Ap - Quesiti di stor: LA REGINA ISABELLA DI CASTIGLIA E IL SUO TEMPO (I)
Argomento: Apologetica
Redazione Segnala "

Trascrizione di una trasmissione tenuta a Radio Maria il 21.01.2006 dal professor Andrea Araldi sul tema, al'interno di una rubrica mensile da lui curata dal titolo Problemi di storia della Chiesa.



In questa trasmissione tratteremo di due straordinari eventi di portata realmente epocale, entrambi aventi come epicentro la Penisola Iberica, e in particolare il Regno di Spagna. Il 2 gennaio 1492 l’esercito dei Re Cattolici – Isabella e Ferdinando – entrano nella città di Granada e completano così la riconquista del territorio iberico dopo 700 anni di dominio musulmano; il 12 ottobre tre navi spagnole, al comando dell’ammiraglio genovese Cristoforo Colombo, giungono, dopo due mesi di navigazione, nell’America Centrale, fino ad allora completamente sconosciuta, di cui iniziano l’occupazione e l’evangelizzazione.
Va innanzitutto evidenziato che questi due grandi eventi del 1492 devono essere letti in rapporto tra di loro. Si può cioè affermare che il Regno cattolico di Spagna, dopo una lenta e faticosa opera di riconquista del proprio territorio, durata ben 7 secoli, trova la forza e la capacità di completare questa opera di riunificazione territoriale, culturale e religiosa, e subito dopo, quasi sullo slancio di una coesione interiore finalmente ritrovata, decide di proseguire l’azione missionaria, volgendosi a territori nuovi, dedicando risorse, tempo, impegno a un’opera di evangelizzazione che appariva difficilissima, se non quasi impossibile.
Mi sembra quindi di non poco interesse cercare di capire qual è il contesto storico, culturale e religioso che rese possibile questi eventi, e soprattutto cercare di approfondire un poco la conoscenza di un grande personaggio che di questa epopea straordinaria fu l’artefice: la regina Isabella di Castiglia. Come spesso accade, parlando di grandi personalità della storia, e anche della storia della Chiesa, ci troviamo di fronte a una figura controversa, sovente al centro di dispute polemiche, talvolta apertamente diffamata, in spregio alla conoscenza ed alla serena valutazione degli eventi storici e dello spessore umano e religioso del personaggio.
Isabella la cattolica oscilla tra chi la considera meritevole dell’onore degli altari - come per altro attesta la copiosa documentazione raccolta dai postulatori della causa di beatificazione, e tuttora giacente presso la Congregazione per le cause dei Santi, in attesa che si sblocchi l’empass politico che frena la positiva conclusione del procedimento – e chi la considera invece una sorta di “demonio in gonnella”, simbolo stesso del massacro e della persecuzione di ebrei e musulmani. Eppure – secondo le parole di padre Gutierrez, che di Isabella è stato il postulatore della causa di beatificazione – Isabella è una figura tra le più straordinarie della storia e la sua vita sembra costituire un capitolo importante dei piani divini sul mondo e sulla Chiesa. Non si può comprendere la storia politica e religiosa degli ultimi cinque secoli – diceva p. Gutierrez – senza tenere nella giusta considerazione la Spagna, né la storia di Spagna, senza tener conto in modo adeguato Isabella la cattolica, che costituisce il primo anello di una catena di personalità e di eventi di portata storica universale.
Allora cerchiamo di conoscere più da vicino la figura di questa regina. E vi propongo una scheda biografica che cerca di sintetizzare almeno i passaggi fondamentali della sua vita, per poi soffermarci successivamente sui punti centrali, nodali, del Regno di Isabella.
