Ven. Prof. Giuseppe Toniolo, Sull’insegnamento superiore cattolico.

Vita cattolica: Matrimonio, laicato...

Non s\’intende propugnare il principio della libertà d\’insegnamento in assoluto, che involgerebbe l\’affermazione della libertà del pensiero nel senso razionalistico, quasi questo nelle sue investigazioni non avesse d\’uopo di alcuna norma oggettiva, e fosse inoltre emancipato da ogni adesione a verità soprannaturali rivelate, e perciò dalla Chiesa che ne è custode. Né si intende di dire che la facoltà d\’insegnare pubblicamente si debba in tesi concedere a tutti indistintamente, tenendosi indifferente lo Stato fra istituti d\’insegnamento cristiano od ateo.

Sull’insegnamento superiore cattolico
A proposito di una pubblicazione intorno alla Università di Lovanio (1)
in: Riv. Internaz. di scienze sociali e discipline ausiliarie, 1900, v. XXIII, pp. 348-374

Parecchi già scrissero intorno al risorgimento sociale cristiano, che fra alterne vicende si svolse lungo il sec. XIX, procedendo in questo ultimo scorcio verso la sua maturità. (2) Ma invano la storia di esso si avrà completa e se ne estimeranno tutte le ragioni e virtù interiori finché non si accoppi alla storia del rinnovamento del sapere cristiano. Anzi, come è sempre nella natura dell\’uomo e della società, in cui le idee precedono e governano i fatti, qui pure apparirebbe come le manifestazioni esteriori dell\’azione sociale siano state precedute e poi sempre accompagnate da un gran moto d\’intelletti verso il vero, scorti e illuminati dalla fede. È da augurarsi che questa storia del rinascimento recente della scienza cristiana non indugi più oltre, perché da essa sgorgherebbero preziosi ammaestramenti e conforti. E così dopo il primo e incerto balenare della luce del sapere cristiano cattolico che in Francia presentavasi col carattere complesso e sintetico di ricerche e rivendicazioni di scienza religiosa apologetica e filosofica, quali i saggi di Chateaubriand, di Frayssinous, di De Bonald, innanzi di giungere con Ozanam alla cattedra di storia letteraria comparata della Sorbona, noi vedemmo in un primo momento manifestarsi il bisogno anticipato di trovare un centro di collegamento e di alta propaganda scientifica fra i pensatori cristiani; e rinvenirlo in quel circolo di uomini eletti, che intorno al 1827 si raccolsero nella università governativa di Monaco, quali Mahler, Phillips, Dallinger, Arndts, Walter e Gorres. (3) E tosto di poi un secondo momento maturare viemmeglio quel bisogno di vita intellettuale in forma di unità sistematica in un ateneo proprio e indipendente, che coordinasse sotto l\’egida della fede tutta la enciclopedia cristiana. Ed ecco il sorgere della università di Lovanio nel 1834.
Questa invero non sorse in quest\’anno auspicato, ma piuttosto si ricompose, dopo qualche interruzione del suo primitivo corso storico, che già risale fino al sec. XV, allorché l\’idea di creare uno studium generale spuntò alla corte di Brabante, sotto il regno di Giovanni IV della casa di Borgogna, attuandosi poi con la fondazione della prima università dei Paesi Bassi nel 1425 e protraendosi fino al 1797.
Il libro che abbiamo sott\’occhio, L\’université de Louvain, pubblicato dall\’illustre rettore e dal consiglio accademico dell\’ateneo belga, accennando a parziali studi intorno alla storia di esso, il cui nome è inseparabile dalla storia dello sviluppo del sapere in quelle regioni, afferma che un grande lavoro sullo spoglio dei copiosi archivi universitari e dello Stato si prepara già per una storia completa di quello studio; ma frattanto porge quivi un compendio lucido, esatto, erudito, (4) che integra degnamente. la serie delle pubblicazioni sulle storie delle singole università europee (5) e le storie generali delle università nel medio evo del Denifle, (6) dell\’Hastings-Rashdall, (7) o di altre minori. (8)

I. Lasciando particolari osservazioni storiche intorno a tale istituto, (9) che ebbe già momenti splendidi nei primi secoli dell\’età moderna, noi ci limitiamo a rilevarne i caratteri distintivi che questo robusto centro di studi sembra presentare e la funzione speciale che esso dispiega nel risveglio o meglio nella rivendicazione della scienza cattolica nel secolo nostro.
L\’alma mater Lovaniensis è veramente tale, per essere stata già nell\’ordine storico e per continuare oggidì nell\’ordine di eccellenza, la prima a presentare il tipo di una università cattolica libera, dietro il cui esempio si formarono poi, per una specie di filiazione intellettuale, quelle di Francia, di Friburgo, di Washington. Essa così si riannoda alla storia dell\’emancipazione del Belgio dalla repubblica batavica e s\’innesta alle istituzioni politiche di libertà, fin dal 1830 colà assicurate dalla carta costituzionale. Da quell\’esempio indubbiamente traeva ispirazione e vigore la propaganda nella pubblica coscienza dei francesi e poi la campagna parlamentare sotto il governo orleanista e della seconda repubblica in pro del libero insegnamento, che si aggirarono intorno ai nomi di Lacordaire e Montalembert; (10) riuscendo finalmente alla legge della libertà del conte De Falloux del 1850, e riproducendosi più tardi, dopo la retrocessione verso gli ordinamenti scientifici ufficiali al tempo dell\’imperatore Luigi Napoleone, sotto la terza repubblica. A schietta imitazione di quel primo tipo belga, in condizioni più propizie ad uno svolgimento completamente libero, s\’informarono poi le università di Friburgo e di Washington, di Santiago, senza dire delle altre ancora incipienti. Questo certamente rimarrà per l\’università di Lovanio un titolo di benemerenza storica incontestata, e ancora monumento di una fra le maggiori rivendicazioni delle libertà cattoliche avvenute nel secolo nostro. Così per tale iniziativa e per gli esperimenti felici che seppe presentare al mondo in sessanta quattro anni di esistenza, venivasi a porre la soluzione del quesito intorno al modo migliore di favorire l\’insegnamento cattolico superiore. (11)

