Lit - Congr Culto: Preparazione e celebrazione delle feste pasquali (2)
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CONGREGAZIONE PER IL CULTO DIVINO, Lettera circolare Paschalis solemnitatis, del 16 gennaio 1988.Osservatore Romano 21.2.Preparazione e celebrazione delle feste pasquali VII. LA DOMENICA DI PASQUA NELLA RISURREZIONE DEL SIGNORE. A) LA VEGLIA PASQUALE NELLA NOTTE SANTA. 1. Significato della caratteristica notturna della veglia pasquale. 2. La struttura della veglia pasquale e l'importanza dei suoi elementi e delle sue parti. 3. Alcune avvertenze pastorali. B) IL GIORNO DI PASQUA. VIII. IL TEMPO PASQUALE 



VII. LA DOMENICA DI PASQUA  NELLA RISURREZIONE DEL SIGNORE
 
A) LA VEGLIA PASQUALE NELLA NOTTE SANTA
77. Per antichissima tradizione questa notte è “in onore del Signore” (79) e la veglia che in essa si celebra commemorando la notte santa in cui Cristo è risorto è considerata come “madre di tutte le sante veglie”. (80) In questa veglia infatti la chiesa rimane in attesa della risurrezione del Signore e la celebra con i sacramenti dell'iniziazione cristiana. (81)

1. Significato della caratteristica notturna della veglia pasquale
78. “L'intera celebrazione della veglia pasquale si svolge di notte; essa quindi deve o cominciare dopo l'inizio della notte o terminare prima dell'alba della domenica”. (82) Tale regola è di stretta interpretazione. Gli abusi e le consuetudini contrarie, che talvolta si verificano, così da anticipare l'ora della celebrazione della veglia pasquale nelle ore in cui di solito si celebrano le messe prefestive della domenica, non possono essere ammessi. (83)
Le motivazioni addotte da alcuni per anticipare la veglia pasquale, come ad es. l'insicurezza pubblica, non sono fatte valere nel caso della notte di natale o per altri convegni che si svolgono di notte.
79. La veglia pasquale, in cui gli ebrei attesero di notte il passaggio del Signore che li liberasse dalla schiavitù del faraone, fu da loro osservata come memoriale da celebrarsi ogni anno; era la figura della futura vera pasqua di Cristo, cioè della notte della vera liberazione, in cui “Cristo, spezzando i vincoli della morte, risorge vincitore dal sepolcro”. (84)
80. Fin dall'inizio la chiesa ha celebrato la pasqua annuale, solennità delle solennità con una veglia notturna. Infatti la risurrezione di Cristo è fondamento della nostra fede e della nostra speranza e per mezzo del battesimo e della cresima siamo stati inseriti nel mistero pasquale di Cristo: morti, sepolti e risuscitati con lui, con lui anche regneremo. (85)
Questa veglia è anche attesa escatologica della venuta del Signore. (86)

2. La struttura della veglia pasquale e l'importanza dei suoi elementi e delle sue parti
81. La veglia si svolge in questo modo: dopo il “lucernario” e il “preconio” pasquale (prima parte della veglia), la santa chiesa medita “le meraviglie” che il Signore ha compiuto per il suo popolo fin dall'inizio (seconda parte o liturgia della parola), fino al momento in cui, con i suoi mèmbri rigenerati nel battesimo (terza parte), viene invitata alla mensa, che il Signore ha preparato al suo popolo, memoriale della sua morte e risurrezione, in attesa della sua venuta (quarta parte). (87).
Questa struttura dei riti non può da nessuno essere cambiata arbitrariamente.
82. La prima parte comprende azioni simboliche e gesti, che devono essere compiuti con una tale ampiezza e nobiltà, che i fedeli possano veramente apprenderne il significato, suggerito dalle monizioni e dalle orazioni liturgiche.
Per quanto possibile, si prepari fuori della chiesa in luogo adatto il rogo per la benedizione del nuovo fuoco, la cui fiamma deve essere tale da dissipare veramente le tenebre e illuminare la notte.
