Ap - Apologetica: Ven. Prof. Giuseppe Toniolo, L’apologia della religione nel momento presente.
Argomento: Apologetica

Quel grido di guerra selvaggia, che oggi risuona da un capo all'altro dell'Europa e dell'America, contro il sovrannaturale in nome della civiltà («Kulturkampf»), ben si comprende come si indirizzi massimamente contro la Chiesa cattolica. In questa soltanto si scorge, si perseguita ed odia il sovrannaturale cristiano e la cristiana civiltà da esso derivata, ma si confessa indirettamente che principalmente per virtù della Chiesa, quest'ultima si mantiene sempre viva e feconda anche nell'età contemporanea.



L’apologia della religione nel momento presente
A proposito di un libro di R. Puccini (1)
in La settimana sociale, 1912, a. V, n. 47, pp. 370-371


Come si disse già degli scritti sulla vita di Gesù Cristo, i quali si moltiplicarono dopo il periodo dei filosofi falsificatori del sec. XIX, da Strauss a Renan, così si può ripetere in questi primi anni del sec. XX dei libri intorno allo studio della religione cristiana cattolica. «Ciò che vale non solo per le opere apologetiche sistematiche, erudite ed esaurienti, la cui trilogia dopo Hettinger e Bougaud forse si completò testè con Schanz, ma ancora per quelle pubblicazioni più modeste e di divulgazione (quantunque sempre di rigore dottrinale e scientifico) che in forma di introduzione e di prolegomeni versano, con espressione tradizionale consacrata fra i cattolici, sui preamboli della fede. Ed io stesso potrei in proposito citare fra i soli italiani più recenti di mia conoscenza e spesso fra i miei amici, Rossignoli, Sichirollo, Polidori, Ballerini, Giovannozzi, Faraoni, Cappellazzi, a cui si aggiunge ora il prof. can. R. Puccini, il quale letterato, sociologo, moralista, olografo eppur sempre filosofo e teologo, possiede quella preparazione di mente molteplice e coordinata, che è particolarmente adatta a tale genere di pubblicazioni.
E quale può essere la ragione dell'addensarsi di simili saggi? Certamente il numero e l'incalzare ai dì nostri dei nemici della religione da un canto, e dall'altro quella eterna e sempre vegeta giovinezza del cattolicesimo, di cui parla anche il nostro autore, la quale suscita e diffonde dovunque i difensori ed illustratori di esso. Vi ha però un'altra spiegazione di tal fatto confortevole, che penso meriti qui di ricordare.
Ognuno di tali apologeti si prefigge bensì lo scopo comune di rivendicare la religione dinanzi ai pregiudizi dotti e indotti dell'età contemporanea. Ma non bisogna perdere di vista, nell'odierno momento, il tratto caratteristico, almeno estrinseco del pubblico pensiero anche scientifico. Partecipando a quel moto generale e incalzante degli avvenimenti, il quale urge e travolge tutta la vita sociale moderna, anche la scienza è divenuta una cinematica, il cui corso affrettato, rapido, convulso, ad ogni istante muta rotta, obbiettivi, procedimenti. Essa volge così purtroppo a rovinosi precipizi, ma frattanto obbliga anche un apologeta o studioso della religione a mutare a breve distanza, se non la sua armatura e le sue munizioni, certo le sue mosse tattiche ossia i fatti, gli argomenti, i metodi della difesa e della dimostrazione, di fronte agli attacchi ed alle offese, che da sempre nuove parti d'improvviso oggi provengono alle verità religiose. E così può accadere che i nostri scrittori, sebbene discosti l'un l'altro da un breve iatus di tempo, non si ricopino per fisionomia e indirizzo di trattazione; ma ognuno serbi quella certa specialità propria, che è determinata da un momentaneo atteggiamento del pensiero degli avversari, l'attraenza che viene dalle vicende e questioni di immanente attualità, l'efficacia che sempre accompagna e segue la prontezza e opportunità della strategia.
Da questa fonte mi sembra derivare (al di là di quel fondo sostanziale e immutato di ragioni e di fatti d'ogni apologia) i pregi di freschezza, agilità e di valore persuasivo anche di questo corso preparatorio allo studio della religione dell'illustre insegnante del seminario di Pistoia.
E la prova di questi meriti mi sembra di poter ritrarre anche da qualche pensiero che trasvolò per la mia mente, all'occasione della lettura del volumetto.
