![]() |
Pagine cattoliche |
L'OSSERVATORE ROMANO, Giovedì 8 Maggio 1997
BRUNO TOMMASI
Arcivescovo di Lucca
Il 9 maggio 1897 il Papa Leone XIII pubblicò
l'Enciclica Divinum illud munus, interamente
dedicata allo Spirito Santo. Allora la comunità cristiana aveva
un'insufficiente percezione della presenza vivificante dello Spirito Santo
nella Chiesa e nell'esistenza del credente, come rileva il Sommo Pontefice
nell'Enciclica medesima. «Forse non
mancano anche ai nostri giorni di quelli, che, se fossero interrogati, come una
volta l'Apostolo Paolo interrogò alcuni se avessero ricevuto lo Spirito Santo,
risponderebbero a loro volta: Noi non sappiamo neppure se lo Spirito Santo
esiste; anche se l'ignoranza non arriva a tanto, certamente in gran parte è scarsa la
conoscenza che se ne ha» (n. 9).
In quel tempo visse a Lucca Elena Guerra, nata in questa città il 23
giugno 1835, e quivi morta l'11 aprile 1914, la quale diede origine alla
Congregazione delle Suore Oblate dello Spirito Santo per l'educazione
scolastica e religiosa della gioventù. Elena Guerra, beatificata poi dal Papa
Giovanni XXIII il 26 aprile 1959, avvertì fortemente l'esigenza di promuovere il culto dello Spirito Santo. A riguardo la Beata notava nel
1886: «Mi venne... il pensiero di
scrivere al Papa ed anzi non potei fare a meno di buttar giù sulla carta ciò
che avrei voluto dirgli...» (Miss. VI). Poi, anche dietro consiglio di
persona di fiducia, lasciò cadere il progetto.
Ma insieme alla Beata Elena vi furono altri personaggi dell'ambiente
lucchese, che in modo complementare avvertirono la medesima esigenza e
contribuirono a spingere Elena ad esternare al Pontefice il voto di una più
ampia propagazione del culto dello Spirito Santo: Erminia Giorgetti, una donna
di servizio presso la comunità della Beata Elena, di profonda vita interiore;
Maria Vangioni, poi religiosa della stessa Congregazione; ed infine Mons. Giovanni
Volpi, decano della chiesa di s. Michele in Lucca, poi Vescovo ausiliare in
questa città, e successivamente Vescovo di Arezzo, direttore spirituale di
Elena e di s. Gemma Galgani.
Nell'agenda - diario del 1897 la Beata Elena annotava di essere sollecitata
a scrivere al Papa da un portavoce di questa ispirazione interiore (Erminia) e
da un piccolo portavoce (Maria Vangioni, allora in giovane età). La Beata Elena
esortò Erminia Giorgetti a palesarle quanto asseriva di avere percepito
interiormente, sebbene, come ella stessa notava, non fosse propensa a credere a
cose straordinarie.
Ecco alcuni cenni di quanto Erminia disse alla Beata Elena. «Intesi in me la voce di Gesù che disse:
L'Amore non è conosciuto, l'Amore non è amato, l'Amore è disprezzato... dì alla
Madre che scriva una lettera al Santo Padre, pregandolo a riunire tutti i
fedeli in una continua
preghiera... cioè pregando
molto lo Spirito Santo, e così procuri dirichiamare a Dio tutti i cuori» (Miss. VI
novembre 1893).
Prosegue la Beata Elena, nel medesimo scritto:
«Dopo la manifestazione fattami dalla suddetta Erminia mi convinsi essere
volontà di Dio che rifiorisse tra i fedeli la devozione allo Spirito Santo...
di scriverne al Papa... (VI).