Vediamo allora la scheda biografica. Isabella nasce il 22 aprile 1451 in Madrigal, vicino ad Avila. Figlia di Giovanni Secondo di Castiglia e Isabella di Portogallo, sua seconda moglie. Rimane orfana del padre in tenera età, e vive con la madre fino ai 12 anni ad Arevado, sotto la direzione spirituale dei padri francescani. Isabella è terza nella linea di successione al trono di Castiglia, dopo il fratello maggiore, Enrico, e il minore, Alfonso. Il fratello diviene re, Enrico IV, nel 1459, e la conduce a corte. Ma Isabella ben presto si ritira, non ritenendosi adatta a quella vita frivola e densa di pericoli per la sua virtù. Le vicende relative alla successione al trono casigliano sono complesse ma di notevole importanza. Infatti, nel 1468, muore il fratello Alfonso, il fratello minore. Isabella assurge al ruolo di erede al trono, anche in virtù del fatto che Enrico non ha avuto figli dal primo matrimonio - poi dichiarato nullo - e che la figlia Giovanna – formalmente attribuita al re dal suo secondo matrimonio – pare essere in realtà figlia di un fedele cortigiano – Don Beltràn – da cui il nomignolo “beltranella” (piccola Beltran), attribuito da tutti a Giovanna. Lo stesso Re Enrico, debole ed inetto, riconosce in un primo momento la sorella Isabella erede al trono, salvo cercare in seguito di rivendicare la successione alla figlia Giovanna.
Isabella dunque è principessa ereditaria. Rifiuta un matrimonio combinato dal fratello con Pedro Ghiró, e, nonostante il dissenso del Re, che cercava in qualche modo di governare la successione, e con la dispensa papale, sposa, il 10 ottobre 1469, il cugino Ferdinando, principe ereditario del Regno di Aragona. Il loro matrimonio costituisce la base dell’unificazione dei regni di Aragona e di Castiglia nella nuova nazione di Spagna. E con ciò stesso la premessa per lo sviluppo della potenza continentale della nuova nazione spagnola. Alla morte del fratello, Re Enrico IV, Isabella è proclamata regina di Castiglia e di León il 13 dicembre 1474, a Segovia, residenza dei Re castigliani. E si reca subito nella chiesa di S. Michele per consacrare il Regno a Dio. Nel suo stemma inserisce l’aquila di Pathmos, simbolo dell’evangelista Giovanni. A fianco del Re, suo marito, si rende fautrice di una politica di tolleranza e di una grande riforma del clero e dei religiosi. Sia come Regina di Castiglia, sia come Regina di Spagna, dal 1479, dimostra magnanimità, come accade nel 1475 con Alfonso V di Portogallo, il quale, indispettito per il suo rifiuto di sposarlo, invase la Castiglia, respinto e vinto. È trattato con misericordia insieme ai nobili casigliani che l’avevano appoggiato.
Nel 1478 Isabella riunisce a Siviglia una congregazione generale e straordinaria del clero e dei religiosi per una riforma di effettuare in campo ecclesiastico in tutto il regno. Protagonisti furono il suo confessore, Fernando di Talavera e il cardinale di Siviglia, Pedro Gonzales di Mendoza . la riforma del clero crea le premesse per la fioritura di una di una legione di santi, tra i quali S. Ignazio di Loyola e Santa Teresa d’Avila, e tanti missionari che evangelizzarono le Canarie, le Americhe e l’emirato di Granata. Anticipa quasi di un secolo la riforma tridentina, liberando la Spagna dal protestantesimo e dalle guerre di religione.
Cattolicissima, dopo 12 anni di riflessione e di vani tentativi di riportare all’ortodossia cattolica gli ebrei e i falsi convertiti dal giudaismo, laici ed ecclesiastici, attraverso le vie di una grande azione pastorale e catechistica, decreta, il 31 marzo 1492, l’espulsione degli ebrei dal Regno di Castiglia, e istituisce, d’accordo con Papa Sisto IV, l’inquisizione in Spagna, nominando grande inquisitore il domenicano Tomas de Torquemada, confessore dei sovrani.
In campo politico associa nella condivisione della restaurazione economica e politica tutte le forze del regno, convocando in “Cortes generali” i nobili e i rappresentanti del popolo, a Toledo, per tracciare le future linee politiche. Isabella si conquista un ascendente morale generale, tale da considerarla una sovrana quasi assoluta. La Spagna unita di allora è considerata come la prima forma di Stato moderno. Una volta consolidata la pace interna al suo Regno Isabella si prefigge di completare la riconquista dell’intera Penisola Iberica dal dominio islamico, e intraprende la guerra con il potente regno musulmano di Granata, che durò 10 anni: dal 1482 al 1492. La riconquista si compie nel ’92 con la benedizione dei papi Sisto IV e Innocenzo VIII, che vedevano i musulmani espandersi a Costantinopoli e a Otranto, premendo su Rodi, Sicilia, Napoli, e puntando su Roma. Isabella provvide al reclutamento dell’impresa, impegnando tutti i suoi averi. E, in anticipo di tre secoli sulla Croce Rossa, allestì ospedali di Guerra muniti di tende mobili con il servizio di medici e infermieri. Visitò personalmente feriti e ammalati. Dolo la conquista del Regno dei Mori organizzò l’evangelizzazione in grande stile mobilitando tutta la Castiglia e l’Aragona. Diede ordine però di rispettare assolutamente la libertà di conversione.