2. Non si può ammettere che la fondazione di un ateneo scientifico perfettamente libero sia l\’unica soluzione del quesito della libertà dell\’insegnamento superiore da parte dei cattolici, in ciò nelle presenti circostanze, non ancora consenzienti. Anzi altrove, come per esempio in Germania, v\’hanno uomini quali l\’Hertling, di singolare valore scientifico e di alta influenza politica, che oggi ancora sostengono essere preferibile, in mezzo a que\’ tradizionali ordinamenti tedeschi ove è assicurata la libertà della cattedra, ma non già la libertà degl\’istituti universitari sempre di spettanza dello Stato, essere preferibile, ripetiamo, moltiplicare, mercé debiti sussidi ed incoraggiamenti, i liberi docenti ed i futuri professori ufficiali cattolici entro il recinto delle esistenti università di Stato, piuttosto che fondare centri d\’istruzione cattolica indipendenti, i quali rimarrebbero sempre inferiori per le stesse difficoltà economiche alle ingenti esigenze della scienza moderna. (12) Si potrebbe anzi sostenere di più, che cioè l\’apertura di questi liberi focolari di scienza cristiana torni del tutto impossibile in altri paesi, come p. e. l\’Italia, in cui il riconoscimento di quella massima fra le libertà, per sistematica opposizione dei partiti dominanti nel governo, sarebbe differito al trionfo remotissimo e non prevedibile dei cattolici nella vita politica del paese. Né si sminuisce l\’importanza di alcuni parziali benefici connessi col sistema propugnato da Hertling; e precisamente quello di porre ad immediata e feconda concorrenza in ogni archiginnasio la scienza cristiana e quella razionalistica, e di non accentrare in uno o in pochi atenei cattolici, ma bensì disseminare in tutti gli atenei esistenti nella nazione il lievito delle sane dottrine a profitto di tutta intera la generazione crescente.
Tuttavia queste ragioni non sembrano escludere la conclusione che il tipo normale di ordinamento scientifico-didattico per i cattolici rimanga l\’università libera, appena che si presuma di ottenere dai poteri pubblici la pienezza del riconoscimento giuridico mercé il conferimento dei gradi accademici. La scienza cattolica, in genere, ha bisogno di elaborarsi sistematicamente in tutti i rami del tronco enciclopedico dello sci bile, sotto la ispirazione e virtù degli stessi principi informativi, vale a dire della ragione coordinata alla fede, che armonizzi e fecondi tutte le manifestazioni del sapere; ciò che non si potrebbe ottenere disperdendo i cultori di singole scienze nei molteplici recinti universitari dello Stato sotto le più disparate ed opposte influenze direttive, bensì soltanto concentrandole nel consesso omogeneo di una università autonoma. In questo caso soltanto si può fare sperimento dagli studiosi e dal pubblico del valore della scienza cristiana in tutta la sua unità armonica, a paragone di quella razionalistica. Di tale sperimento offerse saggi eminenti e conclusivi l\’università di Lovanio, dimostrando come il succo vitale della fede, che scorge e stimola gl\’intelletti (fides quaerens intellectum), abbia potuto penetrare e diffondersi egualmente in tutti i filamenti e le fibre dell\’albero enciclopedico, sostentando dovunque una fronda rigogliosa e maturando frutti originali.
E dicesi originali, perocchè se il rigoglio della flora scientifica, moltiplicando la espansione del sapere cristiano in tutte le appartenenze della scienza può attestare che essa pareggia in vigoria la fecondità della scienza non cristiana, la omogeneità del succo fecondatore della fede può dimostrare che essa la supera in originalità. Ernesto Renan, fra tante insinuazioni astiose contro la cultura cristiana, fece questa confessione sincera, che cioè la soppressione degli ordini religiosi dedicati allo studio nocque al progresso generale della scienza. E ciò perché quegli ordini, applicandosi ad analisi scientifiche sotto l\’esclusivo punto di vista religioso, tesoreggiando le proprie tradizioni dottrinali ed esercitando l\’attività intellettuale appartati dal movimento generale della scienza laica, porgevano i saggi di un pensiero originale robusto e fornito di speciali caratteri, di fronte a quello che sotto le medesime influenze della pubblica opinione o dei programmi ufficiali, va gradualmente ad uniformare le menti degli scienziati in un dato momento storico, con grande scapito dei profondi e vivaci contrasti. Tale azione di originalità avvivatrice della cultura di un intero paese, veramente si dipartì dal fuoco della scienza autonoma, che irradiò per oltre mezzo secolo dalle nostre università cattoliche, in specie da quella del Belgio. Sembra che queste ragioni ed esperienze sieno decisive in favore delle università cattoliche libere, e tanto più che la presenza di alcuni di questi centri autonomi di scienza cristiana, i quali per i dispendi odierni dell\’insegnamento superiore non potrebbero facilmente moltiplicarsi, non esclude che in via completiva il fascio d\’altri scienziati credenti si distribuisca nelle cattedre dei numerosi atenei governativi. Ma in questo caso medesimo l\’intonazione prevalente e direttiva del sapere cristiano sarà data dai centri di elaborazione scientifica sistematica e indipendente; e ciò con benefizio di tutti.
Né mancano argomenti per concludere similmente nei riguardi degli allievi. Soltanto la perfetta coerenza logica, per cui tutto l\’ordine degl\’insegnamenti più svariati apparisca alla mente della gioventù studiosa informata agli stessi principi supremi cristiani, può dimostrare il valore completo di questi sulla scienza e ingenerare così profonde convinzioni dottrinali. Mentre per converso, se qualche volta il contrasto in una stessa università fra lo spirito informativo dei vari insegnanti può educare qualche giovane eletto a più robusta ginnastica mentale e alla polemica scientifica, di regola l\’opposizione fra i principi supremi seguiti dai vari professori di cattedre affini ingenera negli uditori lo scetticismo sistematico o almeno ribadisce la tendenza troppo oggi dì diffusa e nociva di un relativismo scientifico.

3. Né solo questi preziosi ammaestramenti ci porge l\’esempio della università di Lovanio; ma ancora ci addita un fatto storico, che ha la sua grande espressione. Ed è che di fronte a queste rivendicazioni dei cattolici in pro delle libere università la politica razionalistica, sia essa autocratica come quella di Napoleone, sia liberale come nei regimi più recenti, sempre si atteggiò a restringere o sopprimere quella libertà, per introdurre a vario grado il monopolio di una uniforme istruzione nazionale in mano dello Stato. Così nel Belgio stesso, dacché nel 1848 cominciò a prevalere la politica liberale, la quale con successive leggi attentò più volte a quella libertà non solo nelle discipline didattiche, ma ancora nei mezzi corrispondenti economici, diniegando fino ad oggi alle università la personalità giuridica e quindi la facoltà di possedere. Così anche oggi a propugnare questa libertà della scienza in propri istituti autonomi s\’incontrano in Francia, in Spagna, in Svizzera e in Italia quasi soltanto i cattolici.

4. Quali siano presso di questi le virtù capaci di suscitare e sorreggere questi focolari di scienza indipendente dalla servitù livellatrice dello Stato, la storia dell\’alma mater Lovaniensis ce le addita chiaramente: lo zelo della gerarchia ecclesiastica e l\’esuberanza della vita autonoma comunale.
Sarebbe un ripetere una verità storica ormai comune il ricordare come fin dai primi germi delle scuole scientifiche, ed in specie nei secoli XIII e XIV, in tutta Europa papa e imperatore, città e principi gareggiassero per introdurre e favorire questi centri del sapere. (13) Ma è pur noto che per attribuire ad essi il carattere di studium generale, cioè aperto a tutti e dotato della facoltà nei suoi dottori d\’insegnare dappertutto (facultas ubique legendi), l\’autorità per eccellenza che s\’invocava e che interveniva in quasi tutti i casi era quella del papa dottore e padre della Chiesa. Questa impronta ecclesiastica e papale l\’ebbe fin dall\’origine anche l\’università di Lovanio, che dietro la iniziativa del duca di Brabante ottiene nel 1425 da papa Martino V la bolla di fondazione, come Eugenio IV le conferisce la collazione dei gradi in teologia, Adriano VI l\’accresce di fondazioni nel momento della sua prosperità nel sec. XVI, e Paolo V ne sanziona la ristorazione nel 1617. Dopo lunghe vicende soppressa l\’università nel 1797, senza smentire queste origini ecclesiastiche, i vescovi belgi, riuniti a Malines nel 1833 per discutere i modi di estendere l\’insegnamento cattolico, specialmente teologico, nel nuovo regno, concepiscono l\’idea della ricostituzione di una universitas studiorum; idea ormai congiunta ai nomi di mons. van de Velde, vescovo di Gand e di mons. Sterckx, arcivescovo di Malines, approvata dall\’intero corpo episcopale, tradotta in atto e riconosciuta canonicamente nel 1834 da papa Gregorio XVI, favorita di una serie di brevi da Pio IX e da Leone XIII, il quale ultimo promosse un istituto superiore di filosofia scolastica, dotato da lui medesimo di speciale costituzione nel 1894.
Ateneo pertanto ecclesiastico per eccellenza anche nella sua riproduzione, amministrato dai vescovi del regno, che nominano il rettore, i professori su proposta di questo, e contribuiscono annualmente ai redditi finanziari di esso, e rappresentato per ciò stesso sempre da rettori ecclesiastici, dal primo e celeberrimo mons. De Ram (1834-1865), fino al presente Hebbelynck, nominato nel 1898. È codesta una genesi proveniente dall\’alta gerarchia ecclesiastica, che di spiega le proprie feconde iniziative all\’aura della libertà, la quale non è certamente accidentale, dacché noi troviamo con identico processo al di là dell\’Atlantico sorgere nel 1889 a Washington quella prima università cattolica americana, auspice il papa Leone XIII, il quale rileva la coincidenza fra il primo centenario della ecclesiastica gerarchia negli Stati Uniti e la fondazione di essa, fondatori ed amministratori il cardinale Gibbons arcivescovo di Baltimora e cancelliere perpetuo dell\’università, quattro arcivescovi e cinque vescovi, primo rettore mons. S. Keane. Ed è noto pur anco quali aiuti e promozioni ebbero i cattolici svizzeri per l\’università di Friburgo dall\’attuale pontefice, dai vescovi svizzeri e dall\’ordine domenicano. Tutto ciò è una grande lezione, perché storicamente comprova la verità di quel concetto a cui s\’informa sempre la Chiesa nel farsi fautrice degli alti studi, concetto già espresso da papa Martino V nella bolla di erezione dell\’alma mater Lovaniensis del 1425, ove parla «del dovere che gli è imposto quale capo della Chiesa di dissipare le tenebre della ignoranza e di estendere e incoraggiare quanto è possibile le scienze di ogni genere, per mezzo delle quali nuovi germi di prosperità si svolgono in tutte le classi della società».

