Pagine cattoliche: Sacerdozio e vita religiosa

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Penitenzieria apostolica. Le preghiere e pie opere che uomini e donne, membri di Istituti di vita consacrata e di Società di vita apostolica, sono tenuti ad offrire in virtù delle loro regole o costituzioni o altrimenti per precetto, sono escluse dal conseguimento le indulgenze?

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Redazione Segnala "La celebre lettera di Sant’Ignazio di Loyola alla COMUNITA’ DI GANDIA, " per il miglior progresso spirituale degli studenti della Compagnia che ci sono attualmente, a maggior servizio, lode e gloria di Dio N.S. e Creatore", del 29 luglio 1547 - MI Epp I 331-338 
 

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Redazione Segnala "Beato Pio IX, enciclica Amantissimi Redemptoris. Il Pontefice esalta la missione dei Sacerdoti, chiamati ad offrire, nell'incruento sacrificio della Messa, quella stessa Vittima che ha riconciliato l'umanita' con Dio Padre "
Redazione Segnala "Pio XII, enciclica Menti nostrae. Castita', obbedienza, studio, apostolato e spiritualita' liturgica, sono il programma da attuare senza cadere nella cosiddetta "eresia dell'azione", che fa dimenticare il dovere della santificazione personale "
Redazione Segnala "Pio XI, enciclica Ad catholici sacerdotii. Il sacerdote e' chiamato ad essere educatore in un mondo che sta perdendo sempre piu' i valori cristiani: per questo deve essere particolarmente preparato "
Redazione Segnala "San Pio X, enciclica Haerent animo. La santificazione personale e' vista come la premessa indispensabile per l'azione apostolica. Da qui una particolare insistenza sulle pratiche di pieta', la meditazione e i ritiri spirituali "
Redazione Segnala "Beato Giovanni XXIII, enciclica Sacerdotii nostri primordia, nel centenario del Santo Curato d'Ars "
Redazione Segnala "Giovanni Paolo II, Esortazione apostolica Redemptionis donum: la vocazione religiosa e' una chiamata alla perfezione dell'amore e della sequela di Cristo; percio' nella professione religiosa la persona diventa proprieta' esclusiva di Dio in Gesu' Cristo "
Redazione Segnala "Paolo VI, Esortazione apostolica Evangelica testificatio: e' necessario un giusto discernimento, per non attuare riforme frettolose e alla lunga dannose "
Redazione Segnala "Giovanni Paolo II, Lettera Vita consecrata: presente fin dagli inizi, non potra' mai mancare alla Chiesa come un suo elemento irrinunciabile e qualificante, in quanto espressivo della sua stessa natura "
Redazione Segnala "Beato Pio IX, enciclica Ubi primum: esalta il valore e la funzione degli Ordini Regolari, in ogni tempo di grande aiuto alla Chiesa e alla societa' civile. Raccomanda attenzione nella scelta dei postulanti e che la Regola sia osservata con scrupolo"
Redazione Segnala "Giovanni Paolo II, Lettera a tutte le persone consacrate: ogni istituto deve quindi curare un modo di partecipare all'opera di "crescita mariana", poiche' la Vergine e' modello di vita contemplativa, di carita' operosa e di vita nascosta nel mondo "
Redazione Segnala "La collaborazione dei laici al ministero dei presbiteri, di J. Ratzinger. E' sembrato sommamente opportuno e urgente fare chiarezza sulle diverse forme di collaborazione dei fedeli laici in aiuto dell'esercizio del ministero sacerdotale""
Redazione Segnala "Card. Alfons M. Stickler, Il celibato ecclesiastico. La sua storia e i suoi fondamenti teologici (recensione)
[Tratto da: http://www.alleanzacattolica.org/indici/ex_libris/sticklera245.htm ]"
Redazione Segnala "Paolo VI, enc. Sacerdotalis caelibatus: sottratto il tema alla discussione conciliare, Paolo VI espone prima le obiezioni contro il celibato sacerdotale, quindi ne conferma la validita' nel suo significato cristologico, ecclesiologico ed escatologico"
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Del Card. Silvio Oddi

Qualche tempo fa in occasione della commemorazione di un sacerdote spirato in odore di santità, ricordo di aver copiato questo brano tratto dal diario spirituale del defunto: «O prete dell'Eucaristia o morire. Le mie parole e le mie opere devono essere sempre predicare Gesù crocifisso. Essere sacerdote della povertà, della carità, della mansuetudine. Mi studierò di essere un Don Niente; Don Niente nelle mani di Gesù è onnipotente».

