Lit - Congr Culto: Martirologio romano (I)
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Congregazione per il culto divino e la disciplina dei sacramenti. Prima parte del Decreto Victoriam paschalem con il quale si promulga l'edizione tipica latina del Martyrologium Romanum riformato secondo le disposizioni del Concilio Vaticano II, 29 giugno 2001



I. DECRETO
La chiesa ha celebrato fin dai primissimi tempi la vittoria pasquale di Cristo nei suoi santi, confessando con gioia la partecipazione dei fedeli alla comunione del corpo mistico del medesimo Signore Gesù Cristo nostro salvatore.
        Nel corso dei secoli essa in molti modi ha cercato di conservare la memoria dei nomi e delle gesta dei santi. E per questo anche il Martirologio romano, la cui prima edizione vide la luce per disposizione di papa Gregorio XIII nel 1584, aggiornato secondo la nuova struttura del Calendario e secondo la verità della storia ecclesiastica, per mandato di altri romani pontefici fu più volte riveduto, emendato e accresciuto fino all'anno 1960. Tuttavia esso traeva origine dall'antichissimo Martirologio latino, detto di san Girolamo, che era stato redatto facendovi confluire vari calendari, cioè il romano, l'africano e il siriaco, e in seguito via via fu ampliato con l'aggiunta dei nomi di molli santi di altre regioni, ma qua e là peggiorato a causa di ripetizioni, confusioni e altri errori.
         Secondo quanto disposto dalla costituzione Sacrosanctum concilium del Concilio ecumenico Vaticano II sulla sacra liturgia, affinchè “le passioni o vite dei santi siano riportate alla fedeltà storica” (art. 92 c), è necessario sottoporre al giudizio della disciplina storica e trattare con più diligenza rispetto al passato sia i nomi dei santi iscritti nel Martirologio sia i loro elogi. Inoltre è stato conveniente iscrivere i santi o beati, che godono della venerazione pubblica approvata dalla chiesa, sia per culto immemorabile, anche locale, sia per dichiarazione solenne fatta dall'anno 1960 fino ai nostri giorni.
        Tale lavoro immane e difficile, protrattosi per un lungo arco di tempo, ora è concluso così che, entrando nel terzo millennio, può vedere la luce e proporre ai fedeli ogni giorno i nomi e gli esempi dei santi.
        Pertanto il sommo pontefice Giovanni Paolo II ha approvato con la sua autorità apostolica questa edizione del Martirologio romano e la Congregazione per il culto divino e la disciplina dei sacramenti ora la promulga e la dichiara tipica. Detta edizione, stilata in lingua latina, entrerà in vigore dal momento della sua pubblicazione.
        Nonostante qualsiasi disposizione in contrario.

        Dalla sede della Congregazione per il culto divino e la disciplina dei sacramenti, 29 giugno 2001, solennità dei santi apostoli Pietro e Paolo.

Jorge A. card. MEDINA ESTÉVEZ, prefetto
+ Francesco Pio TAMBURRINO, arcivescovo segretario

II. PREMESSE
I. La santità nell'economia della salvezza

La vocazione universale degli uomini alla santità
1. Dio Padre vuole che tutti gli uomini, creati ad immagine di Dio (cf. Gn 1,26-27), siano salvati e giungano alla conoscenza della verità (cf. I Tm 2,4), che è Cristo (cf. Gv 14,6), la via degli uomini verso il Padre (cf. Gv 14,6). Pertanto tutti, e in primo luogo i fedeli cristiani di qualunque stato o grado sono chiamati alla pienezza della vita cristiana e alla perfezione della carità; con tale santità si promuove anche nella società terrena un modo di vivere più umano (1).
        Anzi Dio padre ha manifestato la sua volontà, cioè la santificazione degli uomini (cf. I Ts 4,3), che, per Cristo, con Cristo e in Cristo, (2) cresce ogni giorno più nella vita dei fedeli cristiani per la maggior gloria dell'una e indivisa Trinità e per una più ricca santità della chiesa. (3)
        Egli poi, essendo il Santo (cf. I Pt 1,16), affinchè tutti siano uno in Cristo Gesù (cf. Gv 11,51-52), li associa nella sua santità e con la forza dello Spirito santo, a lode della gloria della sua grazia (cf. Ef 1,6.12).