Non si può poi dimenticare il merito personalissimo di Isabella nell’avere appoggiata e fatta sua l’idea di Cristoforo Colombo di cercare nuove vie verso l’Oriente, che portò alla scoperta del Continente Americano. Il suo scopo era il servizio di Dio e l’espansione della fede cattolica, come ella stessa diceva. Vietò assolutamente la schiavitù, allora praticata in larga scala. Proclamò il principio della libertà e della dignità umana, superando la teologia del tempo, e – ancora una volta precedendo di vent’anni – auspicò il diritto delle genti, che sarà formulato dalla Scuola di Salamanca.
Ebbe 4 figlie e un figlio che, secondo gli storici, furono la sua croce interiore. Fondò due scuole per i figli dei nobili e dei cortigiani scelti tra i più capaci per preparare una futura classe dirigente.
La sua casa era paragonata ad un monastero ambulante che diffondeva esemplarità su tutto il Regno.
Il secolo d’oro spagnolo nacque e conobbe il suo fiorire con Isabella. I maestri erano spagnoli e anche insigni umanisti italiani da lei chiamati. Nella Cappella Reale funzionava una scuola musicale con oltre 40 cantori e maestri.
Il suo governo fu tra i più esemplari. Basti pensare che ordinò che tutte le questioni dovevano essere risolte entro tre giorni. Varò anche la compilazione delle Leggi delle Indie.
Subordinava tutto al servizio di Dio e all’espansione della fede cattolica, per la quale dichiarò spesso di essere disposta a dare anche la vita. Papa Alessandro VI, grato per la loro opera, nel dicembre del 1496, nomina i sovrani spagnoli Re Cattolici. Isabella fonda con Santa Beatrice da Silva le Monache Confezioniste Francescane, e con madre Teresa Manrique la Locra del Sacramento. Inoltre molte associazioni eucaristiche ancora oggi esistenti. A Siviglia si ritira più volte in un monastero per un periodo di raccoglimento simile a quello che più tardi saranno gli Esercizi spirituali. Visita una ventina di volte il santuario mariano di Guadalupe. La regina impara perfettamente il latino per poter leggere i documenti ecclesiastici, la Bibbia, le ore canoniche che recitava tutti i giorni. Bisogna comunque dire che nella vita di Isabella non si trova un solo fenomeno mistico straordinario. Dio volle condurla alla perfezione per la via della pura fede.
Nonostante le sventure che la colpirono nella propria famiglia: la scomparsa dell’unico maschio, Giovanni, della giovane figlia Isabella; la perdita del nipotino Michele, l’offuscamento mentale della figlia Giovanna, la regina non venne mai meno ai propri doveri. Combattiva fino all’ultimo e confortata da una fede eroica.
Isabella muore il 26 novembre 1504 a Medina del campo, vicino a Valladolid, a 53 anni di età. Aveva disposto di essere sepolta a Granata, nella chiesa di San Francesco, nella nuda terra, senza alcun monumento e vestita dell’abito francescano.
Il 3 maggio 1958 il vescovo di Valladolid dà inizio ai processi informativi per la sua beatificazione. Dal 20 novembre 1972 tutta l’enorme documentazione di 30 volumi è presso la Sacra Congregazione per le Cause dei Santi. Poi vedremo di approfondire il discorso della causa di beatificazione della regina.
Questa, diciamo, era la scheda biografica che ha cercato di toccare in rapida successione tutti gli aspetti fondamentali della vita di Isabella e soprattutto dei suoi trent’anni di regno. E questa ampia scheda biografica pone in evidenza l’estrema ricchezza della vita di Isabella e i temi caldi meritevoli di approfondimento. Basti pensare all’unificazione politica della nazione spagnola, all’impegno per la difesa dell’identità culturale e religiosa del Regno, e quindi all’istituzione dell’inquisizione e la successiva espulsione degli ebrei, al completamento della riconquista contro l’occupazione islamica, al finanziamento della spedizione di Cristoforo Colombo.