Queste parole hanno richiamato alla mia mente le esortazioni che i Sommi Pontefici, gli ultimi specialmente, hanno indirizzato ai sacerdoti invitandoli a non dimenticare che sono tutti un «alter Christus» secondo la forte espressione di S. Paolo: «vivo ego, iam non ego, vivit vero in me Christus» (Gal 2,20).

Divenuto uomo nuovo per la spirituale rigenerazione in Cristo, vivo una nuova vita, e la mia vita è Cristo, il quale in me opera ed in me regna.

Ogni sacerdote deve dunque considerare come il centro della propria vita sacerdotale e di tutta la Chiesa, la celebrazione eucaristica. In essa si edifica la Chiesa e da essa si attinge la forza di Cristo, necessaria all'adempimento della propria missione: dispensatori dunque dei misteri divini nell'opera primaria (del sacerdote): la personale santificazione e l'edificazione del popolo di Dio.

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Di Madre Teresa di Calcutta

Leggiamo nelle Scritture come Gesù venne a proclamare la Buona Novella che Dio ci ama. Oggi lui vuole che noi siamo quell'Amore. Gesù ha detto: “L'avete fatto a me ” (Mt 25,40). Ero affamato, nudo, forestiero e abbandonato e mi avete fatto queste cose. Io lo chiamo vangelo sulle cinque dita.

Tutti sono chiamati ad amare Dio con tutto il cuore, l'anima, l'intelligenza e le forze e, per amore di Dio, ad amare il proprio prossimo. La notte prima della sua morte Gesù ci ha dato due grandi doni: il dono di se stesso nell'Eucaristia e il dono del sacerdozio per continuare  la sua presenza viva nell'Eucaristia.

Senza sacerdoti non abbiamo Gesù.

Senza sacerdoti non abbiamo l'assoluzione.

Senza sacerdoti non possiamo ricevere la Santa Comunione.

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Di Jérôme Lejeune

Sulla terra l'uomo è il solo che si domanda chi è, dove va, e che talvolta si sente rivolgere queste temibili domande: "Cosa ne è di tuo fratello?", "Cosa hai fatto di tuo figlio?".

Le pulsioni elementari che sono alla base della perpetuazione delle specie sono presenti in tutti gli esseri viventi, ma l'uomo è il solo a conoscere il misterioso rapporto tra l'amore e il futuro. Né lo scimpanzé più malizioso né quello meglio ammaestrato potranno mai concepire che esista un rapporto tra la monta della sua femmina e l'arrivo, nove mesi più tardi, di un cucciolo che gli assomiglia.

L'uomo, da parte sua, ha sempre saputo che l'appetito sessuale e la sua soddisfazione voluttuosa sono collegati, per loro natura, alla procreazione. In modo poetico, e assolutamente realista, gli antichi non rappresentavano forse la passione amorosa con i tratti di un bambino?

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Di Wanda Poltawska

A differenza del celibato dei laici, quello dei sacerdoti è determinato da una scelta libera e consapevole dell'uomo psichicamente maturo (è una delle principali condizioni poste a chi desidera accedere agli Ordini sacri) e come tale non provoca frustrazioni, che sono invece una reazione psicologica molto frequente tra quei laici che, desiderando un altro stato di vita, si sentono "condannati" a una vita di solitudine. Tale tipo di reazione si manifesta più spesso nelle donne che negli uomini e in molti casi il desiderio non appagato della vita coniugale e della maternità diviene causa di depressioni psichiche.

Fare una scelta significa sempre rinunciare ad altre possibilità, ad altri valori, ma una scelta libera, fatta di propria volontà è anche testimonianza della convinzione che il valore scelto è superiore a tutti gli altri.

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di Alfredo Marranzini,

pubblicato in L'OSSERVATORE ROMANO, 16 Gennaio 1998
 

La questione del celibato è stata non poche volte sollevata da alcuni con argomentazioni pro e contro, in circostanze certamente diverse ma sempre in connessione con altri fattori, esterni o anche interni alla comunità ecclesiale. Tra gli studi storici editi di recente mi sembra di particolare importanza quello del patrologo tedesco Stefan Heid dal titolo: “Il celibato nella Chiesa antica. Gli inizi di un obbligo di continenza per chierici in Oriente e in Occidente” La questione del celibato è stata non poche volte sollevata da alcuni con argomentazioni pro e contro, in circostanze certamente diverse ma sempre in connessione con altri fattori, esterni o anche interni alla comunità ecclesiale.

