Redazione Scrivere "Dal punto di vista teorico l'avversione alle associazioni di apostolato rivela la tesi secondo cui "la Chiesa, il Papa devono limitarsi alle pratiche esterne di religione (Messa e Sacramenti) e il resto dell'educazione appartiene totalmente allo Stato". La Chiesa non si accontenta della libertà di celebrare i Sacramenti; i diritti inviolabili delle anime comprendono non solo quello di pregare, ma anche quello di "partecipare i tesori della Redenzione ad altre anime, collaborando alla attività dell'Apostolato Gerarchico".
INTRODUZIONE AL
MAGISTERO PONTIFICIO
IN TEMA DI DOTTRINA SOCIALE
PIO XI (quarta e ultima parte)
PIO XI
Non abbiamo bisogno
29.6.1931
L'enciclica Non abbiamo bisogno segna il momento maggiormente critico nel giudizio di Pio XI sul fascismo . Il documento trae occasione da una serie di misure repressive contro l'Azione Cattolica, della quale presenta un'articolata difesa. Nella seconda parte 1'enciclica espone una serie di critiche più generali al fascismo, che dichiara tuttavia di non volere "condannare come tale". Fedele al principio secondo cui la dottrina sociale della Chiesa non condanna alcuna forma di governo in quanto tale, Pio XI si pone da un punto di vista diverso da quello di quanti criticavano il fascismo muovendo dalla tesi secondo cui la forma di governo democratica sarebbe 1'unica legittima. Il Pontefice giudica il programma e le azioni del fascismo dal punto di vista della dottrina sociale della Chiesa, esaminando i principi soprattutto nelle loro conseguenze pratiche. L'episodio della Azione Cattolica offre, l'occasione per una serie di considerazioni critiche rivolte soprattutto allo statalismo fascista.
1. 11 fascismo e l'Azione Cattolica
1.1 Attaccando l'Azione Cattolica il regime ha "tentato - afferma Pio XI - di colpire a morte quanto vi era e sarà sempre di più caro al Nostro cuore", sulla base di una campagna di "falsità e calunnie" sparse "dalla avversa stampa di partito, la sola libera e spesso comandata o quasi a tutto dire e osare". Nella prima parte dell'enciclica Pio XI affronta le principali accuse all'Azione Cattolica e ne mostra la natura di pretesti.
1.2 L'autorità pubblica italiana ha denunciato "1'ingratitudine" del Papa e dei Vescovi "che si mettono contro il partito che è stato (dice) per tutta l'Italia la garanzia della libertà religiosa". Pio XI da atto di "quanto in tutti questi anni è stato fatto con beneficio e vantaggio della Religione", ma rileva che "contemporaneo, non minore e forse maggiore" è stato il "beneficio del partito e del regime" che "dagli amichevoli rapporti con la Santa Sede" hanno tratto "nel Paese e fuori un aumento di prestigio e di credito". In ogni caso le passate benemerenze non tolgono che i recenti episodi abbiano carattere di "vera e propria persecuzione".
1.3 II regime accusa l'Azione Cattolica di "fare politica". L'Azione Cattolica, come associazione di apostolato gerarchico, è "al di fuori e al di sopra di ogni politica di partito". Si sono accusati i capi dell'Azione Cattolica di essere - membri, o ex-membri, del disciolto Partito Popolare. In questa sede Pio XI non difende particolarmente il Partito Popolare, ma afferma che una accurata indagine ha rivelato che su novemila sezioni e circoli di Azione Cattolica esistono quattro casi di dirigenti che siano stati dirigenti del Partito Popolare, e "nei quattro detti casi si tratta di individui che non dettero mai luogo a difficoltà, alcuni poi addirittura simpatizzanti e bene visi al regime e al partito".
1.4 Si è detto, ancora, che l'Azione Cattolica è "agli ordini di un potere 'estero', il 'Vaticano'", e che nessun governo può permettere organizzazioni "straniere" così forti nel proprio paese. Questa accusa assurda (la Chiesa potere "straniero"), e il tentativo di distinguere o separare i Vescovi italiani dal Papa, mostra la radice dottrinale "morale e religiosa" del problema: il fascismo misconosce la realtà della Chiesa, la vorrebbe "straniera" in quanto aspira a una sorta di monopolio sulle coscienze dei cittadini.
