Proposta di impegno etico per i ricercatori in ambito biomedico

Morale: contraccezione, dissenso...

Questo “manifesto” viene pubblicato come appendice al comunicato finale della IX Assemblea Generale della Pontificia Accademia per la Vita. Esso rappresenta un frutto concreto dei lavori assembleari, quest’anno dedicati al tema “Etica della ricerca biomedica. Per una visione cristiana”, che viene presentato come proposta aperta alla quale aderire liberamente.

PONTIFICIA ACCADEMIA PRO VITA 

Nota introduttiva:

Il seguente “manifesto” viene pubblicato come appendice al comunicato finale della IX Assemblea Generale della Pontificia Accademia per la Vita. Esso rappresenta un frutto concreto dei lavori assembleari, quest’anno dedicati al tema “Etica della ricerca biomedica. Per una visione cristiana”, che viene presentato come proposta aperta alla quale aderire liberamente. L’invito per una adesione personale è rivolto a tutti i ricercatori e operatori della ricerca nell’area biomedica e anche ai ricercatori nel campo bioetico.
L’eventuale adesione personale, che presuppone la condivisione dei principi esposti nel testo, può essere comunicata in uno dei seguenti modi:
– per e-mail (indirizzare a: pav@acdlife.va )
– per fax (inviare al +39 06 69882014)
– per posta ordinaria (indirizzo: Pontificia Accademia per la Vita, Via della Conciliazione 3, 00193 Roma – ITALY).
Qualunque sia la modalità prescelta, è obbligatorio indicare le proprie generalità (nome, cognome, indirizzo, telefono, fax, e-mail), professione e luogo di lavoro, titoli accademici o di studio.
13 Marzo 2003
Premessa
Lo sviluppo raggiunto dalla scienza negli ultimi decenni ha prodotto rilevanti trasformazioni culturali e sociali, modificando qualitativamente molti aspetti dell’esistenza umana. L’avanzamento del progresso scientifico in diversi settori, infatti, ha suscitato grandi speranze di concreti miglioramenti per la vita ed il futuro dell’uomo. Tuttavia, in alcuni settori della ricerca scientifica sono sorti problemi e/o dubbi di natura etica e religiosa, che hanno mostrato in modo inequivocabile quanto sia necessario, in realtà, un costante confronto/integrazione tra le scienze sperimentali, da un lato, e le altre scienze umane e la filosofia, dall’altro, in un orizzonte più ampio, perché l’acquisizione di conoscenze sempre nuove sia effettivamente finalizzata al vero bene della persona umana.
La vita e la natura dell’uomo si presentano come realtà troppo complesse per poter essere esaminate in maniera esaustiva da un’unica prospettiva; un approccio multidisciplinare appare, dunque, indispensabile per poter conoscere sempre meglio l’essere umano nella sua integralità ed offrire un apporto significativo alla crescita di una scienza che sia veramente per l’uomo.
Inoltre, un tale dialogo interdisciplinare, proprio riportando l’attenzione sulla centralità della persona umana, renderebbe, da una parte, gli uomini di scienza più consapevoli delle implicazioni etiche del loro operare e spingerebbe, dall’altra, i cultori di antropologia filosofica e teologica ad assumere un ruolo di collaborazione dialogica e di supporto pratico nei loro confronti, nel comune intento di accrescere gli strumenti conoscitivi ed applicativi al servizio della comunità umana
In tale prospettiva, il riferimento ai valori umani e, in definitiva, ad una visione antropologica ed etica, è dunque un elemento imprescindibile da porre come premessa per una ricerca scientifica corretta, che sappia ben tenere in conto le responsabilità verso se stessi e verso gli altri.
Senza riferimento all’etica, infatti, scienza e tecnologia possono essere usate sia per uccidere che per salvare vite umane, sia per manipolare che per promuovere, sia per distruggere che per costruire. È quindi necessario che, mediante una gestione responsabile, la ricerca si indirizzi verso il vero bene comune, un bene che trascenda qualsiasi interesse meramente privato, superando i confini geografici e culturali delle nazioni, sempre tenendo lo sguardo puntato al bene delle generazioni future.
