S. GIACINTO DI POLONIA (+1257)

Vite di Santi, Beati, Venerabili...

San Giacinto (Jacko) Odrovaz,  Apostolo della Polonia, nacque a Cracovia, in Slesia nel 1183. Ordinato sacerdote e poi canonico della cattedrale di Cracovia nel 1221, incontrò san Domenico di Guzman. Decise di diventare domenicano e dopo il noviziato ripartì per l'Europa orientale, dove aveva ricevuto l'incarico di diffondere l'Ordine. Fondò i conventi di Friesach, Cracovia, Danzica e Kiev e per conto di papa Gregorio IX, lavorò per l'unione delle Chiese d'oriente e occidente. Morì il 15 agosto 1257 e fu canonizzato da papa Clemente VIII nel 1594.

Questo straordinario taumaturgo, propagatore dell'Ordine dei Frati Predicatori nell'Europa orientale, nacque verso la fine del secolo XII a Gross-Stein, nella diocesi di Breslavia (Polonia), probabilmente dalla nobile famiglia degli Odrovaz. Giacinto trascorse la sua giovinezza nell'innocenza. Egli apprese le scienze sotto la guida di particolari precettori e nei più famosi collegi del tempo. L'attrattiva per la vita ecclesiastica sorse molto presto in lui se il vescovo Ivo lo fece, ancora giovane, canonico della cattedrale di Cracovia.
Il santo completò la propria formazione teologica e canonica presso una università, forse quella di Bologna. Quando ritornò a Cracovia, egli fu di validissimo aiuto al suo vescovo nell'amministrazione della diocesi.
Nella recita corale del divino ufficio dimostrò di possedere una non comune pietà, nel soccorso dei poveri fu generoso, nell'assistenza ai malati sollecito, nel castigare il proprio corpo assiduo e rigoroso. Per questo tutti lo stimavano, in modo speciale Ivo il quale nel 1218 volle che lo seguisse come socio e consigliere nel viaggio che fece a Roma per incontrarsi con il papa Onorio III (+1227). Nella Città Eterna egli ebbe modo di conoscere S. Domenico (+1221), fondatore dei Frati Predicatori i quali, dopo l'approvazione pontificia (22-12-1216), sotto la regola di S. Agostino, avevano cominciato a diffondersi con molta rapidità in Francia, in Spagna e in Italia.
Ivo chiese al fondatore alcuni Frati Predicatori per la sua diocesi con l'assicurazione che sarebbe stato per loro protettore e amico. S. Domenico gli rispose che non era in grado di soddisfare alla sua richiesta perché tutti i religiosi di cui disponeva li aveva già mandati in missione. Tuttavia gli promise che se avesse persuaso tre o quattro ecclesiastici del suo seguito a vestire l'abito dei Frati Predicatori, egli in poco tempo li avrebbe formati agli esercizi della vita religiosa e preparati a svolgere il compito proprio dell'Ordine in Polonia. Ivo comunicò la proposta di S. Domenico a coloro che facevano parte della sua comitiva e Giacinto, con altri due compagni, Gelso ed Ermanno, ricevette l'abito religioso dalle mani del patriarca dei Domenicani nel convento di Santa Sabina sull'Aventino. Dopo sei mesi di noviziato con dispensa pontificia essi furono ammessi alla professione solenne. Nel 1219 Giacinto fu inviato in Polonia con il compito di propagarvi l'Ordine.
Lungo il cammino il santo si fermò diversi mesi a Friesach nella Carinzia (Austria) dove, con l'aiuto dell'arcivescovo di Salisburgo, testimone a Roma delle eroiche virtù di S. Domenico, fondò un convento di cui fece superiore Ermanno e in cui diede l'abito religioso a diversi giovani desiderosi di contribuire alla propagazione del Vangelo con la predicazione. Dopo che li ebbe formati alla pratica della vita religiosa, Giacinto si recò a Cracovia dove fu ricevuto con grande onore ed esultanza dal clero, dalla nobiltà e dal popolo. Il vescovo in principio lo alloggiò nel proprio palazzo, poi gli affidò la chiesa della SS. Trinità presso la quale fece costruire un convento in cui Giacinto poté accogliere tutti coloro che desideravano servire Dio nella vita religiosa. Del loro numero fu pure un certo Giacomo, che il cardinale Crescenzio aveva condotto da Roma con sé come consigliere e segretario nei grandi affari che doveva trattare in Polonia.
