S. EPIFANIO DI SALAMINA (315-403)

Vite di Santi, Beati, Venerabili...

S. Epifanio fu senza dubbio un vescovo modello nella cura del gregge affidategli. Quand\’era ancora in vita godeva difatti fama di essere "un santo da miracoli". I ricchi gli affidavano volentieri i loro beni affinchè li distribuisse ai poveri. Quando compariva in pubblico, il popolo faceva ressa attorno a lui e cercava di strappare qualche filo delle sue vesti per conservarlo come reliquia.

Questo dottore della Chiesa nacque verso il 315 a Besanduc, non lontano da Eleuteropoli, presso Gaza (Giudea). Sua madre, rimasta vedova, lo allevò con la sorella facendo la tessitrice di lino finché un giudeo, di nome Tritone, straordinariamente ricco, si prese cura di lui e lo lasciò erede di tutti i suoi beni.
Fin dall\’infanzia S. Epifanio poté darsi allo studio delle scienze sacre e di cinque lingue: il greco, l\’ebraico, il siriaco, il copto ed anche il latino. La sua formazione spirituale subì prima l\’influsso del grande solitario di gaza, S. Ilarione (+371), fondatore della vita monastica in Palestina, e poi quella dei monaci di Egitto durante la sua permanenza tra loro. Alcuni gnostici, coi quali venne in relazione, cercarono di attrarlo alle loro dottrine, per mezzo di donne aderenti alla setta, ma il ventenne asceta si sottrasse ai loro raggiri con la fuga.
Quando S. Epifanio fece ritorno in Palestina era oramai ben formato alla vita ascetica. Dopo che fu ordinato sacerdote, trasformò la sua casa in cenobio, nel quale trascorse circa 30 anni della sua vita, divisi tra la direzione dei suoi discepoli, la preghiera e lo studio. Si era certamente acquistato grande reputazione di scienza e di santità se, nel 367, fu nominato vescovo di Costanza (l\’antica Salamina), sede metropolitana di Cipro. Ciononostante continuò non solo a governare il suo convento di Eleuteropoli, ma ad essere di esempio a tutti con l\’austerità della vita, lo zelo infiammato per la conservazione della fede e l\’ardore per la diffusione delle istituzioni monastiche nell\’isola.
S. Epifanio fu senza dubbio un vescovo modello nella cura del gregge affidategli. Quand\’era ancora in vita godeva difatti fama di essere "un santo da miracoli". I ricchi gli affidavano volentieri i loro beni affinchè li distribuisse ai poveri. Quando compariva in pubblico, il popolo faceva ressa attorno a lui e cercava di strappare qualche filo delle sue vesti per conservarlo come reliquia. Non meraviglia quindi che sia stato l\’unico vescovo ortodosso dell\’isola che gli ariani non osarono attaccare quando, sostenuti dall\’imperatore Valente, nel 371, presero a perseguitare i sostenitori del concilio di Nicea, che aveva definito essere Gesù Cristo, in quanto Dio, consostanziale al Padre. Eppure gli eretici non ebbero nemico più implacabile di lui.
Nei primi anni di episcopato scrisse difatti l\’Ancoratus, un compendio cioè di dottrina trinitaria per ancorare bene il cristiano nella sua fede contro gli ariani, e il Panarion o armadio farmaceutico, trattato riguardante 80 eresie, con cui si proponeva di sanare quanti erano stati morsi da serpenti velenosi cioè dagli eretici.
Nel 382 S. Epifanio fece un viaggio a Roma per partecipare al concilio convocato dal papa Damaso per meglio conoscere la situazione della chiesa orientale. Il santo alloggiò presso Paola che, guidata allora da S. Girolamo, faceva parte di quel cenacolo quasi monastico che, sull\’Aventino, si radunava nella casa di Marcella per attendere alla preghiera, alla lettura della Bibbia e alle opere di carità. Nel 385 ebbe la consolazione di offrirle ospitalità per dieci giorni a Salamina allorché, vedova, si recava in Palestina con la figlia Eustochio per abbracciare a Betlemme la vita monastica.
E\’ rimasta celebre la vigorosa lotta ingaggiata da S. Epifanio contro gli errori di Origene, che ingiustamente considerava il padre di tutte le eresie. Il desiderio irrefrenabile di soffocare uno dei principali focolai dell\’origenismo lo ricondusse nel 394, verso Pasqua, in Palestina. Nella chiesa della Risurrezione di Gerusalemme, alla presenza del vescovo Giovanni, fautore di Origene, condannò in un discorso pubblico le dottrine dell\’alessandrino. Nel grave dissidio coinvolse anche Rufino, monaco del Monte Oliveto. S. Girolamo, che in passato era stato sostenitore di Origene, si schierò dalla parte di S. Epifanie il quale, frattanto, si era separato dalla comunione di Giovanni e, ritiratesi ad Eleuteropoli, si era persino permesso di ordinare prete il fratello minore di S. Girolamo, Paolino, monaco di Betlemme. Alle proteste del vescovo di Gerusalemme, S. Epifanio ritornò a Cipro da dove gli scrisse una lettera senza chiedergli scusa dell\’ordinazione fatta su un territorio non dipendente dalla sua giurisdizione, convinto com\’era di avere agito per l\’utilità della Chiesa.
Qualche anno più tardi, nel 401, l\’ambizioso e scaltro Teofìlo, patriarca di Alessandria, diventato improvvisamente antiorigenista, aveva preso a perseguitare i monaci della Nitria, perché sostenitori di Origene. Una parte dei 300 espulsi si rifugiò a Costantinopoli dove S. Giovanni Crisostomo si prese cura di loro. Per questo suo atto di carità fu ritenuto da Teofilo un simpatizzante delle medesime dottrine. Quando S. Epifanio seppe che Teofilo aveva cambiato idea ne trasalì di gioia e, abbindolato da lui, nel 402, partì per Costantinopoli per mettersi in relazione con i nemici del Crisostomo e combatterlo. Il santo patriarca, più moderato e più istruito, in quella contesa gli offerse ospitalità, ma S. Epifanio non solo la rifiutò, ma rigettò ogni comunione con lui. Ad un certo momento però si accorse di essere stato vilmente raggirato. Riconoscendo nel suo modo di agire eccesso di zelo e precipitazione, fece ritorno nella sua isola. Nella traversata morì il 12-5-403. Aveva quasi 90 anni.
S. Agostino ha scritto di lui; "Ben istruito nella dottrina cattolica, egli la seguì nella sua integrità". E S. Giovanni l\’elemosiniere: "I più grandi santi si facevano forti del suo esempio per giustificare la loro condotta". I contemporanei ne lodarono unanimemente la santità personale, il carattere strettamente ascetico-monacale e la grande erudizione, prodigiosa per quel tempo, sebbene più estesa che profonda, più farraginosa che digerita.
Dal punto di vista intellettuale difatti egli non è né un teologo, né un pensatore, ma soltanto un erudito, mancante di precisione e di stile. Il suo grande difetto è la prolissità. A differenza dei Padri Cappadoci rifiutò ogni diritto di cittadinanza alla cultura greca nella Chiesa e alla critica storica. Quanto al suo zelo, anch\’esso straordinario e sempre sincero, fu sovente male ispirato, incauto, quasi turbolento e per di più viziato da certe grettezze di spirito e ingenuità di pratica. E\’ nota la sua avversione al culto delle immagini e al loro uso nelle chiese.
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Sac. Guido Pettinati SSP,
I Santi canonizzati del giorno, vol. 5, Udine: ed. Segno, 1991, pp. 181-184.
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