Nel rispetto della verità del segno, si prepari il cero pasquale fatto di cera, ogni anno nuovo, unico, di grandezza abbastanza notevole, mai fittizio, per poter rievocare che Cristo è la luce del mondo. Venga benedetto con i segni e le parole indicati nel messale o altri approvati dalle conferenze episcopali. (88)
83. La processione, con cui il popolo fa ingresso nella chiesa, deve essere guidata dalla sola luce del cero pasquale. Come i figli di Israele erano guidati di notte dalla colonna di fuoco, così i cristiani a loro volta seguono il Cristo che risorge. Nulla vieta che a ciascuna risposta “Rendiamo grazie a Dio” si aggiunga qualche acclamazione in onore di Cristo.
La luce del cero pasquale viene propagata gradualmente alle candele, opportunamente portate in mano da tutti, con le lampade elettriche ancora spente.
84. Il diacono annunzia il “preconio” pasquale, che in forma di grande poema lirico proclama tutto il mistero pasquale inserito nell'economia della salvezza. Se necessario, in mancanza del diacono, qualora anche il sacerdote celebrante non possa proclamarlo, venga affidato a un cantore. Le conferenze episcopali possono apportare adattamenti a questo “preconio” per mezzo di alcune acclamazioni del popolo in esso inserite. (89)
85. Le letture della sacra Scrittura formano la seconda parte della veglia. Esse descrivono gli avvenimenti culminanti della storia della salvezza, che i fedeli devono poter serenamente meditare nel loro animo attraverso il canto del salmo responsoriale, il silenzio e l'orazione del celebrante.
Il rinnovato rito della veglia comprende sette letture dell'Antico Testamento prese dai libri della legge e dei profeti, le quali per lo più sono state accettate dall'antichissima tradizione sia dell'oriente che dell'occidente; e due letture dal Nuovo Testamento, prese dalle lettere degli apostoli e dal Vangelo. Così la chiesa “cominciando da Mosè e da tutti i profeti” (90) interpreta il mistero pasquale di Cristo. Pertanto tutte le letture siano lette, dovunque sia possibile, in modo da rispettare completamente la natura della veglia pasquale, che esige il tempo dovuto.
Tuttavia dove le circostanze di natura pastorale richiedono di diminuire ulteriormente il numero delle letture, se ne leggano almeno tre dall'Antico Testamento, cioè dai libri della legge e dei profeti; non venga mai omessa la lettura del cap. 14 dell'Esodo con il suo cantico. (91)
86. Il significato tipologico dei testi dell'Antico Testamento si fonda nel Nuovo, e si rende manifesto con l'orazione pronunciata dal sacerdote celebrante dopo le singole letture; gioverà anche introdurre i fedeli, con una breve monizione, a comprenderne il significato. Tale monizione può essere fatta o dallo stesso sacerdote o dal diacono.
Le commissioni liturgiche nazionali o diocesane avranno cura di preparare gli opportuni sussidi in aiuto ai pastori.
Dopo la lettura segue il canto del salmo con la risposta data dal popolo.
In questo ripetersi delle parti si conservi un ritmo, che possa favorire la partecipazione e la devozione dei fedeli. (92) Si eviti con attenzione di introdurre canzoncine popolari al posto dei salmi.
87. Terminate le letture dell'Antico Testamento si canta l'inno “Gloria a Dio”, vengono suonate le campane secondo le consuetudini locali, si pronuncia l'orazione colletta e si passa alle letture del Nuovo Testamento. Si legge l'esortazione dell'apostolo sul battesimo come inserimento nel mistero pasquale di Cristo. Quindi tutti si alzano; il sacerdote intona per tre volte l'“Alleluia”, elevando più in alto gradualmente la voce, mentre il popolo a sua volta lo ripete. (93) Se necessario, il salmista o un cantore intona l'“Alleluia”, che il popolo prosegue intercalando l'acclamazione tra i versetti del salmo 117, tante volte citato dagli apostoli nella predicazione pasquale. (94) Finalmente si annuncia con il Vangelo la risurrezione del Signore, quale culmine di tutta la liturgia della Parola. Non si ometta di fare l'omelia, per quanto breve, dopo il Vangelo.