5. Ma un altro fatto ci rivela la breve, ma erudita storia dell\’ateneo belga. Fin dalle origini il magistrato della città di Lovanio sollecita dal duca di Brabante, Giovanni IV, la fondazione dell\’università; e alla sua ricostituzione dopo quattro secoli, il trasferimento di essa da Malines, ove aveva posto la prima sede per deliberazione di quel consesso di vescovi (1834), alla città di Lovanio (1835) è di nuovo il risultato felice di vivi e amichevoli negoziati fra l\’episcopato e quel consiglio comunale, impaziente di richiamare al suo centro venerato e storico l\’antica e ora rinata università; rimanendo così a questo fatto congiunto il nome di Guglielmo van Bockel, borgomastro di Lovanio, non meno che quelli dell\’alta gerarchia ecclesiastica.
L\’intervento illuminato e operoso di queste autorità locali alla costituzione e al risorgimento di tali istituti non manca della sua ragione d\’essere. Certamente l\’amore del patrio loco, che tanto più si intensifica quanto più si racchiude e alimenta entro i ristretti recinti delle città e illustro e profitto che accompagnano la presenza di una grande scuola scientifica, ebbero la loro parte in queste sollecitudini cittadine. Ma vi ha un\’altra ragione più profonda, che va debitamente apprezzata, ed è il comune amore della libertà, che ricollega le università e il comune civico, quei templi sacri della scienza e questa cittadella intangibile di civile convivenza; sicché ambedue nella comune coesistenza ricercano una guarentigia e un compimento. Giusta le consuetudini vigenti nel medio evo, papa Martino V, nel 1425, effettuando il desiderio del duca di Brabante di riconoscere la nuova fondazione e nell\’impartirle i soliti privilegi, prescrive che i diritti di giurisdizione il principe alla sua volta dovesse trasferire al rettore dell\’università, e il duca, eseguendo nel 1426 questo mandato, accorda nel tempo stesso ai membri e sottoposti della università le libertà e franchige di cui godevano i borghesi o cittadini di Lovanio; ed ecco consecrato fino dagl\’inizi quel connubio nel nome della libertà. E di liberali concessioni era largo alla sua volta all\’istituto il comune medesimo. Gli addetti all\’alma mater non erano sottomessi che alle autorità e ai regolamenti accademici. Le ordinanze comunali non li obbligavano, salvo che non fossero mutuamente concordate. Non pagavano imposte né oneri locali nemmeno indiretti. Non riconoscevano altra giustizia che quella rettorale dietro un codice penale più razionale e mite che quello del tempo, e il recinto universitario componeva una specie d\’asilo ove, mercé un comune diritto di estraterritorialità, qualunque studioso, anco proveniente da paesi nemici, trovava immunità, rispetto e protezione. Insomma, il culto della scienza conferiva in realtà una immunità più completa che la nobiltà e il chiericato, e spesso il sovrano nelle solenni funzioni dava la precedenza al rettore sul vescovo della diocesi e sui rappresentanti del Brabante. Così si comprende come i comuni, gelosi delle proprie libertà civiche, rinvenissero nelle libertà scientifiche, in tal modo guarentite dagli ordini medioevali, quasi il proprio suggello dinanzi all\’autorità dello Stato; e, come spesso in quei tempi nel diritto di battere moneta ricercavano una prova materiale di sovranità, così nella ospitalità aperta ad uno di questi focolari intellettuali riconoscevano un argomento morale e quasi l\’aureola della stessa superiorità e maestà sovrana.
Dopo tanto volgere di tempi e mutamenti di cose, questa desiderata alleanza, sotto lo schermo delle libertà, della vita autonoma degli studi e dei circoli locali non venne meno interamente fino ai giorni nostri. Sono meritevoli della più alta riflessione i sacrifizi, lo slancio e gli entusiasmi che ispirano e nutrono anche oggi dì i propositi di costituire un proprio centro scientifico entro l\’orbita delle autonomie locali. Di qui i dispendi generosi di Lilla per l\’università cattolica coi suoi istituti annessi, che più gareggiano con quelli di Lovanio; lo zelo industrioso e sottile di Friburgo per assicurare il copioso gettito di entrate al novello istituto; la larghezza di presidi scientifici e quasi la pompa di edifici scolastici, che dispiegano in questi ultimi anni per le rispettive università, accademie e scuole, Friburgo stesso; Ginevra, Losanna. Quel tributo che si versa alla finanza per la lontana università governativa, è sempre soverchio; ma le offerte richieste per sostenere i liberi istituti, che sono quasi il monumento dell\’autonoma vita locale, sono sempre superate dalla ebbrezza dell\’amore cittadino.
Questi ammaestramenti storici conducono a concludere che la previsione confortevole del risorgere dei liberi studi in queste più eccelse e salde cittadelle del sapere si collegano con la rivendicazione dei diritti della gerarchia ecclesiastica nella sua più elevata funzione religiosa e sociale e col riconoscimento delle più ampie e vigorose autonomie locali.