2 . Critica dello statalismo fascista
2.1 Le accuse esaminate non - sono che "un cumulo di pretesti": "ciò che si voleva" è "strappare alla Chiesa la gioventù, tutta la gioventù" in base al principio - condannato nella Divini Illius Magistri - secondo cui 1'educazione è diritto e anzi monopolio dello Stato. Si è di fronte al "proposito di monopolizzare interamente la gioventù dalla primissima fanciullezza fino all'età adulta". La Chiesa "non ha mai contestato i diritti e i doveri dello Stato circa l'educazione dei cittadini"; ma questi diritti sono "incontestabili" solo "finché rimangono nei confini delle competenze proprie dello Stato". Prima che allo Stato il diritto ad educare compete alle famiglie e alla Chiesa.
2.2 II regime sostiene che deve essere sufficiente l'ora di religione nelle scuole e la presenza di assistenti ecclesiastici nelle associazioni giovanili del partito ; uno specifico associazionismo cattolico non sarebbe necessario. Si tratta di un "esiziale errore" dal punto di vista pratico e teorico. Dal punto di vista pratico 1'ora di religione e la presenza del sacerdote nelle organizzazioni civiche giovanili sono "necessarie" (senza di esse "la scuola e le dette associazioni diventerebbero inevitabilmente e ben presto pagane"), ma "non sufficienti" per una vera educazione cristiana delle anime, che ha bisogno di esplicarsi anche in ambienti integralmente cattolici (quali non sono la scuola laica, né l'associazionismo del partito e dello Stato).
2.3 Dal punto di vista teorico l'avversione alle associazioni di apostolato rivela la tesi secondo cui "la Chiesa, il Papa devono limitarsi alle pratiche esterne di religione (Messa e Sacramenti) e il resto dell'educazione appartiene totalmente allo Stato". La Chiesa non si accontenta della libertà di celebrare i Sacramenti ; i diritti inviolabili delle anime comprendono non solo quello di pregare, ma anche quello di "partecipare i tesori della Redenzione ad altre anime, collaborando alla attività dell'Apostolato Gerarchico".
2.4 Una ideologia secondo cui le giovani generazioni appartengono interamente allo Stato "non è conciliabile per un cattolico con la dottrina cattolica, e neanche è conciliabile con il diritto naturale della famiglia". Si tratta di "una ideologia che dichiaratamente si risolve in una vera e propria statolatria pagana". L'eccessiva pretesa sulle coscienze dello Stato e del partito emerge anche da un altro aspetto: la formula di giuramento degli iscritti al partito, che impone di "eseguire senza discutere" gli ordini senza valutarne la coerenza con la morale; formula che secondo Pio XI "così come sta non è lecita" e che, per gravi motivi, può essere accolta dai cattolici solo con la riserva "salve le leggi di Dio e della Chiesa".
2.5. Segnala anche Pio XI, di fronte al pericoloso affermarsi di dottrine statalistiche e di ostilità verso la Chiesa, che il regime "dopo aver messo fuori socialismo e massoneria, nemici Nostri (e non Nostri soltanto) dichiarati, li ha così largamente riammessi, come tutti vedono e deplorano, e fatti tanto più pericolosi e nocivi, quanto più dissimulati e insieme favoriti dalla nuova divisa". Come si vede, il Pontefice non condanna il fascismo perché ha messo fuori legge socialismo e massoneria ma, al contrario, perché socialisti e massoni, più o meno travestiti sotto la divisa del partito, sono rientrati in posizioni di potere e promuovono una politica ostile alla Chiesa e contraria alla sua dottrina sociale .
2.6 . Come accennato, afferma Pio XI che con l'enciclica "non abbiamo voluto condannare il partito e il regime come tale" ma solo "quanto nel programma e nella azione di essi abbiamo veduto e constatato contrario alla dottrina e alla pratica cattolica". Con questa condanna ritiene anzi Pio XI di avere "fatto buona opera al partito stesso e al regime". Contrariamente a certe apparenze 1'anticlericalismo in Italia non ha vere radici nel popolo: "l'anticlericalismo ha avuto in Italia l'importanza e la forza che gli conferirono la massoneria e il liberalismo che lo generarono". L'Italia è ancora "un paese cattolico" e "idee, misure, pratiche inconciliabili con la coscienza cattolica" non potrebbero durarvi a lungo. "La coscienza dei popoli, come quella degli individui, finisce sempre per ritornare sopra se stessa e ricercare le vie per un momento più o meno lungo perdute di vista o abbandonate".
