S. Brigida (1303-1381)

Vite di Santi, Beati, Venerabili...

È una contemporanea di S. Delfina a offrire l’esempio forse più impressionante della santità di una madre di famiglia – e di una famiglia numerosa. Contrariamente alla santa provenzale e al suo sposo Elzeario, che in qualche modo trascesero la loro vita coniugale e la loro prerogativa di signori di un dominio di cui si spogliarono, Brigida di Svezia – quella che è chiamata “la profetessa del Nord ” – è stata, nel senso completo del termine, sposa, madre, e ha esercitato le più alte funzioni alla corte del suo paese, e poi nel cuore stesso della cristianità. Si potrebbe dire che la sua traiettoria ha un senso completamente inverso a quello di Delfina di Sabran. E poiché appartengono allo stesso tempo, e hanno preoccupazioni analoghe, il contrasto le rende entrambe più sorprendenti.

Brigida nacque nell’Uppland, nel 1303. Giovanissima, verso i dieci anni, sente i primi appelli a un’esistenza mistica, ossia a una vita di unione con Dio nella preghiera. Ma ciò non le impedisce di sposarsi, a quindici o sedici anni. Il suo sposo, Ulf, esercita una funzione ufficiale alla corte di Svezia: è siniscalco. È un’unione esemplare: hanno otto figli, quattro maschi e quattro femmine. Poiché il destino di ognuno di loro è molto importante nella vita della madre e occupa una posizione rilevante nella sua santità, non è inutile nominarli tutti, I figli si chiamano Carlo, Birger Benedetto e Gudmar, le ragazze Marta, Caterina, Ingeborg e Cecilia. Quest’ultima, l’ottava, annuncia la sua esistenza nel momento in cui la figlia maggiore, Marta, vuole sposarsi con un giovane aristocratico, Sigrid. Brigida, nel suo cuore materno, non si aspetta niente di buono da queste nozze, poiché non le sembra che il ragazzo abbia preso una giusta strada, e in effetti è una persona poco simpatica, che si macchierà persino di assassini, di furti e di ogni sorta di violenze; affranta dalla prospettiva di tale matrimonio, un giorno Brigida crede di sentire la creatura che porta in seno dirle: ” Madre amata, non farmi morire “. Essa capisce di dover vincere il suo dolore e i suoi cupi presentimenti per non nuocere alla creatura che presto nascerà, alla sua ultima figlia, Cecilia.


Come accade quasi inevitabilmente nelle famiglie numerose, i figli di Brigida presentano un campionario abbastanza sconcertante. Carlo, il maggiore, è un essere affascinante, fantasioso, appassionato, con buone intenzioni che rapidamente si accendono e si spengono, che si entusiasma facilmente, ma in fin dei conti appare abbastanza egoista, Suo padre si mostra, nei suoi confronti, pieno di amore, ma anche di debolezza, come accade spesso con il figlio maggiore. Invece Birger è giudizioso, assennato e attivo nella vita quotidiana. Si conoscono meno le caratteristiche degli ultimi due. Benedetto e Gudmar, che morirono entrambi giovani. Quanto alle figlie, Marta è volitiva, egoista, e preferisce dare ascolto a se stessa piuttosto che agli altri. La seconda, Caterina, è eccezionale sia per la bellezza che è prodigiosa (una bellezza bionda, armoniosa, tipicamente nordica), che per le sue doti spirituali, che ne fanno presto una contemplativa. Anche Ingeborg – sebbene meno brillante in ogni senso – rivela una grande pietà. Cecilia sembra avere una personalità meno forte, rispetto alle sorelle.


Poco dopo la nascita di quest’ultima, Brigida ricevette una proposta da parte del re Magnus di Svezia. Ventenne, stava per sposare Bianca di Dampierre, e cercava una governante per la sua casa. Offrì questo importante incarico a Brigida, che sarebbe così vissuta a palazzo reale, dove già suo marito svolgeva le proprie funzioni. Dopo avere riflettuto e pregato, nonostante il sacrificio che la carica richiedeva da parte sua, decise di accettarla. Aveva trentadue anni e a quella data – il 1335 – aveva dunque trascorso diciannove anni col suo sposo nel loro castello di Ulfasa, dove erano nati gli otto figli.


E’ preoccupata soprattutto per loro; si doveva provvedere alla vita di ogni figliolo: i due maggiori, Carlo e Birger, continuavano a lavorare col loro precettore. Benedetto fu affidato per la sua educazione al monastero cistercense di Alvastra, mentre il più giovane, Gudmar, restava con la madre e studiava alla scuola di San Nicola, probabilmente poco lontana dal palazzo reale di Stoccolma. Quanto alle figlie, la maggiore era già sposata, Caterina e Ingeborg furono affidate al convento delle bernardine di Risaberg, mentre la piccola Cecilia era affidata alle domenicane di Skeninge; in quell’epoca tutti i conventi, o quasi tutti, e specialmente quelli femminili, erano anche istituti educativi.


