Perché un Dio uomo (II)

Teologia: fondamentale, ascetica...

Sant’Anselmo. Al numero degli angeli decaduti devono essere sostituiti altrettanti uomini? Non si può dubitare che le creature razionali siano da Lui previste secondo un numero ragionevole e perfetto. …  3 – OBIEZIONE DEGLI INFEDELI E RISPOSTE DEI FEDELI. 4 – QUESTE RISPOSTE SEMBRANO AGLI INFEDELI POCO PROBATIVE. 5 – LA REDENZIONE DELL’UOMO NON POTÉ ESSERE ATTUATA CHE PERSONALMENTE DA DIO. 6 – CRITICHE DEGLI INFEDELI ALLA NOSTRA AFFERMAZIONE: DIO CI HA REDENTO CON LA SUA MORTE, COSÌ HA MOSTRATO IL SUO AMORE PER NOI ED E’ VENUTO A SCONFIGGERE IL DIAVOLO IN VECE NOSTRA. 7 – IL DIAVOLO NON AVEVA ALCUN DIRITTO SULL’UOMO; POTREBBE PARERE, INVECE, CHE EGLI ESIGESSE DA DIO QUESTO PARTICOLARE MODO DI SALVEZZA DELL’UMANITÀ

OBIEZIONE DEGLI INFEDELI E RISPOSTE DEI FEDELI.
Bosone – Lasciami dunque usare le espressioni degli infedeli. È giusto infatti che, siccome dobbiamo cercar di penetrare le ragioni della nostra fede, io esponga le obiezioni di coloro che non si vogliono avvicinare a essa se non sulla base della ragione. Anche se quelli cercano argomenti di ragione perché non credono e noi invece lo facciamo perché crediamo, uno e identico è l’oggetto della ricerca, se poi nelle tue risposte ci sarà qualche affermazione che sembra in contrasto con un’autorità sacra, mi sia lecito proporre questa autorità perché tu mi possa dimostrare in che senso non si opponga ad essa.
Anselmo – Dì quello che ti pare.
Bosone – Gli infedeli ci obiettano, facendosi gioco della nostra semplicità, che noi offendiamo e oltraggiamo Dio quando affermiamo che è disceso nel seno di una donna, che da una donna è nato, che si è sviluppato nutrendosi di latte e alimenti umani – passo sotto silenzio altre cose che mi paiono sconvenienti a un Dio – che ha sopportato la stanchezza, la fame, la sete, le battiture la croce e la morte tra i delinquenti.
Anselmo – In nessun modo noi offendiamo e oltraggiamo Dio; anzi, rendendogli grazie, di tutto cuore lodiamo e proclamiamo l’ineffabile grandezza della sua misericordia. Quanto più meravigliosa e paradossale è la maniera con cui egli ci ha liberato dai grandi e meritati mali in cui ci troviamo e ci ha restituito i grandi e non dovuti beni che avevamo perduto, tanto più grande è l’amore e la pietà che egli ci dimostra.
Se considerassimo attentamente quanto sia conveniente il modo in cui fu compiuta la restaurazione dell’umanità, non deriderebbero già la nostra semplicità, ma loderebbero con noi la sapiente benignità di Dio. Poiché conveniva che, come la morte era entrata nel genere umano per la disobbedienza di un uomo, così la vita ci venisse restituita per l’obbedienza di un uomo (cf Rm 5, 12-19). E come il peccato da cui trasse origine la nostra condanna ebbe inizio da una donna, così l’autore della nostra giustizia e salvezza nascesse da una donna.
E come il diavolo vinse l’uomo persuadendolo a gustare i frutti di un albero, così fu vinto da un uomo per mezzo della passione che egli sopportò appeso a un albero.
Molti altri ancora sono gli aspetti che, attentamente considerati, mostrano quanto sia ineffabilmente bella la nostra redenzione operata in questo modo.

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QUESTE RISPOSTE SEMBRANO AGLI INFEDELI POCO PROBATIVE.
Bosone – A tutte queste considerazione, pur belle, noi dobbiamo dare lo stesso valore che a immagini dipinte. Se non hanno in sé qualcosa di solido, agli infedeli non potranno sembrare tali da convincerci della necessità di credere che Dio abbia voluto patire quello che diciamo. Chi infatti vuole dipingere, e vuole pure che la sua pittura perduri, cerca un corpo solido su cui farlo. Nessuno dipinge sull’acqua o sull’aria, perché non vi rimarrebbe traccia alcuna della pittura.
Perciò quando presentiamo agli infedeli quelle ragioni di convenienza che tu esponi, non mostriamo loro altro che delle immagini della realtà; essi allora, pensando che l’oggetto della nostra fede non sia una realtà ma una immagine, concludono che noi stiamo dipingendo sulle nuvole. Prima bisogna dimostrare la solidità razionale della verità, e cioè provare in modo apodittico che Dio ha dovuto e potuto umiliarsi fino a quel punto che noi predichiamo: poi, quasi per far maggiormente risplendere il corpo della verità, potranno tirar fuori quei motivi di convenienza, come pitture che lo ricoprono.
Anselmo – Dimostrare che Dio dovette fare quanto noi affermiamo: non ti sembra sufficientemente apodittica questa ragione? Eccola: siccome il genere umano, opera sua così preziosa, era completamente perduto, non era conveniente che il progetto di Dio nei riguardi dell’uomo andasse completamente a vuoto; d’altra parte questo progetto stesso non si sarebbe potuto effettuare senza che il genere umano fosse liberato dal suo Creatore.

