Ap - Nemici della Ch: Le quinte colonne della secolarizzazione (VIII)
Argomento: Apologetica

di Jean Ousset [IMPOTENZA DEL CATTOLICI LIBERALI] Con la volontà di conciliare l'inconciliabile - essenzialmente assurda -,  pretendendo di unire la negazione all'affermazione, l'errore e la verità, la Rivoluzione e la Chiesa, il cattolicesimo liberale non poteva condurre ad altro che al deplorevole affondamento del senso della verità, dell'amore della verità.



IMPOTENZA DEL CATTOLICI LIBERALI
La loro volontà di conciliare l’inconciliabile - essenzialmente assurda - snerva fatalmente ciò che è, che deve essere elementare in ogni essere intelligente: l’odio verso l’errore e l’amore alla verità. «L’affermazione viene uccisa – diceva Mons. Pie – se la si lascia indifferentemente accanto alla negazione»: pretendendo di unire la negazione all’affermazione, vale a dire la Rivoluzione e la Chiesa, il cattolicesimo liberale non poteva condurre ad altro che al deplorevole affondamento del senso della verità, separandola dal di lei amore.
«Il favore a tali equivoci, il mascherare tutti gli errori, il diffonderli uno dopo l’altro dando a ciascuno il nome di una verità, è la calamità suprema – diceva Blanc de Saint-Bonnet -. Questo è aver trovato il mezzo per accecare definitivamente gli uomini … Per questo motivo, colui che oggi nega la verità fa meno danni di quegli che la proclama a metà. In Francia c’è sufficiente buon senso per scorgere il primo errore, ma non si conosce abbastanza la filosofia per vedere il secondo. La parvenza di verità con cui si riveste il cattolicesimo liberale, se da un lato attrae nuove reclute, dall’altro mantiene la società nell’impotenza di lottare contro l’errore … Poi, quando il male ha messo radici profonde, i liberali dichiarano che non si può far meglio che ritirarsi prudentemente. Dopo essersi impossessati delle masse con l’errore, il conquistare le altre classi con la paura è come condurre la società all’ultima capitolazione … ”.

Siamo di fronte a un ottimismo ingenuo, quando non criminale: utile nella prima fase per bloccare, nella seconda per condurre all’abbandono totale della lotta. Tale è lo spettacolo che ci han dato e ci danno i cattolici liberali.
Essi cominciano col dire che tra la Chiesa e la Rivoluzione non ci sono che fraintendimenti; che sarebbe sufficiente se i cattolici fossero concilianti perché il nemico lasciasse cadere le armi. Tuttavia, una volta fatte queste concessioni, non appena il tumulto aumenta, presentano l’abdicazione come unica soluzione possibile.
Curiosi soldati, in verità, che vorrebbero essere considerati come conquistatori quando non hanno proposto altro che abbandoni, ripiegamenti, concessioni e ritirate. Curiosi soldati che, ad ogni avanzata del nemico, si sforzano di dimostrare la legittimità delle proprie sconfitte. Ieri c’era il problema del trionfo delle leggi laiche? Se diamo loro ascolto, niente di essenziale era stato perduto, giacché lo stesso potere temporale del Papa è ben diverso da quello spirituale. Se li ascoltiamo, è la società cristiana del Medio Evo quella che offriva tutti i segni di una “penosa” confusione, mentre quella odierna darebbe, tutto sommato, l’esempio di ciò che è sempre stato lo spirito del cristianesimo.
L’avventura di ciò che è stato chiamato “ralliement” è, a questo proposito, molto significativa. Poche volte si è verificato che il cosiddetto “finire con la capitolazione” sia stato portato così lontano dai cattolici liberali.
Quando si sa contro cosa Leone XIII chiedeva di fare fronte, quando si conosce perché supplicava di unirsi “come un sol uomo”, quando si scopre cosa si è invece cercato di far passare sotto l’etichetta di “ralliement”, è impossibile non vedere che è esattamente il contrario di quel che chiedeva con la Au milieu de solicitudes ad essere stato realizzato.
Il “ralliement”, che per l’evidente tradimento dei cattolici liberali, ha portato all’accettazione pura e semplice delle conquiste della Rivoluzione, nel pensiero di Leone XIII era e doveva essere una mobilitazione generale di tutte le forze cattoliche. Il Sovrano Pontefice, nel suo appello del 16 febbraio 1892, lungi dall’invitare ad un’accettazione dell’aggressivo laicismo, invitava i cristiani di Francia a combattere per una città cattolica (15).