PIO XI
Mit brennender Sorge
14.3.1937
Nel 1933 Pio XI aveva concluso un Concordato con la Germania nazional-socialista. A quella decisione il Papa era pervenuta "non senza sforzo", combattuto fra il timore che a qualcuno il Concordato sembrasse - come sempre in questi casi - "legittimare" il regime, e il desiderio di assicurare alla Chiesa almeno un minimo spazio di libertà. Alla fine questa seconda motivazione era prevalsa, con una decisione che la maggioranza degli storici della Chiesa oggi condivide. Dopo quattro anni il conflitto tuttavia riemerge, e Pio XI nota come "si sia eretto a norma ordinaria lo svisare arbitrariamente i patti, 1'eluderli, lo svuotarli e finalmente il violarli più o meno apertamente". Di fronte a una "lotta fino all'annientamento" della Chiesa Pio XI prende in esame e condanna non tutti gli aspetti del nazional-socialismo, ma in particolare quella "religione nazionale" o "Cristianesimo tedesco" che ne costituisce l'elemento più insidioso perché, mantenendo una terminologia cristiana, modifica il significato delle parole per instaurare una ideologia pagana e inaccettabile. Il Pontefice esamina questa modifica ideologica del significato dei termini cristiani con riferimento alla fede in Dio e in Gesù Cristo, alla Chiesa, alla rivelazione e alla morale.
1. Dio e Gesù Cristo
1.1 "Non si può considerare come credente in Dio - afferma Pio XI - colui che usa il nome di Dio retoricamente, ma solo colui che unisce a questa venerata parola una vera e degna nozione di Dio". L'ideologia tedesca parla sì di Dio ma "con indeterminatezza panteistica identifica Dio con l'universo, materializzando Dio nel mondo e deificando il mondo". Il panteismo, ispirandosi a quello che ritiene essere 1'antico germanesimo, negato il Dio personale vi sostituisce "il fato tetro e impersonale" negando le nozioni cristiane di Dio Padre e Provvidente.
1.2 La nozione panteista di Dio non soddisfa le aspirazioni dell'uomo, e così l'ideologia tedesca sostituisce di fatto Dio con la razza o il popolo o lo Stato, nozioni che - nota Pio XI - "hanno nell'ordine naturale un posto essenziale e degno di rispetto" ma che diventano idoli se le si distacca da una scala di valori che ha il suo vertice nel vero Dio.
1.3 Inoltre 1'ideologia nazional-socialista parla di un Dio nazionale e di una religione nazionale, legata indissolubilmente a un popolo e a una razza. Ma così il popolo e la razza in ultimo adorano se stessi, perché caratteristica del vero Dio è 1'universalità espressa nei suoi precetti e nei comandamenti "indipendenti da tempo e spazio, da regione e razza".
1.4 La nuova religione non può non misconoscere il ruolo di Gesù Cristo, relegato in second'ordine, messo sullo stesso piano di eroi "nazionali" o addirittura dei capi della nazione, semplici mortali, quando non tenuto in sospetto - in nome dell'antisemitismo – perché apparso storicamente nella realtà del popolo ebraico.
Mentre, nota Pio XI, nessuno può salvarsi credendo in Dio ma non in Gesù Cristo: "chi rinnega il Figlio non ha neanche il Padre" (Gv 2,23).
1.5 Infine la "religione tedesca" rifiuta - sempre. in nome dell'antisemitismo - 1'Antico Testamento, misconoscendo che si tratta di "parole di Dio" e "parte organica della Sua Rivelazione". Chi rifiuta il Vecchio Testamento "bestemmia la parola di Dio" e insieme "rinnega la fede in Gesù Cristo" venuto a ricapitolare l'antica legge e non ad abolirla.
2. La Chiesa e la Rivelazione
2.1 II messaggio cristiano di salvezza esige, con la fede in Dio e in Gesù Cristo, anche la fede nella Chiesa. Certo nella Chiesa l'elemento "umano, talvolta troppo umano" si è reso responsabile di errori e deviazioni . Ma " chi trae pretesto da queste debolezze per giudicare e condannare la Chiesa (e non giudica poi con la stessa severità la sua nazione o il suo partito) davvero "vede la pagliuzza nell'occhio del fratello ma non scorge la trave nel proprio".
