Omosessualità e sacerdozio. Il nodo gordiano dei cattolici? (NOTE)

Devozioni: Fatima, Lourdes, Guadalupe...

NOTE al Saggio di Andrzej Kobyliński:

Omosessualità e sacerdozio. Il nodo gordiano dei cattolici?

Fonte: https://journals.indexcopernicus.com/api/file/viewByFileId/261531.pdf

1 Andrzej Kobyliński – dopo gli studi compiuti presso la Pontificia Università Gregoriana di Roma, è attualmente professore di Filosofia presso la Facoltà di Filosofia Cristiana dell’Università del Cardinale Stefan Wyszyński di Varsavia. Ha pubblicato in italiano diversi articoli ed un libro sotto il titolo Modernità e postmodernità. L’interpretazione cristiana dell’esistenza al tramonto dei tempi moderni nel pensiero di Romano Guardini (1998). E-mail: a.kobylinski@uksw.edu.pl.

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Storia greca – Cap. IX

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Alberto Torresani

Storia greca

CAP. 9 – LA POTENZA DELLA MACEDONIA

 

Con la morte di Epaminonda, di fatto fu posto termine alla possibilità di unificazione politica della Grecia. Il fallimento in successione di tre tentativi di egemonia lasciò la Grecia aperta alla conquista da parte dei barbari. A metà del IV secolo a.C. l’Impero persiano appariva ancora una realtà temibile e incombente e pochi avrebbero dato credito alla Macedonia, piccola e montuosa, solamente in parte aperta all’influsso culturale greco. Eppure, furono precisamente i sovrani della dinastia Argeade, Filippo II e Alessandro Magno, coloro che ereditarono il grande compito, non assolto da Atene, di sconfiggere la Persia e di estendere su tutto l’oriente la cultura greca. Il vero e proprio creatore della potenza macedone fu Filippo che, mediante l’adozione e il perfezionamento  della nuova tattica di combattimento elaborata da Pelopida ed Epaminonda, dapprima impose la propria egemonia sulla Grecia e poi iniziò a meditare sulla grande spedizione in oriente, considerata una valvola di sfogo delle esuberanti energie della Macedonia e della Grecia.

     Di Filippo ci resta un ritratto laudatorio, opera di Isocrate, oratore ateniese aderente al partito filo macedone. Eccolo: “Io sono convinto che nessun altro potrebbe conciliare queste città, ma per te un tale compito non è affatto arduo. Poiché vedo che tu hai compiuto gesta che ad altri potevano parere insuperabili e incredibili, per la qualcosa non ci si deve stupire che solo tu possa risolvere questa contesa. Gli eroi magnanimi e superiori devono, in verità, porre mano a imprese non accessibili a chiunque, ma a quelle sole che nessun altro sarebbe in grado di compiere, tranne chi abbia a te pari l’animo e la potenza”. Filippo fu ucciso, ma i suoi progetti furono ripresi dal giovanissimo figlio che attraversò come una meteora la storia del mondo antico operando l’impresa ritenuta più meritoria dai Greci, la vendetta dell’offesa arrecata dai Persiani agli dèi della Grecia i cui templi erano stati distrutti. La conquista dell’Asia Minore, della Fenicia e Palestina, dell’Egitto, della Mesopotamia e dell’India fino all’Indo divenne oggetto di numerosi racconti che descrivevano il fantastico viaggio di Alessandro Magno fino ai confini del mondo, dilatato e unificato come mai in precedenza. Ne abbiamo un esempio in Plutarco quando racconta di Alessandro giunto alle rive del Gange: “La battaglia vinta non senza gravi contrasti, aveva affievolito il coraggio dei Macedoni, disamorandoli della conquista della rimanente India. Così essi si opposero con tutte le loro forze ad Alessandro, che li eccitava a passare il Gange la cui larghezza era di trentadue stadi e aveva una profondità di cinquanta braccia. Ancora, si affermava che la riva opposta era difesa da un numero infinito di milizie e da vari battaglioni di elefanti. Nessuno potrebbe descrivere la disperazione di Alessandro di fronte a simile rifiuto. Si chiuse nella sua tenda dove stette coricato per tre giorni sulla terra”. L’improvvisa morte di Alessandro Magno ancor giovanissimo, aggiunse un alone epico al condottiero, dando luogo a uno specifico genere letterario che in un certo senso non è più terminato. (altro…)

Caffarra: Il matrimonio smontato pezzo per pezzo

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Il matrimonio smontato pezzo per pezzo
e il compito degli sposi cristiani

da Tempi.it 7 settembre 2017
Qui di seguito pubblichiamo gli appunti di un incontro che il cardinale Carlo Caffarra, scomparso ieri, tenne durante una vacanza del gruppo di Comunione e liberazione di Carate Brianza a Corvara (Bz) il 2 agosto 2016. Il testo, inedito, di cui si è voluto mantenere il carattere colloquiale, non fu rivisto dall’autore.