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LA REDENZIONE DELL’UOMO NON POTÉ ESSERE ATTUATA CHE PERSONALMENTE DA DIO.
Bosone – La ragione umana accetterebbe più facilmente la liberazione dell’uomo se in qualche modo si dicesse che essa fu compiuta per mezzo di un angelo o di un uomo, ma non personalmente da Dio.
Dio avrebbe potuto creare un uomo esente dal peccato, senza ricavarlo dalla massa peccatrice e da un altro uomo, come fece per Adamo, e servirsene appunto per quest’opera.
Anselmo – Ma non capisci che se l’uomo fosse stato liberato dalla morte eterna da qualche altra persona, egli giustamente si dovrebbe ritenere suo servo?
In questa ipotesi egli non sarebbe stato affatto restituito in quella dignità che doveva possedere nel caso che non avesse peccato: mentre prima avrebbe dovuto essere servo solo di Dio e uguale in tutto agli angeli buoni (cf Lc 20, 36), sarebbe in seguito servo di uno che non è Dio e di cui non sono servi gli angeli.

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CRITICHE DEGLI INFEDELI ALLA NOSTRA AFFERMAZIONE: DIO CI HA REDENTO CON LA SUA MORTE, COSÌ HA MOSTRATO IL SUO AMORE PER NOI ED E’ VENUTO A SCONFIGGERE IL DIAVOLO IN VECE NOSTRA
BOSONE – Si meravigliano grandemente che noi ci permettiamo di chiamare redenzione questa liberazione. Ci dicono infatti: In che schiavitù, o in quale carcere o sotto il dominio di chi eravate tenuti voi, perché Iddio non vi potesse liberare se non redimendovi con tanti dolori e perfino col sangue?
Noi rispondiamo: Ci redense dal peccato, dalla sua ira e dal dominio del diavolo che egli venne a sconfiggere in nostra vece perché noi non ne eravamo capaci; riacquistò per noi il regno dei cieli e ci mostrò, così operando, quanto ci amava.
Ma essi ribattono: Se dite che Dio, di cui affermate che fece tutte le cose con un solo cenno, non poté compiere con un solo cenno anche tutta quest’opera (della redenzione), siete in contraddizione con voi medesimi che lo proclamate onnipotente.
Se poi dite che, pur potendolo, volle fare in questo modo, come potete dimostrare la sapienza di colui che, secondo le vostre asserzioni, volle subire cose tanto sconvenienti, senza motivo alcuno?.
Tutto quello che assente ha la sua ragion d’essere nella sua volontà.
L’ira di Dio non è altro che la sua volontà di punire. Se perciò egli non vuole punire i peccati degli uomini, questi rimangono liberi dai peccati, dall’ira di Dio, dall’inferno e dal potere del diavolo cose tutte che essi subiscono a causa del peccato e ricevono tutti quei beni di cui furono privati pure per causa del peccato.
Infatti, a chi è soggetto l’inferno e il diavolo? Di chi è il regno dei cieli se non del creatore dell’universo?
Perciò quanto voi temete o desiderate dipende dalla sua volontà, cui nulla può resistere. Se quindi, pur potendo salvare il genere umano con la sola volontà, volle farlo nella maniera che voi dite – lo affermo in termini rispettosi – badate bene che così voi vi opponete alla sua sapienza. Nessuno infatti giudicherebbe sapiente chi, senza motivo, facesse con grande fatica quello che può fare agevolmente.
La vostra affermazione che Dio vi ha così mostrato la grandezza del suo amore diviene insostenibile se non si può dimostrare in altro modo che egli non aveva alcuna altra via per salvare l’uomo.
Ché se non avesse potuto farlo diversamente, allora gli sarebbe stato necessario mostrarvi il suo amore in questo modo. Ora però, dal momento che poteva salvare l’uomo altrimenti, quale ragione lo spinse a fare e patire ciò che voi dite, per mostrare il suo amore? Agli angeli buoni non mostra egli forse il suo amore, pur non patendo per loro tali cose?
In che senso osate dire che egli venne a sconfiggere il diavolo in vece vostra? L’onnipotenza di Dio non regna forse dovunque? Che bisogno poteva avere Iddio di discendere dal cielo per vincere il diavolo?
Mi pare che gli infedeli ci potrebbero fare queste obiezioni.