1.2 La Chiesa è cattolica, cioè universale. La ideologia nazional-socialista incita a uscire dalla Chiesa con "violenza tanto illegale quanto inumana" e propone una "Chiesa tedesca nazionale". La storia, nota Pio XI, mostra che solo una Chiesa universale, guidata dalla fede nel primato del Vescovo di Roma, può evangelizzare il mondo. "Lo sviluppo storico di altre Chiese nazionali , il loro irrigidimento spirituale, il loro soffocamento e asservimento da parte dei poteri laici mostrano la desolante sterilità che colpisce con ineluttabile sicurezza il tralcio separatesi dal ceppo vitale della Chiesa". Alla tentazione della "Chiesa nazionale" occorre dunque rispondere no; e Pio XI non manifesta comprensione per quelli che credessero di "potere conciliare con l'esterno abbandono della Chiesa la fedeltà inferiore ad essa". A questi Pio XI ricorda la parola di Cristo: "Chi mi rinnega davanti agli uomini, io lo rinnegherò davanti al Padre mio che è nei Cieli" (Lc 13,9).
2.3 La Chiesa è custode della Rivelazione, cioè della parola di Dio. L'ideologia nazional-socialista usa la parola "rivelazione" ma ne muta il significato, intendendo le "suggestioni provenienti dal sangue e dalla razza". Così "fede" significa per il cristiano "tenere per vero ciò che Dio ha rivelato e mediante la Chiesa impone di credere"; il nazional-socialismo conserva la parola "fede" ma la usa per indicare la "fiducia gioiosa e altera nell'avvenire del proprio popolo", sentimento lecito ma che nulla ha a che fare con la fede religiosa.
2.3 Anche altri concetti si trovano alterati da questa introduzione di "false monete" nel "tesoro linguistico" . "Immortalità", che per il cristiano è la sopravvivenza personale di ciascuno di noi dopo la morte, diventa una semplice "sopravvivenza collettiva nella continuità del proprio popolo". La "grazia", dono soprannaturale del Creatore, viene a indicare soltanto "i doni della natura" al popolo tedesco. Il peccato originale, la croce, l'umiltà cristiana vengono negati nel loro significato proprio, ridotti a debolezze indegne del carattere tedesco, mentre proprio 1'umiltà è la radice del vero eroismo cristiano.
3. Morale e politica
3.1 Rimossa la vera nozione della fede, la morale verrà costruita sulla "sabbia mobile di norme umane". E tutti i tentativi di separare la morale dalla fede, nota il Pontefice, "portano tosto o tardi individui e nazioni al decadimento morale", soprattutto quando - come avviene in Germania - la scuola confessionale e l'insegnamento religioso vengono banditi o limitati.
3.2 Anche la politica viene separata dalla religione, e quindi anche dalla morale. Al principio del diritto naturale si sostituisce il criterio che "diritto è ciò che è utile alla nazione". A rigore questo principio potrebbe avere una interpretazione lecita, "se si intende che ciò che è moralmente illecito non può essere mai veramente vantaggioso al popolo". Ma se il criterio è "staccato dalla legge etica" da una parte rischia di provocare "un eterno stato di guerra fra le nazioni" (ciò che è "utile" - in senso solo materiale - a una nazione contrasta con quel che è "utile" a un'altra), dal1'altra nega i "diritti dati da Dio" allo "uomo in quanto persona" superiori a qualunque diritto della nazione (il cui scopo ultimo è sempre 1'uomo) e inalienabili. Fra questi diritti Pio XI ricorda il diritto a professare la propria fede e il diritto dei genitori a scegliere 1'educazione conveniente per i propri figli.
3.3 Concludendo l'enciclica Pio XI si rivolge anzitutto ai giovani, notando che "da mille bocche viene oggi ripetuto ai vostri orecchi un evangelo che non è stato rivelato dal Padre Celeste, migliaia di penne scrivono a servizio di una larva di cristianesimo che non è il Cristianesimo di Cristo". "Vi parlano molto di grandezza eroica" : "ma perché vi nascondono che si da anche un eroismo nella lotta morale?". "Vi parlano delle fragilità umane nella storia della Chiesa: ma perché vi nascondono le grandi gesta che l'accompagnarono?". "Vi parlano molto di esercizi sportivi": "ma ad essi oggi viene assegnata un'estensione che non tiene conto né della formazione integrale e armonica del corpo e dello spirito, né della conveniente cura della vita di famiglia, né del comandamento di santificare il giorno del Signore". Ai giovani Pio XI raccomanda di esigere che nelle associazioni nazionali uniche sia eliminata ogni tendenza ostile alla fede cristiana e alla Chiesa.