Come vedete, la carne al fuoco è tantissima. Cercheremo di chiarire questi punti centrali in maniera certamente non troppo approfondita, ma auspicando di dare qualche punto di riferimento che poi possa essere utile per inquadrare meglio questo periodo storico e questa figura storica straordinaria.
Partiamo dalla unificazione politica della Spagna, uno dei grandissimi risultati conseguiti da Isabella. Con Isabella infatti si realizza l’unità politica della nazione spagnola grazie alla saggia e lungimirante politica tenacemente perseguita dalla giovane regina casigliana, la quale eredita una situazione difficile, caratterizzata da aspre divisioni interne, da forti rivalità con il vicino Portogallo, dalla presenza del Califfato di Granata (potente enclave musulmana nel sud del paese). Isabella riesce a conciliare l’amore con il principe aragonese Ferdinando con il perfetto interesse politico della futura unificazione dei regni di Castiglia e di Aragona. Riesce a raffreddare le pretese portoghesi attraverso, dapprima una dura guerra, e poi da una astuta azione diplomatica. Riesce a completare la riconquista dei territori spagnoli ancora soggetti all’occupazione islamica. Si può affermare che con i re cattolici vengono gettate le fondamenta della Spagna moderna e del predominio politico e culturale che il Regno Iberico eserciterà nel sedicesimo secolo in Europa. Questo risultato è reso possibile dalla tenace opera di unificazione culturale e religiosa, oltre che politica, alla quale porranno mano Isabella e Ferdinando, e che verrà realizzata attraverso un’azione accorta, saggia, prudente e – all’occorrenza – decisa. Come è stato osservato la giovane regina si trova alla guida di una società ricca di vitalità e di energia, ma indebolita da contese intestine e dall’amministrazione poco attenta dei suoi predecessori. Fin dall’inizio del suo regno convoca tutta la nazione ad assemblee generali per l’elaborazione del programma di governo. E più volte riunisce le Cortes di Castiglia, formate dei rappresentanti della nobiltà e del clero e dai delegati delle città, alle quali chiede aiuto e consiglio prima di prendere le decisioni importanti. Grazie al coinvolgimento della nazione nell’attività riformatrice e al rispetto per le autonomie regionali e per i “fueros”, cioè, per quell’insieme di consuetudini e di privilegi delle comunità locali e dei corpi intermedi, isabella gode di un largo consenso che le permette di giungere in breve tempo alla pacificazione del paese. Inoltre ordina la redazione di un codice valido per tutto il regno, che viene pubblicato nel 1484, con il titolo di Ordenanzas reales de Castilla. Presiede quasi settimanalmente le sedute dei tribunali e dà pubblica udienza a quanti ne facciano richiesta. Il suo senso della giustizia e la sua clemenza conquistano rapidamente il paese. Nasce veramente un soggetto politico nazionale nuovo con Isabella. Questo aspetto è tanto importante quanto spinoso. La nascita della unificazione politica spagnola, la nascita di questo grande soggetto politico e culturale si può realizzare solo attraverso una strenua difesa dell’identità culturale e religiosa del Regno. E qui nasce, diciamo, una delle pagine più controverse. Infatti, parlando di difesa dell’identità culturale e religiosa del Regno occorre accennare ai problemi che sorgono ben presto nei rapporti con gli ebrei e con i musulmani.
