, quando ribellano alla Maestra infallibile. Quanto dunque possiamo parlare alto e franco a chi abbraccia sfrontatamente l'assoluta indipendenza nel ritto, l'epicureismo nella morale, l'usura nel mutuo, l'arbitrario despotismo nelle gravezze ecc.; tanto dobbiamo procedere riguardosi e modesti nelle quistioni puramente scientifiche, quali sono gran parte queste che ai primi concetti di Economia si appartengono.

P. L. Taparelli d'A. S.J. Riassunto: principio eterodosso: guerra universale - 2. Soluzione pagana del problema: la schiavitù - 3. Soluzione fra cristiani - I) anarchia e comunismo - 4. - II.) Gratuità delle forze naturali - 5. - III.) tolleranza del popolo e speranza - 6. Logica di coteste teorie - 7. e loro conclusione pratica 8; Trionfo del comunismo - 9. Stato della quistione - 10. Il cattolicismo. conferma la proprietà negl'intelletti - 11. - I.) rendendola intelligibile storicamente - 12. - II.) accertando la con la fede -13. - III.) assicurandola con l'autorità - 14. Affeziona ad essa le volontà - 15. e negativamente col disprezzo delle ricchezze - 16. e positivamente con l'amore della povertà - 17. Fortifica colle istituzioni la riverenza al diritto, ecc.

Di p. L. Taparelli d'A. S.J. . 1. Questa nasce dall'uso della primitiva - 2. operante nel soprabbondante - 3. Legittimità e inviolabilità della secondaria - 4. Ingiustizia dei violatori - 5. Eterodossi, - 6. secondo i quali lo Stato è unico proprietario - 7. La proprietà può crescere indefinitamente? - 8. Sì; 1° perché l'uomo è destinato a propagarsi, - 9. 2° perché la carità vuole il bene di tutti, - 10. 3° perché l'ampiezza delle ricchezze ridonda in bene comune, - 11. quando il ricco è in coscienza piuttosto depositario che proprietario. - 12. Il diritto di estendere le proprietà essendo naturale - 13. appartiene anche ai corpi morali, - 14. anche alla Chiesa, -15. anche ai Comuni; - 16. purché si consulti la giustizia e non l'interesse - 17. Epilogo.

Di P. L. Taparelli d'A. S. J. . 1. Due specie d'impugnatori. - 2. La proprietà stabile è fondata nella natura delle cose - 3. E del terreno. - 4. Durevolezza della coltura. - 5. Analogia tra l'occupazione della proprietà stabile e della mobile. - 6. Ragione del Possesso: qual ne è la base? - 7. Secondo il Bastiat, le forze di natura non sono appropriabili. - 8. Risp. I doni di Dio non tutti si cedono gratuitamente. - 9. Le prove dell'Autore - 10. sono deboli per la società esordiente; - 11. Debolissime per la progrediente. - 12. Altra prova del Bastiat. - 13. Risposta. - 14. Disastro di Rio del Cigno. - 15. Impotenza dell'incredulo nel difendere la proprietà. - 16. Vera base filosofica del possesso. - 17. La riverenza all'ordine: - 18. Prova tratta dalla rivelazione. - 19. Epilogo.

Di P. L. Taparelli d'A. S.J. «Se l'interesse del denaro è per sè illecito; come va che i Governi lo permettono e la Chiesa tace? Ciò che per sè è malvagio non può permettersi, ciò che può permettersi non è malvagio per sè» ... E tutta la risposta potrebbe ridursi ad un punto solo, ad una distinzione da dialettico: la quale se voleste espressa in linguaggio da scuola così potrebbe suonare. Se l'usura è mala per sè non può permettersi nella sua identità morale, concedo; nella materiale, nego.

Di P. L. Taparelli d'A. S.J. Il fatto vi si presenta vivo ed operante nella libertà modello, cioè nella libertà del Piemonte, ove ritorna quest'anno all'assalto il Ministero per espugnare certe incommode ritrosie che resistettero l'anno scorso all'affrancamento degli usura ... 71 diedero vinta la causa nella Camera agli usurai. Fortunatamente esiste ancora, colà un'ombra di Senato che può rintuzzare quell'artiglieria: e al Senato appunto si volgono oggi anche certi Piemontesi che non si destarono allorché le batterie erano volte contro la Chiesa e contro le coscienze, e concordi coi cattolici gridano, accorr'uomo in favore della borsa.

Di P. L. Taparelli d'A. S.J. . Dunque le forze e il loro uso sono proprietà conceduta all'uomo per conservare la propria esistenza, e per eseguire la missione impostaci sulla terra dalla Provvidenza. Quindi vedete che la persona è cosa tutta di Dio; che le forze e il lavoro materiale, il quale altro non è che l'esercizio di codeste forze, è essenzialmente proprietà della persona obbligata ad impiegarle per la doppia sua missione; e che il frutto materiale di codeste forze appartiene ugualmente alla persona, dovendo principalmente servirle pel sostentamento, e secondariamente per opere di perfezioni morali.

La metà di quel sec. XIII inaugura il tempo di Rodolfo d'Absburgo in Germania, di s. Ferdinando in Ispagna, di s. Luigi IX in Francia, del maturarsi delle monarchie parlamentari in Inghilterra, il prevalere definitivo dei governi a popolo nei nostri comuni industriali e marinari. Esso coincide col massimo slancio dei nostri commerci in tutto il Mediterraneo, nel levante e fino alla estrema Cina; e con esso un fiorire spontaneo, variopinto, diffuso di lettere, di arti e di scienze, ed un dispiegamento di multiforme ed esuberantissima vitalità sociale, che segna il meriggio smagliante della civiltà italiana e che accompagna quasi festevole corteo il trionfo universale della democrazia nella «repubblica dei popoli cristiani».

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