3.4 Analoghi appelli Pio XI rivolge ai membri delle associazioni cattoliche, ai genitori, ai sacerdoti. A tutti raccomanda di "contrapporre alla forza materiale degli oppressori della Chiesa l'adesione incondizionata alla fede". "Noi - conclude - non abbiamo aspirazione più intima di quella del ristabilimento di una vera pace fra la Chiesa e lo Stato in Germania. Ma se, senza colpa Nostra, la pace non verrà, la Chiesa di Dio difenderà i suoi diritti e le sue libertà, in nome dell'Onnipotente il cui braccio anche oggi non si è abbreviato".
PIO XI
Divini Redemptoris
19.3.1937
Cinque giorni dopo l'enciclica sul nazional-socialismo Mit brennender Sorge Pio XI pubblica 1'enciclica sul comunismo Divini Redemptoris; in pratica le due encicliche vengono pubblicate contemporaneamente per evitare 1'uso propagandistico della condanna dell'avversario da parte sia dell'uno che dell'altro regime. La Divini Redemptoris colloca il problema comunista in un grande quadro storico; fra i benefici dell'Incarnazione c'è la civiltà cristiana, "immensamente superiore a quella che l'uomo aveva fino allora laboriosamente raggiunto in alcune nazioni più privilegiate"; rimane però "la lotta fra il bene e il male" che sotto forma di "rivoluzione" attacca la civiltà cristiana; sintesi estrema della rivoluzione è "il comunismo bolscevico ed ateo che mira a capovolgere 1'ordinamento sociale e a scalzare gli stessi fondamenti della civiltà". I Pontefici - fin da Pio IX nel 1846 - hanno sempre condannato il comunismo; ma di fronte ai recenti orrori della Russia, del Messico, della Spagna Pio XI ritiene giunto il momento di un documento che affronti in modo organico i vari aspetti del problema. L'enciclica può essere divisa in quattro parti : la dottrina comunista, le ragioni del suo successo,
i principi della dottrina sociale della Chiesa da contrapporre al comunismo, le linee per una efficace azione anticomunista da parte dei cattolici.
1. La dottrina comunista
1.1 La dottrina comunista consta del materialismo dialettico e del materialismo storico. Secondo queste dottrine il mondo è costituito da una sola realtà, la materia in evoluzione. Non esiste Dio, spirito, anima, eternità; anche l'uomo non è che "una forma della materia che si evolve", e così la società. L'evoluzione tende necessariamente verso il meglio attraverso una lotta, la dialettica, che nella storia è lotta di classe; "il conflitto che porta il mondo verso la sintesi finale può essere accelerato dagli uomini" promuovendo la lotta di classe e 1'"annientamento" delle forze che si oppongono all'evoluzione.
1.2 In questo contesto, nota Pio XI, l'uomo viene spogliato della libertà e della dignità, ridotto a un puro momento di una evoluzione della materia in cui l'elemento più importante non è il singolo ma la collettività, di fronte alla quale "all'uomo individuo non è riconosciuto alcun diritto naturale". In particolare vengono negati il diritto alla proprietà privata, alla libertà religiosa, al matrimonio indissolubile (la famiglia è solo un'istituzione artificiale), all'educazione dei figli (che appartengono alla collettività). La "unica missione" dell'uomo nella società è il lavoro, e "tanto la morale quanto l'ordine giuridico non sarebbero se non una emanazione del sistema economico".
1.3 Lo Stato è destinato a sparire nella futura società senza classi, poiché ogni gerarchia e autorità è vista negativamente come legata alla struttura delle classi; "però, finché questa beata condizione non sarà attuata, lo Stato e il potere statale è per il comunismo il mezzo più efficace e più universale per conseguire il suo fine". Infatti per raggiungere i suoi scopi il comunismo deve esercitare non solo un'autorità, ma "la violenza 'più furibonda" soprattutto per "con ogni mezzo distruggere fin dalle sue basi la civiltà e la religione cristiana" . Pio XI ricorda gli orrori della Russia, del Messico, della Repubblica in Spagna (in quest'ultimo caso "con un odio, una barbarie e una efferatezza che non si sarebbe creduta possibile nel nostro secolo"), e nota che non si tratta ci "un fenomeno transitorio solito ad accompagnarsi a qualunque grande rivoluzione",' ma di "frutti naturali del sistema" di cui la violenza è parte essenziale. "Il comunismo è per sua natura anti-religioso": "per la prima volta nella storia stiamo assistendo ad una lotta freddamente voluta e accuratamente preparata dell'uomo contro tutto ciò che è divino". Così, ancora, la costrizione è inseparabile da un sistema economico che "calpesta la legge naturale" e il cui frutto è "la schiavitù che il terrorismo ha imposto a milioni di uomini".