Brigida si assunse dunque l’incarico di fare ben funzionare il palazzo reale, che era specialmente l’ambiente delle sbandate del giovane re Magnus, Poco tempo dopo morì il piccolo Gudmar.


Entrambi prostrati, Brigida e Ulf chiesero al sovrano l’autorizzazione ad allontanarsi per un pellegrinaggio; si recarono a Trondheim, sulla tomba di Olav II, il santo re di Norvegia che è venerato ancora ai nostri giorni.


Ricompaiono in cammino un po’ più tardi, nel 1341. Questa volta hanno deciso di andare fino a San Giacomo di Compostella. Appena partiti, non lontano da Stoccolma, si fermano davanti alla tomba di san Botvido, evangelizzatore della contrada svedese, nell’XI secolo. È lì che Brigida riceve il primo appello preciso: “Lo spirito del Signore infiammerà la tua anima”. Il loro cammino di penitenti li porta a Colonia, ad Aquisgrana, e in seguito sulle coste provenzali, a Tarascona. Fanno insieme il pellegrinaggio della Sainte-Baume (Santa Grotta) e salgono sulla montagna che li porta alla grotta di santa Maria Maddalena. Infine si imbarcano a Marsiglia e raggiungono per mare la meta del loro pellegrinaggio: la famosa chiesa di San Giacomo.


Al ritorno, Ulf si ammalò gravemente. Ad Arras, in una locanda, si sentì agli estremi e promise al Signore di finire i suoi giorni in un monastero, se gli avesse permesso di rivedere la sua terra natale e i suoi figli. Così accadde. Una volta tornati in Svezia i due sposi si separarono, e Ulf entrò nel convento dei cisterciensi di Alvastra. Tuttavia, prima di questa separazione, la famiglia era cambiata: i due figli maggiori erano sposati, Ingeborg aveva deciso di restare come novizia al convento di Riseberg, e Caterina era stata chiesta in moglie da un principe della famiglia reale, Edgar di Kyrn, che sposò. Avendo così potuto regolare la sorte della maggior parte dei suoi figli, Ulf trascorse tre anni in convento, e morì ad Alvastra. A più riprese apparve a Brigida, talvolta per deplorare le colpe che espiava (specialmente quella di essere stato troppo debole con Carlo, il figlio maggiore), oppure per dire a Brigida che un giorno si sarebbe realizzata quella loro intimità perfetta di cui il loro matrimonio sulla terra era stato come il preludio.


Brigida riprese le sue funzioni di governante al palazzo di Stoccolma. Non senza creare scontenti, poiché denunciava implacabilmente gli errori e gli scandali della corte. Rimproverava al re i suoi sperperi e le imposte troppo pesanti per il popolo: i contadini arrivavano al punto di non coltivare le loro terre, per sfuggire alle tasse che pesavano sul prodotto del loro lavoro; si aggiungevano le falsificazioni del denaro, tutta un’amministrazione disastrosa che metteva in pericolo la Svezia; probabilmente Brigida suscitò molto rancore e collera intorno a sé; tuttavia alcuni la sostennero, specialmente il vescovo di Aabo.


Fu nel 1346, l’anno della battaglia di Grécy, in Francia, che Brigida pose la prima pietra del monastero da lei fondato, Vadstena. Avrebbe ospitato sessanta religiose e venticinque religiosi, poiché si trattava di un convento duplice come quelli dell’ordine di Fontevraud, allora un poco in decadenza, o come quei monasteri irlandesi che, nel solco tracciato dall’altra Brigida, la santa di Kildare, erano già stati così fiorenti nella cristianità.


Tuttavia un’altra preoccupazione turba il suo cuore e la sua mente: dal 1342 è il papa Clemente VI che occupa il soglio non più di Roma, ma di Avignone: aristocratico attirato dagli uffici magnifici e dalle festività più che dalla devozione, ha creato intorno a sé una corte animata, vivace, e a lui si deve l’aspetto attuale del Palazzo dei Papi, che ingrandisce notevolmente facendo costruire i due edifici a volte ogivali che, raccordandosi al vecchio palazzo, dal lato est e dal lato sud, hanno dato luogo alla corte d’onore. La sua vita fastosa è interrotta bruscamente nel 1348 dalla prima epidemia di peste nera che colpisce l’Europa.