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IL DIAVOLO NON AVEVA ALCUN DIRITTO SULL’UOMO; POTREBBE PARERE, INVECE, CHE EGLI ESIGESSE DA DIO QUESTO PARTICOLARE MODO DI SALVEZZA DELL’UMANITÀ
BOSONE – Non vedo inoltre che forza abbia quello che noi siamo soliti dire, e cioè che Dio, per liberare l’uomo, avrebbe dovuto lottare con il diavolo più con la giustizia che con la potenza; e questo affinché il diavolo, facendo morire chi di morire non aveva motivo alcuno ed era Dio, perdesse a giusto titolo il potere che aveva sui peccatori.
In caso contrario, Dio avrebbe usato contro il diavolo una violenta ingiustizia; questo infatti aveva sull’uomo pieno diritto in quanto non lo aveva già attirato violentemente a sé, ma era stato l’uomo a darglisi spontaneamente.
Forse si potrebbe parlare così se il diavolo o l’uomo fossero indipendenti o sudditi di qualche altro e non di Dio. Siccome invece sia il diavolo che l’uomo sono di Dio e non possono esistere che in dipendenza da lui, che cosa avrebbe dovuto fare Iddio con un essere che gli apparteneva, nei riguardi di esso e in esso?
Una cosa sola: punire il servo che aveva persuaso il compagno di servitù ad abbandonare il comune padrone per sottometterlo a sé e che, traditore e ladro, s’era appropriato del fuggiasco divenuto ladro lui pure, derubandone il suo Signore. Erano ladri entrambi in quanto uno, persuaso dall’altro, rubava se stesso al proprio padrone. Che, di più giusto, se Dio avesse agito così?
Che ingiustizia ci sarebbe se invece Dio, giudice universale, avesse strappato l’uomo, così posseduto, dal potere di un possessore tanto ingiusto, o per punirlo in un altro modo che escludesse l’intervento del diavolo oppure per perdonarlo?
Benché infatti fosse giusto che l’uomo venisse tormentato dal diavolo, questo però lo tormentava ingiustamente. L’uomo infatti aveva meritato una punizione, e nessuno poteva punirlo più convenientemente di colui a cui aveva dato il suo consenso per peccare. Il diavolo però non aveva diritto alcuno di punirlo; anzi lo faceva tanto più ingiustamente in quanto non vi era spinto dall’amore della giustizia ma dall’istinto del male. Non lo faceva per volere di Dio, ma col permesso della sua incomprensibile sapienza che ordina bene anche il male.
E penso che quanti stimano che il diavolo abbia qualche diritto di possedere l’uomo vi siano indotti da questo: essi vedono cosa giusta che l’uomo sia soggetto alle vessazioni del diavolo e che Dio lo permetta, e perciò pensano che il diavolo le infligga giustamente.
Può capitare infatti che la stessa cosa sia considerata giusta o ingiusta secondo il punto di vista da cui è guardata, e perciò sia giudicata tutta giusta o ingiusta da chi non la osserva attentamente.
E’ il caso di uno che percuote ingiustamente un innocente e merita così di essere percosso giustamente. Se però la persona che fu percossa, la quale ha il dovere di non vendicarsi, percuote il suo percussore, lo fa ingiustamente. La percossa che questi dà, se è considerata da parte di chi la dà è ingiusta in quanto egli non si deve vendicare; considerata invece da parte di chi la riceve, è giusta, in quanto egli aveva percosso ingiustamente ed era quindi giusto che ne ricevesse il contraccambio. Dunque, la stessa azione è giusta o ingiusta secondo i diversi punti di vista e può capitare che da uno sia considerata giusta e da un altro ingiusta. Si può dire perciò che il diavolo giustamente tormenta l’uomo, per il fatto che Dio lo permette e l’uomo giustamente lo subisce. Dicendo però che l’uomo giustamente lo subisce, non si vuol dire che lo subisca giustamente in forza della propria giustizia, ma in quanto punito da un giusto giudizio di Dio. Ci potrebbe venir obiettata “la scrittura del decreto che deponeva contro di noi” (Col 2, 14), come dice l’Apostolo, e che fu abolita con la morte di Cristo. Secondo qualcuno la frase vuoi dire questo: in forza di una scrittura di un decreto, prima della passione di Cristo il diavolo poteva esigere dall’uomo il peccato come usura del primo peccato che a questi egli aveva fatto commettere e come pena del peccato; in tal modo sembrerebbe provato il diritto del diavolo sull’uomo.
Io però penso che essa non vada intesa cosi. Quella “scrittura” non appartiene al diavolo, perché è detta “scrittura del decreto”; ora quel decreto non era del diavolo, ma di Dio. Infatti il giusto giudizio di Dio aveva decretato, e la scrittura l’aveva come sancito, che l’uomo, avendo peccato spontaneamente, non potesse in seguito evitare da solo il peccato e la pena.
L’uomo è in verità “uno spirito che va e non ritorna” (Sal 78, 39); e “chi fa il peccato è schiavo del peccato” (Gv 8, 34); chi pecca non deve rimanere impunito, a meno che la misericordia non gli perdoni o non lo liberi e lo faccia tornare indietro. Dobbiamo credere quindi che, in forza di questa “scrittura”, non si può riconoscere al diavolo alcun diritto di tormentare l’uomo.
Infine, come nell’angelo buono non c’è nulla d’ingiusto, così in quello cattivo non c’è giustizia alcuna. Perciò nel diavolo non c’era nulla che potesse impedire a Dio di far uso della propria forza contro di lui per liberare l’uomo.