Lit - Miscellanea: Una traduzione inglese per la liturgia
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CONGREGAZIONE PER IL CULTO DIVINO. La conclusione di quest'esame è che il testo non può essere approvato o confermato dalla Santa Sede per l'uso liturgico, non solo perché non aderisce fedelmente alla editto typica altera latina e non ne esprime accuratamente i contenuti in inglese, ma anche perché la traduzione non è esente da problemi dottrinali..



20 settembre 1997

Eccellenza,
Rispondo alla sua lettera del 2 aprile 1996 nella quale chiedeva l'approvazione o conferma della Santa Sede ad interim di una traduzione inglese della editio typica altera (1989-1990) di quella parte del Pontificale Romanum ora intitolata De Ordinatione Episcopi, Presbyterorum et Diaconorum.
Il materiale sottoposto è stato esaminato in dettaglio e per esteso da questa Congregazione, nonché, secondo la sua specifica competenza, dalla Congregazione per la dottrina della fede, che ha dato la propria risposta in una lettera del 12 maggio 1997 (prot. 216/73-04256).
La conclusione di quest'esame è che il testo non può essere approvato o confermato dalla Santa Sede per l'uso liturgico, non solo perché non aderisce fedelmente alla editto typica altera latina e non ne esprime accuratamente i contenuti in inglese, ma anche perché la traduzione non è esente da problemi dottrinali.
In realtà, sua eccellenza ha scritto due lettere alla Congregazione in data 2 aprile 1996, sottoponendo, da un lato, il testo della traduzione della Commissione internazionale sull'inglese nella liturgia e, dall'altro, il testo di un progetto nel quale si proponevano taluni adattamenti per le diocesi degli Stati Uniti. A questa Congregazione è sembrato più pratico limitare per ora le sue considerazioni alla traduzione che è alla base di entrambe le richieste inoltrate dalla Conferenza dei vescovi degli Stati Uniti, piuttosto che estenderle anche al testo che propone adattamenti locali.
Sua eccellenza comprenderà, spero, che, cercando di coordinare una risposta alle diverse conferenze episcopali che usano la lingua inglese nella liturgia, questa è la linea di condotta più pratica per la Congregazione in questo tempo.
La traduzione è gravemente deficitaria in numerosi punti sia riguardo agli stessi testi liturgici, alle rubriche, ai praenotanda, sia riguardo ai vari documenti pontifici che autorizzano i riti.
Particolarmente problematici sono i testi che fanno parte della preghiera eucaristica - gli embolismi e il prefazio - e le preghiere dell'ordinazione, perlomeno quelle del vescovo e dei sacerdoti, ma i problemi sono diffusi.
Fra di essi un problema preminente è la decisione dei traduttori di interrompere la comune usanza cattolica e tradurre il termine latino presbyteri non con "sacerdoti", ma con "presbiteri". Questo non può ottenere il consenso della Santa Sede poiché rischia di essere frainteso dal popolo e rappresenta una tendenza teologica inaccettabile. In particolare, esso costituisce l'abbandono di un termine che contiene un senso di sacralità, che porta in sé la storia dello sviluppo della fede, a favore di un termine che non lo fa.
Circa il resto della traduzione, gli organismi competenti della Santa Sede sono concordi nel ritenere che essa non trasmette fedelmente importanti aspetti dottrinali dell'originale latino. In realtà, essa sembra promuovere, consciamente o inconsciamente, una visione della teologia sacramentale ed ecclesiologica che contrasta con le intenzioni della Santa Sede.