6. Ma queste stesse aspettative avvenire per le future università libere troveranno nuovo e potente presidio, con cui economicamente rinsaldarsi e moralmente rinvigorirsi di vita propria, nella ricostituzione di quei sodalizi in forma di persona giuridica.
L\’università di Lovanio (seguendo del resto le tendenze caratteristiche del diritto medioevale) costituiva fino dalla prima origine «une personne morale brabançonne» godendo di tutti i diritti delle corporazioni del ducato; ciò che contribuì a moltiplicare intorno ad essa le fondazioni generose, specialmente a comodo degli scolari gratuitamente sostentati in una serie di quei collegi conformi alle usanze medioevali e ancora sopravviventi in Inghilterra e a Roma. Ma quel che è più, questa personalità giuridica componeva di tutti gli addetti e i cointeressati alla università ed alla sua vita scientifica un fascio potente di forze che ne moltiplicava l\’energia e la dignità. Ciò dalle origini ritraendo il carattere di tutte le istituzioni simili nel medio evo; ma, merita ricordarlo espressamente, mantenendo questa fisionomia di propria indipendenza anche nei primi secoli dell\’età moderna fino alla sua soppressione al morire del sec. XVIII; sicché la riforma stessa che quella università subì sotto il governo degli arciduchi di Absburgo, inchinevole a regime di accentramento, serba ancora un tipo così originale che desta le sorprese di questi figli del sec. XIX, abituati al regolamentarismo livellatore.
La riforma suddetta, che risale al 1617, confermata da papa Paolo IV e componente sotto il nome di Visita (perchè elaborata in seguito ad una inchiesta) la grande carta accademica dei due ultimi secoli, riguardante l\’ordinamento degli studi e la collazione dei gradi, considerava l\’università di Lovanio siccome una repubblica in seno del comune che le dava asilo. Il personale accademico era assolutamente distinto dalla cittadinanza, le autorità universitarie avevano con quelle del comune delle relazioni come da potenza a potenza; fra la città e l\’università vi avea uno scambio di servizi pecuniari, politici e all\’uopo militari. Quel personale accademico comprendeva tutti i sottoposti della università, i quali si distribuivano in sette classi di persone, che dopo essere state tutte immatricolate, prestavano al rettore un giuramento di dipendenza, vario secondo la natura delle loro funzioni; classi che, cominciando dai professori, insieme a tutti i dottori, licenziati, baccellieri, maestri, comprendevano gli scolari nazionali e stranieri fino agli ufficiali di cancelleria ed ai tipografi e librai a servizio dell\’autorità accademica.
In questo grande fascio organico di forze sociali cointeressate agli studi, il rettore tiene il sommo. Esso è eletto dai delegati delle facoltà, rappresenta l\’università con una completa serie di funzioni amministrative e con giurisdizione (caratteristica del tempo) civile, criminale, ecclesiastica sui sottoposti, salvo appello ai delegati delle facoltà stesse, fino alle scomuniche ed alle sentenze di morte. Era sorretto da un vicerettore, custode della disciplina fra gli studenti, da un cancelliere (sempre fra le somme autorità ecclesiastiche locali), che dopo le dovute prove conferiva i gradi ai candidati, un conservatore dei privilegi (abitualmente fra un\’alta autorità monastica), che custodiva le immunità ed era giudice fra gli addetti e gli estranei alla corporazione universitaria, e infine dai consigli accademici. E tali il corpo dei decani delle facoltà, che col rettore partecipavano all\’amministrazione giornaliera e l\’assemblea generale accademica, detta concilium universitatis, composto ad un tempo dei professori e docenti delle facoltà, i quali, sorreggendo e insieme limitando l\’autorità legislativa del rettore, esercitavano una vera facoltà deliberativa intorno agli statuti organici, alle loro modificazioni ed alle provvidenze accademiche, votando distintamente per facoltà. Donde la dignità ed importanza del dottorato, conferito da un corpo autonomo cosi potente, che rappresentava quasi il sacrario intangibile della scienza; titolo che ritraeva del carattere stesso di tale insegnamento universitario, libero in sé e in tutti i suoi procedimenti, autore dei propri statuti, che si forma i propri allievi, che fa appello al concorso internazionale dei dottori, e che non conosce perciò nella facoltà d\’insegnare limiti di frontiera.
Certamente il ripristino di questi potenti organismi giuridici in servizio della scienza e dell\’insegnamento, con tutti i loro multiformi poteri giurisdizionali, non è più richiesto dalle attuali condizioni sociali e politiche. Ma questi esempi storici ben ci additano quale possa essere anche per l\’avvenire il segreto della interiore vitalità di questi centri universitari a cui fosse restituita la personalità giuridica anche nei semplici rapporti di governo accademico e di discipline scientifiche, e in quelli corrispondenti economico­patrimoniali. In tal modo soltanto si provvederà anco per l\’avvenire a riprodurre veramente delle scuole con la propria impronta e vitalità originale, con propria continuità storica ed espansione progressiva. In tal modo ancora si potrà sperare il conseguimento dei mezzi economici permanenti e proporzionati al bisogno. Tornerà sempre arduo ed incerto procurare con oblazioni personali e periodiche i redditi annuali necessari ad un completo istituto superiore moderno, che, a mo\’ d\’esempio, in condizioni ordinarie non può tenersi per lo più inferiore a mezzo milione. Ma bensì può attendersi che il diritto di ereditare e di possedere, riconosciuto in queste persone giuridiche (la cui permanenza e piena autonomia guarentiscono l\’adempimento di un\’alta funzione duratura nell\’avvenire e non adulterata da arbitri di governi nella sua fisionomia caratteristica e soprattutto nel suo spirito informativo) attrarrà la confluenza di un patrimonio crescente, che assicuri la conservazione e lo sviluppo indefinito del prezioso ente giuridico. Già oggidì nelle profligate condizioni economiche della Grecia un solo banchiere poté lasciare alla università di Atene otto milioni di franchi, e la giovanissima università di Washington, che conta poco più di dieci anni di esistenza, può allietarsi ormai di successivi lasciti dell\’ammontare di parecchi milioni ciascuno. Tale previsione, che dissipa il dubbio della insufficienza dei mezzi proporzionati alle esigenze scientifiche odierne nelle università cattoliche, ha con sé l\’avvenire. Caduti i pregiudizi illiberali di una legislazione, che per ironia s\’intitola liberale, la ricostituzione e moltiplicazione di persone e fondazioni giuridiche di ogni guisa sarà, come in America, il prodotto e ad un tempo il correttivo delle future democrazie.

II.

I. Quale sia il valore potenziale in ordine al progresso del sapere di queste supreme virtù informative, di questi ordinamenti e di tali presidi propri degl\’istituti universitari, è comprovato luminosamente dallo sviluppo delle funzioni scientifico-didattiche di questa università. Qui pure accenneremo soltanto a quei risultati finali cui essa è gradualmente pervenuta; i quali, a nostro avviso, segnano per comune ammaestramento un processo normale nella, funzione o nel compito di questi grandi istituti.
L\’università di Lovanio sciolse, nei suoi molteplici e ormai lunghi sperimenti, in modo felice il quesito (non ancora pacifico) intorno al compito delle odierne università; distinguendo sempre più scolpitamente l\’ufficio didattico propriamente dottrinale, inteso a formare degli scienziati, e quello professionale, diretto a preparare gli esercenti una professione pratica liberale (magistrati, avvocati, ingegneri, medici, ecc.); distinzione che trova corrispondenza e conferma legale nelle lauree corrispondenti, giusta la legge sul sistema di esami e sulla collazione dei gradi del 1890, dovuta massimamente ai celebri professori e uomini di Stato cattolici, Thonissen e Delcourt, nelle lauree speciali, per singole scienze o gruppi di esse, che hanno non più che un alto valore morale-scientifico, e nelle lauree generali, che abilitano all\’esercizio di una professione. La distinzione sta nella natura delle cose e concilia le differenti esigenze pratiche della vita; perocchè senza di essa, l\’ampiezza degli studi richiesta da un gruppo di studiosi tornerebbe soverchia agli altri, e viceversa. Ma tale divisione, alla sua volta, sta bene si effettui e si mantenga nello stesso istituto universitario, come più rami dello stesso tronco; perocchè altrimenti l\’università degenererebbe in accademia, ovvero in un istituto empirico destituito di ogni dignità dottrinale; l\’accoppiamento dei due indirizzi entro lo stesso recinto invece li infrena e feconda reciprocamente.
L\’università lovaniense, d\’altra parte, obbedì decisamente alla legge di specificazione degli studi, così necessaria al progresso scientifico, così caratteristica e forse esagerata ai tempi nostri. Le sue facoltà, che del resto fin dai primi tempi seguiti alla fondazione del 1425, accanto al diritto e alla teologia, comprendevano anche scienze fisico-naturali sotto titolo di scuola delle tre arti (argomento a correggere insostenibili errori intorno allo stato del sapere medioevale), nella ricostituzione nel secolo nostro da tre (1834) furono tosto recate al numero completo di cinque (1835) come in tutti gli atenei moderni. Ma il numero delle scienze diverse ivi insegnate, anzi i singoli corsi in ciascuna di esse si moltiplicarono in guisa da non rimanere addietro a nessun ateneo, nemmeno a quelli di Germania, pur tanto segnalati per questa divisione di lavoro scientifico e didattico. E pare ciò divenga una caratteristica di questi grandi istituti cattolici, desiderosi di dimostrare che essi con ciò intendono di precedere più che di seguire lo sviluppo specifico di ogni scienza; perché lo stesso tratto caratteristico riscontrasi nella giovane università cattolica di Friburgo di Svizzera. Ed anzi può affermarsi che sia stato codesto un proposito a priori dell\’università belga, quasi presaga del proprio sviluppo meraviglioso avvenire; perocchè nella carta di fondazione del 1834 il numero delle cattedre fu stabilito in modo indeterminato appunto per non mettere limite alla espansione delle scienze; e gli insegnanti, che alla inaugurazione (1835) erano tredici, oggi (1899) non sono meno di cento.