88. La terza parte della veglia è costituita dalla liturgia battesimale. Ora viene celebrata nel sacramento la pasqua di Cristo e nostra. Ciò può essere espresso in maniera completa in quelle chiese che hanno il fonte battesimale, e soprattutto quando avviene l'iniziazione cristiana di adulti o almeno si celebra il battesimo dei bambini. (95) Anche nel caso che manchino i battezzandi, nelle chiese parrocchiali si faccia almeno la benedizione dell'acqua battesimale. Quando questa benedizione non si celebra al fonte battesimale ma nel presbiterio, in un secondo momento l'acqua battesimale sia portata al battistero, dove sarà conservata per tutto il tempo pasquale. (96) Dove invece non vi sono i battezzandi ne si deve benedire il fonte, la memoria del battesimo si fa nella benedizione dell'acqua, con cui si asperge il popolo. (97)
89. Segue quindi la rinnovazione delle promesse battesimali, introdotta con una monizione dal sacerdote celebrante. I fedeli m piedi, e con le candele accese in mano, rispondono alle interrogazioni. Poi vengono aspersi con l'acqua: in tal modo gesti e parole ricordano loro il battesimo ricevuto. Il sacerdote celebrante asperge il popolo passando per la navata della chiesa, mentre tutti cantano l'antifona “Ecco l'acqua” o un altro canto di carattere battesimale. (98)
90. La celebrazione dell'eucaristia forma la quarta parte della veglia e il suo culmine, essendo in modo pieno il sacramento della pasqua, cioè memoriale del sacrificio della croce e presenza del Cristo risorto, completamento dell'iniziazione cristiana, pregustazione della pasqua eterna.
91. Si raccomanda di non celebrare in fretta la liturgia eucaristica; al contrario conviene che tutti i riti e tutte le parole raggiungano la massima forza di espressione: la preghiera universale, mediante la quale i neofiti, divenuti fedeli, esercitano per la prima volta il loro sacerdozio regale; (99) la processione offertoriale, con la partecipazione dei neofiti, se questi sono presenti; la preghiera eucaristica prima, seconda o terza fatta in canto, con i rispettivi embolismi; (100) infine la comunione eucaristica, come momento di piena partecipazione al mistero celebrato. Alla comunione è opportuno cantare il salmo 117 con l'antifona “Cristo nostra pasqua”, o il salmo 33 con l'antifona “Alleluia, alleluia, alleluia”, o un altro canto di giubilo pasquale.
92. È desiderabile che sia raggiunta la pienezza del segno eucaristico con la comunione della veglia pasquale, ricevuta sotto le specie del pane e del vino. Gli ordinali dei luoghi sapranno valutare l'opportunità di questa concessione e le circostanze che l'accompagnano (101).

3. Alcune avvertenze pastorali
93. La liturgia della veglia pasquale sia compiuta in modo di poterne offrire al popolo cristiano la ricchezza dei riti e delle orazioni; è importante che sia rispettata la verità dei segni, che sia favorita la partecipazione dei fedeli, che venga assicurata nella celebrazione la presenza dei ministranti, dei lettori e della “schola” dei cantori.
94. È auspicabile che talvolta venga prevista la riunione nella stessa chiesa di più comunità, quando per la vicinanza delle chiese o per lo scarso numero dei partecipanti non possa aversi una celebrazione completa e festiva.
Si favorisca la partecipazione dei gruppi particolari alla celebrazione della veglia pasquale, in cui tutti i fedeli, riuniti insieme, possano sperimentare in modo più profondo il senso di appartenenza alla stessa comunità ecclesiale.
I fedeli che a motivo delle vacanze sono assenti dalla propria parrocchia, siano invitati a partecipare alla celebrazione liturgica nel luogo dove si trovano.
95. Nell'annunziare la veglia pasquale si abbia cura di non presentarla come ultimo momento del sabato santo. Si dica piuttosto che la veglia pasquale viene celebrata “nella notte di pasqua”, come un unico atto di culto. Si avvertono i pastori di insegnare con cura nella catechesi ai fedeli l'importanza di prendere parte a tutta la veglia pasquale. (102).