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SACRA CONGREGATIO PRO DOCTRINA FIDEI, I. Litterae circulares Per litteras ad universos omnibus locorum ordinariis et moderatoribus generalibus religionum clericalium de modo procedendi in examine et resolutione petitionum quae dispensationem a caelibatu respiciunt, Prot. N. 128161s, 14 octobris 1980: AAS 72(1980) 1132‑1135.

I. LETTERA CIRCOLARE

1. Nella lettera rivolta a tutti i sacerdoti della chiesa il giovedì santo 1979, il sommo pontefice Giovanni Paolo II, riferendosi ‑ come egli stesso diceva ‑ alla dottrina esposta dal Concilio Vaticano II, successivamente da Paolo VI nell'enciclica Sacerdotalis caelibatus e poi dal sinodo dei vescovi del 1971, ha nuovamente illustrato con chiarezza la grande stima che si deve avere del celibato sacerdotale nella chiesa latina.

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Di Divo Barsotti

La perfezione cristiana è la perfezione della carità. Come la fede è adesione pacifica e sicura alla verità e non comporta dubbi, così la carità è frutto dello Spirito e in ogni anche suo minimo grado importa un'adesione appreziativamente somma a Dio. Non vi è carità là dove Dio non è amato come bene supremo: se l'uomo crede di spartire con altri il suo amore, non ama. L'ordine della carità è che si debba amare Dio di un amore totale: con tutto il cuore, con tutta l'anima, con tutte le forze. E, certo, la fede che esclude ogni dubbio è dono di Dio, e cosi dono di Dio è la carità che esclude ogni divisione.

Ma come è possibile allora un cammino spirituale se già fin dall'inizio del cammino l'uomo è in Dio? D'altra parte se non fosse in Dio, come potrebbe essere salvo un uomo che non avesse raggiunto la perfezione della carità? Ma è evidente che non è possibile una vita spirituale che non importi il superamento delle condizioni umane. Come potrebbe l'uomo trascendere cosi se medesimo e tutto il creato per raggiungere Dio e aderire a Lui nella fede e nell'amore? La fede è dono di Dio, e dono di Dio è la carità. Si deve allora capire come sia possibile un cammino di vita spirituale fino a una sua perfezione. Lo Spirito non opera nell'uomo come una forza estranea, al di fuori delle sue potenze, ma, nei suoi doni, Egli muove le sue potenze in tal modo che tutto l'uomo diviene strumento di Dio. L'uomo che sia in grazia è già in Dio, ma Dio richiede una cooperazione all'uomo alla sua azione, e la cooperazione dell'uomo all'azione di Dio è il suo consenso e la sua docilità all'azione dello Spirito.

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Di EMMANUEL ANDRÈ

Titolo originale: Traité du Ministère Ecclésiastique - Versione dal francese di D.C. Masetti OSB
Imprimatur: Monte Oliveto Maggiore, 29 Giugno 1979 - † Angelo M. Sabatini, Abate Ordinario

PREFAZIONE e NOTA BIOGRAFICA
(in questa pagina)

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INTRODUZIONE

Il ministero ecclesiastico è un'opera straordinaria della bontà di Dio; perciò per scriverne convenientemente occorre possedere una grande fede per penetrare i disegni di Dio stesso, e una grande carità per scrivere intorno alle meravigliose invenzioni di Dio per l'eterna salvezza degli uomini.
Pur sapendo quanto ci manca di questa fede e di questa carità osiamo trattare di un argomento così grande. Non lo faccio pero senza chiedere perdono al Signore dell'ardimento col quale, così imperfetti, ci avviciniamo a cose tanto perfette. Col perdono di Dio e concedendoci Egli l'assistenza del suo divino Spirito ci proponiamo di scrivere il presente Trattato del Ministero Ecclesiastico in quattro libri. Dei quali il primo sarà consacrato alla natura del Ministero ecclesiastico; il secondo dimostrerà come questo ministero può essere snaturato; il terzo farà conoscere il terreno sul quale si deve esercitare; e il quarto sarà un'esposizione delle virtù necessarie per la sua riuscita. "Ci aiuti la tua grazia, 0 Dio onnipotente, affinché noi, che abbiamo ricevuto il ministero sacerdotale, siamo capaci di servirti degnamente e devotamente con assoluta purezza e pura coscienza. E se, purtroppo, non possiamo mantenerci in una innocenza di vita così grande come sarebbe necessario, dacci almeno la grazia di piangere giustamente quello che abbiamo fatto di male e di dedicarci al tuo servizio in spirito di umiltà e con propositi di buona volontà, in modo più fervente di come abbiamo fatto per il passato. Amen".
(Imitazione di Cristo, lib. IV, cap. XI)