2. Né basta. Saggiamente accanto alla divisione delle scienze, quivi (altrettanto e meglio che altrove) venne ad elaborarsi la formazione e moltiplicazione di speciali organi d\’istruzione, coordinati all\’università. E ciò ponendo a servizio dell\’indirizzo dottrina le scientifico (con vari nomi di istituti, seminari, conferenze, scuole di perfezionamento), una serie di insegnamenti o ritrovi in cui il professore associa a se stesso nelle proprie ricerche e discussioni scientifiche gli allievi, educando così lo scienziato futuro. E altrettanto, a comodo dell\’indirizzo professionale pratico, si eresse non solo una serie di musei, laboratori, gabinetti sperimentali, ma fondando, giusta il linguaggio altrove usato, scuole di applicazione e industriali; e precisamente una scuola d\’ingegneri minerari, industriali ed edilizi (1865), un istituto agronomico (1878) e una scuola superiore per l\’industria della birra («brasserie», 1887).
L\’efficacia di questi studi di complemento o di perfezionamento non tardò ad esperirsi. Rispetto a queste ultime scuole di applicazione, basti rammentare che il governo del Cile, avendo fatto ricerca d\’ingegneri europei per la costruzione di grandi lavori ferroviari ed idraulici, buona parte furono tolti dalle scuole di Lovanio. Rispetto invece a que\’ primi seminari o vivai di futuri scienziati, è noto che alcuni di essi, risalenti a parecchi decenni, per la loro celebrità appartengono già alla storia della cultura moderna europea, sia per gl\’illustri uomini che li fondarono e li diressero, sia per i frutti scientifici che apportarono; e ciò specialmente per gli studi storici e filologici. Per l\’affinità dei nostri studi qui si rammentano piuttosto le più recenti istituzioni di una scuola di scienze politiche e sociali, che data dal 1892, istituto di perfezionamento che ha per oggetto (giusta la deliberazione del congresso cattolico di Malines, 1891) lo studio, sotto il punto di vista storico-comparato, dei principali rami di diritto pubblico e di economia politica, avendo per maestri gl\’illustri van den Heuvel (diritto pubblico), Poullet (storia diplomatica), Brants (economia sociale), Descamps (diritto internazionale); scuola che conferisce una laurea speciale in scienze sociali, politiche e diplomatiche; e che per mezzo dei suoi allievi ha già dato poderoso contributo alle scienze rispettive. Vi ha del pari una conferenza di economia sociale, sotto la direzione del medesimo prof. Brants, già iniziata dal 1885, con indirizzo pratico, per lo studio di problemi di attualità sulle osservazioni statistiche, sorrette all\’uopo da viaggi e visite d\’inchiesta e riuscenti a monografie positive. Infine, vi ha una scuola di scienze commerciali e consolari (dal 1897) energicamente iniziata dall\’illustre prof. Descamps; senza dire di una più modesta, scuola di notariato e una caratteristica «Rechtsgenootschap» che senza perdere il carattere di società funge quale scuola pratica per esercitare gli studenti fiamminghi alle discussioni del foro.

3. Questo accenno di un sodalizio che funge da scuola pratica ci conduce a ricordare le società di studi e di discussioni fra gli studenti, che rappresentano il tegame fra l\’attività scientifica interna dell\’università e la sua espansione al di fuori fra gli allievi di essa; e che perciò non a torto altri comprendono sotto la espressione di «university-extension». Tali fin dal 1836 la società delle lettere fiamminghe, la società L\’emulazione di studi letterari e insieme giuridico­sociali e politici (1853), la società medica (1862), la società antisocialistica (1891), ecc. Sono associazioni spesso promosse e dirette dai professori stessi, ove si alimenta fra i giovani l\’amore degli studi e l\’arte della esposizione e difesa delle dottrine scientifiche, le quali, alquanto sminuite dopo l\’apertura dei corsi pratici nel seno dell\’università, altrove hanno preso grande slancio, quasi piccole discussioni parlamentari.
E questi sodalizi di studio fra gli allievi si addentellano alla lor volta alle società di studenti propriamente dette, ove si dispiega la «vie estudiantine», così anedottica, pittoresca, attraente per la psicologia sociale, che si riannoda alla storia della studentesca delle università medioevali da Bologna e Padova a Parigi ed Erfurt: dapprima una società generale (1878) in Lovanio, la quale fu poi surrogata da più ristretti, ma più vivaci sodalizi autonomi raggruppati per province e località, nei quali la intimità fraterna talora si eleva a funzione di propaganda solenne; e che se per l\’insieme non rivelano la potente virtù di organizzazione di corpo come in Germania, pure alimentano una solidarietà preziosa per l\’educazione morale del carattere in questi futuri cittadini. Educazione civile che si alimenta finalmente alla fede e carità, per riuscire alla educazione del cristiano, principio e fine della scienza e di tutta la vita.
E gli studenti partecipano così alle conferenze di s. Vincenzo de\’ Paoli, alle scuole degli operai adulti, ove gli studenti stessi dedicano parte delle loro serate ad istruire gli operai nella religione, nella morale economica, sociale e domestica, nelle lingue e negli elementi positivi del sapere; e, quel che è più, frequentano le congregazioni religiose della santa Vergine e di s. Tommaso d\’Aquino, trovando in queste (di cui l\’una risale al 1564, l\’altra al 1649) quello spirito di tradizione e di costanza che corregge la frequente mobilità dei sodalizi giovanili, il coraggio della pubblica professione della loro fede, e soprattutto quella virtù sovrannaturale che non fa soltanto uno studente, un cittadino ma un uomo completo; chè tale è veramente il cristiano.
Così, per mezzo di tutti questi circoli concentrici di attività e di presidi, la funzione propria di un istituto superiore scientifico si dispiega nella sua intera evoluzione: dagli studi speculativi agli studi applicati, dagl\’insegnamenti generali a quelli speciali di perfezionamento, da questi agli esercizi didattici soggettivi che quasi ginnastica intellettuale formano il pensatore autonomo e fecondo, dalla interna cultura universitaria a quella esterna sociale, da questa vita intellettuale a quella reale sociale, e soprattutto a quella della religione sentita ed operosa.
Ma tutto questo processo di transizione, che deve congiungere l\’idea al fatto, l\’istruzione alla educazione, il sapere all\’operare, e per cui anco l\’antico pronunciava non scholae scribimus sed vitae, traducendo il concetto supremo della religione per cui conoscere Dio non è che via e mezzo per amarlo e servirlo; tutto ciò potrebbesi conseguire, anzi nemmeno sperare, senza la completa indipendenza dell\’università?
Gli ammaestramenti perciò che ci porge l\’ateneo lovaniense trascendono i problemi intellettuali e penetrano in quelli della vita sociale e di civiltà.