Brigida aveva mandato a Clemente VI un messaggio con cui lo esortava, lo scongiurava di cambiare vita. Fu anche ricevuta con rispetto dal pontefice. Nel 1349 Clemente VI prendeva una decisione: quella di radunare a Roma i fedeli cristiani per un pellegrinaggio di giubileo – il secondo che fosse proclamato dopo quello del 1300, che aveva attirato a Roma folle immense giunte da tutti i paesi dell’Europa cristiana.


Brigida era assillata dal desiderio di accogliere tale invito e di recarsi in pellegrinaggio a quella città di Roma che era la sede si San Pietro, allora abbandonata. Ma si doveva dedicare alla famiglia, di cui era ormai la sola a prendersi cura. Ebbene, quella madre di famiglia era preoccupata specialmente per i due figlioli maggiori: Marta aveva perduto il marito Sigrid, morto in un assalto al suo castello di Falkenberg dove aveva ricevuto gravi ferite nel 1346. Brigida aveva avuto però la consolazione di vederlo pentirsi e morire da cristiano, dunque in un modo opposto a quello in cui aveva vissuto. D’altronde Marta si era risposata quasi subito con il fratello di un favorito del re, Knut Algotsson. Quanto a Carlo, subiva fin troppo l’influenza della corte più che spensierata del re Magnus; eletto siniscalco (come già il padre), era assorbito soprattutto dai piaceri e dalle passioni, mentre intorno a lui sperpero e disordini non tardavano a scatenare la guerra civile, e il paese intero subiva il terribile flagello della peste. Vedovo della moglie Caterina, Carlo si era subito risposato con la principessa norvegese Gitzia. Era bella e molto pia, ma neanche lei riusciva a fissare il cuore del suo incostante marito.


Invece, per conforto di Brigida, il secondo figlio, Birger, si comportava in maniera degna ed esemplare; Brigida si ritrovava soprattutto nella seconda figlia, Caterina, la quale, col marito, conduceva una vita veramente monacale in un ambiente poco virtuoso.


Brigida decise di partire per Roma. Numerosi erano i compatrioti che l’accompagnavano nel pellegrinaggio. Ma si sentiva ugualmente sola, otto anni dopo il cammino fatto con il marito Ulf. In quelle estasi che ormai le diventavano consuete, Cristo le prometteva una compagna, che non nominava.


Appena arrivata a Roma (dove le offrono di risiedere nel palazzo di Ugo di Beaufort, in considerazione del suo alto rango alla corte di Svezia), Brigida vede arrivare la figlia Caterina; era lei che il Signore le prometteva come compagna. Dopo la partenza della madre Si era Sentila imperiosamente attirata dalla città di san Pietro. Il suo sposo allora malato non aveva potuto accompagnarla, ma l’approvava e l’incoraggiava a partire.


Il soggiorno delle due donne a Roma si sarebbe protratto per oltre vent’anni. Caterina aveva ben presto appreso la morte del suo sposo. Era rimasta schiacciata da un immenso dolore, rimproverandosi di non aver saputo assistere fino in fondo il suo diletto. Come si può immaginare, la sua incomparabile bellezza bionda sotto il cielo d’Italia le procurava ogni sorta di complicazioni. Per qualche tempo Brigida insistette perché si sposasse, sperando che uscisse da quell’abisso di amarezza e sofferenza in cui la sentiva sprofondata. Infine Caterina, accettando la sua sorte, decise di seguire le orme della madre e di votarsi a Dio come lei.


Le due donne soggiornavano a Roma da quattordici anni quando raggiunse la tomba degli apostoli un pellegrinaggio di cui facevano parte i due figli della santa, Carlo e Birger; era il tempo in cui Urbano V aveva deciso di tornare a Roma, dove d’altronde si sarebbe fermato solo per un tempo brevissimo: i disordini si susseguivano nella Città Santa, e il papa dovette tornare ad Avignone. Brigida e i suoi figli furono ricevuti da lui. Si tratta del famoso incontro che è stato spesso narrato dai biografi. Urbano V si volta verso Birger e gli dice: “Voi siete proprio il figlio di vostra madre”. Poi si rivolge a Carlo; “Voi siete un figlio del secolo”. Allora Brigida si getta ai piedi del pontefice: “Santo Padre, concedete ai miei figli l’assoluzione dalle loro colpe” grida. “Portare questi abiti pesanti sarà probabilmente una penitenza sufficiente ” dice il papa, sorridendo e sollevando con la mano la bella cintura di Carlo, ornata di metallo lavorato e di una ricca fibbia. Al che Brigida replica, alzando la testa: “Santissimo Padre, liberatelo dai suoi peccati, e io m’incarico di togliergli la sua cintura “.