La santità nel mistero di Cristo
        4. Il maestro e modello il Signore Gesù Cristo, il Figlio di Dio, che è celebrato come “il solo santo” con il Padre e lo Spirito, (4) e che è la fonte di ogni santità e l'origine delle virtù, ha predicato la santità di vita, di cui egli stesso è autore e perfezionatore, a tutti e singoli i discepoli: “Siate perfetti come è perfetto il Padre vostro che è nei cieli” (Mt 5,48). (5) Nel mistero stesso del Padre, che è Cristo, lo Spirito santo conferma i fedeli cristiani con la comunione di tutti i santi e li sprona al combattimento da affrontare, affinchè conseguano l'immarcescibile corona di gloria (cf. 2 Tm 4,7-8; I Cor 9,25; Apoc 2,10). (6) Gli stessi fedeli cristiani in Cristo Gesù, secondo il monito di lui: “Chi vuole essere mio discepolo rinneghi se stesso e prenda la sua croce e mi segua” (Mt 16,24; cf. Mc 8,34; Gv 12,26), si sforzano di essere imitatori del Salvatore stesso, cosicché, sostenuti dalla fede, dalla speranza e dalla carità, per mezzo dei fratelli che già vivono in Cristo, possano trovare familiarità per vivere i misteri della salvezza, siano spronati dal loro fulgido esempio e siano perennemente sostenuti dalla loro pia intercessione. (7)

La santità nella vita della chiesa
        5. Il Padre dei santi con manifestazione mirabile rende sempre feconda la sua chiesa con nuova forza e dona ai fedeli segni sicuri del suo amore. (8)
Anche Cristo ama la chiesa come sua sposa, per la quale ha dato sé stesso, al fine di santificarla (cf. Ef 5,25-26), e l'ha incorporata a sé riempiendola del dono di santità a gloria di Dio. (9)
        Lo Spirito santo anima il medesimo corpo di Cristo, affinchè da lui riceva la santità, con lui faccia splendere il regno di verità e di vita, ossia il regno di santità e di grazia; (10) in lui tutti i fedeli sono liberati dalla servitù della corruzione per entrare nella libertà della gloria dei figli di Dio (cf. Rm 8,21).
        6. Perciò la chiesa è santa e insieme ha sempre bisogno di purificazione; (11) tuttavia ad essa sono chiamati tutti gli uomini e in essa, per grazia di Dio, si rallegrino della compagnia dei santi, fino a che non si compia in pienezza la loro gloriosa comunione in Cristo alla fine dei tempi. La chiesa stessa, madre dei santi, si premura sempre di far si che i fedeli cristiani assecondino la chiamata alla santità e giungano ad essa.

II. La memoria o venerazione dei santi

La memoria della vita di Cristo nella vita dei santi
        7. Il Padre clementissimo, che per mezzo del suo dilettissimo Figlio, come è creatore del genere umano, così ne è il benignissimo rigeneratore, (12) mediante l'opera dello Spirito santo, con la vita dei santi offre a ciascun fedele cristiano un esempio, nella comunione di grazia un vincolo di amore fraterno, nell'intercessione un aiuto. (13)
        8. La chiesa confessa la Trinità mirabile nei santi stessi, che manifestano a tutti gli uomini la presenza viva del Salvatore nel mondo e la genuina natura della chiesa stessa, quali immagini della santità divina, dalla quale traggono origine quelle opere dei santi, che al tempo stesso sono anche manifestazione delle opere mirabili di Cristo. (14)
        9. Infatti ogni celebrazione liturgica dei santi operata nella vita della chiesa tende per sua stessa natura a Cristo e termina a lui che è “corona di tutti i santi”, (15) e attraverso lui, sotto la guida dello Spirito santo, al Padre, che nei suoi santi è riconosciuto mirabile e in essi è glorificato (cf. 2 Ts 1, 10). (16)
        10. La vita dei santi, poi, nel corso del tempo risplende in questo mondo e a gloria degli esseri celesti quasi continuazione o memoria della vita di Cristo, e si propone ai fedeli cristiani come una stella che differisce dall'altra in luminosità (cf. I Cor 15,40-41).
        11. Pertanto la celebrazione liturgica dei santi ha il suo fondamento non soltanto nel fatto di proporre ai fedeli gli esempi dei santi da imitare, ma ancor più nell'essere forza di unione della chiesa intera nello Spirito (cf. Ef 4,1-6). Infatti come la comunione cristiana fra viandanti ci avvicina di più a Cristo, così la compagnia dei santi ci unisce a Cristo, dal quale promanano come da fonte e capo ogni grazia e la vita del popolo stesso di Dio. (17)
        12. Per questo, il giorno del transito dei santi da questa vita alla vita eterna è confortato dalla vita di Cristo, cioè dal suo mistero pasquale, e giustamente viene chiamato ed è il suo “giorno della nascita”, di solito commemorato nella sacra liturgia.