III.

I. Ma insomma questo fascio storico d\’intelletti operosi che compone da sessantacinque anni l\’università di Lovanio contribuì al progresso scientifico generale in Europa?
Al quesito risponde il volume di Bibliografia (di quasi 400 pp.) dell\’università, che classifica gli scritti di quanti vi insegnarono dal 1834 al 1900, il numero delle riviste dai professori fondate o dirette e delle società scientifiche da loro costituite, ma più la qualità e gl\’indirizzi della loro opera scientifica in relazione al movimento della cultura nel sec. XIX, ciò che appunto torna di speciale ammaestramento.
Come noi vediamo alla direzione dell\’ateneo, quali rettori, sempre uomini ascritti alle scienze teologiche e filosofiche (14) (ciò che ci fa sovvenire una frase di Napoleone I, il quale disse che alla testa delle università vorrebbe sempre uri filosofo, perchè esso soltanto saprebbe armonizzare dall\’alto la sintesi enciclopedica del sapere) così quegli studi religiosi e speculativi noi troviamo coltivati con fervore e con fecondità non interrotta, quasi ad attestare che essi informano e signoreggiano ogni altra specie di fecondità intellettuale. Ma i primi qui si coltivano non tanto dal punto di vista della teologia dogmatica e morale positiva (in cui il primato degnamente spetta sempre alle scuole di Roma), quanto da quello della critica biblica, patristica, storico­archeologica e dell\’apologetica, in cui spiccano, insieme col primo rettore mons. De Ram, Laforet, Abbeloos, Malou, Lamy, Reusens, prendendo quell\’atteggiamento che è richiesto dai progressi di alcune discipline ausiliarie e dallo spirito militante odierno razionalistico, per la migliore illustrazione e difesa della verità e della storia della religione. I secondi (gli studi filosofici) non solo furono diretti di recente con massima sollecitudine a restaurare i grandi criteri della filosofia neoscolastica (fatto decisivo nelle vicende della cultura moderna e della stessa università belga), ma, per merito speciale di D. Mercier, si volsero di preferenza ai problemi, nella filosofia odierna così dibattuti e promettenti, di antropologia e di psicologia, contribuendovi il Mercier stesso, Cartuyvels, De Baets, Dupont; e altri, come già il Laforet, il Moeller N. ed ora il De Wulf, alla storia della filosofia, nella quale, invero, al paragone di celebri storici razionalisti moderni, dal Ritter al Lecky, dal Janet al Lange, i cattolici erano rimasti alquanto tardivi, ed in cui, tesoreggiando i preziosi materiali raccolti da Ehrle, Denifle, Chatelain, Baumker, ecc., in specie la storia della filosofia medioevale, poté essere interamente riconosciuta.
Tali indirizzi delle indagini e delle rivendicazioni critico-storiche dovevano necessariamente ricollegarsi alle ricerche filologiche, glottologiche, e in specie allo studio delle lingue e delle letterature orientali. Qui si può parlare di una vera scuola orientale, con cui nessun centro scientifico del Belgio (come riconosceva l\’illustre prof. Chauvin di Liège) e pochi in Europa gareggiano; e nella quale si trovarono coltivati con fervore crescente, accanto all\’ebreo, al siriaco, all\’armeno, alle lingue iraniche (zend, pahlavi, vecchio persiano), il copto, l\’egiziano, l\’arabo, il cinese, il manciù e, soprattutto, il sanscrito, perpetuando i nomi di Beelen, De Nève, Lamy, oltre quelli di Abbeloos, di Hebbelynck, Colinet, Forget, van Hoonacker e Bang, massimo fra tutti mons. Harlez, il grande orientalista, che solo da pochi mesi tutta Europa piange perduto all\’onore degli studi e della religione.
Ma il sec. XIX rimarrà segnalato nei progressi della cultura per il suo genio storico. Né l\’ateneo lovaniense rimase addietro in questo agone glorioso. Ed anzi è un tratto caratteristico di questo ateneo che, dalle origini fino ad oggi, gl\’insegnanti, a qualunque facoltà appartengano, si facessero quasi un dovere ed un onore di apportare tutti il proprio contributo a ricerche storiche di ogni specie, di storia religiosa, ecclesiastica, giuridica, politica, sociale, quasi terreno fertile di comune operosità. Ciò che riuscì a più poderosi risultati, dacché il Willems, celebre storico del senato nella repubblica romana e del diritto pubblico romano dalla fondazione di Roma fino a Giustiniano, istituì il primo seminario filologico (1873), imitato, a breve distanza di tempo, da altri tre corsi pratici in forma di seminari e conferenze storiche, in mezzo a cui spicca l\’egregio Carlo Moeller, attuale professore di storia generale; promovendo e alimentando inoltre una serie preziosa di ricerche patrie, sorrette da una società per le pubblicazioni fiamminghe («Davidsfonds»), costituita e dotata dal professor David, uno dei padri della storia nazionale.
E se le scienze matematiche vantarono per l\’analisi infinitesimale Gilbert, e quelle naturali il zoologo van Beneden, la facoltà di medicina si gloria di aver iniziato l\’insegnamento della microscopia e biologia cellulare, che fu per lungo tempo la sola di tali cattedre in Belgio e fra le prime d\’Europa, della quale è illustrazione il prof. Carnoy.