La questione ebraica, in particolare, merita approfondimento dal momento che investe due delle più contestate decisioni della Corona spagnola: l’istituzione della inquisizione e la successiva espulsione degli Ebrei dal territorio spagnolo. Allora, come abbiamo accennato a proposito dello sforzo di unificazione politica, culturale e religiosa della Spagna, la difesa e la propagazione della fede costituiscono la preoccupazione principale di Isabella, che a tale scopo ottiene dal Pontefice l’istituzione di un tribunale dell’inquisizione, ritenuta necessaria per fronteggiare la minaccia rappresentata dalle false conversioni di ebrei e di musulmani. Nei regni della Penisola Iberica gli Ebrei, molto numerosi, avevano da secoli uno statuto non scritto di tolleranza, e godevano di una protezione particolare da parte dei sovrani. Invece i rapporti a livello popolare tra ebrei e cristiani erano più difficili, sovente assai critici, soprattutto perché era consentito agli ebrei di tenere aperte le botteghe in occasione delle numerose festività religiose cristiane, ma anche di effettuare prestiti a interesse. In un’epoca in cui il denaro non veniva ancora percepito come un mezzo per ottenere ricchezze. la situazione era complicata dalla presenza di numerosi “conversos”, cioè di ebrei convertiti al cattolicesimo, che dominavano l’economia e la cultura, ma che talora mostravano un’adesione puramente formale alla fede cattolica, e celebravano in pubblico riti inequivocabilmente laici. Quando Isabella sale al trono la convivenza tra ebrei e cristiani si è molto deteriorata. Il problema dei falsi convertiti – secondo l’autorevole storico della Chiesa, Ludvig von Pastor – era tale addirittura da mettere in questione l’esistenza o la non esistenza della Spagna cristiana. Il fatto è che la Spagna ha sempre avuto una significativa Comunità Ebraica, la quale è passata attraverso le diverse fasi dell’occupazione islamica, subendo talvolta delle dure persecuzioni, al pari dei cristiani, ma assumendo invece spesso atteggiamenti collaborativi con le autorità islamiche. Atteggiamenti visti talvolta dai cristiani come vera e propria complicità con l’occupante. Sta di fatto che molti ebrei riescono a raggiungere posizioni di grande rilievo nell’amministrazione pubblica. Posizioni che assai spesso – convertendosi al cristianesimo – conserveranno anche sotto i regni cristiani, che poco a poco riusciranno a compiere la riconquista della penisola. Nel clima di profondo mutamento degli assetti sociali e politici della Spagna che si vive al tempo di Isabella, la presenza di una comunità ebraica alquanto numerosa e molto malvista dalla popolazione, accanto ad una classe dirigente in gran parte di origine ebraica, ma sovente sospettata di essersi convertita per pura convenienza, diventa un potente fattore di destabilizzazione. Ed è proprio quello che Isabella e Ferdinando non possono permettersi. Scrive a questo riguardo Rino Cammilleri: «I Re cattolici, individuando nei “conversos” il fulcro del problema, decisero di giocare la carta dell’integrazione religiosa, e cominciarono con l’obbligare gli Ebrei a scegliere tra il battesimo e l’esilio. La misura non era nuova in Europa. Tutti gli stati vi avevano via via fatto ricorso, in primis l’Inghilterra, nel 1290. in quel secolo gli ebrei vennero espulsi da Vienna, nel 1421, da Colonia, nel 1424, dalla Baviera, nel 1442 e poi di nuovo nel 1450. dalla Moravia nel 1454, da Firenze e poi da tutta la Toscana, nel 1494, dalla Polonia e dalla Lituania, nel 1495». Riassumendo, sono ancora parole di Rino Cammilleri: «Il fatto era che molti Ebrei erano passati al cristianesimo spontaneamente, alcuni in modo sincero, altri per far carriera in una situazione politica completamente in mani cristiane. I falsi conversos continuavano segretamente a “giudaizzare”, come si diceva allora. A seguire i riti della loro vecchia religione. La cosa, tuttavia, non era un segreto per i vicini di casa e i compaesani. Si tenga presente che, a causa della loro particolare abilità, gli ebrei avevano raggiunto notevoli posti di potere nell’amministrazione pubblica e nell’alta finanza. Addirittura non pochi alti prelati erano ebrei. In certe chiese si celebravano riti che di cristiano non avevano quasi più niente. Si aggiungano gli