Fu Mons. Volpi che, nel suo colloquio col Santo Padre per ottenere la rinunzia alla dignità di decano di s. Michele, parlò al Papa di Elena Guerra e del suo desiderio di propagare il culto dello Spirito Santo (7 febbraio 1894). Fece seguito a questa prima manifestazione del desiderio della Beata Elena una sua lettera a Leone XIII il 17 aprile 1895, che indusse il Pontefice a pubblicare il Breve Provida. Elena aveva fatto pervenire al Papa il suo scritto: «La lettera (di Elena Guerra) non solo Gli fu bene accetta, ma Lo indusse a dare quel Breve...» (8 giugno 1895). Vennero poi altre lettere della religiosa al Pontefice, in cui chiedeva insistentemente di adoperarsi ancor più per la propagazione del culto allo Spirito Santo e lo supplicava di «congiungere i fedeli in una preghiera unanime e universale allo Spirito Santo» (1° dicembre 1895), di «andare avanti e aprire definitivamente nella Chiesa la vera casa dell'orazione, un Cenacolo, dove i fedeli, uniti a quella divina Madre che tanto pregò con gli Apostoli nel cenacolo di Gerusalemme, impetrino dal Divino Spirito, con un Veni incessante, il sospirato rinnovamento della faccia della terra». (6 novembre 1896).
La risposta a questo desiderio fu data dall'Enciclica «Divinum illud munus», per cui Elena
annotò tra i suoi appunti. «Questa
Enciclica la ottenne la povera suor Elena con replicate lettere che ella
scrisse al Pontefice Leone XIII, negli anni 189697».
Nell'Enciclica il Papa afferma che ogni riflessione sullo Spirito Santo
deve partire da un'appropriata conoscenza della SS. Trinità, «Centro di tutto».
L'Enciclica nei nn. 3-4-5 richiama poi il principio teologico
dell'attribuzione, che consiste nel riferire in modo speciale ad una Persona
divina qualche opera esterna della Trinità: «Di
qui l'uso della Chiesa di attribuire al Padre le opere della potenza, al Figlio
quelle della sapienza, allo Spirito Santo le opere dell'amore».
Perciò sono attribuite allo Spirito Santo le opere dell'amore, dal
concepimento di Cristo a tutte le sue azioni. Come il Cristo, così la sua
Chiesa è fecondata dallo Spirito Santo: «Basti
sapere che se il Cristo è il Capo della Chiesa, lo Spirito Santo ne è l'anima,
ciò che è l'anima del nostro corpo è lo
Spirito Santo nella Chiesa, corpo di Cristo» (n. 6).
Il proseguo dell'Enciclica ha come tema centrale l'azione dello Spirito
Santo nella vita del fedele, che perviene alla fede e alla fedeltà alla Grazia
per opera dello Spirito Santo (vedi nn. 78 910).
Il Papa conclude esortando alla preghiera incessante allo Spirito Santo,
«del quale tutti abbiamo grandissimo
bisogno». Non c'è da dubitare che tali orazioni rimangano inesaudite, mentre
egli stesso ci assicura che egli stesso intercede con insistenza per noi
con gemiti inesprimibili». Le ispirazioni della Beata Elena furono
davvero profetiche riguardo al cammino di conoscenza e di esperienza dello
Spirito Santo, che la Chiesa ha compiuto in questo secolo, cammino aperto
dall'Enciclica di Leone XIII, segnato profondamente dall'evento conciliare, che
ha costituito per la Chiesa una rinnovata primavera dello Spirito, portato
avanti dall'Enciclica Dominum et
vivificantem dell'attuale Pontefice.
È un cammino di rinnovamento dell'azione dello Spirito nella vita della
Chiesa e del cristiano per la trasformazione di questo mondo nel Regno di Dio,
per cui così pregava la Beata Elena: «Emettete,
o Dio Salvatore, l'Amore qual Fuoco divino... / mandatelo come vincolo di santa unione... /
Mandatelo, il vostro Spirito, come creatore di una società universale di Santi,
come rinnovatore della faccia della terra». (Ossequie e Preghiere allo Spirito Santo
Elena Guerra).
IGINO
TUBALDO
Leone
XIII, nato a Carpineto Romano nel 1810, fu eletto Papa alla morte
di Pio IX, il 20 febbraio 1878. Morì il 20 luglio 1903, all'età di 93 anni.