2. Ma negli studi sociali-politici, parte annessi alla facoltà di lettere e parte alla facoltà di diritto – nella quale ultima il nome di C. Descamps si lega ai celebri suoi studi e proposte sugli arbitrati internazionali e all\’abolizione della tratta dei negri, e quello del Nyssens alle ricerche sulle società commerciali e alla rappresentanza proporzionale, e accanto ai quali spicca la figura del Thonissen, scienziato e uomo politico, autore di una fra le prime storie del socialismo dall\’antichità ai tempi moderni – noi dobbiamo, per debito di attinenza coi nostri studi speciali, una parola sui cattedratici di economia sociale.
Col conte C. De Coux, chiamato ad insegnare. all\’università lovaniense fin dal 1835, questa ebbe l\’onore di ricostituire una delle prime cattedre speciali di economia sociale in Europa, dopo il periodo napoleonico, la quale non si confondesse con le scienze camerali di Germania, o con quella di scienze politiche e di diritto pubblico in altre nazioni; ciò che attesta la intuizione degli ordinatori di quell\’ateneo cattolico, quasi presaghi che i problemi economici avrebbero in breve grandeggiato, sì da richiedere alla loro soluzione i criteri di una economia cristiana. C. Périn, chiamato a succedergli e perdurato sulla cattedra di Lovanio per lunghi anni di glorioso insegnamento, ben più che il Villeneuve de Bergemont, come da taluni si afferma (scambiando il titolo con la sostanza del libro), con la sua parola e con la sua opera De la richesse meritò il titolo di vero fondatore della economia cristiana in Europa. Alla lucidezza e sicurezza dei suoi principi religiosi e filosofici cristiani, di cui illustrò il valore inestimabile nella vita sociale e nel campo stesso della ricchezza e per cui egli inaugurò il connubio fra la morale e l\’economia, seppe congiungere con genialità e fortuna il linguaggio positivo delle induzioni storiche, in specie desunte dal paragone continuo fra i procedimenti dell\’antichità pagana che raffigurano il disordine in permanenza e lo svolgimento della civiltà medioevale, nella quale egli di continuo addita la genesi dell\’ordine sociale cristiano, che la riforma e il liberalismo distrussero ed oggi conviene riprodurre nelle idee e nella realtà pratica. Questo concetto dominante allargando, egli dettava Le leggi della società cristiana, con cui disegna le grandi e sicure linee di una sociologia cristiana, ben degne di essere riprese e avvalorate da tutti i contributi della critica e delle discipline positive odierne. Ed anzi per completare la illustrazione dei criteri fondamentali dell\’ordine cristiano, dapprima economico e poi sociale o sociologico, detta egli stesso, infine, intorno all\’ordine internazionale, più propriamente giuridico-politico, destinato forse a ricostituire, mediante permanenti rapporti fra gli Stati, la cristianità medioevale. Certamente dopo questi saggi e una quantità d\’altri minori dell\’illustre autore, la scienza economica e sociale-giuridica, diffusa e maturatasi in parecchie nazioni fra i cattolici stessi, ricevette indirizzi più concreti e più maturi e forma più militante, a contatto delle più svariate scuole moderne. Ma quelle nozioni supreme e quelle linee ampie ed armoniche intorno all\’ordine sociale cristiano, assodate e mirabilmente illustrate nei libri dell\’illustre prof. C. Périn di Lovanio, tradotti in più lingue, composero d\’allora in poi il programma fondamentale intorno a cui si svolse l\’ingegno e l\’operosità degli economisti e dei sociologi cristiani, per cui noi tutti ancor oggi possiamo dirci allievi della università di Lovanio.
Oggi l\’economia è rappresentata in quell\’ateneo, come avviene spesso nelle università germaniche, da due insegnanti. Il giovane professore S. Deploige (addetto alla facoltà di diritto) si fe\’ prontamente conoscere per un lavoro sul referendum in Svizzera, e per altre monografie intorno alla proprietà ed alla questione semitica in relazione alla teoria tomistica. Ma il successore immediato nella cattedra dell\’illustre C. Périn, dal 1878 (trasferito alla facoltà di filosofia e lettere nel 1883) è Victor Brants, il cui ingegno e la cui operosità, a differenza del maestro, volgonsi di preferenza agli studi positivi e di applicazione e quindi d\’indirizzo storico e statistico, in cui dispiega un\’attitudine specialissima. Accanto alla serie delle sue lezioni, che compongono un Trattato elementare di economia, le sue monografie possono classificarsi in tre gruppi: un primo di storia della ricchezza e delle istituzioni economiche, in cui spicca la Storia delle classi rurali in Belgio, opera coronata, ed altre minori sopra l\’economia di popoli antichi (in specie dell\’ateniese), medioevali e moderni; un secondo di storia della scienza economica, fra cui la monografia sulle teorie economiche del fiore della cultura scolastica medioevale, è forse il saggio più completo di quanti pubblicavansi in questi ultimi anni; un terzo di questioni di attualità riguardanti l\’economia e la legislazione sociale, in cui pochi problemi pratici oggi dibattuti passarono in questi ultimi anni sotto lo sguardo degli studiosi, senza che il chiaro professore non ci abbia apportato la luce di una preziosa dottrina comparata, sorretta dalle esperienze quotidiane che si addensano in quel circolo massimo di vita sociale economica sul continente, tentando le più felici e ardite soluzioni (in gran parte per merito dei cattolici), qual è il Belgio ed i paesi contigui. Cosicché se l\’università di Lovanio ha avuto il merito nel dominio degli studi economici di porre col Périn le grandi linee direttive della scienza sociale cristiana, ora con le monografie del Brants in particolare dimostra che i cattolici, senza fallire ai principi, posseggono il senso positivo scientifico, che li abilita ad affrontare con fortuna i quesiti pratici e concreti, intorno ai quali definitivamente si aggroviglia e s\’inasprisce la questione sociale. Non è pertanto presunzione conchiudere che questo primo e massimo archiginnasio di libera scienza cattolica è stato un vero fattore positivo dei progressi della cultura del sec. XIX.

3. Ma se in tal modo l\’ateneo belga non solo stette degnamente a petto della scienza moderna, ma contribuì efficacemente a promuovere i progressi nei singoli rami del sapere, e in quelli stessi che più sono caratteristici dell\’età nostra, esso concorse massimamente nel suo complesso a far cadere il pregiudizio che la fede sia ostile alla scienza e alla civiltà. Certamente questo era il pensiero che ispirò i vescovi fin dal 1834, fondando l\’università, e che anzi accese gli entusiasmi e sorresse tra le difficoltà i tenaci propositi di quanti a Friburgo, a Washington, (15) a Parigi (16) e altrove con l\’erigere questi istituti vollero dare all\’età incredula altrettante viventi dimostrazioni dell\’unione della fede con la scienza, fonte di grandezza per le nazioni.
Le previsioni non fallirono, e quella professione di fede, dopo l\’esperienza di più di trenta anni, poteva ripeterla con compiacenza il rettore dell\’alma mater Lovaniensis Laforet nel 1865 con le memorande parole: «Noi aderiamo con rispettosa e intera sommissione a tutti gl\’insegnamenti della Chiesa cattolica, perchè noi sappiamo che essi sono l\’eco fedele della parola di Dio; ciò che vuol dire la espressione sovrana della verità. Noi esploriamo, come tutte le altre scuole, il campo della scienza liberamente e coscienziosamente. E perchè mai, io chiedo, la fede cattolica sarebbe essa un ostacolo alla libera e piena espansione della scienza? La scienza avrebbe forse un oggetto diverso che l\’investigazione della verità in tutti i suoi ordini? Son più che trent\’anni e noi camminiamo sempre. Questa istituzione pertanto è la più irrefragabile conferma della possibilità e facilità dell\’alleanza fra la scienza e la fede». All\’occasione del giubileo cinquantenario della università stessa, ridava questa prova della fecondità della ragione sotto lo schermo della fede il rettore Pieraers, dicendo che occorrerebbe un libro intero per enumerare tutto ciò che negli anni di esistenza trascorsi ha fornito al pubblico una università, che crede e sa ad un tempo. E il volume di bibliografia universitaria suaccennato lo attesta solennemente. Trascorsero altri quindici anni e il rettore Abbeloos, inaugurando nel 1899 il nuovo istituto bacteriologico, si compiaceva di confermare alla sua volta questo supremo concetto: «Spetta, egli concludeva, alla religione l\’inalterato onore d\’incoraggiare e di benedire tutti gli sforzi della ragione. E l\’università di Lovanio in particolare, altera del proprio suggello religioso, s\’applica perciò a promuovere nella più larga misura tutte le imparziali indagini dello spirito umano». Queste solenni dichiarazioni, appoggiate alla eloquenza dei fatti, servono ben più che alla semplice e ormai antica dimostrazione non essere la religione infesta alla scienza, ma conducono alla conclusione, cui pervenne testè il Brunetière: che la fede è utile, anzi necessaria alla scienza.