Il culto dei santi
13. Riconoscendo anzitutto la comunione di tutto il mistico corpo di Gesù Cristo, la chiesa pellegrina fin dai tempi più antichi della sua esistenza ha celebrato gli apostoli e i martiri di Cristo, che hanno dato la suprema testimonianza di fede e di carità con l'effusione del loro sangue (cf. Apoc 22,14). (18)
14. Pertanto i santi, secondo la tradizione autentica,(19) sono tenuti in onore nella chiesa, la quale raccomanda alla speciale e filiale venerazione dei fedeli la beala Maria sempre vergine, Madre di Dio, che Cristo ha costituito madre di tutti gli uomini, e promuove il culto vero e autentico degli altri santi (20).
15. È permesso venerare con culto pubblico soltanto quei servi di Dio che sono stati iscritti nell'albo dei santi o beati per autorità della chiesa. (21) Siano venerate le loro reliquie autentiche come pure le loro immagini, in quanto il culto dei santi nella chiesa proclama le opere meravigliose di Cristo nei suoi servi e propone ai fedeli opportuni esempi da imitare. (22)
16. Quanto ai santi arcangeli Michele, Gabriele e Raffaele, agli angeli custodi e all'innumerevole schiera degli angeli che stanno alla presenza di Dio onnipotente, per servirlo giorno e notte contemplando incessantemente la gloria del volto di Dio, (23) e i nomi dei quali sono conosciuti da lui solo, ad essi si riservi soltanto il culto ammesso dai libri liturgici o dalla genuina tradizione della chiesa.

La comunione dei santi che si attua nella liturgia
        17. Nella sacra liturgia la chiesa intera concelebra la lode della divina maestà in comune esultanza (24). Infatti quanti sono in Cristo, avendo il suo Spirito, si ritrovano uniti nell'unica chiesa e si tengono stretti a vicenda in lui (cf. Ef 4,16).
        18. Di conseguenza i santi, per il fatto che sono uniti più intimamente con Cristo, rafforzano la chiesa intera nella santità, nobilitano il culto che essa rende a Dio qui in terra e contribuiscono in molti modi alla sua edificazione ed espansione (25). I fedeli, nell'impegno di imitarli, mentre nel cammino verso il Padre seguono le vestigia di Cristo, cercano sempre di aiutarsi a vicenda.
        19. Per l'intercessione dei santi, in Cristo eterno e sommo sacerdote (cf. Eb 3,1; 4,14; 5,10; 7,26; 9,11), mediatore di Dio e degli uomini (cf. I Tm 2,5), la comunione nella chiesa cresce ogni giorno di più, quando si compie la celebrazione liturgica.
Questo avviene soprattutto nella celebrazione eucaristica, nella quale in modo eminente nel rendere grazie la chiesa intera si unisce in comunione con gli esseri del cielo e nella venerazione del ricordo di tutti i santi, (26) e nella celebrazione della Liturgia delle ore, nella quale mai viene meno la lode della ss.ma Trinità attraverso i suoi santi.

note

1 Cf. CONC. ECUM. VATICANO II, Cost. dogm. Lumen gentium de Ecclesia, n. 40: EV 1/388s.
2 Cf. Missale Romanum, doxologia Precum eucharisticarum.
3  Cf. CONC. ECUM. VATICANO II, Cost. dogm. Lumen gentium n. 47: EV 1/414
4 Cf. Missale Romanum, hymnus Gloria in excelsis.
5 Cost. dogm. Lumen gentium, n. 40: EV 1/388s; ORIGENES, Commentarium in Romanos 7, 7: PG14.1122B; PS.-MACHARIUS, De Oratione. 11: PG 34, 861AB; S. THOMAS AQUINAS, Summa Theol II-II. q, 184, a. 3.
6 Cf. Missale Romanum, Praefatio I de Sanctis
7 Cf. Missale Romanum, Praefatio II de Sanctis.
8 Ibidem.
9 Cf. Cost. dogm. Lumen gentium, n. 39: EV 1/387.
10 Cf. Missale Romanum . Praefatio de Christo universorum Rege.
11 Cf. Missale Romanum, Ordo Missae: Professio fidei: Const. dogm. Lumen gentium, n. 8: EV 1/304-307.
12 Cf. Missale Romanum, Praefatio communis III.
13 Cf. Missale Romanum, Praefatio I de Sanctis.
14 Cf. CONC. VATICANUM II, Const. Sacrosanctum concilium, n. 111: EV 1/199s.
15 Cf. Liturgia Horarum. Preces in sollemnitate Omnium Sanctorum.
16 Cf. Const. Dogm. Lumen gentium, n. 50: EV 1/420-423,
17 Cf. Pius XII, Litt. Enc. Mediator Dei: AAS 39(1947), 581-582: EE 6/589-591.
18 Cf. Cost. dogm. Lumen gentium, n. 50: EV 1/420-423.
19  Cf. Const. Sacrosanctum concilium, n. 111 : EV l/199s.
20 Cf. CIC can. 1186.
21 CIC can. 1187.
22 Cf. Const. Sacrosanctum concilium, n. 111 : EV l/199s. ; cf. etiam CIC cann. 1188-1190.
23 Cf. Missale Romanum, Prex Eucharistica IV, Praefatio.
24 Cf. Missale Romanum, Praefationes, passim.
25 Cf. I Cor 12, 12-27; Const. dogm. Lumen gentium, n. 49: EV 1/419.
26 Cf. Missale Romanum. Prex Eucaristica I seu Canon Romanus. Communicantes.

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