Papa grande e piissimo.
Portò la Chiesa in ogni settore ai livelli del progresso del tempo in
dialogo con il mondo. Per l'Anno Santo del 1900 vide confluire a Roma oltre 600
mila pellegrini. Scrisse 65 Encicliche, che potrebbero dividersi, oltre che per
argomento, in maggiori e minori. Programmatica
la prima Inscrutabili Dei consilio (21
aprile 1878), poi a grande respiro e profondità l'Enciclica Aeterni Patris (4 agosto 1879) sulla
filosofia secondo san Tommaso, la Providentissimus Deus (15
maggio 1891) sugli studi biblici, la Rerum
novarum (15 maggio 1891) sui problemi sociali e molte altre contro la
massoneria, sulla libertà umana, sulla democrazia cristiana...
Ci sono poi le Encicliche dedicate al culto, alla pietà, alla
spiritualità (ben dieci, ad esempio, sul Rosario), una sullo Spirito Santo, Divinum illud munus del 9 maggio 1897.
Presentendo ormai la fine della sua vita («Ora che ci sentiamo vicini al termine della Nostra mortale
carriera...), intende indicare a tutta la Chiesa nello Spirito Santo il
principio della restaurazione della vita cristiana in ogni suo settore.
Era stato questo infatti l'impegno di tutto il suo Pontificato.
«Padre Santo, per carità fate
presto» Questa Enciclica ha però
un piccolo e simpatico retroscena. Avvenne cioè che Leone XIII probabilmente
non l'avrebbe scritta se a spingerlo non ci fossero state le insistenze di una
donna, Elena Guerra (Lucca 18351914), conosciuta come la «missionaria dello
Spirito Santo». Il terreno infatti a riguardo dello Spirito Santo era «da
missione».
Nella vita di Elena Guerra ci sono, come mi è dato di interpretare,
soprattutto due momenti forti e decisivi, l'uno giovanile e l'altro della
maturità. Fin da giovane, precorrendo in un certo senso l'Azione Cattolica nella sua diocesi, si dedicò alla fondazione e
all'organizzazione della cosiddetta Società (o Pia Unione) delle Amicizie Spirituali, per aprire le
giovani, sue coetanee, al mondo e alla società con una formazione culturale e religiosa che le rendesse idonee ad un apostolato laico,
anche per mezzo dei libri.
Il gruppo, iniziato con cinque soggetti, raggiunse in breve tempo il
numero di 500. Probabilmente c'è una relazione tra questa iniziativa di Elena
Guerra e le cosiddette Amicizie, iniziate
nel nordItalia dal gesuita Nicolao Diessbach (1732-1778) e proseguite da altri
sacerdoti, come Pio Brunone Lanteri (1759-1830), san Giuseppe Cafasso
(1811-1860), molti altri, al fine di dare vita ad un nuovo genere di
apostolato, soprattutto con i libri, secondo lo spirito di san Francesco di Sales:
moderazione, dolcezza, zelo. Queste Amicizie,
di vario tipo, s'irradiarono anche fuori del Piemonte, a Parigi, Vienna,
Milano, Firenze...
Per Elena Guerra le Amicizie
Spirituali furono l'embrione e la pedana di lancio della seconda tappa
della sua vita, la fondazione nel 1872 della Congregazione di santa Zita per
dedicarsi all'educazione della gioventù femminile in spirito di servizio e di
umiltà, secondo l'esempio di santa Zita
(12181278), patrona di Lucca, figlia di poveri contadini e domestica per tutta la vita.
È nel 1886, già cinquantenne, che prende forma in lei la prima
ispirazione di scrivere al Papa per sollecitarlo ad un'azione di rinnovamento
della Chiesa mediante il ritorno allo Spirito Santo, purtroppo quasi del tutto
dimenticato. La prime delle dieci o dodici lettere indirizzate a Leone XIII è
del 1895. Si possono riassumere nell'invocazione: «Padre santo, per carità fate presto».