4. La storia non dimentica tuttavia che, come l\’antica università partecipò in certi momenti e in qualche misura alle lotte e alle passioni scientifico-religiose del giansenismo e del gallicanismo, così la nuova fu rimproverata d\’aver risentito qualche influenza di men corrette dottrine moderne. Eppure queste stesse vicende riuscirono definitivamente ad onore dello spirito umano, della religione e della università stessa. Fu appunto a proposito del tradizionalismo, di cui era accusata la stessa università di Lovanio, che venne pronunziata da Roma la sentenza che rivendicava i diritti della ragione. (17) E a meglio rassicurare i diritti della ragione all\’ancora della fede nelle sue più schiette sorgenti, fu Leone XIII che apriva nell\’università stessa l\’istituto filosofico di s. Tommaso d\’Aquino, i cui prodotti scientifici rinnovano il pegno e la testimonianza che la fecondità più recente del grande istituto si deve ad un avvicinamento sempre più intimo della ragione con la fede.
A nessun imparziale pensatore sfuggirà il contrasto sommamente istruttivo, per cui dopo un secolo, nel quale tutto il cammino della cultura scientifica misurava i suoi progressi dalla emancipazione crescente della scienza da Dio, all\’esordire del sec. XX parecchi grandi istituti di scienza in Europa e in America ritornano ad incidere sul frontone dei loro edifici, come quella di Washington: Deo et patriae. Questo certamente rimarrà uno dei grandi fatti intellettuali e civili dell\’età nostra; il cui merito però risalirà in buona parte alla prima ed ardita iniziativa dei cattolici belgi; i quali, ripigliando con solenne affermazione lo stesso concetto della scienza ritornata cristiana, pronunciavano per bocca del rettore del libero ateneo belga: noi siamo i figli della luce. Ma a dimostrare puranco la efficacia civile della loro istituzione, essi a buon dritto additano il rivolgimento sociale e politico seguito nel loro paese, ove seggono al potere dal 1884 (fra la comune fiducia oggi pubblicamente riaffermata dal voto) uomini cattolici usciti quasi tutti dalla religiosa e civile palestra della università di Lovanio. Così alla distanza di quasi sei secoli possono con rispettoso orgoglio di figli verso la Chiesa e verso la patria rammentare le parole di papa Martino V nella bolla di erezione dell\’alma mater, che questa cioè avrebbe dissipato le tenebre della ignoranza e maturato i germi di prosperità in tutte le classi della società.

NOTE
(1) L’université de Louvain – Coup d\’oeil sur son histoire et ses institutions, 1425-1900. Bruxelles, Imprim. scient. Ch. Bulens, 1900. ­ L\’université catholique de Louvain, Bibliographie, Louvain, Peeters, 1900. – Annuaire de l\’université catholique de Louvain. 1900, Louvain, von Linthout.
(2) Ci limitiamo a ricordare l\’operetta, che ormai potrebbe dirsi classica, del nostro amico G. GOYAU, sotto lo pseudonimo di LÉON GRÉGOIRE, Le pape, les catholiques et la question sociale, (che tale movimento riassume da un punto di vista molto sicuro ed elevato), Paris, Perrin, 2. ed, 1899; e il nostro T. VEGGIAN, Il movimento sociale cristiano, Vicenza, 1899.
(3) Cfr. E. BRUCK, Istituzioni di storia ecclesiastica, (trad. ital. del sac. Castelletti), Bergamo, 1899; Cfr. E. AGLIARDI, I cattolici della Germania nel campo scientifico, (estratto dalla Riv. internaz. di scien. soc. ecc., Roma, 1898.
(4) Esso è dettato sulle tracce del lavoro dell\’illustre monsignor DE RAM, (primo rettore dell\’università) Considérations sur l\’histoire de l\’université de Louvain, 1854, integrato dai fatti posteriori.
(5) Quanto giovino, fino a che non si abbiano lavori analitici e completi sulle fonti intorno alle singole università, anche semplici compendi scritti da uomini competenti, per coordinare le grandi linee della storia degli studi superiori, possono attestarlo i Cenni storici sull\’università di Pisa, dell\’egregio professore C. CALISSE, nell\’Annuario per l\’anno accad. 1899-1900, Pisa.
(6) P. DENIFLE, Die Entstehung der Universitaten des Mittelalters bis 1400, Berlin, Weidman, 1885.
(7) HASTINGS-RASHDALL, The universities of Europe in the middle ages, Oxford, 1885.
(8) Vedi in Riv. intern, di scien. soc. ecc. dott. G. TROYER, Le università, ottobre 1895 e novembre 1896.
(9) Ne discorse con molta accuratezza La Civiltà cattolica (L\’università di Lovanio, sua storia e sue istituzioni), fasc. 3 marzo 1900.
(10) Cons. LECANUET, Montalembert, sa jeunesse (1810-1836); e La liberté de l\’enseignement (1835-1850), Paris, Poussielgue, 1898-1899.
(11) Certamente che con questa premessa e coi cenni che seguono non s\’intende di propugnare il principio della libertà d\’insegnamento in assoluto, ciò che involgerebbe l\’affermazione della libertà del pensiero nel senso razionalistico, quasi questo nelle sue investigazioni non avesse d\’uopo di alcuna norma obbiettiva, e fosse inoltre emancipato da ogni adesione a verità soprannaturali rivelate, e perciò dalla Chiesa che ne è custode. Né si intende di dire che la facoltà d\’insegnare pubblicamente debbasi in tesi concedere a tutti indistintamente, tenendosi indifferente lo Stato fra istituti d\’insegnamento cristiano od ateo. Soltanto si propugna che in ipotesi, cioè nelle presenti condizioni del diritto pubblico, in cui generalmente lo Stato (spesso razionalista o laico) serba a sé il monopolio della istruzione superiore (disdicendo ad altri la facoltà di fondare università), riconosca nei cattolici, sotto la suprema vigilanza della Chiesa, il diritto di aprire tali istituti; almeno (non potendo conseguire di meglio) parallelamente ad altri istituti di carattere razionalistico. Dei criteri filosofico-giuridici della libertà dell\’insegnamento superiore, discorrerà quanto prima nella Riv. Intern. di scien. soc. ecc. il prof. G. Piovano. Frattanto se ne può vedere una esatta esposizione nel libro del prof. marchese DE VALLE AMEO, dell\’università di Saragozza, Acerca de la Ensenanza universitaria, 1900.
(12) Vedi Historisch-politische Blatter, dicembre 1899. Ne riassume ed appoggia le ragioni il conte AGLIARDI, in un articolo (Il pensiero politico­sociale del Ketteler) della Riv. Intern. di scien. soc. ecc., febbraio 1900.
(13) Nell\’opuscolo citato del marchese prof. De Valle Ameo si dimostra che gli ordinamenti delle università medioevali riflettono in sé e traducono giuridicamente in atto i principi intorno alla natura ed agli uffici dell\’insegnamento scientifico propri della Chiesa cattolica ed esposti già da s. Tommaso d\’Aquino; con mirabile rispondenza fra l\’idea e il fatto nell\’età medioevale, che trova novello riscontro nella storia della stessa antica università di Lovanio (Vedi op. cit., cp. I, «Concepto de la universidad». pp. 1-34). Vi premette il motto di Pérez­Hernandez al «Congreso de deputatos 26 avril 1878: "El sistema catòlico es de libertad para los individuos, de organismo en la ciencia, y de jerarquia para les instituciones,,».
(14) Il Nameche soltanto era umanista e storico
(15) Questo pensiero signoreggiava l\’episcopato americano alla inaugurazione dell\’università di Washington nel 1889, e se ne facea interprete in quella solennità il rev. Gilmour, vescovo di Cleveland, dal cui discorso togliamo qualche passo: «Knowledge made Babilon strong, Greece cultured, and Rome mistress of the world. Civilization is limited only by education… The serpent tempted Eve with the