96. Per una migliore celebrazione della veglia pasquale si richiede che gli stessi pastori acquisiscano una conoscenza più profonda sia dei testi che dei riti, per poter impartire una vera mistagogia.

B) IL GIORNO DI PASQUA
97. Si celebri la messa del giorno di pasqua con grande solennità. È opportuno oggi compiere l'aspersione dell'acqua, benedetta nella veglia, come atto penitenziale. Durante l'aspersione si canti l'antifona “Ecco l'acqua”, o un altro canto di carattere battesimale. I vasi che si trovano all'ingresso della chiesa vengano riempiti con la stessa acqua.
98. Si conservi, dove già è in vigore, o secondo l'opportunità si instauri, la tradizione di celebrare nel giorno di pasqua i vespri battesimali, durante Ì quali al canto dei salmi si fa la processione al fonte. (103).
99. 11 cero pasquale, da collocare presso l'ambone o vicino all'altare, rimanga acceso almeno in tutte le celebrazioni liturgiche più solenni di questo tempo, sia nella messa, sia a lodi e vespri, fino alla domenica di pentecoste. Dopo di questa il cero viene conservato con il dovuto onore nel battistero, per accendere alla sua fiamma le candele dei neo-battezzati nella celebrazione del battesimo. Nella celebrazione delle esequie il cero pasquale sia collocato accanto al feretro, ad indicare che la morte è per il cristiano la sua vera pasqua.
Non si accenda il cero pasquale fuori del tempo di pasqua né venga conservato nel presbiterio. (104)

VIII. IL TEMPO PASQUALE
100. La celebrazione della pasqua continua nel tempo pasquale. I cinquanta giorni che si succedono dalla domenica di risurrezione alla domenica di pentecoste, si celebrano nella gioia come un solo giorno di festa, anzi come “la grande domenica”. (105)
101. Le domeniche di questo tempo vengono considerate come domeniche di pasqua e hanno la precedenza sulle feste del Signore e su tutte le solennità. Le solennità che coincidono con queste domeniche si anticipano al sabato (106).Le celebrazioni in onore della beata vergine Maria e dei santi, che ricorrono durante la settimana, non possono essere rinviate a queste domeniche (107).
102. Per gli adulti che hanno ricevuto ['iniziazione cristiana nella veglia pasquale, tutto questo tempo è riservato alla “mistagogia”. Pertanto, ovunque vi siano neofiti, si rispetti tutto ciò che è indicato nel “Rito dell'iniziazione cristiana degli adulti”, nn. 37-40, e 235-239. Si faccia sempre, nell'ottava di pasqua, la preghiera di intercessione per i neo-battezzati, inserita nella preghiera eucaristica.
103. Durante tutto il tempo pasquale, nelle messe della domenica vengano riservati tra i fedeli posti particolari per i neo-battezzati . Questi cerchino di partecipare alle messe insieme ai loro padrini. Per essi si abbia il ricordo nella omelia e, secondo l'opportunità, nella preghiera dei fedeli. A chiusura del tempo della mistagogia, vicino alla domenica di pentecoste, si faccia qualche celebrazione, secondo le consuetudini regionali. (108) È opportuno inoltre che i fanciulli facciano in queste domeniche la loro prima comunione.
104. Durante il tempo pasquale i pastori istruiscano i fedeli già iniziati al sacramento dell'eucaristia sul significato del precetto della chiesa di ricevere in questo tempo la santa comunione. (109) Si raccomanda molto che soprattutto nell'ottava di pasqua la santa comunione sia portata agli infermi.
105. Dove vi è l'uso di benedire le case, in occasione delle feste pasquali, tale benedizione sia fatta dal parroco o da altri sacerdoti o diaconi, da lui delegati. È questa una occasione preziosa per esercitare l'ufficio pastorale(110). Il parroco si rechi a far visita pastorale nella casa di ciascuna famiglia, abbia un colloquio con i suoi membri e preghi brevemente con loro, adoperando i testi contenuti nel libro Rito delle benedizioni. (111).