L'Enciclica esce il 9 maggio 1897. Il 18 ottobre dello stesso anno Elena
è ricevuta dal Papa in particolare udienza. Fu alla presenza di Leone XIII che
avvenne una cosa alquanto insolita per una congregazione religiosa; il
cambiamento del nome: non più Suore di
Santa Zita ma Suore Oblate dello
Spirito Santo.
Il cambiamento del nome, come nella Bibbia, è molto importante perché
costituisce come una seconda nascita. Un confronto tra le due Encicliche sullo
Spirito Santo risulta alquanto laborioso. L'Enciclica di Leone XIII si presenta
come la testata di un ponte in aspettativa della costruzione definitiva del ponte
stesso.
Alcuni temi sono però ricorrenti in entrambe (Trinità, creazione, Gesù
Cristo, Chiesa, vita della grazia, preghiera...), ma forse il filo più
consistente che li unisce tutti è quello del dono: lo Spirito Santo è il «primo dono persona»: dono che trasforma
tutto in dono, Dio stesso, Gesù Cristo, l'Eucaristia...
Come bambini presi dalla paura istintiva del buio anche noi lo siamo
dalla «paura» di Dio, perché «viene come un ladro» e perché non siamo del tutto
innocenti. I bambini la paura la vincono con la luce e con la presenza di una
persona fidata. Noi con la presenza dello Spirito Santo, luce e avvocato
consolatore, che ci ricongiunge a Cristo e a Dio, che è Padre.
La lunga Enciclica
di Giovanni Paolo II, a commento
del «discorso di addio» di Gesù nel cenacolo (Gv 1317), ritenuto come «l'apice della rivelazione trinitaria», si
concentra sulla funzione dello Spirito Santo che, secondo le ultime parole di
Gesù, è di «convincere il mondo quanto al
peccato, alla giustizia, al giudizio» (Gv 16, 8).
Passo difficile, che il Papa però riesce ad illuminare, al punto da
renderlo uno dei più consolanti. Lo fa cadere come gocce sullo stesso punto,
una dopo l'altra, per farlo penetrare nelle coscienze. Per convincere che «Dio
è benevolo». Perché mediante lo Spirito Santo in tutta la vita cristiana «prevalga il dono!».
RENATO SIMEONE
La vita di Elena Guerra è un canto allo Spirito di Cristo. Suoi
nutrimenti: la Parola di Dio, l’Eucarestia, la Croce. Qui avviene la sua
chiamata che tutto a un tratto la colloca «sul monte». Qui, dalle profondità
dell’anima, affiora il dono del suo carisma: «Lo Spirito Santo vuole continuare
in noi quell’opera di amore che incominciò nel Cenacolo».
Così, Elena Guerra, a trentadue anni, coglieva il cammino spirituale
della propria vita e poneva le fondamenta della sua scuola profetica.
Da questo momento prende vita in lei una nuova lettura del Cristo, della
Chiesa e della propria chiamata. La illumina questo nucleo di verità: «L’incarnazione
è opera del Divino Amore, l’immolazione di Gesù sul Calvario è opera del Divino
Amore, l’istituzione dell’adorabile Eucarestia (chi può dubitarne?) è opera del
Divino Amore». La sorregge questa certezza: lo Spirito Santo è una presenza ineffabile,
dinamica, dialogica. Insomma è «La Presenza». Con la Sua opera silenziosa Egli solleva il mondo,
ricostruisce la memoria della Parola di Gesù; rassicura il cristiano nella fede
e nella vita, e quando è il tempo della sua testimonianza, lo sostiene fino al
martirio.
Elena diviene così il profeta che vuole provocare «il ritorno allo
Spirito Santo», perché constata, con la tristezza propria dei santi, che «i
cattolici moderni» hanno dimenticato lo Spirito Santo: nessuno lo conosce, lo
ama, lo prega; nessuno più ne parla, neppure i predicatori, che dovrebbero
contribuire alla formazione delle coscienze cristiane.