Con l'assidua predicazione a Cracovia e nei dintorni, Giacinto riaccese nei cuori dei fedeli la devozione alla SS. Eucaristia e alla Madre di Dio, convertì molti peccatori, bandì dalle famiglie il lusso e l'impudicizia, pacificò le fazioni avverse, indusse i ladri e gli usurai a restituire il frutto delle loro rapine. Il cambiamento dei costumi il santo l'ottenne con l'esempio di una vita santa e penitente, ma soprattutto con i miracoli che di continuo operava a favore dei sofferenti. Nella bolla di canonizzazione è ricordata la risurrezione da lui operata, alla presenza di una moltitudine di persone, di un giovane che era annegato nel tentativo di attraversare la Vistola.
Più Dio rivelava i meriti di Giacinto dandogli potere sulle malattie e gli spiriti immondi, e più il santo predicava e confessava, assisteva i poveri e i malati, pregava e si flagellava con catene di ferro o corde annodate, dormiva per terra, digiunava a pane e acqua tutti i venerdì e le vigilie delle feste di Maria SS. e degli Apostoli. In premio di tanto zelo e di tanto patire, Giacinto meritò di essere confortato da celesti visioni.
Dopo che il convento di Cracovia fu stabilmente fondato, Gelso andò a predicare a Praga e a Breslavia, Giacinto invece si recò a evangelizzare i Vandali della Masovia sui due lati della Vistola, intorno a Varsavia. In quella regione passò a piedi asciutti il fiume che lo separava dalla città di Wisgrade, agli abitanti della quale aveva deciso di predicare la fede. Non avendo trovato nessuna barca, con incrollabile fede egli aveva disteso il mantello sulle acque, e aveva esortato i compagni esitanti a seguirlo nella prodigiosa traversata. Dopo aver operato numerose conversioni ovunque aveva predicato, Giacinto discese nel principato di Kiev (Ucraina) i cui abitanti erano poco disposti a ricevere la luce del Vangelo sia perché in parte ancora pagani, e sia perché tanti avevano abbracciato l'ortodossia di Costantinopoli fin dal tempo del principe S. Vladimiro il Grande (+1015).
Benché il vescovo eletto dal papa per i pochi cattolici colà esistenti non disponesse ancora di una cattedrale, senza lasciarsi sgomentare dalle difficoltà Giacinto predicò con zelo e convertì alla Chiesa cattolica parecchi greci scismatici. A Kiev, capitale del principato, fondò un convento (1233), che divenne un centro di romanità e di civiltà nei secoli. Un giorno, trovandosi sulle rive dello Dnepr, vide in un isolotto del fiume della gente che stava inginocchiata, a capo scoperto, davanti ad una quercia. Avendo capito che si trattava di idolatri, risolvette di andarli a convertire. Come fare però ad attraversare il braccio di acqua senza una barca? Ancora una volta Giacinto invocò con grande fede il soccorso del cielo e poi si slanciò sul fiume senza sprofondare o bagnarsi le vesti. Alla vista di quel prodigio i pagani rimasero sbigottiti, considerarono il missionario come un uomo straordinario, lo ascoltarono con piacere e si lasciarono persuadere ad abbracciare la fede.
