PRESENZA REALE EUCARISTICA (fatto)

Teologia: fondamentale, ascetica...

"Cardinale Pietro Parente; Mons. Antonio Piolanti; Mons. Salvatore Garofano: Voci selezionate dal Dizionario di Teologia Dogmatica". PRESENZA REALE EUCARISTICA (fatto): è il dogma che insegna come sotto le specie del pane e del vino, fatta la consacrazione, sia presente il corpo, il sangue. l'anima e la divinità di N. S. Gesù Cristo.

E' questa una verità, che superando le forze dell'intelletto e sfuggendo all'esperienza, non può essere ammessa che per la rivelazione divina. Dio effettivamente ci ha rivelato questo mistero in tre fatti narrati nel N. T. che si collegano a vicenda come anelli di una stessa catena; la promessa, l'istituzione e la celebrazioni dell'Eucarestia nella Chiesa nascente. La promessa è raccontata nel cap. 6 di S. Giovanni. Gesù prendendo le mosse da tre miracoli operati poco prima (la moltiplicazione dei pani, il camminare sulle onde, il rapido approdare della nave al lido) solleva il pensiero degli uditori all'idea di un pane spirituale, il quale si identifica con la sua carne sottratta alle leggi naturali, che mangiata ha per effetto di condurre le anime al porto della vita eterna; le parole più salienti sono queste: «In verità, in verità vi dico, che se voi non mangerete la carne del Figliolo dell'uomo e non berrete il sangue, non avrete la vita in voi. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò l'ultimo giorno. La mia carne infatti è un vero cibo e il mio sangue è una vera bevanda» (vv. 52-56). Gesù con queste espressioni parlò tanto chiaro che i discepoli dichiararono di non poterne ammettere il contenuto, mentre S. Pietro, a nome degli Apostoli e recando in germe la fede di tutta la Chiesa, gridò; «Noi crediamo e sappiamo che tu sei Cristo, Figlio di Dio» (v. 69). Scolpite nell'animo dei dodici, le parole della promessa sono lo sfondo naturale, nel quale s'inserisce la scena dell'ultima cena (l'istituzione). Quando Cristo prese il pane e disse: «questo è il mio corpo» e tenendo nelle mani la coppa del vino soggiunse «questo è il mio sangue» (Mt. 26, 26-28; Mc. 14, 22-23; Lc. 22, 19-20; I Cor 11, 24-25) gli Apostoli nel gesto del Maestro scorsero subito il compimento della promessa fatta a Cafarnao e ubbidienti al suo comando «fate questo in memoria di me», immediatamente dopo la Pentecoste iniziarono la celebrazione dell'Eucarestia a Gerusalemme (Atti 2, 42), a Troade (Atti 20, 7-11), a Corinto; fu appunto in quest'ultima città che si verificarono quei disordini, che provocarono la lettera di S. Paolo, in cui la fede della Chiesa nascente nel mistero della reale presenza è colta nell'atto del suo esercizio normale (cfr. I Cor 10, 14-21; II, 17-34).
 La Tradizione batte sicura la pista tracciata dalla fede apostolica: le prime generazioni cristiane aderirono alla reale presenza come «alla cellula fondamentale del dogma e della pietà» (Tondelli). I Dottori dei sec. IV e V ne fecero oggetto di catechesi, omelie, trattazioni e se ne servirono di fondamento. dogmatico per dirimere le controversie trinitarie, cristologiche, ecclesiologiche, che allora si agitarono in seno al cristianesimo. Dal sec. VI al X la Chiesa trasmette ai nuovi popoli rigenerati a Cristo la fiaccola della fede eucaristica, che viene accolta con così sincero trasporto, che quando nel sec XI Berengario (+1088) impugnò per primo la verità della reale presenza, tutti i fedeli insorsero contro l'eretico e lo costrinsero ad abiurare l'errore. Ma mentre la negazione di Berengario provocò un rafforzamento nella fede e la gravitazione della civiltà medievale intorno al mistero eucaristico. l'eresia dei Protestanti Sacramentari (Zwinglio, Carlostadio; Ecolampadio) che ridussero l'Eucarestia a un simbolo vuoto del corpo di Cristo, come quella di Calvino e degli Anglicani, che immaginarono il sacramento dell'altare come un pane permeato di una misteriosa forza emanante dal corpo di Gesù presente soltanto in cielo, strappò molti popoli alla professione di questo dogma. Contro tali errori il Concilio di Trento, nella sessione 13, definì che nell'Eucarestia «si contiene veramente, realmente, sostanzialmente il corpo, sangue, anima, divinità, di N. S. Gesù Cristo» e condannò coloro che affermavano «come presente in segno o in figura o soltanto virtualmente» (DB, 883).
 Quanto alla via, al modo, alla condizione della reale presenza vedi Transustanziazione, Modo assoluto e relativo della reale presenza, Accidenti.