Di qui il suo grido: «L’Amore non è conosciuto, l’Amore non è amato,
l’Amore è disprezzato». Tanta certezza, però, non la libera dall’oppressione
del dubbio, nonostante le sia sempre vicino il suo direttore spirituale, il
Vescovo Giovanni Volpi, l’insostituibile messaggero con il Papa.
La sorpresa, però, è qui: Dio nelle sue opere raccoglie sempre il
concorso delle anime semplici, e quindi, anche per questo vitale ritorno al
Cenacolo, sceglierà due anime nascoste per confermare e sostenere la nuova
irruzione dello Spirito. Elena stessa lo confesserà a Leone XIII, «Il Papa
dello Spirito Santo», nell’udienza del 18 Ottobre 1897: «Io non sono altro che
un misero portavoce di un’anima che fa bene orazione, e alla quale si può
prudentemente credere che Dio talvolta manifesti i suoi voleri». I nomi di
queste anime semplici sono: Erminia Giorgetti, la «povera servente di cucina»,
e la «piccola portavoce», Suor Crocifissa. È appunto da questa umile
manovalanza che Elena riceve la mistica conferma di chiedere al Papa «di
riaccendere in questo freddo mondo il Divin Fuoco dello Spirito Santo» ed
«aprire ai fedeli un nuovo Cenacolo, unendoli in una preghiera unanime e
universale allo Spirito Santo».
L’ispirazione della sua proposta giunge da molto lontano e i doni che
fioriscono dalla sua vita sono elargiti dallo Spirito Santo, il Datore di tutti
i doni. Perciò Elena non esita ad indicare come sorgente di rinnovamento alla
Chiesa del suo tempo, ed alla Chiesa di ogni tempo, la riscoperta ed il ritorno
a Colui che silenziosamente dirige i fedeli nella storia, nel nome di Cristo; a
Colui che «dal nulla ci ha chiamati all’esistenza» e nel quale «viviamo, ci
muoviamo e siamo»; a Colui che «rinnova la faccia della terra», e che in
definitiva «fa i santi».
Per Elena Guerra, riflettendoci bene, «i primi cristiani facevano prodigi di fortezza perché risentivano più che noi i divini ardori del Cenacolo». E in effetti possiamo considerare la conquista spirituale del mondo romano, l’annuncio coraggioso del Vangelo, la rivelazione di Dio che mostra il suo volto di Padre, un’unica azione dirompente. Il valore terremotante di quest’azione, però, è tutto legato all’apertura di una nuova era di Amore per sempre, che va ben oltre l’Impero Romano: «... quando Gesù mandò sugli uomini lo Spirito Santo, si accese veramente l’Amore nei loro cuori. Venne l’Amore e l’uomo amò». Ma Elena vede nella sua Chiesa l’oblio dell’Amore Spirito Santo, e coglie la freddezza nel cuore dei fratelli. Anch’essi, infatti, attratti e respinti dalla rivoluzione del nuovo progresso scientifico, sono tentati dall’illusione di un possesso pieno della vita, finendo col relegare Dio tra i miti e le forme. È l’inizio dello smarrimento dell’uomo del nostro tempo: la rimozione progressiva di Dio coinciderà con la perdita della fratellanza, e oggi, temerariamente, con l’esonero del senso della vita. D’altra parte, Elena, aiutandoci in questo smarrimento, ci ricorda in quale tempo siamo stati collocati con la venuta del Figlio di Dio: «La solennità di Pentecoste (...) è il vero rinnovamento, poiché lo Spirito che visibilmente discese sulla Chiesa nascente, continua a discendere invisibilmente sui fedeli». Infatti, «la venuta dello Spirito Santo fu come un bacio della riconciliazione dato da Dio all’umanità, redenta dal sangue di Cristo».
«Senza lo Spirito Santo, Dio è lontano, / il Cristo rimane nel passato, / il Vangelo è lettera morta, / la Chiesa semplicemente una organizzazione, / l’autorità una dittatura, / la missione una propaganda, / il culto un rito magico, / l’attività cristiana una morale da schiavi».