Nonostante i consigli che gli prodiga Brigida e le ammonizioni solenni che non cessa di rivolgergli, il papa lascia Roma, e anche Carlo e Birger partono. Ma torneranno nuovamente a Roma nel 1371. Durante una delle sue visioni Frigida aveva ricevuto dal Signore l’ordine di prepararsi per il ” viaggio di Gerusalemme “. I suoi figli vollero unirsi a lei, nell’autunno del 1371 la raggiunsero a Roma e insieme iniziarono il viaggio.


La loro prima tappa fu Napoli, dove furono ricevuti dalla regina Giovanna. Qui un altro episodio famoso avrebbe colpito profondamente Brigida. Essa, Caterina, Birger s’inchinarono ai piedi della sovrana, invece Carlo restò in piedi, improvvisamente affascinato dalla giovane regina, come se quell’uomo del Nord fosse ammaliato dalla bellezza meridionale di quella Giovanna di cui si sa che gli amori alimentavano la cronaca meridionale del tempo, alla corte di Napoli e anche altrove. Che cosa fa Carlo? Come mosso da una passione improvvisa e irresistibile, si avvicina alla regina e la bacia sulle labbra. I gentiluomini che circondano la sovrana si precipitano su di lui, ma Giovanna li ferma: apprezzava l’omaggio di quel bell’uomo del Nord, il quale d’altronde non aveva un altro linguaggio per farsi capire!


Il soggiorno a Napoli si protrasse oltre il tempo previsto, grazie a questa incredibile avventura. Giovanna non voleva più separarsi dal nuovo cavalier servente, e Carlo a sua volta seguiva la regina come se fosse stregato. Un giorno Giovanna annunciò pubblicamente la sua intenzione di sposare Carlo. Brigida le fece notare che era già sposato, al che Giovanna rispose imperturbabile che non importava: avrebbe saputo trionfare di tutti gli ostacoli.


Ma il 24 febbraio, quando la regina attendeva i suoi invitati a una festa (esse ormai si susseguivano ininterrottamente, alla corte di Napoli), Carlo non venne; fu atteso invano, e i messaggeri della regina lo trovarono a casa sua, senza forza, senza voce, assistito dalla madre e dalla sorella; e in realtà il giovane, colpito probabilmente da uno di quei ritorni d’epidemia che imperversavano un po’ dappertutto, morì poco dopo, riconciliato con Dio grazie a sua madre, e tagliando corto ai disegni della regina. Sappiamo come quest’ultima sarebbe morta in maniera atroce, soffocata tra due materassi da uno dei suoi amanti, Carlo di Durazzo.


Brigida, Birger e Caterina proseguirono il loro pellegrinaggio a Gerusalemme, che durò un anno. Dopo avere visitato i luoghi santi di Gerusalemme, Brigida morì a Roma. La sua bara fu portata dai figli al monastero di Vadstena, dove aveva desiderato trascorrere i suoi ultimi anni. La stessa Caterina prese il velo in quel convento, e presto divenne badessa. Ebbe la gioia di accogliere tra le novizie la nipote Ingegerda, figlia della sorella maggiore Marta e del suo secondo marito, Morì nel 1381.


Durante l’ultima parte del soggiorno a Roma, Brigida aveva scongiurato i papi di lasciare Avignone e di ritornare nella città santa, sede della cristianità; allo “scandalo permanente” di una corte troppo fastosa e di un’attività in cui la diplomazia e le finanze tenevano più posto della santità e della riforma della Chiesa, si aggiungeva il fatto che si trovassero completamente sotto il controllo del re di Francia e dell’Università di Parigi, la quale credeva sempre più di essere in possesso della ” chiave della cristianità”, secondo l’espressione di Jean de Meung. Ne nascerà un altro scandalo, quello del Grande Scisma d’Occidente che si aprirà nel 1378 e lacererà letteralmente la cristianità, divisa tra due papi e talvolta tre, e fino al 1417, dunque per oltre quarant’anni. Brigida morì prima di questa grande lacerazione, ma Caterina ne potè vedere gli inizi. È vero che potè vedere dapprima il ritorno a Roma, questa volta definitivo, del papa Gregorio XI, grazie all’azione di un’altra Caterina, la figlia del tintore di Siena, la fervente mistica che nel 1376 visitò il papa ad Avignone e gli carpì questa decisione.


Ma ciò che ci colpisce più profondamente è la vocazione dì Brigida in quanto madre di famiglia . Infatti è nel quadro stesse del suo matrimonio e dei suoi otto figli, in quella specie di lotta continua che conduce affinché tutti rispondano all’appello di Dio con la loro vocazione particolare, che la stessa Brigida realizza la propria, la vocazione della santità.


 


Regine Pernoud,


I santi del medioevo, edizioni Rizzoli, Milano 1986, traduzione di Anna Marietti, pagg.119-126