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Grazie per l’invito che fin dall’inverno scorso siete venuti a Bologna a farmi. Ho accettato perché ero sicuro di passare dei giorni belli in mezzo a giornate che spesso per noi sono cupe, un po’ tristi.
 Entro subito nell’argomento tenendo presente queste grandi domande che sono state fatte.

Il primo punto della mia riflessione riguarda la condizione in cui oggi versa l’istituto matrimoniale, non il sacramento del matrimonio, l’istituto matrimoniale e l’emergenza educativa, o se volete il rapporto educativo intergenerazionale.

La prima questione nell’affrontare questo punto è la condizione generale. Se io voglio disfarmi di un edificio ho due possibilità, la prima: metto una mina e lo distruggo; la seconda possibilità è che lo smonto pezzo per pezzo. Il risultato di questi due processi è molto diverso, perché nel primo caso mi trovo solo con delle macerie, nel secondo caso mi trovo con tutti i pezzi, ma non c’è più l’edificio.

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Il sangue prodigioso di S. Maria in Vado

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La storia del più antico degli innumerevoli miracoli eucaristici attestatici dalla tradizione: il miracolo «di sangue» di Ferrara, risalente al 1171. La documentazione, i fatti, la collocazione storica e l’insegnamento di questo straordinario evento. La miracolosa conversione in vera carne delle specie del pane, nel corso della santa Messa pasquale del 28 marzo 1171. Una eloquente risposta di origine divina alle eresie che andavano diffondendosi in quei secoli contro il dogma della transustanziazione. Una ulteriore conferma dell’insegnamento della Chiesa sulla natura e la reale portata della Eucaristia. Un monito alle sempre più frequenti mancanze di rispetto e di raccoglimento – di fronte alla presenza reale di nostro Signore Gesù Cristo nella ostia consacrata – da parte di molti sacerdoti e fedeli, mancanze riprese di recente anche dal regnante Pontefice.

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Il Santuario della Madonna di Tirano

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L’apparizione della Vergine al beato Mario Omodeo e l’origine della devozione popolare. I miracoli. Il santuario: simbolo dell’integrità della dottrina cattolica durante la rivoluzione protestante, baluardo contro il dilagare dell’eresia in Italia. La rapina dei giacobini e quella fallita dei liberali. Dal fervore mariano le speranze per una vittoria sul modernismo religioso e sociale.

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L’apparizione e il miracolo della Madonna dei Fiori

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Dal 1336, tutti gli anni, a Bra, in Piemonte, un pruneto fiorisce fuori stagione, negli ultimi giorni di ogni mese di dicembre. Tale straordinaria fioritura rinnova il ricordo di un miracoloso intervento della santa Vergine in difesa della virtù di una sposa cristiana che a lei ricorse fiduciosa; e costituisce anche incitamento a sempre ricorrere, nel pericolo, all’aiuto della Madonna. L’erezione di un santuario sul luogo della apparizione e del miracolo costituisce perenne testimonianza della fede e della devozione mariana del popolo cattolico. La conferma scientifica, avvenuta nel nostro secolo, della veridicità del miracolo della Madonna dei Fiori, misteriosamente legato alla ostensione della santa Sindone.

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L’apparizione mariana di Forno Alpi Graie

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La storia edificante di una apparizione mariana in Piemonte, culmine di un ciclo di interventi della Madonna, che, dal 1490 al 1630, premiarono la fede delle popolazioni cattoliche della Liguria e del Piemonte, preservandole da ulteriori catastrofi materiali e favorendo il ritorno alla pratica religiosa di molti abitanti di quei paesi. Una conferma entusiasmante di come la Vergine SS. non abbandoni mai le popolazioni che in Lei confidano, ma che, al contrario, Ella stessa si preoccupi di intervenire personalmente sulla terra per condurre le anime che la venerano alla méta soprannaturale della felicità eterna.

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