Sono parole del Patriarca
Atenagora, pronunciate nel cuore del Concilio Vaticano Secondo, come monito a noi cristiani,
perché vediamo a quali gravi pericoli va incontro il Corpo mistico di Cristo,
se lo Spirito scompare.
Circa un secolo prima, Elena Guerra parla cosi dello Spirito Santo: «il
Cuore di Gesù, finché visse sulla terra dispensò doni preziosi ed innumerevoli
benedizioni, ma il Dono dei Doni, la benedizione più feconda di effetti
salutari, ce la mandò dal cielo, e questa è il suo divino eterno Amore, lo
Spirito Santo, che è quel legame che congiunge al Cuore di Gesù il cuore dei
fedeli, (...) è la virtù misteriosa con cui Gesù, il Maestro, guarisce le
miserie umane e consola le tristezze dell’uomo».
Lo Spirito Santo, infatti, presiede alla trasformazione della nostra vita
e la conduce con divina pedagogia fino alla nostra salvezza. Arricchendoci dei
suoi doni, Egli ci impoverisce. In realtà ci libera dai nostri limiti e
scolpisce in noi il volto dei veri figli di Dio. Per questo le anime che gli
sono fedeli «rinunziano ai propri desideri ed inclinazioni, e aspettano solo
che scenda in esse il Regno di Dio». Per Elena Guerra, Cenacolo, Eucarestia e
Croce sono la geometria mistica di un triangolo alla cui base sta proprio il
Cenacolo, luogo della nostra partecipazione al Mistero di Cristo. Elena ha
lavorato senza sosta per «il ritorno dello Spirito Santo», ha parlato e
scritto, amato e sofferto. Ha offerto la propria agonia, ed è morta avendo nel
cuore il suo sogno incompiuto e sulle labbra il suo invito oracolare: «i
cristiani tornino allo Spirito Santo, affinché lo Spirito Santo torni a noi».
Nel 1870, l’anno che lei chiama «delle misericordie e delle benedizioni», la
visione del suo «che fare» nella Chiesa è straordinaria per saldezza e
coerenza.
In quest’anno sente di essere chiamata ad una partecipazione intima al
Mistero del Cristo sofferente. Dirà: «vi dico, Signore, di voler essere anche
vittima vostra, e nel fuoco del vostro Amore consumare i miei sacrifici fino
all’ultimo, che sarà (lo spero), il più bello di tutti, (...) finché mi sia dato di esclamare: consummatum est!». Dio
acconsente al sacrificio della sua serva e amorevolmente l’accompagna al suo
Getsemani. Gli ultimi otto anni della sua vita si consumano nella sofferenza
della Croce. Sospetti, trame di consorelle, equivoci dolorosi, portano
inesorabilmente alla sua brutale deposizione da Superiora Generale, imposizione
accolta e vissuta con l’obbedienza e la gioia dei santi. E il culmine di questa
gioia soprannaturale va colto nel singolare episodio del 20 Settembre 1906, quando in cappella, nel rassegnare le sue forzate dimissioni, Elena
canta il «Te Deum» insieme alle consorelle che hanno appena finito di tramare
contro di lei.
Tutto in lei si compie nella pace; nel suo morire brilla la luce del
Vangelo: «Chi ama la propria vita, la perde, e chi odia la propria vita in
questo mondo, la conserverà per la vita eterna (Gv, 12 25)». Nell’intimo del cuore, la beata Elena custodisce la
certezza che le sue figlie spirituali saranno memoria vivente, pietra angolare,
e scuola profetica dello Spirito Santo.
JIGA MELIK
Elena Guerra portò nel mondo una lucente minuzia, l’Orologio Eucaristico.