Perché la scienza sia realmente posta a servizio dell’uomo, è necessario che essa sappia andare “oltre la materia”, intravedendo nella dimensione corporea dell’individuo l’espressione di un bene spirituale più grande. Gli scienziati devono comprendere il corpo umano come la dimensione tangibile di una realtà personale unitaria, corporea e spirituale allo stesso tempo. L’anima spirituale dell’uomo, sebbene non tangibile in se stessa, sempre costituisce la radice della sua realtà esistenziale e tangibile, della sua relazione col resto del mondo e, di conseguenza, del suo peculiare ed inalienabile valore.
Solo una tale visione potrà rendere la ricerca scientifica effettivamente rispettosa della persona umana, considerata nella sua complessa unità corporeo-spirituale, ogni volta che essa diviene oggetto di investigazione, con un particolare riferimento a quegli eventi che costituiscono l’inizio e il termine della vita umana individuale.
A motivo di ciò, emerge forte l’esigenza di offrire percorsi formativi per i giovani ricercatori, che pongano l’accento non soltanto sul versante della preparazione scientifica, ma anche sull’acquisizione di nozioni fondamentali di antropologia e di etica; l’espressione di tali percorsi potrebbe, poi, cristallizzarsi nell’elaborazione di un vero e proprio codice deontologico per i ricercatori, al quale ciascun ricercatore possa fare sicuro riferimento nel suo lavoro, e che rappresenti insieme un segno di speranza e di impegno per una medicina veramente “umanizzata”, durante il nuovo millennio.
Una prima direttrice di cammino potrebbe riguardare proprio le modalità con cui il ricercatore deve comportarsi e le norme da osservare per indirizzare la ricerca stessa verso le finalità già esposte. Tali indicazioni etiche, alle quali scegliamo di aderire, desideriamo proporle anche a tutti gli altri operatori del mondo della ricerca biomedica; in qualche modo, esse delineano i tratti principali della “personalità morale” del ricercatore.
Impegno
1. Mi impegno ad aderire ad una metodologia di ricerca caratterizzata da rigore scientifico e da un’alta qualità dell’informazione che viene fornita.
2. Non aderirò a ricerche nelle quali mi potrei trovare in conflitto d’interesse dal punto di vista personale, professionale od economico.
3. Riconosco che la scienza e la tecnologia devono essere a servizio della persona umana, nel pieno rispetto della sua dignità e dei suoi diritti.
4. Riconosco e rispetto ogni tipo di ricerca, e le sue applicazioni, che sia basato sul principio di “bontà morale”, riferito alla corretta visione della duplice dimensione corporale e spirituale dell’uomo.
5. Riconosco che ad ogni essere umano, fin dal primo momento della sua esistenza (processo di fertilizzazione) e fino alla sua morte naturale, va garantito il rispetto pieno ed incondizionato che è dovuto ad ogni persona umana, a ragione della sua peculiare dignità.
6. Riconosco l’utilità e l’obbligo di una seria e responsabile sperimentazione sull’animale, condotta alla luce di determinate regole etiche, prima di applicare all’uomo nuove metodologie diagnostiche e terapeutiche, a causa del mio dovere di tutelare la vita e la salute umana. Riconosco anche che il passaggio dalla sperimentazione nell’animale alla fase sperimentale clinica (nell’uomo) deve essere compiuto soltanto quando le evidenze fornite dalla sperimentazione negli animali garantiscono sufficientemente l’innocuità o l’accettabilità degli eventuali danni e rischi che tale sperimentazione implicasse.
7. Riconosco la legittimità della sperimentazione clinica sull’uomo, ma solo a precise condizioni, tra le quali in primo luogo la salvaguardia della vita e dell’integrità fisica dei soggetti umani sottoposti ad essa. Occorrerà poi che la sperimentazione sia sempre preceduta da una doverosa, corretta e completa informazione sul significato e sugli sviluppi della stessa. Tratterò ogni persona che aderisce ad una sperimentazione come soggetto libero e responsabile e mai come mero mezzo per il conseguimento di altri fini. Mai accetterò che una persona sia arruolata in una sperimentazione senza che abbia dato il suo libero consenso informato.
(pubblicato su “L’Osservatore Romano” di Giovedì 13 Marzo 2003, p. 7).