Con il pretesto di liberare la religione dalla politica, fu "liberata" la politica dalla religione: che è cosa ben diversa, non essendo altro che laicismo (16).
Tuttavia, come aveva già osservato Montalembert «certi sacerdoti parlano di Nostro Signore Gesù Cristo come del “divino repubblicano”. E’ sempre lo stesso spirito di adorazione servile della forza laica e del potere vincente» (Lettera di Montalembert a Dom Gueranger).
Quanti continuano a censurare i cortigiani e i “preti di corte” dell’Ancien Regime e non si rendono conto della bassezza e del servilismo davanti al sovrano dei nostri giorni, che non è già il Re Cristianissimo, ma la massa, l’opinione, la Rivoluzione! Ecco il segreto dell’impotenza liberale e, finalmente, del suo tradimento. Da ciò la celebre confessione del comunista Florimond Bonte (a Lilla, il 10-4-1927): «Quanto a voi, democratici cristiani, noi non vi combattiamo. Ci siete troppo utili. Se volete sapere quale compito portate avanti, guardatemi. Esco dalle vostre fila. Prima della guerra ero uno dei vostri. Successivamente sono giunto alla logica conclusione dei principi che mi avete insegnato. Grazie a voi, il comunismo penetra dove mai lascereste entrare i suoi uomini: nelle vostre scuole, nei vostri patronati, nei vostri centri culturali e nei vostri sindacati. Continuate a lavorare intensamente. Tutto ciò che farete per voi, democratici cristiani, lo farete a favore della Rivoluzione comunista».
Si comprende, a questo punto, la severità dei giudizi della Chiesa.
«Vi sono alcuni che mostrano di voler marciare in accordo coi nostri nemici – scriveva Pio IX– e che si sforzano di stabilire un’alleanza tra la giustizia e l’iniquità per mezzo delle dottrine cosiddette cattolico-liberali, le quali, poggiando sui principi più perniciosi, lusingano il potere laico quando invade gli ambiti spirituali e trascinano gli animi al rispetto o almeno alla tolleranza delle leggi più inique, quasi non fosse scritto “nessuno può servire due padroni”. Questi sono molto più pericolosi e più fatali degli aperti nemici, sia perché inosservati, e forse anche senza che se ne accorgano gli sforzi loro, sia perché limitandosi fra certi confini di riprovate opinioni, presentano un’apparenza di probità e di intemerata dottrina, la quale affascina gl’imprudenti amatori delle conciliazioni, e trae in inganno gli onesti, i quali si opporrebbero all’errore aperto; e così dividono gli animi, squarciano l’unità, e fiaccano quelle forze che insieme unite si dovrebbero opporre agli avversari». (17)
Ancora una volta, non ci compete descrivere qui quale fu la responsabilità o il grado di colpevolezza di coloro che han fatto sparire il Syllabus.
Basti sapere che fu, effettivamente, fatto scomparire. Ci è sufficiente il fatto che lo fu per ottenere un fine che, come veniva detto, il rigore del Sillabo impediva di ottenere. Basti, soprattutto, vedere a quale bel risultato è stata portata la società grazie alle giravolte di questa alta strategia.
Poco dopo la guerra del 1870, l’Assemblea Nazionale ce ha lasciato un esempio: «Era in gran parte composta da liberali – scrive Samuel Denis (Histoire contemporaine, t. IV, p. 647) – che, per colmo, erano cristiani ferventi e convinti».
Orbene, «Composta – come osserva il canonico Roul (in L’Eglise catolique et le droit commun, Castermann edit., Parigi) – da monarchici, l’Assemblea nazionale non seppe restituire la Francia al suo re. Composta in maggioranza da cattolici, non seppe restituire la Francia al suo Dio. E’ un fatto, a prima vista, inesplicabile. Smette di esserlo quando si considera fino a che punto l’Assemblea era sottomessa al liberalismo».
Nell’Univers del 22 febbraio 1876, Louis Veuillot potrà, dunque, ricavare la lezione di un’Assemblea Nazionale composta praticamente da cattolici liberali: «Tutto il male da essi temuto è aumentato. Tutto il bene che potevano sperare e che dovevano conservare è morto. Le loro intenzioni potevano essere anche eccellenti, ma hanno realizzato molto bene il male, e han compiuto molto male il bene».