Nelle grandi città si preveda la possibilità di radunare più famiglie per celebrare insieme il rito di benedizione.
106. Secondo la diversità dei luoghi e dei popoli, si riscontrano molte consuetudini popolari collegate con le celebrazioni del tempo pasquale, che talvolta richiamano un maggior concorso di gente rispetto alle celebrazioni liturgiche; tali consuetudini non sono da disprezzare, e possono risultare adatte a manifestare la mentalità religiosa dei fedeli. Pertanto le conferenze episcopali e gli ordinari dei luoghi provvedano affinchè queste consuetudini, che possono favorire la pietà, siano ordinate nel modo migliore possibile: siano in armonia con la sacra liturgia, siano maggiormente impregnate di spirito liturgico, traggano in qualche modo ispirazione dalla liturgia, e ad essa conducano il popolo cristiano. (112).
107. Questo sacro tempo dei cinquanta giorni si conclude con la domenica di pentecoste, in cui si commemora il dono dello Spirito santo effuso sugli apostoli, i primordi della chiesa e l'inizio della sua missione a tutte le lingue, i popoli e le nazioni.(113)
Sia favorita la celebrazione protratta della messa della vigilia, che non riveste un carattere battesimale, come nella veglia pasquale, ma di intensa preghiera sull'esempio degli apostoli e dei discepoli, che perseveravano unanimi in preghiera, con Maria, madre di Gesù, nell'attesa dello Spirito santo. (114)
108. “E’ una caratteristica della festività pasquale che tutta la chiesa gioisca per la remissione dei peccati, concessa non soltanto a coloro che rinascono nel santo battesimo, ma anche a quelli che da tempo sono stati ammessi nel numero dei figli adottivi” (115). Attraverso una più solerte azione pastorale e un maggior impegno spirituale da parte di ciascuno, con la grazia del Signore, sarà possibile a tutti coloro che avranno partecipato alle feste pasquali, testimoniare nella vita il mistero della pasqua celebrato nella fede. (116).

Dalla sede della Congregazione per il culto divino, il 16 gennaio 1988.

PAUL AUGUSTIN card. MAYER, O.S.B.
prefetto

+ VIRGILIO NOÈ, arciv. tit. di Voncaria
segretario


 Note
1   Cf. S. CONGR. RITUUM, Decr. Dominicae resurrectionis (6.2.1951); AAS 43 (1951), 128-137; S, CONGR, RITUUM. Decr, Maxima redemptionis nostrae mysteria (16.11.1955): AAS 47(1955), 838-847.