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LIBRO SECONDO
Come il ministero può essere snaturato
CAPITOLO I
IL MINISTERO PUÒ ESSERE SNATURATO

Il ministero ecclesiastico è una creazione di Nostro Signore; ma perché è affidato agli uomini può avvenire che a causa della loro natura soggetta a tante debolezze, non sia conservato nella completa integrità della sua natura.
Nostro Signore è Dio e insieme uomo ed ecco che ci sono stati degli uomini che hanno disgiunto in lui la divinità e l'umanità per poi negare l'una o l'altra e, conseguentemente distruggere questo grande mistero per quanto era in loro potere, e inaridire il fiume di grazie di cui è la sorgente. San Giovanni dice che questa è un'opera dell'Anticristo: "Ogni spirito che non riconosce Gesù, non è da Dio" (1 Gv. 4,3). Poiché gli uomini cercano di scindere il mistero dell'Incarnazione e annientarne le conseguenze, non c'è da stupire che la stessa cosa avvenga per il ministero che è una conseguenza e un'imitazione del mistero della divina Incarnazione.

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LIBRO QUARTO
Le virtù necessarie all'esercizio del ministero

CAPITOLO I
LA GRANDEZZA DEL MINISTERO È LA MISURA DELLE VIRTÙ CHE RICHIEDE

Il ministero è un'opera divina: "Questa è l'opera di Dio credere in colui che egli ha mandato" (Gv. 6,29). San Paolo lo chiama opera del Signore: "Opus Domini" (I Cor. 16,10) Dio, infatti è il primo autore della salvezza degli uomini; fu il primo a volerla, il primo che ne pose le condizioni e ne istituì i mezzi, il primo che vi si è adoperato in Gesù Cristo Nostro Signore: "È stato Dio a riconciliare a sé il mondo in Cristo" (2 Cor. 5,19).

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del Card. VINCENZO FAGIOLO

Se l'abito non fa il monaco, però lo dimostra, si diceva già nel Medioevo, quando gli ordini religiosi per lo più monastici e poi anche «mendicanti», di vita cioè apostolica, erano molti e si distinguevano appunto dall'abito. Il problema è stato sollevato da alcuni quotidiani, in concomitanza con l'assemblea nazionale dell'USMI (Unione Superiore maggiori d'Italia), cui hanno partecipato circa 800 rappresentanti delle oltre 120.000 suore italiane. Il tema del convegno non era precisamente l'abito, ma il futuro e la qualità della vita religiosa. Da qualche frase sfuggita occasionalmente all'inizio del convegno sull'abito alcuni cronisti hanno quasi fatto intendere all'opinione pubblica che alle suore fosse più a cuore l'esteriorità del loro stato anziché l'essenzialità della loro missione.

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LIBRO TERZO

Il campo del ministero

CAPITOLO I
DONDE LA NECESSITÀ DEL MINISTERO ECCLESIASTICO

L'autorità ecclesiastica come l'autorità civile, e, conseguentemente tutta l'economia del santo ministero, hanno la loro ragione di essere dopo la caduta originale.
Se Adamo non fosse caduto, l'umanità fedele a Dio avrebbe goduto di una felicità così grande che avrebbe avuto al di sopra di se stessa soltanto la felicità della vita eterna.

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I FONDAMENTI TEOLOGICI DELLA DISCIPLINA DEL CELIBATO

Nella discussione odierna sul celibato si insiste sempre di più sulla necessità di un approfondimento teologico del sacerdozio, per poter dedurre e valutare anche l'aspetto unicamente vero e completo della teologia del celibato nella Chiesa Cattolica Latina.

Per questo motivo ci rimane ancora il compito attuale ed importante di esaminare le componenti teologiche sia del sacerdozio del NT come anche, partendo da queste, del celibato dei ministri sacri. Entrambi hanno le loro radici nella Sacra Scrittura che è fonte principale della teologia cattolica e poi nella tradizione della Chiesa che svela ed interpreta le testimonianze scritturistiche.

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III. IL CELIBATO NELLA DISCIPLINA DELLE CHIESE DI ORIENTE

Di fronte ad un atteggiamento ritenuto sin dall'inizio più liberale si è mosso il rimprovero alla Chiesa Latina di essere diventata sempre più stretta e severa nella sua disciplina celibataria. Quale prova di questa asserzione ci si appella alla prassi della Chiesa Orientale che avrebbe conservato l'originale disciplina generale della Chiesa Primitiva. Per questo motivo anche la Chiesa Latina dovrebbe tornare alla disciplina originale soprattutto di fronte al grave peso che il celibato costituisce oggi per la situazione pastorale nella Chiesa Universale.

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