Queste materie preoccupano molto questa Congregazione nel momento in cui sta lavorando, per incarico del santo padre, al miglioramento delle norme che presiedono le traduzioni liturgiche. Preoccupa anche il fatto che i traduttori si siano sentiti liberi di introdurre dei cambiamenti a capriccio, di "migliorare" l'ordine del testo, le rubriche e la numerazione. La Santa Sede ha fissato queste materie, e solo di recente, in seguito a uno studio approfondito e a un'ampia consultazione.
In particolare, vorrei attirare l'attenzione di sua eccellenza sul titolo. Esso è stato cambiato dalla Santa Sede nel testo latino dopo approfonditi studi e riflessioni e rispecchia uno dei tratti significativi della revisione che ha portato dalla prima alla seconda edizione tipica, cioè il riordino della materia in modo che cominciasse con i riti dell'ordinazione del vescovo. Questo cambiamento è stato voluto, fra l'altro, al fine di elevare e chiarire il ruolo unico del vescovo nella sua diocesi e ha quindi un preciso e importante significato ecclesiologico.
In questa traduzione, senza alcun permesso della Santa Sede, i traduttori lo hanno cambiato in un modo che non è accettabile. Dopo un congrue periodo di sperimentazione, la Santa Sede sarà certamente disposta in linea di principio a prendere in considerazione i suggerimenti in vista di un autentico miglioramento dei diversi elementi di questo libro liturgico, come suggerito dalla Conferenza episcopale. Ma, nel frattempo, queste cose non possono essere assoggettate a un cambiamento arbitrario da parte dei traduttori.
Alla succitata traduzione sono state aggiunte nuove composizioni. Esse sono state giudicate in disaccordo con le convenzioni della liturgia romana, confuse, ampiamente inadatte alle circostanze nelle quali si vorrebbe usarle e, nel migliore dei casi, teologicamente impoverite. Esse sono quindi inaccettabili per la Santa Sede.
Assieme alle modifiche e alle parafrasi tacitamente introdotte dai traduttori nel corso del loro lavoro, questi testi inducono la Congregazione a preoccuparsi per quella sostanziale unità del rito romano che il concilio ha voluto preservare.
Qualsiasi variante al testo e alle norme delle editiones typicae emanate in latino che va al di là di ciò che è specificato nella parte finale dei diversi praenotanda generalia deve essere giustamente considerata materia di inculturazione regolata dalla recente istruzione Varietates legitimae del 1994. Per loro natura, queste variazioni proposte dovrebbero riflettere situazioni culturali specifiche, localizzate, siano esse intraprese in base ai praenotanda generalia o in base alla istruzione Varietates legitimae. Esse sono di pertinenza dei vescovi di una conferenza locale, non dei traduttori.
Eccellenza, la condotta di questa Congregazione è stata sempre quella di adottare, nelle relazioni con i vescovi locali, un approccio improntato a profondo rispetto e spirito di dialogo. Essa ha anche sempre seguito la prassi di elencare i piccoli punti che sembravano presentare una qualche difficoltà nel materiale sottoposto e di chiedere alla conferenza episcopale di proporre delle soluzioni.
Ma in questo caso, eccellenza, le deficienze sono così diffuse da rendere insufficienti singole correzioni di minor entità. La cosa risulterà chiara dalle osservazioni dettagliate qui accluse. Il loro scopo è semplicemente quello di illustrare un certo numero di problemi che hanno indotto la Santa Sede a questa decisione, per cui non possono essere considerate in alcun modo esaustive. In realtà, esse riguardano solo parte dei testi sottoposti.
A tale riguardo, vorrei ricordare qui un ultimo dato che sembra significativo. Tutta una serie di ri-traduzioni di parti della preghiera eucaristica proposte nel 1981 non ha ottenuto il consenso della Sacra Congregazione per i sacramenti e il culto divino a causa di un giudizio negativo espresso dalla Sacra Congregazione per la dottrina della fede (prot. n. 216/73, 22 gennaio 1983). Fra le traduzioni allora proposte e rigettate vi era quella relativa all'intercessione nella seconda Preghiera eucaristica, dove il latino "una cum Papa nostro N. et Episcopo nostro N. et universo clero" era stato reso in inglese con "insieme con N. nostro papa, N. nostro vescovo e tutti i ministri del tuo vangelo". La cosa venne giudicata inaccettabile dalla Conferenza dei vescovi degli Stati Uniti e dalla Santa Sede.
Ci si poteva ragionevolmente aspettare che in seguito i traduttori avrebbero tenuto conto dell'inaccettabilità di traduzioni del genere. Ma così non è stato. Nel n. 59 di questa traduzione troviamo che "universo clero" viene ora reso con "tutti coloro che sono chiamati al tuo servizio", un'espressione ancora più ampia. In entrambi i casi la traduzione è stata curata dalla Commissione mista nota come Commissione internazionale sull'inglese nella liturgia.
Eccellenza, i vescovi conservano tutta la loro legittima libertà nell'adozione dei rimedi che ritengono più adatti per la traduzione inglese di questo libro liturgico. Al tempo stesso, questa Congregazione ritiene che possa essere utile raccomandare per questo progetto un totale cambiamento dei traduttori e la stesura di una nuova, indipendente e definitiva versione inglese a partire dai testi latini. Qualora i vescovi lo ritenessero opportuno e utile, la Congregazione resta a loro disposizione per fornire, nei limiti della sua competenza e delle sue risorse, ogni possibile assistenza, compresa la richiesta alla Congregazione della dottrina della fede di offrire un'analoga assistenza.
Eccellenza, le buone relazioni e l'attiva ed effettiva collaborazione fra la Conferenza dei vescovi degli Stati Uniti e questa Congregazione in tempi recenti sono stati per essa motivo di grande soddisfazione e incoraggiamento. Sono pienamente fiducioso che sarà possibile cooperare serenamente, per il bene della chiesa, per giungere a una definitiva traduzione inglese dei riti della sacra ordinazione che sia di alta qualità e adatta per l'uso liturgico negli Stati Uniti.

Con i più cordiali auguri in Cristo Signore,
suo affezionatissimo

Jorge MEDINA ESTÉVEZ
arcivescovo pro-prefetto

20 settembre 1997

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