2   cf.  SC 5.6.61: EV 1/6-8.110,
3 Cf. Normae universales de anno liturgico et de calendario [NUALC], 18: EV 3/908.
4       Cf. CD 15
5       Decr. Maxima redemptionis nostrae mysteria
6    Caeremoniale episcoporum [CE] 249,
7    Cf. Rituale romanum, Ordo initiationis christianae adultorum [OICA}. S: EV 4/1353; CIC can. 856: EV 8.
8    Missale romunum, Vigilia paschalis, 46.
9    Cf. OICA. cap. IV, praesertim n. 303: EV 4/1474ss.
10   Cf. CICA. 330-333: EV 4/1495-1498.
11   Cf. CE 250.406-407; OICA 41: EV 4/1389-1392,
12   NUALC 5: EV 3/895; cf. OICA 56f: EV 3/946, et Notitiae 23(19X7), 397.
13   NALC 16. b): EV 3/9M,.
14 Cf   Missale romanum, Institutio generalis [1GMR], 42: EV 3/2081; cf. Ordo paenitentiae, 36-37: EV 4/2719-2722.
15    PAUI.US VI, Const. apost, Paenitemini, II, 1: EV 2/646.
16    CE 251.
17   Cf. CE 251; SC 109; EV 1/196.
18   Cf. CE 251.
19 CE 260.
20 CE 252.
21 Cf. NUALC 28: EV 3/91S.
22  Cf, CE 253.
23 Missale romanum, Feria IV Cinerum.
24 Cf. Paenitemini, II, 2: EV 2/646; CIC can, 1251: EV 8.
25 Cf. Missale romanum, Dominica l in quadragesima, collecta et super oblata,
26 Cf. CE 261,
27   Cf. CE 408-410.
28   Cf. Missale romanum. Ordo lectionum missae, 219S1. Praenotanda, 97: EV 7/1097.
29   Cf. CE 252
30   Missale romanum, rubrica in sabbato hebdomadae IV qnadragesimae.
31   NUALC 16a: EV 3/906,
32  Cf. CE 263,
33  Cf, Missale romunurn, Dominica in palmis de passione Domini, 9.
34  Cf. CE 270.
35 Cf. Missale romanum. Dominica in palmis de passione Domini, 16,
36 Cf. Missale rumartum, Dominica in palmis de passione Domini, 19.
37 Cf. Missale romanum, Dominica in palmis de passione Domini, 22. Pro Missa quam episcopus praesidet, cf. CE 74.
38  PO 1: 1/1264,
39  CE 275.
40  Cf. C E 276.
41  Cf. Ordo paenitentiae, Appendix 11, 1-7: EV 4/2726ss,
42  Cr, Decr. Maxima redemptionis nostrae mysteria:. AAS 47(1955). 858: S. AUGUSTINUS, Ep. 55. 24: PL 35, 215.
43 Cf. Mc 2,19-20; TERTULLIANUS, De ieiunio adversus psychicos, 2 et 13; Corpus christianorum II, p. 1271.
44 Cf. CE 295; SC 110: EV l/197s,
45 Cf. CE 296; Institutio gencralis de Liturgia horarum [IGLH], 210: EV 4/349,
46  Cf. S. CONGR. RITUUM, Instr. Eucharisticum mysterium [EM] (25.5.1967), 26: EV 2/1326. NB: in monasteriis vero monialium praestat ut ccelebratio Tridui paschalis maxima quae possibilis sit sollemnitate in ipsa ecclesia monaslerii peragatur.
47   Cf. S. CONGR. RITUUM, Ordinationes et declarationes circa Ordinem hebdomadae sanctae instauratum (1.2.1957), 21: AAS 49(1957), 91-95.
48 OT 8: EV 1/788.
49 Cf. S. CONGR. PRO EDUCATIONE CATHOLICA, Instr. de institutionr liturgica in seminariis (17.5.1979), 15.33: EV 6/1569.1591.
50 Cf. CE 297.
51 Cf. Missale romnnum, Missa vespertina in cena Domini.
52  Cf,.Missale romanum, Missa vespertina in cena Domini.
53  Cf. Missale romanum. Missa vespertina in cena Domini, 1.
54  Cf. SC 55: EV l/94s; EM 31: EV 2/1331.
55  Decr. Maxima redemptiunis nostrae mysteria, 9: AA5 47(1955), 845.
56  Cf, Missale romanum, Missa vespertina in cena Domini, 3.
57  Cf. CE 300
58  Mt 20,28.
59 Cf. CE 303.
60 Cf. Missale romanum, Missa vespertina in cena Domini, 15-16.
61 Cf. S.CONGR.RITUUM, Declaratio (15.3.1956),3:/AS48(1956), 153; Ordinationes et declarationes circa Ordinem hebdomadae sanctae instauratum, 14: AAS 49(1957), 93.
62 Cf. Missale romanum, Missa vespertina in cena Domini, 21; Decr. Maxima redemptionis nostrae mysteria, 8-10: AAS 47(1955), 845.
63 1Cor 5,7.
64 Cf. Missale. romanum, Feria VI in passione Domini, 1.3.
65 Cf. Paenitemini, II, 2: EV 2/646; CIC can, 1251: EV 8.
66 Cf. Missale romanum. Feria VI in passione Domini, 1; CONGR. PRO CULTU DIVINO, Dcclaratio Ad Missale romanum: Notitiae, 13(1977), 602.