Note
(15) Si vedano questi passaggi dell’Enciclica menzionata: «tutti i cittadini sono tenuti ad allearsi per mantenere alla nazione il sentimento religioso vero, e per difenderlo al bisogno, se mai una scuola atea, in dispetto delle proteste della natura e della storia, si sforzasse di cacciar Dio dalla società, sicura con ciò di annientare tosto il senso morale al fondo stesso della coscienza umana. Su questo punto, tra uomini che non hanno perduto la nozione dell’onestà, nessun dissidio è possibile … Povera Francia! Dio solo può misurare l’abisso di mali in cui piomberebbe, se questa legislazione, lungi dal migliorarsi, s’ostinasse in un tal traviamento, che finirebbe per strappare dalla mente e dal cuore dei Francesi la Religione che li ha resi così grandi. Ed ecco precisamente il terreno sul quale, messo da banda ogni dissenso politico, i buoni debbono unirsi come un sol uomo per combattere, con tutti i mezzi legali ed onesti, tali abusi progressivi della legislazione … non si possono mai approvare quei punti di legislazione, che siano ostili alla Religione e a Dio; v’è, al contrario, il dovere di riprovarli … I Cattolici perciò si guardino con somma cura dal sostenere una tale separazione. Infatti, volere che lo Stato si separi dalla Chiesa, sarebbe per conseguenza logica volere che la Chiesa fosse ridotta alla libertà di vivere secondo il diritto comune a tutti i cittadini. Questa situazione, egli è vero, si produce in certi Paesi … Ma nella Francia, nazione cattolica per le sue tradizioni e per la Fede presente della grande maggioranza dei suoi figli, la Chiesa non deve essere posta nella condizione precaria, che subisce presso altri popoli» (Leone XIII, Enciclica Au milieu des solicitudes, del 16 Febbraio 1892).
Alla luce di questi testi, notiamo il seguente passaggio, estratto da un articolo di Jean Bouvard, apparso su La Còte-d’or Catolique di venerdì 23 gennaio 1953, nel quale – a proposito del “ralliement” – si dice: «La solenne esortazione di Papa Leone XIII, che invitava ‘tutte le famiglie spirituali francesi’ a stringersi attorno alla Repubblica, è un fatto che si deve ricordare fino a quando i detrattori del regime non lo sostituiranno con qualcosa di meglio, anche se volessero addurre a proprio favore la copertura .. teologica o presunta tale».
Presentare il “ralliement” come una solenne esortazione di Papa Leone XIII rivolta a tutte “le famiglie spirituali francesi” per stringersi solo attorno alla Repubblica! C’è solo da ricavarne la certezza della grassa ignoranza della maggior parte dei lettori su questa questione, perché uno scrittore si azzardi a parlarne sperando che vengano stampate bugie tanto grossolane. Siamo di fronte a un altro documento da aggiungere all’espediente di quel che Padre Meinville ha chiamata scherzando «la deformazione singolare, cosciente o meno, ma metodica e costante, degli insegnamenti pontifici di Leone XIII».
(16) Cfr. Leone XIII, Enc. Cum multa sint dell’8-12-1882: «Taluni infatti sono soliti distinguere la politica dalla religione, non solo ma addirittura le disgiungono nettamente in modo che nulla vi vogliono scorgere di comune né ritengono che l’una possa influire sull’altra. Costoro, per certo, non sono molto lontani da chi preferisce una società costituita e amministrata senza Dio Creatore e Signore di tutte le cose».
(17) Lettera Per tristissima al Circolo Sant’Ambrogio di Milano, del 6-3-1873, parz. in: Insegnamenti pontifici. Vol. 11, La Chiesa, Ed. Paoline 1961, pag. 320-321.
Ugualmente, rivolgendosi alla Federazione dei Circoli Cattolici del Belgio, Pio IX tornerà sulla stessa idea: «Ciò che più lodiamo nella vostra impresa religiosa è che siete – si dice – pieni di avversione contro i principi cattolico liberali, i quali cercate di cancellare dagli intelletti tanto quanto vi è possibile. Quanti sono imbevuti di tali principi fanno professione, è vero, di amore e rispetto alla Chiesa e sembrano consacrarsi ala sua difesa con l’intelligenza e le opere; tuttavia non lavorano meno a pervertire il suo spirito e la sua dottrina: ciascuno di costoro, a seconda della particolare modo d’essere del suo spirito, propende a mettersi al servizio di Cesare o di quanti inventano diritti in favore della falsa libertà. Questo errore insidioso è più pericoloso di un’aperta inimicizia, perché si copre col velo ingannevole dello zelo e della carità e, sforzandovi di combatterlo e ponendo un’attenta cura nell’allontanare da esso gli ingenui, estirperete la fatale radice delle discordie e lavorerete efficacemente a produrre e mantenere una stretta unità nelle anime …».

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