screzi, quasi continui, provocati dai fanatici ebrei o musulmani, che si introducevano nella chiese e insultavano i sacramenti o si producevano in motteggi e sberleffi al passaggio delle processioni cristiane. I cristiani rispondevano per le rime e non di rado ci scappava il morto. Insomma, il problema dei falsi conversos era diventato serissimo, dal punto di vista dell’ordine pubblico. E finivano col farne le spese i veri convertiti. Furono proprio quelli più in vista tra questi ultimi a chiedere un intervento dall’alto, che facesse chiarezza. L’inquisizione nacque appunto per risolvere il problema dei falsi conversos, o “marranos”, cioè, battezzati cristiani, ma giudaizzanti e dunque eretici. L’Inquisizione spagnola operò con le procedure che conosciamo attraverso lo studio dell’Inquisizione Medievale, assolvendo e reintegrando nella Chiesa quelli che durante il tempo di grazia venivano a confessare la loro colpa. Poiché era sorta principalmente per risolvere il problema dei falsi conversos ebrei, l’inquisizione venne inizialmente affidata proprio a uomini di stirpe ebraica. Il famigerato Tomas de Torquemada, priore domenicano, confessore della regina Isabella e poi inquisitore generale, è infatti di famiglia conversa. Egli promulgò a Siviglia, nel 1484, una serie di istruzioni per disciplinare il funzionamento del tribunale inquisitoriale. La scelta di inquisitori conversos aveva proprio lo scopo di mostrare il massimo dell’imparzialità». E poi potremmo proseguire con alcune considerazioni sulla Inquisizione spagnola. E diciamo che, sollecitato da Isabella e dal marito Ferdinando d’Aragona, in questo contesto particolare – Isabella e Aragona, che avevano promosso negli anni precedenti una campagna pacifica di persuasione nei confronti dei cosiddetti “giudaizzanti”, e di evangelizzazione degli ebrei - il 1 novembre 1478 papa Sisto IV istituisce l’inquisizione in Castiglia, con giurisdizione soltanto sui cristiani battezzati. Pertanto, nessun ebreo è stato mai condannato perché tale. Mentre sono stati condannati quanti si fingevano cattolici per trarne vantaggio. L’inquisizione, colpendo una percentuale ridotta di “conversos” e poi di “moriscos”, cioè mussulmani diventati cristiani solamente per opportunismo, certifica che tutti gli altri sono veri convertiti, e che nessuno aveva il diritto di discriminarli o attaccarli con la violenza. Come ha affermato Francesco Pappalardo in un suo studio, «il ruolo svolto dall’Inquisizione spagnola, che godette sempre di grande popolarità presso la popolazione, fu decisivo per assicurare la pace sociale e religiosa. Infatti questo tribunale, colpendo una percentuale ridotta appunto, di conversos, certificò che tutti gli altri erano veri convertiti, e che nessuno ha il diritto di discriminare o di attaccare con la violenza. E in questo modo i promotori di tumulti antigiudaici persero qualsiasi giustificazione, e fu evitato il bagno di sangue». La portata di tale impresa - che costituisce una nazione spiritualmente compatta, di fronte alla Francia lacerata dalle guerre di religione, all’Inghilterra sulla strada dell’eresia e al Sultano, difensore del mondo islamico - non può essere sottovalutata. «D’altra parte – osserva ancora Pappalardo – l’immagine di una Spagna immersa nel torpore intellettuale e nella superstizione è ormai modificata grazie agli studi più recenti. È emblematica la vicenda dello storico inglese Hanry Camen, di formazione marxista, autore di uno studio pubblicato nel 1965, sull’Inquisizione spagnola, dove l’attività dei tribunali inquisitoriali e indicata come la causa principale di un ritardo culturale del paese iberico, il quale ha ammesso che la Spagna di quel tempo era una delle nazioni europee più libere». «L’inquisizione – conclude Pappalardo – non ostacolò mai le grandi imprese culturali dei secoli sedicesimo e diciassettesimo. Anzi, ripiegandosi su sé stessa, la Spagna giunse in quegli anni al culmine del suo splendore. Personaggi come il giurista Francisco de Vitoria, i teologi Francisco Suarez, Melchiorre Cano, Domenico De Soto; i drammaturghi Lope de Vegas, Pedro Calderón de la Barca, il romanziere Miguel de Cervantes, i pittori El Greco, Murillo e Diego Velasquez, dominarono la cultura europea e diedero vita al cosiddetto “Siglo de oro” (secolo d’oro)».