2. Cause della diffusione del comunismo
Pio XI identifica quattro principali cause della diffusione del comunismo, sistema pure "scientificamente da lungo tempo sorpassato" e "confutato dalla realtà pratica":
1 ) scarsa conoscenza della vera natura del comunismo, per cui molti sono sedotti dalle sue "abbaglianti promesse" di ''migliorare la sorte delle classi lavoratrici", dalla "idea di falsa redenzione", da non "pseudo-ideale di giustizia, di uguaglianza e di fraternità nel lavoro", da ''un certo falso misticismo", senza conoscere le vere dottrine e i veri scopi ;
2) guasti provocati dal liberalismo, che non costituisce la vera alternativa al comunismo, ma anzi gli ha preparato la strada con lo "abbandono, religioso e morale" degli operai e la propaganda del laicismo;
3) "una propaganda veramente diabolica quale forse il mondo non ha mai veduto": gigantesca, abilissima e a suo modo efficace;
4) "una vera congiura del silenzio in una grande parte della stampa mondiale non cattolica" che inspiegabilmente tace gli orrori commessi dai comunisti ; il cui atteggiamento si spiega solo con l'opera di "varie forze occulte le quali da tempo cercano di distruggere l'ordine sociale cristiano" e ritengono di poter accordarsi con il comunismo per i loro fini di dominio, almeno economico, del mondo intero.
3. La risposta della dottrina sociale della Chiesa
3.1 Al comunismo Pio XI oppone la dottrina della Chiesa sul mondo, 1 ' uomo e la società. "Al di sopra di ogni altra realtà" sta Dio, che ha creato l'uomo con una anima spirituale e immortale che ha Dio per ultimo fine e che, in quanto persona, ha "diritto alla vita, all'integrità del corpo, ai mezzi necessari all'esistenza; diritto di tendere al suo ultimo fine nella via tracciata da Dio; diritto all'associazione, alla proprietà e allo uso della proprietà".
3.2 Dio è all'origine del matrimonio indissolubile, della famiglia, della società gerarchicamente ordinata e verso cui - contrariamente a quanto ritiene il liberalismo individualistico - i singoli hanno dei "doveri voluti da Dio". Contro il comunismo la Chiesa mantiene però che "la società è un mezzo naturale" perché gli uomini raggiungano il loro fine; "la società umana è per l’uomo, e 'non viceversa" per cui "la società non può frodare l'uomo dei diritti personali" più sopra elencati " né rendergliene impossibile per principio l'uso",
3.3 Per quanto riguarda 1'"ordine economico-sociale" Pio XI rimanda alla Rerum novarum di Leone XIII e alla sua Quadragesime anno, confermando che "i mezzi per salvare il mondo attuale dalla triste rovina nella quale il liberalismo amorale ci ha piombati non consistono nella lotta di classe, nel terrore, e neppure nell'abuso automatico del potere statale, ma nella penetrazione della giustizia sociale e del sentimento di amore cristiano nell'ordine economico e sociale" in una prospettiva in cui i diritti dei singoli e della società siano equilibrati secondo giustizia.
3.4 Spesso il comunismo rimprovera alla Chiesa di non avere seguito nella pratica i principi che proclama. Pio XI ricorda che fu il Cristianesimo a rivendicare per primo la dignità dell’uomo, favorendo l'abolizione della schiavitù; "fu il Cristianesimo ad innalzare il lavoro manuale alla sua vera dignità"; la Chiesa ha creato nei secoli opere di carità incomparabili, e – dalle corporazioni del Medioevo a Leone XIII - ha difeso il diritto del lavoratori ad associarsi, abolito e negato a partire dalla Rivoluzione francese non certo dai cattolici ma dai liberali.