Fu l’inventrice e la costruttrice di un apparecchio che permette di individuare
immediatamente le zone geografiche del globo in cui si celebri nella stessa ora
la Messa. Per tale invenzione, l’Académie Parisienne des Inventeurs ha inserito
il nome di Elena Guerra fra i propri membri. Riteniamo difficile contenere
un’anima in un albo professionale. E infatti, proprio nello scarto tra la
vocazione di Beata e la professione di inventrice, è ravvisabile l’abisso di incomprensione universale che separa la cultura laica dalla
spiritualità cristiana e da ogni autentica spiritualità. Perché l’Orologio
Eucaristico, al di là dell’albo dell’Acadèmie Parisienne des Inventeurs, non è
un’invenzione, è un simbolo: il viatico dell’intera esistenza di Suor Elena
Guerra. Lo Spirito Santo che ad ogni
ora rinnova la faccia della terra. Quando Elena Guerra sentì l’urgenza di
riaprire la stagione dello Spirito Santo, certamente fu per una specifica
pienezza dei tempi. Già nel mondo si affacciava il disagio connesso agli albori della prima rivoluzione industriale, al sorgere
delle grandi città, al nascere delle masse al lavoro. Noi amiamo pensare che
proprio quando insieme al Progresso si affacciava il Regresso, il Consolatore
abbia voluto bussare ai nostri cuori e farci sapere che Lui è la Carità, Lui la
ragione amorosa che fa di ogni minuto degli ultimi duemila anni dopo Cristo,
l’epoca potentemente mite del Messianesimo.
Nell’occasione di questo centenario, ci è data la possibilità di valutare
attentamente l’attualità del messaggio profetico di Elena Guerra e
contabilizzarne l’imponente ricchezza spirituale. Quante volte tutte le persone
di buona volontà, si soffermano e guardano smarrite l’uomo che sostituisce il
Dio Creatore con il sé creatore e fatalmente si adora. Se mai vi fu un tempo
pienamente pagano, è certamente questo. Su tutta la terra, il dio è «Io».
Simmetricamente, se mai vi fu un tempo più bisognoso dello Spirito Santo, di
una nuova Pentecoste, è questo nostro tempo di scontro elidente tra Io e Dio.
AMEDEA ANDREINI
La Congregazione religiosa delle «Suore Oblate dello Spirito Santo»
prende vita a Lucca nel 1882 per iniziativa di Elena Guerra. Compito specifico
delle figlie di Elena Guerra è di essere «anime in ascolto sempre docili ad
ogni soffio della Grazia» per diffondere nel mondo la devozione allo Spirito
Santo. Tra gli avvenimenti dell'Italia postunitaria la Fondatrice si sentì
chiamata a promuovere nella Chiesa una rinnovata Pentecoste rendendo operante
«il mistero della Carità Divina, che, dal Cenacolo, attraverso la Chiesa, vuole
raggiungere tutti gli uomini».
La Congregazione ha inizio il 4 novembre 1882, festa di San Carlo
Borromeo, con la consegna dell'abito religioso ad Elena ed altre cinque suore
da parte dell'Arcivescovo di Lucca, Mons. Nicola Ghilardi. Il 18 settembre 1889
le prime Oblate fanno la loro professione perpetua e l'8 marzo 1911 la Santa
Sede concede il Decretum Laudis di
approvazione della Congregazione.
Le Oblate dello Spirito Santo fondano la propria consacrazione sul
servizio alla Chiesa ed alla società impegnandosi particolarmente
nell'educazione culturale e religiosa della gioventù, nell'assistenza ai
bisognosi e nell'attività missionaria mediante le forme richieste dalle
necessità dei luoghi dove esse operano. Poiché la fondatrice volle dare alle
proprie figlie come patrona e modello del loro servizio l'umile e silenziosa
Santa Zita, nell'ambiente lucchese le Oblate dello Spirito Santo sono più
comunemente conosciute come «Zitine».
Il palazzo Ghivizzani nell'austera e sobria piazza S. Agostino a Lucca, fu la prima sede del gruppo di suore che si unì ad Elena Guerra ed oggi è la Casa Madre della Congregazione.
|
|
|