Noi siamo usciti testè (io riflettevo) da un positivismo materialistico che ridestando i crepuscoli mattinieri di un novello spiritualismo, sembrò propizio anche alle idee religiose. Ma tosto esso accoppiandosi al soggettivismo critico-scettico dei neokantiani riuscì al vago concetto o piuttosto sentimento di «una religione senza dogmi» cioè senza alcuna garanzia di verità obbiettiva. E allora sorge logicamente il quesito: con tale concezione del sovrannaturale nella cultura moderna non viene meno l'interesse per lo studio della religione? No, risponde l'autore fin dalle prime pagine col Graf: «si deve anzi dire che il bisogno di religione non scema, ma cresce col crescere dell'anima. Non è possibile che lo spirito umano divenendo sempre più conscio di sé, non divenga in pari tempo sempre più inquieto circa i propri destini e non si spinga a cercare, se non possono que' destini rispondere alle aspirazioni sue proprie».
Questa concezione (io proseguiva) di una «religione senza dogmi» in breve trasferendosi al cristianesimo, per considerarlo bensì «entro i limiti della ragione», ma come si pretende, nel suo spirito intimo avvivatore, come ora fece l'Harnack, conferì a collocare la religione di Gesù Cristo al di sopra di ogni altra al mondo, confermando le conclusioni dell'odierna storia delle religioni comparate. Questa primazia razionalmente e storicamente riconosciuta di nuovo nel cristianesimo, non può bastare a restituire adesso, presso la coscienza moderna, l'impronta divina e rialzare le sorti inesorabili di decadenza del protestantesimo? Per risposta di un problema di tutta attualità trovo (in questo libriccino) un ricordo opportuno del Ruville, dell'università di Hane, il quale nel suo scritto Il mio ritorno, a proposito dell'Harnack, riconosceva bensì che «il, capo dei tedeschi liberali, il critico profondo, l'acuto razionalista, dava a nostro Signore una natura, un carattere, un'importanza che oltrepassano di gran lunga l'ordine terreno». Ma per ciò stesso egli (il Ruville) nella sua recentissima ponderata conversione non seguiva già l'andazzo di tanti pastori evangelici in Germania, che scendono ogni dì più verso un protestantesimo prettamente razionalista, ma ricoverava con profonda convinzione sotto le ali materne di Roma, facendosi cattolico. Dove dunque, dietro queste stesse testimonianze ed esempi solenni dell'ultima ora, si trova unicamente il vero cristianesimo divino, storico, positivo, che incarna la religione più sublime fra tutte nel mondo?
In tal caso, (io soggiungeva) quel grido di guerra selvaggia che propriamente oggi risuona da un capo all'altro dell'Europa e dell'America «contro il sovrannaturale in nome della civiltà» («Kulturkampf») ben si comprende come si drizzi massimamente contro la Chiesa cattolica. In questa soltanto si scorge, si perseguita ed odia il «sovrannaturale cristiano e la cristiana civiltà da esso derivata» e si confessa che principalmente per virtù della Chiesa, quest'ultima si mantiene sempre viva e feconda anche nell'età contemporanea. Ma allora io ho diritto di riferire esclusivamente al cattolicesimo quel magnifico elogio che il Taine tributava al cristianesimo per le sue benemerenze verso l'incivilimento; elogio che il nostro autore riporta ed io riproduco per conclusione di questo cenno. «Tutto ciò che nella moderna civiltà rimane di onestà, di buona fede, di giustizia, si deve al cristianesimo. Non la ragione dei filosofi, non la cultura degli artisti e dei letterati, non il sentimento d'onore militare e cavalleresco, né codice alcuno, né amministrazione, né governo possono servire a qualche cosa senza il cristianesimo, fuori del cristianesimo, non c'è nulla che possa trattenerci dalle nostre naturali inclinazioni al male e impedire di precipitare in questi abissi di decadenza e di depravazione, in fondo ai quali si trova la barbarie, Anche oggi l'antico vangelo è sempre il migliore ausiliare che la società possa invocare in suo soccorso».
Il solo richiamare tal una di queste verità o preziose confessioni, in un momento opportuno e decisivo quale è il presente, non è gran merito per l'autore di un libro?

***
NOTA 1. Can. Dott. R. PUCCINI, Breve apologia della religione ad uso delle associazioni cattoliche, delle scuole superiori di catechismo e delle famiglie, Vicenza, Soc. An. Tip. fra cattolici vicentini, 1912.

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