Anche la vita religiosa conobbe la sua epoca aurea attraverso le figure di Sant’Ignazio di Loyola, fondatore della compagnia di Gesù, San Giovanni di Dio, fondatore dell’ordine degli Ospedalieri, i mistici Santa Teresa d’Avila e San Giovanni della Croce riformatori dell’ordine dei Carmelitani), il francescano San Pietro di Alcantara, il gesuita San Francesco Borgia. Negli anni che seguono l’istituzione dell’Inquisizione la situazione interna appare ancora difficilmente gestibile. E viene quindi giudicato indispensabile - per evitare mali maggiori agli stessi ebrei refrattari ad ogni proposta di conversione, nonché per assicurare l’ordine interno – procedere all’allontanamento degli ebrei dalla Castiglia e dall’Aragona. Preoccupati, infatti, per la crescente infiltrazione dei falsi convertiti nelle alte cariche civili ed ecclesiastiche e delle gravi tensioni che indeboliscono l’unità del paese – che, come abbiamo visto, costituisce la preoccupazione fondamentale, centrale, dei Re – il 31 marzo 1492 Isabella e Ferdinando si vedono costretti a revocare il diritto di soggiorno agli ebrei non convertiti. Sentiamo che cosa dice a questo riguardo padre Gutierrez, postulatore della causa di beatificazione di Isabella. Egli scrive così: «È significativo che Isabella prenda questa decisione dopo quasi vent’anni di regno e dopo che tale misura era stata adottata in Inghilterra nel 1290, in Ungheria nel 1349, in Francia nel 1394, e che in questo sia seguita solo dal Portogallo, da cui gli ebrei vengono espulsi nel 1497». Quindi, osserva Gutierrez: «Non si tratta di un atto di intolleranza religiosa, ma di un provvedimento di natura politica adottato per motivi di legittima difesa». Il professor Luis Suarez Fernandez, dopo aver studiato in modo accurato l’argomento sul quale ha raccolto ben 866 documenti che costituiscono con una introduzione il volume nono della documentazione della causa di beatificazione, ritiene che i due sovrani sperassero nella conversione della grande maggioranza degli ebrei e nella loro permanenza sul posto. Perciò fecero precedere il provvedimento da un’intensa campagna di evangelizzazione. Lo stesso Vittorio Messori asserisce, documenti alla mano, leggo testualmente, che: «L’espulsione del 1492 non è stata concepita per rafforzare la repressione antigiudaica, ma è stata uno strumento per ridurla. È stata un’iniziativa decisa per il ritorno della pace religiosa, per evitare bagni di sangue che hanno contraddistinto altri paesi europei. Molti di quegli Ebrei Sefarditi poi si rifugiarono in Italia Centrale, sotto il mantello del Papa. Lo stesso vale per i musulmani». «La storia – ammonisce Messori – non va letta con gli occhiali della contemporaneità e con le categorie di oggi». Su quest’ultimo tema è ancora Rino Cammilleri ce ci offre qualche elemento di giudizio quando scrive: «Curioso è poi il fatto che gran parte degli Ebrei espulsi dalla Spagna trovarono rifugio a Roma, accolti dal Papa. Tant’è che ancora oggi la comunità ebraica romana è la più numerosa e antica d’Italia». Tra parentesi – è ancora Rino Cammilleri che scrive: «Il Papa che li accolse era Alessandro VI Borgia. Si, proprio lui che era per giunta spagnolo. A quel tempo la Spagna unificata contava su 200mila ebrei. Una cifra notevolissima che faceva di questa minoranza etnica quasi uno Stato nello Stato. E poiché, a riconquista avvenuta, la giovane nazione si trovava anche con un’altra minoranza etnica e religiosa di enormi proporzioni – quella islamica – si rischiava un’implosione e una guerra civile. Così, data la mentalità del tempo – siamo alla fine del Quindicesimo secolo, non lo si dimentichi – la soluzione fu trovata, e fu l’unificazione religiosa». La misura era stata attuata dai russi nel dodicesimo secolo, da Edoardo Primo di Inghilterra nel tredicesimo, da Filippo il Bello di Francia nel quattordicesimo, cui si aggiunsero i principati tedeschi. Bene, tutti questi ebrei espulsi erano finiti in Spagna. Allora i Re Cattolici espulsero a loro volta gli ebrei che non avessero accettato il cristianesimo. 50mila rimasero, altri – un terzo, cioè, altri 50mila - fece ritorno nei mesi successivi. Facciamo ora una piccola pausa per poi passare alla pagina affascinante della Riconquista.
(Continua)
Trascrizione di Claudio Forti

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