67  Cf. Missale. romanum, Feria VI in passione Domini, 3; Ordinationes et declarationes circa Ordinem hebdomadae sanctae instauratum, 15. AAS 49(1957)
68  Cf. Missale romanum. Feria VI in passione Domini, 5, oratio altera.
69  Cf. Missale. romanum, Feria VI in passione Domini, 9; CE 319.
70 Cf. Missule romanum, Feria VI in passione Domini, 12.
71 Cf. IGMR 46: EV 3/2085.
72 Cf, Missale romanum, Feria VI in passione Domini, 19.
73 Cf. Mt 6,3-4.
74 Cf. SC 13: EV 1/22.
75 Cf. Missale romanum, Sabbato sancto; cf. Symbulum apostolorum; 1Pt 3,19.
76 Cf. IGLH 210: E V 4/349.
77 Missale romanum, Sabbato sancto,
78 Decr. Maxima redemptionis nostrae mysteria, 2: AAS 47(1955), 843.
79 Ex 12,42,
80 S. AUGUSTINUS, Sermo 219: PL 38.1088.
81 CE 332,
82 CE 332; Missale romanum. Vigilia paschalis, 3.
83 EM 28: EV 2/1328.
84 Missale romanum. Vigilia paschalis, 19: praeconium paschale,
85 Cf. SC 6: EV 1/8; cf. Rm 6.3-6, Eph 2,5-6; Coll 2.12-13; 2Tm 2,11-12.
86  S. AUGUSTINUS, Sermo Guelferbytan, 5, 4: PLS 2, 552
87  Cf. Missale romanum. Vigilia paschalis, 2.
88  Cf. Missale romanum. Vigilia paschalis, 10-12.
89 Cf. Missale romanum, Vigilia paschalis, 17.
90  Lc 24,27; cf. Lc 24,44-45.
91  Cf. Missale romanum, Vigilia paschalis, 21.
92 Cf. Missale romanum, Vigilia paschalis, 23.
93  Cf. CE 352.
94 Cf, Act 4,11-12; Mt 21,42; Mc 12.10; Lc 20,17.
95  Cf. Rituale romanum, Ordo baptismi parvulorum 6: EV 3/1097.
96  Cf, Missale romanum. Vigilia paschalis, 48.
91 Cf Missale romanum, Vigilia paschalis, 45
98   Cf. Missale romanum. Vigilia paschalis. 47.
99    Cf. Missale romanum, Vigilia paschalis, 49; OICA 36: EV 4/1384,
100  Cf. Missale romanum. Vigilia paschalis, 53; Ibid., Missae rituales. 3: In conferendo baptismate.
101  Cf. IGMR 240-242: EV 3/2295-2303.
102  Cf. SC 56: EV 1/96.
103  Cf. IGLH 213: EV 4/352.
104  Cf. Missale romanum, Dominica pentecostes, rubrica finalis; Rituale romanum, Ordo baptismi parvulorum. De initiatione christiana. Praenotanda generalia, 25: EV 3/1116.
105  NUALC 22: EV 3/912.
106 Cf, NUALC 5, 23: EV 3/895.913.
107 Cf. NUALC 58: EV 3/948,
108  Cf. OICA 235-237: EV 4/1454-1456. Cf. OICA 238-239: EV 4/1457s.
109  Cf. C1C can. 920: EV 8.
110  Decr. Maxima redemptionis nostrae mysteria, 24; AAS 47(1955), 847.
111 De Benedictionibus, Caput I, II, Ordo benedictionis annuae familiarum in propriis domibus.
112 Cf. SC 13: E V 1/22. Cf. CONGR. PRO CULTU DIVINO, Orientamenti e proposte per la celebrazione dell'anno mariano (3.4.1987), 3.51-56,
113 Cf. NVALC 23: EV 3/913,
114  Primae Vesperae sollemnitatis possunt uniri cum missa, modo praeviso in Institutio generalis Missalis romani, n. 96 [EV 4/234].
115 S. LEO MAGNUS, Sermo 6 de Quadragesima, 1-2: PL 54. 285.
116 Cf. Missale romanum. Sabbato post dominicam VII paschae, collecta.

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