In seguito a una invasione di tartari, Giacinto ritornò a Cracovia. Appena vi giunse una nobildonna lo invitò a predicare ai vassalli delle sue terre. Il santo vi arrivò quando un uragano di eccezionale violenza aveva distrutto tutte le messi. Giacinto esortò alla fiducia i contadini che si vedevano ridotti alla fame, consigliò loro di fare ritorno a Dio con una buona confessione, e poi trascorse la notte a supplicare il Signore con lacrime e sospiri affinché rimediasse a tanto disastro. Le sue preghiere furono esaudite. Allo spuntare del sole infatti le spighe abbattute apparvero diritte sui loro steli e così turgide che pareva non fossero mai state tocche dalla bufera. A tale miracolo altri ne seguirono a favore di donne sterili, di malati e ciechi. La fede penetrava così nel popolo al quale Dio aveva stabilito di usare misericordia per mezzo di Giacinto.
Nel 1226 l'infaticabile missionario itinerante fondò un terzo convento a Danzica, sul mar Baltico, con l'aiuto del duca della Pomerania. Altri conventi gli furono affidati nella Piccola Polonia, nella Moravia, nella Prussia ed egli li popolò di ferventi religiosi che lavorarono assiduamente per elevare il tenore di vita di quelle popolazioni ancora abbruttite dal vizio e dalle superstizioni. Da Cracovia Giacinto diresse fino alla morte le numerose missioni e i conventi domenicani che andavano moltiplicandosi nell'Europa orientale. Nelle sue visite periodiche egli si spinse fino alla Cumania (Ungheria) che S. Domenico aveva desiderato di evangelizzare nella sua gioventù. Egli ebbe la consolazione di lavorarvi insieme ai confratelli inviati colà dal Capitolo Generale dei Domenicani. Lo zelo per la salute delle anime lo portò più lontano ancora. Egli andò a cercare i tartari, che lo avevano costretto ad abbandonare Kiev, nelle loro proprie terre. Quando S. Luigi IX (+1270), re di Francia, giunse nel 1247 nell'isola di Cipro, parecchi tartari lo andarono a salutare da parte di un principe del loro paese convertito da circa tre anni con i suoi vassalli, e ad offrirgli aiuto nella sua spedizione contro il sultano d'Egitto che si era impadronito della Palestina.
Oltre il paese dei tartari, Giacinto visitò pure tra fatiche e privazioni di ogni genere, il Tibet e il Catai (Cina settentrionale), percorse la Piccola Russia, evangelizzò la Volinia, la Podolia e la Lituania fondando ovunque conventi o rimpiazzando con i propri religiosi i Cistercensi meno bene equipaggiati. I tartari nel 1241-42 distrussero diversi conventi e fecero molti martiri, ma dopo il loro passaggio i Domenicani ripresero con ardore l'opera missionaria.
Giacinto ricevette dalla Vergine SS. la notizia della sua morte un anno prima che lo colpisse. Ne approfittò per raddoppiare le preghiere, moltiplicare gli atti di amor di Dio e del prossimo, vivere in una continua unione con il Signore. La vigilia dell'Assunta del 1257 gli fu rivelato che il giorno dopo sarebbe andato a celebrare con i santi del Paradiso la festa di colei che in terra non si era mai stancato di amare e glorificare. Egli chiamò allora i suoi religiosi attorno a sé e li esortò alla pratica della vicendevole carità, a lavorare indefessamente per la salvezza delle anime, a propagare l'Ordine e ad osservare con diligenza le regole per la maggiore gloria di Dio.
Giacinto morì a Cracovia il 15-8-1257 dopo aver esclamato: "Nelle tue mani, o Signore, raccomando il mio spirito". Il vescovo Pandrotta, dopo le esequie, si era messo in preghiera per consolarsi della perdita di un amico così caro e così santo. Dio allora gli diede a vedere il suo predecessore S. Stanislao martire (+1079) condurre al cielo Giacinto avente in capo due preziosissime corone, che raffiguravano il dottorato e la verginità. La B. Bronislava (+1259), canonichessa premonstratense e cugina del defunto, lo vide invece entrare in cielo in compagnia della Madonna. Clemente VIII il 17-4-1594 lo canonizzò.
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Sac. Guido Pettinati SSP,
I Santi canonizzati del giorno, vol. 8, Udine: ed. Segno, 1991, pp. 153-157
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