4. Rimedi "per opporsi efficacemente al comunismo
Tracciando le linee di un'azione anticomunista intelligente ed efficace, Pio XI elenca principalmente sei rimedi:
1) la conversione non solo a una vita coerente con la propria fede, ma anche a una coerenza fra la fede che si professa e la cultura, i giudizi che si danno sulla società e sulla storia; "troppi sono quelli che sono cattolici quasi solo di nome";
2) la carità e la giustizia praticate sia dai datori di lavoro (che devono evitare i lussi inutili e provocatori, garantire a tutti il giusto salario, rinunciare agli errori del liberalismo) sia dai lavoratori (che devono evitare l'invidia, l'eccessivo attaccamento ai beni, la lotta di classe);
3 ) la diffusione della dottrina sociale della Chiesa, che molti cattolici non conoscono affatto ; Pio XI chiede il contributo in particolare della stampa cattolica che non dovrà solo diffondere principi ma anche giudicare i problemi sociali alla luce della dottrina, e "informare con esattezza ma anche con la debita ampiezza sull'attività dei nemici";
4) la conoscenza del comunismo come è, cosi che "i fedeli non si lascino ingannare" dalle false promesse di "pace mondiale" e di giustizia sociale, in un momento in cui i comunisti "procurano con perfidia di infiltrarsi in associazioni cattoliche e religiose" ovvero "invitano i cattolici a collaborare con loro sul campo cosiddetto umanitario (...) proponendo talvolta anche cose del tutto conformi allo spirito cristiano". A queste proposte Pio XI risponde che "il comunismo è intrinsecamente perverso e non si può ammettere in nessun campo la collaborazione con lui da parte di chiunque voglia salvare la civilizzazione cristiana". E aggiunge, con profetica lucidità: "se taluni indotti in errore cooperassero alla vittoria del comunismo nel loro paese, cadranno per i primi come vittime del loro errore, e quanto più le regioni dove il comunismo riesce a penetrare si distinguono per 1'antichità e la grandezza della loro civiltà cristiana tanto più devastatore vi si manifesterà l'odio dei 'senza Dio'";
5) la preghiera e la penitenza, con la devozione alla Madonna e in particolare a San Giuseppe, sotto la cui egida Pio XI pone tutta "la grande azione della Chiesa Cattolica contro il comunismo";
6) la collaborazione di tutti contro il comunismo; Pio XI ricorda in particolare: i sacerdoti, a cui rinnova l'invito di Leone XIII di "andare all'operaio", riconquistandolo alla Chiesa anche con 1'esempio di "una vita umile, povera, disinteressata" ; il laicato - specie quello inquadrato nell'Azione Cattolica e nelle altre associazioni - perché operi negli ambienti di lavoro e nella società con una vasta propaganda, capace anche di fornire risposte alternative rispetto a quelle comuniste ai '"nuovi problemi" economici e sociali; Pio XI rinnova anche un "appello alla concordia" fra le associazioni cattoliche ricordando che delle "divisioni spesso futili" i comunisti approfittano cercando di "gettare gli stessi cattolici gli uni contro gli altri"; quanti credono in Dio nel mondo, anche se non sono cattolici o non sono cristiani; Pio XI rivolge loro un appello perché "lealmente e cordialmente concorrano" con i cattolici per "allontanare dall'umanità il grande pericolo che minaccia tutti"; gli uomini di Stato non comunisti, perché impediscano la propaganda atea e violenta; non diano pretesti ai comunisti amministrando lo Stato in modo "prudente e sobrio"; aiutino i poveri e i disoccupati; collaborino con la Chiesa e favoriscano la sua libertà, consapevoli che quando si esclude la Chiesa "dalla scuola, dall'educazione, dalla vita pubblica" in fondo "si promuove quel materialismo, da cui germoglia il comunismo".
Infine Pio XI si rivolge "a quegli stessi Nostri figli che sono già intaccati quasi dal male comunista" perché "abbandonino la via sdrucciolevole che travolge tutti in una immensa catastrofica rovina, e riconoscano anch'essi che l'unico Salvatore è Gesù Cristo".
[N.d.E. Si ringrazia il Dott. M. Introvigne, autore di questi “schemi di riunione” redatti nei primi anni del Pontificato di Giovanni Paolo II, direttore del Centro Studi sulle Nuove Religioni http://www.cesnur.org/ ]
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